Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA USA PAROLE DURISSIME PER CONDANNARE IL LIVORE RAZZISTA
Sulla manifestazione a Milano in favore dell’accoglienza dei migranti, Enrico Mentana ha espresso la sua opinione, criticando il livore espresso da tanti.
C’è chi non ha apprezzato la marcia, sul modello di quella antirazzista di Barcellona: è proprio a queste persone che il direttore si è rivolto, nel lungo post pubblicato su Facebook.
“Non avete mai mosso un dito contro mafiosi e camorristi, contro gli evasori e i corrotti, sbraitate solo quando acciuffano un politico ladro, purchè della parte opposta alla vostra, avete fatto il tifo per la banda di Romanzo Criminale e i Savastano di Gomorra, parcheggiate in seconda fila e ve ne fregate della differenziata, e però per voi la vergogna sono quei manifestanti di Milano”, ha scritto
E ancora: “Non concepite che uno possa aiutare chi ha bisogno, e infatti diffondete la calunnia che le Ong siano spinte dal lucro e dal malaffare. Mi sono chiesto per tanto tempo come sia stato possibile che da noi, 80 anni fa, le leggi razziali siano state varate e attuate senza nessuna reazione popolare. Ma come, noi, gli “italiani brava gente”, restammo zitti, e anzi partecipammo con zelo alla loro applicazione, alcuni fino alle estreme conseguenze? Grazie a voi, al cinismo ferino delle vostre parole, ho potuto capire di chi siete ideali eredi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
“NON CI ASPETTAVAMO COSI’ TANTA GENTE”, IL CENTRO DI MILANO VA IN TILT… GRASSO: “NON CEDEREMO AL RICATTO DELLA PAURA”… I CENTRI SOCIALI CON LO SLOGAN “PD PEGGIOR DESTRA”
La marcia «Insieme senza muri» si chiude con un bilancio di centomila presenze.
Un fiume di persone, che per ore ha paralizzato il traffico nell’intero centro di Milano. «Nemmeno noi che siamo ottimisti ci aspettavamo tanta gente – hanno annunciato gli organizzatori dal palco al Parco Sempione -. Siamo decine di migliaia, alla faccia di chi diceva (Salvini, ndr) che la manifestazione non si doveva fare».
Una cinquantina di antagonisti hanno creato un momento di tensione all’altezza di piazza Repubblica, cercando di prendere la testa del corteo e urlando slogan contro il decreto Minniti e contro il «Pd che è la peggiore destra, ma la questione è stata dipanata evitando che sfociasse in aggressioni fisiche.
I servizi di vigilanza sono stati discreti e mirati, al fine di tutelare i partecipanti ed evitare qualsiasi tensione con le forze dell’ordine.
Il questore Marcello Cardona ha elogiato i poliziotti per come hanno saputo controllare, anche grazie alla Sala Gestione Grandi Eventi, lo svolgimento pacifico della marcia.
Il sindaco Beppe Sala dal palco ha voluto sottolineare: «Voglio essere un costruttore, ma di ponti e non di muri». Il presidente del Senato Pietro Grasso è stato molto applaudito quando ha detto: «Chi nasce in Italia è italiano» e «no ai muri, non cederemo alla paura».
Il tema dell’immigrazione «riguarderà le nostre vite per i prossimi decenni e io voglio essere un costruttore di ponti non di muri», ha detto dal palco il sindaco Sala. «Di fronte al tema epocale delle migrazioni non si può girarsi dall’altra parte. Vi prometto che non lo farò. Lavoro ogni giorno per costruire una grande Milano, ma questo non avrebbe senso se si perdesse l’anima solidaristica della città – ha concluso – io cercherò di fare Milano grande ma senza dimenticare la solidarietà ».
