Destra di Popolo.net

SONDAGGIO, LA RAGGI PEGGIO DI MARINO: IL 67% DEI ROMANI E’ INSODDISFATTO DELLA SINDACA

Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile

MENO ADATTA A GOVERNARE ROMA: SEI PUNTI IN MENO DI MARINO… 27% PER MARINO, 21% PER LA RAGGI, MA IL 52% BOCCIA ENTRAMBI

Meno adatta a governare Roma e una colpa più grande, rispetto al suo predecessore, sull’emergenza rifiuti.
Secondo un sondaggio condotto da Scenari Politici per Huffpost, la sindaca della Capitale, Virginia Raggi, gode di una fiducia minore rispetto all’ex primo cittadino Ignazio Marino.
Marino distacca la Raggi di sei punti quando si parla del sindaco più adatto a governare Roma.
La Raggi fa peggio di Marino, ma anche dell’ex sindaco Gianni Alemanno, anche per quanto riguarda l’emergenza rifiuti.
Più in generale, la fiducia nei confronti di Virginia Raggi registra un trend tutt’altro che positivo: il 67% degli intervistati, infatti, è insoddisfatto dell’operato della sindaca.

(da “Huffingtonpost”)

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LE MAGLIETTE GIALLE DEL PD E IL CURIOSO CASO DEL PARCO DELLA RESISTENZA

Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile

I VOLONTARI VANNO A PULIRE E CI TROVANO L’AMA… IMPROVVISAMENTE L’AZIENDA COMUNALE SI FA VIVA DOVE ERA ANNUNCIATA LA PRESENZA DEI “PULITORI”

L’iniziativa del Partito Democratico per pulire Roma è partita stamattina in un tripudio di post su Facebook. La pagina del Partito Democratico romano ha infatti pubblicato una serie di fotografie che ritraggono i volontari con le magliette gialle al lavoro.
L’iniziativa è benedetta da Matteo Renzi che sulla sua pagina ha elogiato i volontari e polemizzato con la giunta Raggi dicendo di non voler polemizzare con nessuno: «Oggi il Partito Democratico scende in piazza a Roma non per protestare come spesso fanno i partiti, ma per pulire, dare una mano, migliorare le condizioni di vita della Capitale. Lo facciamo senza polemiche con l’Amministrazione comunale, lo facciamo pagando di tasca nostra il servizio dell’Azienda dei rifiuti, lo facciamo perchè le #magliettegialle diventeranno sempre più un marchio di fabbrica del nuovo PD. Iscritti, simpatizzanti ma anche cittadini che non ci votano: a tutti un grazie per aver deciso di dedicare del tempo alla propria comunità . Il PD fa e farà  formazione, scambio di idee, eventi sul territorio, forum di partecipazione, presenza sul web. Ma anche — quando serve — un bell’evento con le #magliettegialle per rimettere a posto gli spazi di tutti. Anche perchè è bastato l’annuncio della nostra iniziativa e subito il problema pulizia della città  a Roma è diventato un tema di cui occuparsi e non più una questione da negare. Bene così, no? Anche questo è servizio pubblico».
C’è da segnalare però che proprio sulla pagina Facebook del PD non ci sono molti cittadini entusiasti per l’evento, che viene giudicato come una messinscena
Ma ci sono anche altri fatti curiosi da riportare.
Come quello che segnala la consigliera capitolina Giulia Tempesta: «Nel I municipio, oggi abbiamo deciso di dare il nostro contributo all’iniziativa #magliettegialle lanciata dal PD ROMA — Partito Democratico di Roma. Uno dei punti scelti è il Parco della Resistenza, con appuntamento alle ore 10.00. Casualmente abbiamo trovato mezzi e uomini Ama sullo stesso luogo dalle ore 9.00. Ne siamo felici e ci complimentiamo con il Comune di Roma per il tempestivo intervento, a cui ci stiamo unendo per contribuire a pulire il parco».
A integrazione della segnalazione di Tempesta c’è da ricordare che proprio ieri sul Messaggero erano usciti alcuni luoghi sui quali avrebbero agito le magliette gialle.
Tra questi c’era proprio il parco della Resistenza dell’8 settembre, ma anche il Colle Oppio e i giardini di Castel Sant’Angelo. Quindi piazza Bologna, piazza Lambertenghi (Nuovo Salario), le sponde del Tevere e, oltre il grande raccordo anulare, la zona di San Vittorino. Ricordiamo anche agli altri solerti operatori dell’AMA che, volendo, di domenica si potrebbe anche ripulire Lungotevere Testaccio.
Non c’è invece per ora traccia dei dieci finti attivisti PD pronti a controllare le eventuali porcate promessi dal M5S. Così come per ora non ci sono segnalazioni di volontari che sporcano per poi ripulire come aveva paventato un deputato della Repubblica italiana. Intanto un video del PD Nuovo Salario segnala il Juraggi Park, uno spettacolo che è possibile ammirare in tutti i parchi capitolini:
Intanto Michela Di Biase, capogruppo PD in Assemblea Capitolina, “ringrazia” il M5S: “Questa mattina nel concentramento delle #magliettegialle in Piazza dei Gerani con sorpresa abbiamo trovato il M5S che ha aderito alla giornata dedicata alla pulizia straordinaria della Capitale. Grazie all’iniziativa lanciata da Matteo Renzi la città  si è mobilitata e anche il M5S ha sentito la responsabilità  di dover essere partecipe attivamente per ridare dignità  e decoro ad una capitale sull’orlo di una emergenza senza precedenti”.

