Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA MADRE: “INSULTI DA GENITORI DELLA SQUADRA AVVERSARIA, C’E’ UN CLIMA DI ODIO”… “SALVINI VENGA A CASA MIA A DIRE CHE E’ UN FIGLIO CONFEZIONATO”
Un torneo di basket tra ragazzi della scuola media a Milano, un sabato pomeriggio di
sport e di divertimento, come è ovvio che sia per ragazzi di quell’età .
Ma dagli spalti, dove ci sono i genitori che fanno il tifo per i giocatori in campo, partono gli insulti. “Negro di m.”, è quello che G., 13enne milanese – “italiano”, come ricorda sua madre – adottato in Etiopia quando aveva sei mesi, si sente gridare.
Ed è l’unico ragazzino di colore, della squadra in vantaggio e che poi vincerà il torneo, quindi non ha dubbi che quella frase, ripetuta diverse volte, sia rivolta a lui.
Continua a giocare, ritira il premio e fa la foto con tutta la squadra, ma quando torna a casa racconta tutto a sua madre Rita. Che, per la prima volta, decide di denunciare con un post su Facebook in cui chiama in causa la società della squadra avversaria, “ringraziando” quei genitori per gli insulti a suo figlio. E poi, spiegando: “C’è un nuovo clima di intolleranza che mi preoccupa, e non era mai accaduto”.
Rita Aicardi racconta: “Abbiamo adottato mio figlio in Etiopia quando aveva sei mesi, dal nido fino alla seconda media che frequenta adesso non ha mai avuto problemi legati al colore della sua pelle e, anzi, è il primo a scherzarci su, in famiglia e con i suoi compagni. fa sport, frequenta gli scout, è italiano a tutti gli effetti. Quest’anno, però, per la prima volta è capitato che mi riferisse di frasi offensive durante le partite. Fino a ieri, quando è tornato a casa e mi ha detto: Sai mamma, mentre stavamo vincendo dagli spalti mi hanno detto ‘negro di m.’. Al momento ho cercato di smorzare, gli ho chiesto se fosse sicuro, mi ha detto che anche i suoi compagni avevano sentito quelle frasi”.
G. gioca nella squadra di basket dello Schuster under 13: la signora Aicardi ha telefonato subito all’allenatore, che ha confermato che subito, a fine partita, il ragazzino aveva raccontato anche a lui di quelle frasi.
“Così ho deciso di denunciare quello che è accaduto – racconta – perchè magari mio figlio già oggi ha dimenticato tutto, ma il razzismo va combattuto, non si può far finta di niente. Il basket finora è sempre stato un ambiente con un tifo sano, sportivo, e se ci sono genitori che invece passano agli insulti razzisti fanno male ai loro figli, non solo al mio”.
Rita Aicardi ha scritto anche alla società della squadra avversaria, la Tigers basket Milano: “Non ho nulla contro la società ovviamente, ma volevo che sapessero: il presidente si è scusato a nome della società e mi ha detto che avrebbe cercato di capire chi ha gridato quelle frasi”.
Una spia, quello che è accaduto in campo, di un clima “che è cambiato, e politici come Salvini, che parlano di ‘figli confezionati che arrivano dall’Africa’ non possono tirarsi fuori. Lo invito, il ministro: venga a casa mia a parlare con mio figlio, a dirgli che è un ‘figlio confezionato’ e a dirci: cosa dobbiamo fare adesso?”.
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
LO SDEGNO DI PADRE SPADARO, DIRETTORE DI CIVILTA’ CATTOLICA, CONTRO SALVINI: “I CRISTIANI SI INDIGNINO PER I ROSARI USATI PER FINI POLITICI”
“Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”.
Lo scrive sul suo profilo Facebook, padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica. Il bersaglio di Padre Spadaro è senza dubbio Matteo Salvini che ha concluso il comizio in Piazza Duomo a Milano stringendo nelle mani un rosario.
In un secondo post il direttore della rivista dei Gesuiti ricorda di “non nominare il nome di Dio invano” per “i propri scopi”.
“La coscienza critica e il discernimento – sottolinea – dovrebbe aiutare a capire che non è un comizio politico il luogo per fare litanie (e in nome di valori che col Vangelo di Gesù nulla hanno a che fare). Ciascuno può valutare le intenzioni e farsi la propria opinione. Tuttavia – prosegue – è chiaro che l’identitarismo nazionalista e sovranista ha bisogno di fondarsi anche sulla religione per imporsi. Ha trovato questa carta della strumentalizzazione religiosa (in Italia come altrove nel mondo, sia chiaro: non siamo originali in questo!) come adatta e la usa. La coscienza cristiana, a mio avviso, dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. Si facciano i propri discorsi, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali”.
Davanti ai supporter in Piazza Duomo, Salvini ha infatti chiuso il suo discorso dicendo: “Ci affidiamo alle donne e agli uomini di buona volontà , ai sei Patroni d’Europa, Benedetto da Norcia, Brigida di Svezia, Caterina da Siena, Cirillo e Metodio, Teresa Benedetta della Croce: affidiamo a loro il nostro destino, il nostro futuro e i nostri popoli. E io personalmente affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che sono sicuro che ci porterà alla vittoria”.
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
DON CARMELLO RISPONDE ALLA SPARATA DI CAPITAN NUTELLA: “TI AFFIDO A MARIA DI PORTO SALVO CHE DISPERDE I SUPERBI E INNALZA GLI UMILI”
Parole fin troppo tenere dopo la vergogna di piazza Duomo, il Papa fischiato da una folla
xenofoba e lo spacciatore di odio con il rosario in mano che invocava la protezione della Madonna per vincere le elezioni e far prevalere iul suo modello di società egoista, autoritaria e repressiva.
“Caro Matteo, ormai siamo abituati a sentirti utilizzare tutto ma non tutto è utilizzabile. Magari da domani ci sarà una schiera di devoti (anche qualche prete) che ti acclamerà come inviato della Madonna. Io ti invito ad aprirlo quel Vangelo: a leggere di Maria di Nazareth, della sua umiltà , del suo servizio, del suo silenzio”.
E l’invito rivolto dal parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, al vicepremier Matteo Salvini che ieri, dal palco di Milano, si è affidato al “Cuore Immacolato di Maria”. “Io da Lampedusa a Maria ti ci affido davvero – prosegue don La Magra – a Maria di Porto Salvo, sì perchè con questo titolo il nostro popolo ha voluto chiamare la nostra Patrona”
“Da qui Lei continua ad essere Porto Salvo per tanti, anche per te se vuoi. Noi a lei ti affidiamo, a lei che ha cantato di Dio che “disperde i superbi nei pensieri del loro cuore e innalza gli umili -prosegue il parroco-. Davanti a lei tanti sono cambiati…c’è speranza anche per te”.
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA RISPOSTA DELLA SENATRICE DISSIDENTE DEL M5S ALLE MINISTRA LEGHISTA PER GLI AFFARI REGIONALI
Parla chiaro contro la Lega la senatrice ‘dissidente’ del M5s Paola Nugnes, che afferma: “se come dice la Stefani – la ministra per gli Affari regionali e le autonomie Erika Stefani, Lega, che ha rilasciato un’intervista alla Stampa – ‘senza autonomia questo governo non ha più senso’, vuol dire, come ritengo da tempo, che l’unico obiettivo di questo governo era far realizzare le autonomie ad un partito del Nord”
La Nugnes sottolinea che la Lega Nord “travestito per l’occasione da governo nazionale, mettendo la trattativa in mano ad una ministra veneta leghista, tratta con un governatore veneto leghista la secessione dei ricchi’ e spaccare l’Italia”
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
CHIUDIAMO I PORTI AI DISPERATI, LI SPALANCHIAMO AI CARGO SAUDITI CARICHI DI BOMBE CHE UCCIDONO PERSONE INNOCENTI IN YEMEN
Fermiamo le navi che portano gli uomini. E facciamo attraccare le navi cariche di armi
(che uccidono i civili).
