Destra di Popolo.net

MARONI, MESSAGGIO A SALVINI: “IMPOSSIBILE UN GOVERNO LEGA-M5S, SAREBBE UN RITORNO ALLA PRIMA REPUBBLICA”

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

“L’UNICA SOLUZIONE SONO LE LARGHE INTESE E UN RITORNO AL VOTO TRA UN ANNO”

“Vedo impossibile un governo assieme tra Lega e M5S”. Lo afferma l’ex governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni a “Mezz’ora in più” su Rai 3.
“Mi sembrerebbe un ritorno indietro alla Prima Repubblica, ai governi balneari”, aggiunge l’ex governatore sperando che “il centrodestra si confermi”.
“Un eventuale governo Lega-M5S metterebbe in grande imbarazzo le alleanze di centrodestra che governato in Lombardia e in Veneto”, aggiunge l’ex governatore della Lombardia osservando che non si possono fare governi a livello nazionale con un partito, appunto i Cinquestelle, e poi con questo partito battersi nelle amministrazioni locali.
Piuttosto, argomenta Maroni, “io faccio il tifo per un governo di larghe intese: garantirebbe la compatezza del centrodestra e potrebbe durare un anno per una legge elettorale fatta bene. C’è già  la data: il 26 maggio 2019, quella prevista per le europee”.
Quanto alle mosse di Berlusconi, “il Cavaliere teme l’opa di Salvini su Forza Italia, vuole a tutti i costi evitarlo. Da qui al 23 quando si decideranno i presidenti delle Camera si giocherà “.
Quello che vuole il leader di Fi è “evitare un governo che escluda Forza Italia e sta lavorando per l’unico governo possibile che possa evitare elezioni anticipate in autunno. E l’unica soluzione sono le larghe intese”.

(da agenzie)

argomento: Maroni | Commenta »

INTERVISTA AL PROF. PASQUINO: “PD E M5S SONO COMPATIBILI: ORA TOCCA A DI MAIO”

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

“RENZI PROTERVO NELL’IMPORRE L’OPPOSIZIONE AI SUOI PARLAMENTARI”