(da “NextQuotidiano”)

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“INNOVAZIONE E WELFARE SARANNO LA SFIDA ECONOMICA DI MACRON”: INTERVISTA A PHILIPPE AGHION, IL SUO CONSIGLIERE

Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile

IL DOCENTE DI ECONOMIA AD HARVARD: “PER LA CRESCITA SERVE IL MODELLO DANESE”…”MACRON ABBINERA’ MAGGIORE FLESSIBILITA ALLE IMPRESE A MAGGIORI TUTELE DEI LAVORATORI”

Philippe Aghion parla sveltissimo, gesticola come un italiano e non ama essere interrotto.
Ad Harvard – dove ora passa solo metà  della sua vita da accademico – l’hanno ribattezzato «Speedy».
Con Jean Pisani Ferry è l’economista più vicino al neopresidente Emmanuel Macron. Si sono conosciuti ai tempi della Commissione Attali, il gruppo voluto da Nicolas Sarkozy per elaborare alcune proposte di rilancio dell’economia francese.
Aghion era già  un famoso professore, il giovane Macron faceva l’umile mestiere dello sherpa: doveva anzitutto preparare materiale di lavoro. Aghion è a Bari per il simposio sulla crescita organizzato durante il G7 dalla Banca d’Italia.
Aghion, come sarà  la Francia di Macron?
«Potrebbe somigliare molto alla Danimarca: un Paese che accetta la sfida della globalizzazione, scommette sull’innovazione ma coinvolge le persone in quel processo».
E come si raggiunge l’obiettivo?
«Bisogna conciliare ricette diverse: più competizione e meno tasse, sostegno alla ricerca di base, attenzione alla qualità  della scuola. Per tutti».
È necessario sottolineare «per tutti»?  
«In Francia il divario fra classi sociali è aumentato, ed è un problema molto serio. Lo status sociale determina sempre di più il successo scolastico. In molte periferie è normale avere classi con un numero altissimo di studenti. La ricetta Macron è fatta di cose molto tradizionali, come moltiplicare il numero degli insegnanti. Ma occorre avere anche il coraggio di migliorare la protezione sociale cambiandola».
In Danimarca la chiamano «flexicurity». È questo il modello?  
«Occorre garantire più flessibilità  alle imprese che vogliono assumere e licenziare e però aumentare le tutele ai singoli. Il rilancio del modello scandinavo è fatto di tre pilastri: politiche di sostegno all’innovazione, più scuola, più protezione sociale. Ne aggiungerei un quarto: più contrattazione aziendale, perchè il livello nazionale – in Francia come in Italia – è troppo forte».
Facile a dirsi, difficile a farsi. Il modello scandinavo è costoso, e il debito francese è ormai vicino a livelli italiani, vale quasi il cento per cento del prodotto interno lordo. Macron farà  importanti tagli alla spesa pubblica?  
«Ciò che conta è invertire la traiettoria della spesa. Macron cercherà  di ridurre quella necessaria a finanziare i lunghi periodi di disoccupazione, le uscite dei Comuni e delle amministrazioni centrali. Il nostro modello di riforma della dirigenza pubblica è quello che applicò anni fa in Italia il vostro ministro Bassanini».
In una lezione alla Luiss questa settimana ha parlato di innovazione. Le imprese italiane e francesi condividono un problema: ne producono ancora troppo poca. Che fare?
«Il nuovo presidente vuole abbassare le tasse sui profitti delle imprese dal 33 al 25 per cento e quella sui redditi da capitale al 30 per cento: oggi in alcuni casi l’aliquota è doppia. Inoltre è intenzionato ad abolire la patrimoniale, a patto che non si tratti di rendite immobiliari: un modo per spingere il sistema ad aumentare il capitale di rischio».
L’innovazione è solo un problema di tasse?
«Non solo: in Francia c’è un serio problema di burocrazia. Le imprese – soprattutto quelle sopra i cinquanta addetti – sono costrette a troppi adempimenti. Bisogna semplificargli la vita: più semplificazione uguale più innovazione».
Tutto molto ambizioso e – insisto – costoso. Lei parla di tagli che valgono miliardi di euro.  
«Prendo a esempio la Svezia: quando ebbero il coraggio di abbassare le tasse, imprese e occupazione aumentarono, e così anche le entrate fiscali. Troppe tasse uccidono le tasse, lo dice la nota curva di Laffer».
Dunque Macron chiederà  all’Europa di fare più deficit?
«Macron vuole rispettare le regole. Non vuole fare più deficit, quel che conta è fare le riforme e accompagnarle con un uso intelligente della flessibilità . Quando Renzi chiedeva all’Europa di tenere conto degli sforzi del suo governo, aveva ragione».
Scusi se insisto: un modo elegante per dire più deficit.  
«Nessuno ha intenzione di scappare dai vincoli di Maastricht. Occorre essere credibili, soprattutto agli occhi dei tedeschi. In Francia amiamo dire che la nostra spesa è come un millefoglie. Abbiamo trentotto sistemi previdenziali e più di cento sistemi assicurativi: un totale spreco di denaro. Lei non crede che a fronte di impegni precisi per riformare quel sistema l’Europa non conceda più flessibilità ?».

Alessandro Barbera
(da “La Stampa”)

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SONDAGGIO PIEPOLI: MACRON PIACE AL 65% DEGLI ITALIANI, SOLO IL 23% LO BOCCIA

Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile

IL 90% ERA CONVINTO CHE AVREBBE VINTO, SOLO IL 5% PUNTAVA SULLA LE PEN

Cambio della guardia all’Eliseo: Emmanuel Macron è formalmente l’ottavo presidente della Quinta Repubblica.
E secondo gli italiani è senz’altro positivo.
Il 25%, infatti, ha gradito “molto” la sua elezione. Il 40% abbastanza, mentre solo il 23% risulta poco o per nulla soddisfatto. Lo dice il sondaggio dell’istituto Piepoli.
La maggior parte degli italiani (90%) dopo il ballottaggio di domenica 7 maggio contro Marine Le Pen riteneva che Macron avrebbe conquistato l’Eliseo.
Solo il 5% ipotizzava un trionfo della leader del Front National.
Secondo l’opinione dei nostri connazionali i risultati del primo turno delle elezioni in Francia hanno in parte rafforzato l’Europa (36%).
Ma il 45% ritiene che l’Unione non sia stata nè rafforzata nè indebolita dall’esito del voto.

