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QUALI SONO LE ONG CHE OPERANO NEL MEDITERRANEO

Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO LA FINE DI MARE NOSTRUM SONO L’UNICA SPERANZA PER SALVARE MIGLIAIA DI VITE UMANE… SOLO   DEI RIUFIUTI DELL’UMANITA’ POSSONO DEFINIRLE COOP ROSSE O TAXI

Quante e quali sono le Ong che operano nel Mediterraneo a ridosso delle acque territoriali libiche?
Ci sono due importanti organizzazioni umanitarie come Save the Children e Medici senza frontiere che secondo Zuccaro sarebbero al di sopra di ogni sospetto.
Si tratta di due organizzazioni indipendenti che da decenni operano nei contesti più disparati per prestare aiuto e soccorso alla popolazione civile.
Nel Mediterraneo Msf opera con tre imbarcazioni: “Bourbon Argos”, “Dignity I”, “Aquarius” e “Prudence” che ha raggiunto la flottiglia nel marzo 2017. I bilanci di Msf sono facilmente consultabili sul sito.
Save the Children invece opera tramite l’imbarcazione “Vos Hestia”.
Una delle accuse mosse a Save the Children è quella di essere amministrata dal figlio di De Benedetti, Marco. In realtà  Marco De Benedetti è solo uno dei membri del consiglio direttivo di Save the Children Italia.
Ci sono poi altre sette “nuove” Ong.
Cinque di queste sono tedesche e c’è chi vorrebbe che invece che portare i migranti in Italia se li portassero a casa loro. Ovviamente questo non è possibile perchè la Convenzione di Amburgo prevede che le persone soccorse in mare vengano portate nel porto sicuro più vicino. Zuccaro ha detto che quei porti non sono   nè a Malta nè in Tunisia ma in Italia.
Le Ong tedesche sono Sos Mediterranee, Sea Watch Foundation, Sea-Eye, Lifeboat e Jugend Rettet.
Si tratta di Ong che hanno iniziato solo negli ultimi anni ad operare nell’area. Prima dell’arrivo di questa flottiglia di Ong la maggior parte dei soccorsi in mare venivano effettuati dagli assetti dell’operazione Mare Nostrum e da vascelli commerciali.
Sos Mediterranee   è stata fondata da unex ammiraglio della Marina tedesca: Klaus Vogel e utilizza la nave Aquarius sulla quale operano anche i volontari di Msf.
Sea Watch utilizza due assetti, uno battente bandiera olandese e un altro battente bandiera neozelandese.
Michael Buschheuer è il fondatore di Sea Eye che utilizza due vascelli “Sea-Eye” e “Seefuchs”. Jugend Rettet opera utilizzando “Iuventa”, un peschereccio battente bandiera olandese mentre Lifeboat di Amburgo utilizza per le SAR una nave con bandiera tedesca.
A parte il caso della nave battente bandiera neozelandese quindi non ci sono “bandiere ombra” che rendano difficili le indagini.
MOAS e Proactiva Open Arms
Stando alle parole e alle ipotesi formulate da Zuccaro queste due Ong dovrebbero essere quelle più “sospette”.
Il motivo è riconducibile al fatto che Moas (Migrant Offshore Aid Station) si avvale di due navi — la “Phoenix”, che batte bandiera del Belize e la “Topaz Responder” che batte bandiera delle Isole Marshall — che per Zuccaro hanno un profilo sospetto.
È noto però chi finanzia questa Ong: si tratta dei coniugi Christopher e Regina Catrambone, due italo americani che l’hanno fondata nel 2014 e che si avvalgono di diversi sponsor tra cui un’azienda austriaca produttrice di droni.
I Cantambrone hanno un’azienda che opera nel campo delle assicurazioni e dell’assistenza medica all’estero. A bordo della Phoenix opera anche personale di Medici senza frontiere.
La spagnola Proactiva Open Arms invece ha operato a lungo su “Astral”.
Si tratta di uno uno yacht battente bandiera panamense e riconvertito a imbarcazione di salvataggio donato dall’imprenditore italiano Livio Lo Monaco che recentemente è stato affiancato dalla “Golfo azzurro”(che batte bandiera maltese).
Dal rapporto 2016 stilato dalla Guardia Costiera sulle attività  di soccorso in mare nel Mediterraneo Centrale emerge inoltre che la maggior parte delle operazioni di soccorso sono state condotte direttamente da unità  navali italiane o governative (Guardia Costiera, Marina Militare, Unità  Eunavfor Med).
È vero che rispetto ai tre anni precedenti il numero di persone salvate dalle Ong è aumentato (raddoppiato rispetto al 2015) ma è anche vero che parallelamente è aumentata anche la presenza delle organizzazioni nell’area, che sono diminuiti i soccorsi effettuati da parte delle navi commerciali (pescherecci e così via) e che anche le Marina Militare, con la fine di Mare Nostrum, ha diminuito il numero di assetti nella zona.