Consiglierebbe ai 5 stelle di leggere il suo maestro, Norberto Bobbio: “Ne ‘Il futuro della democrazia’ scriveva che ci sono delle promesse che la democrazia non può mantenere, ma che la politica deve continuare a perseguire, poichè è indispensabile custodire i propri ideali, sebbene a un certo punto diventi necessario fare i conti con la realtà “.
Gianfranco Pasquino era senatore della repubblica con la sinistra indipendente quando, nel 1989, il parlamento rimase bloccato più di sessanta giorni a causa dell’incapacità  di Bettino Craxi e Giulio Andreotti di trovare un accordo per la formazione del nuovo governo: “Oggi la situazione è più preoccupante. Nessuno sa se ci sarà  una convergenza. Allora, invece, tutti erano consapevoli che nel pentapartito un’intesa, prima o poi, si sarebbe trovata”.
Quando la sera delle elezioni i risultati hanno cominciato a consolidarsi, l'”uomo di sinistra” Pasquino ha pensato che la sua parte “è riuscita a sciuparsi un’altra volta con le proprie mani, meritandosi una sconfitta arrivata per una campagna elettorale mediocre, anzi due campagne elettorali mediocri: quella del Pd e quella di Liberi e Uguali”.
Professore emerito di scienza politica all’università  di Bologna, ex direttore della Rivista del Mulino, Pasquino ha scritto saggi sulla “Modernizzazione e lo sviluppo politico”, compilato numerosi voci del mitico Dizionario di Politica bobbiano, perorato la causa della democrazia maggioritaria, contestato i compagni che sbagliavano nel centro sinistra.
La sua scrittura ha frequentato tutte le forme e gli stili dell’intervento pubblico, dalla minuziosa analisi scientifica, al pamphlet, sino ad arrivare a Twitter: “Ho scritto che Renzi, dopo una sconfitta referendaria e una batosta elettorale, sta tentando l’eversione”.
Perchè?
Perchè rifiutarsi di fare un governo nel parlamento di una democrazia parlamentare è protervo e contrario all’interesse dei cittadini.
Non è anche legittimo?
Imporre ai parlamentari da lui nominati di andare all’opposizione, prescrivendo una sorta di vincolo di mandato, significa distruggere le regole di una democrazia parlamentare, che impone il confronto non pregiudiziale tra le forze rappresentate nelle due camere.
Cosa potrebbe nascere dal dialogo?
Un governo tra 5 stelle e partito democratico, variamente modulato.
Non sarebbe una forzatura?
No, perchè la distanza tra il Pd e il Movimento 5 stelle su alcuni punti programmatici è colmabile.
Quali punti?
Il reddito di cittadinanza, per esempio: il cui principio il Partito democratico ha già  accettato adottando una misura simile, quella del reddito di inclusione. E poi la spending review, che i 5 stelle chiamano lotta agli sprechi: due espressioni diverse che nominano però la stessa cosa.
È sufficiente per governare insieme?
Tra i 5 stelle e il Pd c’è una compatibilità  programmatica di fondo, che deve essere specificata da un confronto vero. Serviranno dei compromessi. Entrambi dovranno rinunciare a qualcosa del proprio programma. Ma è una strada che si può percorrere.
Chi deve andare incontro all’altro per primo?
Luigi Di Maio.
Le pare lo stia facendo?
Ma non deve farlo ora: deve farlo quando cominceranno le consultazioni con il presidente della Repubblica.
Prima ci sono le elezioni per la presidenza della Camera e del Senato.
Sono due cose diverse: i presidenti delle due Camere devono essere due personalità  autorevoli, capaci di far funzionare al meglio i rami del Parlamento. Devono rappresentare un certo modo di concepire la politica, non prefigurare una maggioranza di governo.
Eppure, potrebbe essere l’anticipazione di un governo Lega – 5 Stelle.
Se accadesse, entrambi i partiti stravolgerebbero ciò che hanno detto agli elettori in campagna elettorale e sarebbero costretti a deformare le proprie priorità  programmatiche. Giacchè Salvini è un sovranista, Di Maio uno che vuole avere un ruolo in Europa. Come potrebbero stare insieme?
Accordandosi.
Non vedo come possa accadere. Il reddito di cittadinanza per gli elettori di Salvini è un aiuto indebito ai meridionali. Viceversa, la flat tax della Lega non è quello che il Movimento 5 stelle chiede in materia fiscale. Ci sarebbero troppe contraddizioni. Di fronte a loro, Mattarella dubiterebbe della possibilità  di formare una coalizione stabile e operativa.
Che pensa di chi parla, di fronte al risultato del voto, di una rivoluzione?
Penso che la rivoluzione è un cambiamento del sistema politico, istituzionale, economico, sociale e culturale di uno stato. E che l’irruzione delle forze cosiddette populiste non configura una cambiamento di questo genere. Parlare di rivoluzione è manipolatorio. Soprattutto, in un paese come l’Italia, da sempre incapace di compierle.
È più corretto parlare di rivolta?
Neanche. Perchè non c’è violenza, nè uno scontro fuori dalle istituzioni, la contestazione dell’esistente passa attraverso delle libere elezioni.
Come definirebbe allora le novità  che sono emerse?
Un cambiamento della democrazia, nella democrazia, attraverso la democrazia.
Quanto rischioso?
La democrazia è sempre stata capace di riformarsi, accettando le sfide e rimanendo organizzata intorno al suo nucleo centrale: la sovranità  popolare.
A volte, però, la democrazia è stata anche spezzata.
Le democrazie hanno un’ethos, uno spirito che deve essere custodito e rispettato. Quando si perde, le regole diventano procedure meccaniche e vuote, che qualcuno denuncia e minaccia di spezzare.
È un insegnamento che le viene da Bobbio?
Incontrai Bobbio al suo corso di scienza politica, a Torino, nel novembre del 1962. Anni dopo feci con lui la tesi di laurea e, da allora, non lo persi più di vista. Andavo a trovarlo nel suo studio. Era sempre circondato da colonne di libri. Aveva un gran senso dell’ironia, ma sulla democrazia non scherzava.
Sapeva della lettera che aveva inviato a Mussolini?
No, finchè non la tirarono fuori.
Che effetto le fece?
È difficile giudicare le scelte di uomini che si trovano sotto il dominio di un regime autoritario. Bobbio era finito in carcere per una settimana, in seguito a una retata in cui avevano arrestato Vittorio Foa, Giulio Einaudi, Massimo Mila, Arrigo Cajumi, insomma buona parte dell’antifascismo torinese. Scrisse a Mussolini che non poteva non conoscere quelle persone, dacchè molti erano compagni di scuola e suoi coetanei. Lo fece per timore di perdere la sua cattedra. E ciascuno di noi può immaginare che si sarebbe comportato in maniera diversa. Ma chissà  cosa avremmo fatto al suo posto.
Gli rimproverarono di averlo nascosto, non di averlo fatto.
È comunque un episodio marginale della sua vita, tanto più se si considera che agì nell’antifascismo, assumendosi rischi, correndo pericoli.
Lei come si appassionò alla politica?
Me la suscitò un professore di storia alle scuole medie, si chiamava Turin: era un valdese antifascista che aveva perso la cattedra durante il regime e dovette rinunciare all’insegnamento per anni, prima di poter tornare a farlo dopo il 1945.
Nella sua famiglia non si parlava di politica?
Poco. Mia madre, che aveva il diploma di maestra, faceva la casalinga ed era figlia di un socialista. Mio padre, invece, era molto di destra. Ebbi, con lui, scontri ferocissimi. Considerava i socialisti, i comunisti, in genere tutti quelli di sinistra, nemici. Finchè, non andai a studiare a Bologna, fummo schierati l’uno contro l’altro.
La destra e la sinistra esistono ancora?
Altiero Spinelli, nel 1941, scriveva che la sinistra e la destra si sarebbero sempre più definite in base al favore/sfavore accordato all’idea federale europea. Chi è per l’Europa, è naturalmente schierato per una serie di diritti, per una politica estera basata sulla diplomazia, per un controllo del potere delle multinazionali.
In base a questo schema i 5 stelle sarebbero di destra o di sinistra?
Non hanno ancora scelto cosa essere.
Guardano di più a Putin?
Chi guarda davvero a Putin è Salvini. La sua scarsa conoscenza di cosa sia il regime russo, con i suoi giornalisti imprigionati, uccisi, o comunque controllati; la manipolazione dei giudici; la concentrazione di potere nelle mani di un solo uomo, è allarmante.
Corriamo un rischio autoritario?
Non credo.
Per sbloccare la situazione, c’è chi propone un governo della società  civile: funzionerebbe?
La democrazia non è il luogo degli uomini eccellenti. È il luogo in cui donne e uomini che hanno passato il vaglio elettorale si confrontano e si scontrano. Nella mia vita, ho visto grandi scienziati camminare in Parlamento senza capire nulla di cosa stesse accadendo intorno a loro e, viceversa, ho incontrato amministratori senza laurea in grado di prendere rapidamente decisioni difficili e giuste.
Rino Formica avrebbe detto…
…che la politica è fata di sangue e merda.
Non è così?
Preferirei una politica che evitasse il sangue e scansasse la merda.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: elezioni | Commenta »

IL M5S HA PAURA DI TORNARE A VOTARE: “MEGLIO UN GOVERNO CON LA LEGA”

