Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
NESSUNO GLI HA CHIESTO LO STATUS, NESSUNO E’ STATO RAZZISTA, TUTTI SONO STATI MOLTO UMANI
Oggi sono stata al Pronto Soccorso di un grande ospedale del Paese degli odiatori, dei razzisti, dei respingenti.
C’erano in attesa con noi, cittadini italici ariani, numerosi migranti. Ebbene, a dispetto della narrazione che piace tanto all’odiatore del Viminale, quello che a suo dire avrebbe 60 milioni di affogatori alle spalle, ho visto solo scene di solidarietà .
C’era questo ragazzo molto giovane del Burkina Faso che aveva male alla pancia. Infermieri, medici, ma pure noi in attesa, ci siamo tutti prodigati con un francese a la Diego Abatantuono “minimamont paradossal” per aiutarlo.
Come stai, che te senti, la vuoi l’acqua? Ti vado a prendere l’acqua?
Nessuno all’accettazione gli ha chiesto lo status. Nessuno.
Ha fatto la sua fila, è passato quando è arrivato il suo turno, ha detto alla sala d’attesa del triage “merci” ed è stato portato via. Idem per altri: credo un cittadino siriano che lavora in una pizzeria, un nero con una sospetta crisi epilettica.
Accolti e curati in quanto semplicemente esseri umani.
Per dirvi che siamo un Paese più civile, migliore di quello che qualcuno con scientifica protervia, si ostina a raccontare.
Migliore dei forum, dei social, della melma dove galleggiano gli infami. Migliore dei balconi dove a qualcuno fa comodo si moltiplichino i cecchini.
Migliori dei razzisti, degli omofobi, della zella degli intolleranti. Siamo migliori
Ce la faremo a ribadirlo che siamo migliori, che ci meritiamo un Paese migliore.
(da Globalist)
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Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
UN TENTATIVO DI ARGINARE I DANNI CREATI DA DI MAIO
Tommaso Ciriaco su Repubblica scrive che il MoVimento 5 Stelle ha in animo di candidare
Alessandro Di Battista come capolista alle elezioni europee prossime venture.
Il ritorno del parlamentare che aveva preso una pausa dalla politica alla fine della scorsa legislatura, pur continuando a fare campagna elettorale per i grillini, rappresenterebbe il tentativo di rilancio di un partito messo in difficoltà da Salvini
Un sondaggio ad hoc ancora non c’è, perchè per gli esperti conta molto se si arriverà alle Europee con l’attuale governo in carica, anche perchè in caso elezioni anticipate a Di Battista potrebbe toccare ben altro ruolo.
Ma al “progetto Dibba” i cinquestelle affiderebbero una missione prioritaria: riequilibrare verso sinistra il Movimento ed evitare il sorpasso del Carroccio alle elezioni 2019 per Strasburgo.
Sei mesi da Che Guevara possono bastare.
A dicembre, l’ex deputato più amato dalle telecamere dei talk show farà definitivamente rientro in Italia, dopo un lungo tour americano assieme alla compagna Sahra Lahouasnia e al piccolo figlio Andrea. Già a inizio settembre, però, ha in agenda un collegamento alla festa del Fatto quotidiano dallo Yucatan.
Di certo, è tentato dalla prospettiva di tornare onorevole.
Aveva promesso di seguire la storia del Movimento anche da lontano, a dire il vero: «Si può fare politica anche fuori dalle istituzioni». Ma è chiaro che la stagione di governo e la velocità di logoramento della compagine grillina consigliano di sfruttare appuntamenti elettorali ravvicinati, invece di affidarsi ad urne lontane nel tempo, dunque incerte.
Sarebbe la punta di diamante mediatica della pattuglia 5S a Bruxelles.
Informalmente, gli uomini più vicini a Davide Casaleggio già ipotizzano di schierarlo capolista e raccogliere almeno seicentomila preferenze in una circoscrizione.
