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SEA WATCH CON 194 MIGRANTI SALVATI, ASSEGNATO IL PORTO DI MESSINA. MUSUMECI SI TRAVESTE DA SALVINI E STRAPARLA DI QUARANTENA A BORDO O “VADANO ALTROVE”

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

“VADANO ALTROVE” LO DICA A CHI VIENE DA ZONE DEL NORD CONTAGIATE, NON A CHI HA RISCHIATO LA MORTE IN MARE SPERANDO DI TROVARE POLITICI RISPETTOSI DELLA DIGNITA’ UMANA … LA QUARANTENA LA FANNO A TERRA COME TUTTI GLI ALTRI, SOTTO CONTROLLO SANITARIO, NON SONO ESSERI UMANI DI SERIE B

La Sea Watch 3 fa rotta verso Messina. La nave della ong tedesca ha avuto l’autorizzazione per far sbarcare le 194 persone che ha salvato in tre operazioni diverse nella città  siciliana.
La scelta del Governo di assegnare Messina come porto sicuro ha scatenando la preoccupazione del presidente di Regione, Nello Musumeci, anche per i rischi legati al coronavirus: “Una quarantena a bordo è indispensabile”, ha dichiarato. In Sicilia sono stati registrati tre casi di covid-19 nella giornata di ieri (ma non erano migranti, bensi turisti del nord)
L’ imbarcazione dovrebbe arrivare domani mattina. Per il governatore, però, non devono sbarcare: “Faccio appello al presidente Conte. Avevo chiesto ieri e ribadisco oggi: in un contesto di allarme come quello attuale, suona come una sfida al popolo siciliano pensare di fare sbarcare altri 194 migranti in Sicilia”.
Per Musumeci, o i migranti vengono isolati direttamente sull’imbarcazione, oppure dovrà  essere assegnato un nuovo porto: “Una quarantena a bordo è indispensabile o, se le autorità  ritengono che la nave non lo consenta, si interloquisca con le autorità  competenti e si diriga in altri porti”, fuori dalla Sicilia.
Dalla Sea Watch fanno sapere di essere “felici di portare le persone soccorse a terra”, ma avverte che “altre due imbarcazioni sono in difficoltà  al largo delle coste libiche. Chiediamo a tutte le autorità  competenti di intervenire immediatamente. Non abbandonatele in mare”.

(da agenzie)

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COSA SUCCEDE SE C’E’ IL CORONAVIRUS E VIVI IN UNA REGIONE CON LA SANITA’ PRIVATA LEGHISTA

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

AVER DEMANDATO IL 50% DELLA SANITA’ AI PRIVATI CHE OPERANO SOLO IN ATTIVITA’ REDDITIZIE, HA PENALIZZATO LE STRUTTURE PUBBLICHE