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

I GRILLINI CHIUDONO A UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE: TIMORI PER IL PREMIO DI COALIZIONE

«Tutti tranne Forza Italia». C’è un limite anche alle intenzioni concilianti ed ecumeniche di Luigi Di Maio, disposto a coinvolgere tutti nella scelta dei presidenti di Camera e Senato. Quasi tutti. Sì, perchè nel M5S, ieri, è stato il panico, dopo aver saputo della volontà  della Lega di lasciare il Senato ai berlusconiani, unica vera bestia nera per i grillini. Nello specifico, al capogruppo uscente, Paolo Romani.
Una prova di lealtà  verso l’alleato, da parte di Matteo Salvini, che sa anche molto di tattica. Perchè il leader leghista ha già  in mano un accordo con i 5 Stelle per la spartizione delle presidenze, e potrebbe fare a meno di Fi.
Un accordo, che nonostante le smentite di Di Maio, diventerebbe l’anticamera del governo più temuto dall’Unione europea.
Un governo – questa è la novità  delle ultime ore – non solo finalizzato a cambiare la legge elettorale, come sembrava fino all’altro ieri, ma con l’ambizione di arrivare fino alla fine del mandato di cinque anni.
Il M5S si sta convincendo che il ritorno alle urne dopo mesi a dibattere in un Parlamento avvitato alla ricerca di una legge elettorale, sarebbe un danno d’immagine enorme.
Anche perchè la Lega è stata chiara: «Vogliamo il premio alla coalizione» ha detto Salvini. I grillini sono sempre stati convinti che un’intesa si sarebbe trovata, magari sul Mattarellum o su sistemi maggioritari simili.
Ma ora avrebbero cambiato idea, spinti anche dalla paura di perdere contro un listone di centrodestra. Meglio un governo pieno, di programma, sui punti condivisi con il Carroccio: una soluzione che accontenterebbe anche il Colle, da sempre convinto di evitare nuove elezioni.
Fonti del M5S confermano che il Pd, nonostante i continui rifiuti, continua a essere la prima scelta, ma anche che tutto potrebbe cambiare dopo le votazioni sulle presidenze. Se il Pd insisterà  a snobbare un sostegno a un governo del M5S, Di Maio comincerà  seriamente a parlare con Salvini, che a quel punto dovrà  aver risolto le sue grane di coalizione. «Ma per il Senato Salvini deve scegliere, o noi o Forza Italia», è stato il ragionamento del leader.
Il paradosso è che è proprio Di Maio a levare di torno, in un sol colpo, due nomi poco graditi al leghista.
Il capo politico del M5S, ribadendo il metodo, avverte che «saranno considerate inaccettabili le proposte di candidati, per qualsiasi carica istituzionale, che siano condannati o sotto processo».
Senza citarli, Di Maio mette nel mirino Romani di Fi e Roberto Calderoli della Lega. Sono i due nomi in lizza per lo scranno più alto di Palazzo Madama. Entrambi inseguiti da guai giudiziari. Romani ha una condanna in primo grado per peculato, Calderoli rischia di ripiombare in un processo per odio razziale, dopo aver offeso l’ex ministro Cècile Kyenge, se la Corte Costituzionale deciderà  di riaprirlo, come sembra.
Il veto su entrambi, comunque, potrebbe celare l’altra mossa che ha in serbo il M5S: offrire una camera al Pd, ipotesi già  paventata da Renato Brunetta al capogruppo grillino Danilo Toninelli.
Per i forzisti sarebbe un gesto di cortesia per le opposizioni che spezzerebbe l’asse grillo-leghista. In realtà , i 5 Stelle vorrebbero dare il Senato al Pd per sottrarlo ai forzisti e lasciare Silvio Berlusconi fuori gioco.
Perchè Di Maio, che entro oggi sentirà  nuovamente tutti i capi partito, ci tiene a preservare un metodo: «Vogliamo coinvolgere tutti, naturalmente riconoscendo il peso specifico di ogni vincitore. Noi con il 36% dei seggi alla Camera dei Deputati rivendichiamo il diritto alla Presidenza dell’Aula».
Fi, invece, è il quarto partito.

(da “La Stampa“)

argomento: elezioni | Commenta »

IL GRUPPO RENZIANO FUORI DAL PD: L’IPOTESI DEI FEDELISSIMI DELL’EX PREMIER

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

LUCA LOTTI NON E’ D’ACCORDO

Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera racconta oggi di un progetto di gruppo renziano fuori dal Partito Democratico — ci sarebbe già  il nome: Avanti — sul quale però Luca Lotti, storico braccio destro di Matteo Renzi, sembra avere molte perplessità :
Più di un parlamentare gli ha chiesto di fare una riunione d’area, ma Lotti si è rifiutato. Preferisce non dare nell’occhio e incontrare piccoli gruppi. Tant’è vero che gli stessi renziani non hanno capito se si organizzeranno mai in corrente, e un po’ se ne rammaricano. I «falchi» vorrebbero addirittura fare gruppi a parte e fondare un nuovo movimento: «Avanti».
Sono convinti di riuscire a convincere allo strappo finale almeno 25 parlamentari alla Camera e tra i 10 e i 15 al Senato.
Lotti però è su tutt’altra lunghezza d’onda e cerca di evitare lo scontro interno. È sempre lui che tiene anche i rapporti con Martina, di cui i renziani non si fidano più e infatti non è un caso che agli incontri più importanti il reggente vada accompagnato da Guerini.
A Lotti gli avversari interni attribuiscono anche la cura dei rapporti con Verdini per un Nazareno bis, ma in realtà  non risultano incontri tra i due.
Boschi, invece, ha deciso di restare defilata. La sottosegretaria ha visto a Palazzo Chigi i parlamentari a lei più vicini: Silvia Fregolent, Gennaro Migliore, Tommaso Cerno, Stefano Ceccanti, ma preferisce non esporsi troppo.
Un’indicazione, però l’ha data: votate Guerini presidente dei deputati. La stessa di Lotti.
A Palazzo Madama invece la faccenda è più complicata. Andrea Marcucci è l’unico esponente vicino all’exsegretario che potrebbe mettere d’accordo quasi tutti. Ma recalcitra (vorrebbe fare il vicepresidente del Senato).
Senza di lui i renziani non riuscirebbero a ottenere la presidenza del gruppo.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

LE GRANDI MANOVRE DEGLI IMPERI: COME MOSCA E PECHINO SFIDANO LE DEMOCRAZIE IN DIFFICOLTA’

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

L’AUTORITARISMO ILLUMINATO DI XI JINPING E QUELLO OTTUSO DI PUTIN INCALZANO L’OCCIDENTE ALLE PRESE CON LA CRISI DEL MODELLO LIBERALE

