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MACRON SORPASSA MARINE LE PEN GIA’ AL PRIMO TURNO: 26% A 25%

Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile

SONDAGGIO HARRIS: IL CANDIDATO DI “EN MARCHE” E’ SALITO DI 6 PUNTI IN DUE SETTIMANE, LA LE PEN E’ SCESA DI 2 LUNGHEZZE, FILLON AL 20%

L’ultimo sondaggio di Harris InterActive sulle presidenziali francesi certifica il sorpasso di Emmanuel Macron rispetto a Marine Le Pen. Il primo si attesterebbe a quota 26%, la leader del Front National al 25%, segue Fillon al 20%.
Macron nell’ultimo mese ha letteralmente spiccato il volo nelle intenzioni di voto.
Dall’analisi di Harris emerge che l’elettorato socialista comincia a muoversi verso la sua candidatura trasversale, in funzioni antidestra, vista la collocazione più marcata di Beoit Hamon.
Ancora più interessante l’analisi condotta in chiave ballottaggio: un ipotetico c onfronto al secondo turno tra Marine Le Pen e Macron vedrebbe trionfare quest’ultimo con un distacco di 30 punti (65% a 35%).
Interessante lo spostamento di voti.
Macron, oltre ai suoi, raccoglierebbe il 76% dei voti di Hamon contro il 3% della Le Pen, il 50% degli elettori di Melenchon contro l’8% della le Pen, il 42% dei voti di Fillon contro il 26% della Le Pen.
In pratica non solo l’elettorato di centrosinistra voterebbe per Macron al ballottaggio, ma anche due elettori su tre di quelli di centrodestra.

(da “Harris Interactive”)

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IL M5S E LE MARCHETTE CONTINUE AGLI AMBULANTI ROMANI

Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile

IL NUOVO REGOLAMENTO COMUNALE CONTINUA A GARANTIRE ASSURDI PRIVILEGI AL BACINO ELETTORALE GRILLINO

Andrea Coia, consigliere del MoVimento 5 Stelle e presidente della commissione Commercio in Campidoglio, ha presentato il nuovo regolamento comunale per il commercio su strada che dovrà  essere approvato dalla commissione stessa e dall’assemblea capitolina.
Nei mesi scorsi Coia si era contraddistinto per la sua vicinanza ai “mutandari” (così vengono chiamati a Roma) delle bancarelle, ma aveva trovato in Giunta l’ostilità  dell’assessore Meloni.
Adesso però la giunta ha poco da decidere e sarà  l’opposizione a dare battaglia, come racconta Repubblica Roma:
«Il documento riduce le multe contro chi contravviene alle regole» attacca la consigliera radicale del I Municipio, Nathalie Naim.
La proposta di Coia fa infatti riferimento alla legge nazionale, in base a cui le sanzioni previste per gli ambulanti infedeli è di oltre 1.200 euro. Poi però con una tabella dei vari reati o abusi viene indicato un tariffario relativo alle contravvenzioni che risulta di valore inferiore.
«Ad esempio – spiega Naim – gli ambulanti che vendono una merce diversa rispetto a quella consentita ricevono una sanzione che va dai 25 ai 500 euro, così come chi utilizza bancarelle realizzate con materiali diversi da quelli previsti o coperture non autorizzate».
Inoltre, la prassi vuole che, nella maggior parte dei casi, le sanzioni applicate siano il doppio del valore minimo: quindi se il minimo della multa prevista è di 25 euro, l’ambulante “furbetto” riceverà  una contravvenzione di appena 50 euro (riducibili del 30 per cento se viene pagata subito).
Altro nodo è quello relativo alle cosiddette “concessioni anomale”, ovvero bancarelle che hanno una licenza ma che, negli anni, è risultata in contrasto con le leggi nazionali e i regolamenti comunali (magari perchè non rispetta il codice della strada o perchè si trova a ridosso di monumenti).
In base al vecchio regolamento tali concessioni dovevano essere riesaminate da una commissione municipale, che poteva anche revocarle.
«La proposta di regolamento dei 5 Stelle prevede invece che siano tutte condonate – denuncia Naim – perchè entro 90 giorni dovranno essere riconvertite in posteggi fissi». Il documento all’esame della commissione Commercio del Comune con l’articolo 49 introduce poi il “principio di equivalenza”, presente anche nella legge regionale. In pratica, si stabilisce che una bancarella se viene spostata per motivi di decoro o sicurezza non può essere delocalizzata in una zona di più basso valore commerciale.
Quindi, ad esempio, un ambulante che lavora in via Condotti non può essere spostato a Tor Sapienza.
«Per anni – sottolinea la consigliera radicale del I Municipio – ci siamo battuti affinchè la Regione abolisse questo principio e ora i 5 Stelle vogliono introdurlo anche nel regolamento comunale».