Con lo scopo di drenare consensi a danno della Lega ed evitare che Salvini possa intestarsi da solo la battaglia contro Macron, Bruxelles, la moneta unica.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
PORTARE IL RAPPORTO DEFICIT-PIL AL 2,9% COMPORTA UN ESBORSO DI ALTRI 34 MILIARDI
Poichè mi è stato ricordato che la situazione è grave e c’è poco da scherzare, mi sforzerò (non garantisco il risultato) di scrivere qualche riga seria di finanza pubblica. Le novità delle ultime ore sono sostanzialmente 2: un prepotente rialzo dei tassi in collocamento dei titoli di debito e il nuovo target di deficit annunciato dalla componente pentademente del governo, ovvero il 2,9%.
Cominciamo dalla prima.
Il debito pubblico in circolazione, al netto della tesoreria e di altre componenti minori, ammonta a circa 2160 miliardi; la durata media dei titoli in circolazione è di 6,8 anni con una componente in BTP del 65%.
I tassi di aggiudicazione (rendimento lordo cedolare) dei BTP a 10 anni sono passati da marzo (elezioni) ad agosto dall’1,83% al 3,25% con un aumento di 142 basis points. Se questi livelli dovessero essere mantenuti, considerando che andiamo a sostituire con nuove emissioni all’incirca 358 miliardi e che la componente con rendimento più alto aumenta, l’aggravio di spesa per interessi per i soli BTP è di circa 5 miliardi per l’ esercizio in corso; lo 0,3% del pil programmato.
Possiamo apprezzare anche come il rendimento dei BOT a 12 mesi sia passato da negativo (-0,4%) a positivo (0,679%) da marzo ad agosto. Non dubitiamo che cittadini come Azzurra Cancelleri si possano sentire ringalluzziti da questi dati, ma sommessamente ricordo anche che due recenti aste sono andate deserte e quando i portafogli della bot people erano pieni l’Italia sprofondava nella peggiore crisi mai vista dal dopoguerra in poi.
Passiamo ora alla seconda.
I quotidiani titolano di pressing grillino su Tria per portare il rapporto deficit/pil al 2,9% in vista della legge di bilancio.
Questo rapporto l’avete già sentito da qualche parte, vero?
Se non ricordate dove e per bocca di chi, vi rinfresco io la memoria. Parlò del 2,9% il missing man Matteo Renzi nel luglio dell’anno scorso e poi quando diede alle stampe il suo best seller “Avanti. Perchè l’Italia non si ferma”.
Probabilmente l’Italia non si è fermata ma lui sì; a fermarlo fu anche la commissione UE che bollò come fuori dalle regole la sua ipotesi.
Perchè tanti manifestano questa morbosa attrazione per quel numero?
Perchè devono aver letto da qualche parte che fino al 3% ci si può indebitare e così, ritenendosi più furbi di una volpe, credono che basti fare un po’ meno per stare nelle regole.
Invece non è così, perchè quelle regole sono cambiate dal 2012 e valgono, semmai valgono, per quei Paesi che non devono ridurre il rapporto debito su Pil e/o si trovano a dover fronteggiare gravi crisi strutturali. Non l’Italia dunque.
Tralascio i discorsi sul deficit strutturale chè se il sottosegretario all’economia Castelli non sa che il PIL è composto anche dai consumi dubito abbia senso inserire nel discorso questi barocchi tecnicismi.
In attesa del 27 settembre, giorno in cui il governo legastellato varerà il suo DEF ed io potrò riprendere il tradizionale appuntamento semestrale con i commenti, fa fede la Nota di Aggiornamento approntata da via XX settembre sotto Padoan.
Ci dice che il deficit programmato per il 2018 a legislazione vigente è l’1,0% con un indebitamento netto di poco più di 17 miliardi nonostante un saldo primario di 46. Portare il rapporto deficit/pil al 2,9% significa aumentare l’indebitamento di altri 34 miliardi al netto della maggior spesa per interessi vista prima.
