Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
SALE A 4.032 IL NUMERO DELLE VITTIME… LA PIU’ COLPITA LA LOMBARDIA CON 381 MORTI
È il bollettino più drammatico sotto il profilo delle vittime l’ultimo diffuso dalla Protezione civile sull’epidemia di coronavirus in Italia.
Nel consueto appuntamento quotidiano, il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli ha confermato che nelle ultime 24 ore ci sono stati 627 morti.
Il totale delle vittime sale così a 4.032.
Il numero dei positivi attuali sale a 37.860 pazienti, con 4.670 nuovi casi in un giorno, che portano il totale nazionale a 47.021 persone colpite finora.
Quanto alle guarigioni, nelle ultime 24 ore sono guariti 689 pazienti, e dunque il totale delle guarigioni sale a 5.129 persone.
I pazienti ricoverati in strutture ospedaliere con sintomi sono al momento 16.020, di cui 2.655 in terapia intensiva. 19.185 sono invece le persone in isolamento domiciliare in tutta Italia.
I numeri più pesanti arrivano ancora una volta dalla Lombardia, dove in un solo giorno si sono contati 381 morti e 2.380 nuovi contagi.
I pazienti attualmente positivi regione per regione
In base ai dati ufficiali della Protezione Civile, il numero di persone al momento positive al SARS-CoV-2 è così distribuito di regione in regione:
15.420 in Lombardia
5.089 in Emilia Romagna
3.677 in Veneto
3.244 in Piemonte
1.844 nelle Marche
1.713 in Toscana
1.030 nel Trentino A.A.
1.001 in Liguria
912 nel Lazio
702 in Campania
555 in Friuli Venezia Giulia
551 in Puglia
422 in Abruzzo
384 in Umbria
379 in Sicilia
257 in Valle d’Aosta
288 in Sardegna
201 in Calabria
39 in Molise
52 in Basilicata
(da Open)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA MOTIVAZIONE DELL’ASSEMBRAMENTO DAVANTI AL MERCATO ORTOFRUTTICOLO NON E’ L’APERTURA DEL MERCATO
“Mentre l’Italia soffre e si ferma, il mercato ortofrutticolo di Palermo non chiude. Il tutto sotto il
naso del sindaco Orlando, famoso per difendere immigrati e Ong. Nessun rispetto delle regole e del buonsenso: così si mette a rischio non solo la città , ma tutto il Paese.”
Ecco la quotidiana bufala in un post di Matteo Salvini.
Due premesse doverose.
La prima: le scene che si sono viste questa mattina al mercato ortofrutticolo di Palermo non sono conformi alle prescrizioni dei dpcm emanati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, perchè non sono state rispettate le distanze di sicurezza necessarie.
La seconda: lo stato dell’arte che riguarda la struttura ci dice che, al momento, quest’ultima risulta ancora chiusa dopo l’ordinanza emessa dal sindaco Leoluca Orlando.
Dunque, Matteo Salvini — che ha scritto un tweet polemico per attaccare il primo cittadino del capoluogo siciliano — riporta una notizia non vera.
Ma cosa è successo al mercato ortofrutticolo di Palermo questa mattina?
Lo spiega una nota del comune. L’assembramento non era relativo a cittadini che volevano entrare nella struttura per fare la spesa, ma ai lavoratori del comparto che operano proprio all’interno dello stesso mercato palermitano.
«Contrariamente a quanto riportato da alcune testate locali, il mercato ortofrutticolo è e resta chiuso, fino a quando tutti coloro che hanno titolo ad accedervi non avranno adempiuto a tutte le disposizioni — hanno scritto dal comune di Palermo -. Stamattina, su richiesta di alcuni concessionari, è stato autorizzato unicamente l’ingresso di alcuni TIR con merce proveniente da altri centri di stoccaggio e che è stata sottoposta anche a controlli dell’ASP».
Il mercato non riaprirà fino a quando, conformemente alle disposizioni del dpcm, non verranno stabilite tutte le misure per permettere gli acquisti contingentati e l’accesso in sicurezza all’interno della struttura.