Mentre la testa del corteo è arrivata al Parco Sempione, c’era ancora gente che stava partendo da Porta Venezia. Il traffico, in tutto il centro di Milano, è rimasto bloccato dal corteo
Il presidente del Senato Pietro Grasso ha dichiarato: «Sono qui per difendere la Costituzione», ricordando che la Carta prevede l’accoglienza di chi non ha diritti garantiti nel suo Paese d’origine. «È il momento che l’Europa diventi più equa e solidale», ha aggiunto. «Oggi diciamo che non torniamo indietro. Non costruiremo con i mattoni dell’intolleranza nuovi muri e divisioni. Un muro porta a una chiusura, a essere carcerieri di se stessi e noi non cederemo al ricatto della paura». Tra i passaggi più applauditi del suo discorso: «Chi è nato in Italia, studia in Italia, è italiano».
Una cinquantina di contestatori con lo striscione «Pd peggior destra» si sono fatti avanti, determinati a prendere la testa del corteo soppiantando lo striscione ufficiale «Insieme senza muri».
Urlano slogan chiedendo l’allontanamento dell’assessore alla Sicurezza, Carmela Rozza, dal corteo. I contestatori hanno definito lo spezzone del Partito Democratico «la peggior destra», ripetendo che la presenza del Pd è fuori luogo perchè sostiene la legge Minniti-Orlando.
«Nessuna persona è illegale. Minniti, Orlando, vi state sbagliando» lo slogan scandito dai contestatori. Contestati duramente gli esponenti del Pd e in particolare l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza. Tensioni risolte dopo circa 20 minuti.
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
NEL GIORNO DELLA MARCIA DI GRILLO, EMERGONO I CONTI CHE NON TORNANO: SERVONO DAI 17 AI 20 MILIARDI, REALMENTE CE NE SONO SOLO 2, QUINDI SI PARLA DEL NULLA
Oggi il MoVimento 5 Stelle anima la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, ovvero per la proposta di legge sul reddito minimo garantito da 17 miliardi annui per dare sostegno “a 9 milioni di cittadini senza reddito, o con redditi molto bassi”.
Un disegno di legge a rischio per le coperture ballerine indicate e che oggi vengono messe in discussione sui giornali.
Dario Di Vico sul Corriere riepiloga i dettagli della proposta:
Nella proposta Grillo – che parla di un costo per lo Stato di 17 miliardi di euro (o 20 a seconda delle versioni date di M5S) – si arriva all’incirca a un assegno di 300-360 euro al mese. Mentre l’ipotesi Catalfo prevede di erogare il sussidio alle famiglie e non agli individui e modula la somma: si può arrivare a un massimo di 780 euro per chi non percepisce alcun reddito, per gli altri si sottrae da 780 quanto già percepito. C’è da aggiungere che la platea di Grillo privilegia di fatto gli immigrati regolari che in proporzione sono maggiormente presenti rispetto agli italiani nella categoria «poveri assoluti».
Segnalando però anche il nodo delle coperture, citando le obiezioni di Phastidio:
Sulla Rete il blogger Mario Seminerio ha parlato di «una stangata fiscale per i ricchi» e subito dopo ha messo in luce una serie di contraddizioni: il rischio che l’aumento della tassazione su banche e assicurazioni venga scaricato sui clienti, il fatto che i dividendi di Banca d’Italia già vengono versati al Tesoro e che l’insieme delle misure avrebbe l’effetto di un incremento ulteriore della pressione fiscale e contributiva pericolosa che avrebbe un effetto depressivo sull’attività economica.
Lo stesso nodo viene segnalato sul Fatto Quotidiano, dove Carlo Di Foggia giudica anch’egli le coperture come poco credibili: alcune, spiega, sono difficilmente raggiungibili come i 2,5 miliardi da risparmiare centralizzando gli acquisti della Pubblica Amministrazione, un piano partito già da tempo.
Anche trovare 2 miliardi riducendo la deducibilità degli interessi passivi a banche e assicurazioni è un problema perchè, spiega il Fatto, rischia di far saltare alcuni istituti di credito; 60 milioni dalla riduzione delle indennità parlamentari (non 600 come erroneamente apparso sul blog di Beppe Grillo) è impresa ardua visto che Camera e Senato spendono in totale 160 milioni per questa voce.
E ancora:
Considerare una copertura gli utili di Bankitalia appare un doppione perchè già ne versa gran parte allo Stato (2,2 miliardi nel 2016).
