Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
LO SCANDALO: IL TRUST FUND E’ PER IL 95% DENARO PER LO SVILUPPO MA VIENE USATO PER BLINDARE I CONFINI….LA BALLA DELL’AIUTARLI A CASA LORO
Attrezzature militari, formazione di polizia, centri per migranti respinti e sistemi per la raccolta di dati
biometrici che garantiranno – in Europa – il riconoscimento del Paese d’origine e quindi più facili espulsioni.
Obiettivo: controllare le migrazioni dall’Africa e rafforzare i governi dei Paesi di origine e transito di coloro che vorrebbero attraversare il Mediterraneo.
A poco più di un anno dalla sua creazione al vertice europeo de La Valletta, il Trust Fund europeo di Emergenza per l’Africa ha stanziato a questi scopi oltre 600 milioni di euro, quasi il 40% dei progetti approvati.
Come ha denunciato il Parlamento europeo dopo la mobilitazione di Ong come Oxfam e Concord, questo fondo – 2,8 miliardi ad oggi — utilizza per fermare i migranti soldi presi dalle riserve europee per la cooperazione internazionale e la lotta contro la povertà . Che rischiano così di svuotarsi.
Lo spostamento dei fondi
Uno dei primi atti dell’Agenda europea sulla migrazione è stata la convocazione nell’ottobre 2015 a La Valletta di un vertice euro-africano. In quell’occasione i leader degli Stati europei hanno dato vita al Fondo Fiduciario di Emergenza per l’Africa anche chiamato “Trust Fund”, uno strumento fuori dal controllo del Parlamento europeo con l’obiettivo di finanziare con rapidità iniziative per «affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari».
Oggi, dei 2,8 miliardi di euro del Trust Fund, quasi il 95 per cento sono stati presi da fondi dedicati alla cooperazione e all’aiuto umanitario – in particolare dal Fondo Europeo di Sviluppo, il principale strumento per la lotta alla povertà dell’Unione – mentre solo 152 milioni sono fondi freschi messi dagli Stati.
Il rapporto 2016 del Trust Fund elenca 106 progetti approvati ad oggi per quasi 1,6 miliardi di euro. Li gestiscono principalmente le agenzie pubbliche di cooperazione allo sviluppo dei Paesi europei e organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (Oim) ma anche aziende private, come nel caso della società partecipata dal ministero dell’interno francese Civipol, che all’estero si è specializzata nella formazione delle forze dell’ordine.
Il rifiuto della comunità di Sant’Egidio
In Mali, Paese il cui sviluppo è talmente legato alle rimesse dei migranti (800 milioni di dollari arrivati nel 2016 solo attraverso i canali ufficiali) da avere un ministero per i maliani all’estero, il Fondo fiduciario ha approvato un progetto da 25 milioni di euro per il consolidamento del registro di stato civile che prevede anche la creazione di un archivio informatico di dati biometrici – ovvero impronte digitali e altre caratteristiche biologiche – «utilizzabile per l’identificazione dei migranti maliani all’estero in situazione irregolare». Cioè per favorire i rimpatri.
Lo stesso progetto sarà realizzato in Senegal con 28 milioni di euro. In entrambi i Paesi i fondi saranno gestiti dalla cooperazione belga e dalla società francese Civipol che si occuperà dell’informatizzazione dell’archivio.
La comunità di Sant’Egidio – che inizialmente aveva accettato di fare da consulente per la sua expertise in materia di registrazione gratuita delle nascite – ci ha fatto sapere di aver ritirato la sua adesione.
Questo poichè l’iniziativa per la creazione di registri di stato civile, presentata per diversi Stati africani, è stata approvata dal Trust Fund solo per il Mali e il Senegal – dove Sant’Egidio non ha sufficiente operatività sul territorio – e non in Burkina Faso dove il programma Bravo della comunità avrebbe bisogno di un nuovo impulso.