Dunque, sembra inutile e strumentale affermare che il mercato è aperto e divulgare queste informazioni attraverso i seguitissimi account social di Matteo Salvini.
Il leader della Lega, poi, non ha perso l’occasione per definire Leoluca Orlando «amico delle ong», confondendo ancora una volta i piani.
Una cosa è dare una mano per cercare di procedere, in maniera compatta, a superare l’emergenza coronavirus, un’altra è riaccendere vecchie beghe politiche, mescolando argomenti che poco hanno a che vedere gli uni con gli altri.
Soprattutto in un momento in cui le ong hanno offerto la loro disponibilità a scendere in campo con il proprio personale sanitario per aiutare le regioni in difficoltà — tra cui la Lombardia — a gestire l’emergenza medica.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL SOPRALLUOGO DI UN CONSIGLIERE REGIONALE M5S CONFERMA CHE LA SCELTA E’ POSSIBILE E NON ONEROSA, VISTO CHE GIA’ ESISTE
Dopo le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Gallera di inagibilità del monoblocco del vecchio Ospedale di Legnano e il comunicato di ADL Cobas Lombardia a firma di Riccardo Germani come portavoce del sindacato, riporto quanto emerso da un sopralluogo nel vecchio Ospedale di Legnano e ci preme confermare che se da una parte Gallera ha ragione per il vecchio monoblocco, abbiamo potuto constatare con i nostri occhi che alcune delle palazzine dell’Ospedale nate per essere adibite a reparti di pediatria, ginecologia, infettivi e rianimazione sono occupati in parte e assolutamente agibili e disponibili.
Nella prima palazzina di 4 piani c’è un blocco operatorio assolutamente funzionate anche se non siamo riusciti ad entrare, mentre al piano secondo e primo hanno adibito le camere degenti a uffici per la ATS, stessa cosa per il piano rialzato tutte le camere hanno luce, bagni, e predisposizioni per l’ossigeno.
I pochi impiegati hanno confermato che il lavoro che svolgono oggi potrebbero tranquillamente fare da casa e che in questa emergenza sarebbe intelligente usare quella struttura come posti letto Covid-19.
Nella seconda palazzina che doveva ospitare le malattie infettive di 3 piani al momento sembrerebbe occupata in parte dai poliambulatori e da un centro prelievi e anche questa potrebbe essere pronta subito senza grandi spese.
La terza palazzina è un’ala del monoblocco che ospitava la rianimazione di 8 piani costruita successivamente al monoblocco; li non è possibile entrare, ma sembrerebbe dall’esterno una costruzione eccellente.
Come M5S chiediamo un’ulteriore sopralluogo in queste 3 palazzine per prendere in considerazioni la possibilità di utilizzarle per reparti di Covid-19 queste 3 strutture.
Luigi Piccirillo
(consigliere regionale M5S)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
“ORMAI GLI ANZIANI MUOIONO A CASA”
Sindaco Gori, inevitabile, come prima cosa, partire dalle immagini dei carri militari andati a
prendere i corpi a Bergamo. Una fila interminabile.
È un’immagine che più ha scosso le sensibilità : la nostra, ma anche quella di tante persone lontane. Mi pare anche di chi ha responsabilità di governo. È come se l’Italia avesse di colpo realizzato cosa sta davvero succedendo in questa provincia, quello che andiamo raccontando da settimane.
Ci racconti la situazione di queste ore. Non c’è più spazio neanche nel forno crematorio, che lavora 24 ore al giorno, giusto?
Abbiamo dovuto chiedere il supporto di altri impianti crematori, in altri città , che ci stanno aiutando.
Neanche nelle camere mortuarie mi pare. Non voglio essere macabro, sono elementi di una drammatica cronaca.
È la realtà di questi giorni terribili. In cui moltissime famiglie si sono ritrovate faccia a faccia con la morte.
Qual è, al momento, la situazione negli ospedali?