(da “La Stampa“)

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FRANCIA, IL GIORNO DI MACRON: “IL MONDO E L’EUROPA HANNO BISOGNO DI NOI”

Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile

IL PASSAGGIO DI CONSEGNE TRA HOLLANDE E IL NUOVO PRESIDENTE

Emmanuel Macron è l’ottavo presidente della Repubblica francese, a 39 anni è il più giovane della storia del Paese.
Macron è stato investito ufficialmente dal presidente del Consiglio costituzionale Laurent Fabius che ha annunciato i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali.
Macron è arrivato all’Eliseo alle 10 di oggi, dove è stato accolto dal suo predecessore Franà§ois Hollande nell’atrio dell’Eliseo. Dopo aver percorso sotto una leggera pioggia il tappeto rosso, Macron ha salito i pochi gradini che lo separavano da Hollande con cui ha scambiato una breve stretta di mano.
Hollande e Macron si sono poi diretti nel Salone d’oro per il tradizionale colloquio a porte chiuse nell’ufficio presidenziale durato un’ora, dove il presidente uscente ha consegnato i codici nucleari al suo successore.
Una scena, scrive il sito di ‘Le Figaro’, che accende molte fantasie ma che in realtà  è abbastanza complessa e delicata e che avviene alla presenza del Capo di Stato Maggiore. “Il codice segreto delle armi nucleari non è un pin di quattro cifre scritto su un foglio di carta, ma una combinazione più complessa, che assicura che solo il presidente possa dare l’ordine”, ha spiegato al quotidiano francese un ricercatore presso la Fondazione per la ricerca strategica.
Ma il vero passaggio di consegne viene poi fatto tra il Capo di Stato Maggiore e il nuovo presidente, nella centrale di comando ‘Jupiter’, che si trova sotto il palazzo presidenziale, deve è posizionato il sistema di comando centrale.
Successivamente, Emmanuel Macron, come Franà§ois Hollande e altri presidenti prima di lui, avrà  a disposizione un sistema per dare l’eventuale ordine di ricorrere alle armi nucleari anche trovandosi lontano dall’Eliseo.
La moglie di Macron, Brigitte Trogneux, la nuova premiere dame, è arrivata 10 minuti prima del marito, indossando un completo azzurro intenso di Louis Vuitton con grandi bottoni e una giacca leggermente svasata. Un morbido chignon per i capelli, borsa e scarpe con tacco alto color sabbia.
Dopo che Macron ha riaccompagnato Hollande alla sua auto e ha atteso che il suo predecessore uscisse dall’Eliseo, si sono svolte le formalità  e l’investitura ufficiale del nuovo presidente francese. Il presidente e la moglie hanno invitato membri delle rispettive famiglie ad assistere alla cerimonia nella sala delle feste dell’Eliseo.
Il discorso.
“Il 7 maggio i francesi hanno scelto lo spirito di conquista”, ha detto Emmanuel Macron nel suo primo discorso da presidente.
“I valori della Francia sono quelli della democrazia e della Repubblica”, ha detto il nuovo presidente francese. Macron ha più volte citato il futuro, alludendo – senza mai citarla – a Marine Le Pen che avrebbe invece rappresentato il passato: “Il mondo intero ha guardato le presidenziali e si è chiesto se i francesi avrebbero deciso di ripiegarsi sul passato, se avrebbero lasciato la scena della storia e avrebbero ceduto allo spirito di divisione, invece il popolo francese ha abbracciato il futuro”, ha detto Macron.
Poi il presidente ha promesso che darà  ai francesi “il gusto per il futuro” e ha infine ribadito che “è arrivato il momento di guardare al futuro”.
“La mia prima esigenza sarà  di restituire ai francesi la fiducia in se stessi che per troppo tempo è stata indebolita. Sarà  un lavoro lento, esigente ma indispensabile”. “Il lavoro sarà  liberato – ha detto ancora – le imprese saranno sostenute, la creazione e l’innovazione saranno al centro della mia azione”.