Da migliaia di anni la tragedia della politica è che l’impero offre una soluzione al caos. L’imperialismo, come afferma lo storico di Oxford John Darwin, «è stato storicamente quasi sempre l’organizzazione politica predefinita», perchè le capacità  necessarie per costruire Stati forti, per ragioni geografiche, non erano mai equamente distribuite, così che di solito emergeva un gruppo etnico dominante.
Tuttavia, poichè la conquista contempla arroganza, militarismo, espansionismo e calcificazione burocratica, l’atto stesso di costruire un impero porta in sè, secondo il filosofo tedesco Oswald Spengler, la decadenza e il declino culturale.
Gli imperi (in particolare quello britannico e quello francese) non furono mai così scontati come prima del loro crollo.
Ma se l’impero è la norma, anche se destinato a finire tragicamente, si può sostituire all’impero qualcosa che sia duraturo?
La «Nuova via della seta» cinese, la campagna di sovversione russa nell’Europa Centrale e Orientale, l’Unione europea e l’ordine mondiale liberale a guida americana sono tutti tentativi di risolvere il problema.
La strategia globale, un argomento che ossessiona le èlite politiche, è essenzialmente questo, la ricerca di un modo per evitare la trappola dell’impero.
Cina: autoritarismo illuminato su base geografica
A grandi linee la Cina e la Russia rappresentano un modo per affrontare il problema; l’Unione europea e gli Stati Uniti un altro. Entrambi i modelli hanno i loro punti di forza e di debolezza. La Cina e la Russia sono eredi di tradizioni imperiali anti-democratiche legate alla terra. I loro tentativi di espansione affondano le radici nella geografia e non negli ideali.
I leader cinesi vivono con la consapevolezza che l’Asia, all’inizio dell’età  moderna, durante le dinastie Ming e Qing (dalla metà  del XIV alla metà  del XIX secolo), era più stabile con un sistema di tributi imperiali di quanto lo fosse l’Europa. Poichè l’imperialismo cinese garantì all’Asia una relativa pace per diversi secoli con un sistema per lo più accettato, i leader cinesi oggi non vedono nulla di sbagliato nel loro tentativo di essere ancora una volta i supervisori della regione, cosa che intendono semplicemente come il ripristino dell’armonia regionale sotto una nuova e molto più sfumata versione dell’ordine imperiale.
La Cina non è una democrazia, ma non è nemmeno totalitarista. Questo è esattamente il suo fascino. Il suo autoritarismo – in cui l’ordine è garantito, la politica è prevedibile, e i dibattiti si svolgono tra la leadership, i think thank di Pechino e la popolazione nel suo insieme – dà  vita a un regime che etichettiamo semplicisticamente in termini manichei come dittatura.
Inoltre, l’idea del leader cinese Xi Jinping di ripristinare l’armonia regionale rappresenta il genere di fine superiore che ha tradizionalmente definito gli imperi di successo e le loro varianti.
La «Nuova via della seta», che segue i percorsi delle dinastie cinesi medievali e collega la Cina con l’Iran e l’Europa, offre all’Asia Centrale e al Medio Oriente una visione di speranza, che potrebbe mitigare il loro isolamento geografico, la povertà  e l’instabilità .
Noi pensiamo che la Cina rappresenti una sfida economica. È qualcosa di più.
È una sfida filosofica perchè il suo sistema unico, almeno in questo frangente, assicura al proprio popolo e ai vicini politiche di sviluppo affidabili e concrete.
Xi non è esattamente un dittatore: è una specie di dittatore, che può ancora offrire al suo popolo una certa dose di libertà  personale e di crescita economica evitando l’anarchia.
Questa è la seduzione dell’autoritarismo con cui abbiamo a che fare. Ed è così anche se Xi ha abolito i limiti temporali del suo mandato. La Cina ha ancora punti di forza istituzionali che mancano alla Russia, e il governo di Xi è ancora lontano dall’assolutismo di Saddam Hussein o degli Assad in Siria.
La Cina non può farci nulla. Il suo dinamismo in questo decennio potrebbe portare il sistema della «Nuova via della seta» ad espandersi nel prossimo decennio a un ritmo insostenibile per un’economia cinese in decelerazione. La Cina potrebbe assomigliare ancora troppo a un regime imperiale tradizionale per sopravvivere.
Russia: un autoritarismo ottuso su base geografica.
I russi possono ben avere la mano pesante con i loro teppisti mascherati e armati in Ucraina, ma fanno affidamento sul dominio cibernetico per sovvertire i governi democratici, un metodo poco costoso e facilmente negabile. Inoltre, non stanno cercando di ricreare nell’Europa Centrale e Orientale il Patto di Varsavia, che aveva tutta l’arroganza e gli altri inconvenienti dell’imperialismo tradizionale; concentrano solo lì la loro forza distruttiva.
In Siria sono stati attenti a non introdurre truppe di terra in numeri significativi. Si sono dimostrati aggressivi con i loro vicini più prossimi; ma ugualmente cauti. Mirano a recuperare l’intera geografia sovietica, ma senza i rischi e le spese dell’impero. Cercano influenza; non conquista diretta.
Questa è una strategia post-imperiale intelligente. Ma il progetto post-imperiale di sovversione nell’Europa Centrale e Orientale del presidente russo Vladimir Putin, benchè rispettoso dei confini, rivela l’ossessione di abbattere le democrazie liberali senza alcuna superiore finalità  – cosa che non gli permette di vedere la minaccia messa in atto dalla Cina alle porte di casa – come se le sue campagne di guerra cibernetica fossero guidate da poco di più del risentimento per il modo in cui è finita la Guerra Fredda.
E senza uno scopo superiore a guidarlo, il suo imperialismo a basso contenuto calorico sarà  alla fine sconfitto. La storia ci ha ripetutamente dimostrato che, affinchè l’imperialismo duri, deve, almeno nelle intenzioni, avere un obiettivo più alto, civilizzatore.