Chiudiamo i nostri porti ai disperati che ci chiedono aiuto e li spalanchiamo a chi porta soldi. E’ la nuda verità . Non è un’opinione, una presa di posizione politica. Sono fatti. Questo siamo diventati.
A volte la cosa più difficile è essere onesti con se stessi. Accade nella nostra vita personale, ma anche nell’esistenza collettiva di un Paese.
L’Italia sta male, ma invece di provare a correggersi se la prende con gli altri. E’ un nostro antico difetto: colpa dei migranti, dell’Europa, degli ‘zingari’.
Non colpa della corruzione, della mafia, dell’evasione fiscale che dipendono da noi.
Mai che si tenti un esame di coscienza. Ma poi arriva un momento che ti trovi davanti all’evidenza. Proprio come oggi.
E allora non puoi più voltarti dall’altra parte, sei messo di fronte all’immagine di te stesso.
Il destino ha voluto che fossero proprio le navi, i porti a ricordarci cosa siamo diventati. Da una parte le navi delle ong che vagano per il Mediterraneo e non riescono a sbarcare il loro carico umano: donne, bambini, disperati. Come fossero bombe.
Mentre i cargo sauditi che le bombe le portano davvero dovrebbero attraccare indisturbati. Insomma: i poveracci no, i soldi sì.
A volte ci vogliono simboli per capire. Proprio le navi, noi che siamo sempre stati un ‘popolo di poeti e navigatori’, di emigranti.
Proprio i porti, che ci ricordano il nostro passato di esploratori aperti al mondo, alla scoperta e al confronto.
Lunedì a Genova dovrebbe approdare la Bahri Yanbu. Dicono le autorità : non caricherà armi. Che pena, questa distinzione che vorrebbe salvarci la coscienza: non importa se trasporta armi, l’importante è che (stavolta) non gliele abbiamo date noi.
Sì, chiudiamo gli occhi, facciamo finta di non sapere che questi cargo portano cannoni e bombe per una guerra nella Yemen, un paese meraviglioso ridotto alla disperazione.
Dove migliaia di civili muoiono da anni, dove mezzo milione di persone vive in zone a portata di tiro dei cannoni europei e americani.
Ma chissà che qualcosa in noi non si risvegli. Che non ci ricordi chi siamo. Proprio a Genova, città che talvolta definiamo disincantata, attaccata ai soldi.
Ma che nella sua storia ha mostrato invece una grande anima
Genova ferita dal crollo del ponte Morandi, ma ancora viva. I camalli hanno protestato, lunedì faranno un presidio. Decine di associazioni cattoliche — dalle Acli e Libera — si sono unite a loro. Chissà che non si arrivi, come in Francia, a respingere la Yanbu.
Del resto lo diceva anche il poeta, Eugenio Montale, lui pure genovese. Ecco forse ci voleva questa nave carica di morte per ricordarci “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
DIVERSI SOSTENITORI DELLA BREXIT SONO STATI IMBRATTATI DAL FRULLATO DURANTE I COMIZI… LA RISPOSTA DEL BURGER KING: “NOI CONTINUIAMO A VENDERLI”
In Italia la protesta popolare assume la forma di striscioni e selfie con sorpresa, nel Regno Unito invece quella dei milkshake.
In diverse occasioni infatti politici Ukip e pro-Brexit sono stati contestati durante i loro comizi o le loro apparizioni pubbliche proprio utilizzando il frullato del McDonald’s, tanto che ad Edimburgo ne è stata provvisoriamente vietata la vendita.
Non c’è due senza tre, a meno che non intervengano le forze dell’ordine.