(da “NextQuotidiano”)

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LA LIBIA FA QUELLO CHE HA SEMPRE FATTO: CHIEDERE QUATTRINI, STAVOLTA PER FERMARE I PROFUGHI

Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile

L’IMPORTANTE E’ CHE MUOIANO A CASA LORO, LONTANI DALLA VISTA DEI BENPENSANTI… LA LIBIA CHIEDE 10 MOTOVEDETTE, 4 ELICOTTERI, 24 GOMMONI, 10 AMBULANZE, 30 JEEP, 15 AUTO, 30 SATELLITARI PER UN MILIARDO DI EURO… LA PROPOSTA DI MILENA GABANELLI: GENERARE LAVORO

Per controllare e fermare i viaggi dei migranti verso l’Italia e l’Europa, la Libia chiede 10 navi per la ricerca e il soccorso, 10 motovedette, 4 elicotteri, 24 gommoni, 10 ambulanze , 30 jeep, 15 automobili, 30 telefoni satellitari, mute da sub, binocoli, bombole per ossigeno, l’equivalente di circa 800 milioni di euro.
Sono queste le richieste di Tripoli – scrive oggi il Corriere della Sera – per rispettare l’accordo siglato il 2 febbraio scorso con l’Italia e appoggiato dall’Unione europea, i cui termini e modalità  operative saranno discussi oggi a Roma dai ministri dell’Interno della rotta del Mediterraneo, un incontro presieduto dal ministro Marco Minniti a cui partecipano anche il premier del governo di unità  nazionale libico Fayez al Sarraj e il commissario Ue per le migrazioni Dimitri Avramopoulos.
Bruxelles, scrive il Corriere, ha già  stanziato in via d’urgenza 200 milioni di euro, ma sarà  necessario attingere al fondo per l’Africa, come promesso dai leader Ue.
Nei primi due mesi e mezzo del 2017 sono arrivate 16.206 persone, “un’impennata del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso” (11.911 nel 2016 e 9.277 nel 2015).
Uno dei punti fondamentali dell’intesa riguarda la “creazione di una sala operativa uguale a quelle che si trovano in tutti gli Stati dell’Unione e che consentono di tenere sotto controllo costantemente il tratto di Mediterraneo che separa la Libia dall’Europa, quindi dall’Italia”, scrive il quotidiano.
Sempre sul Corriere, Milena Gabanelli lancia la sua proposta per trasformare l’emergenza migranti, oggi vissuta come una “disgrazia”, in un “generatore di lavoro e inclusione”.
“A partire dalla prima accoglienza: si dovrebbero utilizzare gli edifici pubblici dismessi (ne abbiamo centinaia, dagli ex ospedali alle caserme); alcuni sono già  abitabili, gli altri si dovrebbero rimettere a posto con procedure d’urgenza, invece di lasciarli marcire. Ricordiamo che nel 2016 abbiamo speso oltre 1 miliardo di euro solo in alloggi, e non sempre dignitosi.
Si dovrebbe assumere personale qualificato (medici, psicologi, insegnanti, formatori, tecnici), per l’insegnamento della lingua italiana e inglese, le regole della democrazia europea, e un mestiere, con obbligo di frequenza giornaliera e definizione di regole rigide. Anche l’identificazione di chi ha diritto a restare e chi no, andrebbe fatta in questi luoghi […].
Secondo Gabanelli, il governo italiano dovrebbe pretendere dall’Europa il finanziamento per fare questo “lavoro sporco”
“Su questi punti oggi a Roma si potrebbero battere i pugni sul tavolo […].Per trasformare la gestione “solidale” in un meccanismo controllato ed efficiente servono 2 miliardi e mezzo l’anno, e allora, signor Avramopoulos, grazie per l’elogio alla nostra umanità , ma è venuto il momento di passare ai fatti, versando in un’unica cassa (quella dello Stato italiano) il dovuto. E mandateci anche un commissario a supervisionare la gestione. Non abbiamo alternativa, poichè siamo di fatto l’hub d’Europa. Si innescherà  un meccanismo che genera lavoro nel nostro Paese, ci saranno meno “disgraziati” in giro, e i cittadini avranno percezione di maggiore sicurezza. Salvando così gli equilibri della democrazia, a cui tutti teniamo tanto”.

(da “Huffingtonpost”)

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ALLA FIERA DELL’EST PER DUE SOLDI UN ITALIANO LA MOGLIE COMPRO’

Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile

UN CONCENTRATO DI SESSISMO, MASCHILISMO E RAZZISMO A SPESE DI CHI PAGA IL CANONE IN “PARLIAMONE SABATO”