È allo stremo, aldilà di quanto si possa immaginare. In Lombardia e a Bergamo abbiamo un ottimo sistema sanitario, forse il migliore del nostro Paese. Agli ospedali pubblici si sono affiancati anche quelli privati. Si sono moltiplicati i posti letto, inventati nuovi spazi per le cure intensive. Eppure non basta. Le persone che avrebbero bisogno di essere ricoverate e curate sono molte di più.
Fece molto discutere una sua frase sui medici chiamati a operare in condizioni estreme, tali da metterli di fronte alla scelta sul chi salvare. In fondo anche Fontana ha detto la stessa cosa: “Se va avanti così non potremo curare tutti”. Si sta arrivando a quello che diceva lei?
Ci siamo arrivati da un pezzo. Quando ho parlato della dolorosa scelta di quei medici parlavo di fatti di cui ero assolutamente certo.
Ci sono anziani che muoiono in casa, nei conventi, nei monasteri che non riescono neanche a salire sull’ambulanza. Neanche arrivano negli ospedali. Conferma?
È quello che sta accedendo. In questa provincia il numero dei decessi a causa del virus è di gran lunga superiore a quello delle statistiche ufficiali. Molti malati anziani muoiono di polmonite a casa loro, o nelle case di riposo, senza che nessuno abbia fatto loro un tampone, nè prima nè dopo il decesso. Ho chiamato una dozzina di sindaci, per farmi un’idea: in quei comuni il numero dei decessi attribuibili all’epidemia è all’incirca quattro volte quello ufficiale.
Sapeva che un’azienda di Brescia ha mandato mezzo milione di tamponi negli Stati Uniti, e sarebbero invece bastati per tutto il Nord? È davvero una cosa clamorosa.
Non mi pare che in Italia scarseggino i dispositivi per eseguire i tamponi: mancano semmai i tecnici per fare i prelievi, i laboratori per analizzarli, se è vero che già oggi ci vogliono giorni per avere i risultati.
Ma lei è favorevole al cosiddetto “modello coreano”, di tamponi a tappeto?
Non so dire se oggi, visto il livello diffusione dell’epidemia in questa regione, abbia senso avviare tamponi di massa: ne andrebbero però fatti a decine di migliaia, forse di più. E ho l’impressione che – semplicemente – non si sia in condizione di farlo.
Non è il momento delle polemiche ma è inevitabile che, in queste situazioni, ci si chieda se è solo un castigo divino o se ci sono degli errori umani. Si può dire che c’è una falla nella Sanità lombarda, che non riesce ad assicurare servizi a tutti?
La sanità lombarda, ripeto, è tra le migliori di questo Paese. Quella bergamasca è al primo posto nella classifica del Sole 24 Ore. Ma l’impatto di quello che sta succedendo travolge qualunque difesa. Negli ospedali ci sono medici e infermieri che fanno miracoli, la medicina di territorio è a sua volta in prima linea, ma non basta. Gli operatori sanitari si ammalano, ci sono continue defezioni dovute al virus. La verità è che vengono al pettine gli errori fatti negli ultimi anni, i mancati adeguamenti dei bilanci della sanità — mentre si buttavano decine di miliardi su altri fronti — le strozzature del sistema formativo dei medici, dai numeri chiusi alle scuole di specialità per pochi. E anche se non li avessimo fatti, questi errori, probabilmente saremmo lo stesso in difficoltà .
Il Veneto che è un modello che, a differenza di quello lombardo, ha meno presenza del privato funziona meglio, perchè funziona meglio la prevenzione. Si può dire?
Non credo. Qui i privati stanno aiutando. Tantissimo. L’Humanitas Gavazzeni è praticamente un ospedale per soli pazienti Covid. La verità è che il Veneto ha avuto un solo focolaio, a Vo’, ed è stato ben circoscritto. La Lombardia ne ha avuti due, a Codogno e in Val Seriana, e sul secondo non si è intervenuti per tempo.
A fine febbraio, quando c’era già la zona rossa a Codogno e i primi contagi in val Seriana lei non invocò la zona rossa. Perchè?