La nuova forma di contestazione nel Regno Unito, sopratutto durante le campagne per le elezioni europee, passa attraverso le casse del McDonald’s.
Sono già due i politici che si sono visti lanciare addosso un milkshake acquistato nella famosa catena di fast-food. La prima vittima è stata il candidato di Ukip Carl Benjamin, poi è venuto il turno di Tommy Robinson. Per evitare che ci fosse un terzo episodio, stavolta contro Nigel Farage, la polizia ha deciso di tagliare il problema alla fonte.
Il leader politico pro Brexit Nigel Farage era infatti uno degli ospiti d’onore di una manifestazione elettorale ad Edinburgo, in Scozia, durante il Corn Exchange di venerdì.
A meno di 200 metri però c’era un McDonald’s.
Per evitare il ripetersi di quanto accaduto con i candidato Ukip nei giorni precedenti, la polizia ha chiesto alristorante di fast food di sospendere la vendita dei Milkshake.
Sulle vetrine i dipendenti hanno quindi appeso dei fogli in cui vi era scritto «Non venderemo frullati o gelato stasera. Ciò è dovuto a una richiesta della polizia in relazione ai recenti eventi».
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
PERDITA DI 1.150.196 EURO AL GIORNO
Qualche tempo fa Alitalia comprò pagine e pagine di giornali per segnalare che aveva
migliorato di molto la puntualità dei suoi voli tanto da diventare “prima al mondo per puntualità ”.
Purtroppo per ragioni di spazio (…) nella pubblicità non si segnalava quanto costasse agli italiani la puntualità di Alitalia, visto che per raggiungere quei meravigliosi risultati si stava impiegando (come da 30 anni a questa parte) denaro pubblico.
Ettore Livini su Repubblica rimedia alla piccola dimenticanza di via della Magliana e segnala che attualmente la società vola in profondo rosso e brucia sul fronte operativo 330 mila euro al giorno, che sommati ad ammortamenti e interessi sul prestito ponte garantito dallo Stato portano le perdite quotidiane a quota 1,1 milioni: nel dettaglio 1.150.196 euro ogni 24 ore:
Alitalia viaggia ancora controcorrente: il modello di business — concentrato sul breve e medio raggio — non funziona, i prezzi del carburante sono saliti di quasi 100 milioni. E ogni 24 ore di decolli e atterraggi nelle casse della società entrano 8,4 milioni ma ne escono (a livello di perdite nette) circa 9,5.
La spunta voce per voce nasconde diverse sorprese.
Il costo degli stipendi del personale ad esempio, contrariamente a quanto si pensi, pesa solo per il 17% delle uscite totali (1,6 milioni al giorno) ed è in linea con quello dei concorrenti.
La bolletta più salata è quella del carburante — cifra condizionata dalla variabile indipendente del prezzo del greggio — costato nel 2018 2,2 milioni ogni giorno, 100 mila euro in più rispetto al prezzo del pieno del 2017. Somma che quest’anno dovrebbe essere simile.
Alitalia ha chiuso il 2018 con una perdita operativa di 121 milioni di euro. Molto meglio dei 282 dell’anno precedente, ma una cifra che non fotografa per intero il buco della compagnia: a completare il bilancio ci sono gli ammortamenti (le rate di spese annue per contabilizzare gli investimenti più importanti come gli aerei) pari nel 2017 in media 53 milioni a trimestre — 580 mila euro al giorno — e gli interessi.
Solo quelli sul prestito ponte sono 252 mila euro ogni 24 ore. Cifre che non vanno a mangiarsi per ora la liquidità del gruppo — in cassa c’erano a fine febbraio 483 milioni più circa 190 di depositi — ma che fanno parte integrante del buco della società e finiranno in mano o ai nuovi acquirenti (improbabile) o ai liquidatori della bad-company che resterà dopo la cessione.
(da “NextQuotidiano”)
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