Due giorni fa il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è andato all’attacco della Sanità  della Regione Lombardia. «Può darsi che nei giorni iniziali ci sia stata qualche falla, ma abbiamo impiegato risorse umane e finanziarie incredibili», ha dichiarato il premier mandando su tutte le furie il Presidente Attilio Fontana e Matteo Salvini, subito scesi in campo per difendere medici, infermieri e operatori del Servizio Sanitario regionale.
È evidente che la sparata di Conte non voleva prendere di mira medici e infermieri ma puntava invece il dito — a torno o a ragione, lo si vedrà  forse più avanti — con chi quel sistema lo gestisce: i dirigenti ospedalieri e soprattutto la stessa Regione Lombardia.
Ma c’è un altro aspetto che invece meriterebbe di essere approfondito.
La Lombardia è la regione dove secondo la Lega il 50% delle erogazioni sanitarie è da parte di privati convenzionati (altri parlano del 40%).
Ma al momento il carico del lavoro nella lotta contro l’epidemia sembra essere unicamente sulle spalle del servizio pubblico.
Come scrive Radio Lombardia infatti in molti centri medici privati si è deciso di sospendere, almeno in parte, l’attività .
Una misura precauzionale, va detto, per evitare la diffusione del contagio. Nelle linee guida del Ministero della Salute del resto si raccomanda di non recarsi al Pronto Soccorso
Anche negli ospedali pubblici si è deciso di rinviare tutti gli interventi programmati non urgenti per utilizzare il maggior numero di risorse possibili per i pazienti affetti da Covid-19.
In una nota diffusa ieri l’Associazione Italiana dell’Ospedalità  Privata faceva sapere che «allo stato attuale il primo infetto da Coronavirus è ricoverato nel capoluogo lombardo presso una struttura sanitaria di diritto privato, associata Aiop, che sta operando in piena sinergia con il Ministero e la Regione per garantire una risposta efficace e tempestiva più che mai, in questo particolare momento di crisi emergenziale».
Quello che stanno facendo i centri di medicina privati è quindi ragionevole ed anzi doveroso dal punto di vista del contenimento dell’epidemia, ma ci racconta anche un’altra cosa: che questo genere di emergenze sanitarie è poco redditizio per chi gestisce la sanità  privata.
Non è una questione di dover fare i test tampone (anche se hanno un costo, come ha scoperto un paziente statunitense in Florida), il problema è la presa in carico dei pazienti, con i casi più gravi che devono essere ricoverati nei reparti di terapia intensiva o di medicina d’urgenza.
I pazienti acuti non sono insomma un buon affare, perchè richiedono cure costanti e costose. Il tema non è nuovo e riguarda in maniera marginale l’attuale emergenza sanitaria dovuta al coronavirus.
Il problema è che i privati si impegnano — e chi può far loro torto — in attività  redditizie dove i costi non superano i ricavi (o le erogazioni). Ad esempio quando l’assessore regionale alla Sanità  del Piemonte aveva aperto alla possibilità  della creazione di unità  di Pronto Soccorso private Anaao Assomed Piemonte aveva fatto notare che contrariamente ad altre prestazioni sanitarie gli accessi dal Pronto Soccorso non possono essere “selezionati”   e spesso si tratta di casi «di pazienti più complessi dal punto di vista clinico, più anziani e dunque con aumentato rischio di complicanze e maggiori problematiche assistenziali».
Ed è giusto che sia il pubblico ad occuparsene visto che questo è il ruolo del SSN.
Il problema semmai è quando le risorse per il Pronto Soccorso o per i reparti di rianimazione iniziano a scarseggiare, magari perchè si è scelto di instaurare un rapporto particolare con le strutture private.
Ed è in situazioni come quella dell’epidemia di coronavirus che si vede come il SSN sia in prima linea.

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGIO IXE’: IL PD A SOLI SEI PUNTI DALLA LEGA

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

LEGA 27,7%, PD 21,6%, M5S 15,4%, FDI 13,7%, FORZA ITALIA 5,9%, ITALIA VIVA 3%

Pd, M5S e Fdi guadagnano terreno.
In base al nuovo sondaggio di Ixè, realizzato per #cartabianca, i dem, arrivati al 21,6% e coronando una crescita settimanale costante, si avvicinano alla Lega.
La distanza con il Carroccio, al momento al 27,7% sarebbe di 6,1 punti percentuali. Dopo le elezioni europee, la distanza era di 11,6 punti.
Anche Fratelli d’Italia continua a tallonare l’alleato leghista.
Secondo Ixè, il partito di Giorgia Meloni fa un salto in avanti dello +0,8%, raggiungendo il 13,7%.
Dopo tanto tempo, buone notizie anche per il Movimento 5 Stelle. Secondo la rilevazione, sono riusciti ad invertire il trend negativo: passano dal 14,9% al 15,4%.
Nel centrodestra, è Forza Italia il partito che sta avendo l’andamento peggiore. Secondo il sondaggio, il partito di Berlusconi passa al 5,9%, perdendo un punto percentuale.
Tra gli altri partiti, il trend di Italia Viva è stabile al 3%, mentre +Europa si trova al 2,6, La Sinistra al 2,5%, Europa Verde al 2, Azione di Carlo Calenda all’1,7%.
L’istituto ha anche effettuato una rilevazione sul gradimento dei singoli leader. Non ci sono grosse novità : il leader con l’indice di gradimento più alto rimane il premier Giuseppe Conte, con il 40%. Subito dopo di lui Meloni e Salvini, rispettivamente al 33% e al 31%.
Il leader dei democratici Nicola Zingaretti è al quarto posto con il 27% di gradimento. L’ex capo politico del Movimento Luigi Di Maio è al 20%.
Infine, Silvio Berlusconi raccoglie il 18% del gradimento, Matteo Renzi il 12%.
La fiducia nel governo Conte, invece, rimane bassa: il 63% degli intervistati dichiara di avere poca e nessuna fiducia, mentre solo il 37% dichiara di averne poca o molta.