Secondo Paola Perego e i suoi pregevolissimi autori (di Rai Uno, eh, mica Tele Briscola col morto) di “Parliamone Sabato” le donne dell’Est sono una minaccia per noi donne italiane e precisamente lo sono, chiarisce l’indispensabile sottotitolo della trasmissione, in quanto rubamariti o, nella migliore delle ipotesi, mogli perfette.
A enucleare l’indispensabile concetto sì mirabilmente esposto è chiamato tra gli altri Fabio Testi, noto latin lover che spiega con la perizia di un ginecologo laureato alla scuola Radioelettra (e a voti bassini): “Se per caso l’uomo italiano ha qualche difficoltà  nell’approccio finale (sic!) con la donna italiana, la brutta figura la fa l’uomo (e chi la deve fa’, Fabio? La portinaia del suo macellaio?). Mentre se una donna russa vede che l’uomo non riesce a ottenere l’orgasmo, è lei che si sente in colpa”.
Come no… Tutte lì le donne dell’Est inginocchiate in blasfema preghiera affinchè Fabio e gli uomini in genere giungano alfine a dare un senso alle loro vite, che, tanto si sa che sono venute al mondo solo per quel fondamentale scopo.
Il mirabolante Fabio del resto, a testimonianza dell’indiscutibile valore delle sue parole, adduce l’inconfutabile prova di un suo amico che è stato portato in un bordello moscovita dalla sua fidanzata per fare le cose zozze in tre.
Alla veneranda età  del mio babbo (che se solo avesse osato un pensiero del genere davanti, ma pure dietro, a mia madre sarebbe finito a cantare come Farinelli) l’anziano Fabio, bene farebbe a dedicarsi alla ginnastica posturale (come del resto fa il mio babbo).
Assieme a lui dovrebbero esercitarsi anche gli autori del programma della signora Perego.
Perchè, voglio dire, se accetti di condurre una trasmissione i cui autori non riescono a produrre niente di più sensato di un cartello in cui vengono illustrati i 6 presunti pregi delle donne dell’Est che: 1) sono tutte mamme ma, dopo aver partorito (virgola) recuperano un fisico marmoreo; 2) sono sempre sexy. Niente tute nè pigiamoni; 3) perdonano il tradimento; 4) sono disposte a far comandare il loro uomo; 5) sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa; 6) non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio… Paola cara, direi che le scuse, come ha fatto il direttore di Rai1, sono il minimo.
Ora: io conosco donne dell’Est, del Sud, dell’Ovest e anche qualcuna del Nord, ma giuro che se mostrassi a una qualunque di loro, a prescindere dalla latitudine, il cartello prodotto dalle ineffabili menti degli autori di “Parliamone Sabato” mi guarderebbero con la pietà  che si riserva a un povero demente.
Manco stereotipi eh: roba che li rimpiangi gli stereotipi sulle femmine dell’Est.
Come se la tragedia alla quale lo spettatore è stato fino a quel momento sottoposto (compresa l’impennata di orgoglio della ex Miss Italia Manila Lazzaro che rivendica imbronciata colori da ucraina e viene rimessa a posto dal direttore di Novella 2000 con un lapidario “ma tu sei una meravigliosa burrata”, roba che se lo dici a me ti riduco io in un panetto di burro e tanti saluti ai topless estivi) viene chiamata in causa pure Marta Flavi, immotivatamente resuscitata dal giusto oblio in cui era stata confinata.
La signora di “Agenzia matrimoniale” e dello sfumato ante Instagram avvalora il concetto della supremazia delle donne dell’Est vs quelle dell’Ovest spiegando che le prime sono sempre curatissime “anche chi vende i pomodori al mercato ha le unghie curate”. Ah però, Marta, meno male che sei tornata.
Poi visto che siamo in tema di agenzia matrimoniale sempre loro, gli autori, hanno pensato bene di invitare due titolari di una agenzia di “collocamento”: trattasi di marito e moglie (dell’Est, ovviamente) che hanno elevato a business la pratica del rimorchio alla disperata, in cui bello, onesto, (emigrato Australia) sposerebbe (compaesana) ucraina/moldava/bielorussa illibata.
E pace al buongusto, al buonsenso e pure alla buonanima di Alberto Sordi.
Nessuna pace invece a chi è riuscito a produrre un simile coacervo di maschilismo, sessismo e razzismo a cui auguro la sempiterna punizione di inverni siberiani dove le tanto amate donne dell’Est hanno le mutande di pelliccia di Yak.

(da “Huffingtonpost“)

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“I MOTIVI PER SCEGLIERE UNA FIDANZATA DELL’EST”: ALLA RAI E’ IL DELIRIO, POI ARRIVANO LE SCUSE

Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile

“FANNO COMANDARE L’UOMO, PERDONANO E SONO SEXY”

