Destra di Popolo.net

IL VIDEO DI DI MAIO SUI VITALIZI CONTIENE FALSITA’

Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile

IN SETTE MINUTI IL VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA ATTACCA IL PD E IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’

Mercoledì 22 marzo Marina Sereni, vicepresidente della Camera dei deputati per il Partito democratico, ha proposto all’Ufficio di presidenza della Camera un contributo di solidarietà  per tre anni, a partire dal 1° maggio e a carico degli ex parlamentari titolari di vitalizio.
Il contributo è del 10% per chi percepisce da 70 mila a 80 mila euro, del 20% per quelli da 80 mila a 90 mila euro, del 30% per quelli da 90 mila a 100 mila euro e del 40% per quelli superiori ai 100 mila euro annui.
La proposta, che riguarda solo la Camera dei Deputati e non il Senato, consente di risparmiare 2,4 milioni di euro.
L’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha accolto la proposta, bocciando quella del Movimento 5 Stelle, che prevedeva per i deputati eletti da questa legislatura l’applicazione della legge Dini e della legge Fornero: nessuno sconto sull’età  pensionabile.
I grillini hanno protestato contro i vitalizi prima della decisione dell’Ufficio di presidenza, esponendo dei cartelli con la scritta #sitengonoilprivilegio.
Il presidente di turno, Roberto Giachetti, ha sospeso la seduta. E quell’hashtag è subito stato lanciato da Luigi Di Maio, che ha pubblicato su Facebook un video diventato virale nell’ultimo giorno e mezzo.
«Massima attenzione abbiamo bisogno del vostro aiuto. I partiti stanno per bocciare la nostra proposta per abolire la pensione privilegiata dei parlamentari».
Un video lanciato prima della decisione dell’Ufficio della Camera: in sostanza, il Movimento 5 Stelle sapeva già  dell’impossibilità  di vedere accolta la sua proposta (che non avrebbe riguardato gli ex parlamentari, ma solo spostato in avanti il beneficio per quelli in carica), dato che dal 2012 i vitalizi sono stati aboliti, e ai parlamentari in carica spetterà , al 65esimo anno di età  in caso di una sola legislatura, una pensione calcolata con il metodo contributivo come per tutti.
Analizzando il video, però, i concetti espressi da Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro meritano delle precisazioni. E
cco un’analisi punto per punto.
1) DI MAIO: «IN PENSIONE A 65 ANNI DOPO UNA SOLA LEGISLATURA»  
«Basta stare sulla poltrona 4 anni e 6 mesi e vai in pensione a 65 anni, puoi anche non lavorare per il resto della tua vita. E se fai un altro mandato vai in pensione addirittura a 60 anni, dopo pochi anni su una poltrona».
VERO – C’è da precisare, però, che dal 2012 il metodo con cui viene calcolato l’assegno è quello contributivo. Cioè, legato ai contributi che vengono versati. Il risultato è stata una significativa riduzione dell’importo.
2) DI MAIO: «PARLAMENTARI IMPAURITI: DIFFICILE TORNARE NEL MERCATO DEL LAVORO»  
«Mentre eravamo nell’Ufficio di presidenza per iniziare la discussione (della delibera, ndr) hanno iniziato a farci capire, in un modo anche subdolo, parlando dei loro problemi da parlamentari che mi sembrano veramente secondari rispetto ai problemi del Paese, che non sanno se riescono a tornare nel mondo del lavoro dopo aver fatto i parlamentari».
VERO, MA – La ragione storica di quello che oggi appare un privilegio ingiustificato era di consentire a tutti, anche ai più poveri, di iniziare a fare politica senza la paura di perdere un lavoro sicuro, avendo così una fonte di guadagno anche dopo il termine del mandato. È vero, secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, che quello del parlamentare è (con le vecchie regole) l’unico lavoro che permette di recuperare sulla pensione il 35% in più rispetto a quanto versato. Numeri che hanno spinto Tito Boeri a proporre di ricalcolare con il metodo contributivo gli assegni in essere: secondo lui si risparmierebbero fino a 76 milioni all’anno.