(da agenzie)

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LA VIROLOGA GISMONDO E LE NOTTI IN LABORATORIO: “MA NON SIAMO IN GUERRA”

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

INTERVISTA ALLA DIRETTRICE DEL LABORATORIO DEL SACCO: “C’E’ STATO UN LAVAGGIO DEL CERVELLO COLLETTIVO CON UN BOMBARDAMENTO DI NOTIZIE CHE FOMENTANO LA PAURA”

Una stretta di mano? “E certo, tanto poi ce le laviamo”. E la mascherina, lei non la porta. “La mettiamo quando esaminiamo i campioni. E i pazienti infetti, certo.Ma per il resto… meglio una maschera di Carnevale”.
Maria Rita Gismondo è una ragazza di 66 anni, una di carattere brusco, una che va di fretta. Ha troppo da fare, il laboratorio di cui è direttore – Microbiologia clinica, Virologia, Diagnostica bioemergenze del Sacco – lavora senza pause da due settimane. Nel suo ufficio al terzo piano tiene una riproduzione del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Cioè la gente, cioè noi, alle prese con il Covid-19, la paura, e anche la psicosi.
Professoressa, il governatore Fontana ha detto che questa “è poco più di una normale influenza”.
“Bene. Significa che mi stanno ascoltando”.
Lei è stata attaccata, quando ha chiesto di abbassare i toni, tre giorni fa. Burioni, ad esempio.
“Lasciamolo alla sua gloria”.
Cosa dobbiamo fare, allora.
“Aspettare. No allarmismo, molta attenzione e molto lavoro da parte nostra. Spiegare le cose alla gente, informare, dicendo onestamente che le cose possono cambiare in bene o in peggio. Ma dire le cose vere con molta obiettività . C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo. Sembra che siamo in guerra. Ma non siamo in guerra”.
Forse la gente non ha capito. Lei come spiegherebbe il virus a una famiglia? Lei ha famiglia o vive sempre qua dentro
“In queste settimane sono andata a casa a dormire, due-tre ore a notte. La mia famiglia sono due figlie e una nipotina di 9 anni. E un cane femmina Nala, quella del Re Leone. Siamo un gineceo”.
Quindi, cosa ha detto alla nipote?
“Mi ha vista in televisione e ha detto “la nonna ha il coronavirus!”. Mia figlia le ha spiegato che studio il coronavirus. Allora mi ha chiesto “sei contagiosa, contagi anche me?””.
E lei?
“Le ho risposto no. Ma ai bambini servono spiegazioni. Non devi dire che non sta succedendo niente, devi dire che è vero, c’è un virus che può passare da una persona all’altra. E se si sta male con la tosse e la febbre, allora si sta a casa. L’ho tranquillizzata. Infatti, quando ha visto una mia foto con mascherina, mi ha domandato se mi ero travestita da microbiologa per Carnevale”.
Ma queste mascherine, servono?
“No”.
Anche agli adulti, servono spiegazioni.
“Chi si interessa di salute ha il dovere di spiegare. Così tutti i papà  e le mamme si tranquillizzano. Se invece li invadi con video di città  deserte, ambulanze a sirene spiegate eccetera, crei il panico. Tutte le misure adottate possono sembrare un’esagerazione, dal punto di vista scientifico. Ma bisogna dare risposte alla gente. Poi, spesso la salute viene strumentalizzata a livello politico. E qui mi fermo. Ma è inaccettabile”.
Quante persone lavorano in laboratorio?
“Sei medici, ora saliti a otto. E 15 tecnici. Turni estenuanti, ma non chiudiamo mai, neanche la notte”.
Come è cominciata?
“Quindici giorni fa, con poche richieste di analisi. Poi è scoppiato il caso Codogno. E sono arrivati centinaia di campioni”.
Lei dove si è laureata?
“A Catania. Me ne sono andata perchè non condividevo il modo di gestire la ricerca e i ricercatori”.
Lei è associato di Microbiologia
“Sì, ho fatto due volte il concorso per ordinario, una volta mi hanno detto che i miei lavori scientifici non avevano respiro internazionale. La seconda che avevano troppo respiro internazionale. Ma i giudizi delle commissioni sono insindacabili, e ho deciso di accettare. Però una volta ne ho fatto annullare uno a Palermo”
Ci racconti, allora.
“Sono stata bocciata con 25 pubblicazioni legalmente valide. Aveva vinto uno con quattro”.
E come è finita?
“Concorso annullato. Ma la volta dopo ha rivinto la stessa persona”.
Un bell’ambiente
“Eh sì. Infatti più volte ho avuto voglia di andare via dall’Italia, anche di recente. Sono rimasta per non dimenticarmi di essere anche una mamma. E poi ho i miei giovani: borsisti, ricercatori, specializzandi. Nella mia carriera ne ho avuti un’ottantina”.
E che carriera hanno fatto.
“La maggior parte li ho aiutati ad andare all’estero. Londra, Commissione Europea, uffici della Nato… Quando un ragazzo mi chiede di frequentare, ho il cuore frantumato. Vorrei che si appassionasse alla ricerca, ma so com’è questo mondo”.
Lei fa altro nella vita, oltre a occuparsi del laboratorio e del gineceo
“Ah, mi piace cucinare, e scrivere. Ho scritto di donne disgraziate, ma anche un libro sulla mia famiglia a Catania, con le ricette di casa. Come lo scapece, piatto preferito da Federico II”.
Quanto durerà  questo virus?
“Non penso che la settimana prossima si possa non parlare di coronavirus. Tra l’altro, a me non piacciono i virus, preferisco i batteri. Però, quando tutto questo sarà  finito, mi farò fare un ciondolo d’oro a forma di coronavirus, che è bellissimo. Poi me lo metto al collo. Sarà  il mio trofeo. E si ricordi bene una cosa”
Dica
“Si lavi le mani. Il bagno è la porta di fronte”.