Io sono stato tra quelli che l’ha chiesta, per giorni, e anche con forza. Qualche giorno fa è emerso che all’ospedale Fenaroli è andata come all’ospedale di Codogno. Polmoniti in crescita già a gennaio, forse addirittura a dicembre, non riconosciute per tempo come manifestazioni del virus — del resto allora non era forse neanche possibile – trattate come mutazioni del ceppo annuale dell’influenza. In mezzo ai medici, agli infermieri, agli altri pazienti. Si sono infettati tutti. Bisognava chiudere, come a Codogno, come ho chiesto anche io, e invece non si è fatto. Non mi chieda perchè, non lo so. Non era facile, non era campagna come a Lodi, c’erano un sacco di imprese, una zona molto più urbanizzata. Hanno mandato l’esercito a fare i sopralluoghi ma alla fine non l’hanno chiusa. E a quel punto era forse già troppo tardi.
Lei, un po’ come faceva Sala con “Milano non si ferma”, era della linea “Bergamo non si ferma”. È stata una sottovalutazione?
Sì, era una sottovalutazione.
Non fu l’unico, c’era chi diceva che era una influenza, ma crede di aver commesso qualche errore?
Ci abbiamo messo qualche giorno di troppo a capire, abbiamo sbagliato anche noi, anche io. Per alcuni giorni — eravamo già zona gialla — abbiamo pensato che si potesse tenere insieme la prudenza, il rispetto delle regole, le distanze di sicurezza, e la vita normale. Eravamo preoccupati per il virus, ma anche per le attività economiche delle nostre città , i negozi, gli studi, i bar, la vita stessa nei nostri concittadini. Ma quell’equilibrio non poteva reggere.
Ad esempio, c’era Bergamo in fiera, e il Comune propose la convenzione con l’agenzia dei trasporti locali, per una scontistica. Valanghe di persone sugli autobus…
No, no, erano chiusi i centri commerciali, ma aperti i negozi di vicinato, che disperatamente cercavano di salvare almeno un pezzetto del loro lavoro. Con ciò, non c’era folla nei negozi e tantomeno sugli autobus. Anzi.
Il regista Paolo Franchi ha pubblicato una suo foto al ristorante con sua moglie mentre invitava i bergamaschi ad andare avanti senza allarmismi. Tre giorni prima l’ospedale di Alzano Lombardo era in tilt.
È quello di cui parlavo. Il messaggio che accompagnava quella foto parlava di preoccupazione, ma anche di “andare avanti con intelligenza e buon senso, senza allarmismi”. Non abbiamo dato messaggi sciocchi, ma in quel momento stavamo certamente sottovalutando il pericolo. Gli stessi virologi del nostro Paese erano divisi sull’argomento Coronavirus, faccia lei.
Perchè Bergamo è l’epicentro della pandemia?
Credo per quello che è accaduto tra Alzano Lombardo e Nembro, e per le scelte che non sono state fatte.
Il governo, proprio in queste ore, sta valutando una ulteriore stretta alle misure di contenimento. Lei è d’accordo?
Sì, assolutamente. Da almeno dieci giorni dico che bisogna chiudere tutte le attività non essenziali. Si salvaguardino le filiere strategiche – alimentare, sanità , energia – e si chiuda il resto. Che senso ha tenere aperta una fabbrica di bottoni o di giocattoli e vietare ai cittadini di fare jogging in campagna?
Magari non è il momento, ma non crede che a bocce ferme si dovrà indagare sulle responsabilità di ognuno?
Forse, alla fine. Anch’io ho qualche sasso nelle scarpe. Ma non adesso, adesso è invece fondamentale che le istituzioni si mostrino coese, che trasferiscano solidità e fiducia. E comunque il mio giudizio sulla risposta complessiva del Paese, delle sue istituzioni e dei suoi cittadini è largamente positivo. Non parliamo neppure di questa città e di questa provincia: i bergamaschi hanno fama di gente tosta, stavolta si stanno dimostrando dei marine.
Di cosa ha bisogno oggi Bergamo?
Di medici e di infermieri, di ventilatori polmonari, di dispositivi di protezione per evitare che gli operatori sanitari si ammalino. Domani serviranno anche forti aiuti economici, per rimettere in piedi questa terra in difficoltà , ma oggi le priorità sono tutte sanitarie.