(da “NextQuotidiano”)

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LA GUARDIA COSTIERA: “LE ONG CI AIUTANO, ABBIAMO L’OBBLIGO DI PRESTARE SOCCORSO, DA SOLI NON CE LA FAREMMO”

Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile

ALTRA MAZZATA ALLE TESI DELLE COLLUSIONI DA PARTE DEL COMANDATE GENERALE DELLE CAPITANERIE DI PORTO…E ALLE 14 AUDIZIONE DI MOAS

I soccorsi ai migranti, anche in acque territoriali libiche, anche in assenza di una richiesta di soccorso, sono un obbligo per chiunque venga a conoscenza di una situazione di pericolo.
Il comandante generale delle Capitanerie di Porto, l’ammiraglio Vincenzo Melone, taglia la testa al toro. “La Libia non ha mai dichiarato l’area Sar, quando finisce l’area di responsabilità  italiana c’è solo un enorme buco nero. E chi ha la responsabilità  di intervenire? Chiunque abbia notizia di una situazione di pericolo ha l’obbligo di prestare soccorso e di condurre le persone salvate nel porto più sicuro. Un obbligo che ha qualsiasi comandante di qualsiasi nave. Ecco allora che l’area Sar di competenza italiana si amplia dai 500 mila chilometri quadrati previsti dagli accordi a un milione e centomila chilometro quadrati, praticamente la metà  del Mediterraneo. È ovvio che da sole le unità  navali a nostra disposizione non ce la fanno e dunque dobbiamo chiamare a raccolta chiunque navighi in vicinanza di un evento Sar, mercantili e navi delle Ong. Voglio aggiungere che gli scopi sociali di chi mette in mare una nave in quell’area sono del tutto ininfluenti in uno scenario di soccorso”
Nella sua lunga e dettagliata relazione alla commissione Difesa del Senato, il comandante della Guardia costiera conferma quanto dichiarato dai rappresentanti delle Ong e rivendica la responsabilità  del coordinamento dei soccorsi, dunque anche dell’intervento delle unità  navali delle organizzazioni umanitarie.
E spiega che, in base alla convenzione dei diritti dell’uomo, è sancito il diritto al non respingimento e ad assicurare lo sbarco delle persone in un luogo sicuro che non metta a rischio la loro tutela fisica e assicuri loro il diritto a poter chiedere la protezione civile.
Ecco perchè tutti i migranti che vengono soccorsi nel Canale di Sicilia non vengono portati in Libia o in Tunisia, porti più vicini, ma sbarcati sempre in territorio italiano, vista l’assenza di accordi bilaterali con Malta, “con cui – ha sottolineato l’ammiraglio Melone – non si è mai riusciti ad addivenire a un accordo”.

(da agenzie)

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LA BRUTTA FIGURA DI DI MAIO, CONTESTATO AD HARVARD E PRESENTATO FINALMENTE PER QUELLO CHE E’: “ESPONENTE DEL POPULISMO DI DESTRA”

Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile

LEGGE IN PESSIMO INGLESE UN COMPITINO SCRITTO DAVANTI A QUATTRO GATTI , POI SI RIMANGIA NEL DIBATTITO LE IDEE DEL M5S : “SIAMO PER I VACCINI, PER L’EUROPA E PER LA NATO”… E UNO STUDENTE LO GELA: “LEI NON E’ NEANCHE LAUREATO E LO RIVENDICA COME TITOLO DI MERITO, COME PENSA DI GOVERNARE L’ITALIA?”