(da “La Repubblica”)

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GLI ERRORI DELL’OSPEDALE DI CODOGNO CHE HANNO CONTRIBUITO A DIFFONDERE IL CORONAVIRUS

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

DAGLI ERRORI SI IMPARA, MA NEGARLI E’ SBAGLIATO (FONTANA CHIEDA SCUSA)

Lunedì Giuseppe Conte ha annunciato di voler avocare le responsabilità  in materia sanitaria che spettano alle Regioni per evitare «gli errori compiuti nell’ospedale di Codogno» che, respingendo il paziente 1 senza sottoporlo al test, era diventato «focolaio d’infezione».
A puntare il dito sul problema dell’ospedale di Codogno come veicolo di infezione era stato anche l’infettivologo Massimo Galli in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Galli successivamente ha parzialmente rettificato la sua posizione:«L’attribuzione di una responsabilità  diretta e di un comportamento scorretto ai colleghi e all’ospedale di Codogno –chiarisce l’infettivologo – va comunque assolutamente al di là  delle mie intenzioni e delle mie convinzioni».
E ancora: «È verosimile che l’epidemia non sia, nella sua origine, recentissima nell’area del Lodigiano ed è certo che la persona che si è rivolta all’ospedale di Codogno per assistenza non è colui che ha importato il virus in Italia (il cosiddetto paziente «zero», ndr). È quindi probabile che il virus sia circolato per diversi giorni prima che il caso grave numero uno si rivolgesse ai sanitari di Codogno. È altrettanto evidente che i colleghi di tale ospedale non avevano   alcun elemento che li aiutasse a sospettare le cause delle manifestazioni cliniche del paziente, che non poteva essere considerato sospetto per coronavirus in base alle definizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità ».
Il Corriere della Sera oggi riepiloga cosa è successo all’ospedale di Codogno e perchè gli errori commessi nell’occasione hanno contribuito alla diffusione del Coronavirus nel lodigiano e da lì alle altre regioni e agli altri Stati d’Europa, spiegando però che l’applicazione alla lettera della circolare ministeriale in qualche modo discolpa il nosocomio:
Il «paziente 1» entra in Pronto soccorso, per la seconda volta, alle 3.12 di notte del 19 febbraio. Trentasei ore. È il tempo trascorso tra il ritorno di Mattia in Pronto soccorso (dov’era già  stato il giorno prima) e il tampone per il coronavirus. Il test viene fatto intorno alle 16 del 20 febbraio. Dopo che il 38enne, maratoneta e calciatore per diletto, passa un giorno e mezzo nel reparto di medicina. Lo vanno a trovare parenti e amici ed entra in contatto con medici, infermieri e altri pazienti. Il motivo del non aver ipotizzato subito la possibilità  del coronavirus: «Non è di ritorno dalla Cina».
In realtà , le linee guida del ministero della Salute del 22 gennaio su chi va sottoposto al tampone, dicono che è da trattare come caso sospetto anche «una persona che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato».
E una polmonite per un 38enne sano e sportivo, in realtà , lo può essere. Ma la nuova versione delle linee guida ministeriali del 27 gennaio cancella quella frase e prevede controlli solo per chi ha legami con la Cina.
A quel punto, racconta ancora il quotidiano, il paziente 1 viene spostato in rianimazione e lì infetta i due anestesisti benchè questi siano protetti dal protocollo. Ma cosa è successo all’interno dell’ospedale in quelle ore?
La prima ipotesi è chiudere il Pronto soccorso e l’ospedale tenendo dentro chi c’è in quel momento. Poi viene presa in considerazione l’idea di trasferire i pazienti in altri ospedali. Medici e infermieri del turno di notte tornano a casa convinti di cominciare un autoisolamento.
E invece no: vengono richiamati più tardi, quando ci sono anche gli altri colleghi del nuovo turno. Nel corso della giornata si decide chi di loro resta e chi torna a casa. Solo a mattina inoltrata il Pronto soccorso si svuota e le porte dell’ospedale, formalmente chiuso già  da mezzanotte, vengono davvero rese inaccessibili: non si esce e non si entra più. Ad oggi ci sono lavoratori che aspettano ancora l’esito del tampone.
In uno dei messaggi scambiati via WhatsApp, un uomo dall’interno dell’ospedale (che non vuole essere identificato) racconta a un amico che «è sbagliato dire che quella notte è andato tutto bene perchè non è la verità . Ma era un’emergenza mai vista e non vale accusare con il senno del poi. Diciamoci soltanto la verità , e cioè che forse la gestione di quella notte poteva andare meglio, ma diciamo anche che non era facile e che tutti hanno lavorato senza risparmiarsi. E cerchiamo di imparare dagli errori».
Un medico in quarantena di Castiglione d’Adda, cittadina a poche chilometri da Codogno, racconta all’agenzia AdnKronos: «Siamo stati un po’ delle cavie. Bisogna dare ai medici delle protezioni, spero che nelle altre regioni non si facciano gli stessi errori».
Ancora: «Nelle settimane precedenti c’erano state troppe polmoniti strane. Ma per il nuovo coronavirus tutto quello che dovevamo fare era chiedere agli assistiti se venivano dalla Cina, e in particolare dall’area a rischio».
Forse c’è stata una sottovalutazione, forse non si è capito che in un mondo ormai sempre più piccolo un virus partito da una megalopoli cinese come Wuhan poteva arrivare anche dove meno ce lo si aspettava, nella quiete della Bassa Lodigiana.
Però resta una domanda: perchè non è stata scelta una linea più rigorosa dall’Italia imponendo i test per tutti i casi sospetti, anche quelli che non avevano legami con la Cina? Perchè i paesi dell’Unione europea non hanno scelto questa linea comune prima che il contagio arrivasse?
Perchè fare il test ad ogni persona con la tosse non è praticabile.

(da “NextQuotidiano”)

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IL RISCHIO ESAURIMENTO POSTI IN TERAPIA INTENSIVA PER IL CORONAVIRUS

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

“IL RISCHIO DI UNA CRITICITA’ DI GESTIONE ESISTE, ATTUALMENTE SIAMO AL 90%”

Dei 322 contagiati per il Coronavirus SARS-CoV-2 — il dato risale alle 20 di ieri — 162 sono le persone in isolamento domiciliare, 114 quelle ricoverate e fra loro 35 si trovano nei reparti di Terapia intensiva.
Quest’ultime, spiega oggi Il Messaggero, ammontano dunque al 30% dei pazienti ospedalieri e al 10% dei contagiati. Persone che oltre al trattamento del virus con farmaci antivirali specifici per l’Hiv, hanno anche bisogno di assistenza respiratoria meccanica.
Se l’andamento dei ricoveri nei reparti di Terapia intensiva — ed è l’ipotesi peggiore — dovesse aumentare conclamando l’epidemia quali sarebbero gli effetti su queste strutture?
«Ci sarebbe una criticità  di gestione», spiega il professor Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società  italiana di malattie infettive e docente ll’università  Tor Vergata.
Il motivo è presto detto: in Italia i posti letto nei reparti di Terapia intensiva non superano le 5.300 unità  e attualmente l’occupazione è del 90%. Non c’è infatti solo il Covid-19 a cui tener testa: è il periodo dell’influenza stagionale e ci sono pazienti che sono ricoverati nelle unità  intensive perchè hanno patologie specifiche o sono stati colpiti da attacchi cardiaci o, ancora, sono reduci da interventi chirurgici particolarmente invasivi.

(da “NextQuotidiano”)

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CORONAVIRUS: QUANTI TAMPONI SI FANNO IN EUROPA?