Altre coperture sono aleatorie o col rischio boomerang: i 500 milioni dalla “soppressione degli enti inutili”(ma si cita solo il Cnel e risparmiare sulle partecipate è utopia); i 5 miliardi di “tagli”a riduzioni e agevolazioni fiscali sui “redditi alti” oltre che una stangata sono anche politicamente insostenibili (all’ex commissario alla spending review Perotti bocciarono un piano da 1,5-2 miliardi di tagli); l’eliminazione del cumulo pensionistico tra reddito autonomo e dipendente significa sottrarre i contributi ai lavoratori coinvolti; 1 miliardo dal gioco d’azzardo — dopo i 200 milioni appena “prelevati”dalla manovrina— rischia di produrre un calo del gettito (ora a 8 miliardi).
Altre ancora sono realistiche ma di piccolo importo: dal taglio delle “pensioni d’oro” (300 milioni, ma nel corridoio stretto della Consulta) ai finanziamenti all’editoria (29) e ai partiti(20 milioni).
L’unica entrata certa sono gli 1,5 miliardi del fondo di sostegno alla povertà (nel 2017 ci sono però solo 1,15 miliardi) con cui il governo finanzierà il “Reddito di inclusione” (Reis): 400 euro mensili per 400 mila famiglie in estremo bisogno (i poveri “assoluti”sono 4,6 milioni).
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
IN UNA INTERCETTAZIONE CON UN FUNZIONARIO POI ARRESTATO IN MERITO A UN INTERVENTO PER BLOCCARE LA NOMINA DI UN CONSULENTE SGRADITO ALL’ARMATORE MORACE
A parlarne è stato lui stesso su Facebook: c’è anche il nome del deputato regionale del MoVimento 5
Stelle Sergio Tancredi nell’inchiesta Mare Mostrum dove sono accusati di corruzione l’ex sottosegretaria Simona Vicari e l’armatore Ettore Morace.
La storia è stata raccontata ieri dall’Adn Kronos.
Per bloccare la nomina di un consulente tecnico sgradito all’armatore Ettore Morace, il funzionario regionale Giuseppe Montalto, arrestato oggi, insieme con l’armatore Morace, per corruzione, si era rivolto anche a Tancredi.
Che aveva assicurato di aiutarlo a fermare la nomina di Giuseppe Prestigiacomo. “Montalto — scrive il gip nella misura cautelare — dopo aver appurato la fondatezza dell’informazione contattava il deputato dell’Ars e portavoce del partito politico Movimento 5 stelle Sergio Tancredi a cui chiedeva notizie sulla nomina del consulente”.
“Tancredi riferiva a Montalto di non saperne nulla e gli garantiva che si sarebbe attivato con i suoi deputati in commissione per evitare la nomina”, scrive il gip. Montalto era molto preoccupato e ci teneva particolarmente a bloccare la nomina di Prestigiacomo che gli avrebbe creato problemi in assessorato.
“Assai significativa era un’affermazione di Montalto che tradiva la forte preoccupazione legata all eventuale nomina del consulente”. “Non vorrei che mi mettano un ‘Papa nero’, dice Montalto a Tancredi e il deputato grillino “gli garantiva il suo interessamento” per “scongiurare la nomina del consulente” attraverso la mancanza del numero legale in commissione Affari istituzionali.
Ecco l’intercettazione della conversazione tra Montalto e Tancredi, riportata proprio dall’ADN Kronos.
A chiamare è Montalto che chiede al deputato M5S: “Uh senti, voi chi avete in quarta commissione?”.
E Tancredi: “Ehhh in quarta commissione ci sono Gianina (Ciancio ndr) e Trizzino (Giampiero)”.
E Montalto: “Trizzino, perfetto”.
Montalto spiega a Trancredi della nomina di Prestigiacomo, non gradita.”Leggendo diciamo l’ordine del giorno della della Commissione in quarta hanno la nomina di un consulente a titolo gratuito”, gli dice. “Per le tematiche relative al trasporto marittimo”.
E Tancredi: “eeee da dove ci esce sta cosa?”.
