Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
I VECCHI SINDACI GRILLINI LASCIANO O SONO STATI CACCIATI… PIACENZA, GALATONE, MONZA, PADOVA, RIETI, PALERMO, TARANTO: E’ LITE INTERNA OVUNQUE
Correnti, liti, scissioni e addii. Pd? Macchè, M5s prima del voto. 
Il caso Genova, dove Beppe Grillo annulla le votazioni delle comunarie perchè la candidata scelta ora non è gradita, ma andava bene per le politiche e le euopee, è soltanto l’ultimo paradosso di una lunga serie di veleni all’interno del MoVimento.
Manca poco più di un mese alle urne per le amministrative 2017: questo banco politico di prova, per il MoVimento, avrà un doppio valore.
Per la prima volta infatti, oltre a misurare l’attuale forza politica dei grillini nei territori, M5s sarà in grado di tracciare un bilancio quinquennale concreto del suo operato. Ma ci sono ombre all’orizzonte.
L’aveva detto allora, cinque anni fa, proprio Beppe Grillo: sosteneva che sarebbe servito almeno un mandato per capire il valore di M5s e che a giudicare sarebbero stati i cittadini, soltanto loro avrebbero potuto scegliere “se ricandidare o meno” i sindaci pentastellati.
Ma il fatto è che, cinque anni dopo, sono i sindaci pentastellati a non ricandidarsì più (con il MoVimento) e i futuri candidati a creare sempre più tensioni alla Casaleggio associati.
Ricordate il maggio 2012? Sarego, comune vicentino, poi Mira, Comacchio e Parma: furono le prime città in italia ad eleggere sindaci grillini.
Un mandato dopo il sindaco fuoriuscito Federico Pizzarotti correrà contro M5s con il suo “Effetto Parma”; il ferrarese Marco Fabbri, espulso da M5s, non porterà più la bandiera grillina a Comacchio; quello di Mira, Alvise Maniero, lascerà il Comune per dedicarsi all’università e infine di Roberto Castiglion, sindaco di Sarego, si attende di conoscere la decisione sul suo futuro
I “vecchi sindaci” dunque lasciano, mentre i nuovi candidati grillini litigano.
Guardiamo Genova ad esempio: nella città di Grillo si è arrivato al paradossale.
Si è votato fra gli iscritti e ha vinto, a sorpresa, Marika Casamattis. Il perdente, Luca Pirondini, dato per favorito nelle comunarie (primarie grilline per il candidato), ha perso per sole 24 preferenze e, inevitabilmente deluso, ha chiesto di rivotare.
Grillo ha accettato la richiesta e chiamando nuovamente gli iscritti a scegliere. Motivo? La docente ligure che ha vinto è considerata una “pizzarottiana” ed è decisamente vicina ai consiglieri fuoriusciti da M5s per creare “Effetto Genova”.
Per Pirondini dunque era “necessario che vengano resi pubblici i nomi e numeri dei votanti… perchè è evidente che chi da mesi sostiene altre liste non avrebbe nemmeno dovuto votare…” scrive riferendosi ai consiglieri ora vicini a Effetto Genova. Desiderio avverato da parton Grillo.
Non che nella Parma “stalingrado grillina”, con Pizzarotti ora in una lista civica anti M5s e dato per favorito, le cose siano diverse.
Qui, il movimento, con tanto di aiuto dalla centrale Bologna di Max Bugani, fatica a ritrovare la sua anima: così contro l’ex sindaco si schierano ben due compagini di altrettanti Meetup, una guidata da Andrea D’Alessandro (Parma Ducato 5 Stelle) e una da Daniele Ghirarduzzi (MoVimento 5 Stelle Parma). Voti, assemblee e inevitabili scontri porteranno – sperano – ad avere una lista unica certificata da Beppe Grillo.
Perchè il problema di molti aspiranti sindaci grillini è proprio questo: avere il bollino di Beppe e della Casaleggio.
Nel salentino, nella piccola Galatone, in vista del voto si sono impuntati e spaccati proprio sul logo. Anche lì, infatti, ci sono due Meetup che litigano per avere il marchio a cinque stelle: hanno fatto partire due differenti richieste di certificazione e così da Milano (vedi Casaleggio Associati) dovranno emettere un verdetto studiato e divisivo alla faccia “della sintesi e dell’unità chiesti da Beppe Grillo” sottolineano li stessi grillini salentini in una nota.
Questa storia che alla fine “deciderà la Casaleggio” è un po’ un ritornello.
Vedi Piacenza, tappa che Grillo toccherà prima delle elezioni ma come “tour teatrale” e non come comizio.
