Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
BUFERA IN RETE PER LA MANCANZA DI RIGUARDO DEL MINISTRO OSPITE DI PORTA A PORTA ALLA VIGILIA DELLE COMMEMORAZIONI
Non è piaciuta a molti quella foto sorridente scattata accanto al plastico del ponte Morandi di
Genova, il cui crollo ha causato 43 morti. Ospite da Bruno Vespa, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli si è fatto immortalare con un sorriso accanto alla riproduzione e al conduttore, scatenando le critiche in rete.
C’è chi non ha apprezzato neanche la sua partecipazione al programma: “Ma quale #GovernoDelCambiamento?”, si chiede qualcuno, “si abituano come tutti gli altri”.
Ma è stato soprattutto lo scatto a causare delle polemiche: “Il plastico – si legge in un commento -. E quello ride tutto contento nonostante al decreto #Genova manchino il nome del commissario, l’indicazione di chi ricostruirà¡ #PonteMorandi e la tanto annunciata revoca della concessione ad #Autostrade. Ma #Toninelli ride comunque”.
“Danilo Toninelli, come ci spiega questo? – scrive un utente -. Lei è al limite della decenza”.
E ancora: “Esiste un aggettivo per definire una persona che ride mostrando il modellino di un ponte crollato con decine di morti?”.
“Questa foto rappresenta lo schifo”, sentenzia un altro post, facendo eco a decine di altri simili.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL PADRONE DI CASA IN CIABATTE E PANTALONCINI CORTI CANTA DAVANTI A 200 “OSPITI” PADAGNI TRA VINO, BIRRA E GRAPPE
Festa leghista nella residenza romana di Matteo Salvini. Dove si è mangiato porchetta, ballato e cantato fino a tarda sera. A raccontarlo è un articolo pubblicato sul Messaggero.
“Siamo in ristrettezze economiche – ha detto con ironia, accogliendo parlamentari e ministri per una serata tutti insieme nella residenza in dotazione al ministero dell’Interno, proprio di fronte a Palazzo Grazioli – vi ho chiesto di portare cibi e bevande ma mi sa che avete esagerato. Non vorrei che ci sequestrassero pure le bottiglie”.
Secondo il Messaggero prima sono arrivati dei cartoni con la porchetta d’Ariccia poi sono comparsi vino, birra e grappa (qualcuno però ha portato anche la coca cola). Erano circa duecento gli ospiti del segretario della Lega che ha guidato tutti anche a una visita delle stanze. Tante le foto della fidanzata Isoardi in bella mostra.
Il clou della serata è stato quando si è dato il via ai canti e ai balli.
Dj il deputato pugliese Rossano Sasso: Salvini ha preso il microfono e si è cimentato in “Vita spericolata” di Vasco Rossi e nel canto popolare “Madonnina dai riccioli d’oro” (…). Salvini indossava una maglia “Italia”, pantaloncini corti e ciabatte.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
GENOVA SI FERMA PER COMMEMORARE LE 43 VITTIME… TRA GLI SFOLLATI LACRIME E RABBIA
Una donna si avvicina alle transenne. Tra singhiozzi e lacrime chiede alla Protezione civile di
poter passare per posare, tra le macerie del ponte Morandi, il girasole che ha in mano: “Qui sono cresciuta e ora non c’è più nulla. Non sappiamo cosa succederà “. Accanto a lei c’è il figlio, un ragazzo con addosso la maglia bianca “Genova nel cuore”.
Poco più in là i bimbi di una scuola elementare regalano ai Vigili del Fuoco quarantatrè cuori rossi in cartone. Quarantatrè come le persone che nel crollo del 14 agosto scorso hanno perso la vita. A loro le autorità chiedono di avere fiducia nel futuro, che la ricostruzione sarà rapida, ma è difficile avere fiducia, ci spiegano.
Quando l’orologio sta per segnare le 11.36, l’ora esatta in cui il ponte un mese fa è crollato, le strade adiacenti la zona rossa si riempiono e la città intera si ferma.