Non sappiamo perchè il progetto sia stato approvato dal Trust Fund in Mali e Senegal e non in Burkina Faso dove Sant’Egidio avrebbe bisogno di soldi proseguire nella sua attività finalizzata alla tutela dei bambini contro abusi come quelli dei matrimoni precoci.
Sappiamo però che – a differenza del Burkina Faso – Mali e Senegal sono (insieme a Nigeria, Etiopia e Niger) Paesi considerati prioritari dall’Ue , per la stipula di accordi, i cosiddetti “compact” per favorire il controllo delle migrazioni e i rimpatri.
Dimenticare i Paesi più poveri
«Così si rischia di concentrare gli aiuti verso i Paesi geograficamente interessati dalle rotte verso l’Europa dimenticando i Paesi più poveri» afferma Elly Schlein, eurodeputata italiana dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici. «Io vorrei capire come progetti che sono tutti rivolti alla capacity building e al border management possano ridurre povertà e disuguaglianze, mi sembra che viceversa rischino di accrescerle ulteriormente» aggiunge l’europarlamentare, che guida il gruppo di lavoro “Migranti e rifugiati” nella commissione Sviluppo dell’europarlamento.
Dopo la mobilitazione di Ong come Oxfam e Concord, il Parlamento ha criticato la Commissione per aver «sottratto stanziamenti agli obiettivi e ai principi degli atti fondamentali per erogarli attraverso il Trust Fund» denunciando come questo rappresenti «una violazione delle regole finanziarie e comprometta gli esiti delle strategie a lungo termine dell’Unione».
In sostanza il Fondo Fiduciario — pur gestendo diversi miliardi di euro di soldi pubblici — non è sottoposto al controllo dell’organo democraticamente eletto dell’Unione.
Le accuse del Parlamento vengono rifiutate dalla Commissione. Alle domande che abbiamo rivolto al commissario europeo allo Sviluppo, Neven Mimica, ha risposto il suo portavoce affermando che «l’Unione Europea riconosce un legame tra la sicurezza e lo sviluppo» e che il sostegno ad esso si concretizza in diverse modalità , compresa la formazione di forze dell’ordine e il loro equipaggiamento «con l’esclusione di attrezzatura letale».
In riferimento allo spostamento dei fondi obietta: «L’operazione Trust Fund è in linea con le nostre procedure» e rivendica la trasparenza del Trust Fund citando il rapporto annuale che viene pubblicato.
Le discrepanze nel rapporto
Gli interventi del Fondo Fiduciario si distinguono in base a quattro priorità : le prime due, ovvero “sviluppo economico” e “resilienza” prevedono azioni riconducibili alla lotta alla povertà come la creazione di posti di lavoro e l’offerta di servizi alle popolazioni in difficoltà , ma gli obiettivi 3 “gestione delle migrazioni” e 4 “governance” si riferiscono a interventi volti favorire il contrasto alle migrazioni irregolari e i rimpatri.
Analizzando il Rapporto 2016 del Fondo Fiduciario abbiamo notato che le somme per obiettivi degli importi dei progetti pubblicati nell’allegato non corrispondevano, secondo i nostri calcoli, alle tabelle pubblicate nella prima parte.
Sottoponendo questa discrepanza al team del Trust Fund ci è stato risposto che questo avviene perchè i fondi destinati a progetti aventi più di un obiettivo sono stati considerati dagli autori del rapporto come interamente corrispondenti al primo obiettivo citato: per questo, nel report, il totale complessivo degli obiettivi 1 e 2 – ovvero quelli riconducibili alla lotta alla povertà – risulta più alto (e quello degli obiettivi 3 e 4 sulla gestione delle migrazioni risulta più basso) rispetto a quanto abbiamo ottenuto noi facendo una ripartizione equa tra gli obiettivi.
I progetti del Trust Fund e le nuove rotte migratorie
Philippe Renault, direttore dell’Agenzia francese di cooperazione (Afc) – che in Niger gestisce con Civipol il progetto da 30 milioni di euro “Appoggio alla giustizia, alla sicurezza e alla gestione delle frontiere” – ci tiene a evidenziare ciò che distingue l’operato dell’agenzia che dirige da quello della società privata francese: «Noi lavoriamo al rafforzamento dell’agenzia nigerina per la lotta contro la migrazione irregolare mentre Civipol sostiene la polizia e forze dell’ordine».
«A differenza di Civipol — aggiunge – noi mettiamo i fondi a disposizione del governo nigerino attraverso il ministero competente».
Il progetto, che destina 20 milioni di euro al governo come “sostegno al budget”, sei all’Afc e quattro a Civipol, mira all’applicazione della legge 36/2015 contro il traffico di persone.
Questa legge, emanata dal governo del Niger a seguito di pressioni europee, ha determinato negli ultimi mesi da un lato la riduzione delle partenze verso la Libia dalla regione nigerina di Agadez – anche detta la “porta del deserto” per la sua posizione strategica lungo le rotte del Sahara — dall’altro l’affermarsi di percorsi alternativi che passano attraverso il Mali e il Chad.
«Le rotte alternative che nascono dopo la chiusura dei passaggi tradizionali evitano i centri urbani e sono quindi più pericolose», aggiunge Olivier Neola, capo di Eucap Sahel Niger la missione della Commissione Europea per assistere e sostenere le forze di sicurezza nel Paese.
«Grazie all’esperienza che abbiamo accumulato sul territorio, collaboriamo ai progetti del Trust Fund sul tema della sicurezza», afferma Neola. È avvenuto per il progetto da 41,6 milioni di euro per la creazione di “Gruppi di azione rapida” all’interno delle forze dell’ordine di cinque Paesi del Sahel (Burkina Faso, Mauritanie, Mali, Niger e Chad ) gestito dall’agenzia di cooperazione spagnola Fiiapp.
Secondo il budget indicativo che è stato pubblicato, 28 milioni di euro sono destinati alle attrezzature delle forze di sicurezza. Eucap Sahel Niger ha inoltre coordinato l’avvio del progetto – finanziato dal Trust Fund con 6 milioni — in cui le forze di polizia francesi e spagnole hanno collaborato per la creazione in Niger di un’èquipe di polizia specializzata nel fare indagini sulle reti dell’immigrazione irregolare.
Favorire i rimpatri
Intanto le raccomandazioni del Parlamento sulla necessità di non cambiare la finalità di fondi già stanziati sembrano ignorate dalla Commissione, che a settembre ha presentato il progetto di un Fondo Europeo per lo Sviluppo Sostenibile per favorire gli investimenti privati
(da “La Stampa”)
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Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
L’INTELLIGENCE USA RIVELA CHE I FAMILIARI DI ABEDI AVEVANO AVVISATO LE AUTORITA’ INGLESI CHE ERA PERICOLOSO”
Con il passare delle ore, quello che era un sospetto è diventato una certezza: Salman Adebi, il 22enne di origini libiche che si è fatto saltare in aria all’Arena di Manchester uccidendo 22 persone, non ha agito da solo, ma con il supporto di un network del terrore. E c’è di più: secondo un funzionario dell’intelligence Usa – riferisce la Nbc News – la famiglia del terrorista aveva avvertito le autorità della sua pericolosità .
La bomba usata – ha aggiunto la fonte consultata da Nbc – “era grande e complessa”, realizzata con materiali difficili da reperire nel Regno Unito.
La polizia britannica ha finora fermato quattro persone in relazione all’attacco.
Ora si sa che il primo a finire in manette, già ieri sera, è stato Ismail Abedi, fratello di Salman. Il suo interrogatorio pare abbia permesso una svolta nelle indagini, con l’arresto questa mattina di altre tre persone.
Salman – ha ammesso il ministero dell’Interno – era già noto ai servizi d’intelligence del Regno Unito, un aspetto che pone ancora una volta l’attenzione sulla difficoltà dei servizi europei di intercettare i piani dei terroristi.
Nel frattempo si viene a sapere che Salman Abedi, il killer, era tornato da pochi giorni da un viaggio in Libia.
A riferirlo il Times, al quale un conoscente del kamikaze ha raccontato: “Era partito per la Libia tre settimane fa ed era tornato di recente, pochi giorni fa”.
Se confermato, il soggiorno di alcune settimane in Libia potrebbe essere servito per l’addestramento da parte dell’Isis, che nel Paese nordafricano ha ancora una robusta presenza.
Secondo il quotidiano inglese, comunque, non si esclude neppure che il giovane possa aver viaggiato in Siria nelle settimane in cui era all’estero.
Una pista, quest’ultima, citata anche dal ministro degli Interni francese Gerard Collomb, secondo cui il kamikaze di Manchester sarebbe stato in Siria e avrebbe dato prova dei suoi legami con l’Isis.
La fitta rete di relazioni presente dietro la strage si arricchisce però anche di un altro personaggio: Raphael Hostey. Si faceva chiamare Abu Qaqa al-Britani da quando era andato in Siria a combattere.
E con questo nome reclutava a Manchester, città dove era cresciuto, centinaia di uomini da spedire nelle terre del sedicente Califfato o da usare negli attentati su suolo britannico. Conosceva, rivela oggi il Daily Mirror, Salman Abedi e con ogni probabilità è stato lui a portarlo sulla strada dell’integralismo e del terrorismo. Prima di finire fulminato da un drone americano tre anni fa.
In attesa di nuovi sviluppi, il governo di Londra ha aumentato il livello di allerta da “grave” a “critico”, il che significa rischio di attentati imminenti. Downing Street ha lanciato l’Operazione Temperer, con il dispiegamento di 3.800 militari in tutto il Paese.
In questo clima si inserisce la tensione tra Londra e Washington, con la ministra degli Interni Amber Rudd che ha criticato pubblicamente gli Stati Uniti per i “dettagli confidenziali” sull’attacco di Manchester fatti trapelare sui media Usa.
Rudd ha definito la condotta di Washington “irritante” e ha affermato chiaramente che ‘leaks’ del genere non “dovranno più ripetersi”. Parole molto forti che rivelano una tensione crescente tra i due stretti alleati all’indomani della strage di Manchester. La ministra non ha voluto dire esattamente quali dettagli siano stati rivelati ma dagli Usa erano arrivate le notizie che a colpire era stato un attentatore suicida e anche la sua identità .
I servizi britannici, intanto, continuano a scavare nella vita e nelle relazioni di Salman Abedi, l’uomo accusato di essersi fatto saltare in aria all’Arena di Manchester facendo una strage di giovani e giovanissime.
Ieri le forze di sicurezza hanno perquisito la sua abitazione a Fallowfield, nella zona meridionale di Manchester, e hanno arrestato il fratello Ismael, 23 anni, tuttora sotto custodia.
La potenza dell’esplosivo utilizzato e la dinamica dell’attentato suggeriscono un’attenta pianificazione, ma ciò non è abbastanza per attribuire la regia di quanto accaduto a un network più organizzato.
Quanto alla rivendicazione dell’Isis, potrebbe trattarsi di un’attribuzione postuma, un marchio che il Califfato tende a voler mettere su qualsiasi attacco di matrice jihadista utile alla sua propaganda.
Di sicuro, al momento, c’è solo la paura di nuovi attacchi “imminenti”. Per la terza volta nella sua storia, il Regno Unito ha alzato da “grave” a “critico” il livello di allerta terrorismo all’indomani dell’attacco che ha colpito Manchester, il peggiore dal 2005 su suolo britannico.
Stando a una scala dell’MI5 fatta di cinque gradini (gli altri sono basso, moderato, sostanziale), ciò significa che un altro attacco potrebbe essere “imminente” e non più solo “altamente probabile”. Solo in altre due occasioni – nel 2006 e nel 2007 – la nazione d’oltremanica era arrivata a essere così tanto in guardia; il livello di allerta “grave” era in atto dal 2014.
In un messaggio alla nazione la premier Theresa May ha spiegato che i militari si uniranno alla polizia per rafforzare le misure di sicurezza ad alcuni grandi eventi pubblici e in luoghi chiave. “Membri delle forze armate dispiegati in questo modo saranno sotto il comando degli agenti di polizia”, ha detto la premier preparando la popolazione all’entrata in vigore a partire da oggi di un piano di sicurezza denominato Operazione Temperer.
May ha d’altra parte detto che non è ancora stata accantonata l’ipotesi che “un gruppo più ampio di persone” possa essere stato coinvolto nell’attacco rivendicato dall’Isis. L’unico sospetto identificato finora è Salman Abedi, 22 anni: è lui ad aver fatto detonare un esplosivo mentre i fan – soprattutto adolescenti – della cantante americana Ariana Grande stavano lasciando la Manchester Arena, provocando 24 morti e decine di feriti (ieri le vittime accertate erano 22, oggi al bilancio sono stati aggiunti due cittadini polacchi che risultavano dispersi).
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
PUBBLICA ALCUNE FOTO DELLA SORELLA DEL TERRORISTA DI MANCHESTER, MA IN REALTA’ ERA UNA MODELLA CANADESE CHE NON C’ENTRAVA UNA MAZZA
Se sei un terrorista la tua foto ha buone probabilità di finire sui giornali. Se sei la sorella di un
terrorista, anche se magari non hai nessuna colpa, la tua foto ha buone probabilità di finire sui giornali.
Se invece sei la sorella di un terrorista e hai un profilo facebook nel quale aggiungi fotografie di una modella canadese, i giornali inglesi se ne accorgeranno ma non pubblicheranno le foto spacciandole per tue perchè sanno controllare e capire.
Ma quando un profilo facebook con foto di modelle incontra il Corriere della Sera di Luciano Fontana e Urbano Cairo, il profilo facebook è un profilo morto.
E allora eccola, Jomana Abedi, che “spunta in Rete” (qualunque cosa voglia dire) e siccome è una bella ragazza si merita la fotogallery e un articolo a firma di Annalisa Grandi in cui si riportano tutte le informazioni presenti sul pezzo del Telegraph che però quelle foto non le ha mai riprese, chissà perchè (scemi gli altri, nevvero?).
Peccato che quelle foto, e basta una semplice ricerca su Google per sincerarsene, appartengano invece a Janice Joostema, modella canadese nata nel 1995, e si possano ammirare anche su Pinterest e Instagram oltre che sul suo sito. Janice Joostema è apparsa su Cosmopolitan, sul Daily Mail e su Sports Illustrated.
Come ciliegina sulla torta, l’inviato a Parigi del Corriere Massimo Nava ritwitta l’articolo ricordandoci “l’incredibile banalità del male. Nessun animale, tranne l’uomo, può concepire un orrore simile“.
In effetti nessun animale, tranne l’uomo, può concepire l’orrore di fare una fotogallery con la sorella di un terrorista perchè è una bella ragazza e poi sbagliare ragazza, foto e profilo mentre è impegnato a farci la morale.
Nel frattempo Jomana Abedi ha chiuso il profilo in cui usava le foto di Janice Joostema. Su Instagram è possibile ritrovare anche lo scatto usato dal Corriere come prima immagine della fotogallery: risale al marzo 2016.
Anche Repubblica nell’edizione cartacea ha pubblicato una foto della modella scambiandola per la sorella del terrorista.
Alle 9,19 il Corriere della Sera rimuove le foto dall’articolo e la relativa fotogallery scusandosi per l’errore.
Resta la domanda: ma il fatto che la sorella di un terrorista sia una bella donna è una notizia?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
PER VENDERE DUE COPIE IN PIU’ ARRIVA PURE LA BESTEMMIA CONTRO IL DIO DEI MUSULMANI: ORMAI E’ UNO DEI MIGLIORI FIANCHEGGIATORI DELL’ISIS
Alessandro Sallusti sul Giornale di oggi contribuisce alla pace nel mondo rivendicando il diritto di bestemmiare «contro Allah, un dio crudele e assassino» sulla prima pagina del Giornale.
Come sempre, dopo una strage, Libero e il Giornale fanno a gara a chi la spara più grossa nel disperato tentativo di farsi notare per chi scrive la cosa più “urticante” e fomentare così l’odio. Stavolta tocca direttamente a un dio a cui, in teoria, nemmeno dovrebbero credere.
Libero invece se la prende con “l’accoglienza in Inghilterra”, che dev’essere molto alta e buonista visto come ha votato la Gran Bretagna al referendum sulla Brexit.
Questo spettacolino indegno continua a ripetersi senza soluzione di continuità dopo ogni evento in cui in qualche modo c’entrano, o secondo i quotidiani di estrema destra ci possono entrare, gli islamici.
Sarebbe come sostenere che tutti i media italiani sono demenziali solo perchè due testate istigano all’odio per vendere due copie in più nei reparti di psichiatria.
(da agenzie)
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Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
L’ARCIVESCOVO DI FERRARA DESCRIVE I RAGAZZI MORTI COME “VENUTI AL MONDO” SENZA ESSERE DESIDERATI, BISOGNOSI DI PSICANALISI, UNA VITA SENZA RAGIONE”
Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha pubblicato ieri un articolo su La Nuova
Bussola Quotidiana in cui descrive i ragazzi morti alla Manchester Arena come “venuti al mondo” senza essere desiderati, utilizzatori di psicoanalisi, e di essere morti “così, quasi senza ragione come avevate vissuto”. Già che c’è l’arcivescovo si preoccupa del fatto che ai morti faranno un funerale “in cui si esprimerà al massimo la bolsa retorica laicista”.
Siete venuti al mondo, molte volte neanche desiderati, e nessuno vi ha dato delle «ragioni adeguate per vivere», come chiedeva il grande Bernanos alla generazione dei suoi adulti. Vi hanno messo nella società con due grandi princìpi: che potete fare quello che volete perchè ogni vostro desiderio è un diritto; e l’importanza di avere il maggior numero di beni di consumo.
Siete cresciuti così, ritenendo ovvio che aveste tutto. E quando avevate qualche problema esistenziale — una volta si diceva così — e lo comunicavate ai vostri genitori, ai vostri adulti, c’era già pronta la seduta psicanalitica per risolvere questo problema. Si sono solo dimenticati di dirvi che c’è il Male. E il Male è una persona, non è una serie di forze o di energie. È una persona. Questa persona s’è acquattata lì durante il vostro concerto. E l’ala terribile della morte che porta con sè vi ha ghermito.
Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate vissuto. Non preoccupatevi, non vi hanno aiutato a vivere ma vi faranno un “ottimo” funerale in cui si esprimerà al massimo questa bolsa retorica laicista con tutte le autorità presenti — purtroppo anche quelle religiose — in piedi, silenziose. Naturalmente i vostri funerali saranno fatti all’aria aperta, anche per quelli che credono, perchè ormai l’unico tempio è la natura.
Luigi Negri ha fatto parlare di sè anche in altre occasioni. Parlò qualche tempo fa di complotto su “La Stampa” per far dimettere Papa Ratzinger e venne intercettato da un giornalista sul treno mentre diceva a gran voce: “Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come ha fatto come aveva fatto con l’altro”, ovvero Giovanni Paolo I, morto dopo 33 giorni di pontificato.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
PROIETTATO SULLA CUPOLA DI SAN PIETRO IL MESSAGGIO “PLANET EARTH FIRST” IN RISPOSTA AL MOTTO “AMERICA FIRST”
Alla vigilia dell’incontro tra Papa Francesco e Donald Trump, Greenpeace ha proiettato sulla cupola della Basilica di San Pietro il messaggio “Planet Earth First!” (Prima il pianeta Terra!”) in risposta al motto di Trump “America First!”.
Il presidente degli Stati Uniti ha recentemente abolito numerose misure per la protezione del clima, desiderando favorire le aziende petrolifere e del carbone. Gli Usa sono il secondo emettitore di gas serra al mondo, superati solo negli ultimi anni dalla Cina.
“I cambiamenti climatici sono la minaccia che più tocca la nostra generazione, per questo i veri leader mondiali si stanno impegnando per salvaguardare il nostro futuro. Trump non può sfuggire a questa responsabilità rinnegando l’impegno degli Stati Uniti preso a Parigi” spiega Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International.
“Prima dell’incontro con il Papa abbiamo voluto consegnare questo messaggio a Trump, convinti che la sua prima priorità debbano essere le persone e il pianeta, non il profitto di chi inquina. Il presidente non può fermare la transizione verso fonti di energia pulita e deve invece accelerarla”.
Nella “Laudato Si’ sulla cura della casa comune”, promulgata il 18 giugno 2015, la prima enciclica sull’ambiente, Papa Francesco identificava la lotta ai cambiamenti climatici come priorità , affermando anche che “i combustibili fossili, altamente inquinanti — specialmente il carbone, ma anche il petrolio e, a un livello minore, il gas — devono essere sostituiti gradualmente e senza ritardi”.
Nelle prossime settimane Trump deciderà se gli Stati Uniti devono continuare o meno ad essere parte dell’Accordo di Parigi sul clima, un patto storico in cui quasi 200 Paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento del pianeta entro 1,5 gradi Celsius.
Il 71 per cento degli americani — insieme ad aziende come Google e Microsoft e a diversi governi locali statunitensi — chiede che gli Usa non si tirino indietro.
(da agenzie)
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Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
POI AL QUIRINALE VIENE RICEVUTO DA MATTARELLA E A VILLA TAVERNA VEDE GENTILONI
Un breve incontro, 30 minuti appena, all’insegna della cortesia e nel pieno rispetto del protocollo. 
Si è svolto così l’attesissimo faccia a faccia tra Papa Francesco e il presidente americano Donald Trump, che stamattina presto è giunto in Vaticano assieme alla moglie Melania, alla figlia Ivanka e al genero Jared Kushner.
Più che con le dichiarazioni, è tramite i doni fatti al leader americano che Bergoglio ha scelto di far arrivare il suo messaggio.
Tra i regali del pontefice, infatti, spicca l’enciclica Laudato si’, vero manifesto ambientalista scritto da Francesco anche come appello a “prenderci cura del pianeta”, la nostra casa comune.
Un tema su cui Trump ha finora dimostrato una scarsa sensibilità , prendendo posizioni molto criticate dagli ambientalisti.
Oltre all’enciclica, Bergoglio ha donato al presidente altri due documenti – la Evagelii gaudium e Amoris Laetitia – il messaggio per la Giornata della Pace e il medaglione con il simbolo dell’ulivo.
Al termine del colloquio, i due sono apparsi più distesi dell’ingresso.
“Per me è stato un grandissimo onore incontrarla”, ha detto il leader Usa al pontefice. Prima di congedarsi, Bergoglio ha stretto la mano a Melania e Ivanka, vestite di nero con la veletta in testa, come da protocollo: molto scura quella di Melania, nera trasparente quella di Ivanka.
Dopo l’incontro con il Papa, Trump ha avuto un colloquio di 50 minuti con l cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato dal segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher.
“Con il Papa abbiamo avuto un fantastico incontro. È una grande personalità ” ha commentato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “L’Italia ci sta piacendo molto, è stato un onore incontrare il Papa”.
Ivanka Trump si era recata anche alla Comunità di Sant’Egidio a Trastevere.
La First Daughter ha ringraziato la Comunità per il lavoro che svolge in tutto il mondo e si è detta pronta a collaborare alle sue iniziative.
“Non vedo l’ora di dare il mio sostegno” ha detto Ivanka dopo aver incontrato il fondatore Andrea Riccardi e il presidente Marco Impagliazzo.
Ivanka ha poi incontrato un gruppo di donne vittime della tratta e che, con l’aiuto della Comunità , si sono sottratte alla schiavitù. “Sono donne notevoli”, ha aggiunto, “che hanno affrontato sfide indicibili: è un onore incontrarle, poter parlare della loro lotta e di come sono state capaci, con l’aiuto della Comunità , di ricostruire la loro vita”.
Melania invece ha visitato l’ospedale Bambino Gesù: “E’ stato bello venire a trovarvi. Siate forti e ottimisti. Con amore Melania” è la scritta in rosso sul libro delle visite della first lady statunitense.
Ai bambini ha portato dei puzzle della Casa Bianca e ha ricevuto in dono un libro sulle vite difficili che attraversano ogni giorno l’ospedale, dal titolo ‘Vite coraggiose’, e dei disegni di benvenuto in Italia.
Con loro ha parlato, si è seduta a disegnare dei fiori colorati e si è prestata a tanti selfie. “Ciao, su cosa lavori”, ha detto rivolgendosi a un’adolescente con il velo, dal Libano. Vengono da tutto il mondo a curarsi all’ospedale del Papa, e oggi ad accoglierla nella ludoteca, dopo la sua visita al reparto di terapia intensiva di cardiochirurgia, erano in venti, da nove nazionalità diverse. La presidente Mariella Enoc l’ha accompagnata per l’intera visita, durata su per giù 40 minuti, a partire dall’accoglienza
Dopo la tappa in Vaticano, Trump si è recato al Quirinale per l’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I due si sono stretti la mano e hanno posato per i fotografi nella sala degli Arazzi di Lille, davanti alle bandiere dell’Italia, degli Usa e della Ue.
Ultima tappa romana per The Donald è l’incontro a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano a Roma, con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Stretta di mano, poi l’incontro bilaterale nel salone della villa. Gentiloni ha donato a Trump una cravatta rossa made in Italy.
Quella che si è aperta ieri sera è la prima visita ufficiale in Italia di Trump da presidente degli Stati Uniti.
L’attentato di Manchester ha fatto alzare un’allerta già ai massimi livelli in vista della visita del presidente giunto a Roma con moglie e delegazione al seguito. Blindate da ieri tutte le aree della città che ospitano i cosiddetti obiettivi sensibili: intensificati i controlli soprattutto attorno a Villa Taverna e nelle aree in cui sono in programma gli appuntamenti, a cominciare dal Vaticano e il Quirinale.
Controlli rigorosi sono in corso da giorni con artificieri, unità cinofile e antiterrorismo.
Il corteo presidenziale si sposta nelle varie zone del centro su auto blindate, con chiusure del traffico temporanee conseguenti al passaggio dei veicoli.
Oltre alle zone interdette, attorno agli obiettivi sensibili, da ieri è in vigore un’ampia ‘zona verde’ interessata dagli spostamenti del corteo presidenziale che da piazza della Repubblica arriva sino al quartiere Parioli, comprendendo anche Villa Borghese e proseguendo per viale delle Belle Arti sino al lungotevere, e centro storico, Circo Massimo, Colosseo e Fori Imperiali.
Nella ‘zona verde’ sono vietate manifestazioni che mettano a rischio l’ordine pubblico fino alle 14, ora in cui presidente è delegazione lasceranno la capitale.
La polizia scientifica ha istallato nei giorni scorsi un’articolata rete di telecamere in tutte le aree da tenere sotto stretta sorveglianza, ed una di queste è installata in posizione rialzata sul veicolo del posto di comando avanzato, per riprendere stabilmente ogni istante del percorso presidenziale.
(da “La Repubblica”)
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