Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
L’ALTRO EX CARABINIERE CAMUFFO CON IL RITO ABBREVIATO ERA GIA’ STATO CONDANNATO A 4 ANNI E 8 MESI… L’ARMA LI AVEVA IMEDIATAMENTE DESTITUITI
È stato condannato a 5 anni e 6 mesi l’ex carabiniere scelto Pietro Costa, uno dei due militari
dell’Arma accusati di aver violentato due studentesse americane che avevano riaccompagnato a casa con l’auto di servizio da una discoteca di Firenze, nel settembre del 2017.
Costa, 34 anni, nato a Giarre (Catania), era presente in aula e ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Sia Costa, che il collega Marco Camuffo (già condannato in abbreviato a 4 anni e 8 mesi) sono stati destituiti dall’Arma dei carabinieri.
Costa, presente in aula per tutta l’udienza, si è allontanato prima della lettura della sentenza. I giudici lo hanno condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al risarcimento dei danni alle parti civili, stabilendo una provvisionale di 30 mila euro a favore della vittima che lo accusa della violenza sessuale, di 10 mila euro per il Comune di Firenze, 10 mila per il ministero della Difesa e 10 mila per il comando generale dell’Arma dei carabinieri.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
UN DELIRIO DI IGNORANZA DELLE LEGGI: DAL BLOCCO NAVALE AI LAGER LIBICI CHE SI “POSSONO SPOSTARE IN TUNISIA”, DAL DIRITTO INTERNAZIONALE CHE NON CONOSCE ALLE CAZZATE SUI PROFUGHI CUBANI
Ieri sera a Piazza Pulita Giorgia Meloni ha detto che non è affatto vero che Fratelli d’Italia sta cercando di fregare i voti alla Lega di Matteo Salvini.
Un minuto dopo però eccola lì a ribadire che c’è una profonda differenza tra l’andare a citofonare ad un ragazzino accusandolo di essere uno spacciatore (come ha fatto Salvini) e mettere alla gogna dei cittadini stranieri solo perchè hanno la casa popolare (come hanno due consiglieri comunali di Fratelli d’Italia).
A precisa domanda sull’essere o meno moderata la Meloni non risponde, anzi rilancia: «sinceramente non so cosa significhi la moderazione in politica, se lei parla di pedofilia è moderato?». E per carità , pure se parliamo di gattini e cagnolini maltrattati probabilmente è difficile trovare dei moderati (non così se invece parliamo di animali selvatici, vero?).
Poi però non appena si parla di qualcosa di più concreto come ad esempio la gestione dei flussi migratori la Meloni si inalbera, dice che le domande di Corrado Formigli sono sbagliate (?) solo perchè le aveva fatto notare che con la sua proposta di blocco navale (in più occasioni la Meloni ha dimostrato di non sapere cosa sia) bambini e migranti rimarranno bloccati in Libia un paese in guerra dove FdI propone di creare degli hot spot. «In alternativa si possono fare in Tunisia» dice la Meloni, che forse ignora qualche dettaglio: non è detto che la Tunisia li voglia e i migranti sono nei campi in Libia.
Ed in effetti tutta questa moderazione e differenza con Salvini non è che si veda. Ad esempio quando la Meloni afferma «io penso che le ONG facciano qualcosa che non esiste nel diritto internazionale».
Le si fa notare che la Cassazione ha detto che l’arresto della comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete era illegittimo perchè aveva agito nel rispetto della Convenzione di Amburgo la Meloni spedisce la palla in tribuna dicendo che «la Cassazione tempo fa disse anche se non sei vergine lo stupro è meno grave per cui non sempre io condivido le sentenze della Cassazione».
Ma si tratta di una bufala, perchè la Cassazione (è una sentenza del 2006) non l’ha mai detto o scritto.
Ma non finisce qui, perchè per dimostrare che il diritto internazionale non contempla questa possibilità di salvataggio la Meloni dice «perchè non lo hanno fatto i cubani che volevano andare negli Stati Uniti?». A
nche qui la Meloni gioca sull’ignoranza del pubblico, perchè durante gli anni dell’emigrazione di massa — via mare — da Cuba verso la Florida gli USA adottarono (e rimase in vigore fino al 2017) la politica del wet feet, dry feet.