Montalto: “Che cazzo ne so, lo sto chiedendo a te ne hai tre in commissioni li chiami e gli dici ma chi?”.
E Tancredi lo rassicura: “Aspetta che ora chiamo”. Montalto gli dice: “Non vorrei che mi mettano un ‘Papa nero’”. E Tancredi replica: “E minchia di che cazzo parliamo, poi questa cosa scusa”.
Montalto spiega poi a Tancredi: “Allora io potevo pensare siete stati voi che avete rotto i coglioni che volevate un consulente ma poi conoscendovi che abbiamo…”.
E Tancredi: “ma no, l’avremmo detto”.
Montalto cerca rassicurazioni: “Vediamo di capirlo chi? Vedi con i tuoi, poi in funzione di questo si decide”
Il grillino gli risponde: “Va bene, va bene, ora ora chiamo chiamo a Giampiero”. Segue una telefonata intercettata tra Montalto e un altro funzionario regionale, Mario La Rocca per avere notizie sulla Commissione.
Anche il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, nel corso della conferenza stampa di oggi ha parlato dell’episodio citato dal gip nella misura cautelare.
“Per bloccare la nomina Montalto ha ottenuto l’appoggio del M5S”, ha detto Lo Voi ai giornalisti. “Risulta, ad esempio, che i Cinque stelle avevano fatto mancare il numero legale durante una seduta per decidere la nomina del consulente”.
Successivamente, Giuseppe Montalto ricontatta il deputato del M5S Sergio Tancredi e gli dice il nome del consulente da non nominare “denigrandone la figura”, come dice il gip. Montalto ha precisato “che la nomina era stata portata avanti dal deputato Pietro Alongi, esponente di Ncd e vicepresidente della commissione.
E Tancredi “concordava con l’opinione di Montalto sulla inopportunità della nomina”. “Perfetto, benissimo, ci mettiamo l’acqua dentro come al solito, giusto”.
E “garantiva il sostegno dei componenti del suo partito affinchè se ne scongiurasse la nomina”.
Montalto ribadisce a Tancredi: “Deve essere deve essere votato no” e il deputato grillino conferma: “Certo che deve essere votato”.
Subito dopo Montalto richiama Mario La Rocca, funzionario regionale e gli annuncia l’appoggio del M5S per silurare il consulente.°
Una ricostruzione che Tancredi contesta nella sintesi data dal titolo: non si può accostare un deputato M5S alla corruzione.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
LO SFOGO DELLA SOTTOSEGRETARIA DIMISSIONARIA
“Ho letto sulle agenzie che sarei accusata di corruzione. Ma di che parliamo? Quell’orologio riguarda rapporti con le persone che uno ha a prescindere. Dalle intercettazioni si capisce benissimo che si tratta di un regalo di Natale. Poi sì, io ho chiamato per ringraziare. Ma se lo avessi fatto per corruzione, secondo voi avrei ringraziato?”.
Lo afferma al Corriere della Sera, Simona Vicari, dimessasi dalla carica di sottosegretario alle Infrastrutture dopo le accuse nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione della procura di Palermo.
“Nessuna sofferenza – si difende Vicari -, perchè io non ho agito nell’interesse di una persona, ma nell’interesse di una categoria. Il trasporto marittimo era l’unico mondo del trasporto pubblico rimasto fuori dall’esenzione dell’Iva e il ministro Delrio era a conoscenza di quell’emendamento”.
“Non ho chiesto all’armatore un posto di lavoro per mio fratello – fa sapere anche -. Era lui che stava cercando qualcuno”.
Vicari smentisce quindi che oltre al ministro Delrio anche il premier Gentiloni le abbia telefonato per chiederle di fare un passo indietro: “Assolutamente no, mi hanno detto entrambi di prendere liberamente le mie decisioni”.
“Ci sono ministri – aggiunge – che hanno preso non uno ma tre cronografi di lusso e sono ancora tutti in carica”.
(da “Huffingtopost”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA MALTAFILES FA UNA PRIMA VITTIMA: ENRICO CANTONE SI E’ DIMESSO
Ancora prima di arrivare in edicola, l’inchiesta MaltaFiles dell’Espresso sugli italiani a Malta ha già
provocato le prime dimissioni di un esponente politico.