Qui tutto è rimesso nelle mani dei vertici: da una parte Rosarita Mannina, dall’altra Andrea Pugni, che guidano rispettivamente due correnti M5s dopo una scissione avvenuta in dicembre. Non si riesce a decidere chi rappresenterà il MoVimento alle urne.
Allora si potrebbe fare come a Padova, dove il candidato M5s è stato scelto senza passare dalle primarie grilline. Qui, a porte chiuse, è stato eletto Simone Borile (ma dovrà essere convalidata la candidatura) per guidare la lista, fra lo scontento di Leonardo Forner che lamenta irregolarità e assenza di comunarie.
Oppure, si potrebbe arrivare a casi limite come quelli di Monza, dove Doride Falduto, uscita vincitrice dalla consultazione web grazie a 20 voti sui 66 disponibili, si è ritirata dalla corsa per “motivi personali”. Motivi che, a leggere i commenti, in molti inseriscono anche nel clima teso e ricco di polemiche legate a quella manciata di voti con cui ha vinto.
A Rieti invece c’è un caso di “troppi consensi”, dato che Lodovica Rando, candidata vincitrice delle comunarie, ha trionfato con l’83% delle preferenze.
Una percentuale troppo alta su cui ora i coordinatori del M5s locale vogliono vederci chiaro (e già scattano denunce di irregolarità e via dicendo).
Restando a Sud, se il candidato sindaco di Palermo Ugo Forello, indagato per la questione firme false, sembra tirare dritto dopo le accuse di altri grillini e ha ottenuto la “certificazione” dai vertici, a Taranto si sta invece aprendo una faglia fra i due Meetup, “Amici di Beppe Grillo” e “Taranto Pentastellata”, che non vanno per niente d’accordo. Anche qui, la palla passa a Davide Casaleggio (che avrà anche da monitorare i malcontenti a Verona, dove il candidato sindaco Alessandro Gennari è stato scelto con un pugno di voti).
Come se non bastasse, l’altro problema che dovrà cercare di arginare la direzione centrale del MoVimento è la questione dell’Effetto Parma.
Come già raccontato la lista lanciata da Pizzarotti sta trovando sempre più consensi a livello nazionale: in alcune città al voto come Lucca (anche qui c’è una spaccatura fra i grillini), La Spezia o Alessandria (città che hanno già scelto i loro candidati) sono nate o stanno nascendo altri “Effetti”, spesso guidati da ex grillini, fatto che potrebbe far perdere voti o aumentare le frizioni.
Riuscirà il MoVimento a stupire ancora, proprio come fece cinque anni fa nelle amministrative che aprirono la strada al Parlamento?
La partita, in attesa che l’iter delle certificazioni sia completato e si faccia chiarezza sui candidati, e con tante altre realtà sui quasi 1000 comuni al voto dove M5s è riuscita a trovare la quadra (vedi Lecce o Catanzaro), fra poco più di un mese sarà decisa dai cittadini.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
AL QUESITO “VOLETE PIRONDINI, VERO?” SI PASSA DA 700 VOTANTI DELLA PRIMA AI 19.959 DELLA SECONDA VOTAZIONE… IL “CITTADINO” DI TRENTO E DI RAGUSA HA COSI’ DECISO CHI DEVE FARE IL CANDIDATO SINDACO DI GENOVA…ALLA FINE 16.000 SI GENUFLETTONO, MA QUASI 4.000 HANNO PRATICAMENTE MANDATO UN VAFFA ALL’ AF-FONDATORE
“Oltre 16 mila iscritti `certificati’ hanno votato on line per presentare la lista con candidato a sindaco di Genova Pirondini”.
Lo si apprende dal blog di Beppe Grillo.
Di contro, in 3.762 hanno chiesto di non presentare alcuna lista.
Al voto on line per le Comunarie, che in prima battuta aveva visto vincere Marika Cassimatis, poi sconfessata da Grillo, hanno partecipato 19.959 iscritti `certificati’.
Manca un dettaglio: come si sia passati dalla prima votazione dove avevano partecipato appena 700 iscritti alla seconda con quasi 20.000 votanti.
Semplice: mentre alla prima avevano diritto al voto solo i genovesi, come logica vuole, la seconda è stata aperta a tutti gli iscritti, anche quelli di Trento o di Ragusa che di candidati genovesi ovviamente se ne intendono molto.
Un trucchetto da avanspettacolo per evitare che la seconda votazione certificasse lo sputo in faccia
della base grillina al suo af-fondatore.