Chi riusciva ad arrivare in Florida senza essere intercettato aveva il diritto di restare. Chi invece veniva intercettato in mare veniva deportato verso un paese terzo (Panama, ad esempio) oppure — in base ad accordi con Cuba — riportato sull’isola.
È evidente quindi che in quel contesto (e parliamo del periodo tra gli anni ’80 e gli anni ’90) era assolutamente differente da quello attuale in Italia.
Ora questo giocare sulla paura e sull’ignoranza degli elettori, il banalizzare le questioni, il proporre soluzioni semplici a problemi complessi (il blocco navale per rispondere alle sfide dell’immigrazione) e stabilire indebite analogie è proprio l’essenza del populismo sovranista.
Quello stesso populismo della Lega o del MoVimento 5 Stelle. Con la differenza che la Meloni e il partito di Salvini sono stati già al governo del Paese, hanno già avuto modo di mettere alla prova le loro ricette di governo, e non hanno funzionato.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
“LUI STAVA AL PARLAMENTO EUROPEO A VOTARE IL TRATTATO DI LISBONA, IO ERO CON IL SUO COLLEGA GIORGETTI A METTERE A PUNTO IL PAREGGIO DI BILANCIO”
Una delle grandi pietre d’angolo della propaganda di Matteo Salvini è da sempre quella di essere
stato un fiero avversario del governo tecnico guidato da Mario Monti, considerato uno dei periodi più complessi della storia politica del nostro Paese, non fosse altro per l’emergenza economica che si è trovato ad affrontare.
In quel periodo, tra le altre cose, venne approvata la legge Fornero che alzò l’età pensionabile. La Lega si è sempre vantata di aver fatto di tutto per ostacolare quel governo nato nel 2011.
Mario Monti, ospite a Otto e Mezzo da Lilli Gruber, ha smontato una volta per tutte quella narrazione: «Il senatore Matteo Salvini mi nomina spesso. L’ultima volta lo ha fatto addirittura con una preoccupante accezione positiva, proprio per rimarcare ancora una volta la sua distanza rispetto all’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte — ha detto il senatore a vita -. Lui dice sempre che mi ha combattuto aspramente mentre ero al governo. Ma questa cosa non è vera semplicemente perchè non c’era».
Monti, infatti, ha ricordato che mentre lui si trovava al governo, Salvini era a Bruxelles da europarlamentare europeo che, tra le altre cose, ha votato — insieme a tutte le altre forze politiche — anche il Trattato di Lisbona, uno dei punti fermi dell’attuale Unione Europea, una sorta di non-costituzione che fissa i principi di questa Europa che il leader della Lega dice continuamente di voler cambiare.
«Ricordo invece — ha proseguito Monti — che il suo Giancarlo Giorgetti, invece, era uno dei primi fautori di quel provvedimento che il mio governo ha introdotto: ovvero la modifica costituzionale sul pareggio di bilancio».
In poche mosse, dunque, Mario Monti ha messo sotto scacco la propaganda di Matteo Salvini su di lui: «È pur vero — ammette infine — che in seguito, con le offese impronunciabili rivolte a me e a Elsa Fornero, si è rifatto ampiamente. Ma soltanto dopo».
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
IN 60 SECONDI METTE IN EVIDENZA TUTTE LE CONTRADDIZIONI DEL CARROCCIO SULL’IMMIGRAZIONE E DISTRUGGE IL LEGHISTA: “AVETE VOTATO A FAVORE DEL REGOLAMENTO DI DUBLINO CHE OGGI CONTESTATE”
Poco più di 60 secondi. È stato questo il tempo sufficiente a Elly Schlein per smontare tutta la narrazione che la Lega fa da anni sul tema dei migranti.
La vicepresidente della Regione Emilia-Romagna è stata protagonista di un confronto televisivo con il leghista Riccardo Molinari. Teatro del dibattito è stato lo studio di Piazzapulita, la trasmissione condotta da Corrado Formigli su La7.
«Nel 2003 la Lega era già al governo con Berlusconi quando a Bruxelles vi è sfuggito che è stato approvato il regolamento di Dublino che è quello che ha bloccato in Italia migliaia di richiedenti asilo e permesso agli altri Paesi europei di rimandarne in Italia altre migliaia per il solo fatto di essere entrati in Europa dall’Italia — ha detto Elly Schlein rivolgendosi a Riccardo Molinari -. A me dispiace fare questo ragionamento in questi termini perchè io sono una federalista convinta, ma devo dire che a fare l’interesse italiano sul tavolo quando dove si cercava di riformare questo regolamento ingiusto, c’ero io e a voi non vi ho mai visto per le famose 22 riunioni».
Ma questo è solo il primo punto.
Come si può vedere e ascoltare nel video condiviso da Pietro Raffa su Twitter, Elly Schlein ci mette altri 30 secondi per sottolineare come i peccati leghisti non si limitino solamente al trattato di Dublino (e le sue versioni successive). «Sono d’accordissimo che bisogna creare delle vie legali e sicure per l’accesso al Paese — ha proseguito la vicepresidente dell’Emilia-Romagna -, soprattutto per chi se la prende sempre e solo con i migranti irregolari e mai con i datori di lavoro italiani o stranieri che li impiegano irregolarmente nelle aziende e nei campi».
Un ragionamento che si ricollega alle legge numero 30 del 2 luglio del 2002, i cui padri hanno i nomi in evidenza sul nome stesso del provvedimento: «Vorrei aggiungere che non l’ho scritta io la Bossi-Fini, che è una legge che dice che l’unico modo per entrare legalmente in Italia è entrarci con un contratto regolare dal Mali e dal Senegal. Ma quando mai?».
Salvini e la Lega hanno sempre osteggiato il regolamento di Dublino ma all’Europarlamento i leghisti votarono contro la proposta di modifica del trattato.
Va anche ricordato che fu un governo del quale faceva parte la Lega Nord a ratificare quell’accordo che oggi a Salvini non piace: l’attuale versione del del regolamento di Dublino (Dublino III) è stata sottoscritta nel 2013 quando il Presidente del Consiglio era Enrico Letta. Ma è l’accordo di Dublino II (ratificato dal nostro Paese nel 2003) che ha reso operativo il regolamento sulla gestione dei meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
CROLLANO LE MENZOGNE DEL CAPITONE SUI MIGRANTI “CHE ERANO GIA’ IN SALVO”… I LEGALI DI CAROLA: “I DECRETI SICUREZZA SONO UN INSULTO ALLE RAGIONI DEL DIRITTO”
Ieri abbiamo raccontato le motivazioni con cui la Cassazione ha dichiarato illegittimo l’arresto di
Carola Rackete: secondo gli ermellini “l’obbligo di prestare soccorso dettato dalla convenzione internazionale Sar di Amburgo non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”, e tale non può essere qualificata, “una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone”.
Oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera spiega quali ripercussioni può avere la sentenza sui casi che coinvolgono l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini:
Resta la resistenza a pubblico ufficiale, superata però dal fatto che Carola Rackete avrebbe agito «nell’adempimento di un dovere»; vale a dire portare a termine il salvataggio dei profughi con lo sbarco in luogo sicuro, come previsto dalle leggi del maree dalle convenzioni internazionali.
Una sottolineatura che, al di là della disputa ingaggiata con la capitana tedesca, potrebbe riguardare più direttamente Salvini e i suoi processi (ieri la Procura di Catania ha chiesto la fissazione dell’udienza preliminare in cui si deciderà l’eventuale rinvio a giudizio per il caso Gregoretti, mentre sulla Open Arms il Senato deve ancora pronunciarsi sull’autorizzazione a procedere).
Si tratta di una pronuncia che può rafforzare le accuse all’ex ministro, poichè indebolisce uno dei suoi argomenti difensivi: i migranti erano già in salvo, quindi non ci fu reato nel costringerli a restare sulle navi.