“Il mondo e l’Europa – ha continuato Macron – hanno oggi più che mai bisogno della Francia, di una Francia forte, sicura del suo destino, di una Francia che porti alta la voce della libertà  e della solidarietà , che sappia inventare il futuro. Il mondo ha bisogno di quello che i francesi hanno sempre insegnato, cioè l’audacia della libertà , l’esigenza dell’uguaglianza e la volontà  della fraternità “.
“La Francia è forte soltanto se prospera” ha detto il presidente, “la Francia è un modello per il mondo soltanto se è esemplare”. “Insieme – ha aggiunto – daremo l’esempio di un popolo che sa affermare i suoi valori e principi, quelli della democrazia e della Repubblica”.
L’Unione europea sarà  “riformata e rilanciata”, ha poi promesso, “perchè ci protegge e ci permette di portare nel mondo i nostri valori. Abbiamo bisogno di un’europa più efficiente, più democratica, più politica perchè è lo strumento del nostro potere e della nostra sovranità “, ha spiegato Macron alla vigilia della sua prima visita ufficiale che ha come destinazione Berlino dove incontrerà  la cancelliera tedesca Angela Merkel.
“Avrò la volontà  costante di riconciliare e riunire l’insieme dei francesi”, ha detto. “Non cederò su nessuno degli impegni presi davanti ai francesi, dobbiamo costruire il mondo che i nostri giovani meritano”. “Per quanto mi riguarda – ha concluso Macron – da stasera sarò al lavoro”.
Macron ha quindi reso omaggio, nominandoli, ai suoi sette predecessori, da Charles de Gaulle a Francois Hollande e ha richiamato i loro sforzi “rimarchevoli” ricordando i punti cruciali delle loro presidenze. E ha concluso con “viva la Repubblica, viva la Francia”.
Al termine della cerimonia, dopo 21 colpi a salve, Emmanuel Macron si è recato agli Champs-Elysèes fino all’Arco di trionfo per il tradizionale saluto alla tomba del milite ignoto. Macron ha aspettato all’interno dell’Eliseo che la pioggia finisse, poi – visto che il temporale non accennava a smettere e che la cerimonia aveva già  20 minuti di ritardo sul programma – si è avviato protetto da due ombrelli tenuti aperti dal seguito. Cinque anni fa, Hollande (di cui Macron era consigliere) finì zuppo sotto il temporale alla prima uscita da presidente all’Arco di Trionfo: un’immagine che fece il giro del mondo e che in molti hanno voluto interpretare come simbolica degli anni difficili che lo avrebbero atteso.
Macron risalirà  gli Champs-Elysees su un’auto militare, poi li ridiscenderà  sulla sua nuova auto presidenziale scoperta: una DS7 Crossback, marca francese di lusso del gruppo PSA (prezzo base di listino 53mila euro) trasformata in auto ufficiale: ampio tettino apribile elettrico, barra in metallo per tenersi in piedi durante la marcia, led luminosi davanti e dietro, logo DS in tricolore francese blu-bianco-rosso. Hollande, cinque anni fa aveva scelto una DS5 ibrida decappottabile.
Intanto Macron, come suo primo atto da presidente, ha scelto Alexis Kohler come nuovo segretario generale dell’Eliseo. Kohler, 43 anni, è stato capo di gabinetto di Macron quando era ministro dell’Economia nel governo Valls. Kohler ha un percorso tipico delle “grandes ecoles” francesi (Essec e Ena). E’ stato direttore al Tesoro poi è stato al Fondo monetario internazionale, quindi all’Agenzia delle partecipazioni statali.
Ma l’attesa, ora, è per il nome del primo ministro: il segretario di En Marche!, Richard Ferrand, presente all’Eliseo fra gli invitati, ha fatto sapere che il nome del primo ministro sarà  reso noto nella giornata di domani e non oggi, come invece era stato detto nei giorni scorsi.
Franà§ois Hollande si è recato direttamente alla sede del partito socialista, in Rue de Solfèrino, dopo aver lasciato l’Eliseo. L’ex presidente è stato accolto dagli applausi e ha dichiarato “Lascio la Francia in uno stato molto migliore di come l’ho trovata”.
“Sono voluto venire qui”, ha aggiunto, perchè “senza di voi, senza il movimento che portate, senza la forza che incarnate, non sarei mai potuto essere presidente della Francia”. Hollande è stato accolto da due ali si sostenitori che lo hanno applaudito e gli hanno offerto rose rosse.