3) DI MAIO: IL PROBLEMA NON SONO I VITALIZI PREGRESSI  
«Per riuscire a buttare fumo negli occhi ai cittadini, prima la maggioranza ha detto che non voterà  la nostra proposta per far saltare la proposta di settembre, e poi ha detto che il problema sono i vitalizi pregressi del passato».
FALSO – La proposta del Partito democratico permette di risparmiare 2,4 milioni di euro su un bilancio di un miliardo, dove la voce pensioni per gli ex deputati, quindi dei vitalizi pregressi, pesa 136 milioni di euro (previsione 2016), ossia il doppio rispetto al personale dipendente. Quindi oggettivamente i vitalizi pregressi rappresentano un problema. E, rispetto alla legge Fornero, la proposta del Pd incide proprio sul passato. Anche se per soli tre anni e sottoforma di contributo di solidarietà .
4) FRACCARO: «IN PENSIONE A 60 ANNI DOPO 4 ANNI E 6 MESI»  
«Nel 2012 hanno approvato una legge vergogna che è la legge Fornero. Hanno detto: “La legge Fornero per noi non si applica. Noi, dopo 4 anni e 6 mesi, in pensione ci andiamo. E ci andiamo a 60 anni di vita, neanche di contributi”. Perchè bastano 4 anni e 6 mesi per andare in pensione a 60 anni, con questo attuale sistema».
FALSO, MA – Dopo 4 anni e 6 mesi si va in pensione a 65 anni, come del resto ha spiegato anche Di Maio all’inizio del video. È con due legislature che invece si scende a 60 anni. Restano però delle differenze con il trattamento riservato ai cittadini, come spiegano le tabelle dell’Inps. I soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996 possono ricevere la pensione: dal 1° gennaio 2012 in presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico (dai 62 ai 66 anni), se l’importo della pensione risulta non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia); al compimento dei 70 anni di età  e con 5 anni di contribuzione “effettiva” (obbligatoria, volontaria, da riscatto) – con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo – a prescindere dall’importo della pensione. Per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita il requisito anagrafico, dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, è di 70 anni e 3 mesi; dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018 è di 70 anni e 7 mesi. Dal 2019 lo stesso requisito potrà  subire ulteriori incrementi per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita.
5) FRACCARO: «ORA VOTEREMO LA LEGGE RICHETTI»  
«Basta vitalizi, proporremo la legge Ricchetti. Vediamo se la votano o meno, o se votano questa porcata. Vedremo se sono coerenti o meno con quello che hanno detto fino adesso».
IN REALTà€ – Il Movimento 5 Stelle, in quasi due anni, non ha mai sottoscritto la proposta sui vitalizi di Richetti, presentata il 9 luglio 2015.
Cosa hanno chiesto dunque i Cinque Stelle?
Di applicare anche ai deputati la legge Fornero abolendo il privilegio di uno sconto di cinque anni in caso di un secondo mandato.
E la data che segnerà  il raggiungimento del requisito per la pensione (dai 65 anni) per i parlamentari alla prima legislatura è quella del 15 settembre.
Solo da allora i contributi versati costituiranno titolo per una pensione di circa 800-900 euro al mese (i calcoli cambiano in caso di un nuovo mandato).
Dunque un parlamentare, dopo una legislatura, percepirebbe questa cifra anche non lavorando più, è vero, ma potrà  incassare la pensione solo al compimento del 65° anno di età .

(da “NextQuotidiano”)

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ANCHE CASALEGGIO SI FA LA FONDAZIONE

Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile

DAVIDE COME   RENZI, D’ALEMA E QUAGLIARELLO… FARA’ RACCOLTA FONDI E SEMINARI EVENTO… CORTEGGIATI IL PROCURATORE GRECO E ALTRI PM

Quando un problema si faceva troppo articolato Gianroberto Casaleggio ripeteva sempre questa frase: «C’è troppa complessità , bisogna semplificare».
La strada intrapresa dagli eredi pare andare in altra direzione: la complessità  aumenta.
Dopo il blog delle stelle (di Grillo o non Grillo) e l’Associazione Rousseau, è nato un terzo soggetto, l’Associazione Gianroberto Casaleggio.
La registrazione è avvenuta il 14 febbraio, il comitato direttivo è composto da due sole persone (il figlio Davide e la moglie Sabina), l’associazione «non ha scopo di lucro e vive attraverso le donazioni spontanee e le sottoscrizioni».
Tra i suoi scopi, essenzialmente, il fundraising (come altre associazioni e fondazioni politico culturali italiane di diverse aree) e attività  «divulgativa, di formazione o editoriale», attorno al concetto di «futuro», una delle idee fisse di Casaleggio («il futuro è diventato un flusso – diceva – un eterno presente in cui si possono cogliere in ogni istante i segni del cambiamento in atto»).
Se dal mondo delle idee si scende a quello, terreno, della dòxa, pare di capire che l’Associazione sarà  uno strumento simile a quello di cui sono dotati altri soggetti politico-culturali italiani, e sarà  anche un network di convegni, seminari, relazioni.
Il primo di questi eventi, l’8 aprile a Ivrea, luogo che così tanto evoca Adriano Olivetti, a quasi un anno dalla scomparsa di Gianroberto Casaleggio, sarà  una giornata per ricordarne la figura e interrogarsi sul tema «Capire il futuro»: «Il miglior modo per prevedere il futuro è inventarlo», diceva Casaleggio citando l’informatico Alan Kay.
L’elenco degli invitati esclude volutamente politici M5S, mentre contiene alcune figure in collaborazione con l’azienda che detiene i dati e la piattaforma del M5S, come il professor Aldo Giannuli, o il sociologo Domenico De Masi.
Per il resto è ancora un cantiere in progress. In un primo momento, giovedì, sul sito dell’associazione (www.gianrobertocasaleggio.com), alla pagina dedicata all’evento (ma con la dizione fluida «elenco parziale e in via di definizione») era stato inserito anche il nome di Francesco Greco, il procuratore capo di Milano.
Ieri tuttavia il suo nome non compariva più nella lista. Il motivo è semplice: il procuratore sta ancora valutando l’invito arrivatogli; vorrebbe capire meglio il parterre completo degli invitati.
Circolavano anche altri nomi di invitati, tra cui quello di un altro procuratore molto importante di una città  del nord, di un pm veneto, e di un giornalista tv famoso.
Vedremo cosa andrà  in porto.
Il nome della psicologa Maria Rita Parsi, presente in un primo momento, ieri non figurava più nell’elenco. Così come quello dell’astronauta Paolo Nespoli.
Tra i confermati ci sono invece Paolo Magri (direttore dell’Ispi, l’istituto che cura il coordinamento scientifico dell’evento italiano della Trilateral), Carlo Freccero, i giornalisti Luca De Biase, Gianluigi Nuzzi, Pier Luca Santoro, lo scrittore Massimo Fini, il tecnologo Massimo Chiriatti.
Una rete che Casaleggio jr sta cercando di allargare; pezzi di società  extra politica, in vista di un avvicinamento a Palazzo Chigi ormai quasi inesorabile.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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IL COMUNE DI NAPOLI ASSEGNA TRE CASE POPOLARI A FAMIGLIE DI CAMORRA

Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile

BUFERA SU DE MAGISTRIS, MA IL PROBLEMA E’ CHE UNA LEGGE REGIONALE DEL 1997 NON ESCLUDE DALLA ASSEGNAZIONE GLI INDAGATI O I CONDANNATI… SE NON LA SI CAMBIA CHI VIENE ESCLUSO POTREBBE VINCERE IL RICORSO

Nuova bufera sul sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. La storia l’ha tirata fuori il quotidiano napoletano il Mattino: tre alloggi   popolari di Scampia sono stati assegnati a famiglie di persone sotto inchiesta per «reati associativi», tra cui quella di Davide Francescone, accusato di essere uno degli assassini di Antonio Landieri, vittima innocente della faida nel quartiere.
Il governo è intervenuto subito per esortare il comune di Napoli a fare un passo indietro. In particolare, ci ha pensato il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti.
Come riporta il Corriere della Sera, il ministro è entrato nel merito:
“Il parere dell’Avvocatura del Comune di Napoli che ha consentito l’assegnazione di alloggi popolari a famiglie di camorristi – attacca il ministro – appare a dir poco formalistica. In questo caso il buon senso ci dice che chi si è macchiato di crimini di camorra non può passare avanti ai cittadini onesti in una graduatoria pubblica. Il Comune trovi il modo per riallineare l’interpretazione delle regole. Uno dei nostri obiettivi è abbattere le Vele di Scampia. Il governo fa quello che deve fare per i napoletani, lo faccia anche il sindaco”.
Il Comune però sembra non voler fare un passo indietro, nascondendosi dietro un’interpretazione a dir poco formalistica della legge:
“Abbiamo semplicemente applicato una legge regionale del 1997 – spiega Fabio Ferrari, avvocato del Comune di Napoli – che non esclude dalle assegnazioni nemmeno gli indagati o i condannati per camorra. Ci siamo limitati a fornire un parere non vincolante”
E il sindaco? Si difende così:
“Gli uffici comunali hanno svolto un lavoro che è entrato nella storia di questa città , per consentire l’abbattimento delle Vele abbiamo assegnato alloggi a 188 famiglie. Siamo una casa di vetro. Andiamo orgogliosi del fatto che in un contesto difficile e con leggi complicate abbiamo gestito in piena trasparenza e correttezza le assegnazioni”

(da “Huffingtonpost“)

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CHI HA SCRITTO IL DISCORSO “EUROPEISTA” DI VIRGINIA RAGGI?

Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile

E’ IL DEPUTATO DI STEFANO IL GHOST WRITER DELLA SINDACA

Ieri durante le celebrazioni per il Trattato di Roma è andato in scena, tagliato dalla RAI, il discorso di Virginia Raggi.
Oggi il Corriere Roma, in un articolo a firma di Andrea Arzilli, ci racconta che il “ghost writer” della sindaca è stato Manlio Di Stefano, deputato alla Camera.
Insieme a Virginia hanno scritto un discorso molto meno aggressivo di quello che si annunciava nei giorni scorsi
Per questo la bozza ha viaggiato freneticamente per giorni e giorni via mail tra il Campidoglio e Montecitorio, il testo è nato su quest’asse e ci sono voluti molti confronti prima di arrivare ad una stesura definitiva che tenesse conto della platea fatta di capi di Stato e del ruolo da ospite di Raggi.
Così tra chi spingeva per una sfuriata anti Merkel e chi predicava basso profilo per timore una nuova gaffe, ha prevalso la linea della diplomazia.
Mentre la sindaca, negli ultimi giorni dall’Alpe di Siusi, leggeva e approvava sollevando di tanto in tanto alcuni rilievi.
E intanto preparava i supporter via web alla sua ribalta con l’immancabile annuncio Facebook, per altro condiviso dall’ex fedelissimo Salvatore Romeo.
Del resto rispetto alla prima versione buttata giù in Campidoglio, più vicina alla posizione antieuropeista M5S, il testo è stato via via edulcorato e raffinato, integrato da citazioni storiche e riferimenti tecnici forniti dai parlamentari abituati a confrontarsi con altre lingue e altre culture.
Soprattutto il passaggio del regolamento di Dublino ha segnato la svolta «governista» del Campidoglio M5S:
Nel turbinio di mail, infatti, il contenuto del discorso è andato scremandosi dei concetti più ruvidi e, forse, anche meno comprensibili per chi bazzica atmosfere internazionali e non è così addentro alla polemica tutta italiana.
Alla fine in mezzo alle citazioni dei padri fondatori, ai riferimenti delle varie carte europee e alla conferma della vocazione «dal basso» come chiave di unificazione degli europei, è rimasto intatto uno degli slogan chiave del Movimento: «Nessuno deve rimanere indietro», il battito grillino della sindaca.
Ma lì tutti hanno convenuto. In fondo che può dire di non essere d’accordo con Raggi?