Sufficienti forse a varare uno dei patti del contratto di governo come il reddito di cittadinanza, o la flat tax, o l’abolizione della Fornero, o l’annullamento dell’aumento dell’IVA, o la cancellazione delle accise.
Ma non tutti e 5; mai. Chi vi dice il contrario vi sta prendendo per i fondelli. Continuativamente.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
CI SALVA PER ORA LA CONVINZIONE CHE NON VOGLIAMO USCIRE DALL’EURO E CHE VERRANNO ACCANTONATE LE PROMESSE ELETTORALI
L’agenzia di rating Fitch non ha modificato il giudizio di affidabilità sul debito pubblico italiano. Il
livello resta quello BBB, basso ma a distanza di (relativa) sicurezza da quello dei “titoli spazzatura” che nè la Bce nè i grandi fondi possono comprare.
L’outlook, la prospettiva, è però peggiorata: da “stabile” diventa “negativa”.
Spiega oggi Repubblica che Fitch ha scelto di non bocciare l’Italia perchè non ritiene credibili le minacce di uscita dall’euro:
La nota dell’agenzia dimostra l’inapplicabilità del contratto di governo per intero: il rapporto deficit/Pil avrà una ciclica riduzione all’1,8% nel 2018, già peggiore di 0,2 punti delle stime del governo, spiega ancora Fitch, ma poi nel 2019 si impennerà al 2,2 e poi nel 2020 al 2,6, al di fuori dei target strutturali dell’Ue. L’auspicio, e insieme la raccomandazione, è che ci si limiti alla sterilizzazione dell’Iva, a maggiori investimenti pubblici e a cambiamenti minori della Fornero: «Il governo probabilmente penserà alla flat tax e al reddito di cittadinanza ben dopo il 2019».
Unica consolazione, la «bassa probabilità che il governo avanzi politiche che minaccino un’uscita dall’Europa o la creazione di una moneta parallela». Ma l’avversione di alcune componenti dell’esecutivo verso l’Ue e l’euro rappresenta comunque un rischio.
In base a quello che scrive, quindi, Fitch non ritiene credibili le minacce che arrivano dall’Italia riguardo l’uscita dall’Unione Europea e dall’euro.
L’Italia è salva perchè non è credibile.
Magari la prossima volta ci appelleremo alla seminfermità mentale.
(da “NextQuotidiano“)
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Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
LA SUPERFICIALITA’ DEL GOVERNO NEL SOTTOVALUTARE I SEGNALI DI SFIDUCIA VERSO L’ITALIA POSSONO AVERE CONSEGUENZE MOLTO GRAVI: SIAMO SORVEGLIATI SPECIALI
Come ampiamente previsto dalla maggior parte degli operatori, l’agenzia di rating Fitch non ha proceduto con il downgrade sul debito italiano, modificando tuttavia l’outlook da neutrale a negativo.
Se il giudizio negativo dei mercati e degli esperti viene speso dai populisti quasi come una medaglia d’onore, è importante ricordare che lo spazio per le chiacchiere gratuite è finito almeno da quando si è insediato il governo gialloverde e il rischio che la situazione degeneri in maniera grave si fa ogni giorno più elevato.
In una nota divulgativa realizzata dall’osservatorio sui conti pubblici italiani viene spiegato quanto sarebbero gravi le conseguenze di un declassamento del rating del debito italiano al di sotto del livello investment grade.
Al momento, gli istituti di credito, soprattutto italiani, hanno in portafoglio una gran quantità di titoli di stato che utilizzano come garanzia per finanziarsi presso la banca centrale.
Se questi titoli venissero declassati al livello di Junk bond, le banche dovrebbero restituire i finanziamenti o sostituire i titoli spazzatura con altre garanzie.
Questa eventualità dunque potrebbe portare al dissesto degli istituti più fragili e a serie difficoltà per quelli più solidi.
Esistono meccanismi di emergenza come i finanziamenti di tipo ELA (emergency liquidity assistance) concessi dalle banche centrali nazionali, ma soggetti a una serie di condizioni e con tassi di interesse penalizzanti.