(da agenzie)

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L’ULTIMA FIGURA DI MERDA DI GRILLO: “A ROMA OCCORRONO DUE SEPARATORI IMMONDIZIA COME A BARCELLONA”. LA REGIONE: “CE NE SONO GIA’ QUATTRO, SONO I TMB, SI INFORMI”

Maggio 13th, 2017 Riccardo Fucile

“QUALCUNO AVVISI GRILLO CHE A BARCELLONA CI SONO ANCHE DUE INCENERITORI E UNA DISCARICA, QUELLI CHE DICE DI NON VOLERE”

Beppe Grillo parla di rifiuti a Roma in un video pubblicato sul suo blog. Il fondatore del movimento 5S indica il modello di Barcellona, proponendo di installare due “separatori di immondizia” nella Capitale per “risolvere finalmente il problema dei rifiuti di Roma”.
Ma per Grillo “per risolvere il problema dei rifiuti dobbiamo risolvere il problema della politica, che sui rifiuti ci ha vissuto per cinquant’anni. Affrontiamo la politica sul suo core business: la spazzatura. È noto: mafia e politica vanno d’accordo e si uniscono sul rifiuto. E questa sarà  la nostra battagli”.
Grillo ha anche detto che “discariche e inceneritori sono la manna della politica di oggi, e noi abbiamo interrotto questo corto circuito. La produzione dei rifiuti va ridotta, e lo faremo. Ma esistono già  delle tecnologie che possono aiutarci”.
Immediata la risposta della Regione.
“Di separatori di immondizia Roma ne ha 4 (i TMB) mentre Barcellona ha due mega-inceneritori ed una grande discarica. Se il modello e’ quello, Beppe Grillo dica, almeno, dove mettere la discarica: anche alla catalana, a noi va bene!” sottolinea in una nota Mauro Buschini, assessore Rapporti con il Consiglio, Ambiente, Rifiuti della Regione Lazio.
“Il progetto degli Ecodistretti di AMA – ricorda Buschini – prendeva spunto proprio dagli Ecoparque di Barcellona, ma con la variante di eliminare gli inceneritori (presenti, invece, negli Ecoparque catalani). A bocciare gli Ecodistretti e’ stata il sindaco grillino di Roma, Virginia Raggi. Comunque, per ulteriori informazioni, Grillo ed i suoi possono andare sul sito www.amb.cat (sito ufficiale dell’area metropolitana barcellonese), dove si riferisce che, nel 2016, l’Amb ha 3 inceneritori e 1 discarica in esercizio. Tutto scritto e noto a tutti. Quasi a tutti”
Ribadiamo, come riaffermato anche oggi dal presidente Zingaretti, che la Regione è pronta ad aiutare Roma ad uscire da questa difficile situazione. Si deve aprire una nuova fase basata sulla collaborazione e sulla correttezza”.

(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI RIPROMETTE 1000 EURO AL MESE AI PENSIONATI, COMINCIA LA CAMPAGNA ELETTORALE A CHI LA SPARA PIU’ GROSSA

Maggio 13th, 2017 Riccardo Fucile

SALVINI VUOLE L’ALIQUOTA FISCALE UNICA AL 15%, SILVIO CORTEGGIA GLI ANZIANI, PECCATO CHE NESSUNO DICA DOVE TROVARE I SOLDI… A PARTE CHE POTEVANO FARLO QUANDO HANNO GOVERNATO L’ITALIA PER 9 ANNI, CON MISURE DEL GENERE SENZA COPERTURE ARRIVA IL DISSESTO FINANZIARIO IN POCHI MESI

