Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
“LE POLITICHE DELLA LEGA, DALLA FLAT TAX AL CONDONO, GARANTISCONO VOTI MA NON AIUTANO L’ECONOMIA”
Per Andrea Roventini, l’economista che Luigi Di Maio avrebbe voluto a capo del ministero del Tesoro, la pace fiscale è un “termine orwelliano”.
La misura dovrebbe essere definita in altri termini: “Lo si chiami una volta per tutte per quello che è, cioè un condono”.
In un’intervista a La Repubblica spiega le sue ragioni:
“Oltre ad essere diseducativa, spingendo il contribuente a non pagare le tasse perchè tanto ci sarà sempre in futuro un condono, è una misura una tantum. Dunque senza grandi benefici strutturali”.
Non risparmia critiche neanche alla flat tax:
“Mi sembra un altro neologismo. Come un quadrupede che, poi, si scopre che ha più di quattro zampe”.
Per Roventini flat tax e condono “garantiscono altri voti al loro elettorato, ma non avranno un impatto positivo sull’economia del Paese”. Diversa è la sua idea sulle misure che ha pensato il M5S:
“Puntano a stimolare la domanda. Mi sembra la strada giusta, perchè servono interventi di rilancio della crescita. (..) Se il nostro Paese chiedesse all’Europa qualche decimale in più per fare interventi di politica industriale, incontrerebbe maggior disponibilità da Bruxelles. Se invece quei margini li chiedesse per sperperarli in flat tax o misure simili, non ci sarebbe riscontro”.
Andrea Roventini insegna economia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed era stato schierato da Luigi Di Maio come ministro del Tesoro nella squadra predisposta in vista di una vittoria alle elezioni.
Roventini, che si definisce un keynesiano eretico, critico del liberismo e della deregulation dei mercati finanziari, fa a pezzi il condono fiscale che il M5S e la Lega si apprestano a infilare nella loro legge di bilancio:
«Lo ha detto anche l’Ocse: se è vero che ci sono poche cose da non fare assolutamente nelle politiche di bilancio, ebbene una di quelle è proprio il condono».
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL CASALEGGIO DI SALVINI CANZONATO DA UN BURLONE CHE SI DIVERTE A PRENDERLO IN GIRO CON UN PAIO DI ACCOUNT PARODIA
Luca Morisi, il Casaleggio di Matteo Salvini nonchè primo fan del Capitano, è nervoso. Non solo
perchè è costretto a ripetere di continuo «non ho MAI creato, nè usato, nè gestisco oggi, finti account per sostenere Salvini» ma perchè qualche burlone si sta divertendo a prenderlo in giro con un paio di account parodia.
Il primo è quello dedicato al ministro dell’Interno Matteo SaIvini (con la I al posto della l) e che utilizza l’handle @matteosalvimimi in luogo dell’originale @matteosalvinimi.
Il secondo invece è il “doppio” dello spin doctor della Lega, l’account parodia Luca M0nisi che utilizza la sostituzione dei caratteri del nickname (@Iumorisi invece che @lumorisi).
Generalmente il falso Morisi interviene a sostegno del falso Salvini. Così come il vero Morisi è dedito a disseminare contenuti della propaganda salviniana con toni entusiastici e un tripudio di superlativi anche il suo doppio fa lo stesso.
I post del Salvini parodia ricalcano quelli dell’originale, a volte sono proprio gli stessi a volte ne imitano lo stile.
La differenza è che il vero Matteo ha la spunta blu che contraddistingue i profili verificati da Twitter, mentre l’account parodia non ce l’ha.
Lo stesso vale per il Doppelgà¤nger di Morisi.
Ad esempio ieri pomeriggio il vero Morisi era impegnato a tessere le lodi della partecipazione di Matteo Salvini a Domenica Live: «Pubblico in delirio per il Capitano! Pazzesco!» scriveva invitando tutti i fedelissimi a sintonizzarsi su Canale 5 per assistere all’intervista di Barbara D’Urso.
Un’ora dopo Luca M0nisi scriveva: «Pubblico (non selezionato, 3 lauree a testa, QI medio 135) in delirio per il Capitano! Pazzesco!».
A volte il detournement è più sottile e alcuni utenti meno attenti ai dettagli ci cascano in pieno. Ed è in queste situazioni che il vero Morisi interviene per distinguere le fake news dagli alternative facts.
I due mondi — quello della propaganda e quello della parodia — hanno iniziato a collidere quando il finto Salvini ha proposto di fare una colletta tra tutti gli italiani per trovare i 49 milioni di euro che la Lega deve restituire.
Un’ipotesi che in realtà è stata avanzata anche da attivisti “genuini” ma che la Lega non ha mai fatto propria. Morisi è intervenuto per precisare che si tratta di “account FAKE ovviamente” e subito M0nisi è intervenuto per correggerlo “No scusate, è quello giusto”.
Il gestore della comunicazione leghista però non ha voglia di scherzare. C’è un FAKE (rigorosamente tutto maiuscolo) dedicato a lui? «Va bene, provvederemo», scrive minaccioso. Un paio di giorni dopo Morisi è più esplicito: «dovrò denunciarti, caro account FAKE», scrive rivolto a M0nisi.
Come prevedibile Morisi è caduto nella trappola del troll che lo imita e da giorni si aggira su Twitter a caccia dei post del finto Morisi per spiegare agli utenti che stanno conversando con un FAKE.
Anche quando M0nisi si limita a ripetere la vulgata salviniana. Eccolo qui impegnato a spiegare a Chef Rubio (che si rivolge al vero Salvini) che l’accoglienza a dei cittadini di Bari è stata “molto calorosa”. Il che è esattamente quello che ha scritto Morisi su Twitter postando i video della visita di Salvini al quartiere Libertà .
La cosa davvero divertente è che a cascare nel trucco degli account parodia non sono i simpatizzanti della Lega ma quelli degli altri partiti.
Insomma l’account fake non induce in errore i leghisti ma i loro avversari.
Ecco qui Morisi che spiega ad utente l’esistenza di un FAKE. Morisi sembra essere particolarmente infastidito da questi FAKE mentre non dimostra alcun interesse per pagine parodia — come Noi che amiamo il Capitano Matteo — i cui contenuti in molte occasioni vengono condivisi in maniera non ironica anche da simpatizzanti leghisti.
Morisi però non gradisce la parodia. In un altro scambio di tweet un utente fa sapere di aver segnalato il falso account twitter di Salvini.
Subito M0nisi interviene a difesa dell’account parodia rivelando che “Twitter è controllato dal PD” e spiegando che è stato lui stesso a segnalare l’account FAKE.
Morisi, spazientito, interviene e si rivolge al suo FAKE dicendogli «te ne pentirai presto».
Qualcosa ci dice che questa non è ancora l’ultima puntata della battaglia per la verità del fido scudiero di Salvini.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
COME PROMETTERE RIFORME FACENDOLE PAGARE AD ALTRI E AUMENTANDO IL COSTO DEL LAVORO
Un contributo per facilitare l’uscita dei dipendenti dal mondo del lavoro pari allo 0,3% di contribuzione aggiuntiva.
Alberto Brambilla, esperto della Lega sui temi delle pensioni e presidente di Itinerari Previdenziali oltre che candidato alla successione di Tito Boeri all’INPS. spiega oggi in che modo il governo potrebbe trovare i soldi per mantenere la promessa di quota 100 per mandare in soffitta la Legge Fornero.
Come sappiamo, 100 è il risultato che deve dare come minimo la somma di anni di età e contributi del lavoratore, secondo uno schema che per il Carroccio potrebbe arrivare a prevedere 62 anni e 38 di contributi: l’idea intorno alla quale Brambilla sta lavorando per governare in qualche modo l’aumento dei costi provocato dall’uscita dal lavoro a 62 anni con 38 di contributi potrebbe essere quella di una compensazione che pesi un po’ anche sulle spalle delle aziende.
«Potremmo — ha detto Brambilla -operare sul modello dei fondi di solidarietà e dei fondi esubero, come già accade con grande successo nel settore del credito e delle assicurazioni». Questi meccanismi determinerebbero un piccolo aumento dei contributi sociali delle imprese.
Secondo i calcoli degli esperti arrivare a quota 100 con 62 anni di età e 38 di contributi potrebbe costare a regime la somma di 10 miliardi di euro.
Senza contare che l’operazione finisce per favorire in massima parte i cittadini del Nord, che hanno più chances rispetto a quelli del Sud di avere 38 anni di contributi già pagati.
Luca Cifoni sul Messaggero ricorda che strumenti del genere esistono già , come ad esempio la versione aziendale dell’APE volontaria.
Ma i fondi degli esuberi vanno finanziati. Il Messaggero spiega che in questi giorni è stata valutata l’ipotesi di una contribuzione aggiuntiva ad hoc dello 0,3 per cento.
In una prima fase naturalmente dovrebbe essere lo Stato a farsi carico dei costi, ma poi nel tempo questi potrebbero essere assorbiti dalle risorse del fondo.
Il punto naturalmente è che almeno una parte consistente del mondo imprenditoriale potrebbe digerire male la prospettiva di un incremento del costo del lavoro (pur se limitato) nel momento in cui Confindustria sollecita dal governo una sostanziale riduzione del cuneo fiscale e contributivo.
L’alternativa è porre i costi a carico non della generalità del sistema delle imprese ma di quelle che effettivamente hanno esuberi da gestire: in questo caso si tratterebbe di rivedere e affinare gli strumenti già esistenti.
In più, andrebbe segnalato che nel fondo bancario lo Stato ha dato un contributo alto (un miliardo).
La Stampa ipotizza due strade: utilizzare i fondi per la formazione continua delle aziende oppure finanziare con fondi pubblici l’allargamento (non lo «smontaggio») dell’articolo 4 della legge Fornero, il quale già oggi consente alle aziende — se disposte a farsi carico per intero dell’uscita — di pensionare anticipatamente un lavoratore sette anni prima dell’età prevista dalla legge.
Proprio ieri Susanna Camusso, numero uno della Cgil, ha criticato duramente l’esecutivo perchè starebbe progettando una riforma che «riguarda una piccola parte, fabbriche del Mord, ed una parte della pubblica amministrazione» mentre esclude ad esempio situazioni come quelle dei lavoratori edili.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL 21% E’ SEMPRE COLLEGATO, IL 22% CI PASSA DA 5 A 10 ORE AL GIORNO
Un’infografica del Corriere della Sera su dati di Generazioni Connesse e dell’Università di
Firenze mostra quante ore passano oggi gli adolescenti online, su Internet o sui social network.
I risultati dicono che il 21% degli adolescenti è sempre connesso mentre il 22% ci passa dalle 5 alle 10 ore; tra le piattaforme utilizzate regolarmente al primo posto c’è Whatsapp seguita da Instagram, Youtube e al quarto posto Facebook: una dimostrazione, l’ennesima, che l’appeal del social network blu nei confronti delle giovani generazioni è sempre più basso.
Nell’articolo di Leonard Berbieri parla il professor Luca Bernardo direttore della Casa pediatrica Fatebenefratelli Sacco di Milano e responsabile CoNaCy, il Coordinamento nazionale cyberbullismo presso il ministero dell’Istruzione:
Le «mode» estreme, secondo il professor Bernardo, partono dagli Stati Uniti e il Nord Europa (Regno Unito, Scandinavia). «Ma se prima ci volevano 3-5 anni per vedere approdare in Italia un fenomeno virale pericoloso, oggi bastano 6-12 mesi, a causa dei social network».
C’è poi chi consulta il deep web, la parte sommersa di Internet che non compare sui motori di ricerca. «Abbiamo avuto un ragazzo che leggeva i siti sui serial killer», ricorda Bernardo.
Ogni anno nella struttura guidata dall’esperto arrivano 1.220 nuovi casi. Sono soprattutto maschi (sei su dieci), del Nord, con un’età che va dai 7 ai 18 anni, ma con un’incidenza maggiore nella fascia 12-16 anni.
Fragilità personale, distanza dai genitori favoriscono l’adozione di comportamenti rischiosi. «I teenager finiscono per cercare nel web quell’attestato di stima, quella approvazione che non trovano in famiglia».
(da “NextQuotidiano“)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
VIAGGIO LUMACA CON 100 POLIZIOTTI MOBILITATI, SI GUASTA L’AEREO E ALLA FINE LIBERI TUTTI… E AGLI AGENTI NON VIENE NEANCHE RICONOSCIUTO LO STRAORDINARIO
Oltre 100 poliziotti mobilitati in un viaggio da odissea per espellere un gruppo di sette tunisini: se già la sproporzione di forze può far riflettere, si aggiunga il fatto che, a causa di un guasto al motore, l’aereo non è partito e l’accompagnamento forzato è stato trasformato in un semplice ordine di lasciare il territorio entro sette giorni: ordine che, si può ragionevolmente pensare, verrà ignorato.
Un episodio imbarazzante, per il ministero dell’Interno guidato da Matteo Salvini, che si aggiunge al “no”, pronunciato proprio dalla Tunisia sabato scorso, a “rimpatri lampo” dei propri cittadini con modalità diverse da quelle previste dagli accordi.
È successo a Torino: nel pomeriggio 18 poliziotti prelevano 7 tunisini dal Cpr di corso Brunelleschi e verso le 19 si mettono in viaggio: destinazione, l’aeroporto di Fiumicino.
Dopo 10 ore di viaggio, per lo più di notte, arrivano allo scalo romano dove è previsto l’arrivo di altri tunisini, scortati da altri poliziotti che sono un centinaio in tutto, partiti in bus da altre città d’Italia.
Ma verso le 9 del mattino si scopre che il volo charter con scalo a Palermo e diretto in Tunisia, dedicato al trasferimento degli immigrati, ha un guasto al motore e non può partire.
Nell’attesa – durata cinque ore – di capire il da farsi, alle 13 arriva la beffa: ai sette tunisini provenienti da Torino viene notificato l’ordine del questore di lasciare l’Italia entro una settimana.
“E presumibilmente lo stesso provvedimento è arrivato anche a tutti gli altri”, commenta Eugenio Bravo, segretario generale del Siulp Torino, che ha denunciato l’accaduto.
Così per il gruppo di tunisini è improvvisamente arrivata la libertà .
Sono stati immediatamente rilasciati, con l’obbligo formale di andarsene da soli dal Paese in cui vivono da irregolari.
Se venissero di nuovo fermati rischierebbero un’espulsione, ma chissà quando e chissà se. I tunisini sono andati in stazione per salire sul primo treno che li riportasse a Torino. E anche i poliziotti, dopo un turno di lavoro di 20 ore, sono tornati a casa, “ma senza che fosse previsto il pagamento delle ore di straordinario” polemizza il Siulp.
“Non è la fine del mondo – aggiunge il sindacato di polizia – purtroppo gli imprevisti non possono essere imputabili a nessuno e tuttavia assistere a una siffatta dèbacle dell’espulsione lascia uno scoraggiante retrogusto di improvvisazione e di imbarazzante situazione grottesca. Si sa che nessuno straniero ottempererà all’ordine del questore”.
(da “La Repubblica“)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
CON UNA MANO DAI, CON L’ALTRA TOGLI
Si chiamano in tanti modi diversi: sconti fiscali, detrazioni e deduzioni, tax expeditures. 
Ma la loro funzione è una: ridurre il carico fiscale degli interessati e dei beneficiari, secondo un meccanismo che nel tempo ha visto sommarsi centinaia di provvedimenti che andavano a fare uno sconto a decine di categorie di agenti economici, dai lavoratori alle aziende ai proprietari di beni immobili.
L’Ufficio Valutazione Impatto del Senato ha contato 636 diverse misure, di cui 466 erariali (quelle che riguardano l’imposizione “nazionale”) e 170 relative a tributi locali.
Solo di 132 misure erariali si conoscono oneri, beneficiari e importi.
E di 174 non si riesce a indicare il valore finanziario perchè — si legge nell’ultimo Rapporto sulle spese fiscali annesso al Def — si tratta di voci “non quantificabili” o di “trascurabile entità ”.
Spiega oggi Claudio Tito su Repubblica che 73 su 132 sono utilizzate da meno di 30 mila dichiarazioni dei redditi (pari allo 0,35%): le detrazioni usufruite da meno di mille soggetti producono un vantaggio pro capite medio di 14.595 euro.
Più la platea si allarga, più il risparmio pro capite si riduce fino ad arrivare a poche centinaia di euro. Le nove misure che danno benefici più elevati si concentrano sull’IRES:
Anche stavolta con dei casi che spiccano con una certa evidenza: lo sconto per le imposte di registro dei fondi immobiliari chiusi porta un risparmio di oltre 790 mila euro pro capite. Ma riguarda solo 4 soggetti.
Così come il regime forfettario della tonnage tax (le attività marittime) restituisce 467 mila euro a soli 79 soggetti. Importi analoghi, sempre per pochi contribuenti, sono legati alle navi iscritte nel registro, al teleriscaldamento o agli affitti immobiliari delle società .
Sono solo 3 le agevolazioni applicate nella dichiarazione dei redditi da più di 10 milioni di persone
La più ampia, come prevedibile, riguarda la casa. Le deduzioni sulla prima abitazione, infatti, costano 3,6 miliardi ma si spalmano su 26 milioni di italiani con un vantaggio medio procapite di 141 euro.
La seconda detrazione in termini di dimensioni va sulle spese sanitarie: effetti finanziari per 3 miliardi condivisi da oltre 17 milioni di persone.
La terza, infine, si sostanzia nei cosiddetti 80 euro di Renzi: 9 miliardi di spesa per oltre 11 milioni di lavoratori.
Si assiste dunque a un rapporto inversamente proporzionale tra numero di contribuenti e importo dello sconto fiscale: meno sono i beneficiari, più alto il risparmio per ciascuno di loro.
E gli effetti pro capite più elevati sono a sostegno degli imprenditori interessando essenzialmente il gettito Ires e Irap.
Ridurre le agevolazioni fiscali per imporre il taglio di tasse generalizzato per tutti è un obiettivo di questo governo, così come lo era dell’esecutivo Renzi e di Gentiloni
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
RENZI, GENTILONI E MINNITI DICONO SI’ ALL’INVITO DI CALENDA
Si farà la cena a quattro tra i big del Pd. Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti hanno infatti accettato l’invito rivolto loro da Carlo Calenda.
La conferma arriva proprio dall’ex ministro dello Sviluppo economico,il quale però precisa anche che l’appuntamento non è più per martedì, come prevedeva l’invito
“La data è stata spostata – dice Calenda rispondendo ad un suo follower su twitter – e per evitare l’ennesimo tormentone sul PD rimane riservata”.
Ma l’ex ministro si è detto “molto contento” del sì arrivato da Renzi, Gentiloni e Minniti: “E’ un gesto di responsabilità di tutti i partecipanti. Bene così. Ottima notizia”.
Una notizia che arriva all’indomani della mossa del segretario del Pd Maurizio Martina che non solo ha confermato il congresso, ma anche deciso di accelerare annunciando le primarie per il prossimo gennaio.
Una decisione non presa bene dal presidente del partito, Matteo Orfini, che aveva proposto di sciogliere il partito per rifondare una nuova forza politica. “Pensate davvero che così la risolviamo? – Ha chiesto Orfini – Beati voi…”.
Ma la proposta di scioglimento del partito per ora non ha ricevuto sostegni.
Anzi contro si sono pronunciati sia Gentiloni, sia Nicola Zingaretti, unico candidato ufficiale alle primarie per il momento, che ha interpretato la proposta come un tentativo di rinviare il congresso. Rinvio che sarebbe gradito ai renziani, che non riescono ancora a trovare un loro candidato per il congresso
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
QUELLA DI SAN MICHELE SULL’ADDA E’ SOLO L’ULTIMA DI UNA LUNGA SERIE DI CHIUSURE
Un altro ponte chiuso a causa del cattivo stato e del rischio crolli. Quella del ponte San Michele
sull’Adda, in provincia di Lecco, è l’ultima di una lunga serie di chiusure dopo la tragedia di Genova, che ha portato a maggiori controlli delle infrastrutture in tutta Italia. Sono circa trecento infatti i ponti a grave rischio nella penisola. Su un totale di 45 mila infrastrutture in funzione, circa 11 mila ponti e gallerie invece hanno bisogno di controlli e manutenzione.
Dal 14 agosto, giorno del crollo del ponte Morandi, c’è stata un’accelerazione sui controlli con molti ponti chiusi al traffico. A Roma è stato chiuso per motivi di sicurezza il ponte della Scafa verso l’aeroporto di Fiumicino (che riaprirà il 24 settembre), oltre al ponte della Magliana.
Altri due ponti sono stati chiusi nel Comune di Sestri Levante, quelli sui torrenti Gromolo e Petronio. C’è poi il caso del ponte San Nicola a Benevento, realizzato anche questo dall’ingegnere Morandi, che è stato chiuso dal sindaco Clemente Mastella.
È difficile però riuscire a individuare il numero esatto di chiusure. In Italia infatti non esiste un censimento preciso di ponti e cavalcavia, dato che le infrastrutture sono gestite da enti diversi, come l’Anas, le concessionarie, le Regioni e soprattutto i Comuni. Sono questi ultimi infatti ad avere in gestione la gran parte delle strade italiane, ben 1,3 milioni di chilometri. Ma neppure l’Anci ha una mappatura esatta della situazione.
Il numero dei ponti a rischio è particolarmente elevato e ha portato il governo a promettere un grande piano di manutenzione, anche se non è chiaro con quali risorse. Per questo sono stati attivati tutti i sindaci, per cercare di avere una lista completa degli interventi necessari: una richiesta che ha sollevato molte polemiche, dato che la lista è stata chiesta dal governo nel giro di pochi giorni.
Le chiusure comunque interessano l’Italia da nord a sud. A Milano è stato chiuso per manutenzione e poi riaperto il ponte della ferrovia in viale Fulvio Testi, come chiuso al traffico è il ponte Nuovo sul Reno, in provincia di Bologna.
In provincia di Siena, nel Comune di Monteriggioni, è stato chiuso per rischio crollo un altro ponte. Stesso discorso in Molise, dove è stato chiuso il ponte sul Sente, tra i più alti d’Europa.
In Sicilia sono stati chiusi in via cautelativa i ponti Agrò e Fiumedinisi, in provincia di Messina e di competenza dell’Anas, che monitora un altro ponte a Catanzaro.
(da “La Stampa”)
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Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
SFIDA SALVINI: “PERCHE’ NON PRENDE DISTANZE DAL SUO ESPONENTE? IO HO CONDANNATO LE MINACCE DI MORTE RIVOLTE A LUI, NON HA IL CORAGGIO DI FARE ALTRETTANTO?”
Laura Boldrini, ex presidente della Camera, e Matteo Camiciottoli, sindaco leghista di Pontinvrea, si sono trovati faccia a faccia in tribunale a Savona dove è iniziato il processo per diffamazione nei confronti del primo cittadino della Lega
Boldrini aveva infatti denunciato Camiciottoli dopo che nel novembre 2017 quest’ultimo, su Facebook, riferendosi agli stupri avvenuti su una spiaggia di Rimini, aveva proposto di far scontare ai colpevoli i domiciliari “a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso”.
Un post che aveva da subito scatenato furiose polemiche, con anche Enrico Mentana che diede del ‘cretino’ al sindaco, e reciproche minacce di querela culminate poi in una denuncia da parte dell’ex presidente della Camera i Boldrini e il successivo rinvio a giudizio del sindaco leghista
“Oggi sono a Savona – ha detto Boldrini – per il processo nei confronti di Matteo Camiciottoli, il sindaco della Lega che circa un anno fa mi aveva augurato di essere stuprata per farmi ‘tornare il sorriso’. Non è facile per una donna sentirsi dire certe cose e non è stato facile per mia figlia sapere che qualcuno vorrebbe che sua madre venisse violentata”
L’ex presidente della Camera ha poi mandato un messaggio al ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini. “Qualche giorno fa – ha ricordato Boldrini – mi ha chiesto pubblicamente di condannare le minacce di morte che aveva ricevuto a Milano durante una manifestazione di piazza. E io l’ho fatto perchè sono convinta che il dibattito politico non possa essere dominato dall’odio e dalla violenza. Adesso sono io che chiedo a Salvini di prendere pubblicamente posizione sulle dichiarazioni del sindaco del partito di cui lui è segretario. Cosa pensa delle affermazioni di Camiciottoli che investono non solo la mia dimensione privata ma la condizione di tutte le persone, in particolare le donne, che subiscono insulti, minacce e volgarità di ogni genere?”
(da Globalist)
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