Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
UN MILITANTE DELLA CAPITALE LA PROPONE NELLA CHAT WHATSAPP DEGLI ISCRITTI
Alcuni attivisti M5S romani vorrebbero fare la guerra a Virginia Raggi a Rimini e organizzare un gruppo di dissenso da portare all’incontro dei 5 Stelle a Rimini.
Ne parla oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica citando i messaggi Whatsapp di una chat interna:
A tirare le fila della protesta è Gaetano Savoca, membro del tavolo Bilancio, il board di cui era coordinatore l’assessore Andrea Mazzillo (dato sempre in uscita dalla giunta a fine settembre). Venerdì mattina, poco dopo le 10, ha affidato a quattro messaggi WhatsApp la sua dichiarazione di guerra: «Ho da farvi una proposta esplosiva e dirompente che potrebbe trovare qualche consenso e molto dissenso: organizzare un gruppo di dissenso contro il Campidoglio, Virginia Raggi, la sua giunta e il servilismo dei portavoce capitolini, lo spostamento a sinistra del M5S romano e le sue scelte insensate».
Savoca, che sul suo profilo facebook si definisce pensionato ed esponente del tavolo economia e bilancio M5S Roma (oltre che avere eccellenti gusti musicali), non risparmia critiche anche pubbliche a Virginia Raggi (come sulla vicenda del nuovo a.d. ATAC):
Nei messaggi inviati sulla chat del tavolo Bilancio mette alla gogna la giunta. Nell’elenco c’è di tutto: si parte dal falso dossier che sarebbe stato architettato proprio contro De Vito prima delle comunarie per la scelta del candidato sindaco e si arriva al cv fallato della nuova assessora ai Lavori pubblici Margherita Gatta, nomina contro la quale due consigliere municipali legate alla base degli attivisti sono pronte a ricorrere al Tar. Ancora: il caso Marra, lo stadio, il piddino Bergamo vicesindaco, «le nomine ad cazzum (cit.)», il triplo incarico in Atac dell’ad e dg Simioni. E, ovviamente, il rischio che Mazzillo possa essere defenestrato.
Per questo il pasionario a 5 Stelle è pronto a «organizzare il gruppo di dissenso e portarlo nel cuore della festa del M5S a Rimini. Alla luce del sole».
Postilla: «So bene di rischiare il linciaggio – scrive Savoca nei messaggi che in queste ore stanno facendo il giro del Campidoglio – ma sarebbe una protesta dirompente non contro il M5S, ma pro M5S. So che questa mia proposta fra 5 minuti sarà sul tavolo di Grillo e Casaleggio e proveranno a ostacolarla. Il coraggio è degli audaci e non del gregge di pecore».
Tra le tante risposte all’appello su WhatsApp, anche una di un certo peso. «Se non cambiano le cose dopo le Politiche, me ne vado», firmato Monica Montella, la consigliera già finita nel mirino dei 5S che per aver difeso la collega e amica Cristina Grancio.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
LEI E’ SFUGGITA AI PAPARAZZI, MA LE FOTO DI SEVERINI SVELANO LA LOCALITA’
Andrea Severini colpisce ancora. 
Virginia Raggi è in vacanza, a quanto pare in Campania, e la sindaca, comprensibilmente, per evitare i paparazzi ha deciso di mantenere top secret la località di villeggiatura.
Ma, ci racconta oggi Il Messaggero, suo marito pubblica una serie di scatti su Instagram dai quali si potrebbe facilmente evincere dov’è.
«Non sappiamo neanche quando è partita», trapela solo che sia in Campania ma, anche qui, dove? — è il marito della sindaca, Andrea Severini, che sembra cedere alle lusinghe da social networke tra una photo sphere (cioè panoramica) su Facebook e una scogliera immortalata dall’alto con i filtri di Instagram, qualcosa sembra svelare. Come il figlio che si arrampica sui faraglioni assolati, con la stessa dimestichezza con cui espugnò la poltroncina del sindaco in Aula Giulio Cesare, assieme alla mamma, quando la maggioranza Cinquestelle si presentò in Campidoglio, giusto un anno fa.