Una pensione minima di mille euro non tassabili per 13 mensilità .
In un messaggio inviato a un convegno sulla condizione femminile a Monza, Silvio Berlusconi rilancia una vecchia proposta per i pensionati e spiega: “Tutti hanno diritto di vivere la propria vecchiaia in maniera decorosa, senza preoccupazioni e senza privazioni materiali o morali. Per questo garantiremo a tutti una pensione minima di 1000 euro non tassabili per 13 mensilità , restituendo a tutti gli anziani la dignità  del loro passato di protagonisti nella società , per il valore umano e l’esperienza di cui sono portatori”. “Sono le auto che si rottamano, non le persone. Associare la rottamazione agli esseri umani – sostiene Berlusconi – fa rabbrividire: tutte le donne e tutti gli uomini hanno la medesima dignità  qualunque sia la loro età “.
Non è certo la prima volta che Berlusconi promette di aumentare le pensioni minime, qualche anno fa aveva parlato di di aumento a 800 euro, ora di 1000, ma resta il fatto che in 9 anni di governo del Paese da parte del Centrodestra, nessun aumento è mai stato attuato in tal senso.
Come nel caso della promessa di Salvini di una tassazione ad aliquota unica pari al 15%, anche Berlusconi dimentica di indicare con quali soldi pensa di finanziare una misura del genere. Perchè parlare è facile, promettere è semplice, ma senza coperture si prendono solo in giro gli Italiani.
Poi se si vuole creare un ulteriore buco nel debito pubblico e far fallire il Paese, basta dirlo.

(da agenzie)

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CASO BOSCHI, CI SIAMO PERSI IL BANCHIERE GHIZZONI

Maggio 13th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX DI UNICREDIT ERA IN SVIZZERA QUANDO E’ SCOPPIATO IL CASO DE BORTOLI: “TENGO IL TELEFONO SPENTO”

“Vista la giornata, e i frequenti appuntamenti, tengo il telefono spento. Comunque non darò interviste sulla vicenda, solo no comment”.
Federico Ghizzoni, il banchiere più ricercato d’Italia, ha scritto un sms a un conoscente martedì, poi è scomparso.
Il giorno in cui il chiacchiericcio sulle poche righe del libro Poteri forti (o quasi) circa la “richiesta diretta di Maria Elena Boschi di valutare la possibile acquisizione di Banca Etruria da parte di Unicredit nel 2015” è salito, l’ex amministratore delegato della più grande banca italiana era fuori Milano, città  dove ormai vive, in trasferta di lavoro
Si dice fosse a Zurigo, a incontrare qualche cliente della sua spessa agenda di banchiere commerciale che ha girato l’Europa per vent’anni fino al 2010.
Chi lo conosce meglio – i compaesani piacentini – sa che il figlio del latinista Flaminio Ghizzoni è uomo all’antica, che parla poco e a misura. Se può, non parla proprio.
Con de Bortoli, che ha solo aggiunto di avere “ottime fonti” sull’episodio, probabilmente ci ha parlato: ma mesi fa, ai tempi della stesura delle sue memorie di giornalista.
Sembra non abbia parlato neanche a lui questa settimana: il banchiere piacentino si è fatto volpe ed è rimasto nel bosco fitto.