Esistono dei motivi per cui per un uomo italiano è preferibile innamorarsi di una donna dell’est Europa invece che di un’italiana?
Secondo il programma “Parliamone Sabato” condotto da Paola Perego parrebbe proprio di sì.
È stato questo, infatti, uno dei temi trattati durante la trasmissione in onda su Rai 1, in cui è stata anche mostrata un’infografica sulle motivazioni per cui è preferibile, per gli uomini, non scegliere un’italiana.
Ma su internet è montata la polemica per una scelta parsa a molti sessista.
“Sempre sexy, niente pigiamoni”, “perdonano il tradimento”, “sono disposte a far comandare l’uomo”: questi alcuni delle ragioni del fascino irresistibile delle donne dell’est Europa, che – evidentemente – deriva dall’essere sottomesse al partner e dal soddisfare incondizionatamente i suoi istinti sessuali.
Un argomento di dibattito, quello scelto dagli autori della rubrica di “La vita in diretta”, che è stato discusso con diversi ospiti in studio (Fabio Testi, Manila Nazzaro e Roberto Alessi), a cui è stata chiesta un’opinione in merito.
La Perego ci tiene a precisare che la lista dei 6 punti è stata tratta da internet e non invenzione degli autori del programma, ma proprio in rete è scoppiata la polemica: l’indignazione di chi ha considerato il dibattito sessista e razzista è stata tanta.
“Questa cosa è aberrante su talmente tanti livelli che non si sa da che parte iniziare” scrive un utente di Twitter, mentre una donna commenta: “Ieri su Rai Uno ci hanno brevemente illustrato perchè il femminismo non smetterà  mai di essere un’urgenza”.
All’indomani dell’accaduto, comunque, arrivano – sempre tramite “cinguettio” – le scuse del direttore di Rai 1, Andrea Fabiano: “Gli errori vanno riconosciuti sempre, senza se e senza ma. Chiedo scusa a tutti”.
Anche la presidentessa della Rai, Monica Maggioni, ha commentato la vicenda: “Non ho visto la puntata, lo sto scoprendo dai siti. Quello che vedo è una rappresentazione surreale dell’Italia del 2017: se poi questo tipo di rappresentazione viene fatta sul servizio pubblico è un errore folle, inaccettabile”,commenta interpellata dall’ANSA. “Personalmente mi sento coinvolta in quanto donna, mi scuso”.
“Ogni giorno – sottolinea Maggioni – ci interroghiamo su quale immagine di donna veicoliamo, su come progredire, uscire dagli stereotipi. Poi accade un episodio come questo: il problema non è una battuta inconsapevole, ma la costruzione di una pagina su un tema del genere: è un’idea di donna che non può coesistere con il servizio pubblico. Per prima cosa – dice ancora la presidente – mi scuso. Poi come azienda cercheremo di capire come è nata una pagina di questo tipo”.

(da “Huffingtonpost“)

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ONDATA DI SCRITTE CONTRO LA LEGALITA’ A LOCRI: “PIU’ LAVORO E MENO SBIRRI” E “DON CIOTTI SBIRRO”

Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile

IL GIORNO DOPO LA MANIFESTAZIONE CON MATTARELLA, LA RISPOSTA DELLA ‘NDRANGHETA

“Più lavoro meno sbirri” e “Don Ciotti sbirro”.
All’indomani della visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella notte queste due scritte sono state tracciate sul Vescovado di Locri, dove risiede il vescovo Francesco Oliva e che in questi giorni ospita don Luigi Ciotti, presidente di Libera, per la manifestazione nazionale della Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Proprio qui ieri Mattarella aveva lanciato un duro monito contro le mafie affermando, tra l’altro, che i mafiosi “non hanno onore”. Entrambe le frasi sono state subito cancellate, stamani, dagli operai del Comune.
“La ‘ndragheta vuol far sentire il proprio potere in campo religioso. Manifestazioni come le processioni sono ormai svuotate di contenuti religiosi. Noi vietiamo la raccolta di denaro ma qualcuno pretende che si faccia. Perchè deve poi investirlo in vari business che non c’entrano alcunchè con le iniziative caritatevoli. È tutto bloccato da vecchie, anacronistiche tradizioni che alimentano il malaffare. E questo è solo un esempio”. Così il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva, in un’intervista al Corriere della Sera.
“L’arroganza” della criminalità  organizzata “si coglie in ripetuti comportamenti di chi si pone al di sopra della legge. Il mafioso pensa di poter sottoporre tutti alle sue dipendenze. Corrompe toccando vari livelli dell’amministrazione pubblica e trova nella burocrazia un’alleata insuperabile. Soprattutto nei settori dove covano i maggiori interessi sul piano economico: appalti, concessioni, lavori pubblici e così via”.
Manca lo Stato? “Credo possa fare molto di più. Non basta la sola azione repressiva delle forze dell’ordine e della magistratura. Anche se si uccide di meno, è ancora tanta la criminalità  a diversi livelli che, ripeto, trova la sua linfa nella corruzione. C’è sottesa una mentalità  mafiosa che non è facile sradicare senza un’azione sinergica a livello formativo e culturale”.
Quali sono gli effetti sulla vita della gente?
“La malavita impedisce la crescita della comunità  e lo sviluppo vero del territorio”. Cosa significa fare il vescovo nella Locride?
“Non mi sento al fronte. Ma so che se non colgo le istanze della gente e soprattutto dei più fragili e indifesi non vado lontano. Importante è mettersi in ascolto denunciando le ingiustizie che affliggono questo territorio abbandonato a se stesso”.