Alle ferie, la sindaca, non ha rinunciato; ieri al Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato d’urgenza dopo l’attentato sulla Rambla di Barcellona c’era il suo vice, Luca Bergamo, plenipotenziario di Palazzo Senatorio dal 10 al 21 agosto.
La Raggi, che a marzo, sempre per stare in famiglia, saettò tra le Alpi di Siusi in settimana bianca, tornerà nel suo ufficio con vista Fori ad inizio settimana.
Del resto, come ha detto a fine giugno durante un evento al Teatro dell’Opera, «quest’anno il mio obiettivo è ritagliare più tempo per Virginia».
E perchè non cominciare ad agosto?
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
NIENTE TICKET MUSUMECI-ARMAO, FORZISTI PRONTI ALLO STRAPPO
L’intesa sul ticket Musumeci-Armao era vicina, ma poi Berlusconi ha frenato con forza. Anzi, adesso il leader di Forza Italia sembra sempre più convinto che il candidato governatore giusto per la Sicilia sia l’avvocato Gaetano Armao e continua a fare pressioni su Salvini e Meloni per fare un ticket, ma con Nello Musumeci al massimo vice.
Al momento Lega e Fratelli d’Italia rispondono picche: “Il nostro candidato è Musumeci”, dicono Angelo Attaguile di Noi con Salvini e Francesco Storace di Fratelli d’Italia.
Da qui le frasi al vetriolo del coordinatore degli azzurri in Sicilia, Gianfranco Miccichè, a Rai news24: “Ci sono le condizioni per andare da soli, come nel ’94 potremmo ripetere la stessa esperienza – dice Miccichè – non c’è dubbio che ogni autocandidatura è sbagliata, ma stavamo per raggiungere un’intesa. Ma per vincere ci vuole una coalizione larga. Andare con una coalizione stretta e con gli stessi partiti e basta, non è un’offerta che può attrarre l’elettorato”.
Lega e Meloni dicono poi no ad accordi con Alfano: “Nella cultura occidentale – ribatte Miccichè – il concetto del non perdono non esiste. Non penso che avremmo dovuto uccidere il vitello grasso per annunciare e festeggiare il ritorno del figliol prodigo, ma ragionare però sul fatto che la vittoria in Sicilia dovrebbe essere il nostro primo obiettivo per il bene dei siciliani”.
Forza Italia pronta quindi ad andare su Armao?
Le resistenze nel partito non mancano: “Regionali Sicilia, il centrodestra eviti il bis di Roma. Errare umano, perseverare…”, scrive su twitter Maurizio Gasparri. “Spero che Miccichè ricordi quanto accaduto alle comunali di Roma, ripetere alle regionali in sicilia lo stesso errore sarebbe davvero imperdonabile per tutti, il centrodestra ha l’obbligo politico di presentarsi unito al voto anche inghiottendo qualche rospo, se occorre”, dice il senatore di Forza Italia Altero Matteoli.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
SENSIBILITA’ MOLTO DIFFUSA NEL PAESE… E NEI PARTITI SI FANNO AVANTI GLI ALFIERI DELLE BATTAGLIE PER GLI ANIMALI
Animalisti in politica? Pochi ma combattivi. 
Sebbene Michela Vittoria Brambilla stia monopolizzando il campo con il suo Movimento animalista, fondato a maggio con la benedizione di Silvio Berlusconi, non è l’unica a sostenere gli animali dentro e fuori il Parlamento.
Dal M5S al Pd, da Sinistra italiana a Mdp, l’animalismo può contare su diversi esponenti politici. Piccole “lobby” in senso buono, che premono affinchè i rispettivi partiti di appartenenza mostrino più impegno su questo fronte.