Ieri alle 18, ora locale di Cambridge, Luigi Di Maio ha tenuto il suo tanto atteso discorso ad Harvard.
Non capita tutti i giorni che una persona che non è nemmeno laureata possa parlare in una delle più prestigiose università  del mondo. Per Di Maio già  essere lì è un grande successo, non tanto perchè ha parlato ad Harvard quanto per il significato che ha in Italia averlo fatto. Grazie a questa conferenza invece il MoVimento può presentarsi come un partito che riscuote l’interesse degli studiosi di scienze politiche in tutto il mondo. Di Maio ha annunciato che a settembre verrà  eletto il candidato premier del M5S.
Non si è trattato di una lezione, e Di Maio non ha parlato agli studenti della prestigiosa Law School, ma sì, Di Maio era ad Harvard.
Per la precisione il vicepresidente della Camera ha partecipato ad un incontro organizzato dagli studenti del Yes Europe Lab alla John F. Kennedy School of Government una delle facoltà  dell’ateneo.
Di Maio non ha parlato nell’aula magna ma in un aula di dimensioni più modeste davanti a 20 persone.
Di Maio ha letto — nel solito inglese che contraddistingue i politici italiani — un discorso scritto e successivamente ha affrontato le domande del pubblico. L’intervento di Di Maio è stato introdotto dal docente di scienze politiche Archon Fung che ha presentato il M5S definendolo un “partito populista di destra” e paragonando il successo del MoVimento a quello del Front National in Francia. Questo è come vedono il M5S chi non ha gli occhi foderati di prosciutto.
Nel suo discorso Di Maio ha illustrato le caratteristiche del M5S ricordando i grandi successi di democrazia diretta che hanno portato il MoVimento a governare Roma. Di Maio ha parlato ovviamente anche di Rousseau, la piattaforma dove i cittadini possono avanzare e votare proposte di legge. Ovviamente non si è soffermato su quelle più divertenti e spassose, ma il contesto era di quelli seri.
In un discorso che è durato poco meno di venti minuti Di Maio ha detto quello che chiunque poteva scoprire da sè leggendo la pagina di presentazione del M5S.
Di Maio ci ha tenuto a ribadire che il M5S è completamente diverso da partiti come Syriza, Podemos, Front National e Ukip, perchè questi fanno parte del sistema “dei vecchi partiti” e i loro leader seguono “vecchie ideologie”.
Un compitino, ma Di Maio quando parla in una lingua straniera perde gran parte del suo appeal.
La parte più interessante dell’incontro sono state invece le risposte di Di Maio alle domande degli studenti. Per poter rispondere alle domande però Di Maio ha avuto bisogno di un’interprete: un conto è leggere un discorso scritto un altro prendere parte ad un dibattito.
Il pubblico, composto in gran parte da studenti e ricercatori di origine italiana non è stato affatto tenero con Di Maio
Archon Fung ha chiesto conto della posizione controversa del M5S sui vaccini. Evidentemente all’estero dire che il MoVimento è contro i vaccini non è “una sciocchezza”.
Di Maio ha spiegato che in Italia i vaccini sono obbligatori per legge e che il M5S “non ha alcuna intenzione di eliminare questa obbligatorietà “.
Una posizione che in parte corregge quella enunciata una quindicina di giorni fa da Guido Silvestri a favore dell’approccio basato sulla raccomandazione.
Di Maio ha aggiunto che “il consiglio che diamo è consultare i propri medici e di somministrare i vaccini su consiglio medico”. Peccato che il M5S si sia sempre opposto all’obbligatorietà  e abbia spesso sollevato sospetti sugli interessi economici dei medici.
Dal pubblico è intervenuto anche Mario Fittipaldi, un cardiochirurgo pediatrico che ha accusato il M5S di essere “un movimento di persone ignoranti e incompetenti” e che ha detto a Di Maio “Lei non è neanche laureato e lo rivendica come un titolo di merito. Ma come può pensare di governare l’Italia?”.
La risposta di Di Maio è quella dellaggente:
Ognuno può avere le sue opinioni al di là  del titolo di studio. In ogni caso probabilmente a me e alle persone della mia forza politica sarebbe piaciuto avere più tempo per formarsi e crescere prima di provare a governare questo Paese ma visto che gli esperti, quelli preparati di politica, lo hanno ridotto in queste condizioni, non abbiamo avuto più tempo per riuscire ad organizzarsi con lentezza. E molti di noi hanno lasciato quello che facevano decidendo di impegnarsi in prima persona per cambiare le cose. Se ci riusciremo non lo so. Ma so di certo che gli esperti visti già  all’opera in Italia abbiamo visto in che condizioni la hanno ridotta
Uno studente dal pubblico ha accusato il MoVimento 5 Stelle di costituire una seria minaccia all’Unione Europea e all’identità  stessa dei cittadini europei.
Di Maio ha risposto che l’obiettivo del M5S non è quello di distruggere la UE ma di promuovere un cambiamento nelle istituzioni europee. Rispetto al referendum per l’uscita dall’Euro Di Maio ha ricordato che “è parte del programma del MoVimento dal 2013”. Di Maio ha ricordato che per essere indetto “il referendum avrà  bisogno di una legge costituzione che per esser approvata richiede una maggioranza forte e almeno un anno di tempo”.
Ma quando ha detto che il M5S intende “sedersi a tutti i tavoli europei possibili per salvare la UE provando a cambiarla, soprattutto nei suoi parametri economici” sembra quasi che il MoVimento voglia adottare la strategia di David Cameron che voleva utilizzare la Brexit per ottenere maggiori concessioni dalla UE.
Uno studente che è stato di stanza nella base americana di Vicenza, ha chiesto un commento sulle basi americane sul suolo italiano, Di Maio ha risposto che Italia e Usa sono Paesi “alleati” ma il M5S chiede un “rapporto di reciprocità  che possa essere leale e corretto”.
Perchè se da un lato “non vogliamo uscire dalla Nato”, dall’altro “non siamo d’accordo ad aumentare la spesa militare che ha chiesto Trump”.
Insomma per il M5S la Nato non è ancora obsoleta ma curiosamente Di Maio glissa sulle richieste del M5S di bloccare le esercitazioni Nato in prossimità  dei confini russi.