Qui attorno ci sono i genovesi, sfollati e non, soccorritori e volontari.
Tutti vogliono ricordare il dramma che ha sconvolto la città . Lo fanno anche con uno striscione con scritto in rosso a caratteri cubitali: “La comunità vuole rinascere”.
È come un urlo di dolore rivolto allo Stato nel minuto di silenzio. Genova vuole e pretende di rinascere, ma la fiducia delle persone si infrange nelle transenne se non fosse per i volontari che fanno avanti e indietro per posare lumini e fiori dentro quell’area non più percorribile da un mese.
“È dura parlare di fiducia quando non sappiamo nulla sulla ricostruzione del ponte e tutti attorno litigano”. Mariuccia Fossati non ha dovuto lasciare la casa perchè abita qualche traversa più in là rispetto alla zona rossa. Ma accanto a lei c’è Marenco Battista: “Il mio è il primo palazzo sotto il ponte. Sono andato via da casa mia e ora mi tocca pagare l’affitto. E se non lo pago mi cacciano. Aspettiamo i soldi del rimborso, arriveranno? Spero, intanto ho dovuto pagare anche i mobili”.
Pantalone scuro e polo verde, Marenco ride amaro come solo un anziano rassegnato può fare: “Ormai sono morto. Con questi vestiti sono uscito da casa un mese fa e con questi vestiti sono rimasto. Non ci fanno entrare perchè solo oggi dovrebbero montare i sensori. Dopo un mese, capito?”
Intanto le ruspe si sono fermate per un minuto di silenzio.
Subito dopo in tutta la città si sentono rimbombare quarantatrè tocchi di campana e poi un lungo applauso dedicato ai bambini, alle giovani coppie, ai lavoratori, ai ragazzi sulla via del mare e agli anziani che hanno perso la vita un mese fa. I palloncini bianchi e rossi volano verso il cielo.
Ad alcune centinaia di metri dalla zona rossa, su un ponte ci sono le autorità . Ci sono il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Bucci, il Prefetto Fiamma Spena e monsignor Nicolò Anselmi, vicario del Cardinale Angelo Bagnasco. Accanto a loro i familiari di alcune delle vittime. Fasci di fiori vengono lasciati sul ciglio della strada. Qui nessuno ha voglia di parlare.
Ma nonostante il minuto di silenzio, quel frastuono, quel rumore di una bomba, come lo definiscono ancora oggi i genovesi, è ancora qui, attorno a ciò che resta del ponte Morandi e persiste nella rabbia di chi non vede quei segni di ricostruzione e di rinascita, promessi e sperati.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA FAVOLETTA CHE IL PRIVATO E’ MEGLIO DEL PUBBLICO, POI IL PRIVATO PENSA AI PROFITTI E IL PUBBLICO NON CONTROLLA
Il ponte Morandi crollato a Genova è la fotografia della storia degli ultimi 30 anni del nostro Paese: la favoletta raccontata per anni che il privato era meglio del pubblico, con i regali elargiti alle grandi aziende che hanno privatizzato i profitti e socializzato le perdite. E i disastri.
E non mi stupisce, ma rattrista che sulle macerie di quel ponte in queste settimane si sia innescata una guerra furibonda, nelle istituzioni e nella politica, solo alla ricerca di un qualche riflettore o passaggio tv.
Il solito salotto, i soliti modellini, le solite facce. Questo è tutto ciò che resta dopo “trenta” giorni dal disastro di Genova.
Dichiarazioni roboanti, dichiarazioni di guerra all’accumulazione di guadagni a scapito delle persone, promesse di rivoluzione.
Nelle ore immediatamente successive alla tragedia le parole del governo correvano veloci addirittura la revoca della concessione. Ricordate il presidente del Consiglio che afferma, non aspetteremo i tempi della giustizia? Si parlava addirittura di nazionalizzazione.
E, devo dirlo, davanti al dramma del crollo e a tutto quello che quel crollo ha scoperchiato sul terreno del rapporto tra pubblico e privato, affermazioni in buona parte condivisibili. Ma dopo le parole ci sono i fatti.