Tutto questo per rimanere agli effetti più immediati e senza menzionare che, alle prossime emissioni di nuovo debito il nostro paese potrebbe perdere l’accesso al mercato e necessitare dell’intervento di organismi sovranazionali come il fondo salva stati europeo (European Stability Mechanism) e il Fondo Monetario Internazionale.
In conclusione, i giudizi delle agenzie di rating, che per il momento hanno risparmiato una bocciatura al nostro paese, ma che lo hanno collocato in uno status di sorvegliato speciale, hanno una importante funzione di “Termometro” sullo stato di salute del nostro paese e sulla capacità di ripagare i propri debiti con gli interessi.
Il giudizio per il momento è sospeso, in attesa di comprendere meglio come verrà strutturata la manovra di bilancio.
A questo proposito è fondamentale non infrangere i parametri di riferimento, soprattutto in termini di rapporto Deficit/ Pil entro la soglia del 3%.
Nel caso le pompose affermazioni dei vicepremier Di Maio e Salvini, prevalgano sul buon senso di Tria, non rischiamo semplicemente una procedura di infrazione o generici richiami dai partner europei, ma una vera a propria crisi di fiducia, che potrebbe avere effetti drammatici per il nostro paese.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
SCENDONO SULLE SPIAGGE, SI CAMBIANO I VESTITI E POI PRENDONO UN TRENO… ALTRI ARRIVI CON VELIERI DALLA TURCHIA
Tra Lampedusa e l’Agrigentino sono giornate e nottate di sbarchi di migranti: gli ultimi,
stamattina, sono approdati sulla spiaggia di Giallonardo, in territorio di Realmonte, nell’Agrigentino.
Non si sa ancora quanti fossero perchè in questo caso si tratta di uno di quegli «sbarchi fantasma» cominciati circa un anno fa, che ormai sembravano essersi esauriti e su cui da tempo indaga la procura di Agrigento.
Migranti «economici» che arrivano dalla Tunisia e che, a bordo di piccole barche in legno, percorrono indisturbati il tratto di Mediterraneo fino alle coste della Sicilia, dove poi abbandonano l’imbarcazione, cambiano gli abiti lasciando quelli inzuppati sulla spiaggia e raggiungono le strade vicine con destinazione una stazione ferroviaria, spesso quella di Agrigento o quella di Licata.
Molti riescono a completare il viaggio via terra, altri vengono poi bloccati dalle forze dell’ordine lungo le strade, una volta scattato l’allarme.
Accadrà probabilmente così anche per questo ultimo episodio di stamattina. Dell’ultimo sbarco di oggi ha dato notizia l’associazione Mareamico di Agrigento che da tempo segue il fenomeno e che ha pure diffuso alcune foto.
A Lampedusa invece sei persone, tutti membri dell’equipaggio di un motopesca tunisino, sono stati arrestati dalla Guardia di finanza perchè sono ritenuti gli scafisti di uno degli ultimi arrivi di migranti in Sicilia: il 29 agosto un aereo del dispositivo Frontex ha intercettato il peschereccio mentre trainava una piccola barca con 14 migranti tunisini a bordo.Una volta giunti a 24 miglia dalla costa di Lampedusa, sono intervenute le motovedette che hanno bloccato entrambe le imbarcazioni, il motopesca aveva già lasciato la barca in direzione dell’isola e aveva invertito la rotta.
La Finanza ha portato a Lampedusa entrambe le imbarcazioni, sequestrandole, e l’equipaggio del motopesca è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ieri a Lampedusa sono arrivati altri 66 migranti, e tra loro cinque minorenni, su sei diverse imbarcazioni. Sono quasi tutti tunisini.
Nella maggiore delle isole delle Pelagie, ultimo avamposto italiano di fronte alle coste africane, da giorni si susseguono arrivi di barche di migranti partite dalla Tunisia e giunte fin dentro il porto o agganciate dalla Guardia costiera a poche miglia dalla costa.
Nell’ultima settimana si segnalano almeno un centinaio di arrivi; i migranti vengono ospitati nell’hotspot dell’isola in attesa di essere trasferiti in Sicilia per poi, quando è possibile, essere rimandati in Tunisia (con cui l’Italia ha un trattato di riammissione) oppure per essere re-distribuiti nei centri di accoglienza italiani.
Dall’inizio dell’estate altre centinaia di migranti sono arrivati invece sulle coste del Siracusano. Si tratta di profughi siriani, pakistani, afgani, che in gruppi di 30-50 sbarcano da insospettabili velieri che partono dalla Turchia.
Rotte diverse, insomma, che solo nell’ultima settimana hanno consentito l’arrivo di diverse centinaia di persone dopo traversate quasi mai intercettate nè da navi militari nè da imbarcazioni civili di soccorso. Proprio oggi uno di questi velieri, con 32 migranti tra pachistani e bengalesi, è arrivato in Calabria, a Capo Cimiti, territorio di Isola Capo Rizzuto.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
L’EROE DI GUERRA VERRA’ SEPOLTO NEL CIMITERO DELL’ACCADEMIA NAVALE DI ANNAPOLIS, NEL MARYLAND… PRESENTI BUSH E OBAMA
Sarà Renee Fleming a cantare la canzone preferita del sentore John McCain durante i funerali solenni che si svolgeranno nel pomeriggio presso la National Cathedral di Washington.
La celebre soprano americana intonerà «Danny Boy», una ballata popolare irlandese dedicata probabilmente al commiato di un genitore dal figlio emigrante o in partenza per la guerra. È Rick Davis, amico di McCain ed ex manager della sua campagna elettorale, a raccontare alla Cnn che il senatore, oramai gravemente malato, aveva espresso il desiderio che la canzone fosse eseguita durante il suo funerale.
Quando Davis propose che a cantarla fosse Renee Fleming, McCain non riuscì a trattenere le lacrime.
Fleming, che si è detta commossa e onorata per la scelta, ha ottenuto il permesso della produzione del musical «Carousel», con cui è impegnata a Broadway, di mancare ad uno degli spettacoli per partecipare ai funerali.
Il grande assente sarà Donald Trump, con cui McCain aveva avuto forti dissapori.
Il presidente non è stato invitato dalla famiglia. Su richiesta dello stesso senatore, ci saranno invece gli ex presidenti Barack Obama e George W. Bush che terranno le eulogie funebri.
John McCain, eroe di guerra, senatore dell’Arizona ed ex candidato alla presidenza, si era spento in 25 agosto a 81 anni per un tumore al cervello.
A rendere omaggio al senatore John McCain durante la cerimonia funebre in Congresso c’era anche la madre, Roberta McCain, 106 anni.
Composta ed elegante, ha offerto conforto alla nipote, Meghan McCain, che singhiozzava, tenendole la mano e sussurrandole nell’orecchio.
Quella al Congresso è stata la prima cerimonia in onore di John McCain alla quale ha partecipato anche l’anziana matriarca della famiglia che ha temuto di perdere il figlio 50 anni fa, quando venne catturato in Vietnam e tenuto prigioniero per 5 anni.
A fianco di decine di membri del Congresso, passati e presenti, e dei membri della famiglia McCain, c’era anche il vice presidente Mike Pence, il leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell e lo speaker della Camera, Paul Ryan.
Alla cerimonia, in rappresentanza dell’Amministrazione, hanno preso parte, tra gli altri, il segretario alla Difesa Jim Mattis, il ministro della Giustizia Jeff Sessions il capo dello staff della Casa Bianca John Kelly e Kellyanne Conway, una delle principali consigliere del presidente Trump. Dopo la cerimonia funebre di oggi, McCain verrà sepolto domani in una cerimonia privata nel cimitero dell’Accademia navale di Annapolis, nel Maryland.
(da agenzie)
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