(da “NextQuotidiano”)

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MACRON VINCE L’ULTIMO DUELLO CON MARINE LE PEN: PIU’ CONVINCENTE PER IL 63% DEI FRANCESI CONTRO IL 34%

Maggio 4th, 2017 Riccardo Fucile

MARINE LE PEN OGNI VOLTA CHE VA IN TV PERDE CONSENSI: PIU’ LA CONOSCI, PIU’ LA EVITI… HA CERCATO LA RISSA COME MOSSA DELLA DISPERAZIONE, TRA SLOGAN E INSULTI, MA MACRON HA DIMOSTRATO DI TENERE BOTTA

“La sua strategia è quella di dire molte bugie“, “Lei è un candidato con un sorriso da passaporto   e argomenti vergognosi“, “Lei incarna lo spirito della sconfitta“, “La sua maschera è caduta, è il candidato delle elite“.
Chiunque sarà  il prossimo presidente della Repubblica di Francia, una cosa è certa: nel dibattito tv a quattro giorni dal ballottaggio Emmanuel Macron e Marine Le Pen non hanno lasciato nulla di intentato, urlandosi in faccia tutto quello che pensano, lasciando da parte il fair-play.
Dal confronto alla rissa il passo è stato spesso breve. Si sono guardati negli occhi per due ore e mezzo di seguito, dai lati opposti del tavolo, dandosi spesso sulla voce, tra le interruzioni nervose della leader del Front National e i continui richiami del capo di En Marche!: “Madame Le Pen, madame Le Pen”.
A fatica Christophe Jakubyszyn e Nathalie Saint-Cricq — capi dei servizi politici di Tf1 e France2 che hanno trasmesso il confronto tv — sono riusciti a riportare l’ordine nei molti momenti di tensione tra i due candidati all’Eliseo che non si sono trovati d’accordo nemmeno su chi doveva moderare il dibattito.
Lo scontro in tv è arrivato nel giorno in cui un sondaggio di Cevipof, centro ricerche di Science Po, ha confermato il distacco: 59 per cento per Macron, 41 per la Le Pen.
Regole rigidissime e concordate fino al dettaglio: Macron e Le Pen hanno rifiutato di parlare da dietro un leggio, preferendo rimanere seduti al tavolo, e sono state vietate le inquadrature incrociate (cioè quando parlava uno non poteva essere inquadrato l’altro).
Nella strategia di comunicazione Macron e Le Pen sono apparsi spesso le due facce della stessa medaglia.
Entrambi hanno toccato il tasto dell’orgoglio di “un grande Paese come la Francia”, ma da diversi punti di vista. Lei si è definita la “candidata del popolo, della Francia come la amiamo”. Lui ha ribattuto che lei incarna “lo spirito della sconfitta”, mentre lui è “portatore dello spirito di conquista francese“.
Il più sicuro di sè è apparso Macron, in completo naturalmente blu: grande ritmo, tono fermo, parlantina, continui riferimenti alla sua rivale, occhi fissi nello sguardo della candidata della destra.
A sparare le prime cannonate però è stata la Le Pen, in tailleur scuro e camicetta bianca, che — con un registro più nervoso e aggressivo — ha definito Macron “candidato della globalizzazione selvaggia, dell’uberizzazione, della precarietà ”, con “quel sorriso da passaporto” e argomenti “vergognosi”.
E’ qui che l’ex ministro socialista ha replicato: “Madame Le Pen, la sua strategia, è quella di dire molte bugie”. Macron ha poi accusato la sfidante di essere andata nel parcheggio della Whirlpool in crisi di Amiens — la città  del candidato liberale — per “fare i selfie con i lavoratori”. “E poi? Cosa ha proposto?”.
Macron ha definito la Le Pen la candidata “dello spirito di finesse, vedremo se i francesi vogliono il vostro spirito di sconfitta di fronte alla mondializzazione, alla lotta al terrorismo” o “il nostro spirito di conquista”.
“Lei — ha continuato duro Macron — è l’ereditiera di un nome, di un partito politico, di un sistema che prospera sulla rabbia dei francesi da tanti e tanti anni. Da 40 anni, noi abbiamo in questo Paese dei Le Pen candidati alle presidenziali. Di fronte a questo spirito di sconfitta, io sono portatore dello spirito di conquista francese: la Francia ha sempre avuto successo nel mondo, la sua lingua si parla in tutti i continenti. A fare la sua forza è la capacità  di irradiare”.
Per contro la presidente del Fn ha rinfacciato a Macron di aver fatto parte di uno dei governi formati su nomina di Franà§ois Hollande.
Mentre “io — ha continuato — sono la candidata del popolo, della nazione, della tutela dei posti di lavoro, della sicurezza, delle frontiere, della protezione dal fondamentalismo islamico”.
Motore del dibattito ovviamente la battaglia al terrorismo.
“Chiuderò da subito le frontiere — promette la Le Pen — Bisogna espellere subito gli schedati S per radicalizzazione e attuare la revoca della nazionalità  per i binazionali a rischio terrorismo”, ha cominciato lei, accusando lo sfidante di “lassismo“.