Ve l’immaginate un Pirondini “gratificato” di appena 300 voti su 76.000 elettori del M5S a Genova alle ultime regionali?
Altro che viola, violino e clavicembalo, sarebbero piovute solo pernacchie.
Ma il tappullo è peggior del buco se si pensa che nell’occasione quasi 4.000 iscritti la pernacchia l’hanno recapitata ugualmente votando per la soluzione di non presentare nessuna lista.
Anche con il tarocco, Grillo è riuscito a raccogliere un 20% di vaffa.
L’assist a Toti è servito.
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
L’ANNESSIONE ILLEGALE DELLA CRIMEA DA PARTE DI PUTIN E LA PERSECUZIONE DEI CITTADINI UCRAINI PRIGIONIERI AL CENTRO DELLA DENUNCIA… E IN ITALIA C’E’ ANCORA CHI APPOGGIA UN REGIME CRIMINALE
“Il Parlamento europeo sostiene la sovranità , l’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale dell’Ucraina all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale e ribadisce con forza la sua condanna per l’annessione illegale della Repubblica Autonoma di Crimea da parte della Federazione Russa.
Invita la Russia a rilasciare senza ulteriori indugi tutti i cittadini ucraini illegalmente e arbitrariamente detenuti, sia in Russia sia nei territori occupati temporaneamente di Ucraina, e a favorirne il rientro”.
Il Parlamento Europeo, in data di ieri (16 marzo 2017 n.d.r), ha nuovamente condannato la Russia per l’annessione illegale del territorio della Crimea, ma soprattutto ha condannato la Russia in merito all’arbitraria ed illegale detenzione di abitanti della Crimea, per i quali Mosca ha gravemente violato ogni diritto umano. L’Unione Europea ha chiesto alla Russia di rilasciare immediatamente i Tatari di Crimea che nelle prigioni della federazione russa sono stati sottoposti a gravi torture fisiche e psicologiche con accuse inesistenti.
La Guerra nel Donbas, fino ad ora costata diecimila morti e quasi due milioni di sfollati, non è finita, nonostante se ne parli sempre meno, vede molti e gravi violazioni da parte di Mosca, non ultima la detenzione illegale di cittadini ucraini.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha accusato ufficialmente la Russia d’essere un aggressore e ne ha condannato le azioni.
La risoluzione “sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli (Ucraina)” è stata adottata il 19 dicembre scorso e sostenuta da 70 paesi, tra cui tutti i principali Stati democratici.
L’Assemblea ha invitato la Russia a “rilasciare immediatamente i cittadini ucraini che sono stati detenuti illegalmente e giudicati senza riguardo degli standard elementari di giustizia e garantire che coloro che sono ritenuti responsabili degli abusi vengano responsabilizzati dinanzi ad una magistratura indipendente”.
Il 16 gennaio scorso l’Ucraina ha esposto una querela alla Corte Internazionale di Giustizia contro Mosca, la quale viene accusata di violare la convenzione dei diritti umani dei cittadini ucraini e tatari, e di violare altresì la convenzione Internazionale sulla lotta al finanziamento del terrorismo.
La Russia ha posto in essere in territorio ucraino numerose attività terroristiche, come ad esempio il rifornimento di armi e la formazione di gruppi armati illegali, oltre ad aver incoraggiato molteplici attacchi terroristici in cui sono rimasti coinvolti migliaia di innocenti.
Decine di cittadini ucraini sono ancora oggi detenuti illegalmente in Russia.
Sono soprattutto cittadini appartenenti alla comunità dei Tatari di Crimea, ma tra loro ci sono anche storici, artisti, giornalisti, imprenditori, politici, attivisti sociali, o semplici contadini che vengono incarcerati per presunti atti terroristici.
Si tratta di prigionieri politici brutalmente sequestrati, arrestati, torturati e rinchiusi nelle colonie per le loro idee politiche opposte alla Russia.
Tra loro c’è Oleg Sentsov, regista, condannato a 20 anni di carcere per aver “complottato” contro l’annessione della penisola da parte di Mosca.
I procuratori russi l’hanno accusato di “far parte di una comunità terrorista”. Sentsov avrebbe confessato le sue colpe, secondo il giudice, anche se lui sostiene di averlo fatto sotto tortura.
Diversi processi hanno messo in luce le profonde e diffuse carenze del sistema giudiziario della Russia, tra cui l’uso della tortura e altri maltrattamenti nel corso delle indagini e la negazione del diritto a essere rappresentati da un avvocato di propria scelta.