Per questo nei bar del centro di Piacenza scommettono dieci caffè che “in questi giorni sarà  impossibile strappargli una sola parola”, a Ghizzoni, e “se ne starà  accucciato fin che potrà “, non amando di suo riflettori e polemiche.
Anzi, per evitare tentazioni ed esternazioni forse a Zurigo, o in qualche bosco dell’altrove, Ghizzoni c’è rimasto, avendo capito che l’episodio riferito dall’ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore lo aveva reso in un amen l’ariete per deporre Maria Elena Boschi, icona del potere renziano già  indebolita dal no al referendum costituzionale e dagli iniziali assalti sulle connection familiari e politiche con Banca Etruria.
Così il signor non-parla-ma-se-parla, da martedì nessuno l’ha più visto nell’ufficio di Milano, dove sta aprendo la società  di consulenza finanziaria in compartecipazione con la moglie Monica.
Nessuno a Scrivellano, frazione di frazione sulle colline chic della Val Trebbia in mezzo ai vigneti e alle stradine, dov’era la moglie.
Forse ci tornerà  per il fine settimana, per una passeggiata al Castello dei Romani, o a quello di Rivalta.
Quando il Majorana dei banchieri tornerà , dovrà  arginare le pressioni e le richieste di confermare la versione di de Bortoli – che per ora si è limitato a non smentire – per cui a inizio 2015 la Boschi agì in conflitto di interesse, chiedendo a un banchiere come lui seduto su 844 miliardi di euro di attivo di risolvere i guai creati dai piccoli banchieri aretini, avviati verso la liquidazione.
Incontri ce ne furono, anche se in ogni caso Unicredit non comprò l’Etruria, commissariata e liquidata nel corso del 2015. L’attuale sottosegretaria ha negato ogni condotta impropria e annunciato querele. Sarà  interessante vedere se poi querelerà  davvero, spingendo Ghizzoni e de Bortoli a parlare per difendersi.
Comunque è una grana, anche personale. Perchè, al di là  della noia per i palcoscenici (tranne quello della Scala, dove dal 2011 presiede la Filarmonica) capita proprio mentre l’uomo silente di Piacenza, a 61 anni, ha abbracciato nuove strade professionali.
Subire il disarcionamento da un drago come Unicredit è una botta di adrenalina al contrario: ne seppe qualcosa nel 2010 il suo predecessore Alessandro Profumo.
Ma Ghizzoni non è tipo da ambire rivalse, nè è mosso dal bisogno, dopo i 10 milioni di buonuscita ricevuti da Unicredit nove mesi fa. Conta invece l’etica del fare contadina, frutto della gioventù a I Vaccari, dintorni di Piacenza dove il papà  aveva un’azienda agricola.
Lo scorso settembre Ghizzoni raccontò di avere “diverse offerte”; e dopo le ferie è tornato a macinare chilometri e incarichi.
La società  di gestione Clessidra, dei Pesenti che lo hanno voluto vice presidente esecutivo (e consigliere in Icbpi, che controlla il marchio CartaSi). Le mense Pellegrini come membro del cda, e così Alitalia dove Unicredit ha perso crediti per mezzo miliardo. Infine, dopo quattro mesi di trattative alle battute finali, un prossimo ruolo di senior advisor per Rothschild, la storica banca d’affari.
Esperienze nuove in cui si è tuffato, e argomenti in più per far valere la riservatezza del buon banchiere.