(da “Huffingtonpost“)

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ANCHE IN GERMANIA SOVRANISTI IN ROTTA: L’AFD DELLA PETRY CROLLA IN POCHI MESI DAL 14% ALL’8%

Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile

LA LOTTA TRA LA MERKEL E SCHULZ ALLE POLITICHE DI SETTEMBRE MARGINALIZZA IL PARTITO XENOFOBO…. AD UNO A UNO, TUTTI I MITI DI SALVINI E DELLA MELONI CROLLANO INGLORIOSAMENTE

I sondaggi in Germania ribaltano uno scenario che fino a pochi mesi fa sembrava quasi scontato: Angela Merkel ha trovato un degno avversario alla corsa per la cancelleria tedesca.
La media dei sondaggi tedeschi evidenzia come l’Spd di Martin Schulz abbia superato la soglia del 30%, con il CDU-CSU costante al 32%.
Il vantaggio del partito della Merkel sarebbe attualmente solo dell’1,8%, ma la forza portata dalla novità  della candidatura di Martin Schulz ha sparigliato le carte e ha riaperto la corsa per le prossime elezioni.
Secondo i sondaggi pubblicati dal “Polibarometer” il 49% dei tedeschi lo vorrebbe come cancelliere. Solo il 38% vorrebbe invece una riconferma della Markel.
Fra i leader tedeschi Schulz sembra quindi non avere rivali in termini di popolarità . Quello che la stampa internazionale ha chiamato “Effetto Schulz” ha permesso all’Spd di riguadagnare consistente terreno rispetto agli avversari storici del Cdu.
A fine 2016, il divario fra i due partiti sembrava quasi incolmabile, coi socialdemocratici ancora impegnati a capire quale direzione prendere dopo l’esperienza di governo con la Merkel.
Il ritorno di Schulz alla politica nazionale e la sua rinnovata leadership hanno costituito la svolta di cui il partito aveva bisogno per ritrovare se stesso: attenzione allo stato sociale, preoccupazione per il mondo del lavoro e un rilanciato europeismo sono solo alcuni dei fattori di questa ritrovata popolarità .
Le altre formazioni di sinistra hanno registrato un forte calo: GRUNE è ferma al 7,5% (-1,8%), mentre Die Linke è all’8,3% (-1,5%).
Con queste eventuali alleanze, l’Spd avrebbe potenzialmente i numeri per garantire la formazione di un governo a maggioranza socialdemocratica, ma i trascorsi fra i partiti in questione potrebbero minare la stabilità  di un eventuale esecutivo. La corsa alle elezioni è ancora lunga, ma sicuramente la sinistra tedesca dovrà  fare i conti per misurare le proprie forze e le proprie ambizioni.
La Cancelliera tedesca non dorme più sonni tranquilli. Se a dicembre il suo quarto mandato era uno scenario messo in discussione da pochi, oggi l’”effetto Schulz” ha completamente ribaltato la prospettiva.
Malgrado l’esperienza di governo apparentemente positiva, la Merkel continua pericolosamente a perdere consensi nell’elettorato in favore del leader socialdemocratico. Contrariamente alle previsioni di molti, l’alleanza stipulata con l’Spd per l’esecutivo di “larghe intese” si è rivelata controproducente per il Cdu: il ritiro di Sigmar Gabriel, attuale vice-cancelliere e contestato ex-leader socialdemocratico, e la rottura col passato provocata dall’ascesa repentina di Schulz, hanno colto di sorpresa il partito che stenta a trovare una risposta adeguata.
Sicuri del proprio vantaggio, i popolari tedeschi hanno puntato sui soliti cavalli di battaglia e sulla forte leadership della Merkel per tenere a bada l’Spd. Ma adesso che Schulz ha sfidato apertamente la Cancelliera sul suo stesso piano proponendo anche un modello di Europa differente dal suo, il sistema tenuto in piedi finora rischia pericolosamente di crollare.
La Merkel è quindi chiamata ad affrontare una competizione elettorale probabilmente più impegnativa di quanto si aspettasse, ma è decisamente presto per decretare già  la sua sconfitta.
Come Schulz è riuscito a rialzare in pochi mesi l’Spd, così anche l’attuale Cancelliera ha tutte le carte in regola per mantenere alta la propria popolarità .
Elemento importante in questa prospettiva è il forte calo registrato da “Alternativa per la Germania” (Afd) : la formazione nazionalista e anti-europeista di Frauke Petry è crollata all’8% dal 14% di cui era accreditato fino a pochi mesi fa.
In pratica è stato abbandonato dal 40% del suo elettorato a vantaggio dei socialisti   di Schulz.
Dopo Austria   e Olanda, anche in Germania i partiti xenofobi sono in rotta.
Cambia il vento in Europa.

(da agenzie)

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PROVE GENERALI DI ACCORDI A DESTRA: IL GIORNO DOPO LA RIDISCESA IN CAMPO DI SILVIO, SALVINI PRENDE LE DISTANZA DA MARINE LE PEN

Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile

ORA GLI VA BENE UNA FEDERAZIONE TRA I VARI PARTITI… I MOVIMENTI DI ALFANO E PARISI… MA L’OBIETTIVO 40% E’ LONTANO E ALLA FINE OGNUNO CONTERA’ SOLO PER SE STESSO

