Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
TRA I 21 CAPOLUOGHI DI PROVINCIA CI SONO UDINE, TRAPANI, BRESCIA, CATANIA, PISA, SIENA E TREVISO… LE REGIONI AL VOTO: IL 22 APRILE IL MOLISE, IL 29 IL FRIULI, IL 20 MAGGIO LA VAL D’AOSTA
Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha fissato, con proprio decreto, la data per lo svolgimento delle consultazioni per l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali, nonchè per l’elezione dei consigli circoscrizionali nelle regioni a statuto ordinario per domenica 10 giugno 2018.
L’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci avrà luogo domenica 24 giugno.
Le consultazioni amministrative 2018 riguardano in tutto 797 comuni italiani, dei quali 203 nelle regioni a statuto speciale.
Si voterà in 21 comuni capoluogo di provincia: Ancona (che è anche capoluogo di regione), Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Udine, Vicenza e Viterbo.
Sul totale dei Comuni se ne contano 114 comuni con più di 15mila abitanti e 683 con meno; 21 capoluoghi di provincia. Tra gli elettori chiamati al voto anche quelli di due municipi di Roma, il III e e l’VIII.
Nelle prossime settimane si andrà al voto anche per rinnovare le giunte e i consigli regionali di Molise, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.
In Molise urne aperte il 22 aprile, una settimana dopo voteranno i cittadini del Friuli Venezia Giulia mentre la Valle d’Aosta andrà al voto il 20 maggio. I Comuni valdostani che devono eleggere il nuovo sindaco torneranno al voto nella stessa data delle Regionali, il 20 maggio appunto.
Ulteriore eccezione quella dei Comuni del Trentino Alto Adige che andranno al voto il 27 maggio.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
PIU’ VOCI PER INCASSARE I SOLDI DEI FINANZIATORI E LA ONLUS CHE FA DA SPONDA… ECCO COSA NASCONDE LA LEGA
Dov’è finito il tesoro della Lega? 
Dove sono spariti i 48 milioni di euro che il tribunale di Genova vorrebbe mettere sotto sequestro dopo la condanna di Bossi per truffa ai danni dello Stato?
Da mesi i giudici di Genova sono a caccia di quei denari. Finora sui conti del Carroccio sono stati però rinvenuti poco più di 2 milioni. E gli altri?
«Oggi sul conto corrente della Lega nazionale abbiamo 15 mila euro», ha detto lo scorso 3 gennaio Matteo Salvini, l’aspirante premier, l’uomo che vuole l’incarico di governo e che non perde occasione per ricordare come il suo partito sia senza un quattrino.
Alcuni documenti bancari, tuttavia, aiutano a comprendere meglio che fine ha fatto la ricchezza leghista.
Facendo emergere un fatto inedito: sia sotto la gestione di Roberto Maroni, sia in seguito sotto quella di Salvini, parecchi milioni sono stati investiti illegalmente.
Una legge del 2012 vieta infatti ai partiti politici di scommettere i propri denari su strumenti finanziari diversi dai titoli di Stato dei Paesi dell’Unione europea.
Il partito che si batte contro «l’Europa serva di banche e multinazionali» (copyright di Salvini) ha cercato di guadagnare soldi comprando le obbligazioni di alcune delle più famose banche e multinazionali.
Ma c’è di più.
In questa trama finanziaria si ritaglia un ruolo anche un’associazione finora sconosciuta. Si chiama Più voci. Una onlus come tante, ma di area leghista.
Con una particolarità : è usata dalla Lega per ricevere finanziamenti dalle aziende, denari girati subito dopo a società controllate dal partito.
L’associazione è stata creata da tre commercialisti fedelissimi a Salvini nell’ottobre del 2015, nel pieno del processo per truffa contro Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito.
Non ha un sito web, nè sembra attiva nel dibattito pubblico. Di certo, però, su quel conto corrente hanno lasciato traccia lauti bonifici.
Chi ha finanziato la sconosciuta Più voci?
L’Espresso, in edicola da domenica 1 aprile, pubblicherà i nomi delle aziende e degli imprenditori (insospettabili leghisti) che hanno offerto il loro contributo alla Lega sovranista di Salvini.
Alle domande de L’Espresso, il partito guidato da Salvini ha preferito non rispondere. Ha commentato, invece, chi ha versato parte dei contributi sul conto della onlus.
(da “L’Espresso”)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
LA POLIZIA : “CONTROLLI RIGOROSI”… SE UN TIR VIENE FERMATO SOLO A DUE PASSI DAL PARLAMENTO FORSE QUALCOSA NON VA
Un Tir ‘buca’ la zona di sicurezza del centro di Roma e arriva fin nei pressi di piazza del Parlamento prima che qualcuno delle forze dell’ordine lo fermi.