La Cina resta saldamente in questa tradizione; La Russia no. La Russia non è sostenuta da istituzioni forti, come la Cina; e non offre la speranza di uno sviluppo economico come la «Nuova via della seta» cinese. Ecco perchè, a differenza della Russia, la Cina ci pone una sfida. La differenza tra un tipo di autoritarismo e un altro a volte può essere tanto grande quanto la differenza tra autoritarismo e democrazia.
Ue, impero virtuale  
L’Unione europea è la risposta più innovativa all’impero. L’enfasi sulla legalità  e sui piccoli Stati la libera dall’imperialismo tradizionale, osserva lo storico di Yale Timothy Snyder.
Eppure, aggiunge, il passato dell’Europa è quasi interamente imperiale e quindi molti Stati in Europa, in particolare nell’Est, non hanno futuro se non sotto l’egida dell’Unione europea, le cui dimensioni e diversità  sono comunque di grandezza imperiale.
In effetti, l’Unione europea è il vero successore del cosmopolitismo degli imperi asburgico e ottomano, e quindi ha il potenziale per adempiere alla funzione dell’impero in tutto il Continente senza necessariamente cadere preda delle sue debolezze.
Ma di fronte alla versione russa del post-imperialismo, l’Ue non può provvedere interamente alla propria sicurezza. Questo è in definitiva il lavoro degli Stati Uniti.
Eppure l’Unione europea, a causa della crisi del debito seguita dall’ondata di nazionalismo populista, ha imparato una certa umiltà , meglio evidenziata dal primo ministro italiano Paolo Gentiloni a Davos, che ha messo in guardia i colleghi europei dall’«arroganza di un’èlite digitale cosmopolita».
E, pur denunciando il nazionalismo, i suoi colleghi Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno entrambi parlato a Davos di lavorare per dare una risposta a chi ne è attratto. Adesso si rendono conto che solo rendendo Bruxelles meno remota e burocratica, la sovrastruttura quasi imperiale dell’Unione europea può sopravvivere. L’Unione europea potrebbe trovarsi in una posizione migliore per padroneggiare il futuro a causa della sua esperienza di pre-morte.
Là  dove l’autoritarismo russo è inseparabile dal gangsterismo e quindi non è un modello per il futuro, e il sistema cinese funziona proprio grazie al suo originale mix di libertà  personali e repressione politica, l’Unione europea può sopravvivere solo diventando una democrazia non elitaria, pur mantenendo il suo forte elemento burocratico.
Sono cruciali a questo punto mirati aggiustamenti. Questo nuovo secolo di geopolitica che è seguito a un secolo di ideologia richiede che le differenze tra i vari sistemi in competizione siano più sottili che durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra Fredda.
Usa destinati a guidare?
L’ordine mondiale liberale a guida americana, almeno fino all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, è rimasto ben saldo nei suoi valori universali. Ma questo non lo rende automaticamente post-imperiale.
Perchè nelle menti dei suoi praticanti, l’imperialismo è stato spesso una missione edificante e civilizzatrice.
In effetti, la Guerra Fredda era una lotta tra due imperi, sebbene si definissero altrimenti. L’ordine americano, inoltre, proprio perchè attraversa gli oceani, richiede grandi spese militari. E questo, secondo molti storici, porta al declino dell’impero.
Le invasioni dell’Iraq e dell’Afghanistan e le operazioni delle forze speciali in Siria hanno avuto tutte le caratteristiche delle spedizioni imperiali, perchè invadere un territorio significa governarlo.
Naturalmente, l’America deve difendere i suoi valori in luoghi remoti, ma deve farlo in modo da non appesantire il fronte interno con spese militari e morti. Questo è più difficile di quanto sembri, dal momento che le guerre per scelta possono apparire inizialmente come guerre di necessità .
Negli Stati Uniti, il presidente Trump ha de-enfatizzato le guerre di stampo imperiale in Medio Oriente, preferendo sconfiggere l’Isis senza cercare di rovesciare il dittatore siriano Bashar al-Assad.
Nondimeno, con i suoi richiami al protezionismo e una definizione molto stretta degli interessi americani, ha svuotato la politica estera americana di qualsiasi scopo reale ed edificante – un altro sicuro segno di declino.
Inoltre, la sua adorazione per l’esercito unita alla decimazione del corpo diplomatico ricorda il destino di tutti gli imperi militari, facendo tornare alla mente la descrizione dell’antica Assiria dello storico britannico Arnold Toynbee: un «cadavere con l’armatura».
Gli Stati Uniti sono a un bivio, solo se riescono a trovare la propria personale declinazione del quasi-imperialismo, saranno ancora destinati ad avere un ruolo di guida. Eppure, per la prima volta in tre quarti di secolo, l’America sembra priva di una grande idea capace di motivare il mondo. Questo, più di ogni altra cosa, mette gli Stati Uniti in pericolo.
Conclusioni
Non dovremmo dare per scontato che la democrazia liberale rappresenti l’ultima parola nello sviluppo politico-umano. Il sistema che trionferà  sarà  quello che saprà  offrire più dignità  ai suoi cittadini e più speranza per i soggetti e gli alleati esterni.
In effetti, viviamo un momento di autoritarismo non tanto per la Russia quanto per la Cina, il cui successo economico e la strategia globale ben orchestrata – così reminiscente dell’impero – non si basano sul suffragio universale. Ma la domanda più profonda si trova dentro di noi.
L’America era una democrazia ispiratrice nell’era della stampa e della macchina per scrivere.
Lo stile autoritario di Trump è un’aberrazione – o il prodotto di una nuova e volgare età  del video digitale, la cui enfasi su diverse narrazioni incoraggia la divisione e aggira la verità  oggettiva?
Se è questo il caso, allora il modello cinese di severa repressione interna potrebbe rivelarsi il naturale successore dell’impero. Eppure, con tutto il suo fascino, questa è una trappola che preannuncia sia un’epoca illiberale che il declino non solo dell’America, ma dell’Occidente in generale. Quindi dovremmo considerare l’autoritarismo illuminato come una sfida; non come un destino.