E nei fatti, non c’è ancora un commissario, non c’è alcuna decisione su chi costruirà , con quali soldi e cosa.
Non c’è alcuna certezza sul destino degli sfollati. Non c’è nemmeno la revoca.
Resta una foto ricordo, con un modellino e un salotto.
Un film già visto fin troppe volte.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
ALLA SOLITA LITANIA XENOFOBA, IL MINISTRO ASSELBORN SBOTTA: “BLA, BLA, BLA…IN ITALIA PREOCCUPATEVI DI DARE DA MANGIARE AI VOSTRI FIGLI PIUTTOSTO”
I ministri dell’Interno Ue sono riuniti a Vienna per discutere della questione migranti. Un
vertice all’insegna della tensione. Salvini è stato al centro dell’attenzione sin da prima dell’inizio, quando da Berlino la portavoce del ministro dell’interno Horst Seehofer, Eleonore Petreman ha ribadito che per Berlino l’accordo sui migranti con l’Italia è chiuso: “L’accordo politico è stato preso” e mancano passaggi “tecnici”, ha detto, smentendo Salvini che ieri aveva detto che l’accordo ancora non c’è.
Durante i lavori del vertice poi, Salvini si è scontrato con Jean Asselborn, ministro degli Esteri e dell’Immigrazione del Lussemburgo, in un battibecco che è stato ripreso anche dalle telecamere.
Alla frase pronunciata da Salvini durante il suo intervento, “non abbiamo l’esigenza di avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più”, il collega lussemburghese ha sbottato e preso la parola: “In Lussemburgo, caro signore, avevamo migliaia di italiani che sono venuti a lavorare da noi, dei migranti, affinchè voi in Italia poteste dare da mangiare ai vostri figli”.
Per poi concludere con l’imprecazione “merde alors” (una sorta di “diamine”).
Asselborn ha interrotto Salvini dicendo: “io sono il ministro del Lussemburgo e controllo le mie finanze e voi in Italia dovete occuparvi dei vostri soldi per aiutare a dare da mangiare ai vostri figli, merde alors”
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
ALL’ESAME ANCHE ALTRE TRE “BRILLANTI” OPERAZIONI CHE SONO COSTATE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO ALLO STATO… SALVINI PRESTO PERDERA’ IL SORRISO
I pm della Corte dei conti del Lazio hanno aperto un fascicolo per danno erariale per la vicenda della Diciotti sulla base dell’esposto presentato lo scorso 23 agosto dall’associazione Possibile di Giuseppe Civati.
Ne parla oggi il Tempo in un articolo a firma di Valeria Di Corrado.
“Abbiamo depositato un esposto alla Corte dei conti per fare chiarezza su quanto siano costate all’erario le scellerate decisioni del governo — si leggeva all’epoca in una nota firmata l’indomani da Andrea Maestri, esponente di Possibile, sul portale internet del partito — Sotto i diktat del ministro dell’Interno Salvini si sono verificati degli episodi che, molto probabilmente, hanno richiesto un esborso notevole alle nasce dello Stato: l’ultimo dell’elenco è il caso della Diciotti, la nave bloccata a Catania”. NeXt aveva parlato ad agosto dei costi della raffinata strategia di Salvini sulla Diciotti: le navi della classe della Diciotti hanno un costo operativo orario (quando sono in navigazione) pari a 740,15 euro.
L’operazione di salvataggio della Diciotti è iniziata il 15 agosto e si è conclusa con l’approdo al porto di Catania il 21 agosto.
La nave è quindi rimasta in navigazione per sette giorni (168 ore) prima di ricevere l’ok per l’attracco dal Viminale. In totale in quel lasso di tempo l’Italia ha speso 124.345 euro.
La nave poi è rimasta ferma al porto di Catania, con i generatori accesi e quindi consumando carburante, per altri tre giorni, fino a che Salvini non ha deciso di dare l’ok allo sbarco dei 150 migranti che erano ancora a bordo. Avvenire calcola che anche in porto la Diciotti abbia mantenuto gli stessi costi operativi e che quindi l’idea del ministro dell’Interno salga a circa 177 mila euro.
Non sapendo quanto costi effettivamente tenere in funzione la Diciotti in porto e immaginando che i costi operativi in navigazione siano superiori possiamo in ogni caso supporre che i tre giorni di permanenza a Catania non siano costati meno di ventimila euro (ipotizzando che costino meno della metà di quelli in navigazione).
A queste vanno aggiunte le spese per acqua, vitto e beni di prima necessità .
Si tratta di 10 euro al giorno a persona, ovvero 15.000 euro. Siamo già intorno a cifre che vanno dai 190 mila ai 160mila euro.
Il che diviso per il numero dei migranti fa all’incirca cento euro al giorno. Quanto sarebbe invece costata una normale accoglienza, quella garantita fino ad ora a migranti e richiedenti asilo?
Appena 52.500 euro, ovvero quasi un quinto in meno dell’operazione Diciotti di Salvini.
All’attenzione della magistratura contabile, spiega il Tempo, sono stati posti tre episodi, che potrebbero aver causato un danno erariale.
ll primo riguarda le spese di navigazione sostenute dallo Stato per far approdare il 17 giugno scorso la nave Aquarius nel porto di Va
Il secondo episodio risale al 13 luglio, con lo sbarco dalla nave Diciotti a Trapani rinviato su disposizione del ministero dell’Interno.
Il terzo riguarda la decisione con cui il 20 agosto Salvini ha imposto a 177 migranti, tratti in salvo 4 giorni prima al largo di Lampedusa, di restare a bordo del pattugliatore della Guardia costiera italiana, ancorato nel molo di Catania
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL MINISTRO AVEVA DETTO CHE NON LI AVREBBE FATTI SBARCARE IN ITALIA, MA CUOR DI LEONE ORA HA PAURA DI FINIRE I SUOI GIORNI A SAN VITTORE
Alla fine sono sbarcati tutti a Lampedusa. In 184. 
Nonostante la promessa del ministro Matteo Salvini, che ieri su Facebook aveva annunciato che non avrebbe fatto arrivare in Italia i migranti intercettati da un aereo in ricognizione nel Mediterraneo, i sette barchini hanno beffato tutti e sono arrivati a Lampedusa
Ieri era stato lo stesso Salvini a postare su Facebook la foto di una delle imbarcazioni fotografate mentre erano in acque maltesi. E ancora una volta, dopo il caso Diciotti, Salvini aveva richiamato Malta, intimando all’isola di intercettare le imbarcazioni. Richiesta respinta ieri sera dal premier maltese, che ha ricordato come le imbarcazioni, che non avevano bisogno di soccorso, stavano solo transitando dalle acque maltesi e dunque non sarebbero state fermate.
E cosi è stato. Nel giro di poche ore i 184 migranti a bordo dei sette barchini, probabilmente partiti dalla Tunisia, sono arrivati a Lampedusa.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
IERI IL MONITO DI DRAGHI, OGGI I CONTI DELL’AGENZIA DBRS SUL RENDIMENTO DEI TITOLI DI STATO
Ieri Mario Draghi ha battuto un colpo contro il governo Lega-M5S in conferenza stampa dopo l’annuncio sui tassi della BCE che rimarranno ancora invariati.
Il governatore ha puntato il dito contro le parole dei governanti, distinguendole dai fatti: «Purtroppo le voci che abbiamo ascoltato hanno già fatto danni. I tassi di interesse sono saliti per le imprese e le famiglie».
E ancora: «Stiamo aspettando i fatti. E i fatti principali sono la bozza di legge Finanziaria e la discussione parlamentare. A quel punto i mercati, i risparmiatori e gli investitori daranno i loro giudizi».
Il riferimento, chiarissimo, è alla prima bozza del contratto Lega-M5S che prevedeva curiosi tentativi mascherati di uscita dall’euro, e alla successiva crisi istituzionale scatenata dalla vicenda di Paolo Savona al ministero dell’Economia.