Questa volta, dopo una serie di false partenze, per la riscossa del centrodestra potrebbe veramente essere la volta buona.
Gli indizi delle ultime ore sono troppo importanti per essere derubricati a ennesimo fuoco di paglia sulla strada della ricomposizione dei rapporti tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, preludio a quell’alleanza organica che i consiglieri più stretti dell’ex-Cavaliere (governatore della Liguria Giovanni Toti in testa) hanno sempre ritenuto imprescindibile, anche quando il leader di FI aveva puntato sul progetto moderato di Stefano Parisi.
Il segnale più importante del cambio di passo, che ha fatto letteralmente esultare gli azzurri filoleghisti davanti allo schermo quasi si trattasse di una goal della Nazionale, è la parola “federazione”, pronunciata dal segretario leghista questo pomeriggio a “In mezz’ora” rispondendo a una domanda sulle prospettive di alleanza con Forza Italia. Ma ciò che ha lasciato intendere che Salvini dicesse sul serio, e che non si limitasse a frasi buttate lì per la circostanza, è l’atteggiamento del tutto inedito che il leader leghista ha tenuto sulla questione del rapporto con l’Europa, per il quale ha adottato dei distinguo e delle cautele che finora non erano mai stati nelle sue corde, come per esempio il negare di essere in assoluto antieuropeista, e il marcare una differenza su questo tema con Marine Le Pen e i movimenti sovranisti del resto d’Europa, dopo averli lungamente rincorsi nei mesi precedenti.
E soprattutto dopo lunghe e reiterate polemiche contro il Cavaliere per la militanza del suo partito nel Ppe.
Troppo ghiotta, dopo la diffusione degli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, deve essere apparsa a entrambi la situazione per non tentare di approfittare al meglio del momento di crisi del Pd e per non sfruttare la legge elettorale a proprio favore con una formula che consenta di arrivare a un premio di maggioranza difficilmente raggiungibile da un M5s in solitaria, seppure in forma.
Silvio Berlusconi, che ha declinato nelle ultime ore i sondaggi come un mantra, non a caso è tornato all’iniziativa politica con l’intensità  dei tempi migliori, sperando nella riabilitazione della corte di Strasburgo ma specificando che sarà  al centro della scena politica a prescindere dall’esito della sentenza.
E in attesa del centrodestra 2.0, l’ex-Cav ha ripescato i ferri del mestiere, fiutando il vento (magari un risultato positivo al prossimo giro di amministrative) ed è tornato a parlare dal vivo al proprio elettorato di riferimento con una verve che sembrava perduta, proponendo la pensione minima a mille euro per tutti, nel solco di quanto fatto nel 2001 all’esordio del suo secondo governo o nel 2008 con l’abolizione dell’Ici, con una strizzatina d’occhio questa volta anche agli amici di cani e gatti, cosa che oggi pare aiutare molto nel rapporto con l’elettorato.
Il polo moderato a cui guardare, d’altra parte, sembra evaporare con un’operazione, quella dello scioglimento di Ncd e della creazione di Alternativa popolare da parte di Angelino Alfano, più simile a un rompete le righe che a una rifondazione dei centristi. I primi segnali dello smottamento arrivano da Maurizio Sacconi, che ha annunciato di volere aderire al movimento “Energie per l’Italia” di Stefano Parisi, ma non manca chi, all’interno della formazione alfaniana, guarda direttamente al Pd di Matteo Renzi, a partire da chi ha fatto parte del suo governo.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI VUOLE I SOLDI DEI TERRONI PER SALVARE LE FINANZE DELLA LEGA: I NAPOLETANI “PUZZANO” MA I SOLDI NON HANNO ODORE

Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile

GLI SGHEI DEL SUD VANNO A RISANARE I BUCHI DI BILANCIO, COSI’ SI SPIEGA IL (RI)TROVATO AMORE PER IL MEZZOGIORNO… IL BLUFF DELLE LISTE “NOI PER SALVINI”

