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“IGOR IL RUSSO HA UCCISO MIO PADRE, MA FA PIU’ SCALPORE UN ASSASSINO CON LA PELLE NERA, NOI ABBANDONATI DALLE ISTITUZIONI”

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DELLA FIGLIA DI UNA DELLE VITTIME DI BUDRIO: SE IGOR FOSSE STATO DI COLORE SI SAREBBE MOBILITATA LA GRANCASSA

“Purtroppo forse fa più scalpore un omicida con un colore di pelle nera piuttosto che Igor”. È l’accusa lanciata da Francesca, figlia di Valerio Verri, la guardia ecologica volontaria uccisa l’8 aprile 2017 a Portomaggiore, al termine dell’udienza di Norbert Feher.
Francesca e il fratello Emanuele hanno ribadito di sentirsi abbandonati dallo Stato e di rivolgersi “a tutte le Istituzioni”.
“Siamo qui perchè ha ucciso nostro padre. Un assassinio che si poteva evitare. Siamo qui per assistere ad un processo in tv perchè lo Stato non è riuscito a prenderlo e ha fatto altre vittime in Spagna”, ha scritto su Facebook Francesca.
Un attacco poi all’ex ministro dell’Interno Marco Minniti: “Ci aveva fatto presente che potevamo contare su di lui per qualsiasi cosa. Noi a tutt’oggi non abbiamo ricevuto neanche un saluto. Ci aspettiamo le scuse, doverose”.
Norbert Feher, conosciuto come Igor, è come accusato di due omicidi in Italia ad aprile 2017 – quello del barista di Budrio Davide Fabri e quello, per l’appunto di Valerio Verri.
È stato arrestato a dicembre in Spagna dopo altri tre assassinii. L’udienza è a porte chiuse ed è previsto il collegamento con il carcere di Saragozza, dove Feher è detenuto, in videoconferenza.

(da agenzie)

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VISCO ALLARME SULLO SPREAD: “RISCHIO GRAVI CONSEGUENZE PER FAMIGLIE E IMPRESE DA RIALZO PROLUNGATO”

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE DI BANKITALIA: “CRESCITA ALL’1% NEL 2018, POI CALERA'”

Attenzione allo spread. È il messaggio che arriva dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, intervenuto alla Giornata Mondiale del Risparmio.
“Le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato possono essere gravi”, ha detto.
“Il loro incremento deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica. Premi elevati a copertura del rischio sovrano rendono più difficile il controllo della dinamica del rapporto tra il debito pubblico e il prodotto”, ha evidenziato Visco.
“Il rialzo dei premi per il rischio sul debito pubblico produce perdite in conto capitale che peggiorano la situazione patrimoniale delle banche; incide sul costo e sulla disponibilità  dei finanziamenti che gli intermediari raccolgono sul mercato e sulla loro capacità  di fornire credito all’economia”, ha aggiunto.
Il governatore ha dettagliato quindi quali sono gli elementi che hanno contirbuito maggiormente all’aumento dello spread. “All’ampliamento del premio di rischio sui titoli di Stato ha contribuito l’incertezza sull’orientamento delle politiche di bilancio e strutturali e sull’evoluzione dei rapporti con le istituzioni europee”. Inoltre, ha spiegato, “sono riemersi i timori degli investitori nazionali ed esteri per la dinamica del debito pubblico e per il rischio di una sua ridenominazione”
In ogni caso per il nostro Paese il rischio potrebbe essere molto caro.” Il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico e qualora non venisse riassorbito, l’incremento fin qui registrato provocherebbe, già  dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti di Pil, oltre 5 miliardi”, ha detto.
“L’aggravio – ha spiegato – salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021. Ciò accrescerebbe l’avanzo primario necessario anche solo a stabilizzare il rapporto tra il debito pubblico e il Pil”.
Secondo Visco il Pil crescerà  quest’anno dell’1%, calando ulteriormente nel 2019.   “In Italia, in base alle più recenti informazioni, la crescita del prodotto dovrebbe essere dell’ordine dell’1% quest’anno, per poi ridursi nel 2019, al netto degli effetti della manovra di bilancio”.
Soltanto un mese fa, nella nota di aggiornamento al Def, il governo stimava per quest’anno una crescita dell’1,2%. Un eventuale rallentamento della crescita già  ora, renderebbe quindi ancora più complicato raggiungere il traguardo dell’1,5% ipotizzato dal governo nel 2019 grazie agli affetti della Manovra
Dal presidente Acri Giuseppe Guzzetti è arrivato invece un invito al governo a tutelare i risparmi degli italiani. “Il risparmio privato – e non solo – non può venire sacrificato sull’altare del debito pubblico”, ha detto Guzzetti rilevando come “è innanzitutto responsabilità  del Governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani”. “Il risparmio privato degli italiani è considerato da Moody’s elemento di forte stabilità  del sistema. Questo risparmio nelle ultime settimane è già  stato significativamente ridotto” ha aggiunto Guzzetti.
Messaggio analogo arrivato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato. Esso, unito all’equilibrio dei bilanci pubblici – espressamente richiamato dalla costituzione – è condizione essenziale dell’esercizio dell’effettiva sovranità  del paese”, ha detto il capo dello Stato.