(da “NextQuotidiano”)

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GLI IMBUCATI DI VIRGINIA RAGGI AL BUFFET DI PALAZZO CHIGI

Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile

SI E’ PORTATA AL PRANZO POST-CERIMONIA UNA DECINA DI PERSONE… PER LA SERIE “FACCIAMOCI SEMPRE RICONOSCERE COME ITALIANI”

Il Messaggero racconta oggi nella cronaca di Roma un curioso aneddoto sul cerimoniale dei trattati di Roma e su come Virginia Raggi si sia portata al pranzo post-cerimonia dei trattati una decina di persone oltre a cinque fedelissimi nella tavolata della sindaca:
All’ora di pranzo, però, c’è la prima gaffe. Al buffet offerto da Palazzo Chigi la sindaca si presenta con almeno una decina di collaboratori. E dire che il protocollo stilato dal cerimoniale era stato fin troppo chiaro (e rigido): «Palazzo Chigi comunica che è prevista una colazione di lavoro nella Terrazza Caffarelli a cui dovrebbero partecipare Autorità  italiane ed europee. Per ciò che contiene le Autorità  locali, compresa quella capitolina, è stato adottato il protocollo internazionale, che prevede la presenza dei soli vertici dell’Ente».
Quest’ultimo passaggio però deve essere sfuggit oall’entourage della sindaca, considerato che al pranzo post-cerimonia dei Trattati, “ospitato” nel ristorante chic del Campidoglio, la prima cittadina si è presentata in allegra compagnia.
Altro che pranzo ristretto ai «vertici». Attovagliati, in diverse postazioni, di dipendenti comunali se ne contavano (almeno) su due mani, dislocati sui divanetti in pelle nera oppure, cinque fedelissimi, nella tavolata con la sindaca.
Ma, racconta il quotidiano, non è stata l’unica:
Va detto che, di “imbucati”, nella terrazza con vista sul Teatro Marcello e su piazza Venezia, ce n’erano parecchi (compreso qualche giornalista).
Ma a diversi esponenti delle delegazioni internazionali è scappato più di un sorriso nel vedere che proprio la “padrona di casa” si era accomodata con un codazzo nutrito di collaboratori al buffet.

(da “NextQuotidiano”)

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“LEI CI HA FATTO DIMENTICARE DI ESSERE IN CARCERE”: L’ABBRACCIO DEL PAPA A SAN VITTORE TRA PIANTI E SORRISI DEI DETENUTI

Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile

“E INVECE VOI MI AVETE FATTO SENTIRE A CASA, GRAZIE”… LE TESTIMONIANZE DEI RECLUSI

«In ciascuno di voi vedo Gesù», ha detto lui a loro. «Lei ci ha fatto dimenticare di essere in carcere», hanno detto loro a lui. «E voi invece mi avete fatto sentire a casa: grazie».
La tappa di Francesco tra le detenute e i detenuti di San Vittore è stata l’unico (lungo: quasi due ore) momento veramente privato della visita del Papa a Milano: voglio incontrarli e guardarli negli occhi, aveva chiesto fin dall’inizio, e non solo passar lì di sfuggita. Così è stato: loro hanno pianto ma anche riso con lui, che ha stretto più di mille mani e pranzato con un centinaio di loro, dividendo infine anche la sua cotoletta con un ragazzo musulmano di fronte a lui.
Accolto dalla direttrice Gloria Manzelli e dalla sua vice Teresa Mazzotta, dal provveditore Luigi Pagano, dal comandante Manuele Federico, dal cappellano don Marco Recalcati, oltre che tra gli altri dal presidente dei giudici di sorveglianza Giovanna Di Rosa, Francesco ha incontrato prima le detenute madri di bimbi piccoli venute dall’Istituto di custodia attenuata.
Poi quasi tutti i 900 ospiti della casa circondariale, compresi i «protetti» del sesto raggio. Queste sono le testimonianze scritte direttamente da alcuni di loro.
Fatjon Marku – Non ci credo ancora, penso di aver sognato. Fino a poco fa ero seduto a tavola con il Papa. Lo vediamo sempre da lontano e invece oggi abbiamo condiviso il cibo, era così vicino e umile. Un uomo tra gli uomini. Un grande esempio di vita e speranza
Antonio Caputo – Quando sapevo che ero in lista a mangiare con il Papa saltavo di gioia. Alle 12 scendiamo e ci sediamo nei nostri posti già  assegnati. All’improvviso sento silenzio e poi la sua voce. Mi sono emozionato come un bambino. Lo vedo. Stringe la mano a tutti e arriva il mio momento. «Mi benedica», e lui mi mette una mano sulla fronte. Non ci sono parole, me lo ricorderò per sempre.
Josè Alberto – Mi ha fatto capire che non siamo dimenticati anche se siamo detenuti. Col suo gesto mi ha detto che c’è sempre una opportunità  per ricominciare una nuova idea di vita futura.
Boudlar Khalid – Mi chiamo Khalid, sono stato il ragazzo più fortunato perchè ho potuto mangiare proprio di fronte al Papa. Una emozione indescrivibile. È un uomo molto aperto e socievole. Gli ho anche scroccato metà  della sua cotoletta. E ho fatto contenti tre miei compagni portando loro il suo autografo.
Sekouri Mustapha – Oggi avuto fortuna di salutarti, guardarti negli occhi e vedere quanto sei una persona buona e forte. Trasmetti voglia di vivere ma soprattutto di costruire per chi come me si trova in difficoltà . Grazie infinite.
Paloka Melsed – Ho 29 anni, sono sposato, ho sempre desiderato venire da te e invece sei venuto tu da me: che regalo bellissimo. Tutte le sere prego per rivedere presto la mia famiglia che non vedo da 5 anni. Se ogni abitante del mondo potesse guardarti anche una sola volta non esisterebbe il male.
Alessandro Di Luzio – Ho 23 anni e mi chiedo quanti alla mia età  possono dire di avere sentito il cuore davvero colmo di gioia. A me paradossalmente è successo tra le grigie mura di un carcere che oggi con l’arrivo del Papa non aveva più muri ma solo sentimenti.
Ivan Accordi – Mi si è avvicinato e mi ha preso le mani. Gli ho chiesto di perdonare me e i miei compagni di sventura mentre i nostri sguardi si incontravano. Mi ha messo le mani sulla testa e mi ha benedetto. Non so quale forza mi ha spinto a dargli un bacio di gratitudine.
Alessandro Frongia – È stato indescrivibile stringergli la mano. Quando è passato giustamente c’era la sicurezza penitenziaria ma lui ha voluto che non ci fosse nessuno tra noi e lui. Un grande momento, un grande uomo. Grazie Francesco.
Mohamed Makkassi
Sono un ragazzo arabo. Il Papa a San Vittore non è stata una festa solo per i cattolici ma anche per noi musulmani perchè Francesco è un Papa di pace per tutto il mondo. Con una sua stretta di mano mi ha commosso e poi dal nulla mi ha preso anche l’altra. Ho sentito un grande calore.
Gennaro – Non credo nella Chiesa, nella religione, ma credo negli eventi e nei segni. In questo giorno vedo negli occhi di molti una nuova luce. Forse è questo ciò che porta quest’uomo. Nuove speranze. Spero che possiate sentire anche voi quanto la semplicità  a volte sia la soluzione di ogni cosa.
Salvatore Piccoli – Oggi mi sento libero, nella mente e nell’anima, oggi so che anche qui in questo inferno di peccatori non siamo dimenticati, non siamo solo un numero di matricola ma di nuovo uomini, donne, madri, padri e figli. Grazie Francesco.
Massimo Scarpat – Ho sentito il Papa che diceva «mi sento a casa». L’emozione è esplosa.
Ghanim larbi – Sono musulmano. Ogni tua parola oggi era densa di amore. Hai ricordato che tutti sono un po’ peccatori. Oggi un po’ di male che c’è dentro di me ha lasciato lo spazio al bene.
Pillola Pinna Salomon – Siamo tre ragazzi delle periferie di Milano. Oggi per noi è stato il primo bel giorno di carcere da quando siamo reclusi. Grazie.