Un errore, spiega l’agenzia Agi, che riporta la notizia, che però diventa particolarmente rilevante in un momento in cui si parla di guardia molto alta per prevenire atti di terrorismo.
È Venerdì santo e le forze di sicurezza sono allertate per controlli “senza sosta” nelle strade di Roma.
Il centro storico in particolare è considerato off limits, con tanto di sbarramenti con gipponi e mezzi militari dislocati in più punti lungo l’arteria stradale che dai Fori Imperiali porta fino a piazza del Popolo.
Un Tir con targa di Istanbul è riuscito ad arrivare dal Lungotevere fino a un pezzo di via del Corso, in prossimità di piazza San Lorenzo in Lucina, dopo aver superato largo Goldoni, dove ormai abitualmente stazionano mezzi delle forze di polizia.
Racconta all’Agi un testimone – che ha anche fotografato la scena – che il Tir avanzava lentamente, a passo d’uomo, senza trovare ostacoli alla sua marcia che l’ha portato quasi a ridosso di Piazza del Parlamento.
A fermarlo lì è stata una pattuglia di Carabinieri arrivata a sirene spiegate. I militari hanno verificato camion e autista, chiesto spiegazioni al conducente, un uomo di mezza età . Il quale per fortuna aveva solo sbagliato strada e s’era ritrovato nel cuore della Capitale.
La replica della Polizia: “Assoluta reattività del dispositivo di sicurezza”. In merito alle notizie diffuse circa un presunto ‘buco’ nel sistema di sicurezza della “green zone”, si precisa che si è trattato di una normale operazione di Polizia, nel corso della quale un mezzo pesante non autorizzato è stato fermato dalle pattuglie in servizio e, accertata la buona fede dell’autista, è stato riaccompagnato sull’itinerario corretto. La circostanza dimostra la assoluta reattività del dispositivo di sicurezza della “green zone”, che non prevede chiusure predefinite ai varchi ma, come più volte chiarito, controlli rigorosi e capillari.
Resta il fatto che prima di essere fermato e controllato il Tir era arrivato in pieno centro senza che nessuno lo fermasse.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
ESCLUSA LA LORO PRESENZA SULLA SCENA DELL’OMICIDIO
Due mesi dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro si incrina la ricostruzione della scena del
delitto fin qui ipotizzata dalle indagini dei carabinieri di Macerata.
La relazione depositata in Procura dagli specialisti del Ris con ripetuti sopralluoghi nell’appartamento di via Spalato e sul corpo della ragazza romana esclude che in quella casa fossero presenti Desmond Lucky, 22 anni, e Lucky Awelima, 28 anni, arrestati qualche giorno dopo il principale indiziato del delitto, l’altro nigeriano Innocent Oseghale, 29 anni.
Di loro in quella casa non c’è alcuna traccia e dunque la loro eventuale partecipazione all’omicidio può essere ristretta eventualmente solo all’aiuto che avrebbero potuto dare ad Oseghale per disfarsi del corpo della ragazza rinchiuso in due trolley e abbandonato sul ciglio della strada nei pressi di Pollenza.
Nell’inchiesta è indagato a piede libero anche un quarto nigeriano.
Resta il giallo su altre impronte trovate nell’abitazione e non comparabili con alcuno dei soggetti indagati.
Il 6 aprile a Roma i Ris inizieranno un altro accertamento irripetibile su una scatola di guanti in lattice già sequestrata nella casa: gli inquirenti, arrivati ai nigeriani in particolare sulla base della tracciatura e ai contatti dei cellulari, cercano la persona che potrebbe aver toccato la scatola prima di smembrare il corpo di Pamela.
La perizia del Ris rende dunque necessaria una nuova ricostruzione della scena del delitto sulla quale, fino ad ora, con diverse posibili responsabilità , gli inquirenti – spinti anche dall’individuazione delle celle telefoniche agganciate dai cellulari degli indagati nel pomeriggio del 29 gennaio – avevano piazzato tutti i nigeriani indagati.
I familiari di Pamela non nascondono la contrarietà per i risultati contraddittori dell’indagine.
Uno dei nigeriani scagionati era quello che sarebbe stato “fermato in stazione a Milano mentre stava per fuggire all’estero”: Additato come criminale per due mesi, ora si scopre che non c’entrava nulla.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
SECONDO BUGANI “DI MAIO PRONTO A UN PASSO INDIETRO”
Per capire fino a che punto esista davvero un doppio forno nella testa di Luigi Di Maio bisogna andare a Bologna.