Ma quanto ci è costato lo spread delle parole?
La Stampa dice che le parole di Draghi sembrano ispirate a quelle di un report di DBRS:
L’agenzia di rating, il cui giudizio sul debito italiano è uno dei quattro considerati dalla Bce per accettare i titoli in deposito a fronte delle linee di finanziamento alle banche, ha spiegato martedì, con i numeri, come «il rischio politico influenza i costi di finanziamento sovrano dell’Italia», i cui effetti saranno che «l’impatto dei maggiori costi di finanziamento sarà maggiore di quanto il governo aveva inizialmente previsto. I numeri dicono questo: il costo del debito pubblico all’emissione (il rendimento dei titoli) nel periodo tra gennaio e agosto è stato dello 0,16% per i titoli a due anni e del 2,37% per i titoli a dieci anni.
Tra gennaio e aprile, l’ultima asta di titoli pubblici prima del caos di metà maggio sulla formazione del governo Conte, lo stesso costo era negativo (-0,24%) per i titoli a due anni e dell’1,97% per i titoli a dieci anni.
Se i rendimenti fossero rimasti stabili, avremmo risparmiato circa 180 milioni all’anno di interessi sui 27,8 miliardi di euro di Btp decennali emessi nel corso del 2018 e circa 80 milioni sui titoli a due anni.
Altri 180 milioni è il maggior costo di interessi sui 52,2 miliardi di Bot a un anno emessi da gennaio a oggi. E così via per tutte le scadenze.
Il totale, secondo uno studio Teh Ambrosetti con l’Osservatorio sui conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli, per il 2018 è di 898 milioni di euro, più altri 5,1 miliardi per il 2019.
Un totale di sei miliardi a cui si devono aggiungere i costi per l’aumento dei tassi bancari per i prestiti.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
PROSEGUE IL CALO DEGLI INVESTITORI ESTERI IN BTP… AUMENTO IN UN MESE DI 18,4 MILIARDI: E QUESTI VOGLIONO SPUTTANARE ALTRI SOLDI
Torna a salire a luglio il debito pubblico, toccando un nuovo record, mentre prosegue l’uscita
degli investitori stranieri dai titoli di Stato italiani.
Il debito è aumentato di 18,4 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari – fa sapere Bankitalia – a 2.341,7 miliardi.
Un dato che giunge mentre il Governo lavora alla legge di bilancio e all’indomani delle critiche rivolte all’Italia da Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici, secondo cui l’Italia “non può vivere con un debito al 130%” e chiede al Governo di impostare “un bilancio credibile”, e da Mario Draghi che ha escluso un ombrello della Bce sul rifinanziamento del debito pubblico italiano dopo la fine del QE e ha invitato tutti gli Stati ad alto debito ad approfittare della congiuntura e della politica monetaria accomodante per intervenire sul debito.
L’aumento, spiega Via Nazionale, è dovuto all’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (31,6 miliardi, a 80 miliardi), che ha compensato l’avanzo di cassa delle amministrazioni pubbliche (15,1 miliardi); scarti e premi all’emissione e rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione tassi cambio (totale 1,9 miliardi).
Nel mese di giugno il debito era sceso a 2.323 miliardi, con un calo rispetto ai 2.327 di maggio.
Con riferimento alla ripartizione, spiega la Banca d’Italia, per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 20,4 miliardi e quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressochè invariato.
Per quanto riguarda i Btp, a giugno, secondo quanto si ricava dalle tabelle della Banca d’Italia, i soggetti non residenti detentori di titoli della Repubblica sono scesi da 698 milioni a 664 milioni (sul totale di quasi 2.000 miliardi di euro) dopo che già a maggio si era registrata diminuzione rispetto ad aprile (722 miliardi).
Va ricordato come una parte dei titoli in mano a non residenti siano in realtà di proprietà di soggetti italiani che investono attraverso fondi o gestioni basate all’estero.
(da agenzie)
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