(da agenzie)

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CON SALVINI MENO RIMPATRI DI MIGRANTI IRREGOLARI CHE CON GENTILONI E E NESSUN NUOVO ACCORDO CON PAESI DI PROVENIENZA

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

ALTRO CHE 50.000 RIMPATRI PROMESSI, ORA SALVINI SPERA NEI RIMPATRI VOLONTARI DEI REGOLARI, GRAZIE AL CONTRIBUTO DELL’ODIATA UE… MA SI TRATTA SOLO DI 2700 PERSONE IN TRE ANNI

I rimpatri di migranti irregolari continuano a segnare il passo, circa 5000 nel 2018 (meno che con il governo Gentiloni) e Matteo Salvini (che nei quattro mesi al Viminale non ha siglato alcun accordo con i paesi d’origine oltre ai quattro già  esistenti da anni), punta le sue carte sui rimpatri volontari assistiti.
Questa mattina il Viminale ha annunciato lo stanziamento di 12 milioni di euro ( la metà  dei quali messi dall’Unione europea)   per i rimpatri volontari assistiti.
Si tratta di progetti a favore di cittadini stranieri che si trovano irregolarmente sul territorio italiano o che pur essendo regolari vogliano far rientro nel paese d’origine.   I progetti saranno finanziati con il fondo FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020), e tenderanno a favorire il processo di reinserimento lavorativo nei paesi di provenienza.
Beneficiarie circa 2.700 persone, per lo più cittadini di Bangladesh, Pakistan, Nigeria e Costa d’Avorio, paesi con i quali l’Italia non ha accordi diretti di riammissione.
Le attività  progettuali saranno avviate da febbraio 2019 e si concluderanno entro il 31 dicembre 2021.
L’iniziativa segue un analogo progetto approvato lo scorso agosto con il supporto dell’OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) per il rimpatrio di 900 immigrati, finanziato con le risorse messe a disposizione dalla Commissione europea, pari a 6 milioni di euro.
“Rimpatriare gli immigrati con questo sistema, cioè su base volontaria, è più rapido e meno costoso”, sottolinea il ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Ma i numeri, rispetto al numero dei 500.000 rimpatri promesso in campagna elettorale da Salvini, resta estremamente esiguo.