La lista “Noi con Salvini”, a Matera, ha preso la bellezza di 213 voti. Ultima classificata con un poco invidiabile 0,60 per cento.
È andata meglio altrove, per esempio a Gallipoli? Non proprio: 170 voti, 1,39 per cento.
Nei gazebo di Lecce, Foggia, Taranto, Brindisi ci sono sempre le stesse 5-10 persone, le stesse facce di attivisti e militanti. Che si spostano di provincia in provincia, di comune in comune come una simpatica compagnia di giro itinerante.
Il Senatore Raffaele Volpi, numero due della Lega Nord al Senato e responsabile di mantenere (e se possibile allargare) i rapporti con il meridione, in occasione delle scorse elezioni regionali si è recato una sola volta a Bari e una in Campania.
Dove ha candidamente spifferato all’orecchio dei suoi sodali di aver visto Napoli solo in un’occasione in vita propria. Per un cenone di Capodanno. Il cotechino, però, non puzzava. Era ottimo.
Altro che nazionalismo e riscoperta della questione meridionale. Matteo Salvini, fino a poco tempo fa, prima che qualche (ex) “terrone” lo imbeccasse, non sapeva nemmeno che a Brindisi ci fosse un aeroporto civile. Era convinto che l’unico scalo pugliese fosse quello di Bari.
Venti euro, ecco quanta costa entrare nelle grazie del leader del Carroccio per un meridionale.
È solo una questione di “sghèi”, di “danè”. Oppure di “piccioli”, di “sordi”, di “pila”. Cambiano le regioni e le inflessioni dialettali ma la sostanza rimane la stessa. Il (ri)trovato amore per il sud si scrive partito a vocazione nazionale ma si legge buco di bilancio.
Certo ora «Il vero nemico è l’Europa» come ci ricordava lo stesso leader del Carroccio dal palco di Pontida a ottobre — mentre si vantava di aver portato nella bergamasca due ragazze di Frosinone — e non più i fannulloni del sud o i forestali calabresi.
Certo ci sono i voti da prendere per il nuovo corso sovranista. Tanto sovranista che in Puglia, alle regionali, ci si è presentati assieme alla lista “Sovranità ” dove trovano spazio fascisti e “fascistoni” (copyright Umberto Bossi).
Questo prima di scaricarli dopo il voto (il loro massimo esponente è arrivato a 600 preferenze) e magari dopo avergli fatto sottoscrivere qualche tessera. Quelle famose da 20 euro.
Certo, oggi c’è la necessità  di parlare a Napoli a tutti i costi come abbiamo imparato lo scorso weekend. Ma più importanti di tutto ciò sono gli “sghèi” e i conti in ordine. Perchè nel partito l’austerity la si combatte in Europa ma la si è fatta in casa: 37 dipendenti tagliati, meno cinque milioni di euro di spese gestionali e quasi un altro mezzo milione sforbiciato alla macchina della propaganda.
E di quest’ultimo taglio se ne sono accorti i militanti, ai raduni, alle feste, nelle sezioni.
Se ne è accorto meno Luca Morisi che dal partito ha intascato la bellezza di 300mila euro l’anno scorso. Negli ambienti della Lega Nord lo definiscono lo spin doctor di Salvini.
In realtà  è l’uomo che gestisce i social network e la comunicazione del leader. Quei 300mila euro, a onor del vero, Luca Morisi sembra esserseli guadagnati proprio tutti, almeno a giudicare da come è riuscito a trasformare la pagina Facebook di Salvini in un’agenzia stampa a matrice leghista dove perfino i giornalisti attingono a piene mani a caccia di notizie, dichiarazioni al vetriolo, polemiche quotidiane.
Ma ci sono altri “danè” che sono stati spesi in maniera folle, come quelli per le lotte tutte intestine al Veneto e alle “ingerenze milanesi”.
Prima Salvini contro Tosi, poi Tosi contro Zaia.
E che i soldi manchino lo abbiamo anche (ri)scoperto la scorsa settimana su un caso specifico: quello del ristoratore di Lodi che ha sparato e ucciso un rapinatore.
Salvini prende, come da copione, le parti del ristoratore che, a suo dire, ha il diritto a difendersi anche con le armi. E annuncia assistenza legale nel processo che lo vedrà  coinvolto.
Con i soldi di chi? Della Lega? No di certo.
Con quelli di regione Lombardia dove lo sprizzante leader però non ha alcun incarico, men che meno dentro l’avvocatura. Cosa ne pensi il Presidente Maroni di queste dichiarazioni, a oggi, non è dato saperlo.
Fin qui solo per fermarsi ai freddi numeri. Ma la Lega Nord ha dovuto fare altri “compiti a casa” nel tentativo di fermare l’emorragia.
C’è la sede storica di via Bellerio “congelata” per metà , durante l’inverno, per risparmiare sul riscaldamento e illuminazione.
E per gli aficionados del partito e del movimento anche qualche batosta di quelle che si sentono: su tutte, la chiusura del giornale d’area La Padania e la cessione delle frequenze di Radio Padania.
La cura dimagrante non è servita a molto. Il rosso parla ancora di una cifra che oscilla fra i 3 e i 4 milioni di euro.
I tempi bui per il finanziamento pubblico ai partiti non aiutano. I “chiacchierati” soldi di Putin che foraggiano l’alleata francese Marine Le Pen non arrivano.
E tutto il centro destra è ormai orfano di un salvadanaio senza fondo che aveva nome Silvio Berlusconi.
La soluzione però è a portata di mano.
Parliamo proprio di “Noi con Salvini”, invenzione ibrida, a metà  fra un partito (ma non ha uno statuto nè un regolamento), un movimento e dei circoli di simpatizzanti, che ha spento a dicembre la sua seconda candelina.
I soldi che al sud si raccolgono su base provinciale con tessere e donazioni non rimangono “a casa loro”.