Lunedì 15 maggio con un post pubblicato su Facebook alle 20.45, Enrico Cantone del Movimento Cinque Stelle ha annunciato il suo imminente passo indietro dall’incarico di consigliere della regione Toscana.
Motivo: Cantone si è accorto di non aver denunciato al Fisco «un’attività commerciale» costituita a Malta «sette anni fa».
Un’illuminazione, insomma. Un’improvvisa reminiscenza di affari a lungo dimenticati.
In ossequio ai principi di trasparenza del Movimento, il politico di Livorno, la città del sindaco grillino Filippo Nogarin, ha quindi deciso di lasciare la poltrona in Regione.
Quello che Cantone non racconta su Facebook è il contenuto di una mail che L’Espresso gli ha inviato giovedì 11 maggio alle 10.58 al suo indirizzo di posta elettronica presso la Regione Toscana.
In quel messaggio questo giornale informava Cantone di aver trovato il suo nome nella lista degli italiani a Malta e gli chiedeva informazioni sull’attività svolta dalle due società di cui risulta azionista, la Cr Holding e la Carsins Eu.
Le domande dell’Espresso sono rimaste senza risposta fino a lunedì 15 maggio, quando alle 13.02, è arrivata in redazione una mail in cui l’esponente Cinque Stelle spiegava di aver costituito le due società maltesi «per possibili nuovi affari per scambi commerciali con la Libia e la Tunisia (sic)».
Poche ore dopo, annunciate via Facebook, sono arrivate le dimissioni. Dimissioni preventive.
(da “L’Espresso”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
DAI POLITICI AI GIUDICI, I RAPPORTI DEI MORACE PER IL MONOPOLIO DEI SERVIZI MARITTIMI
La Procura di Palermo ha chiesto al gip di richiedere al Senato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra l’armatore Ettore Morace e Simona Vicari, parlamentare di Ap ed ex sottosegretario alle Infrastrutture, indagata per corruzione nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Morace e del candidato sindaco di Trapani Girolamo Fazio.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. Si tratta di intercettazioni indirette.
Le utenze messe sotto controllo, infatti, non erano quelle di Vicari, ma quelle di Morace. E in questo contesto gli investigatori hanno registrato alcune telefonate tra l’armatore e la politica.
La legge, però, in casi simili, prevede che per l’utilizzo a carico del parlamentare serva l’autorizzazione della Camera di appartenenza: il Senato in questo caso. Se il gip dovesse ritenere rilevanti le conversazioni, dopo aver fissato udienza con le parti, dovrà chiedere al Senato l’autorizzazione al loro utilizzo. In caso di rifiuto, le intercettazioni devono essere distrutte. Stessa sorte avrebbero qualora il gip le ritenesse irrilevanti.
Una fitta rete di rapporti con politici, funzionari, faccendieri. E un unico obiettivo: mantenere il dominio sui mari di Sicilia e sui redditizi collegamenti con le Isole minori finanziati dalla Regione, con gare che fino al 2014 valevano 93 milioni e adesso 63.
Questo emerge dall’inchiesta che ha portato all’arresto dell’armatore Ettore Morace e del candidato sindaco a Trapani, Girolamo Fazio e agli avvisi di garanzia per il governatore Rosario Crocetta e per la sottosegretaria alle Infrastrutture Simona Vicari che ieri si è dimessa.
Al centro di tutto il rampollo della famiglia Morace, Ettore, amministratore dell’impero che porta il nome Liberty lines (ex Ustica lines). E per avere il controllo di tutto, per interferire sulle decisioni della politica, del Parlamento nazionale e dell’assemblea regionale e della Regione, Morace ha oleato tutti, garantendo favori come assunzioni, vedi il caso del nipote dell’ex sindaco e deputato Girolamo Fazio, al quale era stata data in dotazione anche una Mercedes.