(da “La Stampa”)

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LA LEGGE PER DICHIARARE TRUMP MATTO

Maggio 13th, 2017 Riccardo Fucile

UN DEPUTATO STA PREPARANDO UNA LEGGE PER PORTARSI AVANTI NEL LAVORO, CONVINTO CHE IL PRESIDENTE PRESENTI CHIARI SEGNI DI DISTURBO MENTALE

La costituzione americana prevede che un presidente possa essere destituito perchè incapace fisicamente o mentalmente di svolgere il suo ruolo, ma non esiste una legge per attuare questa disposizione.
Un deputato democratico, Jamie Raskin, ci ha però pensato e ha già  preparato il testo. Convinto che il presidente Donal Trump presenti segni di “disturbo mentale”, Raskin sa bene che la sua legge potrà  difficilmente passare ora in un Congresso a maggioranza repubblicana.
Ma spiega però di aver voluto mettere a punto il meccanismo nel caso una parte dei repubblicani si rivolti contro Trump. “Questo è un presidente che ha insistito nel dire che il padre del senatore Ted Cruz è implicato nell’assassinio di John Kennedy e che Barack Obama è nato in Indonesia, che ha detto clamorose bugie e non le ha mai ritrattate. Questo è un segno di grave disturbo mentale”, ha dichiarato Raskin, presentando il suo progetto.
Al primo mandato da deputato democratico del Maryland, Raskin è professore di diritto costituzionale.
Il testo messo a punto prevede l’attivazione della quarta sezione del 25esimo emendamento, con la creazione di una commissione permanente di undici membri che avranno il compito di determinare se il presidente sia psicologicamente o fisicamente in grado di svolgere il suo ufficio.
La commissione dovrà  essere formata da quattro medici e quattro psichiatri scelti dallo speaker della Camera e i capogruppo dei due partiti di Camera e Senato, oltre a due statisti a riposo indicati dai partiti repubblicano e democratico.
I dieci membri dovranno a loro volta sceglierne un undicesimo che presiederà  la commissione.
Gli undici potranno valutare lo stato di salute fisica e mentale del presidente solo su richiesta del Congresso, al quale dovranno poi riferire le loro conclusioni. Se il presidente verrà  riconosciuto incapace, il suo vice assumerà  le sue funzioni.

(da “NextQuotidiano“)

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