E ascoltare con attenzione quello che Max Bugani ha detto a un esponente del Pd emiliano: «Dal 4 aprile (avvio delle consultazioni, ndr) le cose cambieranno. Chiariremo meglio la nostra strategia. Saremo più espliciti con il Pd. Il primo giro di consultazioni andrà a vuoto. Passerà qualche giorno. Poi noi e il Pd dovremo per forza parlarci. A quel punto proporremo un programma di pochi punti, magari cinque, che vada bene a entrambi. Solo dopo, Luigi farà un passo indietro sulla premiership. Di Maio non è mica Renzi, non resterà inchiodato alla poltrona».
Non stiamo parlando dei desiderata di un peone qualsiasi: Bugani è la storia del M5S, consigliere comunale a Bologna e braccio destro di Davide Casaleggio nell’associazione Rousseau, ascoltatissimo da Beppe Grillo, in prima linea con i vertici romani del Movimento.
Bugani chiarisce le voci che ieri sono tornate a essere insistenti tra i parlamentari, soprattutto dopo il muro alzato da Matteo Salvini sull’opportunità di rompere con Forza Italia a favore del M5S.
Dopo le consultazioni, il fortino pentastellato avvolto dal silenzio comincerà ad aprirsi a dichiarazioni più esplicite. Chi lavora ai dossier economici in vista del Def acquisirà un ruolo più centrale.
Da quanto si apprende, si sta cercando un difficile equilibrio su un programma che riesca nel miracolo di non scontentare nessuno, tra Lega e Pd.
Ma ai dem, i grillini sono già pronti a offrire taglio dell’Irap, lotta all’evasione, misure contro la disoccupazione giovanile, e una nuova formulazione del reddito di cittadinanza che tenga conto del reddito di inclusione come base di partenza.
Questi punti sono solo una parte selezionata di quella decina su cui ieri i capigruppo si sono confrontati con gli altri partiti. «Chiunque si dica di sinistra dovrebbe votarli» spiega Lorenzo Fioramonti, braccio economico del M5S.
Lo scenario disegnato da Bugani non è dissimile da quello ventilato da alcuni 5 Stelle in chiacchierate informali con i leghisti.
Se lo stallo si trascinasse per un mese, Di Maio verrebbe quasi costretto al passo indietro, pur di far partire un governo. Salvini pensa che sarà con la Lega, alcuni grillini sperano con il Pd, convinti che sia la direzione in cui si muoverà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Diventa ogni giorno più chiaro che Di Maio sta davvero giocando su due tavoli, pronto ad assumersi tutti i rischi del caso: «Le convergenze sono possibili sia a destra che a sinistra – ha detto dopo gli incontri di ieri – L’unico gruppo che si sottrae al confronto e al cambiamento è il Pd».
Di Maio prova a stanare i dem, mentre i suoi colonnelli, a partire da Giulia Grillo, messi di fronte all’apertura di Dario Franceschini ripetono: «Ma con quale Pd dovremmo parlare? Sono troppi».
Il leader del M5S si sposta a seconda delle convenienze, pensando di sfruttare le debolezze dei suoi interlocutori.
Da una parte c’è la Lega, con cui la sintonia è ottima, ma che si porta dietro un problema non da poco: Silvio Berlusconi.
Dall’altra c’è il Pd, a cui il M5S non ha rinunciato fino in fondo, nè intende farlo ora che sta combattendo una guerra di posizione con Salvini.
Raccontano che Di Maio abbia espresso tutta la sua frustrazione durante l’assemblea del gruppo della Camera: «Se Salvini vuole restare attaccato a Berlusconi, faccia pure. Vediamo dove arriva…».
Su questo non sembra proprio esserci margine di trattativa. A domanda diretta i leghisti scuotono la testa, sconsolati. Stanno tentando di convincere Berlusconi a un’operazione di «cosmesi» spericolata: lasciare Forza Italia a un reggente e dire addio alla politica, nella speranza che i 5 Stelle accettino un’alleanza con l’intero centrodestra. Ma hanno capito che forse non basterà .
«Ci sono zero possibilità a un governo con Fi» spiega, dietro garanzia di anonimato, un esponente della cerchia stretta del leader: «A maggior ragione, Di Maio premier non può coesistere con quelli».
Molto si capirà il giorno in cui Fi salirà al Colle. Se ci sarà o meno Berlusconi. Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato, non lo ha escluso ma nel colloquio con i 5 Stelle ha detto che comunque non ci sarà interlocuzione senza l’ex Cavaliere.
Un atto di sfida che i grillini sono pronti a sterilizzare evocando in chiave anti-berlusconiana una legge sul conflitto di interessi.