(da “il Corriere della Sera”)

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L’INVASIONE PACIFICA DEL POPOLO DI FRANCESCO: “DIVERSI MA UNITI PER LUI”

Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile

CON LA SDRAIO DA MARE O CON IL VESTITO BUONO, I PAPA BOYS DI OGNI ETA’

Ci son quelli partiti all’alba con la nebbia e quelli che se la sono presa comoda. Scaglionati col passante ferroviario, la metro, i treni. La stazione Garibaldi alle 8 è già  presa d’assalto da un popolo “meno milanese” del solito, più rilassato, un po’ disordinato ma che si sposta allegramente dietro bandierine e ombrelli che dovevano servire per la pioggia e invece ripareranno dal sole.
Gli addetti delle ferrovie che smistano ai treni chiedono a rullo «Chi siete? Sì ma quanti siete?» E qualcuno urla «un fiorino!» citando un famoso film con Benigni e Troisi.
Il popolo di Francesco è variegato, come piace a lui: «Unità  – dice – non significa uniformità ». E così ci sono quelli che sembrano papa-boys anche a 70 anni, con zaino in spalla e piglio sportivo, coppie eleganti con sgabello tecnico e altri con la sdraietta da mare.
E poi famiglie pop e rock, con figli piccoli medi e grandi. A
ll’arrivo a Monza questo strano popolo passa per le vie del centro e ogni tanto parte un «Per Francesco, hip hip urrà !». La gente legge il giornale col caffè e un po’ si stupisce: «Ma quanti sono?».
Anche le boutiques hanno voluto omaggiare il Papa, tra giacche e cravatte il suo libro intervista, tra dolci e pasticcini, una torta con la sua immagine benedicente.
I disabili e i volontari sono una gran parte: 7000 persone, il doppio rispetto all’incontro di Bresso con Papa Benedetto. «Il disabile sente l’affetto che Francesco gli manifesta, gli basta uno sguardo e per questo non si perderebbe mai un incontro con lui», spiega Daniele Pisani, medico dell’Oftal.
Per la famiglia Giusti di Desio è la prima volta. «Sono in carrozzina perchè ho avuto un incidente sulla neve col bob e sono paraplegico», racconta il papà  Paolo, «ero con lei che per fortuna non si è fatta niente». E lei, la bimba, dice che è qui per ricevere «serenità  e gioia».
Nei grandi «recinti» ci sono le parrocchie, le scuole e le famiglie. «Noi delle scuole Faes siamo 700 divisi in 14 gruppi, ragazzi genitori nonni, da Milano ma anche da Como e da Vignate», spiega Giovanni Sanfilippo, il papà  organizzatore.
Tutti sono arrivati presto e i ragazzi trovano il modo di non annoiarsi. Paolo Giusti si è portato il libro di biologia perchè lunedì ha compito in classe, Marta Landonio e Andrea Sanicola giocano a carte con un gruppo di bambini, gli alpini del Gruppo Alpini Cantù invece stanno ritti in piedi per non perdere il posto vicino alle transenne dove passa il Papa: «Speriamo che vedendo le penne sul cappello si fermi…».
Qualche metro in là  c’è la famiglia Mingotti-Andreoletti, una «famiglia rock». Hanno tatuaggi, orecchini, magliette nere con scritte rosse di un gruppo rock. Sono mamma, papà , zio e zia di Thomas e Gabriel che stesi per terra leggono “Diario di una schiappa”. Per loro è la prima volta dal Papa, mentre per i nonni – presenti pure loro – c’è stato anche Bresso.
«Le parole dell’omelìa ci hanno emozionato. Questo Papa è bello perchè ama stare in mezzo alla gente. Pop o rock? Lui può essere entrambi, ma se glielo chiedessimo ballerebbe anche il valzer».
Poi il Papa vola a San Siro dove lo aspetta un altro pezzo del suo popolo, uno di quelli a lui più cari: i giovani cresimandi con le loro famiglie e i catechisti.

(da “La Stampa”)

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