“Chiudere le frontiere non serve a niente“, ha replicato lui, “è fumo negli occhi”. Quanto alla revoca della nazionalità , ha ironizzato Macron, “chi si vuole fare esplodere è terrorizzato… (dal perderla, ndr). Madame Le Pen, questa è gente che si suicida…” ha concluso invitandola alla “serietà “.
Ancora scintille sul finanziamento per le misure economiche.
Ad attaccare questa volta è Macron. “Ho una domanda da farle — dice lui — Ma come intende finanziare il suo programma? A chi prende i soldi?”. Lei si difende citando la lotta all’evasione fiscale “che il suo governo non ha mai realizzato”.
“Quindi, mi dica — incalza lui — possiamo stare tranquilli, una volta eletta, da un momento all’altro, finirà  la frode fiscale?”. “Se vuoi proviamo”, ribatte lei, prima della risposta di Macron. “Non ho nessuna voglia”.
Prima della conclusione del candidato di En Marche: “Vede, Madame Le Pen, io considero i francesi adulti, non dico loro bugie. Lei mente in permanenza, promette liste (di promesse, ndr) alla Prèvert, ma come la finanzia?”.
Evidentemente molto più a suo agio con i temi economici, fiscali e di politica industriale, Macron non ha mai smesso di pungere le osservazioni della Le Pen.
“Lei non propone niente — ha detto Macron — I francesi meritano meglio di quello che sta dicendo lei, meritano la verità ”.
Entrando nel merito della vendita dell’operatore di telefonia Sfr, Macron è salito di nuovo in cattedra riprendendo l’avversaria: “Cerchi, cerchi fra le sue carte, sta leggendo qualcosa che non corrisponde a quello di cui sta parlando. E’ triste, sta dimostrando la sua impreparazione“. Marine Le Pen ha incassato: “Non giochi con me a professore e allieva”, ma ha evidentemente accusato il colpo.
La crisi sociale, il malessere dei francesi, il carico fiscale, l’euro, sono subito entrati di prepotenza nel dibattito, anche se i due candidati hanno quasi sempre privilegiato l’attacco all’avversario: “Lei vuole distruggere il diritto del lavoro, vuole la precarizzazione generalizzata”, ha attaccato Le Pen alludendo al progetto di riforma che figura nel programma dell’avversario: “Io sono la candidata del potere d’acquisto, lei è il candidato del potere di acquistare la Francia”.
Scendendo nei particolari della sua proposta, in particolare quella di “liberare le imprese” dando la possibilità  di negoziare azienda per azienda gli accordi sulla durata del lavoro, Macron ha risposto che “l’economia francese ha bisogno di consentire ad alcune imprese di esistere di fronte alle grandi società ”.
Ma è nel finale che la leader frontista crolla, quando entrambi i partecipanti hanno diritto ad esporre le loro idee su un ultimo tema a scelta. Dopo il suo sfidante, che si gioca la carta dell’assistenza ai disabili, la Le Pen ammette candidamente di non avere nessuna proposta in particolare, perchè la sua è “una filosofia generale”. Per l’ennesima volta, la numero uno dell’estrema destra francese spreca il tempo a sua disposizione nel disperato tentativo di screditare Macron, colpevole di concepire una Francia simile “a un mercato” dove “i lavoratori dovranno battersi per preservare i loro impieghi” e “le aziende dovranno battersi per allungare gli orari di lavoro”. In chiusura l’ex ministro dell’Economia si limita a constatare che la sua avversaria ha “proferito bugie ” per tutta la durata del confronto, una tattica già  utilizzata “dal padre e dall’estrema destra per decenni”.
Con il dibattito di ieri sera la Le Pen potrebbe aver compromesso definitivamente la sua corsa all’Eliseo. L’eurodeputata ha impostato l’intera serata su una strategia offensiva che non ha saputo gestire, rimanendo così intrappolata nel ruolo della sfidante costretta a rincorrere il favorito. Come un disco rotto che suona sempre le stesse note, la candidata ha concentrato l’attenzione su pochi temi, riproponendoli in continuazione nel corso della serata. Tra i due, Macron era quello che aveva più da perdere. Il candidato non ha brillato per originalità , ma ha saputo contenere gli attacchi dimostrando solidità  e concretezza.
I primi sondaggi a caldo dicono che Macron è stato il più convincente (per il 63% dei telespettatori, contro il 34% della Le Pen), dando l’impressione di avere — nonostante l’età  e la scarsa esperienza politica — uno “standing” presidenziale.
Per Macron l’ampiezza della probabile vittoria è fondamentale anche in vista delle legislative di metà  giugno e quindi della maggioranza parlamentare sulla quale potrà  eventualmente contare. Stando al primo sondaggio sul prossimo appuntamento elettorale, il movimento “En Marche!”, creato solo un anno fa, potrebbe ottenere 249-286 deputati. Sarebbe il partito più importante dell’Assemblèe Nationale, a un passo dalla maggioranza assoluta (289 seggi).

(da agenzie)

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“CI DEVE ESSERE UN LIMITE ALL’ACCOGLIENZA IN ITALIA, LA MAGGIOR PARTE DEI RICHIEDENTI ASILO NON NE HA DIRITTO , ESCLUDIAMO LE ONG DAI SALVATAGGI IN MARE”: PAROLE DI SALVINI? NO, DEL SUO SOSIA ZUCCARO

Maggio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

LE PAROLE “DA PRIVATO CITTADINO” DEL PROCURATORE DI CATANIA MA PRONUNCIATE DURANTE L’AUDIZIONE DA MAGISTRATO IN CUI, SENZA UNO STRACCIO DI PROVA, CONTINUA AD ACCUSARE LE ONG

L’audizione del procuratore capo di Catania Zuccaro alla commissione del Senato è stata utile per due motivi: in primo luogo perchè ha confermato che il suddetto non ha uno straccio di prova che confermi neppure lontanamente la sua “indagine conoscitiva” sulle “molto presunte” collusioni tra trafficanti e Ong, smentite peraltro nell’ordine dalla procura di Siracusa, dalla nostra Marina militare, dalla ns. Guardia di Finanza, da Frontex, oltre che dalle Ong.
In secondo luogo perchè ha svelato l’incontenibile esigenza di un procuratore della Repubblica italiana di voler “esternare” le sue idee da privato cittadino, cosa che nessuno gli ha chiesto e che in quella sede non gli compete.
La commistione dei ruoli, per chi è maggiorenne e vaccinato, finisce solo per fare da sponda a ben evidenti giochi politici più o meno sporchi, ovvero gettare discredito sulle Ong, obiettivo perfettamente raggiunto.
Inutile   dire che nessuno ha pensato di deferire Zuccaro al Csm e destinarlo ad altra Procura: se delle sue esternazioni si fosse reso protagonista un piccolo magistrato di provincia su un tema meno “strumentalizzabile” sarebbe già  in in viaggio per mete montane del nord, ma sul tema profughi gli interessi e le coperture politiche sono evidenti.
E così, dopo aver esposto ipotesi senza prove e aver citato come fonti Frontex e la Marina che l’hanno peraltro smentito, ecco che Zuccaro ci spiega le sue idee “da privato cittadino”.
Non è Salvini che parla, è proprio lui: “Esiste un limite al numero di persone che l’Italia può ospitare. La maggior parte dei migranti che ci vengono presentati come necessitanti di protezione internazionale in realtà  non ne ha diritto. E allora non è meglio escludere le ong da questo tipo di salvataggi e far sì che se ne facciano carico lo Stato e tutta l’Europa?”.
E il cerchio si chiude, per chi ha orecchie e cervello per intendere.
Zuccaro però non dovrebbe manipolare i dati, almeno questo: dovrebbe almeno sapere che la percentuale dei richiedenti asilo che vedono accolta la domanda di una delle tre forme di protezione previste attualmente è del 40% da parte delle commissioni territoriali (e fin qui parrebbe avere quasi ragione).
Ma non dice che il 60% di coloro che si vedono respingere la domanda presentano appello e il 75% di costoro vedono accolta la loro domanda di fronte a magistrati colleghi di Zuccaro.
Zuccaro poi vuole, come Salvini, che le Ong si vedano vietare la possibilità  di intervenire nel soccorso in mare, ben sapendo che sostenere che “il compito dovrebbe essere dell’Italia e dell’Europa” vuol dire garantire a migliaia di loro un certo affogamento in mare, visto i criteri di intervento della Ue e di Frontex che hanno arretrato la loro zona di competenza.
Se si salvano vite umane è grazie solo alla abnegazione delle Ong e della Marina militare italiana, questa è la verità  che Zuccaro ben conosce.
Per concludere: esiste un solo modo per eliminare i trafficanti, andare ad accogliere i profughi nei porti libici, dopo accurata selezione degli aventi diritto, attraverso i canali umanitari che Zuccaro stranamente non cita.
Una grave dimenticanza per un magistrato che parla da privato cittadino.
Fermo restando che un privato cittadino che fa anche il magistrato potrebbe optare a ricoprire solo la prima veste, magari candidandosi leader dei sovranisti.
Ovviamente è una “ipotesi di lavoro”, una delle tanto care a Zuccaro.

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LA SPASSOSA AUDIZIONE DI ZUCCARO SU ONG E SCAFISTI

Maggio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

MOLTE PAROLE E POCHI FATTI, COME HA AMMESSO LUI STESSO

Il Procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro è stato ascoltato in merito alle sue recenti dichiarazioni sui rapporti tra Ong e scafisti.
In Commissione Difesa in Senato Zuccaro ha ribadito le sue convinzioni circa l’esistenza di rapporti tra le Ong che operano nel Mediterraneo centrale per soccorrere i migranti e i trafficanti di uomini.
I fatti e le prove in possesso della Procura catanese rimangono invece sullo sfondo. Il motivo è semplice: non ce ne sono.
Nei giorni scorsi Zuccaro aveva rilasciato una serie di dichiarazioni contraddittorie. Da un lato aveva fatto sapere che il suo ufficio non aveva formulato ipotesi di reato e che stava conducendo unicamente un’inchiesta conoscitiva.
Dall’altro aveva affermato a più riprese di essere convinto dell’esistenza di un accordo tra Ong e scafisti per far arrivare i migranti in Italia.
Oggi però Zuccaro ha smentito di aver ottenuto informazioni dai servizi segreti ma di averle reperite tramite Frontex e articoli di giornale.
Chi sperava che Zuccaro dicesse cosa ha scoperto dalle sue indagini rimarrà  deluso. Zuccaro ha più volte risposto alle domande dei senatori parlando “da privato cittadino”.
Del resto già  quando si è scoperto che i servizi segreti italiani non hanno mai scritto un dossier su ONG e scafisti la teoria del Procuratore ha iniziato a vacillare.
Ad esempio Zuccaro ha denunciato come “Negli organici delle Ong ci sono profili non proprio collimabili con quelli dei filantropi”.
Ha prove che lo dimostrano? No perchè poco dopo ha dichiarato che “Un’indagine in tal senso avrebbe grande rilevanza”.
Zuccaro ha sospetti e formula ipotesi di lavoro che dice chiaramente “non hanno alcun riscontro probatorio“.
Ricordando che le Ong non agiscono autonomamente ma che tutte le attività  di SAR vengono coordinate dal Coordinamento Marittimo dei Soccorsi (MRCC) di Roma e quindi gestite dalla Guardia Costiera.
Ma c’è di più, perchè a quanto pare Zuccaro non ha in mano le intercettazioni che provano l’esistenza di contatti tra Ong e scafisti.
Anzi, il Procuratore chiede ai senatori che gli sia data la possibilità  di intercettare le comunicazioni satellitari.
Ma quale attività  investigativa sta svolgendo la Procura di Catania? A quanto pare non molta:
Confermo pienamente quanto detto al Comitato Schengen e cioè che siamo in una fase in cui non riusciamo più a svolgere l’attività  investigativa: non riusciamo a intercettare i facilitatori e ad intercettare i satellitare e ad avere quegli elementi probatori necessar
Zuccaro ha anche risposto a coloro che dicono che nel caso dei salvataggi in prossimità  delle acque territoriali libiche quelli italiani non sono i porti sicuri più vicini.
Il Procuratore ha ricordato che le aree SAR di competenza italiana comprendono anche quelle porzioni di mare e che se Tunisi e Malta non rispondono la Guardia Costiera non può esimersi dal salvare i naufraghi e portarli in Italia.
Molto divertente anche l’intervento del senatore Giovanardi che ha chiesto che un’imbarcazione di una Ong tedesca venga costretta a portare i migranti in un porto tedesco.
Zuccaro dice però anche di non avere “elementi utilizzabili processualmente” e   sempre senza prove Zuccaro ha parlato di “comunicazioni tra la terraferma libica e soggetti che sono nelle imbarcazioni dei soccorritori”.
Un altro filone di un’eventuale indagine sarebbe quello riguardante i bilanci di alcune Ong che utilizzano navi battenti “bandiere ombra” di nazioni che sono paradisi fiscali. Questo però non vuol dire che le Ong hanno sedi in paradisi fiscali, anzi, e non è chiaro cosa impedisca a Zuccaro di fare una rogatoria per poter ottenere la possibilità  di visionare i bilanci.
Zuccaro, per la gioia dei senatori del MoVimento 5 Stelle e della Lega Nord, si lancia anche in ipotesi più ardite che nulla hanno a che fare con l’attività  investigativa.
Ad esempio il Procuratore ha dichiarato che
Esiste a mio avviso l’impossibilità  di ospitare in Italia la migrazione di carattere economico, questo non è un discrimine per le Ong, ma ovviamente per uno stato la differenza è rilevante perchè il controllo dei flussi migratori e corridoi umanitari non può che competere agli stati
Si tratta forse di una valutazione basata su elementi probatori raccolti durante le indagini? No, perchè come detto non ci sono prove.
Si tratta invece di una valutazione politica, degna di un ministro più che di un Procuratore.
(da “NextQuotidiano”)

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LA CARITA’ CRISTIANA DEI GRILLINI: “STOP AI PASTI SERALI AI CLOCHARD”

Maggio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

LA IGNOBILE PROPOSTA DI UN CONSIGLIERE DI ROMA PER “IL DECORO DIEL PARCO DI COLLE OPPIO”…. CHI HA FAME PUO’ ANCHE SALTARE PASTO, ALTRIMENTI POI BISOGNA PULIRE: SAI CHE FATICA VISTO CHE C’E’ CHI E’ PAGATO PER FARLO

Stop ai pasti serali ai senzatetto che si trovano nel parco di Colle Oppio.
È una proposta, per ora. Anzi, un’idea di Daniele Diaco, presidente della commissione Ambiente di Roma Capitale (e consigliere capitolino del M5s) per combattere il degrado dello storico parco che si trova a pochi passi dal Colosseo.
E così Diaco durante la riunione della Commissione sull’apertura e chiusura dei cancelli di parchi e ville storiche della città  al riguardo spiega come “nel parco di Colle Oppio la Caritas somministra i pasti serali ai senzatetto, che poi restano a dormire all’interno e diventa una pensione completa”. Parole di uno squallore unico, come se fosse un privilegio e non una necessità  forzata dalla povertà 
Aggiunge il presidente della Commissione ” È un tema di sicurezza e anche decoro, visto che poi la pulizia porta a una spesa”
Una proposta, la sua, appoggiata anche dai rappresentanti del Servizio Giardini del Campidoglio presenti in Commissione, che hanno spiegato come “i senza fissa dimora lasciano rifiuti, bottiglie, polistirolo. C’è un problema anche di decoro e i costi vanno a colpire i cittadini, l’ama e il servizio giardini”.
Qualuno lo avvisi che gli addetti comunali sono pagati per questo, contenitore o ramazzata in più o in meno.
Semmai il Comune pensi a trovare una sistemazione a molti senzatetto che sarebbero ben lieti di non passare le notti all’addiaccio in “pensione completa”, invece che abbandonarli in mezzo a una strada e proporre pure di sottrar loro la cena.
Evviva la carità  cristiana a Cinquestelle (che si riferiscano alla categoria degli hotel di lusso?)

(da agenzie)

argomento: Grillo | Commenta »

“CONFISCARE I BENI AI CORROTTI”: LA PROPOSTA DI NINO DI MATTEO CHE NON VERRA’ MAI APPROVATA

Maggio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

“ESTENDERE LA NORMATIVA ANTIMAFIA ALLA CORRUZIONE SAREBBE UN SEGNALE E UNA SVOLTA EPOCALE”

Estendere la normativa antimafia sulla confisca di beni ai corrotti sarebbe “una svolta epocale”, “un terremoto”.
A parlare in un’intervista al Fatto Quotidiano è Nino Di Matteo, magistrato siciliano in prima linea contro Cosa Nostra, dal 1993 sotto scorta.
“Segnerebbe un momento di svolta allo stesso modo in cui segnò una svolta epocale l’approvazione della legge La Torre del 1982: dalle intercettazioni sappiamo che le ossessioni costanti dei boss erano quelle di abolire o attenuare quell’impianto normativo. Ed era una delle condizioni che Salvatore Riina poneva attraverso il papello per far finire le stragi insieme all’abolizione dell’ergastolo. per il sistema della corruzione e per la gestione lobbistica del potere, questa legge costituirebbe un terremoto capace di sovvertire delicati equilibri criminali fondati sulla garanzia di impunità  e sulla valutazione dei costi benefici rischi che fa pendere la bilancia a vantaggio della scelta corruttiva”
Secondo Di Matteo sostenere questa proposta è una prova anche per la classe politica.
“Sul sostegno a questo progetto di legge si gioca l’ennesima occasione di riscatto del ceto politico che ha bisogno di riacquistare credibilità  e autorevolezza cominciando a privilegiare l’onestà ”

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

“PUOI ANCHE ATTACCARE IL NYT, MA QUESTA PROPOSTA DI LEGGE L’HA SCRITTA IL M5S”: BURIONI SMASCHERA GRILLO

Maggio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

IL NOTO VIROLOGO SUI SOCIAL: “FIGURACCIA MONDIALE DELL’ITALIA”

“Grillo potrà  pure attaccare il NYT ma questa proposta di legge l’hanno scritta i suoi parlamentari. Scripta manent”.
È il testo di un messaggio del virologo Roberto Burioni, che è stato ritwittato dal segretario Pd Matteo Renzi.
La proposta di legge, firmata da alcuni parlamentari M5s e pubblicata su Twitter da Burioni, prevede “l’eventuale diniego dell’uso dei vaccini per il personale della pubblica amministrazione”.
“Abbiamo fatto l’ennesima figuraccia mondiale: l’Italia è stigmatizzata sul New York Times e in particolare viene criticato il Movimento Cinque Stelle per le sue posizioni contrarie alla scienza e ai vaccini”, scrive poi Burioni, virologo paladino delle vaccinazioni, in un post più articolato su Facebook.
In particolare, Burioni cita la replica di Beppe Grillo che, spiega, “ribatte attaccando il New York Times e dicendo che non è vero” quanto riportato nell’articolo sul Movimento (e cioè che “ha fatto attivamente campagna su una piattaforma anti-vaccinazioni ripetendo i falsi legami tra vaccinazioni ed autismo”).

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Grillo | Commenta »

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