Con il Pd? «Vediamo…non l’hanno fatta in dieci anni – spiega Giulia Grillo – Ma le strade del signore sono infinite».
Di legge sul conflitto di interessi e lotta all’evasione (entrambi un chiaro messaggio a Fi e all’alleato Salvini) parla anche Danilo Toninelli che per la prima volta ammorbidisce le resistenze alla flat tax.
Una cortesia dopo la disponibilità mostrata dalla Lega sul reddito di cittadinanza, prima che in una carambola di tweet con il dem Michele Anzaldi Salvini facesse nuovamente impallinare la misura regina del M5S. Il doppio forno continua a bruciare ogni certezza.
(da “La Stampa”)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
SERGIO BATTELLI HA LAVORATO COME COMMESSO IN UN NEGOZIO DI ANIMALI
Sergio Battelli è stato nominato tesoriere del gruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera pur
avendo un curriculum non proprio consono con conti e scontrini: ha lavorato come commesso in un negozio di animali anche se la sua vera passione è suonare il rock.
D’altro canto è deputato uscente e rieletto, quindi si è formato una certa esperienza sul campo che sicuramente gli servirà . Adesso, racconta il Corriere in un articolo di Claudio Bozza, gestirà oltre 13 milioni di euro di fondi pubblici a disposizione ogni anno del gruppo pentastellato alla Camera.
Nel cursus honorum del deputato-rocker ligure va poi aggiunto anche l’impegno come chitarrista dei RedLips.
È proprio grazie alla sua esperienza da musicista, che Battelli, anche a sostegno della battaglia lanciata dal rapper Fedez, ha presentato una proposta di legge contro «il monopolio della Siae» che «deve essere abolito».
Onorevole, visto il suo curriculum si sente all’altezza di questo ruolo, specie dopo il «caso scontrini»?
«Innanzitutto è doveroso precisare che la questione rimborsi è del tutto slegata dalle mie nuove responsabilità : sono due ambiti diversi e saranno sottoposti a controlli molto rigidi da due strutture diverse», risponde Battelli.
E riguardo al curriculum (terza media), se si chiede al neo tesoriere M5S di Montecitorio se si senta all’altezza del compito, lui risponde così: «C’è un gruppo di funzionari che mi aiuterà a garantire la massima trasparenza e in più sto assumendo nello staff amministrativo una persona molto qualificata».
Va bene essere fedelissimi di Di Maio, ma magari un commercialista nelle file grilline si poteva anche trovare…
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
OBIETTIVO E’ SUPERARE L’INTERDIZIONE DELLA LEGGE SEVERINO E POTER CORRERE DI NUOVO
Il percorso per la riabilitazione politica di Silvio Berlusconi ha già una tappa e una data: presentazione della domanda al Tribunale di sorveglianza di Milano, 12 marzo. Come riporta il Corriere della Sera, il Cavaliere punta a “rientrare in politica per correre di nuovo ad eventuali elezioni”.
Ma la sua mossa ha anche un altro significato: lanciare un segnale forte di presenza ai 5 Stelle, che si rifiutano di incontrarlo nel giro di incontri tra i partiti che precedono le consultazioni al Quirinale per la formazione del governo.
Berlusconi punta, dunque, a essere riabilitato. Un diritto, questo, che fino ad ora gli è stato negato dalla legge Severino.
Il Cavaliere, infatti, è stato condannato in via definitiva al processo per frode fiscale relativo ai diritti tv Mediaset il primo agosto 2013 e la legge prevede l’incandidabilità al Parlamento per i sei anni successivi alla condanna.
Il Cavaliere ha già fatto ricorso alla Corte europea di Strasburgo, che sta esaminando il caso, ma la sentenza, come scrive il Corsera, potrebbe non arrivare prima del prossimo autunno.
Il Corsera spiega la nuova mossa del Cavaliere:
“L’articolo 179 del codice penale dice che la riabilitazione può essere concessa ‘quando siano decorsi almeno tre anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita’ o si sia ‘in altro modo estinta’ e il condannato ha ‘adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato’, ad esempio deve aver risarcito il danno, cosa che Berlusconi ha fatto puntualmente”.
Se la richiesta di riabilitazione dovesse essere accolta decadrebbero immediatamente gli effetti della legge Severino e quindi Berlusconi potrebbe ritornare a essere di nuovo un candidato. Ora la palla passa al Tribunale di sorveglianza di Milano, che dovrebbe decidere in un paio di mesi.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
E ANCHE FORZA ITALIA PERDE SOLO QUALCHE DECIMALE
A quasi tre settimane dal voto le linee di tendenza emerse dalle urne sembrano consolidarsi. I
nuovi parlamentari, le trattative per il governo, l’elezione dei presidenti di Camera e Senato: l’avvio della legislatura rende più forti i vincitori.