Lo confermano diverse organizzazioni della difesa degli diritti umani, inclusa Amnesty International. A favore del regista ucraino si erano mobilitati diversi esponenti della cultura, anche internazionale. L’Efa, l’European Film Accademy, aveva chiesto per esempio “l’immediato rila scio”.
Sono numerose le organizzazioni internazionali, le associazioni culturali e i volontari provenienti da diversi paesi, che ogni giorno lottano per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni internazionali.
Gli attivisti chiedono all’Unione Europea sanzioni più dure contro la Russia, affinchè cessino le detenzioni illegali e le torture commesse contro i cittadini Ucraini.
Oggi la sensibilizzazione avviene anche tramite i social: si può dare un sostegno morale al popolo ucraino attraverso l’hashtag #LetMyPeopleGo.
Yevhen Perelygin
Ambasciatore di Ucraina in Italia
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
“E’ STATO DATO IL SUO NOME AI PM CHE INDAGAVANO, COSI’ PAGA L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO”
La faccenda della paternità di post e cinguettii che comunemente attivisti, giornalisti ed avversari
politici sono soliti attribuire a Beppe Grillo potrebbe avere dei risvolti inaspettati e cambiare le dinamiche della comunicazione pentastellata.
L’avvocato di Grillo fa sapere che il Capo Politico del MoVimento “non è responsabile, quindi non è autore, nè gestore, nè moderatore, nè direttore nè titolare del dominio, del blog nè degli account twitter, nè dei tweet e Facebook, non ha alcun potere di direzione e controllo sul blog nè sugli account twitter e su ciò che viene postato“, Grillo sostiene che i post firmati non sono suoi perchè non sono firmati e Luigi Di Maio invece annuncia con soddisfazione che di post “anonimi” sul blog di Grillo non ci sono più.
La “rivolta” degli scribi
Ed è vero, su beppegrillo.it e sul sito gemello ilblogdellestelle.it di post “non firmati” da qualche mese non ne vengono più pubblicati.
Ma solo perchè sono stati sostituiti da quelli firmati “MoVimento 5 Stelle”.
Chi sono gli autori di quegli articoli che spesso e volentieri riassumono la linea politica o le posizioni del M5S su una data questione? Nessuno lo sa e Grillo, in nome della trasparenza, non lo dice.
Possiamo immaginare che a coordinare il lavoro sul blog ci sia Pietro Dettori, uno dei fedelissimi di Gianroberto Casaleggio recentemente diventato responsabile editoriale dell’Associazione Rousseau.
Ma la struttura della comunicazione a 5 Stelle è molto rigida e prevede che a dirigerla ci siano tre persone: Rocco Casalino per il Senato, Ilaria Loquenzi per la Camera e Cristina Belotti per quanto riguarda gli Europarlamentari.
Sono loro — si dice soprattutto Casalino — a decidere cosa devono dire i portavoce e se uno degli eletti del 5 Stelle possa rispondere ad una domanda su una particolare questione. I tre responsabili della comunicazione controllano quindi la libertà di parola degli eletti e di conseguenza anche gli interventi firmati dei vari Di Battista, Di Maio, Fico che vengono pubblicati sui blog ufficiali del partito.
Ma chi scrive gli altri interventi, quelli non firmati?
Secondo quanto scrive Annalisa Cuzzocrea su Repubblica gli autori sono gli addetti stampa dei parlamentari del MoVimento e sarebbero loro a rischiare quindi di essere chiamati a rispondere in caso di eventuali querele:
La grana del blog senza padri, però, ha creato scompiglio nei gruppi della comunicazione. Perchè se nessuno si assume la responsabilità dei post anonimi e collettivi (la maggior parte sul sito Parlamentari5stelle, affiliato a beppegrillo.it), sono i semplici impiegati dell’ufficio stampa a rischiare le denunce per diffamazione minacciate da Matteo Renzi.
Per la verità il sito parlamentari5stelle non esiste, esiste invece la sezione parlamento sul sito (un altro) del MoVimento 5 Stelle.
La sostanza cambia di poco perchè a quanto pare, rivela la Cuzzocrea, gli impiegati dell’ufficio stampa non avrebbero molto gradito il modo con cui i vertici del partito hanno gestito la questione delle responsabilità sui post e gli articoli “non firmati”. Repubblica riporta anche alcuni virgolettati attribuiti agli addetti stampa e ad un deputato dove si menziona un caso in cui la Casaleggio avrebbe fatto il nome di uno degli impiegati ai PM i quali l’avrebbero poi perseguito:
«D’ora in poi faremo firmare i post agli eletti, che hanno altre tutele», è stato proposto ieri.