Che appello vuole lanciare?
Chiedo aiuto alle altre regioni e agli altri Paesi che hanno avuto la fortuna di non trovarsi sulla linea di primo impatto di questo flagello. I bergamaschi sono andati ovunque, per qualunque alluvione o terremoto, in Italia e fuori, abbiamo sempre aiutato tutti. Adesso tocca a noi ricevere soccorso.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL 43% DEI LOMBARDI SI SPOSTA ANCORA OGNI GIORNO … SE NON SI CHIUDONO UFFICI E ATTIVITA’ NON SI RISOLVE UNA MAZZA
Mezza Lombardia va ancora in giro. Grande preoccupazione arriva dalle istituzioni, dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al presidente della Regione, Attilio Fontana, che chiede una presenza massiccia dell’esercito.
Sala: “In Lombardia si muove ancora il 42-43% della popolazione”.
“Se in Lombardia il 42-43% della popolazione si sposta ancora rispetto al periodo precedente l’emergenza sanitaria, “evidentemente non è solo il jogging il problema”. Lo ha detto il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, a Sky Tg24. “Anche oggi siamo su una media del 42-43% rispetto alla mobilità in un giorno normale della regione Lombardia”.
Il dato ormai rappresenta circa l′85% del totale della popolazione, quindi è un dato sicuramente valido. Ci sembra molto alto. Stiamo facendo un’analisi su fascia oraria, abbiamo dei picchi molto importanti alle 18 e alle 19, seguono le 12 e le 13. In questi orari la gente si sposta di più. Molto sicuramente è dovuto alle attività produttive, noi facciamo l’appello a chi sta uscendo senza una reale necessità ”.
Oggi in Regione Lombardia “c’è una riunione in cui incrociamo tutti i dati di movimento e le fasce orarie. Da lì capiamo se questi provvedimenti possono avere un effetto significativo. Ieri il presidente Fontana ha parlato con il presidente Conte e ora aspettiamo una risposta del governo. Poi vedremo anche come Regione che cosa fare”, ha aggiunto Sala.
Prefettura di Milano dispone impiego di 114 militari di “Strade sicure.
Con la rimodulazione dei servizi, decisa stamane in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con la presenza degli assessori regionali Riccardo De Corato e Pietro Foroni, secondo le indicazioni del Ministro dell’Interno, 114 unità di militari dell’Esercito di Strade Sicure verranno impiegate direttamente nel controllo delle misure di contenimento della diffusione del virus Covid-19. Lo fa sapere la Prefettura di Milano.
Trentaquattro unità sono già operative per il controllo dei passeggeri nelle stazioni ferroviarie – rende noto la Prefettura -. Da domani partiranno i nuovi servizi, insieme al potenziamento dei controlli da parte di tutte le forze di polizia. I servizi aggiuntivi si distribuiranno nella Città Metropolitana tenendo conto dei flussi di movimenti rilevati in questi giorni, delle segnalazioni pervenute dai sindaci e della incidenza territoriale del contagio. Nella giornata di ieri sono stati effettuati 11.944 controlli, 353 persone e 6 titolari di esercizi commerciali denunciati. Quattro gli esercizi chiusi con sanzione amministrativa.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL CLUB CALCISTICO DI SAN PAOLO E’ STATO FONDATO DA IMMIGRATI ITALIANI: “CON ORGOGLIO ABBIAMO OSTENTATO I VOSTRI COLORI CON I NOSTRI SIMBOLI”
In tutto il mondo proseguono i messaggi di solidarietà nei confronti dell’Italia, afflitta dal continuo
aumentare dei contagi e dei morti da coronavirus.
L’ultimo, il più commovente, arriva dal Brasile, dal Palmeiras, squadra di San Paolo nata da immigrati italiani nel 1924 come “Palestra Italia” (cambiò nome nel 1942) e da sempre legata al calcio nostrano. “Siamo con voi fratelli italiani! Siamo insieme fratelli italiani. Forza”.
Una lunga lettera che avvicina il club di San Paolo al nostro paese: “Cara Italia – si legge -, sono trascorsi più di cento anni da quando ci siamo salutati, quando la guerra, la povertà , e la fame hanno cambiato i nostri destini, all’inizio dello scorso secolo. Con molta sofferenza e nostalgia, abbiamo attraversato l’Atlantico per ‘Fare l’America’. Con sudore, lavoro, fede e determinazione, sono stati gli italiani immigrati qui a San Paolo a portare avanti la lotta contro la Grande Influenza nel 1918, che ha devastato il mondo, simile ai tempi così bui che stiamo vivendo oggi. Abbiamo vinto insieme queste e altre sfide, e siamo diventati ancora più forti nel nostro percorso”.
“Oggi tuo figlio soffre e piange”
“Sono passati tanti anni, abbiamo raggiunto la gloria sia a livello sociale che sportivo, come lo avete fatto anche voi quando una Seconda Guerra Mondiale ci ha immersi di nuovo nel caos, nella paura e nella distruzione. Abbiamo avuto di nuovo la forza per superare momenti bui, per rinnovarci e andare avanti. Anzi, proprio questo sembra essere il nostro destino: riemergere sempre, sempre più forti. Con orgoglio abbiamo ostentato i tuoi colori con i nostri simboli. Era la nostra premessa nei primi tempi della nostra esistenza. Oggi chiediamo il permesso ai nostri avi per riscrivere questa idea: quando feriscono in qualche modo l’Italia, feriscono anche il Palestra e la sua gente. Oggi, il tuo figlio, qui in Sud America, soffre e piange nel vedere la sua terra madre in difficoltà , come tutto il resto del mondo. E’ dovere dei più giovani – conclude la lettera aperta del club brasiliano – accogliere i parenti e gli amici più vecchi e più fragili con altruismo e fratellanza, così come i nostri genitori e nonni”.
(da agenzie)
argomento: radici e valori | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL BALLISTA DICE CHE L’EUROPA HA VOLUTO CHE CHIUDESSIMO GLI OSPEDALI, IN REALTA’ LI HA CHIUSI LA LEGA IN LOMBARDIA E VENETO PER FAVORIRE LA SANITA’ PRIVATA
«Occorre rivedere tutte le regole europee. Negli anni passati bisognava CHIUDERE gli ospedali, le scuole… perchè ce lo chiedeva l’Europa». Matteo Salvini, il leader responsabile che vuole tirarci fuori dall’emergenza coronavirus con la sola forza dei suoi tweet ha deciso di andare all’attacco contro l’Unione Europea che ci ha costretto a chiudere gli ospedali e le scuole.
Lo fa con il solito mantra del “bisogna cambiare l’Europa”. Lo dicono tutte le forze politiche del continente: ma per la Lega significa che “o si cambiano le regole o si esce”.
Dopo i migranti che ci fanno chiudere gli ospedali oggi è colpa della UE
Cosa c’entrino le scuole lo sa solo lui, al momento sono chiuse a causa dell’epidemia di Covid-19, che decisamente non ha nulla a che fare con le regole europee.
E gli ospedali? Vi sorprenderà scoprire che lo stesso Matteo Salvini che oggi dà la colpa alla UE che ci ha chiesto di chiudere gli ospedali non più tardi di quindici giorni fa sosteneva che se non c’erano abbastanza posti nei reparti di rianimazione era colpa delle politiche di accoglienza dei migranti.
Ora che di invasione, migranti, barconi e porti chiusi non si parla più Salvini gioca la carta del nemico europeo. E chissà se qualcuno tra gli elettori della Lega si ricorda che il Carroccio è anche quello che ha chiesto a gran voce la Flat Tax (le tasse servono per finanziare il SSN) o che ha approvato Quota 100 e il Reddito di Cittadinanza (quanti miliardi sono costati?).
Difficile che lo dica Salvini, proprio oggi che vengono richiamati in servizio i medici mandati in pensione con Quota 100.
Se avanza tempo ci si può soffermare sul fatto che l’emergenza sanitaria, la crisi dei posti letto in terapia intensiva, sta avendo luogo in Lombardia e in Veneto. Due regioni dove da decenni è la Lega a governare.
Se dei tagli ci sono stati non è certo stato per fare spazio ai migranti (a proposito, vi ricordate di quanto “spendeva” lo Stato per i migranti con la Lega al governo?) o perchè ce lo chiedeva l’Europa ma a causa di precise scelte politiche.
Chi ha svenduto la sanità lombarda ai privati?
Chi ha tagliato i posti letti ospedalieri in Veneto?
Chi aveva predisposto sei miliardi di euro di tagli lineari a scuola e sanità per il 2020?
Chi è che aveva detto che i medici di famiglia non sono poi così importanti perchè ormai i cittadini (che hanno sufficienti disponibilità economiche) si rivolgono direttamente agli specialisti nei centri di medicina privati?
Di chi è stata la decisione di “azzerare” l’addizionale IRPEF in Veneto e così avere meno risorse a disposizione per la Sanità ?
Risposta a tutte queste domande: la Lega.
In quelle regioni vent’anni di politiche leghiste sulla Sanità hanno portato ai risultati che abbiamo sotto gli occhi di tutti. E con l’Autonomia Differenziata (a proposito, come mai non se ne parla più?) Veneto e Lombardia hanno chiesto maggiori competenze, anche in ambito sanitario.
Ma quando è che l’Europa ci ha chiesto di chiudere scuole e ospedali?
È vero, l’Unione Europea si sta muovendo troppo lentamente e la Presidente della BCE Christine Lagarde prima di annunciare un bazooka finanziario da 750 miliardi di euro ha fatto una dichiarazione che ha molto danneggiato il nostro Paese.
Ma non è di questo che sta parlando Salvini. Il quale essendo stato parlamentare europeo l’opportunità per “cambiare le regole europee” la ha avuta. Così come ha avuto la possibilità — da ministro dell’Interno — di cambiare l’atteggiamento della UE rispetto all’immigrazione. Ma quando era a Bruxelles Salvini non andava quasi mai a lavoro. E quando era al Viminale ha disertato quasi tutti i vertici europei.
Cosa ha fatto l’Europa (cioè noi)? Ci ha chiesto di ridurre gli sprechi, e gli sprechi sono quelle spese che non producono maggiori servizi per i cittadini ma solo vantaggi per alcuni.
Ci ha imposto dei parametri, delle regole, rispetto al debito pubblico. Ha detto al nostro Paese (e a tutti gli stati membri) che non potevano fare troppo debito pubblico.
La ragione è semplice: bisogna tenere i conti in ordine perchè poi può succedere che in un periodo di crisi ad esempio basti poco per far salire il famigerato spread oltre la soglia di sicurezza.
Oppure perchè c’è il rischio di fare default, che significa non avere più soldi per garantire i servizi essenziali.
La Lega invece ha risposto proponendo i Minibot, oppure di fare più deficit per finanziare la Flat Tax (salvo magari dire che voleva usare “la ricchezza degli italiani”) non per aumentare gli stanziamenti a favore di scuole e ospedali.
Nel 2020 i due grandi provvedimenti della stagione di governo gialloverde come RdC e Quota 100 costeranno la bellezza di 12 miliardi di euro.Soldi che si sarebbero senz’altro potuti investire altrove. Ma quando Lega e M5S “lottavano” con la Commissione Europea per il famoso 2,4% non stavano pensando a scuole ed ospedali.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
ANNUNCIATE PRIMA DI ESSERE CONSEGNATE, COMUNI INCAZZATI PERCHE’ I CITTADINI LE CHIEDONO… LO SPOT LEGHISTA SI TRAMUTA IN AUTOGOL
Ieri abbiamo parlato delle fantastiche mascherine di Luca Zaia contro il Coronavirus (che NON
SONO dispositivi di protezione individuale) e oggi il Corriere del Veneto fa sapere che il governatore le ha annunciate prima che fossero consegnate, scatenando una caccia nei comuni:
«Ciao, scusa il disturbo, tu sai dove si trovano le mascherine di Zaia?». Non quelle della Regione, quelle di Zaia.
I messaggi girano da mercoledì in tutte le chat, dopo l’annuncio del governatore in conferenza stampa, e successiva la promessa di invio in tutti i luoghi sensibili per compensare la carenza di dispositivi, cercati da tutti e trovati da pochi.
Per i sindaci però è un fattore di complicazione che si aggiunge a quella che è già (ed è noto,senza ombra di dubbio) un’emergenza: i cittadini chiedono ai Comuni di avere le mascherine prodotte e distribuite da Grafica Veneta.
Che però non sono ancora arrivate capillarmente. La diffusione delle notizie è rapidissima di questi tempi e già nel pomeriggio di mercoledì, a poche ore dall’annuncio, i municipi erano bersagliati di richieste.
Ieri, sui social, i sindaci hanno dovuto pubblicare post e video per spiegare ai cittadini che no, le mascherine non c’erano.
«Sarà nostra cura avvisarvi tempestivamente su quantità e modalità di consegna delle mascherine annunciate dalla Regione non appena arriveranno delle indicazioni» spiega il sindaco di Preganziol Paolo Galeano su Facebook. Il suo vicesindaco Stefano Mestriner va più sul concreto rispondendo a un commento: «Centinaia di telefonate e messaggi che arrivano perchè “Zaia ha detto che i Comuni le hanno”. È irresponsabile gestire le cose così, se le risposte devono arrivare dagli altri». Uno sfogo che coinvolge tutti i territori impegnati a gestire un’impellenza in più.
Nelle farmacie è difficile perfino prenotare le mascherine perchè i rifornimenti arrivano col contagocce, l’ordine via web prevede un’attesa di diversi giorni, e allora le autoprodotte mascherine «venetiste» sono un miraggio per chi non le può acquistare tramite i canali ufficiali.
Ma a fare la sintesi è un ex sindaco, Simonetta Rubinato di Roncade: «Grazie all’imprenditore Franceschi per l’iniziativa. Ma il presidente della Regione avrebbe fatto bene ad attendere che le mascherine fossero consegnate, per non mettere in difficoltà sindaci, uffici comunali e protezione civile, che sono in prima linea di fronte alle aspettative dei cittadini in ansia. #propagandainquarantena».
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
LE AZIENDE DEVONO DOTARE I LAVORATORI DI DPI OMOLOGATI… È URGENTE PROTEGGERE GLI OPERATORI SANITARI NEGLI OSPEDALI E NELLE CASE DI RIPOSO
La dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto
“Stiamo ricevendo dai luoghi di lavoro numerose richieste sulla possibilità di utilizzare le cosiddette “mascherine made in Veneto”, presentate ieri in conferenza stampa dal Presidente Luca Zaia.
È necessario precisare che in nessun caso possono essere considerate “Dispositivi di protezione individuale”, come del resto è scritto nero su bianco su quegli stessi prodotti. Sono dunque inservibili per proteggere i lavoratori mentre svolgono le loro mansioni.
Approfittiamo dell’occasione per ribadire che nelle aziende la cui attività non è stata vietata dall’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, vanno rispettate nella maniera più rigorosa le prescrizioni previste dalle autorità sanitarie, a partire dalle dotazioni di Dpi a norma. E che laddove ciò non sia possibile, l’attività va sospesa attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali come previsto dal Protocollo sulla sicurezza firmato tra Governo, sindacati e parti datoriali, e ribadito anche dall’Accordo sottoscritto a livello regionale.
Infine, abbiamo inviato — come CGIL, CISL e UIL Veneto — una richiesta urgente d’incontro alla Regione per affrontare la gravissima situazione che gli operatori stanno vivendo non solo nelle strutture sanitarie, ma anche nelle case di riposo, nelle quali sono spesso costretti a lavorare a contatto con i pazienti senza le necessarie protezioni. Sono luoghi ad altissimo rischio, che senza utilizzare le precauzioni necessarie mettono a repentaglio entrambi. E’ necessario intervenire per modificare questa situazione pericolosissima nei tempi più rapidi. Ci auguriamo che le istituzioni regionali rispondano prontamente alla nostra richiesta”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »