Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA INTORNO AL 48%
Sono sei i sondaggi pubblicati questa settimana relativi alle intenzioni di voto per elezioni
politiche e i risultati risentono chiaramente degli esiti delle votazioni dello scorso weekend in Emilia Romagna e Calabria.
La nostra media si apre con la Lega, ancora prima ma in calo col suo 30,5%, e sempre più lontana dai fasti dello scorso anno. Per il partito di Matteo Salvini il massimo è il 32% di Ipsos, il minimo il 28,2% di Ixè.
Il Pd sale di quasi un punto e mezzo e si porta vicino al 21%.
Altrettanti ne perde invece il M5S, un calo prevedibile che lo assesta, questa settimana, al 14%.
Non si arresta la corsa di Fratelli d’Italia che tallona i grillini all’11,5%. Solo due punti e mezzo separano il partito di Giorgia Meloni e il Movimento. Due anni fa, alle politiche 2018, furono 28 i punti di distacco.
Si aggira intorno al 6% Forza Italia, in flessione, nonostante il buon 7,5% attribuitogli da Tecnè.
Cala anche Italia Viva al 4,2%, sotto il 4 per Ixè e Tecnè, sopra il 5% per Emg.
La somma degli altri 4 piccoli partiti di area centrosinistra sale al 9,3% (Sinistra 2,7%, Azione di Calenda 2,5%, + Europa 2,2%, Verdi 1,9%)
(da Open)
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Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
“SARA’ MESSO A DISPOSIZIONE DI TUTTA LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE”… E QUALCUNO AVEVA ANCORA CRITICATO LE NOSTRE STRUTTURE DI INTERVENTO: IN 48 ORE ABBIAMO BATTUTO IL MONDO
“In queste ore allo Spallanzani è stato isolato il Coronavirus, è una notizia importante a livello globale. Significa avere più possibilità di studiarlo capire e sapere cosa fare per contenerlo. Sarà messo a disposizione di tutta la comunità internazionale. Ora sarà più facile trattarlo”.
Il ministro della Salute Roberto Speranza annuncia la scoperta dei virologi dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, i primi in Europa a isol
are il virus a meno di 48 ore dalla diagnosi di positività per i primi due pazienti in Italia. “Avere a disposizione in modo così tempestivo il virus è un passo fondamentale — dicono dall’Istituto -, che permetterà di perfezionare i metodi diagnostici esistenti ed allestirne di nuovi. La disponibilità nei laboratori del nuovo agente patogeno permetterà inoltre di studiare i meccanismi della malattia per lo sviluppo di cure e la messa a punto del vaccino”.
Un successo dei virologi dell’Istituto nazionale malattie infettive “Lazzaro Spallanzani“, primi in Europa, accolto come un risultato di grande significato anche dalla tv cinese Cgtn. A meno di 48 ore dalla diagnosi positiva dei primi due pazienti in Italia, gli specialisti sono riusciti ad isolare il virus responsabile dell’infezione, ossia sequenziarne il genoma.
La sequenza di geni, perciò, è stata “letta” per ricavarne informazioni utili per capire — ad esempio — come si trasmette, possibili farmaci a cui è sensibile.
Permette cioè di studiare i meccanismi della malattia, per sviluppare le cure e creare un vaccino. È un passo fondamentale perchè permetterà di perfezionare i metodi di diagnosi esistenti e prepararne di nuovi. La sequenza parziale del virus isolato nei laboratori dello Spallanzani, denominato “2019-nCoV/Italy-INMI1”, è stata già depositata nella banca dati GenBank.
Maria Rosaria Capobianchi, direttrice del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, ha espresso grande soddisfazione, “perchè questo non è un fuoco del momento, si tratta di una missione, lavorare sempre per essere pronti a catturare la novità e a rispondere”.
La ricercatrice a capo della squadra di ricerca ha spiegato che i medici hanno ottenuto la sequenza del primo frammento del virus, grazie alla quale si è poi avuta la capacità di fare la diagnosi.
Avere isolato il virus vuol dire poterlo “coltivare” e studiare a fondo, per capire come il virus causa danni. In questo modo è possibile studiare la risposta immunitaria e affinare gli strumenti di diagnosi. Quindi si possono elaborare i test sierologici per cercare gli anticorpi nelle persone infettate e poterle guarire. Infine, avere a disposizione la coltura permette di capire i meccanismi di replicazione del coronavirus.
Fino all’isolamento realizzato dai medici italiani, erano disponibili solo i dati di sequenza del virus pubblicati dai cinesi. I quali lo avevano isolato ma non l’avevano “fatto uscire dalla Cina”.
I dati e la diagnosi erano su dati teorici, ora invece si ha a disposizione il virus vero e proprio. La dottoressa Capobianchi ha spiegato che la diagnosi “è stata fatta su base molecolare”, e cioè con la ricerca dell’Rna del virus sui primi due pazienti ricoverati allo Spallanzani. Sempre a tempo di record è stato ottenuto il virus isolato in coltura, cioè il campione biologico del paziente è stato fatto crescere su delle cellule e dopo circa 24 ore è stato osservato l’effetto citopatico. “In quella coltura abbiamo riscontrato la presenza del virus in quantità compatibile con il fatto che stava crescendo”, ha concluso la Capobianchi.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
LA FARSA E’ FINITA, SALVINI DICE CHE “E’ INDISPENSABILE A ROMA” E I GONZI SONO SERVITI… CASUALITA’: AL SENATO SI GUADAGNA DI PIU’ ANCHE SENZA FARE UNA MAZZA
E alla fine Lucia Borgonzoni torna a Roma e molla l’Emilia-Romagna. 
Dopo aver promesso a più riprese che sarebbe rimasta a guidare l’opposizione nel consiglio regionale in caso di sconfitta e che avrebbe dato le dimissioni da senatrice, ma guardandosi bene dal farlo prima perchè acca’ nisciuno è fesso, la candidata sconfitta di Bonaccini ieri in compagnia di Matteo Salvini ha cercato di fregare ancora un po’ gli elettori che l’hanno votata annunciando che sarà presente al primo consiglio regionale. Ma senza dire che tornerà a Roma a brevissimo, come ha già fatto capire il Capitano.
Salvini aveva promesso con lei che avrebbero sciolto la riserva e fatto sapere a tutti cosa avrebbe fatto la Borgonzoni in occasione della festa organizzata dalla Lega a Vignola.
E infatti ieri il Dinamico Duo si è ben guardato dal farlo.
Sulla collocazione di Lucia Borgonzoni nello scacchiere leghista “io ascolterò tutti, poi a me onestamente Lucia serve a livello nazionale nel settore di cui si è occupata”, quello della Cultura, ha detto il segretario della Lega a chi gli chiedeva se avesse deciso per un permanenza della candidata alla presidenza della Regione e senatrice in Emilia-Romagna o se per un suo impegno a Roma.
Parlando a Vignola, nel Modenese a margine della ‘Festa del Ringraziamento’ con i sostenitori del Carroccio dopo le Regionali emiliano-romagnole il leader del Carroccio ha poi aggiunto che “lei”, Borgonzoni, “vorrebbe rimanere a livello locale. Io sto lavorando ai dipartimenti a livello nazionale: Giustizia, Esteri, Economia. E Cultura, Arti Visive, Cinema, Spettacolo, Teatro: lei su quello è apprezzata da tutti gli operatori del settore. Proverò a convincerla a rimanere a Roma”.
E sappiamo tutti cosa significa che Salvini proverà a convincerla: che il Capitano si assumerà la responsabilità della scelta e Borgonzoni potrà così dire di aver dovuto obbedire al partito per non perdere la faccia.
Lei ieri ha risposto “Vedremo” a chi le chiedeva se intendesse rimanere in Emilia-Romagna, in qualità di consigliere regionale, o seguire temi nazionali a Roma, come auspicato dal segretario del Carroccio, Matteo Salvini. Ad ogni modo, ha aggiunto, sarà presente alla prima seduta del consiglio regionale emiliano-romagnolo.
D’altro canto quando è stata eletta a Palazzo Madama, nel marzo del 2018, Borgonzoni ha lasciato il Consiglio Comunale di Bologna. Non da un punto di vista formale, visto che non ha rassegnato le dimissioni neanche dopo la nomina a Sottosegretario, ma sostanziale:
In tutto il 2019 si è affacciata nella Sala del Consiglio di Palazzo d’Accursio soltanto una volta. E già in precedenza non figurava certo tra i più presenti, tanto che dall’inizio del mandato collezionato in totale 182 assenze, il 57% del totale.
Va sottolineato che Borgonzoni è poco presente anche in Senato.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO DEGLI SCOZZESI: “EUROPA, CONTINUIAMO LA NOSTRA STORIA D’AMORE”… SECONDO I SONDAGGI IL 75% DEGLI SCOZZESI VUOLE TORNARE IN EUROPA
Dal primo minuto del primo febbraio, il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea. Dopo tre anni e mezzo di tentativi, Boris Johnson ha portato a termine quanto deciso dal referendum del 2016. Nonostante la vittoria di Johnson alle legislative, molti cittadini dell’Uk non hanno gradito il divorzio con l’Ue. Su tutti, ci sono gli scozzesi.
A tre giorni dall’ufficializzazione della Brexit, il Parlamento scozzese ha infatti approvato la richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza (64 voti a favore e 54 contrari): nel 2016 la maggioranza degli scozzesi ha votato No al “Leave“.
Johnson ha già respinto la richiesta, affermando che la questione è già stata risolta nel 2014, quando gli scozzesi votarono No a un altro referendum: quello per l’uscita dal Regno Unito. Ma da allora le condizioni sono cambiate non di poco.
«Hey Europa. Il nostro bellissimo paese è aperto a voi», si sente dire in una clip, dal titolo Scotland is Open, che è stata postata dall’account Scotland is Now, legato al governo scozzese. «Europa, continuiamo la nostra storia d’amore»
Al messaggio del governo si è aggiunto quello della premier Nicola Sturgeon, che su Twitter promette: «La Scozia tornerà nel cuore dell’Europa come Paese indipendente».
Non solo Scozia
Ma non ci sono solo gli scozzesi tra i fautori del “Remain”, nonostante tutto. Su Twitter è stato condiviso un video di una proiezione sulle Whithe Cliffs di Dover, una città costiera del Kent, a sud-est dell’Inghilterra. Nella registrazione, due veterani della seconda guerra mondiale raccontano la loro delusione per l’uscita dall’Ue, parlando di cosa è sempre significata per loro.
«Mi sento depresso all’idea di lasciare l’Europa perchè ha sempre significato molto per me», dice uno dei veterani. «Mi piace essere chiamato europeo. Spero per i miei figli e per i miei nipoti che l’Inghilterra, la Gran Bretagna, faccia un passo indietro». Alla fine, le scogliere si illuminano con la proiezione della bandiera europea
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
IL CARATTERE FORTE DI PAOLA: “NON MI FERMANO GLI INSULTI, IO VADO AVANTI”… LA PROSSIMA VOLTA CHIAMINO LA POLIZIA, SIGILLI ALLE PORTE, IDENTIFICAZIONE E GALERA, COSI’ IMPARANO COME SI STA IN UN MONDO CIVILE
Paola ha 16 anni e una grande passione che condivide con papà Antonio e con il fratello minore:
quella per il calcio. Domenica scorsa è stato però proprio un campo da calcio a darle un brutto dispiacere.
Lei, arbitro del campionato regionale Giovanissimi, era stata insultata dai genitori durante la partita tra Asd Sava Neos Academy e Ragazzi Sprint Crispiano. Ma oggi ha deciso di tornare in campo per arbitrare la gara Ars et Labor Grottaglie e Taranto.
«Mi hanno riempita di ingiurie non solo per il ruolo che ricoprivo in quel momento, ma soprattutto per il mio essere donna. Come se non fossi titolata ad essere lì: “vai a pettinare le bambole”, “pensa a farti le unghie put****zza”. Mi hanno detto di tutto e la cosa peggiore è che sono stati i genitori dei calciatori, dagli spalti», ha raccontato la 16enne in un’intervista a La Stampa.
In quel momento lo sguardo era andato subito al padre sugli spalti: «Di fermarmi non mi è passato proprio per la testa. Sapevo che c’erano i miei genitori: mi sostenevano, anche se mi sono data forza da sola. Sul campo c’ero io e dovevo portare avanti quella partita. Mi sono tappata le orecchie, non ho pensato a niente e ho continuato ad arbitrare».
Ma, a colpire Abatematteo è stato soprattutto il ruolo dei genitori dei calciatori in campo: «È assurdo che siano partiti da persone adulte. Alla base di tutto ci dovrebbero essere l’educazione e il rispetto. La mia famiglia me l’ha insegnato e ne sono fiera».
Domenica scorsa erano arrivate anche le parole di solidarietà del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: «Condanno fortemente questa ennesima vergogna, anche e soprattutto perchè proviene proprio da chi dovrebbe educare e dare il buon esempio».
Di mollare proprio non se ne parla, nonostante il dover conciliare studio e allenamenti: «Mi immagino con un figlio, un lavoro e la domenica ad arbitrare la serie A. Cosa dico a chi mi ha insultata? Niente, un bel cartellino rosso».
(da Open)
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Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
UN POPOLO CHE AMA VIVERE NELL’IGNORANZA, SALVO NON FIDARSI DI NESSUNO
Gli esperti continuano a rassicurare sul cibo cinese e consigliano di evitare la psicosi mascherine. Gli italiani però sembrano avere paura: non credono al governo, corrono ad acquistare mascherine, temono di essere contagiati dal coronavirus.
È quanto emerge dal sondaggio Noto realizzato per il Quotidiano Nazionale. Il 64% degli italiani ha risposto sì alla domanda «teme che lei o qualcuno dei suoi cari possa essere contaminato dal coronavirus?».
Il 72% degli intervistati, poi, ammette di non essere informato su come fronteggiare quest’emergenza, mentre uno su due (il 52%) pensa che le «autorità non abbiano detto la verità ».
Il 63%, poi, è favorevole alla misura di proibire i voli da e per la Cina. Al momento però gli intervistati sembrano essere contrari alla chiusura delle scuole: il 56% è a favore, ma solo se i casi dovessero aumentare.
Per quanto riguarda, poi, le misure che stanno mettendo in atto ai fini della prevenzione: ben il 71% ha detto di evitare i ristoranti cinesi e di acquistare cibo cinese, il 38% ha intenzione di acquistare una mascherina, il 18% evita di frequentare posti affollati.
(da Open)
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Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
“SI APRONO SPAZI PER DIAGNOSI E VACCINI, L’ITALIA DIVENTA INTERLOCUTORE DI RIFERIMENTO PER QUESTA RICERCA”
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha annunciato che all’ospedale Spallanzani di Roma è
stato isolato il codice genetico Coronavirus che dalla città cinese di Wuhan ha gettato nel panico il mondo intero, con le sue 304 vittime accertate e oltre 14mila contagi.
La notizia è di grande importanza. “Abbiamo molte opportunità di poterlo studiare, capire e verificare meglio cosa si può fare per bloccare la diffusione”, ha sottolineato il ministro.