Inoltre il capo leghista rischia il processo per diffamazione intentato da Carola Rackete definita «fuorilegge», «delinquente» e altro ancora.
Le motivazioni depositate ieri rendono più complicata pure quella causa per l’ex ministro, ma non è questo a far esultare gli avvocati Alessandro Gamberini, Leonardo Marino e Salvatore Tesoriero, difensori della capitana.
Sono soddisfatti perchè la Cassazione ha accolto le loro posizioni e esortano: «Questa sentenza valga ad ammonire coloro che ancora fanno resistenza all’abrogazione di quei decreti sicurezza che costituiscono un insulto alle ragioni del diritto».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
E’ VICE-ISPETTORE ALLA QUESTURA DI GROSSETO… LIBERA DI PENSARLA COME CREDE, MA LO FACCIA SENZA LORDARE LA DIVISA DELLO STATO
Carola Rackete? Per Silvia, che a quanto si legge sarebbe un vice ispettore della Polizia di Stato in forza alla Questura di Grosseto, non è altro che «una lurida zecca di sinistra», una «terrorista che farà la fine che merita» e infine una «troia» e una «povera stronza» colpevole di aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza.
Così il vice ispettore commentava la sentenza della Cassazione che respingendo il ricorso del Pm di Agrigento ha giudicato illegittimo il provvedimento di arresto della comandante della Sea Watch 3.
E non finisce qui perchè il vice ispettore della PS ce l’ha anche con la «pletora di mummie completamente decontestualizzate dalla vita reale» e con gli «”ospiti” di questa povera stronza», ovvero i migranti, che naturalmente non scappano da “un cazzo di niente” e da nessuna guerra.
La Cassazione invece più modestamente ritiene che «l’obbligo di prestare soccorso dettato dalla convenzione internazionale Sar di Amburgo non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro», e tale non può essere qualificata, «una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone».
Non è certo la prima volta che la dipendente della questura di Grosseto se la prende con la Rackete, in un post di luglio l’aveva chiamata “demente”.
Il post sulla “terrorista” Rackete è durato poco, il tempo di scatenare l’indignazione di quelli che leggevano (e qualche applauso).
In un commento che è rimasto impigliato nelle maglie della memoria di Facebook la poliziotta rispondendo ad un utente stupito e imbarazzato che parole come queste venissero pronunciate da chi indossa la divisa della Polizia dello Stato lei aveva risposto con un attacco ai soliti radical chic che sputano sulle uniformi ribadendo «penso di questa terrorista ciò che voglio a prescindere da quello che pensano i miei superiori».
Ora, apparentemente definire Carola Rackete una “terrorista” potrebbe pure integrare il reato di diffamazione, ma non sta a noi deciderlo.
In fondo dopo l’episodio dello “speronamento” della lancia della Guardia di Finanza uno dei superiori del vice ispettore — quel Matteo Salvini che all’epoca era titolare del Viminale — ebbe a dire che la Rackete era una “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”, responsabile di un tentato omicidio in quanto “avrebbe provato a ammazzare cinque militari italiani”, “complice dei trafficanti di esseri umani” e altre cose ancora beccandosi una bella denuncia.
Come sempre il pesce puzza dalla testa, e se al Ministero dell’Interno facevano così che colpa ne può avere un’agente?
Il post, pubblicato ieri sera, è stato rimosso. La Questura di Grosseto ha diramato una nota dove dice che in caso venisse dimostrato che il post è riconducibile ad una dipendente della Polizia di Stato verranno presi provvedimentoi: «In relazione al post apparso su un profilo Facebook riconducibile ad un’appartenente alla Polizia di Stato di Grosseto pubblicato ieri sera e poi rimosso, quest’Ufficio sta verificando la sua effettiva riferibilità al dipendente di questa Amministrazione. In caso di esito positivo, verranno presi tutti i provvedimenti del caso».