Ma vengono impacchettati e spediti ad Andrea Manzoni — ex presidente dell’assemblea dei soci per Radio Padania e che oggi funge da simil-tesoriere di “Noi con Salvini” — che a sua volta storna il tutto verso i conti correnti di via Bellerio.
In pratica sono dei famigerati trasferimenti di danaro, solo che camminano nella direzione opposta rispetto a quella contro cui la Lega ha sbraitato per trent’anni.
Ecco dunque spiegata l’insistenza nel voler esserci a Napoli, anche contro il parere di sindaco e prefettura.
E va bene così ma in cambio di cosa? Di poco. O forse nulla. Almeno per il sud.
Le tessere, a volte, nemmeno arrivano al sud ed è difficile credere che sia un’inefficienza di Poste Italiane o dei corrieri espressi.
Qualche bandiera di rappresentanza a Pontida e in una sola occasione sono stati comprati e spediti materiali.
Qualche decina di moduli per raccogliere le firme al sud per abolire la legge Merlin e reintrodurre in Italia le case chiuse.
Mai un’interrogazione parlamentare su problemi veri del Mezzogiorno, come la Xylella negli uliveti pugliesi, ma anzi forse molta più attenzione al famigerato “olio tunisino” che starebbe invadendo l’Europa.
Mai interventi sulle questioni della mobilità , dai Frecciarossa in meridione fino alla disastrata rete regionale che l’anno scorso ha provocato anche un terribile incidente letale.
O, per restare alla politica politicante, la Lega Nord non pare aver aiutato nemmeno in fase di chiusura delle liste elettorali, spesso sguarnite oppure infarcite da riciclati ex democristiani che cercano un nuovo posto al sole dalla parti di Caserta, Catania, Pescara.
Oppure interviene per fare polemica quando si montano dei casi mediatici: maggio di due anni fa per esempio. Un giornale pubblica una foto amatoriale di un pakistano che fa volantinaggio per “Noi con Salvini” fuori da un centro commerciale. Scandalo. Arrivano le telefonate da Roma, infuriate, proprio dalla segreteria del Senatore Volpi al cellulare di Mauro Gianni Giordano — imprenditore e coordinatore regionale di Noi Con Salvini in Puglia, il più votato in tutta la regione con 1053 preferenze, all’epoca alla sua prima esperienza politica nella vita, poi dimessosi in polemica con la Lega anche e proprio per l’atteggiamento del partito nei confronti degli stranieri.
«Ci saranno provvedimenti contro di voi» gli viene detto al telefono.
Poi viene fuori che il pakistano è regolare, residente in Italia da 10 anni e che l’azienda che lo ha assunto per fare volantinaggio (a chiunque paghi per questo servizio) ha tutto in regola: soldi, contratto, busta paga.
Altre volte ancora la segreteria nazionale della Lega interviene a piedi uniti per imporre le alleanze ignorando del tutto i contesti locali.
Sempre in Puglia viene imposta Adriana Poli Bortone come candidata Presidente di Regione. Mentre si decide di scaricare Ncd — perchè Salvini, di fare patti sul territorio con chi a Roma tiene in piedi i governi di Letta prima e Renzi poi, non vuole nemmeno sentir parlare — ma si decide sopratutto di bruciare l’alleanza con i potentissimi CoR — i Conservatori e Riformisti di Raffale Fitto.
Perchè? Conti da saldare nel centrodestra fra Silvio Berlusconi, Forza Italia e proprio l’ex governatore di regione.
Si punta tutto sulla Poli Bortone che però non è affatto il cavallo vincente e nelle teste degli elettori ha lasciato ricordi che oscillano fra l’indifferenza e la rabbia.
A seconda della latitudine pugliese che consideriamo lei suscita umori contrastanti: a Lecce il 90 per cento delle persone la vorrebbe veder sparire.
Perchè da sindaco ha messo un filobus che in pratica non esiste e sopratutto perchè si è trovata coinvolta nello scandalo immobiliare di via Brenta, in quella che il gip dell’epoca, Ercole Aprile, definì nell’ordinanza di custodia “la più colossale truffa ordita ai danni dei cittadini leccesi”.
E questi coinvolgimenti hanno pesato sulla lista di “Noi con Salvini” drenando voti nella seconda provincia più popolosa.
Quando arrivi a Bari la cominciano a digerire mentre a Foggia se la ricordano sopratutto come ex ministro all’agricoltura più che come amministratore locale.
A Taranto, intanto, ricadeva tutto sulle spalle di Marco Musolino. Se il nome vi dice qualcosa potrebbe essere che lo abbiate sentito nominare alla Domenica Sportiva o sulla Gazzetta, perchè il 42enne carabiniere dell’Arma di Potenza ha collezionato 100 presenze in serie A come guardialinee.
Che cos’è dunque “Noi con Salvini”?
Di certo non è una sorta di Lega Sud perchè non ha classe dirigente, non ha amministratori locali, non ha mezzi e nemmeno soldi.
E quei pochi che ha servono a rimpinguare le casse altrove per tirare a campare. Mentre si fanno insistenti le voci e mal di pancia dentro la Lega, di chi pensa che Salvini abbia trasformato il partito nel suo forziere personale per lanciarsi come leader di caratura nazionale e internazionale.
Ma che alle sue, ingombranti, spalle cresca ben poco, esclusi i buchi di bilancio.
Ecco quindi spiegato l’amore per il Mezzogiorno.
Perchè è bene ricordare che i napoletani puzzano — dice qualcuno — ma i soldi, come ben sappiamo, non hanno odore.

Francesco Floris
(da “Linkiesta”)

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