Robert. D. Kaplan
(esperto di geopolitica, autore di saggi e membro del Center for New American Security )

argomento: Esteri | Commenta »

IL PAPA’ DI MARIAM: “UCCISA PER RAZZISMO, NON PER BULLISMO”

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

STUDIAVA INGEGNERIA A NOTTINGHAM LA RAGAZZA UCCISA DALLE PERCOSSE

«Mia figlia non è stata vittima di bullismo ma di razzismo. Alcune ragazze inglesi l’hanno insultata e picchiata a morte e tutti ci hanno abbandonati, dalla polizia e l’ospedale di Nottingham all’ambasciata italiana».
Hatim Dawod Moustafa, 50 anni, egiziano, è il padre di Mariam, 18 anni, nata e cresciuta ad Ostia fino al 2013 quando si è trasferita insieme alla famiglia a Nottingham dov’è morta il 14 marzo dopo tre settimane di coma.
Hatim risponde al telefono dal Regno Unito e, forte dei 22 anni vissuti ad Ostia, parla correttamente l’italiano. Il caso verrà  trattato questa sera in televisione dalle «Iene» su Italia 1.
Ha saputo? La procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio e ha chiesto chiarimenti agli inquirenti inglesi.
«Questa è una cosa positiva, ma è troppo tardi. Mia figlia, come cittadina italiana, andava aiutata prima. E invece, quando era in ospedale io ho telefonato più volte all’ambasciata italiana ma nessuno è mai venuto a visitarla. Nessuno si è dato da fare per le indagini. E invece quando mia moglie ha avvertito l’ambasciata egiziana, ci è venuto a trovare addirittura l’ambasciatore e ha sollecitato la polizia per trovare quelle assassine».
Perchè crede si tratti di razzismo e non di bullismo?
«Non era la prima volta che Mariam veniva aggredita. Era già  successo ad agosto, le avevano rotto la gamba e picchiato l’altra mia figlia di 15 anni, Mallak. Avevamo sporto denuncia, ma non abbiamo ottenuto niente. Mariam era una studentessa modello, era appena stata ammessa alla facoltà  di ingegneria e nonostante fosse romana erano evidenti le sue origini egiziane. La chiamavano “rosa nera” e l’hanno picchiata. La polizia ci ha rilasciato il numero della pratica, ma non il verbale della nostra denuncia. Per questo avevamo bisogno di aiuto quando è stata di nuovo aggredita il 20 febbraio. Per poter facilitare le indagini e trovare le colpevoli».
Ma cos’è successo la sera del 20 febbraio?
«È stata colpita per strada da una decina di ragazze, è riuscita a salire su un autobus, ma hanno continuato a picchiarla anche lì. È svenuta, l’autista è intervenuto, ha detto a quelle ragazze di smetterla, ha chiamato l’ambulanza, ma non la polizia e le ragazze sono scappate».
E in ospedale com’è andata?
«Male. Malissimo. L’hanno tenuta 5 ore al pronto soccorso e poi l’hanno rimandata a casa. Mariam continuava a dire ai medici che aveva molto dolore, che era malata di cuore, ma non le hanno dato retta. Ha spiegato che era svenuta e che da bambina era stata operata al cuore al Bambin Gesù di Roma, eppure i medici inglesi non l’hanno ascoltata. A me hanno vietato di entrare nella sala del pronto soccorso dove c’era lei. L’abbiamo riportata a casa, ma il mattino dopo stava malissimo e neppure riusciva a parlare. Allora abbiamo chiamato l’ambulanza e in ospedale hanno poi scoperto lesioni al cervello dovute alle botte. È stata in coma, io e mia moglie non sapevamo davvero come fare. La disperazione per la nostra adorata Mariam e nessuno che ci aiutava. L’Inghilterra doveva essere la nostra salvezza, è stata la nostra fine».
Perchè avete lasciato Ostia?
«Io c’ero arrivato nel 1991, nel 2010 ho ottenuto anche il passaporto italiano. Avevo aperto una pizzeria e, dopo 12 anni, un negozio di mobili a Fiumicino. Ma gli affari non andavo tanto bene e per dare un futuro ai miei tre figli, ho anche un ragazzino di 12 anni, ho preferito emigrare in Inghilterra. Roma ci era rimasta nel cuore, soprattutto a Mariam, ma comunque ci eravamo ambientati. Mariam voleva diventare ingegnere ed ero sicuro che avrebbe potuto realizzare il suo sogno. Ma i sogni non si avverano mai».

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Razzismo | Commenta »