60 MILIONI DI “PET”
Un manipolo di nudi e puri che difendono, con battaglie trasversali tanto i diritti della fauna selvatica quanto quelli degli animali che vivono nelle nostre case.
Che – tra cani, gatti, uccelli, criceti, tartarughe e pesci – sono ormai più di 60milioni. Secondo i dati del Rapporto Italia Eurispes 2016, infatti, quasi un italiano su due ha un pet (43,3%), e magari anche più di uno.
ANIMALI E VOTI
La sensibilità animalista è dunque molto diffusa nell’opinione pubblica, forse più di quanto lo sia in politica. Al punto che per i sondaggisti il movimento di Brambilla potrebbe valere, in termini di mercato elettorale, dal 3 al 5 per cento.
Che comunque è più o meno quanto oggi potrebbero raccogliere singolarmente Mdp, Sinistra italiana e alfaniani. Dati che fanno riflettere: il bacino di voti degli animalisti potrebbe avere un peso non trascurabile nelle alleanze per le prossime elezioni
CICLONE BRAMBILLA
Sta di fatto che il lancio del nuovo partito dell’ex ministra berlusconiana ha creato scompiglio e aperto profonde spaccature nel variegato mondo animalista. Che si divide fra chi ha scelto di aderire al movimento di Brambilla per “entrare nelle istituzioni “, come afferma lei stessa, e chi invece ha deciso di rimanerne fuori.
Di fatto la deputata di Forza Italia sta facendo grossi passi avanti sul piano organizzativo: strutturati già i livelli regionali e provinciali, ora sta passando a quelli comunali.
L’ultimo acquisto di peso nel direttivo nazionale è quello di Rinaldo Sìdoli, fino a pochi giorni fa dirigente nazionale dei Verdi con la delega ufficiale alla responsabilità per i diritti animali.
A dimostrazione, secondo Brambilla, di quanto la nuova forza politica sia “indipendente e trasversale”, sebbene il colore politico dell’iniziativa, nata sotto il segno del Cavaliere, sia difficile da confondere.
DAL PD UN DIPARTIMENTO AD HOC
Persino l’Enpa, associazione storicamente legata alla sinistra e presieduta da Carla Rocchi, ha virato a sorpresa verso il movimento brambilliano. Segno che il centrodestra sta dimostrando più abilità nel cavalcare il tema animalista.
La risposta del segretario del Pd Matteo Renzi allora è stata quella di creare, nell’ambito del riorganizzato esecutivo del partito, un dipartimento ad hoc per la difesa degli animali.
La responsabile è Patrizia Prestipino, già minisindaca del municipio romano dell’Eur, che ammette: “Nel Pd non c’è mai stato un forte animalismo. Ma le cose stanno cambiando. Parto da zero, sto mettendo in piedi una squadra seria che lavori per gli animali senza sfruttarli a fini elettorali. Spero di avere il sostegno del partito oltre che dei cittadini”.
LA TASK FORCE DELLE SENATRICI
Nel Pd in verità anche le senatrici Monica Cirinnà e Silvana Amati hanno da sempre sostenuto i temi animalisti. Entrambe fanno parte di una singolare task force bipartisan, che ha pure una chat interna su Whatsapp dal nome evocativo di “Animali/circhi”, in riferimento alla norma che entro il 2018 toglierà i finanziamenti agli spettacoli che sfruttano gli animali.
L’animatrice del team è Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra italiana, paladina della legge che inasprisce i reati contro la fauna protetta.
Un tema caldo dopo l’abbattimento in Trentino dell’orsa KJ2, nonostante il progetto di ripopolamento delle Alpi orientali. Le altre combattenti del drappello animalista a Palazzo Madama sono Alessia Petraglia di Si, le ex forziste Manuela Repetti e Cinzia Bonfrisco, l’ex M5S Serenella Fucksia e Manuela Granaiola di Art1-Mdp.
ANIMALISMO A 5 STELLE
E il M5S? Non sta certo a guardare. L’alfiere della difesa degli animali in Parlamento è Paolo Bernini, deputato bolognese, vegano e amante delle colombe bianche.
“Il Movimento è sensibile a questi temi”, afferma Bernini e aggiunge: “Siamo stati noi a far incardinare in commissione Giustizia della Camera la legge che prevede pene più severe contro chi maltratta gli animali. L’iter riprenderà a settembre”.
Un provvedimento, quest’ultimo, promosso anche in un post sul blog di Beppe Grillo a firma dello stesso Bernini, uscito a fine maggio, pochi giorni dopo la “conversione animalista” di Berlusconi.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile
TRUMP SEMPRE PIU’ RIDICOLO: PRIMA CRITICA POI SI CONGRATULA: “C’E’ BISOGNO DELLA PROTESTA PER GUARIRE”
In quarantamila contro il razzismo. E’ la risposta di Boston alle violenze di Charlottesville di una settimana fa.
Molte associazioni hanno invitato a partecipare alla protesta dopo che un gruppo di nazionalisti bianchi ha organizzato una manifestazione nel centro di Boston per difendere la “libertà di espressione”.
Inizialmente erano circa 4.000 i dimostranti antirazzisti che hanno iniziato a sfilare lungo Tremont Street verso Boston Common, una delle piazze più famose della città del nord-est degli Stati Uniti, roccaforte del partito democratico.
Polizia e autorità municipali hanno moltiplicato gli appelli alla calma dopo gli scontri di sette giorni fa che avevano provacoto la morte di una persona e a 19 feriti.
“Non tollereremo alcuna violenza, di nessun genere – ha scritto su twitter il sindaco di Boston – chiedo a tutti di rimanere pacifici e di rispettare la nostra città . Noi siamo uniti contro l’intolleranza”. Circa 500 gli agenti coinvolti per mantenere l’ordine
Il numero dei manifestanti è poi cresciuto di metro dopo metro e alla fine erano circa 40.000 a rispondere allo sparuto gruppo di ultradestra, costretto poi ad abbandonare frettolosamente il suo “Free Speech rally” e ad evacuare a bordo di furgoni della polizia.
Gli attivisti del gruppo avevano preso pubblicamente le distanze dai neo-nazisti, dai suprematisti bianchi e da altri movimenti di estrema destra che hanno fomentato la violenza a Charlottsville ma i contro manifestanti li hanno sommersi di cori e slogan anti razzisti costringendoli a battere in ritirata.
Ci sono stati anche alcuni tafferugli con la polizia, sfociati in almeno otto arresti.
Si tratta del primo ‘duello’ tra estremisti di destra e anti razzisti dopo i tragici fatti di Charlottsville e le polemiche scatenate dall’equiparazione fatta da Trump fra le due fazioni, che hanno riaperto in America la mai sanata ferita del razzismo. La Cnn riferisce che a Boston sono state fermate 27 persone
In precedenza il presidente Donald Trump aveva twittato: “Sembra che ci siano molti agitatori anti polizia a Boston. Ma la polizia ha dimostrato di essere tenace e intelligente. Vi ringrazio. Grande lavoro di tutti gli agenti delle forze dell’ordine e del sindaco di Boston (il democratico Marty Walsh, ndr)”.
Parole destinate ad alimentare ulteriormente la tensione ad una settimana dalla tragedia in cui il neonazista, James Field, si è scagliato con l’auto contro una folla di manifestanti di sinistra, uccidendo una donna di 32 anni, Heather Heyer.
Sono bastati pochi minuti e il presidente Usa si è corretto sempre su Twitter esprimendo il suo plauso “ai molti manifestanti che a Boston stanno facendo sentire la loro voce contro l’intolleranza e l’odio. Il nostro Paese presto sarà unito!”.
“Il nostro grande Paese è stato diviso per decenni. Qualche volta c’è bisogno della protesta per guarire e noi guariremo e saremo più forti che mai!”
(da agenzie)
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