I nuovi sondaggi fotografano la crescita del Movimento 5 Stelle e della Lega, i kingmaker. Gli attori non protagonisti: il Partito democratico sospeso tra Aventino e governismo conserva, in sostanza, i consensi ottenuti il 4 marzo; Forza Italia è in crisi ma contenuta
Un sondaggio di Tecnè realizzato per la trasmissione Matrix ha chiesto agli intervistati “Quale partito voterebbe oggi?”.
Il 34,2% sceglie il Movimento 5 Stelle che alle politiche si era fermato al 32,7%.
Il 19,2% darebbe il voto alla Lega di Salvini (17,4% alle politiche) e il 19% al Pd (18,7%).
Al quarto posto Forza Italia con il 13,6% (14% il 4 marzo).
Poi Fratelli d’Italia con il 4,2% (4,3%). Crolla Leu: 2,5% oggi, 3,4% tre settimane fa.
Poi le rilevazioni che si concentrano sull’asse Lega-M5S.
Per Swg – commissionato da Il Messaggero – l’alleanza tra Salvini e Di Maio è giusta solo per il 12% degli intervistati, auspicabile per il 26%, impossibile per il 17%, sbagliata per il 32%.
Ancora Index Research ha chiesto quale dovrebbe essere il primo atto del nuovo governo: la Flat Tax è prima al 22,9%. Seguono: il reddito di cittadinanza (18,7%), l’abolizione della Fornero (14,1%), la limitazione dell’immigrazione (12,2%), l’abolizione dei vitalizi (10,9%).
L’Istituto Piepoli per La Stampa ha stilato l’indice di gradimento dei possibili presidenti del Consiglio. E alla domanda “Chi tra questi leader preferirebbe come premier per il bene del Paese?” il 25% risponde Di Maio, il 20% Gentiloni, il 19% Salvini, l’8% Emma Bonino.
E per quanto riguarda la fiducia nei leader, la fase di incertezza premia la stabilità : Il presidente della Repubblica Mattarella raggiunge quota 67% mentre il premier uscente Gentiloni è al 46%.
Il 44% degli italiani ha fiducia in Luigi Di Maio, il 34% in Matteo Salvini, il 23% in Beppe Grillo. L’ex segretario del Pd Matteo Renzi è al 21%.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile
PRONTI A CEDERE SUL PROGRAMMA PUR DI ARRIVARE AL GOVERNO… I GRILLINI NON TRANSIGONO SOLO SU DI MAIO PREMIER MENTRE NEL CENTRODESTRA NON VOGLIONO CHE SI ROMPA LA COALIZIONE
I sondaggi dicono che gli elettori della Lega e del MoVimento 5 Stelle sono sempre più convinti della possibilità per i due partiti di creare un governo insieme.
L’accordo tra i grillini e il centrodestra unito è addirittura meno apprezzato di quello con il solo Carroccio perchè c’è la variabile Berlusconi che è visto come il fumo negli occhi da entrambi gli schieramenti.
Il 57% dei grillini e il 63% dei leghisti, spiega una rilevazione di SWG pubblicata oggi dal Messaggero, sono pronti a cedere qualcosa pur di vedere realizzato il loro sogno.
I punti a cui i leghisti e gli elettori di centrodestra sarebbero disposti a rinunciare sono la lotta contro l’Europa e la cancellazione della legge Fornero, mentre il reddito di cittadinanza e l’abolizione dei vitalizi potrebbero essere i punti della trattativa ritenuti validi per i grillini.
Index Research, secondo la rilevazione pubblicata ieri da Piazzapulita, dice che il governo M5S/Lega è l’opzione preferita dal 28% dell’elettorato, subito dopo l’opzione di nuove elezioni mentre un governo M5S/Lega/FI arriva terza e soltanto quarta arriva l’opzione M5S/PD.
I due elettorati hanno però altre priorità : per i 5 Stelle è più importante che Di Maio sia premier e che Berlusconi sia fuori dall’accordo, ma proprio queste due condizioni sono le più difficili da attuare attualmente.
Ma gli elettori del centrodestra vogliono anche che lo schieramento resti unito: questo è l’unico punto di difficile realizzazione visto lo stato delle cose, che vede una Lega sempre più in conflitto con Forza Italia come dimostrano le consultazioni del Quirinale, dove il centrodestra non si presenterà unito come aveva annunciato e come in altre occasioni.
(da “NextQuotidiano”)
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