Dando regali, come il Rolex fatto arrivare alla sottosegretaria Simona Vicari. E cercando di “sostenere” gli amici che potevano agevolarlo negli affari
Morace ha rapporti con tutti. A partire dagli assessori che si susseguono alle Infrastrutture. Vanta ottimi rapporti con Giovanni Pistorio, che in una telefonata con tono molto scherzoso gli diceva di non «mandargli più Fazio e Turano (deputati regionali trapanesi, ndr) perchè non ce n’è bisogno».
«Lei è un dio», dice Morace figlio all’assessore Baldo Gucciardi, trapanese, che sostiene un emendamento all’Ars che fa avere un finanziamento aggiuntivo da 3 milioni per il trasporto marittimo.
I Morace arrivano ovunque, anche nel cuore di Palazzo Chigi. «Ne è dimostrazione – scrivono gli inquirenti – una conversazione registrata tra Ettore e il padre Vittorio nel corso della quale il rampollo riferiva di essere stato il giorno prima a Filicudi a cena con il già sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti, attuale ministro con delega al Mezzogiorno, che per stessa ammissione di Ettore era colui che lo aveva “aiutato nell’acquisizione della Siremar”».
I Morace possono innanzitutto contare sul grande impegno di alcuni deputati e politici, su tutti l’ex sindaco Girolamo Fazio che ottiene in comodato d’uso una Mercedes, intestata all’azienda Liberty Lines, con la quale si muove tranquillamente. Ottiene anche l’assunzione del nipote, Roberto Fazio, per un lungo periodo nella società dell’armatore.
Fazio poi, quando l’Ars ha votato un emendamento, proposto prima in giunta dall’assessore trapanese Baldo Gucciardi, che stanzia 3,5 milioni per il trasporto marittimo, cerca di prendersi tutti i meriti e in cambio chiede a Morace «di poter partecipare all’incontro con i dipendenti della Liberty Lines per lo scambio degli auguri natalizi». Morace coltiva rapporti suoi, ma manda spesso in avanscoperta Fazio.
Ad esempio, quando cerca sponde al Cga dopo aver perso al Tar il ricorso contro la Regione che non gli ha riconosciuto dei pagamenti passati (Morace chiedeva 60 milioni, il dipartimento Infrastrutture guidato da Fulvio Bellomo e da Maria Piazza, la dirigente che ha fatto partire la mega indagine, gliene ha riconosciuti 40).
Fazio vola a Roma per incontrare prima il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella (dialogo registrato da inquirenti ma con molti omissis) con il quale va a pranzo insieme per parlare del ricorso dei Morace.
Poi si vede con Raffaele De Lipsis, ex presidente del Cga. De Lipsis dice a Fazio: «Mi metto in moto». Per fare cosa? Per fare pressioni sull’attuale presidente del Cga, Claudio Zucchelli. De Lipsis chiama Zucchelli: «Ti raccomando, io ci tengo molto perchè io viaggio spesso con la Ustica Lines».
Per gli inquirenti questa è la prova delle pressioni e dell’attività dell’ex magistrato per aiutare Morace e Fazio a far rivedere la decisione del Tar. Ma qual è stato l’esito di questa pressione? «Il De Lipsis all’esito dell’incontro riservato intrattenuto con Zucchelli avrebbe da questi ricevuto espressioni di rassicurazione»», scrivono gli inquirenti. L’udienza ancora si deve tenere.
Morace è poi venuto incontro alle richieste che Montalto faceva per la ex deputata Marianna Caronia che aveva un contenzioso con la Siremar per la sua liquidazione.
Il gran manovratore era anche il padre della Caronia, il sindacalista Uil Giuseppe, potentissimo dentro il settore dei marittimi. Montalto si attiva e contatta la Caronia per riferirle che Franza e Morace «avrebbero provveduto al pagamento di 100 mila euro».
«Dopo pochi minuti – scrivono gli inquirenti – Morace contattava direttamente la Caronia per spiegarle i termini dell’accordo. L’armatore precisava che in base ai calcoli previdenziali alla stessa formalmente sarebbero stati liquidati esclusivamente 50mila euro mentre gli altri 50mila verrebbero elargiti con una fattura per attività inesistenti».
Montalto e Caronia poi fanno pressioni sulla commissione Ambiente dell’Ars per non far nominare consulente Giuseppe Prestigiacomo, ex dirigente Siremar. Montalto convince il deputato 5 Stelle Sergio Tancredi a sostenere lo stop e la nomina salta. I Morace fanno e disfano. E se in passato sulla loro strada avevano trovato dirigenti compiacenti, come Salvatrice Severino che aveva disegnato i bandi su misura per loro in cambio dell’assunzione della figlia, adesso hanno trovato la dirigente Piazza che ha alzato il coperchio del grande pentolone di affari.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
IPOTESI DI REATO E’ AGGIOTAGGIO, MANAGER SOTTO ACCUSA SEGRETATI
Qualcuno ha speculato sui titoli della società Ferrovie Nord Milano (Fnm), o quantomeno ha provocato
un’anomala alterazione del corso dei titoli, mesi prima dell’annuncio ufficiale – del 14 febbraio – sul progetto di fusione tra Fnm e Atm.
Di questo si è convinta la procura di Milano che, ieri mattina, ha spedito una pattuglia di uomini del Nucleo di polizia tributaria con un “ordine di esibizione” nella sede di Fnm che ha come azionista di maggioranza la Regione Lombardia
Essenziali per focalizzare meglio i contorni dell’inchiesta i dettagli contenuti nell’ordine di esibizione della magistratura. Si chiede agli investigatori di acquisire tutto il materiale riguardante “la prospettata integrazione tra Fnm e la società partecipata Trenord e Atm come si evince dal comunicato ufficiale reso noto il 14 febbraio scorso”. Nel provvedimento si chiede anche di cercare “il progetto e/o la relazione dell’organizzazione amministrativa ed eventuali giustificazioni sulle relazioni esterne”.
L’ufficializzazione ai mercati del progetto della fusione dei più importanti soggetti del trasporto pubblico lombardo risale, come detto, a metà febbraio. Ma molti mesi prima, la procura aveva già avviato una serie di verifiche. Nello stringato documento esibito ieri mattina si cita il numero di protocollo del fascicolo, che risale alla fine del 2016, e si precisa anche come l’ipotesi di reato affacciata sia quella di aggiotaggio.
Nel registro degli indagati sono stati iscritti i primi nomi, anche se non vengono specificati, e nemmeno le responsabilità ipotizzate. La firma dell’atto ufficiale è quella del pubblico ministero Giovanni Polizzi, impegnato nel pool sui reati contro la Pubblica amministrazione coordinato dall’aggiunto Giulia Perrotti.
Sulla nuova inchiesta però il riserbo resta assoluto. Anche se solo da questi pochi elementi è possibile decifrare in quale direzione vadano le verifiche che la procura ha affidato ai finanzieri della caserma milanese di via Filzi.
Il lavoro di Polizzi, negli scorsi mesi, si è più volte incrociato con la capogruppo Fnm e con il suo ex presidente, Norberto Achille, sospeso dall’incarico per una storia di peculato e truffa. Centinaia di migliaia di euro – secondo l’accusa – accreditati sui conti di Ferrovie Nord, per spese personali: dalle multe alle vacanze, per finire con l’uso delle auto di servizio.
Il reato di aggiotaggio è regolato dal Testo unico sulla finanza. Sulla carta, dunque, l’indagine dovrebbe essere condotta da un magistrato di un altro dipartimento (Reati finanziari) rispetto a quello in cui è invece impegnato Polizzi. Si può ipotizzare che il magistrato milanese si sia imbattuto in uomini di Fnm, o comunque in pubblici ufficiali che hanno gestito il progetto di fusione e, da qui, abbia trovato lo spunto per aprire la nuova inchiesta.
Un piano, quello della megafusione (che al momento sembra accantonato per le perplessità del Comune, azionista di Atm), che ha suscitato fin da subito forti polemiche politiche e anche un interessamento della Consob. Per capire l’entità degli affari che la fusione potrebbe comportare, basta comprendere i numeri che ruotano intorno alle società .
Il Sole-24Ore aveva anticipato nel novembre scorso l’indirizzo che stavano prendendo le principali società di trasporti pubblici milanesi, prevedendo un giro d’affari minimo di 2 miliardi.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 20th, 2017 Riccardo Fucile
NEL MIRINO DEGLI INVESTIGATORI UN ALTO FUNZIONARIO… L’INDISCREZIONE DELL’INDIPENDENT… L’EX CAPO DELL’FBI COMEY HA DECISO DI TESTIMONIARE DAVANTI ALLA COMMISSIONE DEL SENATO
Gli investigatori che indagano sui presunti rapporti tra l’amministrazione Trump e le autorità russe avrebbero individuato un alto funzionario della Casa Bianca molto vicino al presidente come elemento chiave per fare luce sulla vicenda.
Lo rivela il Washington Post online, citando non meglio precisate fonti “molto vicine alla vicenda”.
Pur non volendo fare il nome del personaggio finito sotto la lente degli inquirenti, le fonti spiegano al WP che l’inchiesta è entrata in un fase più attiva e “scoperta”, passando da accertamenti riservati a interrogatori e citazioni di testimoni.
Finora le indagini sulle presunte ingerenze russe sulle presidenziali del 2016 ed i contatti tra membri dello staff di Trump e funzionari di Mosca, avevano riguardato ex membri della squadra della campagna elettorale ma nessuno che lo avesse seguito alla Casa Bianca.
Le stesse fonti sottolineano inoltre che gli investigatori restano concentrati soprattutto sulle persone che in passato hanno esercitato influenza sulla campagna elettorale di Trump e sulla sua amministrazione ma che attualmente non ne fanno più parte, compresi l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn e il presidente del comitato elettorale Paul Manafort.
E secondo alcuni media americani e britannici, tra cui l’Independent, l’ alto funzionario della Casa Bianca che gli uomini dell’ Fbi che indagano sul Russiagate ritengono una “persona di interesse” e che vorrebbero ascoltare potrebbe essere il genero del presidente Jared Kushner.
Sempre sul caso Russiagate, il New York Times riporta oggi alcune parole pronunciate da Trump il 10 maggio incontrando nello Studio Ovale il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, e l’ambasciatore russo negli Stati Uniti.
Il licenziamento di James Comey dalla guida dell’Fbi alleggerisce la “forte pressione” su di me, avrebbe spiegato il presidente americano ai suoi ospiti. “Mi trovavo sotto una forte pressione a causa della Russia” avrebbe ammesso Trump, definendo Comey un “pazzo, fuori di testa”.
Secondo la Cnn, in alcune conversazioni intercettate dagli 007 Usa durante la campagna presidenziale di Donald Trump, dei funzionari russi si vantarono di coltivare una forte relazione con l’ex generale Michael Flynn. Tanto da ipotizzare un suo utilizzo per influenzare il tycoon e la sua squadra. L’emittente americana spiega che tali conversazioni preoccuparono così tanto l’intelligence Usa che alcuni dei responsabili in seguito limitarono le informazioni da condividere con Flynn, nel frattempo nominato consigliere per la sicurezza nazionale.
Dal canto suo, l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, ha comunque accettato di testimoniare davanti alla commissione Intelligence del Senato sul Russiagate, ovvero sui legami tra il presidente Donald Trump e il Cremlino. Lo ha reso noto la commissione presieduta dal repubblicano Richard Burr, indicando che la testimonianza sarà a porte aperte ed è prevista subito dopo il Memorial Day che in calendario il prossimo 29 maggio.
I legali della Casa Bianca avrebbero comunque iniziato a studiare le procedure di impeachment per essere pronti nel caso in cui Donald Trump dovesse essere messo in stato di accusa. Lo rivela la Cnn, citando fonti dell’amministrazione che comunque sottolineano come al momento questo scenario resti un’ipotesi remota.
Nel corso dell’ultima settimana – riporta in particolare la Cnn – gli avvocati della Casa Bianca avrebbe consultato alcuni esperti in impeachment per raccogliere più informazioni possibili.
(da “La Repubblica”)
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