Ma non vale per il passato. «C’è già un caso — racconta un deputato — la Casaleggio ha dato il nome di un impiegato dell’ufficio stampa ai pm, che l’hanno perseguito. Con questo sistema paga l’ultimo della catena. Grillo non ci ha pensato?»
Se così fosse il Garante e Capo Politico del MoVimento a quanto pare non sarebbe in grado di tutelare le persone che lavorano per il partito.
Ma soprattutto emergerebbe che a pagare per gli insulti e quelle uscite infelici della comunicazione pentastellata sono i contribuenti italiani.
Certo, in nome della trasparenza forse sarebbe il caso che i 5 Stelle aprissero il loro Parlamento come una scatoletta di tonno per far capire agli italiani come funzionano.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
POI RIVELA: “PIRONDINI MI DISSE CHE LA SUA ERA UNA CANDIDATURA PILOTATA DALLA SALVATORE, LO STATUTO VIETA LE CORDATE”… LA CASSIMATIS: “AMAREGGIATA, GRILLO POTEVA ALMENO TELEFONARMI, QUANDO MI HANNO CANDIDATA ALLE POLITICHE E ALLE EUROPEE ANDAVO BENE?”… PIZZAROTTI: “VIENI CON NOI”
Scaricata da Grillo riceve subito un invito da Pizzarotti: “Vieni con noi”. Nella rovente giornata grillina di Genova irrompe anche Federico Pizzarotti da Parma e le sue parole, diffuse tramite facebook, non arrivano certo per caso: sono parole di accoglienza dopo che Marika Cassimatis è stata scaricata – come accadde al sindaco – dai vertici M5s.
Cassimatis ha infatti saputo oggi al’improvviso, dopo essere stata eletta democraticamente come candidata sindaco M5s per le elezioni amministrative di Genova, che Beppe Grillo ha deciso di indire nuove votazioni non tenendo conto del volere degli iscritti.
“Aspetto che Grillo mi chiami per spiegarmi questa decisione. Siamo choccati da questa improvvisa fermata di una procedura democratica che aveva concluso il suo iter. Sono in attesa di capire i fattori nuovi intervenuti per questa decisione. Aspetto che Grillo mi spieghi. Genova si è espressa in modo democratico” ha spiegato.
“Sono una attivista già candidata alle elezioni europee e regionali e la presentazione della mia candidatura è avvenuta più di un mese fa. Se c’erano obiezioni potevano dirlo prima” – continua Cassimatis – “Grillo contesta la lista di chi mi ha votato, io non li conosco neppure tutti. In nome della trasparenza mi aspetto che mi si dica quali sono gli elementi che hanno portato a questa decisione. Ero già in campagna elettorale, il mio nome era già sul blog come candidata sindaco per Genova. Quanto avvenuto lascia molto perplessi”.
Fra le “colpe” della Cassimatis, secondo alcuni attivisti, quella di essere considerata una “non ortodossa”.
Sono infatti noti i rapporti e la vicinanza fra la candidata e il gruppo di grillini (tra l’altro storici) che hanno lasciato M5s per dar vita a Effetto Genova, movimento che porta lo stesso nome di “Effetto Parma”.
Cassimatis, considerata da alcuni “pizzarottiana”, ha ricevuto oggi un invito chiarissimo proprio dal sindaco ducale: “Cara Cassimatis, vieni con noi, le porte sono aperte. Qui si parla di temi, non di persone”. Accetterà ?
Intanto, in attesa di capire la prossima mossa di Grillo, alcuni attivisti storici del M5s ligure hanno deciso di lasciare.
“Oggi è il mio ultimo giorno di attivismo dopo 12 anni. Ormai questo non è più il M5s, bensì un partito dove per entrare devi farti avanti a raccomandazioni. E se per caso il tuo futuro è legato ad una votazione on-line, occhio che il risultato e le regole possono essere cambiate a piacimento a seconda di chi frequenti” scrive su Fb Cristiano Panzera, storico attivista M5s a Genova e candidato alle scorse regionali.
In un lungo post di addio attacca Luca Pirondini, in lizza con la Cassimatis ma sconfitto: “Ho delle discussione private con lo stesso Luca Pirondini del Gennaio 2016, dove lui stesso ammette che l’idea della sua candidatura viene dalla portavoce in Regione Alice Salvatore… Naturalmente rifiutai due volte l’invito essendo una violazione grave del regolamento del M5s” che vietava la formazione di ‘cordate’.
E precisa: “Non sono mai stato un Pizzarottiano ne un Puttiano”, altro militante storico che ha abbandonato.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
SVEGLIA!!! NON AVETE ANCORA CAPITO CHE A GENOVA “DOVETE” PERDERE?
Il caso Genova crea sconquasso nel mondo pentastellato. Non solo nel capoluogo ligure ma
direttamente anche a Roma.
Il voto delle comunarie annullato da Beppe Grillo con un post in cui ha annunciato che la vincitrice Marika Cassimatis non sarà la candidata sindaco coglie tutti di sorpresa: “È una mossa suicida”.
È venerdì e i deputati grillini in giro a Montecitorio sono pochi.
C’è però il genovese Sergio Battelli, si dirige verso gli uffici del gruppo e non vuol parlare. Come avviene spesso in questo casi, l’imbarazzo fa da padrone a maggior ragione se a prendere una decisione così forte e in controtendenza è stato il leader.
Da questo momento i parlamentari pentastellati sanno che tutto può cambiare.
“Così perdiamo di credibilità “, è il pensiero di molti, anche dei big.
Qualcuno descrive Alessandro Di Battista molto perplesso. Nessuno mette in discussione la scelta del capo, “che sicuramente avrà avuto i suoi buoni motivi, ma non si può indire una votazione per poi annullarla quando si conosce il nome del vincitore. Non si può, qualcosa non quadra”, dice un parlamentare a taccuini chiusi.
Sempre alla Camera a scrivere gli emendamenti sul biotestamento c’è Matteo Mantero, deputato ligure anche lui. “Non mi occupo delle questioni locali, ma da esterno posso dire che mi dispiace che ci sia stato questo problema”, dice Mantero: “C’è un problema di divisioni interne e che queste divisioni abbiano portato a dover sconfessare una votazione è senza dubbio spiacevole per un Movimento che ha sempre usato questo strumento per la scelta dei propri candidati”.
Ciò che è più grave però – secondo molti parlamentari M5S – è il fatto che si sia arrivati a questo punto proprio nella città di Grillo. “Non so quando e come si sia espressa Cassimatis – aggiunge Mantero – e ho gli elementi per giudicare la decisione di Grillo, so però che dispiace”. Tanti aspettano di capirne di più.
I più severi sono preoccupati per l’impressione che viene data all’esterno. Cioè l’impressione di un capo che decide su tutto nonostante il Movimento 5 Stelle sia nato per portare avanti la democrazia diretta.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
E’ ORA DI FINIRLA CON LA PAGLIACCIATA DELLE “AUTOSOSPENSIONI”, SE POI SI CONTINUA A INCASSARE LA RETRIBUZIONE DAI PARLAMENTI
Daniela Aiuto ha annunciato il 15 marzo scorso sul suo profilo Facebook di essersi autosospesa dal MoVimento 5 Stelle.
L’europarlamentare, in nome della trasparenza, non ha spiegato il motivo della sua scelta anche se ha scritto di aver preso la decisione «per tutelare la mia persona e soprattutto l’immagine del Movimento 5 Stelle».
La Aiuto era una dei sei europarlamentari italiani nei guai per i rimborsi con l’OREF. Secondo l’accusa ha chiesto rimborsi per studi sul turismo che le sarebbero serviti per svolgere l’attività parlamentare ma che secondo l’accusa sono copiati da Wikipedia.
Lei stessa ha annunciato che provvederà “personalmente a rimborsare le fatture già saldate” (per forza, la Ue lo trattiene dallo stipendio, come nel caso della Le Pen
“I servizi parlamentari hanno contestato alcune ricerche che ho commissionato ad una società di consulenza, perchè ritenute frutto di plagio e quindi non rimborsabili dal Parlamento europeo”, ha spiegato Aiuto in una nota.
“Ho quindi disposto la sospensione del pagamento delle fatture già emesse. Inoltre ho comunicato ai servizi parlamentari che provvederò personalmente a rimborsare le fatture già saldate”.
Purtroppo nessun particolare, nemmeno il nome della società di consulenza, è stato fornito dalla Aiuto per spiegare la sua posizione.
Proprio il 15 marzo si era diffusa sui giornali abruzzesi la notizia di un’acquisizione presso il Comune di Vasto di documenti relativi a non meglio specificati “reati edilizi” della casa di proprietà di mio padre.
Anche in quel caso lei aveva smentito
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO CHE 4 CONS. COM. SU 5 E UN CONS. REG. HANNO ABBANDONATO IL MOVIMENTO, OGGI LA FARSA DI CACCIARE UNA CANDIDATA SINDACO ELETTA DALLA BASE… MA DIETRO C’E’ DELL’ALTRO
Spesso qualcuno ci rimprovera di essere troppo critici verso i Cinquestelle, assimilandoli agli altri
partiti.
In parte costoro hanno ragione, perchè in realtà , anche se ce ne vuole, sono anche peggio.
E non ci riferiamo ovviamente alla base grillina, animata sicuramente dal desiderio di cambiare in meglio il nostro Paese, ma ai vertici aziendali della struttura.
Forse ci facilita il fatto di essere concittadini del proprietario del partito e di averne potuto seguire l’iter personale e politico: per quest’ultimo in ogni caso è sufficiente chiedere a chi ha mosso a Genova i primi passi con lui e trarne le conseguenze.
Non a caso oggi assistiamo a quanto segue: in una città dove il M5S ha preso 36.579 voti (13,9%) alle ultime comunali del 2012, saliti a 72.310 voti (29,6%), primo partito in città alle Regionali 2015, hanno votato appena in 700 per decidere chi portare come candidato sindaco alle prossime amministrative.
Si è assistito a una diaspora che ha portato 4 consiglieri comunali su 5 e 1 consigliere regionale a lasciare il partito, insieme ad alcune centinaia di iscritti.
Nell’unica uscita pubblica in città , in occasione dell’alluvione, Grillo è stato contestato al grido di : “vieni a spalare invece che parlare”. Tanto per capire quanto sia amato.
Dopo aver “costretto” Putti, capogruppo al Comune e persona perbene, a fare i bagagli perchè interprete del M5S delle origini, Grillo e la capogruppo in Regione Alice Salvatore avevano deciso che il candidato sindaco doveva essere tale Pirondini, agente di commercio, fedele alla linea.
Sconfessati dalla base che ha votato la docente Cassimatis, siamo arrivati al golpe: si rifanno le votazioni per dire solo si o no a Pirondini.
Ma cosa si cela dietro questa figura da cioccolataio di Grillo?
Il colpo finale di immagine al Movimento che non arriverà così neanche al ballottaggio.
Perchè Grillo non vuole governare Genova, città in crisi e dalle mille problematiche, troppo rischioso prendere misure impopolari (vedi privatizzazioni) col rischio di trovarsi contestatori sotto casa e sputtanarsi in tutta Italia.
E che dire dell’opposizione solo di facciata che il MS5 sta facendo in Regione alla giunta Toti?
La mossa di Grillo è un ottimo assist per le speranze del Centrodestra di vincere le elezioni a Genova, quanto meno di arrivare al ballottaggio.
Poi ci penserà Grillo ad attaccare il Pd negli ultimi 15 giorni, dimenticando di rivolgere analoghe critiche al centrodestra.
Le origini sono quelle, le carte ora sono scoperte.
Il bluff è finito.
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
ORA NON SI ESCLUDONO VIE LEGALI: LA VOTAZIONE ON LINE AVEVA CERTIFICATO LA VITTORIA DI MARIKA CASSIMATIS… LA SUA CANDIDATURA ERA REGOLARE AVENDO RACCOLTO LE FIRME RICHIESTE
Clamoroso a Marassi: dopo aver vinto le Comunarie, Marika Cassimatis non sarà candidata del MoVimento 5 Stelle a Genova. Beppe Grillo la caccia oggi con un comunicato sul blog accusandola di aver tenuto “comportamenti contrari ai principi del MoVimento 5 Stelle” e invita, lasciando la possibilità di votare, gli attivisti cittadini a decidere se presentare la lista di Luca Pirondini, sponsorizzata da Alice Salvatore, o a non presentarsi nella città .
Dopo l’esito delle votazioni di martedì, infatti, mi è stato segnalato, con tanto di documentazione, che molti, non tutti, dei 28 componenti di questa lista, incluso la candidata sindaco, hanno tenuto comportamenti contrari ai principi del MoVimento 5 Stelle prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017. In particolare hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal MoVimento 5 Stelle; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti. Questa decisione è irrevocabile. Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me. Non ho nessun interesse se non il bene del MoVimento 5 Stelle. Siamo la forza politica su cui i cittadini ripongono le proprie speranze per un’Italia migliore, per una Genova migliore. Non possiamo permetterci nessuna sbavatura. Non possiamo permetterci di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100%. Vi garantisco che non accadrà , nè a questa tornata delle comunali, nè alle politiche.
La Cassimatis ha risposto con un comunicato su Facebook: «Apprendo ora che la mia lista , ancora fantasma in quanto non pubblicata, uscita vincitrice da una votazione democratica, è stata sconfessata da Beppe Grillo. Ne prendo atto».
La Cassimatis non ha fatto sapere se ha intenzione di ricorrere alle vie legali per ribaltare la decisione, anche se qualche spazio in teoria dovrebbe esserci: «Bisognerebbe approfondire la validità della clausola di riserva e, se ritenuta valida, se il comportamento della Cassinatis integri o meno quelle violazioni dei principi del movimento richiamati nella clausola. Io la decisione la impugnerei», fa sapere l’avvocato Lorenzo Borrè, che ha portato in tribunale a Roma e a Napoli i leader M5S, ottenendo i reintegri per i suoi assistiti.
La decisione ha del clamoroso non soltanto per quel che riguarda la Cassimatis: lo stesso Pirondini, nei giorni scorsi, aveva infatti chiesto che venissero resi pubblici i nomi e numeri dei votanti candidati consiglieri
Ma per lui non c’è stata nessuna sanzione, anzi: c’è stato il premio della possibilità di candidarsi con sponsorizzazione ulteriore del blog.
La Cassimatis invece ieri aveva pubblicato questo status in cui si difendeva dalle accuse di Pirondini, secondo il quale aveva fatto “comunella” con gli esclusi:
Gira nei social un link ad un evento al quale ho partecipato a Parma sul bilancio partecipato nel 2014 ( ribadisco 2014, Pizzarotti e la sua giunta erano, allora, ancora saldi sotto la bandiera a Cinque stelle e le tempeste successive erano lontane all’orizzonte.) Vi erano anche numerosi portavoce M5S, ancora portatori sani di Movimento e affatto traditori, come Silvana Carcano e Giulia Sarti, tra quelli che ricordo. Facciamo un paragone: come dire che dal 2013 al gennaio 2017, chi a Genova ha lavorato con Paolo Putti e gli altri portavoce comunali fuoriusciti, era da condannare. Chiariamoci bene: chi non ha lavorato con i consiglieri comunali in quegli anni, significa che NON ha mai fatto attivismo sul territorio, banchetti e manifestazioni comprese perchè Paolo Putti era il portavoce e ogni azione politica passava attraverso la sua concessione del logo. Direi di aver detto tutto quello che c’è da dire”.
Pirondini infatti nel giorno del voto aveva parlato, riferendosi alla Cassimatis, di chi “fino a qualche giorno fa faceva comunella con i voltagabbana che hanno usato il M5S per darsi visibilità e poi creare altre liste”, ovvero Paolo Putti e gli altri consiglieri che avevano lasciato il M5S o erano stati esclusi.
La Cassimatis invece ieri aveva condiviso una chat pubblicata da un attivista in cui Alice Salvatore alla vigilia del voto assicurava il massimo impegno per il candidato sindaco, chiunque fosse. La condivisione oggi non appare più sul suo profilo.
Si vota fin quando non vince quello che dico io!
Sulla pagina FB di Grillo i commenti si dividono, per ora, tra favorevoli e contrari alla decisione del padrone.
Giusto ieri invece la Salvatore, dopo un lungo silenzio in seguito ai risultati sgraditi, era tornata a parlare sulla sua pagina facebook postando un’intervista a Repubblica Genova in cui sosteneva di non aver endorsato ufficialmente nessuno (vero, ma le foto di lei e Pirondini erano presenti ovunque) e complimentandosi con la Cassimatis per la vittoria, assicurandole anche il sostegno.
Sul profilo facebook della Cassimatis invece, in calce a un post che parla di altro, i sostenitori dell’ormai ex candidata sono molto arrabbiati: «Ci sarà sicuramente un errore. Altrimenti sono esterrefatto», dice Luca; «Ti hanno cacciata , il capo pregiudicato ha deciso», scrive Roberto.
Paolo Putti, consigliere comunale genovese fuoriuscito a fine gennaio dal Movimento 5 Stelle di cui era capogruppo e candidato sindaco nel 2012, in rotta di collisione con la gestione di Beppe Grillo e Alice Salvatore, contattato dalla “Dire”, ha invece molto da recriminare: “Chiedo agli italiani di avere paura e di reagire rispetto a questo quadro. Hanno gettato la maschera. È terribile: c’è da avere paura. Spero che sia l’inizio della fine. Mi dispiace moltissimo per Marika Cassimatis che è una brava persona e a me interessa che ci siano persone per bene. Ma temo che non sarebbe mai riuscita a contrastarli vista la potenza di fuoco che possono mettere in campo”.
(da “NextQuotidiano“)
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