Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA DIFFUSIONE NEL MERIDIONE DEL CORONAVIRUS DETERMINATO DA COMPARTAMENTI IRRESPONSABILI…. 466 CONTAGIATI IN PUGLIA PER CONTATTI CON PERSONE PROVENIENTI DALLE ZONE ROSSE DEL NORD
Il grande rientro negli scorsi due finesettimana dal nord al sud. È stato per giorni un motivo di
discussione e di contrasti su quanto stava accadendo in Italia nella fase dell’emergenza coronavirus.
Dopo i due decreti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, infatti, si è assistito alle famose scene di viaggio sulla direttrice nord-sud che di certo non hanno agevolato il contrasto al coronavirus. Anzi: lo hanno in qualche modo condizionato in negativo. Soltanto qualche giorno fa, il direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico di Bari, Gioacchino Angarano, aveva detto che nei reparti ci sono molte persone contagiate con figli venuti dal nord.
Adesso, l’analisi di altri dati porta a riflettere sui viaggiatori in Puglia con febbre e sintomi influenzali.
Secondo quanto riportato da Repubblica — che ha citato come fonte alcune indagini effettuate dai Dipartimenti di prevenzione delle Asl — soltanto nello scorso fine settimana, il 15% delle persone che sono rientrate in Puglia da Veneto e Lombardia presentava febbre o sintomi influenzali.
Al di là delle misure previste dal dpcm che sconsigliano qualsiasi spostamento non necessario e lo sottopongono a una precisa autocertificazione, è il buon senso stesso a suggerire — soprattutto a quelle persone che provengono da aree a rischio — di non mettersi in viaggio in caso di febbre.
Eppure, a quanto pare, c’è chi lo ha fatto. Sempre lo stesso Dipartimento di prevenzione ha constatato che 466 pugliesi oggi positivi hanno avuto contatti diretti o indiretti con persone passate dalla zona rossa lombarda oppure veneta.
Insomma, la direttrice del contagio sembra proprio essere quella che in tanti cercavano di scongiurare soltanto qualche settimana fa, chiedendo insistentemente di non spostarsi da nord a sud.
Anche in virtù di casi come questo, dunque, il governo ha predisposto una modifica nell’autocertificazione, comunicata il 17 marzo. All’interno di questo documento, infatti, si sottolinea anche la necessità di comunicare l’assenza di sintomi da Covid-19 e il fatto di non essere sottoposti a misure di quarantena. Un tentativo di arginare casi come quello fatto registrare in Puglia.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DEL PERSONALE SANITARIO DELL’OSPEDALE DI TREVIGLIO …TURNI MASSACRANTI MENTRE SCARSEGGIANO I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE
Un racconto straziante di chi lavora quotidianamente a contatto con l’emergenza e, durante la propria giornata, deve fare il conto anche con i carenti dispositivi di sicurezza personale.
Quella barriera tra loro e il Coronavirus. Giovedì sera Piazzapulita (su La7) ha esordito con un servizio dall’Ospedale di Treviglio (in provincia di Bergamo) che è stato un vero e proprio pugno nello stomaco. I racconti del personale sanitario, le immagini dei loro volti distrutti dalla fatica e il loro continuo lavoro nel tentativo di salvare vite in una delle zone più colpite dal Covid-19. Molti gli aspetti da approfondire, a partire dal tema delle mascherine.
Durante i 10 minuti (e poco più) del racconto andato in onda su Piazzapulita, compare il volto di un operatore sanitario che lavora proprio nella struttura di Treviglio. L’uomo indossa una delle mascherine fp2 di protezione e racconta di come trascorrano le giornate nel nosocomio, tra il suono continuo delle ambulanze che arrivano senza soluzione di continuità e le persone che giungono lì in gravi condizioni.
Un servizio da vedere tutto di un fiato. Ma la nostra attenzione va intorno al minuto 6′ e 40”, quando compare sullo schermo il volto di un uomo che racconta: «Continuano ad arrivare ambulanze, continuano a star male persone. Tenete conto che una volta che indossiamo la mascherina fp2, non abbiamo più la possibilità nè di bere nè di mangiare perchè non abbiamo il cambio e sono dei presidi, purtroppo, contati. State a casa, non uscite e cercate di aiutarci in questo modo. Siamo tutti allo stremo delle nostre forze».
Perchè se le mascherine non si trovano in farmacia, sono poche — molto, troppo poche — anche per chi lavora a stretto contatto con i malati ogni giorno.
La Regione Lombardia ha annunciato di aver stipulato un contratto con la Giordania per 8 milioni di mascherine. La Farnesina ha fatto lo stesso con la Cina per 100 milioni di pezzi. Ma fino a che non arriveranno in Italia, continuerà anche questa emergenza parallela che mette a rischio anche la salute, e la vita, di chi ci cura.
(da “Giornalettismo”)
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Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
634 MALATI IN PIU’ NEL MILANESE IN UN GIORNO… MA CON 4 MILIONI DI PERSONE CHE SI SPOSTANO OGNI GIORNO PER LAVORO E METRO PRESA D’ASSALTO COSA CI SI PUO’ ASPETTARE?
634 malati in più nel Milanese, 287 solo in città , il doppio rispetto al giorno prima e 3278 contagi da
Coronavirus SARS-COV-2 e da COVID-19.
Il trend di Milano ha superato ieri quello delle province più colpite: Bergamo (+340) e Brescia (+463). E, come sostiene la direttrice di Malattie Infettive degli ospedali Santi Paolo e Carlo, Antonella D’Arminio Monforte, «non siamo ancora minimamente al picco dei contagi».
Spiega oggi La Stampa:
C’è un altro aspetto che preoccupa: da tre settimane in Lombardia vengono sottoposti ai tamponi solo i malati gravi. Gli altri vengono curati a domicilio. Per il direttore di Malattie infettive del Sacco, Massimo Galli, l’epidemia lombarda è figlia del focolaio di fine gennaio a Monaco di Baviera: «In Lombardia vediamo ormai gli effetti dei casi più gravi. Per questo il numero delle vittime è così alto. Ma non risulta che il virus sia più aggressivo. Quindi dobbiamo ritenere che il numero delle persone contagiate asintomatiche, oppure non gravi e che quindi non vengono sottoposte al tampone, sia decisamente maggiore. Ma servono misure ancora più stringenti e durature».
La situazione sanitaria è critica: «Tutti gli ospedali sono in sofferenza ed è già stato fatto uno sforzo enorme per moltiplicare i posti in terapia intensiva che oggi ospitano 1006 pazienti Covid», dice preoccupato il governatore Attilio Fontana che ha chiesto al premier Conte misure più rigide. Solo nella giornata di mercoledì in procura sono arrivate 80 denunce di persone trovate fuori casa senza motivo. E le immagini di runner e ragazzi in giro per la città circolano da giorni.
Per “sorvegliare” chi non rispetta i divieti, la Regione sta monitorando i flussi delle celle telefoniche e, spiega il vicepresidente lombardo Fabrizio Sala, «i dati evidenziano che c’è ancora un 42 per cento di spostamenti rispetto al 20 febbraio». Significa che oltre 4 milioni di lombardi si spostano ogni giorno: molti per lavoro. In queste mattine i mezzi della metropolitana (a orario ridotto) sono stati presi d’assalto.
Il prefetto di Milano, Renato Saccone, ha disposto la chiusura di 10 locali con l’inibizione della consegna a domicilio a seguito della mancata osservanza del decreto emesso per contrastare la diffusione del coronavirus. Si tratta di provvedimenti attuati dal 16 marzo a oggi e con una durata di 5 giorni. Le attività colpite sono 4 pizzerie, 2 kebab, 2 rosticcerie, un panificio e un minimarket.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
ORA TUTTO DIVENTA PIU’ COMPLICATO
Il Corriere della Sera scrive oggi che per le scuole e le Università ci sono due ipotesi sul tavolo: rinvio breve fino al 19 aprile o riapertura il 3 maggio, ipotesi che al momento sembra più probabile.
Ma al Miur si stanno preparando anche al caso estremo che l’anno scolastico debba terminare senza che gli studenti tornino in classe.
Per questo la didattica digitale di questi giorni vale come le lezioni tradizionali: i professori devono andare avanti col programma e valutare gli studenti per quello che fanno in questo periodo.
Azzolina per ora esclude l’allungamento delle lezioni a giugno. Per la Maturità ribadisce che l’esame «si adatterà » e che sta mettendo a punto una versione più leggera. Intanto Corrado Zunino su Repubblica scrive che c’è anche una peggiore delle ipotesi: quella della riapertura a settembre. Ma in quel caso l’anno scolastico sarà comunque salvo
Spiega Corrado Zunino sul quotidiano che al ministero si lavora su tre scenari, tra i quali il più pessimista: gli studenti potrebbero non tornare più a scuola.
Non vi sono ad oggi certezze che il contagio si esaurirà entro il 6-10 giugno, periodo in cui è prevista la chiusura dell’anno in diverse regioni. Con un picco del virus a fine marzo potremmo liberarci del COVID-19 a metà maggio. Con un picco a metà aprile, i tempi di guarigione del paese si spostano verso l’inizio di giugno. L’unico riferimento possibile, spiegano epidemiologi e statistici, è la Cina con i suoi cento giorni di inizio e fine delle positività . Da noi il primo contagio reso pubblico è del 29 gennaio scorso: con lo stesso andamento cinese, che non è per niente scontato, la fine della crisi si potrebbe collocare intorno al 10 maggio.
E quello non sarebbe uno spartiacque: anche la fase terminale del contagio andrà gestita con prudenza. La Cina, oggi virus free, ha tenuto ferma l’attività didattica in quasi tutte le scuole. La ministra ha deciso che la prima riunione per decidere il (breve) futuro dell’anno scolastico si terrà il 31 marzo. Per ora gli scenari condivisi con i dirigenti più importanti del ministero prevedono: un rientro dopo Pasqua (mercoledì 15 aprile, ad oggi il più improbabile); una riapertura tra 4 e 15 maggio e, infine, la soluzione del non ritorno.
In questo caso il ministero cercherà di spingere su lezioni ed esami online per concludere l’anno scolastico. D’altra parte, vedendo come il virus continua a mietere contagiati e vittime, la riapertura delle scuole il 3 aprile era una ipotesi altamente improbabile per i più. “Riapriremo lo scuole solo quando avremo la certezza della assoluta sicurezza”, ha aggiunto la ministra, ribadendo un concetto già espresso qualche giorno fa. E sulla maturità , che da metà giugno dovrebbe riguardare circa 500 mila studenti delle scuole superiori, ha assicurato che “verranno prese misure che dipendono da quanto ancora rimarranno chiuse le scuole. Stiamo pensando — ha detto — a diversi scenari possibili, apprezzo molto i documenti che le consulte e il Forum degli studenti mi hanno presentato; gli studenti stanno mostrando grande maturità , terrò in seria considerazione le loro proposte”.
La titolare del dicastero di viale Trastevere ha chiarito che l’esame di Stato sarà “serio” ed ha escluso il “6 politico”. Ha anche escluso al momento che l’anno scolastico venga prolungato: “se la didattica a distanza funziona, non abbiamo motivo di allungarlo, sarebbe offendere chi sta facendo tanto in queste settimane”.
Proprio sulla didattica a distanza il ministero ha attivato un monitoraggio i cui esiti parziali al momento sono buoni “e se certo non è il migliore dei mondi possibili, l’alternativa in questo momento sarebbe incrociare le braccia e questo non lo permetterò mai”, ha chiarito Azzolina.
Gli studenti tuttavia rimangono perplessi e preoccupati. “Al momento non sappiamo ancora cosa ci aspetterà a fine anno nè che forma prenderà l’esame di Stato — dice Federico Allegretti, coordinatore della Rete studentesca — urge chiarezza sulle modalità di svolgimento delle prove”.
I ragazzi chiedono che le commissioni per la maturità siano interne, con un solo membro esterno; che la seconda prova sia sostituita da una tesina orale e che i test Invalsi e l’alternanza scuola lavoro non siano requisito d’accesso per l’esame di Stato. Per Pino Turi, della Uil scuola, “serve un piano B”
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA PASSA ANCHE DAL LAVORO DI CHI OPERA NEI SUPERMERCATI
Ogni tempo ha i suoi eroi. In un periodo di emergenza sanitaria globale, l’ovvia attenzione va sul
lavoro di medici e infermieri che lavorano alacremente e senza orario nel tentativo di curare e salvare il più alto numero di persone contagiata dal Coronavirus.
A loro va il pensiero di tutti, in tutto il Mondo e un ringraziamento che non sarà mai pari alle forze che stanno mettendo in campo. Varcando i confini delle Alpi, però, troviamo un caso particolare: i commessi svizzeri. Per gli elvetici, anche loro sono i ‘nuovi eroi’.
Ce lo racconta da Ginevra Toni Ricciardi che, dalla Svizzera, racconta cosa sta accadendo in questo periodo di pandemia a Insieme nel Mondo, il grande progetto di condivisione organizzato da Insieme in Rete.
La situazione è molto grave anche lì, con i contagi che sono saliti a quota 4164 da inizio emergenza e le vittime sono arrivate a 43, con soli 15 guariti.
Toni Ricciardi ci racconta, dopo aver parlato dei tristi numeri di questa emergenza, un qualcosa di singolare. Perchè se medici e infermieri restano al primo posto tra gli eroi, in questa categoria sono stati inseriti di diritto anche i commessi svizzeri.
Il motivo è semplice: c’è penuria di ausiliari di vendita nei negozi che vendono beni di prima necessità , come i grandi supermercati. E la situazione rischia di essere insostenibile in questo periodo. E la categoria «eroi» è nata per tentare di arginare queste assenze.
Come si legge nel post diffuso da Aldi Suisse, c’è un’enorme richiesta e si cercano ausiliari di vendita (scaffalisti o commessi svizzeri, insomma). Per questo motivo si invita il maggior numero di persone possibile a candidarsi senza bisogno di lettere motivazionali o certificati lavorativi. Insomma, si cerca di assumere commessi per gestire al meglio la situazione. Anche loro sono i nuovi eroi.
(da Giornalettismo)
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Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL DECORSO DELL’INFEZIONE PER SAPERNE QUALCOSA DI PIU’
Luigi Ripamonti sul Corriere della Sera oggi racconta il decorso dell’infezione da SARS-COV-2 e COVID-19 con l’aiuto di Sergio Harari, primario di pneumologia e medicina all’ospedale San Giuseppe Multimedica di Milano e professore di Clinica medica all’università di Milano.
Per cominciare va detto che in circa l’80% dei casi l’infezione non dà sintomi oppure si manifesta con disturbi variabili ma non tali da richiedere il ricovero. Nel restante 20% ci sono difficoltà respiratorie che richiedono assistenza in ospedale e nel 2 per cento circa del totale l’esito è fatale, evenienza che si verifica soprattutto in persone anziane o portatrici di altre patologie.
Le cifre vanno considerate approssimative, perchè variano nei diversi Paesi e possono mutare all’aumentare dei dati raccolti.
Quando non è asintomatica la malattia di solito si manifesta come una «brutta influenza». In genere c’è febbre alta o molto alta, con brividi (segno che la temperatura sta salendo), accompagnata o meno da mal di gola, bruciore nella parte alta delle vie aree (tracheite), dolori diffusi, mal di testa, stanchezza profonda, non di rado congestione nasale e congiuntivite.
Di recente è stata riscontrata in molti infetti la perdita del gusto e dell’olfatto, anche come unico sintomo.
Possono intervenire anche disturbi gastrointestinali perchè il virus non si ferma necessariamente nell’apparato respiratorio.
Se la situazione evolve favorevolmente la febbre di solito passa in 5-7 giorni. Qualche volta c’è un ritorno febbrile dopo 1-2 giorni. La debolezza può essere lunga da smaltire. In questi casi si usa il paracetamolo. In caso di convivenza bisogna indossare mascherina e guanti e disinfettare bene le superfici. Se si può, meglio tenere i bagni separati perchè la localizzazione intestinale del virus rende plausibile la trasmissione per via fecale.
Non si sa ancora con certezza dopo quanto tempo il malato si «negativizza». In teoria bisognerebbe fare un tampone, ma al momento non è sempre possibile, e ancora non si sa se, e per quanto, si sviluppi immunità .
L’allarme deve scattare quando comincia a mancare il fiato, che può diventare corto e/o frequente, oppure, quando, avendo un saturimetro in casa, ci si accorge che la saturazione dell’ossigeno nel sangue scende di 4-5 punti rispetto allo standard della persona, tenendo presente che il confronto deve essere fatto a parità di temperatura, perchè quando la febbre sale la saturazione si abbassa.
In questi casi in ospedale si fa una lastra al torace per verificare se c’è interessamento polmonare, nel qual caso si procede al ricovero perchè ci può essere un peggioramento drammatico e rapido, talvolta anche nel giro di poche ore, che rende necessaria l’assistenza respiratoria, con strumenti come il cPap (lo stesso usato da chi soffre di apnee notturne), gli ormai famosi caschi oppure, quando non c’è altra scelta, con l’intubazione.
Questi interventi sono indispensabili perchè SarsCov-2 ha la capacità di insediarsi negli alveoli polmonari, dove provoca un’importante infiammazione e rende difficile la funzione essenziale di questi piccoli «acini» e cioè la cessione di anidride carbonica prodotta dal corpo (nell’aria espirata) e l ‘assunzione di ossigeno dall’esterno (dall’aria inspirata). Ciò, oltre a essere necessario per la sopravvivenza, ha ruoli meno ovvi, ma altrettanto fondamentali per l’equilibrio dell’organismo, come il mantenimento dell’equilibrio acido-base.
(da “NextQuotidiano”)
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