“Ora i dati saranno a disposizione della comunità internazionale. Si aprono spazi per nuovi test di diagnosi e vaccini. L’Italia diventa interlocutore di riferimento per questa ricerca”, ha poi specificato il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito nel corso di una conferenza stampa in cui si è fatto il punto sullo stato dell’arte dell’emergenza.
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2020 Riccardo Fucile
NON SEMPRE I CONIGLI POSSONO SOTTRARSI AI PROCESSI
Due accuse per sequestro di persone. Due potenziali processi da semplice cittadino senza l’ombrello ministeriale.
Bocciata la spallata, bocciata la strategia del citofono, bocciata la speculazione sui bambini di Bibbiano, eccolo allora sempre più solo, sempre più sconfitto, ma soprattutto con un’altra grana giudiziaria da affrontare nel corso della lunghissima traversata nel deserto.
E con i suoi che per la prima volta escono allo scoperto ostentando una preoccupazione che fin qui non si era mai registrata. “Ci mancava solo l’Open Arms. Adesso si complica tutto”, avverte un pezzo da novanta del leghismo.
La seconda tegola che grava sul leader della Lega rimanda all’agosto scorso quando 164 migranti rimasero per 19 giorni a bordo della Open Arms alle coste di Lampedusa. Anche questa volta i magistrati gli contestano in qualità di ministro dell’Interno non solo la permanenza in mare subita dagli immigrati ma anche il fatto di aver ignorato l’emergenza sanitaria a bordo e di avere vietato lo sbarco.
Il tribunale dei ministri di Palermo ha chiuso la sua indagine con dieci giorni di anticipo chiedendo alla Procura di Palermo di avanzare una richiesta di autorizzazione nei confronti del leader della Lega. Si ritiene che la decisione presa nella sua veste di ministro riguardò la sfera amministrativa e non quella politica e di conseguenza non sarà coperta da immunità .
Gregoretti e Open Arms sono due casi simili: l’iter del primo è in uno stadio più avanzato ed è stato agevolato dall’harakiri mediatico-propagandistico di Salvini che per strumentalizzare la campagna elettorale emilian-romagnalo ha chiesto ai leghisti in Giunta per l’Immunità del Senato di votare a favore l’autorizzazione a procedere.
“Un suicidio”, sussurrava a bassa voce in quei giorni un senatore del fu Carroccio. Sempre in quegli attimi un altissimo consigliere del Capitano gli suggeriva di non seguire la via del processo, ma che sarebbe stata preferibile una strategia parlamentare per affossare il processo: “Meglio un tumore che un processo. Lavora su Renzi e i grillini dubbiosi”. Non a caso la propaganda sul caso Gregoretti ad oggi gli ha portato “zeru tituli”, leggi alla voce Emilia Romagna.
L’iter del caso Open Arms è tutto da capire. Si partirà dalla Giunta per l’Immunità che detterà tempi e modi: prima una data convocazione, poi studierà le carte, fino a quando le metterà ai voti.
Il tutto si intreccerà con il completamento del caso Gregoretti che entro metà febbraio dovrà essere sottoposto al giudizio dell’emiciclo di Palazzo Madama.
Salvini è convinto anche in questo caso di sbandierare il processo per rimpolpare il consenso elettorale. Si mostra baldanzoso e ostenta certezze che sa di non di non avere. La sua è una sorta di dissimulazione tattica
Eccone la dimostrazione. Sentite cosa ha detto oggi pomeriggio in una delle tante dirette facebook: “Il giudizio del popolo non sono due giudici. Sono processi politici che non mi spaventano, anzi mi danno ancora più voglia di lavorare”.
Parole che non sono garbate al pezzo di Lega più pragmatica, quella che riporta ad alcuni dirigenti che fanno riferimento al mondo più moderato del Carroccio.
Ecco, questi dirigenti sono spaventati e preoccupati per i due potenziali processi che gravano sulle spalle del loro leader. Non solo non utilizzano la stessa narrazione, “processare me significare processare gli elettori italiani”, ma sospirano frasi del tipo: “A questo punto la vicenda si complica, perchè se lo mandano a processo per il primo lo manderanno anche per il secondo. E due processi con accuse pesantissime non si possono affrontare con la solita strategia mediatica”.
