Febbraio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
MA I TIFOSI LO SANNO CHE BRESCIA E’ IN LOMBARDIA?
Ieri durante Brescia-Napoli, conclusasi con la vittoria degli ospiti, i tifosi del Brescia hanno cantato il
coro “Napoletani Coronavirus“.
Proprio mentre a pochi chilometri da Brescia, ci sono cittadini costretti, dolorosamente, in quarantena.
Naturalmente anche in questa ridicola occasione l’arbitro non si è nemmeno sognato di fermare la partita.
Racconta oggi Il Mattino:
Magari sarebbe servito il buon senso di Orsato, un richiamo dello speaker, un mezzo segnale di intolleranza totale nei confronti di chi è intollerante a prescindere, anche quando gli altri non c’entrano nulla. E quindi eccoli i cori dell’odio, quelli di discriminazione o meglio di razzismo. Ancora una volta qui a Brescia. Prima «napoletani coronavirus», poi colerosi, poi lavali col fuoco… in alcuni casi ne erano in 50, in altri molto di più.
Gli ispettori federali avranno sentito? Certo, scatterà la solita multa. Poche migliaia di euro.
Bisogna cacciarli dagli stadi, queste persone: non c’è rimedio. I tifosi del Napoli, dalla parte opposta alla Nord che incitava all’odio, replicava prima con altre invettive poi con un «pagaci le tasse» che è l’unico momento della serata dell’odio a regalare un sorriso.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA COMUNITA’ CINESE INDIGNATA LO QUERELA… POI ARRIVANO LE SCUSE TARDIVE (COME SEMPRE)
In un post Facebook pubblicato dal proprio profilo personale, il sindaco Maurizio Esti di Solto Collina (Bergamo) aveva rilasciato alcune forti e offensive dichiarazioni nei confronti dei cinesi in merito al coronavirus arrivando ad augurare sul finale che «morissero perlomeno solo loro»:
“Sti czzz di CINESI, mangiano CANI, PIPISTRELLI, INSETTI E SERPENTI e poi si stupiscono se esplodono epidemie. MORISSERO PERLOMENO SOLO LORO!!!!!”
Maurizio Esti aveva rimosso troppo tardi il suo post. Fotografato e circolato sui social, era giunto all’attenzione di un avvocato cinese che aveva deciso di fargli causa per diffamazione.
In seguito alle polemiche, si era poi tenuto un incontro tra i rappresentanti della comunità cinese di Milano e il sindaco bergamasco presso il suo Comune.
Maurizio Esti si è scusato con loro e con la comunità , sostenendo di aver pubblicato quel post spinto dalla paura e dalla tensione per le notizie circolate sui media.
Di seguito la lettera ufficiale di scuse, pubblicata dal sito Weixin.qq.com, firmata dallo stesso sindaco:
Il sindaco Dr. Maurizio Esti, in rappresentanza dell’amministrazione di Solto Collina, dichiara che, spinto dalla paura e dalla tensione per le notizie e i video circolanti sui massmedia ha fatto un’affermazione di cui se ne vergogna e se ne pente; porge le più sincere scuse alla comunità cinese e più in generale alla Repubblica Popolare di Cina.
Si scusa anche con tutte quelle persone che hanno avuto un lutto in famiglia per l’epidemia manifestatasi. L’amministrazione di Solto Collina offre la propria disponibilità ad una fattiva collaborazione con le comunità cinesi, ed i suoi rappresentanti residenti in Italia, al fine di rafforzare la stretta amicizia dei due grandi paesi Italia e Cina.
Tra i presenti c’era anche lo youtuber Jerry Hu il quale aveva spiegato che il post Facebook del sindaco aveva creato molta indignazione nelle comunità cinesi . Il giovane spera che le scuse vengano diffuse il più possibile affinchè la situazione si calmi.
All’incontro non era presente l’avvocato cinese che aveva deciso di denunciarlo.
(da Open)
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Febbraio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
GUIDO GUIDESI E’ SOTTOSEGRETARIO AI RAPPORTI CON IL PARLAMENTO
Guido Guidesi, deputato della Lega e sottosegretario ai rapporti con il Parlamento nel Conte 1,
giovedì sera, terminati i lavori parlamentari, è tornato nella sua Codogno, dove vive con la famiglia.
Ma alle prime ore dell’alba è scattato l’allarme. E anche il panico nella cittadina. «Ognuno di noi, nei singoli ruoli istituzionali, sta lavorando e dando una mano per affrontare l’emergenza che stiamo vivendo», dice a Il Messaggero — e ribadisce in serata su Facebook. «Sto bene», continua ancora il parlamentare, molto vicino a Giancarlo Giorgetti.
E a proposito dell’emergenza aggiunge: «Nell’affrontarla tutta la nostra comunità , me compreso, ha il dovere di rispettare le indicazioni delle autorità sanitaria e di sicurezza”
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
TAMPONE IN CORSO SU 1500 PERSONE
Il quadro si aggrava di ora in ora. C’è una seconda vittima italiana per coronavirus. Si tratterebbe di una donna residente in Lombardia che potrebbe essere collegata ai casi di Codogno. Il numero dei contagi certificati, quando sono le 10, è di 29 persone risultate positive al test del coronavirus. Sono tutti residenti tra la Lombardia e il Veneto. Ventisette di questi risiedono in Lombardia, mentre due sono i casi accertati in Veneto, ai quali va l’aggiunto l’anziano di Vò Euganeo morto nella serata di ieri.
Intanto sono stabili le condizioni del “paziente 1”, il 38enne di Codogno risultato positivo al coronavirus per primo in Lombardia e ricoverato all’ospedale Civico di Codogno, in provincia di Lodi. Presto potrebbe essere trasferito all’ospedale Sacco di Milano, che è uno dei due centri individuati per l’emergenza, ma si attende un miglioramento del quadro clinico. L’altro ospedale individuato per fronteggiare l’emergenza è quello San Matteo di Pavia.
I contagiati in Veneto e Lombardia
L’ultimo contagiato in Veneto è un uomo di 67 anni, di Dolo, ricoverato ora in rianimazione a Padova. A confermarlo all’Ansa, il presidente del Veneto, Luca Zaia. Il paziente è stato prima al pronto soccorso di Mirano, in provincia di Venezia, poi nella rianimazione di Dolo, sempre a Venezia. Poi, dopo il rapido peggioramento delle sue condizioni, è stato trasferito a Padova.
Il positivo di Cremona
È un residente di Sesto ed Uniti, una località di poco più di 3mila abitanti in provincia di Cremona, l’uomo positivo al coronavirus ricoverato all’ospedale Maggiore della città lombarda. Si tratta di uno degli ultimi casi di contagio in Lombardia. Nella città sono dunque scattate le misure di sicurezza e il cordone sanitario. Nella notte il sindaco, Francesca Maria Viccardi, ha diramato un’ordinanza che, «in attesa di ulteriori provvedimenti della Regione, invita in via precauzionale e provvisoria la cittadinanza intera a limitarsi di intrattenersi in luoghi di ritrovo e assembramento pubblico».
I contagi in Italia
I casi di contagio in Italia salgono così a 29. Nella tarda serata di ieri è stato registrato il primo morto per coronavirus all’ospedale di Schiavonia, in provincia di Padova. L’altro caso di contagio, una donna di 67 anni di Vo’ Euganeo, è in condizioni stazionarie e, si apprende da fonti della Regione, si trova in cura nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Padova.
Nello stesso ospedale dove è morto il primo italiano, sono in corso tamponi su un campione di 600 persone tra pazienti e personale medico e potrebbero esserci nuovi casi di contagio. Secondo fonti qualificate di Ansa, ci sarebbero alcuni test positivi. Anche in Lombardia sono in corso i test su centinaia di persone.
L’ultimo bilancio internazionale
L’ultimo bilancio delle vittime da coronavirus — registrato finora — è di 2.361 decessi a livello internazionale, incluse le due vittime italiane. Il totale dei casi di contagio è salito a quota 77.662. I pazienti guariti finora sono oltre 21mila.
(da Open)
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Febbraio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IN LOMBARDIA SI REGISTRANO ORA 27 CASI
Il coronavirus fa un’altra vittima in Italia, dopo l’uomo morto ieri sera in Veneto. Secondo fonti
sanitarie citate dall’Ansa si tratta di una donna residente in Lombardia che potrebbe essere collegata ai casi di Codogno.
La donna era stata ricoverata a Codogno ed era in attesa del risultato del tampone, che sarebbe però arrivato dopo il suo decesso.
Intanto ci sono due nuovi casi nel Nord Italia, uno a Dolo, nel Veneto, e uno a Cremona in Lombardia.
In Veneto, dopo i due uomini, tra i quali uno deceduto ieri, c’è una persona risultata positiva al test a Dolo, nel veneziano, ed è ricoverata in terapia intensiva. Gli accertamenti sono stati fatti dal centro di riferimento regionale di Padova. Come da prassi il campione è stato inviato allo Spallanzani di Roma per la conferma.
Sono dunque 34 al momento i casi accertati di contagio da coronavirus in Italia. Oltre alle due vittime – una in Veneto e una in Lombardia – ci sono state 27 positività in Lombardia, tre nel Lazio (la coppia di turisti cinesi e il ricercatore italiano rientrato da Wuhan) e due in Veneto.
In Lombardia, il sindaco di Sesto Cremonese ha comunicato che c’è un contagiato nel comune, i casi secondo fonti sanitarie sono ora 27 nella Regione, dove dieci comuni del lodigiano sono isolati e sono in quarantena 250 persone che hanno avuto contatti con i contagiati. Scuole chiuse a Cremona e sospese le manifestazioni pubbliche, il sindaco ha invitato i residenti a restare in casa.
Fonti della Regione Veneto informano intanto che è in condizioni stazionarie l’uomo di 67 anni di Vò Euganeo che fino a ieri era il secondo caso di contagio da coronavirus in Veneto. L’amico con cui, per cause ancora ignote, aveva condiviso il contagio, Adriano Trevisan, 78 anni, è stato il primo deceduto in Italia. Entrambi erano ricoverati nell’ospedale di Schiavonia, in provincia di Padova,
Il presidente della Regione, Zaia, ha scritto sui social che “Nella notte la Protezione civile del Veneto ha montato a scopo precauzionale 12 tende per massimo 96 posti all’esterno dell’ospedale di Schiavonia (Padova), a disposizione degli operatori sanitari e del personale medico”. L’intervento rientra nelle operazioni di isolamento dell’area padovana dove si è sviluppato il contagio.
Intanto continuano le misure per contenere il contagio in Veneto e in Lombardia e si terrà in mattinata nella sede della Protezione Civile regionale, a Marghera, la riunione dell’unità di crisi del Veneto dedicata all’emergenza da coronavirus.
Alla riunione parteciperanno il governatore Luca Zaia, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e, in collegamento da Roma, il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il commissario per l’emergenza sanitaria, Angelo Borrelli.
Al momento, dopo il decesso del 76enne di Vò Euganeo, sono venti le persone contagiate in Italia. Resta in prognosi riservata il 38enne a Codogno, infettata anche sua moglie incinta di 8 mesi, un compagno di sport, 5 operatori sanitari, 3 ricoverati e 3 frequentatori dello stesso bar.
Il personale medico e paramedico resta in prima linea in tutta Italia, visti anche i cinque casi di contagio di Codogno.
È toccante la testimonianza della figlia di una delle infermiere che lavorano proprio nella struttura del paese lombardo: “Mia mamma lavora nel pronto soccorso di Codogno. Non sapete quanto fa male sapere che lei e tutti i suoi colleghi dovranno stare in isolamento per 15 giorni – scrive sui social Elena, che aggiunge: “chi fa questo lavoro va ringraziato ogni giorno per ciò che fa”.
Sono numerosi i messaggi di solidarietà ottenuti dal post. “Grazie di cuore per tutto ciò che fate. C’è un’Italia che non urla, che non strepita, ma che ogni giorno suda e fatica per il prossimo. Grazie davvero”, è uno dei commenti. “Grazie di cuore a chi mette a rischio la propria salute”.
In una nota stampa i ricercatori del Consiglio nazionale osservano che “per evitare eccessivo allarmismo è bene ricordare innanzitutto che i casi registrati in Italia su una popolazione di 60 milioni di abitanti rendono comunque il rischio di infezione molto basso. Solo nelle zone attualmente interessate dalla circolazione il rischio è superiore e i cittadini devono seguire le indicazioni delle autorità sanitarie. Al di fuori di queste, la situazione rimane come nelle scorse settimane. L’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva.
Il rischio di gravi complicanze aumenta con l’età , e le persone sopra 65 anni e/o con patologie preesistenti o immunodepresse sono ovviamente più a rischio, così come lo sarebbero per l’influenza. Il paziente deceduto rientrava quindi in una categoria a particolare rischio”.
“Il cittadino che ritenga di avere avuto contatti con persone attualmente poste sotto sorveglianza o che provenissero dalla Cina continua il Cnr – soprattutto se manifesta sintomi influenzali, dovrebbe segnalarlo al 112 o al 1500 per essere preso in carico dagli operatori specializzati. Non serve correre al pronto soccorso nè chiudersi in casa. Non c’è un’epidemia di SARS-CoV2 in Italia. Il quadro potrebbe cambiare ovviamente nei prossimi giorni, ma il nostro sistema sanitario è in stato di massima allerta e capace di gestire efficacemente anche la eventuale comparsa di altri piccoli focolai come quello attuale. Quindi, ribadiamo, al di fuori dell’area limitata in cui si sono verificati i casi, il cittadino può continuare a condurre una vita assolutamente normale. Seguendo le elementari norme di igiene, soprattutto levandosi le mani se ha frequentato luoghi affollati, ed evitando di portarsi alla bocca o agli occhi le mani non lavate”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
RENZI ABBASSA I TONI, LA MELONI OFFRE COLLABORAZIONE, SOLO SALVINI CONTINUA AD ATTACCARE IL GOVERNO MA FONTANA NON LO SEGUE
Per un giorno i riflettori si spengono sulla quasi crisi di governo e si spostano in Lombardia dove il rischio è la pandemia da coronavirus.
La notizia dei contagi di Codogno (Lodi) stravolge l’agenda della politica italiana, anestetizza almeno per 24 ore le ambizioni di Matteo Renzi e riporta al centro un inedito Matteo Salvini che, incurante delle critiche, ritorna sul palco con una sceneggiata delle sue.
L’ex ministro dell’Interno vuole cavalcare la psicosi da virus. E allora “citofona” al governatore Attilio Fontana per intrufolarsi alla conferenza stampa dell’assessore al Welfare del Pirellone Giulio Gallera sul coronavirus.
E sempre il Capitano leghista, come se in questo momento i problemi non fossero altri, drammatizza e la butta in caciara accusando il governatore della Regione Toscana: “Presentiamo un esposto denuncia contro il presidente Rossi, che non facendo tutti i controlli necessari su chi rientra dalla Cina, mette a rischio la salute dei cittadini toscani”
Ecco, è l’ennesima sgrammaticatura di un leader, il numero uno di via Bellerio, che non si placa nemmeno in un contesto di emergenza.
Ed è una posizione che stride con quella del presidente della Regione Lombardia, appunto Fontana, un leghista che conosce la sintassi dell’uomo di governo, si mostra collaborativo con i membri dell’esecutivo Conte-2, e invece di terrorizzare il Paese, dosa ogni singola parola: “Le misure – osserva – che assumiamo non devono essere viste come qualcosa di terribile, drammatico e preoccupante ma sono gli unici mezzi per evitare diffusione del contagio. In altre parti del mondo, anche in Cina, si è dimostrato che questo sistema contribuisce in modo stanziale a bloccare la diffusione. Non dobbiamo diffondere il panico”.
Sia come sia, in un attimo il malessere della maggioranza sembra cedere il passo a un dossier delicato che agita le ansie del Paese.
Si registra un cambio di clima che allontana la polemica sui cosiddetti “responsabili”, sul pallottoliere del Senato, sullo stop and go dell’ex rottamatore, che un giorno minaccia di sfasciare tutto e uscire dall’esecutivo ma il dì successivo si rimangia la parola. I corridoi dei passi perduti di Montecitorio sono deserti. I pochissimi parlamentari che si incrociano discettano solo di coronavirus.
Certo, Salvini non si ferma, bombarda il governatore della Toscana, Enrico Rossi. Il numero uno di via Bellerio insiste. A un certo punto del pomeriggio invoca addirittura le dimissioni di Conte con tanto di hastag #contedimettiti.
Eppure il centrodestra non appare compatto. Giorgia Meloni, astro nascente della coalizione, si smarca dai toni del leader del fu Carroccio: “Siamo disponibili a dare una mano perchè su questi temi la politica non deve dividersi”.
Non è il tempo della propaganda fine a se stessa, utile a racimolare uno zero virgola nei sondaggi che si compulsano settimanalmente. No. Ora c’è un’emergenza. L’esecutivo, come conviene in queste situazioni, prende in mano il dossier “disponendo – assicura il premier Conte da Bruxelles – la quarantena obbligatoria per tutti coloro che sono venuti a contatto con questi pazienti certificati positivi e la sorveglianza attiva, cioè il contatto costante con i medici con possibilità di domiciliazione fiduciaria, per tutti coloro che negli ultimi 14 giorni sono stati in aree a rischio”.
Muta il sentiment all’interno del Palazzo. Anche Renzi, ospite di Barbara Palombelli a Stasera Italia su Rete 4, indossa l’abito del “responsabile”: “Qui c’è un presidente del Consiglio e tutti di fronte alla situazione di emergenza che stiamo vivendo devono sostenere l’azione del governo”.
Ma è altresì evidente che il coronavirus serve solo a congelare la crisi di un esecutivo periclitante. Anche perchè i nodi restano tutti lì: prescrizione, revoca delle concessioni autostradali, rimodulazioni del reddito del cittadinanza.
Questioni aperte che agitano l’ex premier fiorentino. Il quale già domani pomeriggio parlerà davanti all’Assemblea di Italia Viva e potrebbe tornare a battere i pugni contro l’esecutivo Conte lanciando l’ennesimo ultimatum che ripete da giorni: “Se il governo vuole prendere i voti di Italia Viva deve accogliere alcune idee di Italia Viva”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
BASSA SPECULAZIONE POLITICA: I CONTROLLI LI FANNO NEGLI AEROPORTI, LE REGIONI NON C’ENTRANO UNA MAZZA
Il paradosso è servito, ma nella perenne campagna elettorale anche i timori per le notizie dei
contagi da Coronavirus posso essere trasformati in acqua per i propri mulini.
Ed ecco l’annuncio: Matteo Salvini denuncia Enrico Rossi. Il governatore della Regione Toscana è accusato dal segretario della Lega di non aver predisposto controlli sui cittadini cinesi rientrati nelle zone di Prato e dintorni (controlli che sono stati già fatti negli aeroporti, non è la Regione che deve farli)
Poi, però, guardando la mappa dei casi di contagio in Italia, si scopre che i 16 casi di cui si è avuto notizia solo nella giornata di oggi sono geolocalizzati in Lombardia e Veneto: due Regioni amministrate dal Carroccio.
Ma questo poco interessa a Matteo Salvini che attacca il governatore della Regione Toscana dandogli colpe su tutto. Nessun commento, invece, sui casi — che sono diventati 14 tra Lodi e dintorni, più i due riscontrati nel pomeriggio di oggi nel Padovano — dove le amministrazioni Regionali sono a trazione leghista e del centrodestra unito. Ma sui social del leader del Carroccio si attacca solo il rappresentante del Pd. Come ovvio
Nessuna colpa, per nessuno. Questa è la realtà dei fatti. Non hanno responsabilità nè Luca Zaia in Veneto, nè Attilio Fontana in Lombardia per i casi di contagio che si sono moltiplicati nella sola giornata di oggi.
Ma fa riflettere come Matteo Salvini abbia trovato un colpevole di un qualcosa che in Toscana non è ancora accaduto, mentre non ha proferito dichiarazioni sui casi purtroppo conclamati nelle Regioni amministrate dal suo partito.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
LO SCANDALO MEDIASET CON RETEQUATTRO MONOPOLIO DEI SOVRANISTI… ANCHE SU LA7 IL LEGHISTA HA UNO SPAZIO DOPPIO RISPETTO AGLI ALTRI
La televisione italiana è sempre più TeleSalvini.
Dopo la sanzione dell’AGCOM per il mancato rispetto del pluralismo politico nei suoi notiziari la situazione non è mutata nemmeno a gennaio, visto che al leghista va il record di parola sia nel tg di Carbone (23 minuti, in crescita da dicembre) che in quello di Sangiuliano (15 e 35”, in crescita anche questo); il solo Tg3 è sembrato attento a contenere una logorrea mediatica non sempre meritevole di racconto (5 minuti e 44”, in calo).
Sul Fatto Quotidiano Domenico Crapis spiega la Lega parla quanto PD e M5S insieme:
Sia sul Tg1 che sul Tg2 Salvini parla più del premier e più di un capo di Stato non certo taciturno, visto che al Tg3 Mattarella è primo con 13 minuti.
Nei programmi Rai il quadro si fa più fosco: qui Salvini parla per 151 minuti, molto di più di Mattarella (89), il doppio di Zingaretti (74), anche se c’è spazio per Cuperlo, Delrio e Bonaccini (poco più di 30’a testa), ma pure per Giorgetti (59) e la Borgonzoni (26).
La Meloni poi ha 58 minuti, Renzi 48, Di Maio 32, accompagnato da Spadafora e Patuanelli (23 e 19).
Dunque: Salvini parla nei talk della Rai quanto Meloni, Renzi e tutti i grillini; mentre i tre della Lega (Salvini, Giorgetti e Borgonzoni, in tutto 236 minuti) poco meno di Pd (172) e 5 Stelle (74) messi assieme, cioè del primo e secondo partito alle politiche 2018, che per il garante è il riferimento per pesare la rappresentazione in video.
Se in Rai la situazione è fosca, a Mediaset è drammatica.
Anche a gennaio nei tg, ma soprattutto nei talk dell’azienda-partito, la sovra-rappresentazione a favore della destra va oltre la decenza.
Censurabili sul piano del pluralismo soprattutto il Tg5 e i talk di Rete4: al Tg5 l’uomo del Papeete sovrasta tutti gli altri anche a gennaio parlando per oltre 22 minuti, seguito da Silvio Berlusconi (17 minuti e 20”) e da Zingaretti (16), mentre Di Maio (13), Conte (12) e Mattarella (11) sono lontanissimi.
Se il Tg5 traccia il solco, a difenderlo ci pensa Rete4: nei suoi talk (Fuori dal coro, Diritto e rovescio, Quarta Repubblica, Stasera Italia) a gennaio parlano quasi soltanto Meloni, Salvini e Borgonzoni, per 5 ore e 25 minuti (!), mentre degli altri i più ciarlieri, cioè Bonaccini (52), Sgarbi (48), Casini (39), Mastella (38), Paragone (36), Mulè (26) e Cofferati (25) dispongono di qualche manciata di minuti.
Per giunta, poi, basta un colpo d’occhio per accorgersi che, a parte Bonaccini, Cofferati e (forse) Casini, nei primi dieci sono tutti schierati dalla stessa parte e che dei 5 Stelle non c’è neanche l’ombra.
E La7? nel TgLa7 Salvini parla poco più di Zingaretti (10 minuti contro 9), ma Mattarella, Di Maio, Conte, Segre e Meloni seguono con 3 minuti e anche meno; nei talk il leghista straripacon 4oree 20minuti, lasciandosi molto indietro gli altri, da Renzi (2 e 20′) a Bonaccini e Zingaretti (2 e 10’circa per uno), a Di Maio (2 ore), fino a Calenda, Conte, eccetera, in una ripartizione che pur rispettosa di un equilibrio generale regala all’ex comunista padano una visibilità oltre ogni limite.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile
COSTA, GALLETTI E LOMBARDI RAGIONANO SU UNA POSSIBILE ALLEANZA ELETTORALE MA OCCORRE UN PASSO INDIETRO DI TUTTI
Dalla Toscana alla Campania, passando per Roma, qualcosa si muove per una eventuale alleanza
elettorale tra Movimento 5 stelle e Partito democratico. L’apertura, con alcuni caveat, arriva da tre esponenti dei 5 stelle: il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, candidato alla presidenza della Regione Campania, la capogruppo nel consiglio regionale del Lazio, Roberta Lombardi e dalla candidata alla presidenza della Regione Toscana, Irene Galletti.
Costa: “Un patto tra M5s e Pd sui programmi”.
“Più che un nome ora serve una sintesi di idee e progetti”. “Il nome è una derivazione, prima occorre trovare il percorso”. A parlare dell’investitura a candidato governatore della Campania è il diretto interessato, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “Sono per il dialogo e per la sintesi – ha detto Costa in un’intervista a Il Mattino -. E se noi vogliamo costruire un laboratorio si deve parlare innanzitutto di programmi e di soluzioni per i cittadini e non di appartenenza politica: sono un servitore dello Stato e devo preoccuparmi del benessere del cittadino, di quali progetti voglio mettere in campo su sanità e scuola, ad esempio”.
Un progetto sul modello Pd-M5s? ”Serve un patto in cui ci confrontiamo tutti assieme in nome dei valori e delle cose da fare per il bene dei campani e non per i partiti”.
Anche su un terzo nome che non sia Costa o De Luca? “Non sono un narciso e il nome è solamente una derivazione del percorso che dicevo prima”. Il Governo? “Dura tranquillamente sino alla fine della legislatura” ha risposto Costa.
Lombardi: “No a un Raggi bis, sì a un accordo M5s-Pd”.
‘No’ a un Raggi bis a Roma, “sì a un accordo tra M5s e civiche e altri partiti, Pd compreso”. Così Roberta Lombardi, capogruppo M5s alla Regione Lazio, in un’intervista a Il Messaggero. “Le regole del M5s parlano di due mandati e la Raggi è arrivata alla fine del secondo. Ora punto a capire come si fa a crescere i semi piantati in questa prima consiliatura 5 Stelle, all’interno di una macchina amministrativa che abbiamo trovato gravemente inquinata da episodi di illegalità ”.
Senza Raggi ma con il Pd? “Il M5s può riuscirci solo se riesce a chiamare a raccolta tutte le forze civiche e politiche della Capitale disposte a raccogliere questa sfida e a lavorare sui temi. Dobbiamo essere in grado di coinvolgere tutti”.
Galletti: “Se il Pd scarica Renzi e Giani, si può fare un patto in Toscana”.
“Se il Pd scarica Renzi e Giani, si può fare un patto in Toscana”, “sarebbe un segnale politico molto forte che noi del Movimento 5 Stelle dovremmo prendere in considerazione”.
Sono le condizioni che Irene Galletti, candidata 5 Stelle a governatrice della Toscana, pone attraverso un’intervista a Il Fatto Quotidiano ai dem per potersi sedere al tavolo con loro e discutere un programma comune per amministrare la Regione.
E lo dice esplicitamente: “Anzi, quando vedrò quel gesto, mi siederò al tavolo con loro”, non prima dunque. “Ma sono disposti a farlo?” si chiede l’aspirante governatrice toscana. Dell’area politica vicina al presidente della Camera Roberto Fico, Galletti sostiene che “la differenza della Toscana rispetto ad altre regioni dove stiamo cercando un’intesa con il Pd si chiama Matteo Renzi”, cioè un nome e un fattore di discrimine. Una variante non accettabile, perchè “lui è quello che in questo momento sta creando scompigli, ricattando continuamente il governo Conte e qui anche Giani”, attuale presidente del Consiglio regionale della Toscana dal giugno 2015 e candidato dem al governo della Regione. Quindi, per Galletti, al momento “non siamo noi che abbiamo chiuso la porta al Pd, ma sono loro che l’hanno fatto scegliendo Renzi” perciò loro prima “ci chiedono di entrare in casa, ma poi chiudono la porta”.
(da “Huffingtonpost”)
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