Oggi pomeriggio la svolta: «Mi sa che ho esagerato e mi scuso pubblicamente. Ciò non toglie che continuo a pensare delle ong quello che penso» mentre in un commento aggiunge «giusto per la cronaca. Mi sono resa conto di avere usato un espressione impropria che peraltro non mi è stata risparmiata nè pubblicamente, da persone che non conosco, nè in privato. Sono libera di pensare ciò che voglio sulle ong, che non sono enti istituzionali».
Non è chiaro se con espressione impropria si riferisca a «lurida zecca di sinistra», «troia» ,«povera stronza» oppure a quel «terrorista che farà la fine che merita».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
SI CERCA DI RICOSTRUIRE L’ATTIVITA’ DEGLI ULTIMI GIORNI
Ha 38 anni, è nato a Castiglione d’Adda e vive a Codogno con sua moglie, lavora all’Unilever di
Casalpusterlengo, tutti paesi in provincia di Lodi.
Ma il primo contagiato in Italia da coronavirus ha, in queste settimane, avuto contatti – come è logico – con tantissime persone. Per questo le autorità sanitarie stanno cercando di ricostruire i suoi spostamenti, per allargare il raggio dei tamponi necessari per rilevare l’eventuale positività al test, visto che i casi negativi sono già saliti a sei e tra questi c’è un compagno di sport del 38enne.
Il 38enne è ricoverato da mercoledì sera all’ospedale di Codogno in condizioni molto gravi. L’ipotesi – tutta da verificare – è che il contagio possa essere avvenuto tra fine gennaio e inizio febbraio, quando l’uomo ha cenato con un collega appena rientrato dalla Cina (e che lavora all’Unilever ma di Fiorenzuola d’Arda, nel Piacentino). Finora sono stati ricostruiti gli spostamenti degli ultimi giorni: ecco cosa sappiamo.
L’uomo, che è molto sportivo, fa parte del Gruppo podistico di Codogno, il 2 febbraio ha partecipato a una corsa con altri 18 podisti a Portofino, il 9 febbraio a una corsa a Sant’Angelo Lodigiano.
Sabato mattina ha partecipato a un corso della Croce Rossa a Codogno e poi a una partita di calcio a 11 con la sua squadra, la Picchio di Somaglia, contro squadra cremasca Amatori Sabbioni del campionato Amatori del Csi.
Domenica si sarebbe presentato poi al Pronto soccorso di Codogno con la febbre alta: rimandato a casa, è tornato mercoledì quando poi è stato ricoverato. La moglie insegnava in una scuola media, ma aveva smesso di lavorare perchè incinta. Saltuariamente dava una mano a sua madre che ha un’erboristeria in un paese vicino.
I giocatori della società Picchio Somaglia sono stati invitati dall’Asst di Crema a non muoversi da casa fino al 29 febbraio. Si tratta di una ventina di persone messe in quarantena e verranno controllate dai medici della Ats.
Centinaia, quindi, potenzialmente, le persone che sono entrate in contatto con l’uomo, sua moglie, e con lo stretto conoscente ricoverato al Sacco. Per questo la Regione invita i cittadini di Codogno e Castiglione a non uscire di casa.
In paese sono esaurite tutte le mascherine e i flaconi di antisettici per le mani in farmacie e negozi, tanto che molti hanno esposto cartelli sulle vetrine. Poche persone in giro e, quelle che si avventurano, si coprono naso e bocca con sciarpe e maglioni.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
A CASTELPUSTERLENGO E CASTIGLIONE CHIUSE SCUOLE E UFFICI COMUNALI
Il Comune di Codogno ha emanato tre ordinanze “provvisorie e precauzionali” per la chiusura di scuole, bar, ristoranti, locali pubblici in generale (discoteche, sale da biliardo) e uffici comunali per l’emergenza sanitaria dovuta ai primi sei contagi in Italia, e tutti nella zona del Lodigiano, da coronavirus.
Già in mattinata l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera aveva comunicato: “Si invitano tutti i cittadini di Castiglione d’Adda e di Codogno, a scopo precauzionale, a rimanere in ambito domiciliare e ad evitare contatti sociali. Per coloro che riscontrino sintomi influenzali o problemi respiratori l’indicazione perentoria è di non recarsi in pronto soccorso ma di contattare direttamente il numero 112 che valuterà ogni singola situazione e attiverà percorsi specifici per il trasporto nelle strutture sanitarie preposte oppure ad eseguire eventualmente i test necessari a domicilio”, un invito poi esteso anche a Casalpusterlengo.
Intanto, però, visto che la quarantena potrebbe coinvolgere 250 persone almeno, “La Protezione civile sta cercando di individuare un albergo, una caserma o una struttura militare per mettere tutte le persone in quarantena”.
Le ordinanze di Codogno sono valide fino almeno al 23. A Castiglione chiusura degli uffici comunali. Misure sono allo studio anche nei comuni di Terranova de’ Passerini, Turano, Maleo, Bertonico perchè molti studenti di questi paesi frequentano le scuole di Codogno.
Il “paziente zero” è un 38enne di Castiglione d’Adda ma residente a Codogno, in provincia di Lodi, sua moglie e altre quattro persone (tutte di Castiglione d’Adda) entrate in contatto probabilmente con il paziente zero, mentre risulta negativo ai test un collega del 38enne con cui l’uomo aveva cenato a fine gennaio e che era appena rientrato dalla Cina. Il 38enne è in gravi condizioni all’ospedale di Codogno.
Le autorità sanitarie stanno provvedendo a fare i tamponi per il test a tutte le persone che potrebbero essere entrate in contatto con i contagiati: dai colleghi del 38enne, che lavora all’Unilever di Casalpusterlengo a familiari, amici, e tutti i medici e gli infermieri dell’ospedale di Codogno dove l’uomo è stato ricoverato mercoledì sera. “Tutte le persone positive sono portate al Sacco quando sono in grado”: lo ha spiegato l’assessore al Welfare Giulio Gallera alla conferenza stampa per fare il punto sul coronavirus. Il paziente ricoverato in terapia intensiva a Codogno dovrebbe venire spostato nel primo pomeriggio.
A Castiglione d’Adda (Lodi) dove risiedono i genitori dell’uomo contagiato dal Coronavirus sono stati sospesi i festeggiamenti per il carnevale. “È assolutamente vietato l’ingresso ai parenti”: è quanto segnala un cartello appeso alla porta di ingresso del Padiglione G 56 dell’Ospedale Sacco di Milano, dove sono ricoverati alcuni dei contagiati da Coronavirus in Lombardia.
Il cartello, affisso alla porta con solo due pezzi scotch, non era presente questa mattina e infatti parenti e pazienti potevano accedere all’edificio liberamente.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI DUE ADULTI E DUE BAMBINI, ATTESI GLI ESITI DEI TEST
Quattro persone dello stesso nucleo familiare sono state ricoverate a Genova per verificare
l’eventuale contagio da coronavirus. I quattro, padre e tre bambini, sono sotto osservazione all’ospedale San Martino.
L’uomo è asintomatico, i bambini hanno qualche sintomo termico e respiratorio. La mamma e l’altro bambino, al momento asintomatici, sono in isolamento al loro domicilio. Lo rende noto la Regione.
Un altro cittadino cinese, rientrato a Genova da Hong Kong e dopo aver fatto tappa anche a Londra, è stato trasferito dal 118 dal Galliera al reparto malattie infettive del San Martino. L’uomo, 30 anni, ha sintomi di raffreddore e febbre alta.
La settima persona che era stata indicata in mattinata, invece, vive in Italia ma al di fuori del nucleo familiare, non è mai stata in contatto con i componenti del nucleo familiare e non ha ricevuto attenzioni particolari. Era stata associata al nucleo familiare perchè in un primo momento risultava residente con la famiglia. Padre, madre e bambini erano rientrati dalla Cina il 15 febbraio da una zona a elevata circolazione del coronavirus.
ORE 17,33: “Coronavirus, tutti negativi i test per i casi all’esame dell’ospedale San Martino di Genova”. Lo annuncia su Facebook il governatore ligure Giovanni Toti, riferendosi al nucleo familiare cinese in osservazione nel nosocomio cittadino.
(da agenzie)
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