La preoccupazione è diffusa a via Bellerio. Si tratta di un allarme che oggi pomeriggio è stato oggetto di alcune chat di parlamentari, consapevoli che continuando di questo passo non si va da nessuna parte. “L’Europa continuerà ad isolarci, altro che cordone sanitario, si ergerà un muro attorno alla Lega”.
E allora altro che spallata al governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 1st, 2020 Riccardo Fucile
IL COMPLOTTO DELL’AUDITEL: LA MELONI HA AVUTO PIU’ SPETTATORI DI LUI E SALVINI VA IN CRISI
Nella sua diretta di oggi su Facebook dove ha parlato dell’accusa di sequestro di persona per Open
Arms, Matteo Salvini è andato all’attacco di Urbano Cairo e di La7 definendo la rete televisiva un megafono del Partito Democratico e lamentandosi perchè i conduttori, a suo dire, mettono sotto accusa il Capitano. Il nervosismo è derivato da due fattori, principalmente.
Il primo è la bella figura fatta da Nicola Lodi detto Naomo nel servizio di Alessio Lasta, dove si è raccontato delle condanne ricevute dall’attuale vicesindaco di Ferrara e soprattutto del suo pass disabili: Fausto Bertoncelli, ex responsabile dell’ufficio disabili del Comune ha raccontato: “Ha un pass a seguito di un incidente con schiacciamento delle vertebre. In un certificato medico gli riconoscono una disabilità al 46% ma quando la tua deambulazione torna normale lo devi restituire, invece ce l’ha ancora. Quel certificato non dà titolo ad avere il pass per disabili”.
Il servizio de La7 ha infatti mostrato video in cui si vede Naomo sollevare tavoli e porte di legno, prendere una slitta per documentare l’assenza di sale per le strade dopo una nevicata e correre. La casella del certificato barrata è la numero 2, che riguarda la riduzione della capacità lavorativa e non quella di deambulare. “Non tutti quelli che camminano non possono ottenere un pass degli invalidi”, ha detto Naomo in una conferenza stampa. “Avrà avuto un contrassegno temporaneo, ma anche quello che fa scattare dal temporaneo al definitivo”, ha detto ancora Bertoncelli. Poi si vede anche un video in cui corre durante una manifestazione e un altro in cui va in bicicletta con una mano mentre nell’altra ha un megafono.
Il secondo motivo del nervosismo di Matteo Salvini è invece l’Auditel.
Stamattina Dagospia ha scritto che il Capitano ha perso la sfida dell’audience con Giorgia Meloni visto che il programma dove era ospite la leader di Fratelli d’Italia ha ottenuto dalle 21:51 alle 22.21 un ascolto di 5,89% di share e 1.554.000 spettatori. In contemporanea hanno guardato Matteo Salvini Salvini a Fuori dal Coro su Rete4 (dalle 21:50 alle 22:21) 1.414.000 spettatori pari a 5,37% di share. E dov’era Giorgia Meloni? Ma su La7, ovviamente. Ovvero a DiMartedì, ospite di Giovanni Floris.
E Salvini era talmente sereno che ha accusato i giudici di aver ordito un complotto ai suoi danni: “Andrò in quel tribunale e ci andrò in compagnia di tanti italiani e avvocati e a nome di tanti giudici che fanno onestamente, liberamente, obiettivamente il loro lavoro. Qualcuno fa politica, qualcuno usa le aule del tribunale per cercare la vittoria negata dal popolo italiano”.
E infine anche Sanremo: “Se devo guardare con mio figlio o magari con mia figlia di 7 anni Sanremo con uno che parla nei suoi testi di troie… non in mio nome, non e’ il mio Sanremo. Guardatevelo voi”.
(da “NextQuotidiano”)
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