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

IN ITALIA 8600, IN GRAN BRETAGNA 6795, IN FRANCIA 475, IN GERMANIA E SPAGNA NON SI SA

Ieri erano arrivati a oltre 8.600 i test del tampone faringeo per il Coronavirus: la maggior parte in Veneto e Lombardia, il resto nelle altre regioni.
In Europa, racconta però oggi Repubblica, c’è chi ha fatto ancora di più, senza trovare tutti i malati che si registrano in Italia:
Si tratta del Regno Unito, dove i test per il coronavirus sono stati 6.795 e il numero dei positivi è assai più basso: 13, dei quali 4 erano persone che si trovavano sulla nave da crociera Diamond Princess.
La Francia, invece, ha davvero numeri molto più bassi. Dall’inizio dell’emergenza, che ha riguardato in particolare il cluster scoppiato nella località  sciistica di Les Contamines-Montjoie nella prima metà  di febbraio, sono stati fatti 475 tamponi, 12 dei quali sono risultati positivi.
In Germania ci sono state 16 persone contagiate ma i dati sul numero dei tamponi non sono stati ancora diffusi, così come in Spagna, dove le persone colpite sono state 4. Questi Paesi comunque, così come la Francia, hanno deciso di sottoporre al test solo chi è a rischio per motivi clinici, cioè ha una sindrome respiratoria, e epidemiologici, cioè proviene da una delle zone a rischio (e tra queste in Germania hanno appena inserito anche l’area di Lodi e di Vo’ in Veneto).
“La prova tampone va fatta solo in alcuni casi circostanziati. Il fatto che negli ultimi giorni si sia esagerato con la prova tampone non corrisponde alle prescrizioni della comunità  scientifica”, ha detto ieri Giuseppe Conte.

(da “NextQuotidiano”)

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CORONAVIRUS, DODICESIMA VITTIMA, UN 69ENNE CON PATOLOGIE RESPIRATORIE PREGRESSE, I CASI DI CONTAGIO SONO 374

Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile

PRIMI CONTAGI TRA MINORI, GUARITA LA PRIMA AMMALATA … OMS E UE: “FIDATEVI DI QUANTO STA FACENDO IL MINISTERO DELLA SALUTE”

Il dodicesimo decesso legato a coronavirus Sars-Cov-2 è un uomo di Lodi di 69 anni, con patologie respiratorie pregresse, morto in Emilia Romagna.
E’ l’aggiornamento dato in mattinata dal capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, durante la conferenza stampa di rito sull’emergenza sanitaria che sta tenendo sotto scacco il nostro Paese.
Quindi, la conta di rito sull’epidemia Covid-19 che rispetto a ieri ha registrato un incremento di 52 persone contagiate raggiungendo quota 374. “La Lombardia registra 261 casi, Veneto 71, Emilia Romagna 30, Piemonte 3, Lazio 3, Liguria 6, Toscana 2, Sicilia 3, Marche 1 e Alto Adige 1”.
È attesa oggi la conferma di una positività  nelle Marche. Al momento i focolai restano quelli della Lombardia e del Veneto e tutti i contagiati avevano avuto contatti con i residenti delle zone rosse, oppure vi avevano soggiornato.
Buone notizie arrivano dal Lazio, dove non risultano più ammalati perchè sono guariti sia la coppia di cinesi primi ammalati in Italia, sia il ricercatore che era rientrato dalla Cina.
In Lombardia, in uno dei comuni della zona rossa, Castiglione d’Adda, è risultata positiva al test una bambina di quattro anni.
In tutto sono “quattro i bambini contagiati in Lombardia: due di 10 anni, uno di 15 e una di 4 anni. Due sono stati dimessi e due sono ricoverati in ospedale (al San Matteo di Pavia e all’ospedale di Seriate, in provincia di Bergamo), ma stanno bene.
Tutti provengono dalla zona di Codogno”, ha detto l’assessore al Welfare Giulio Gallera. Il focolaio lombardo dell’epidemia è finito nel mirino della Procura di Lodi, che ha aperto un’inchiesta conoscitiva sulle dinamiche di diffusione del coronavirus e sulle procedure adottate negli ospedali di Codogno, Casalpusterlengo e Lodi, dove questa notte i Nas di Cremona hanno fatto un’ispezione.
L’assessore regionale alla Sanità  del Lazio, Alessio D’Amato, ha intanto comunicato che è guarita anche la cittadina cinese ricoverata allo Spallanzani di Roma da fine gennaio. “La donna cinese è stata, insieme al marito, il primo caso in Italia ed è ora è negativa al Covid-19 – ha detto – Stamani durante una visita all’ospedale ho visto anche il marito che è in ottime condizioni”.
Il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti ha detto che sono stati riscontrati altri quattro casi di positività  al coronavirus nei due i due alberghi di Alassio da cui, ieri, è arrivato il primo caso sul territorio regionale. I casi positivi in Liguria salgono, dunque, a quota sei.
Si conferma, per quanto riguarda le vittime, che si tratta purtroppo di persone che hanno contratto il virus anche a causa di una immunodepressione dovuta ad altre patologie. Walter Ricciardi, nuovo consulente del ministro della Salute, invita a “ridimensionare questo grande allarme ribadendo che “il 95% dei malati guarisce, tutti i morti avevano già  condizioni gravi di salute”
A fare il quadro della situazione globale oggi è il direttore Europa Oms, Hans Kluge, durante una conferenza stampa dopo il vertice al ministero della Salute: “Ad oggi – ha spiegato – ci sono 80.980 casi di Covid-19 in 33 Paesi, 13 dei quali nella Regione europea. Oltre il 95% dei casi è in Cina, solo il 3% al di fuori”.
Kluge ha poi aggiunto: “Non bisogna cedere al panico, bisogna fidarsi pienamente di quello che sta facendo il ministero della Salute in Italia, in collaborazione con la Protezione Civile”.
Anche la Commissione europea rinnova i complimenti all’Italia per la gestione della crisi: “Vorrei dire che fin da subito la Commissione Ue ha sentito l’esigenza di esprimere assoluta solidarietà  all’Italia e al personale sul campo, che hanno messo subito in atto misure risolute e veloci per ridurre la minaccia di questo virus”, ha detto Stella Kyriakides, commissaria Ue alla Salute, durante la conferenza stampa dopo l’incontro con il ministro della Salute Speranza.
Il Parlamento europeo ha chiesto agli eurodeputati che negli ultimi 14 giorni hanno visitato le quattro Regioni italiane considerate a rischio (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto) di rispettare una quarantena di 14 giorni. Tali misure preventive sono raccomandate anche allo staff degli eurodeputati interessati.
In Austria gli accertamenti su una turista italiana di 56 anni del Friuli-Venezia Giulia, morta la scorsa notte in un residence a Bad Kleinkirchheim hanno dato esito negativo. La donna non aveva contratto il coronavirus.
Altri due turisti italiani nell’hotel di Adeje a Tenerife, isolati ieri, sono risultati invece positivi al coronavirus. Lo scrive l’agenzia spagnola Efe, che cita il ministero della Salute regionale delle Canarie. I due nuovi positivi fanno parte del gruppo in viaggio con il medico piacentino e la moglie a cui era stato diagnosticato ieri il Covid-19.

(da agenzie)

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NON CI VUOLE PIU’ NESSUNO: SI ALLUNGA LA LISTA DEI PAESI CHE CI CHIUDONO LE PORTE

Febbraio 25th, 2020 Riccardo Fucile

SEYCHELLES, MAURITIUS, GIORDANIA, IRAQ, KUWAIT, TURKMENISTAN, MA ANCHE PAESI EUROPEI STRINGONO LE MAGLIE

Ormai non ci vuole più nessuno: si allunga la lista dei Paesi stranieri che hanno deciso di adottare delle misure restrittive nei confronti dei viaggiatori italiani per contenere la diffusione del Coronavirus.
Dal sito di Viaggiare Sicuri del Ministero degli Affari Esteri emerge che la Giordania ha “vietato l’ingresso di tutti i viaggiatori provenienti dall’Italia, salvo i cittadini giordani. Ai viaggiatori che abbiano viaggiato in Italia, Cina, Corea del Sud e Iran nei 14 giorni precedenti l’arrivo in Giordania sarà  negato il visto d’ingresso”.
Stessa situazione per le Seychelles dove le autorità  hanno “vietato a tutte le compagnie aeree con voli diretti alle Seychelles di imbarcare passeggeri che siano stati in Italia, Cina, Sud Corea e Iran negli ultimi 14 giorni”, ad eccezione dei cittadini delle Seychelles e dei residente del Paese.
Il Kuwait ha “annunciato la sospensione di tutto il traffico aereo da e per l’Iran, l’Italia, la Corea del Sud e la Thailandia”
Sempre sul sito del Ministero si legge che le autorità  della Romania stanno adottando misure di controllo e quarantena domiciliare di 14 giorni per i viaggiatori provenienti dalle località  colpite dal Coronavirus.
In particolare, all’arrivo in Romania, tutti i “viaggiatori asintomatici delle aree maggiormente interessate, rispettivamente la provincia cinese dell’Hubei e le località  italiane oggetto di specifica ordinanza della Lombardia e del Veneto, saranno collocati direttamente in quarantena, per un periodo per 14 giorni.
Ai viaggiatori provenienti da altre località  delle regioni Lombardia e Veneto sarà  richiesto un isolamento volontario domiciliare per 14 giorni dall’arrivo” nel Paese.
L’Ucraina, invece, ha deciso di aumentare i controlli per i passeggeri. In particolare “le autorità  sanitarie ucraine hanno annunciato il controllo della temperatura corporea per tutte le persone provenienti dall’Italia, sia attraverso i confini terrestri, in particolare quello con l’Ungheria, che negli aeroporti internazionali laddove sono state predisposte unità  epidemiologiche mobili.
Le persone che presentino sintomi della malattia verranno poste in temporaneo isolamento e sotto osservazione per essere eventualmente trasferite nei reparti di infettivologia degli ospedali ucraini specializzati”.
In Moldavia il Premier Ion Chicu ha annunciato l’installazione di un termoscanner presso l’aeroporto di Chisinau per esaminare i passeggeri provenienti dall’Italia, “cui seguirà  l’installazione di un secondo scanner adibito a controlli generalizzati”.
Il Brasile ha adottato una procedura di controllo sui voli diretti in arrivo dall’Italia presso l’Aeroporto internazionale di San Paolo, che prevede la salita a bordo di alcuni ispettori dell’agenzia, la formulazione di una serie di domande a fini di sanità  pubblica, in particolare all’equipaggio, e la lettura, da parte del personale di bordo ai passeggeri, prima dello sbarco, di un messaggio informativo che richiama misure preventive per evitare la trasmissione della malattia e la necessità  di rivolgersi a un medico nel caso in cui si registrino sintomi quali febbre, tosse o difficoltà  respiratori”.
La Polonia invece raccomanda, “per chi rientra dalle Regioni del Nord Italia” di adottare misure di auto-monitoraggio.
In Lettonia, le autorità  locali richiedono ai passeggeri in arrivo su voli provenienti da Milano, Bergamo, Venezia e Verona la compilazione, in aeroporto, di un modulo rilasciato dal Centro di Prevenzione e di Controllo delle Malattie locale, in cui indicare la Regione di provenienza, i luoghi in cui ci si è recati di recente nonchè la prevista durata e il luogo di soggiorno” nel Paese.
Controlli per chi proviene dall’Italia anche in Egitto, e Montenegro. Scorrendo l’elenco, che viene aggiornato in tempo reale, emerge che la Bulgaria richiede “a tutti i passeggeri provenienti dall’Italia la compilazione di un questionario, in presenza di un ispettore sanitario, dichiarando le proprie generalità  e se si avvertono dei sintomi. In caso di febbre alta o tosse, verificatesi successivamente all’ingresso nel Paese, si dovrà  contattare un medico di base. Le autorità  locali raccomandano di non recarsi direttamente all’ospedale senza aver prima preso contatto con il medico.
Per tutti i passeggeri in arrivo in Bulgaria che presentassero temperatura corporea superiore ai 37 gradi è prevista una consultazione nella struttura sanitaria specializzata istituita in Aeroporto. La compagnia Air Bulgaria ha comunicato la cancellazione dei voli da e per Milano fino al 27 marzo”.
E ancora il Ministero della Salute di Samoa ha stabilito che i viaggiatori provenienti (o in transito) dall’Italia saranno ammessi nel Paese solo se abbiano trascorso 14 giorni di quarantena in un Paese in cui non siano occorsi casi di coronavirus e posseggano certificazione medica (non più vecchia di 3 giorni) che escluda il contagio.
Questi provvedimenti si aggiungono a quelli emanati nei giorni scorsi in particolare dalla Croazia (controlli all’ingresso), dalle Mauritius (che ha interdetto l’accesso a chi proviene dalla Lombardia, dal Veneto e dall’Emilia Romagna), dalla Slovacchia (controlli all’ingresso) e il Turkmenistan (restrizioni all’ingresso per chi proviene dall’Italia)

(da Globalist)

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