(da agenzie)

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L’ULTRA SALVINIANO ASCOLTATO DAI MAGISTRATI SULLA MORTE DI DESIREE

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

31 ANNI, COINVOLTO IN ARRESTI PER DROGA, HA PRESENZIATO ALLA VISITA DI SALVINI E AL CORTEO DI FORZA NUOVA

Il Fatto Quotidiano scrive oggi in un articolo a firma di Vincenzo Bisbiglia che un italiano, chiamato Mirko, è stato sentito dai magistrati in relazione alla morte di Desirèe Mattesini.
Nei giorni scorsi si era parlato di un quinto uomo nella storia dello stupro e dell’omicidio della 16enne in via dei Lucani a San Lorenzo. L’uomo non è indagato.
L’“ultrà  salviniano”, come è stato ribattezzato negli ultimi giorni per aver acclamato, insieme ad alcune donne del quartiere, l’arrivo del ministro dell’Interno a San Lorenzo, aver partecipato alle contestazioni alla fiaccolata di giovedì scorso e presenziato alla marcia di Forza Nuova di sabato
Dopo aver assistito ai rilievi della polizia scientifica e ad altri sopralluoghi degli inquirenti, ieri era presente anche alla preparazione delle esequie di Desirèe, all’obitorio comunale al Verano, quando gli uomini della Squadra Mobile lo hanno condotto in Questura per risentirlo. È stata interrogata anche una delle due bariste del locale di San Lorenzo frequentato da Mirko
Gli investigatori cercano informazioni sulle due amiche “romane” di Desirèe, Antonella (la ragazza dalle treccine blu) e una certa “Claudia che faceva la modella”.
Poi c’è Mirko. Il 31enne, residente ad Aprilia (Latina), cantante neomelodico, è stato coinvolto in una serie di arresti per droga avvenuti nel 2015 nella cittadina pontina.
È lui che fra la serata di venerdì 19 e la mattina di sabato 20 ottobre (ben 24 ore dopo la morte di Desirèe) ha convinto un senegalese, soprannominato “Pi”, a recarsi prima al commissariato San Lorenzo, poi alla vicina stazione dei carabinieri e poi di nuovo alla polizia (non era stato ritenuto attendibile per via del suo stato di ebbrezza) per raccontare quanto sapeva del decesso della giovane.
Perchè? Cosa c’entrava lui? Cosa l’ha spinto? “Visto che penso di conoscere di vista la ragazza deceduta mi sono attivato nel quartiere”, aveva detto agli agenti. Circostanza smentita ieri in Questura: “Pensavo di averla vista la mattina qui al bar, ma mi sono sbagliato, non era lei”, avrebbe detto.

(da “NextQuotidiano”)

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TIBERIS, LA SPIAGGIA SUL TEVERE DELLA GIUNTA RAGGI, E’ ABUSIVA

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

MAI STATO AUTORIZZATO DAI BENI CULTURALI

Tiberis, la spiaggia sul Tevere voluta dalla Giunta Raggi a Ponte Marconi, è abusiva. L’arenile allestito dai grillini non è mai stato autorizzato dalla Soprintendenza del Ministero dei Beni culturali, che ora ha chiesto al Comune «il ripristino dello stato dei luoghi», perchè l’intervento agostano voluto dalla giunta rappresenta «un fattore di rischio e di vulnerabilità  del paesaggio».
Il progetto del Comune avrebbe trascurato anche «gli argini novecenteschi» che cadono a pezzi.
A raccontare dello stop è oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Lorenzo De Cicco:
Il documento riservato, spedito alla direzione generale del Campidoglio, è su carta intestata della Soprintendenza speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma, un organo del Ministero dei Beni e delle attività  culturali. I tecnici hanno scritto che «l’area in questione risulta di proprietà  demaniale» e che i dintorni del fiume Tevere sono «sottoposti a un particolare regime di tutela paesaggistica».
Ogni intervento deve quindi ottenere le «autorizzazioni previste dal Codice dei beni culturali».
Insomma, anche per “Tiberis”, come il M5S ha ribattezzato la spiaggia, «era necessaria l’acquisizione delle valutazioni e delle autorizzazioni di competenza della Soprintendenza».
Eppure «nessuna comunicazione è pervenuta» agli uffici del Mibac «nella procedura di rilascio della concessione dell’area all’amministrazione capitolina».
L’operazione voluta dai pentastellati non solo «non è stata realizzata in maniera conforme agli obiettivi di tutela e miglioramento della qualità  del paesaggio», pensiamo alle docce di plastica e alle macchinette per gli snack, ma avrebbe addirittura rappresentato «un rischio» per la «vulnerabilità  del paesaggio»
Gli operai comunali avrebbero fatto danni. Perchè «l’estirpazione della vegetazione è stata indiscriminata, non distinguendo tra vegetazione infestante (estirpabile) e vegetazione tipica delle zone umide (tutelata)». La «morfologia dei luoghi» poi è stata «alterata dai movimenti di terra» e «coperta indistintamente da una vasta distesa di ghiaia».
Anche il «lunghissimo telone plastico» srotolato dagli addetti del Campidoglio, per la Soprintendenza «non è compatibile con i valori paesaggistici dell’area nè esteticamente nè per l’interruzione dei processi ecologici». E ancora: la recinzione della spiaggia «appare scarna e inadeguata»; «l’argine golenale novecentesco appare in più parti danneggiato»; «le piantumazioni a verde sono del tutto assenti».

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

I DATI ISTAT E I PRIMI RISULTATI DEL DECRETO DIGNITA’: DISOCCUPAZIONE SALITA AL 10,1%, QUELLA GIOVANILE AL 31,6%

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

GLI OCCUPATI DIMINUITI DI 34.00 UNITA’, ADDIRITTURA 77.000 QUELLI CON I CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO (CHE SECONDO IL M5S AVREBBERO DOVUTO AUMENTARE)

Oggi ISTAT ha pubblicato i dati sull’occupazione di settembre mentre dalla scorsa estate c’era molta curiosità  attorno agli effetti del Decreto Dignità  sul mercato del lavoro italiano dopo le polemiche sugli ottomila posti di lavoro che si sarebbero persi ogni anno secondo l’INPS.
Posto che poco più di mese di tempo per un giudizio compiuto è troppo poco, secondo i dati diffusi oggi dall’Istat il tasso di disoccupazione è risalito al 10,1%
Le persone in cerca di lavoro sono 2.613.000, in aumento di 81 mila unità  (+3,2%) rispetto ad agosto e in calo di 288 mila unità  su settembre 2017.
Un dato su cui pesa anche il calo degli inattivi, coloro che non hanno un impiego nè lo cercano, calati di 41 mila unità .
Male anche il dato sui giovani: la disoccupazione giovanile risale al 31,6%, in aumento di due decimi di punto rispetto al mese precedente.
Ma il numero che ci interessa di più è il dato sugli occupati, diminuiti di 34 mila unità  su agosto (-0,1%).
Un calo concentrato soprattutto sui dipendenti permanenti (-77mila) mentre aumentano gli occupati a termine (+27mila) e i cosiddetti indipendenti, cioè imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi (+16mila).
Il risultato di -77mila per i contratti a tempo indeterminato, che secondo le intenzioni del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio sarebbero dovuti aumentare con la stretta sulle tipologie “precarie”, è uno dei più forti degli ultimi due anni.
Gli occupati sono calati di 34mila unità  a settembre, mentre l’INPS ne pronosticava ottomila in un anno. Il decreto è entrato in vigore il 14 luglio, poi è stato convertito in legge ad agosto, con l’introduzione del regime transitorio fino al 31 ottobre.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Lavoro | Commenta »

DE FALCO E IL M5S CHE NON VUOLE CHE PARLI

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

“QUANDO MI CHIESERO DI CANDIDARMI MI HANNO GARANTITO CHE AVREI AVUTO MASSIMA LIBERTA'”

Gregorio De Falco è uno degli eletti del MoVimento 5 Stelle che ha manifestato perplessità  sul Decreto Sicurezza, giungendo alla minaccia di non votarlo in Senato dove i numeri della maggioranza sono risicati.
Per tutta risposta si è scatenata una macchina del fango nei suoi confronti e alcune vocine pentastellate lo accusano di non voler restituire i soldi dello stipendio e quindi di star lavorando per farsi cacciare.
Balle, visto che le restituzioni sono ancora ferme al palo in questa legislatura dopo gli scandali di quella scorsa.
Lui oggi a colloquio con Ilario Lombardo della Stampa spiega la situazione:
«Qui non mi stanno contestando il merito, bensì il fatto che io stia parlando. Ma non mi pare fosse scritto da nessuna parte che sarebbe stato proibito parlare. Anzi, quando mi chiesero di candidarmi mi assicurarono che avrei avuto massima libertà ».
Per Di Maio era un simbolo: il comandante che ordinò a Francesco Schettino di risalire a bordo della Concordia che affondava. E ora lei potrebbe scendere dal M5S, cacciato. È deluso?
«Deluso no. Io non me ne vado. Resto nel M5S come resto nella Marina militare, avendo sempre come bussola la Costituzione. Se mi cacciano dirò quello che ho fatto e il motivo per cui sono stato mandato via. Un proverbio dice: puoi costringere il mulo ad andare alla fonte, ma non puoi costringerlo ad abbeverarsi. La fonte è ovviamente il diritto»
I vertici del M5S dicono che lo fa per soldi, che non accetta il taglio dello stipendio
«Chi sono questi vertici? Io mi sono confidato una volta con Vito Crimi e gli ho chiesto come faceva lui, che pure è separato, con i soldi. Certo che ho problemi, mi sto separando ma non ho mai contestato la regola della decurtazione dello stipendio. Ho solo chiesto un documento che attesti quanto effettivamente prendo, perchè al giudice interessa poco l’impegno che ho preso col M5S. Per lui conta lo stipendio intero se risulta quello».
De Falco, già  che c’è, appioppa anche altre due robuste mazzate alla “narrazione” del governo M5S-Lega
E se metteranno la fiducia
«Sarebbe sbagliato, come è sbagliato dirci che se votiamo contro è tradimento. Cosa ho tradito? Il programma? Il contratto? La Costituzione? La verità  è che ci sono tante questioni aperte nel M5S, Tap, Tav, manovra, fisco… E credete davvero che il governo cada per colpa mia?»
Del condono edilizio cosa pensa?
«Io sono ischitano. Altro che muratori bergamaschi… sono bravissimi a costruire in tre giorni. Sarebbe meglio lasciare perdere i condoni»

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

LE BALLE DI TONINELLI SU TAV E FRANCIA

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

MACRON NON HA MAI DETTO CHE VUOLE RINUNCIARE ALLA TAV, SEMMAI L’OPPOSTO

Ieri sono uscite le anticipazioni del libro di Bruno Vespa e abbiamo scoperto che la strada con la Francia per non fare la TAV è in discesa.
Parola del concentratissimo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli: «Ci metteremo d’accordo con la Francia per non farla. Mi risulta che Macron abbia escluso la Tav dalle priorità  infrastrutturali».
Paolo Griseri su Repubblica oggi spiega che non è vero niente:
L’ultima comunicazione che arriva dalla Francia è quella del capo di gabinetto della ministra dei trasporti francese, Elisabeth Borne, il 2 ottobre scorso. à‰ una risposta alla richiesta di Toninelli di avere un po’ di tempo prima di far partire la nuova fase di appalti per la Torino-Lione. Dilazione che Parigi concede ma a precise condizioni: «La posizione del governo francese per quanto riguarda la sezione transfrontaliera della Torino-Lione — si legge nella mail proveniente da Parigi — rimane quella concordata con il governo italiano in occasione del vertice di Lione del 27 settembre 2017»
In quella occasione Macron aveva «escluso la Tav dalle priorità  infrastrutturali», come ha sostenuto ieri Toninelli? Non parrebbe.
Ecco che cosa disse quel giorno il presidente francese nel suo discorso: «Siamo completamente impegnati affinchè la sezione transfrontaliera di questa linea, sia portata a compimento. Degli impegni sono stati assunti, dei finanziamenti comunitari sono stati decisi, quindi dobbiamo essere chiari sul tunnel di base: il nostro impegno è quello di rispettare impegni e finanziamenti. Non possiamo che rimpiangere che altri Paesi abbiano realizzato prima di noi i tunnel alpini».
Non solo: spiega Repubblica che nel concedere la dilazione nell’avvio dei nuovi appalti, la ministra di Parigi fa sapere (anzi, faceva sapere il 2 ottobre) che «la Francia non ha obiezioni sulla dilazione in modo da tenere conto dei tempi necessari alla pubblicazione dello studio costi/benefici».
A patto che «sia garantito che la durata di questo rinvio non abbia conseguenze sull’erogazione dei finanziamenti europei, oggetto di una convenzione con l’Unione europea e vincolanti per le varie parti».
L’ultima frase si riferisce ai contenuti del Grant agreement tra Italia, Francia ed Europa firmato nell’autunno del 2015.
Che prevede l’erogazione di una prima tranche di 813 milioni da parte dell’Unione europea a patto di concludere i primi due miliardi di lavori entro fine 2019.
Se la dilazione dei tempi legata al bilancio costi/benefici italiano dovesse far slittare di molto gli appalti, l’Unione Europea toglierebbe in proporzione i finanziamenti: se, ad esempio, si faranno lavori per 1 miliardo invece di 2, Bruxelles pagherebbe solo 407 milioni
Se addirittura l’Italia decidesse di bloccare tutto (convincendo la Lega a votare in Parlamento la legge che smentisce l’attuale trattato internazionale) Roma dovrebbe certamente restituire 700 milioni all’Ue e 350 alla Francia che tanto hanno speso nelle opere preliminari.
E dovrebbe restituire gli 813 milioni ricevuti da Bruxelles.
Tutto questo, circa due miliardi, senza contare i circa 300 milioni e i sette anni che sarebbero necessari per chiudere gli oltre 20 chilometri di gallerie già  scavate.

(da “NextQuotidiano”)

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PODERE AL POPOLO: PERCHE’ IL GOVERNO VUOLE REGALARE LA TERRA A CHI FA TRE FIGLI

Ottobre 31st, 2018 Riccardo Fucile

IN REALTA’ SI TRATTA DI TERRENI CHE NESSUNO VUOLE, UNA FREGATURA… ERA MEGLIO TAGLIARE LE TASSE A CHI FA FIGLI

Nella bozza del disegno di legge di Bilancio che il governo dovrebbe presentare oggi in Parlamento c’è una norma che prevede, al fine di incoraggiare l’aumento della popolazione in particolare nelle zone rurali, la concessione gratuita di terreni agricoli demaniali per almeno 20 anni alle famiglie «con terzo figlio nato negli anni 2019, 2020, 2021».
Previsti anche mutui fino a 200mila euro a tasso zero alle famiglie che acquistino casa vicino ai terreni. L’idea nasce — ovviamente — da una proposta della Lega. Tecnicamente si tratterà  di una concessione gratuita per almeno 20 anni.
E riguarderà  i «nuclei familiari con terzo figlio nato negli anni 2019, 2020 e 2021». Il terreno quindi andrà  a chi è residente in Italia da almeno 10 anni.
Escludere del tutto gli stranieri sarebbe incostituzionale, come per il reddito di cittadinanza.
Ma perchè il governo vuole regalare la terra a chi fa tre figli?
Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera spiega che l’offerta in realtà  non è poi così tanto generosa.
Nella maggior parte dei casi i terreni agricoli pubblici rappresentano il fondo di magazzino, i pezzi meno pregiati difficili da piazzare.
L’Agenzia del Demanio, con il progetto Terre vive che metteva in vendita o in affitto diversi appezzamenti, ha già  dato via i lotti più pregiati.
Terreni che in molti casi sono stati acquistati da chi già  possedeva le aree confinanti e così ha potuto ampliare la sua azienda agricola.
Quelli che restano sono i terreni meno interessanti. A volte rappresentano addirittura un costo per i Comuni proprietari che ne devono curare la manutenzione.
Insomma, il governo sta regalando roba che nessuno vuole, o che nessuno vuole pagare. In altri paesi si fanno sconti sulle tasse a chi fa figli. Qui in Italia il governo tenta di fregarlo.

(da “NextQuotidiano”)

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