“MIO FIGLIO E’ UN ASSASSINO, NON MI VEDRA’ MAI PIU'”: PARLANO I GENITORI DEI MINORENNI KILLER DI NAPOLI

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

STORIE AGGHIACCIANTI DI VITE BRUCIATE NEI RIONI POPOLARI DELLA PERIFERIA

Sesto piano di un edificio popolare a Piscinola. La signora si chiama E., ci accoglie in cucina con i sandali e una vestaglia rosa, sta cucinando, ha solo 45 anni.
È la madre di uno dei tre ragazzi – un 15enne, due 16enni – che hanno ucciso a bastonate una guardia giurata, Francesco Della Corte, per rubargli la pistola mentre chiudeva il cancello della metropolitana di Piscinola-Scampia.
La volevano vendere per ricavare 5-600 euro. Della Corte rantolava, dopo i colpi. “Pensavamo che russasse”. No, stava morendo. Gli assassini sono stati arrestati tutti e tre.
E Repubblica – casa dopo casa, famiglia dopo famiglia – ha ricostruito le loro vite bruciate attraverso il racconto dei familiari.
La signora E. è provata. “Ho detto a mio figlio che ora non mi vedrà  più. Io non ci volevo credere che avevano fatto una cosa così assurda. Anche se lui ha guardato solamente, perchè io non ci credo che lui ha colpito, ma deve pagare il suo reato. Non ha voluto studiare, lo stavo mandando in Germania a lavorare. Era l’unico modo per salvarsi”
Mostra dal pc un ticket: “Qui c’è il biglietto telematico: giovedì doveva partire. Per pochi giorni si è distrutto la vita”.
Il ragazzo indagato ha un fratello gemello, alto e sottile, che ora sembra sotto shock: “Non avevo capito niente, non si è confidato. Lui usciva con gli amici, io ormai stavo solo con la mia fidanzata”.
Di giorno se ne stavano a letto. Di notte in strada. Fino alla più vicina “cornetteria”. Segni particolari: nessuno. Così L., K. e C. sarebbero diventati assassini per noia. Massacratori di un inerme vigilante solo per sete di soldi e potere. Storia di tre ragazzi nati e bruciati a Piscinola. Fino agli arresti di un dirigente vecchio sbirro, Bruno Mandato. Ecco le loro vite, viste dall’interno.
GLI IPHONE DISTRUTTI DI L.
Il più “piccolo”, per l’impianto accusatorio, è anche il più spietato e sicuro: L., 15 anni compiuti a dicembre. Sarebbe stato lui a ideare il piano, il primo a colpire. Genitori separati da quattro anni, ma è il padre, G., con la faccia a metà  tra desolazione e assenza, a raccontare a Repubblica come si perde un figlio “senza poter far niente”, praticamente senza accorgersene.
La madre di L., A., è invece ancora “in Germania, stava aiutando un altro figlio, oggi manovale all’esterno, a fare il trasloco”. “Che devo dire? – comincia suo padre – Mi dispiace tanto per quel pover’uomo morto. Lo vedo poco mio figlio, da quando la madre se ne andò con un altro, continuo a vivere nel mio scantinato, però mio figlio L. stava con la mia ex moglie a casa della zia materna, dove però stanno bene, non gli manca niente. In questi giorni, stava così normale e tranquillo che mi ha chiesto i soldi per comprare le fedine d’oro per lui e la fidanzata, e gli ho dato pure 300 euro, io che mi sono sempre arrangiato”.
Occhi di un genitore impotente: “Un figlio viene come vuole lui, come le piante, crescono storte o dritte e tu non ci puoi fare niente”.
L. ha una denuncia a 12 anni per un’aggressione, il fratello aveva precedenti per droga. A pochi metri, ecco l’edificio dove L. vive con la zia E.
Lei, madre di 3 figli, apre la porta, ti mostra la stanza confortevole, con televisore a schermo piatto a muro, dove dormiva il ragazzo. “Mio nipote l’ho sempre visto come un bravo ragazzo. Gli ho comprato almeno un paio di iPhone, tutti distrutti. La mattina dormiva, la sera usciva. Io gli dissi: Uè basta, devi andare a lavorare. E pareva convinto, aveva deciso di fare il panettiere”.
IL BIGLIETTO AEREO DI K.
Anche K. ha genitori separati, quattro fratelli – due dei quali all’estero, operai in Germania anche loro. Suo padre fa il parcheggiatore abusivo, economicamente assente, la madre – in precarie condizioni di salute – sopravvive “facendo pulizie ovunque, dagli uffici ai ristoranti”.
I POST FEROCI DI C. IL TERZINO
Il padre di C., imbianchino, alle 6 del mattino ha lasciato il cantiere per precipitarsi in Questura, quasi in lacrime, con gli abiti sporchi di lavoro. “Veramente mio figlio ha fatto questo?”. Eppure C. aveva un sogno e un talento: fare il calciatore. Giocava con l’associazione “Brothers” di Chiaiano, fucina di promettenti atleti. “Stava per avere un contratto con una squadra della B”, racconta la famiglia. Peccato che, a leggere il suo profilo Fb, non era mai stato un mite.
In un post inneggia a Totò Riina: “Certe cose prima si fanno e poi si dicono… R.I.P Zio Totò”. E ancora, a dicembre: “Un leone non si preoccupa del parere delle pecore”. Più recentemente: “Se non giochi col fuoco morirai di freddo”. Eppure C. sarebbe stato, dei tre, il meno violento. Ha raccontato agli inquirenti che lui “guardava e basta”. Guardava mentre gli altri uccidevano, e bruciavano la vita di un innocente, insieme alla propria.

(da “La Repubblica”)

argomento: Napoli | Commenta »

“DOPO LO SPINELLO VOLEVAMO UN CORNETTO, MA IL BAR ERA CHIUSO. COSI’ HO DETTO: PESTIAMO A SANGUE IL VIGILANTE”

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

GLI AGGHIACCIANTI STRALCI DELL’INTERROGATORIO DEI TRE MINORENNI ASSASSINI

Non sono apparsi particolarmente angosciati, non si sono pentiti per l’accaduto.
E’ vero, uno di loro era preoccupato davvero. Ma solo perchè non sapeva se nel carcere minorile gli avessero consentito di fare la doccia.
I tre minorenni, arrestati per aver pestato a morte la guardia giurata Francesco Della Corte, hanno confessato l’accaduto.
Sulle pagine del Mattino si leggono stralci degli interrogatori in cui ammettono di aver aggredito il vigilante, apprendendo proprio in Procura che l’uomo è morto per le lesioni riportate.
“Ho finito l’ultimo spinello e ho detto: guagliù, ora picchiamo il metronotte”, ammette in modo gelido il 17enne L.C. […] K.A., 15 anni da poco compiuti, figlio di un parcheggiatore abusivo e di una domestica, ha detto: “Le notti passano così, a giocare a mazza e pietre. Prendiamo le mazze dalla spazzatura, usando pezzi di vecchi mobili, facciamo saltare un coccio di bottiglia e poi lo colpiamo al volo. con quelle mazze abbiamo aggredito quell’uomo, sapevamo che alle tre di notte faceva il suo giro”.
Il motivo dell’aggressione sarebbe il furto della pistola della guardia giurata, dalla vendita della quale i ragazzi avrebbero potuto ricavare circa 600 euro. Ma non solo. Anche la noia. Come emerge ancora dall’interrogatorio.
“Volevamo andare a mangiare un cornetto, ma il bar era chiuso. erano le tre di notte, ci scocciavamo di andare a casa, quando abbiamo visto passare quell’uomo davanti a noi. Sì ho partecipato anche io, mi assumo la responsabilità  di quanto avvenuto, anche se non ho mai colpito qull’uomo. Anzi. quando l’ho visto cadere a terra, sotto i primi colpi, ho pensato che quell’uomo poteva essere mio padre. Ho detto: stiamo facendo una stronzata”. Dice il terzo, C.U., 17 anni, promessa del calcio.
“Non si sono strappati i capelli per l’accaduto – fa sapere Bruno Mandato, dirigente del commissariato di Scampia – di avere provocato la morte di un bravo padre di famiglia. Uno dei tre, quando ha capito che l’avrebbero rinchiuso, ha abbracciato il padre, a cui è particolarmente legato, preoccupato del fatto che non lo avrebbe rivisto per lungo tempo. Un altro – ha continuato l’investigatore – era angosciato, ma solo perchè non sapeva se gli avessero consentito di fare la doccia”.
I tre ragazzi – tutti incensurati – appartengono a famiglie modeste, che vivono sbarcando il lunario: c’è chi fa il parcheggiatore abusivo e chi raccoglie e rivende rifiuti di metallo.
Genitori, in qualche caso anche separati, che non hanno tempo e voglia di dedicare attenzione a quello che fa la loro prole. E i ragazzi, senza alcun controllo, disertano la scuola e passano tutto il giorno a scorrazzare per il quartiere, uno dei più degradati della città , fino a notte fonda.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: criminalità | Commenta »

CI SONO TROPPI IPOCRITI TRA CHI LA CRITICA LA BALZERANI

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

“LA VITTIMA NON HA IL MONOPOLIO DELLA PAROLA” LA FRASE- SCANDALO PRONUNCIATA DALL’EX BRIGATISTA… MA QUALCUNO DIMENTICA LA POLITICA PREMIALE VERSO I PENTITI:   CHI E SCESO A PATTI CON I TERRORISTI? SE POTEVANO PARLARE QUANDO COLLABORAVANO PERCHE’ NON POSSONO PARLARE ORA?

“C’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te”.
Così l’ex brigatista Barbara Balzerani – dirigente della colonna romana delle Br e componente del gruppo che ha preso parte al rapimento di Aldo Moro – ha commentato l’anniversario di quel 16 marzo 1978, al centro sociale Cpa di Firenze, alla fine della presentazione del suo libro “L’ho sempre saputo”.
Lei ha risposto a chi ricordava l’intervento del capo della polizia Franco Gabrielli che aveva sostenuto che “vedere i brigatisti in tv era un oltraggio ai morti”.
A destra come a sinistra qualcuno ha parlato di “memoria infangata delle vittime di una strage che segnò per sempre la storia della nostra Repubblica”.
Tra retorica ed ipocrisia, inchieste giudiziarie e giornalistiche che attestano ancora troppi lati oscuri del rapimento Moro e dell’intero capitolo terrorismo e stragi, molti pare che si “scandalizzino” più per il “diritto alla parola” rivendicato dalla Balzerani che per il “silenzio omertoso” degli apparati dello Stato nella ricerca dellla verità  sugli anni di piombo.
Chi come me li ha vissuti da militante di destra (quella vera) nella città  dove sono nate le Brigate Rosse, facendo politica   in una scuola dove avevo come controparte militanti di Lotta Continua, alcuni confluiti successivamente nel nucleo genovese delle Br,   non può non rimarcare che il teatrino delle celebrazioni mostra delle crepe.
Mi limito solo ad alcune osservazioni.
1) Il rapimento di Aldo Moro, come atto politico, non certo la sua uccisione, al di là  delle condanne per l’eliminazione della sua scorta e delle frasi di rito, in molte frange della sinistra e della destra non creò alcun turbamento.
2) La gestione della trattativa o non   trattativa per la sua liberazione fu al centro di polemiche squallide al pari di quelle odierne, segno evidente che nel nostro Paese nulla cambia mai
3) Le Br godevano di consenso in ampi strati della sinistra, furono sconfitte politicamente dal Pci che pose un argine nelle fabbriche (vedi omicidio di Guido Rossa) e giudiziariamente dalla legge premiale sui “pentiti”, grazie ai quali intere colonne vennero smantellate, attraverso le delazioni dei collaboratori di giustizia.
4) Se “vedere i brigatisti in Tv è un oltraggio ai morti”, qualcuno dovrebbe spiegarci come definire aver trattato e concesso agli stessi, spesso autori di atroci delitti,   salvacondotti in cambio di informazioni.
5) Se si accetta il principio della pena scontata che riporta a godere dei diritti di libero cittadino, inutile scandalizzarsi se la Balzerani esprime il suo punto di vista. Ha scontato la pena e ha diritto a dire quello che le pare: se non volevate ascoltarla la tenevate in galera, inutile fare gli ipocriti, questa è la semplice verità , anche se può non piacere.
Questo, non dimentichiamolo, è il Paese dove gli autori di tante stragi non sono mai stati individuati con assoluta certezza, dove per le stesse siamo riusciti a imbastire decine di processi contradditori nelle sentenze, dove non siamo riusciti ancora a dare un nome al mandante della strage di Ustica e dove il ruolo dei servizi nelle vere o presunte “stragi di Stato” non è mai stato chiarito.
Forse c’è più da scandalizzarsi di tutto questo che delle opionioni postume di una Barbara Balzerani o di una Francesca Mambro che hanno diritto a pensarla come meglio credono.

argomento: Costume | Commenta »

Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.691)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Febbraio 2026 (395)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Marzo 2018
    L M M G V S D
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  
    « Feb   Apr »
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • BLOCCO ILLEGITTIMO, IL GOVERNO CONDANNATO A RISARCIRE SEA WATCH CON 76.000 EURO DOPO IL CASO RACKETE
    • A FORZA DI FARE IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC: TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ”BOARD OF PEACE” A FARE L'”OSSERVATORE”, IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE
    • COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? LA MISURA È DIVENTATA COLMA CON IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI, PUBBLICATO SUI SOCIAL IERI SERA
    • “LA CULTURA ‘MAGA’ È INCOMPATIBILE CON L’ORDINAMENTO EUROPEO E DIREI PERFINO CON LA NOSTRA COSTITUZIONE” . MARIO MONTI FA LA MESSA IN PIEGA A GIORGIA MELONI: “IL ‘BOARD OF PEACE’? TRA I PAESI PARTECIPANTI CE NE SONO ALCUNI CHE NON RISPETTANO LO STATO DI DIRITTO. GOVERNO E PARLAMENTO DEVONO VALUTARE CON CHI CI SI ACCOMPAGNA PER PERSEGUIRE LA PACE”
    • TAJANI SALE A BOARD, CAZZO: IL MINISTRO DEGLI ESTERI VA IN BAMBOLA QUANDO ALLA CAMERA IL PIDDINO PROVENZANO GLI RICORDA LE PAROLE DI MARINA BERLUSCONI SU TRUMP (“IL SUO MONDO NON È QUELLO CHE VORREI PER ME O PER I MIEI FIGLI; L’UNICA REGOLA DI TRUMP È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE”)
    • “SÌ”, “NO”, “FORSE”: IL GRANDE ENIGMA DEL REFERENDUM – I SONDAGGISTI SI DIVIDONO SUL VOTO SULLA GIUSTIZIA. PER ANTONIO NOTO LA POLITICIZZAZIONE E I TONI ASPRI VANNO A VANTAGGIO DEL FRONTE CONTRARIO: “STIAMO REGISTRANDO UN CALO DELL’AFFLUENZA RISPETTO ALL’INIZIO DELLA CAMPAGNA. I PIÙ DEMOTIVATI SONO PROPRIO GLI ELETTORI MODERATI DI CENTRODESTRA”
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA