Destra di Popolo.net

AL SUD SI TEME LA RIVOLTA, GLI 007: “LA MAFIA POTREBBE APPROFITTARNE”

Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile

UN REPORT RISERVATO DEI SERVIZI SEGRETI ARRIVATO A PALAZZO CHIGI: “POTENZIALE PERICOLO DI RIVOLTE, SPONTANEE O ORGANIZZATE NEL SUD DEL PAESE”

Il Sud, per fortuna, è stato meno colpito dal virus ma la quarantena imposta per contenere il contagio favorisce un pericolo diverso, che sta cominciando a esplodere. La rabbia sociale è tanta e il telelavoro e il pagamento regolare delle pensioni sono utopie che il Sud non ha mai conosciuto, in tempo di pace e soprattutto in guerra.
A Palermo un gruppo di una quindicina di persone si è presentato alla cassa del supermercato senza alcuna intenzione di pagare, a Bari una famiglia ha inveito contro una banca. A fare da sfondo a questi due episodi, lo spettro della povertà , della fame, della mancanza di denaro che dopo tre settimane comincia a diventare un problema. Specie perchè non si vede ancora una via d’uscita.
Come rivela Repubblica, c’è un report riservato dell’intelligence, arrivato a Palazzo Chigi, incentrato sul tema del Sud, dove si teme, senza tanti giri di parole, una rivolta sociale: si parla di “potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate”.
La serrata dei negozi, lo stop al turismo, ai mercati, agli ambulanti e persino ai parcheggiatori abusivi, come conseguenza produce che, già  dopo due settimane, ci sia un popolo alla fame. E che progetta rivolte organizzate sui social.
Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, chiede di istituire un reddito di sopravvivenza e vede il rischio che la mafia guidi la rivolta. “Accanto a tantissimi che stanno vivendo questo momento di crisi gravissima con angoscia ma con dignità  – ha detto il primo cittadino – ci sono gruppo di sciacalli e professionisti del disagio che promuovono azioni violente”

(da agenzie)

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MACRON: “LA FRANCIA E’ A FIANCO DELL’ITALIA, BASTA A UN’UNIONE EUROPEA EGOISTA”

Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE FRANCESE: “IN QUESTA CRISI L’ITALIA CI HA PRECEDUTO E NOI NE ABBIAMO TRATTO LEZIONE”… “OCCORRE UNA SOLIDARIETA’ TRA TUTTI I PAESI EUROPEI”

“Non voglio un’Europa egoista e divisa”, dice il presidente francese, Emmanuel Macron, nella sua prima intervista rilasciata a media stranieri dallo scoppio dell’emergenza coronavirus.
Macron sottolinea che “la Francia è al fianco dell’Italia”. “Non supereremo questa crisi – dice – senza una solidarietà  europea forte, a livello sanitario e finanziario”.
E ancora, aggiunge Macron, “L’Unione europea, la zona euro, si riducono a un’istituzione monetaria e a un insieme di regole che consentono a ogni Stato di agire per conto suo? O si agisce insieme per finanziare le nostre spese, i nostri bisogni in questa crisi vitale? Voglio che si faccia pienamente questa scelta di solidarietà “.
Al Consiglio europeo di giovedì scorso, continua Macron, “dieci Paesi dell’eurozona, rappresentanti del 60% del suo Pil, hanno esplicitamente sostenuto” l’idea di Coronabond, di “una capacità  di indebitamento comune, quale che sia il suo nome, oppure di un aumento del bilancio dell’Unione europea per permettere un sostegno reale ai paesi più colpiti da questa crisi”.
“Alcuni Paesi, tra cui la Germania – ha continuato Macron nell’intervista a tre quotidiani italiani, tra cui Repubblica – hanno espresso le loro reticenze. Abbiamo deciso di continuare questo fondamentale dibattito, al più elevato livello politico, nelle prossime settimane. Non possiamo abbandonare questa battaglia. Preferisco un’Europa che accetti divergenze e dibattiti piuttosto che un’unità  di facciata che conduce all’immobilismo. Se l’Europa può morire, è nel non agire. Come Giuseppe Conte, non voglio un’Europa del minimo comune denominatore. Il momento è storico: la Francia si batterà  per un’Europa della solidarietà , della sovranità  e dell’avvenire”.
Quanto alla crisi sanitaria e al modello di reazione dell’Italia e della Francia all’epidemia, Macron ricorda che in Francia “abbiamo preso le misure più forti e al più presto; abbiamo adottato, dinanzi a un numero di casi simile, le misure di restrizioni sociali qualche giorno prima dei nostri partner europei. Non me ne do alcun merito – aggiunge – perchè la scienza ci ha illuminato e l’Italia ci ha preceduto in questa crisi che abbiamo potuto trarne le lezioni per noi stessi. Abbiamo imparato dalle esperienze dolorose del vostro Paese e dalle decisioni coraggiose prese dal vostro governo: molti Paesi europei giudicavano eccessive tali restrizioni, oggi tutti le attuano perchè sono indispensabili nella nostra guerra contro il virus”.

(da agenzie)

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CORONAVIRUS, MUORE A 19 ANNI IN CALIFORNIA: NEGATE LE CURE PERCHE’ NON AVEVA ASSICURAZIONE SANITARIA

Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile

QUESTA E’ LA “CIVILE” AMERICA, PATRIA DEL CAPITALISMO

Il coronavirus continua a mietere vittime, anche fra i giovanissimi. Un ragazzo di 19 anni è morto in California mercoledì scorso. Fino al venerdì precedente stava bene non aveva sintomi, e aveva visto i suoi amici come sempre.
Si ammalato due giorni prima la sua morte, e non sembra avesse patologie pregresse. Come riporta l’Indipendent, al giovane sono state negate le cure in una struttura medica in cui si era recato, perchè non possedeva un’assicurazione sanitaria.
Il personale sanitario a cui il giovane si era rivolto gli ha detto di rivolgersi a un ospedale pubblico. Mentre si stava recando all’Av Hospital ha avuto un arresto cardiaco.
Una volta giunto in ospedale i medici lo hanno rianimato, e il giovane è rimasto in vita per altre sei ore lottando tra la vita e la morte. Ma era ormai troppo tardi.
Rex Parris, il sindaco di Lancaster, California, ha confermato il decesso del giovane in un video pubblicato lo scorso mercoledì su YouTube, in cui mette in guardia la cittadinanza sui rischi dell’epidemia, chiedendo a tutti di non sottovalutare il pericolo e di restare a casa, di rispettare l’auto-isolamento e il distanziamento come misura di sicurezza anti contagio.
Negli Stati Uniti l’emergenza coronavirus sta assumendo dimensioni sempre più allarmanti: i casi accertati sono 104256, mentre le morti registrate fin ora sono 1704. In Italia i casi positivi sono arrivati a quota 86498. Il nostro Paese e gli Stati Uniti hanno entrambi superato la Cina nei contagi: nel Paese asiatico da cui è partita la pandemia i casi sono 81394.

(da Fanpage)

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L’ALLARME DEL NEW YORK TIMES: “PRESTO IN CITTA’ COME NEW YORK SARA’ PEGGIO DI WUHAN E LOMBARDIA”

Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile

I CASI POSITIVI NEGLI USA SFONDANO QUOTA CENTOMILA

Con l’aumento dei casi positivi al Coronavirus negli Stati Uniti, diventato il primo paese al mondo a varcare la soglia dei 100mila positivi, si moltiplicano anche gli sforzi per tentare di predire come si evolverà  la malattia.
E come o quanto aumenteranno i decessi, attualmente secondo l’università  John Hopkins a 1.711, molti in meno rispetto all’Italia dove, come sappiamo, sono decedute più di 9mila persone.
Per il New York Times esiste il rischio concreto però che alcune aree metropolitane — a partire da New York, ma non solo — possano presto imboccare la stessa strada della regione più colpita in Italia, la Lombardia.
Lasciando da parte i difetti nel conteggio statistico dei casi positivi — come i casi sommersi di pazienti a cui il virus non viene diagnosticato — il quotidiano americano sostiene che, prese in conto le dimensioni dell’epidemia, il tasso di aumento dei casi possa presto essere più elevato in alcune città , come appunto New York dove il tasso di crescita attualmente è del +30%, rispetto a quello di Wuhan o della Lombardia.
Il totale di contagi espresso come percentuale della popolazione è tuttora più basso che in Lombardia o nel Wuhan: 2.15 contro, rispettivamente, 3.48 e 4.59 (il numero di casi positivi a New York è comunque più alto che in Lombardia), ma è anche vero che l’incremento è più recente.
Il problema è che diverse città  — vengono menzionate anche Detroit e New Orleans — faticano a contenere i casi, ad “appiattire” la curva dei contagi, tramite il distanziamento sociale, per esempio.
L’alto numero di casi per popolazione totale fa intendere inoltre che il peso sul sistema sanitario sarà  notevole, proprio come è stato in Lombardia. Non è il caso di altre città , come Seattle e San Francisco dove sono stati fatti seri progressi nell’appiattimento della curva.
E poi ci sono città  come Baton Rouge (LA) dove entra in campo il fattore “tempo”, perchè il tasso di crescita è alto, ma il numero di contagi è ancora basso, il che vuol dire che non è ancora troppo tardi per appiattire la curva ed evitare un incremento esponenziale di casi positivi.
Per capire quale sia il potenziale epidemico del COVID-19 negli Usa rispetto all’Italia o la Cina ha meno senso per il momento, secondo il New York Times, fare un confronto sul numero di decessi da coronavirus.
Sia perchè non tiene conto del fatto che l’epidemia è più recente negli Usa — i decessi presuppongono anche un periodo di convalescenza — sia perchè dipendono dalle caratteristiche della popolazione, come l’età  e lo stato di salute generale.
Ciò che pare essere certo è che l’aumento dei contagi non solo ci sarà , ma sarà  anche drammatico se alcune aree degli Usa non riusciranno ad appiattire — velocemente — la curva.

(da Open)

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LE DUE PREGHIERE

Marzo 27th, 2020 Riccardo Fucile

IL “PREGATE” DEL PAPA, L'”UNITEVI” DI MATTARELLA: IL PROFONDO DIALOGO TRA LE DUE SPONDE DEL TEVERE, NEL GIORNO DEL PICCO DEI MORTI

Parole che, in fondo, uniscono in un dialogo profondo le due sponde del Tevere. Il Pastore, privato del popolo, che prega e invita alla preghiera, da solo davanti al Crocifisso di San Marcello, in un silenzio rotto dal rumore delle sirene. L’altra preghiera laica del capo dello Stato, che invita all’“unità ”, non come formula retorica, ma come impegno sostanziale nel paese.
E dell’Europa, dove sembra essersi smarrito il senso di una missione comune e di una risposta condivisa e urgente. E capace solo di prendere tempo di fronte al baratro tra la solennità  delle parole e gli antichi tic nazionali con l’occhio ai propri bilanci.
Con la durezza di un europeista convinto, Mattarella si rivolge direttamente a quei falchi del rigore che, neanche in una situazione come questa, hanno capito che siamo a un tornante storico. Di “minaccia per tutti” che richiede una solidarietà  anche “nel comune interesse”, “prima che sia troppo tardi”.
Il Papa. Il Capo dello Stato. Sia detto senza alcuna enfasi, è davvero un’immagine storica, nel giorno in cui si registra un nuovo picco dei morti, che dà  il senso dell’unicità  e della drammaticità  della situazione.
Sottolineata dalla contemporaneità  delle due “preghiere”. Mai il Papa è stato “costretto” a rinunciare al rapporto con il suo popolo, soprattutto nei momenti in cui, come nel brano del Vangelo letto, si sente smarrito come i discepoli quando in barca sono sorpresi da una improvvisa tempesta: Gesù dorme e loro, prima che le acque si calmino vacillano.
Quelle “fitte tenebre” che nel discorso del capo dello Stato sono le “immagini di questi giorni che sarà  impossibile dimenticare”. Parole semplici, crude, realistiche. Semplicemente la verità  delle cose, senza illusioni sulla durata, senza rimozioni, senza l’ansia di tranquillizzare, senza rassicurazioni di circostanza, senza paternalismo: le comunità  spezzate, la strage di anziani in alcune aree del paese, l’impossibilità  di avere un corpo da piangere. Mattarella parla senza aggettivi e con parole misurate: non un solo aspetto del dolore è taciuto o eluso.
In questo realismo e, perchè no, in questa drammatizzazione intesa come rappresentazione di una realtà  che è drammatica in sè, c’è tutto il senso di una profonda sollecitazione, che impegna il paese, con consapevolezza e facendo ricorso a tutte le energie di cui è disponibile.
C’è il senso di una paura che avvolge l’Italia, dell’epidemia ma anche della carestia, del non farcela, e dei primi segnali di inquietudine sociale che si manifesta nell’assalto ai supermercati, nel “terrore dei soldi”, nell’angoscia degli lavoratori che attendono notizie sulla cassa integrazione.
Davanti all’ignoto la preghiera cattolica sta nella riscoperta di Dio, nel non smarrire il senso della solidarietà  proprio nel momento della solitudine, la fede come risposta alla paura. La riscoperta che “siamo una cosa sola” e che “nessuno si salva da solo”.
Ed è il significato profondo delle parole del capo dello Stato, a partire dal riconoscimento dello sforzo straordinario che stanno compiendo medici e infermieri, forze dell’ordine e amministratori, operatori dei servizi e delle attività  essenziali. I famosi eroi di tutti i giorni che, ricorda Francesco, “non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste nè nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia”.
L’ecumenismo di una sponda del Tevere è un tutt’uno con l’afflato “unitario” dell’altra sponda. Unità , parola che in tempi normali scivola come omaggio formale, come bon ton di fronte a una politica litigiosa e scomposta è invece un fatto impegnativo, nel senso che impegna la volontà  di ognuno. Non è data, si costruisce.
E in tal senso il discorso di Mattarella è davvero un discorso dell’unità  nazionale, intesa come unità  di un paese quando la posta in gioco è la sua stessa sopravvivenza, in cui nessuno può tirarsi fuori, “maggioranza, opposizione, soggetti sociali, governi dei territori”.
Un appello che va ben oltre questo gioco delle parti per cui uno prima si dice disponibile a collaborare col governo, poi propone l’uscita dell’Italia dall’Euro e l’altro offre un ascolto più formale che sostanziale.
La realtà , impone, da subito un salto di qualità , perchè non c’è un tempo per l’emergenza sanitaria e poi un tempo per l’emergenza economica, ma la crisi è un unico gorgo che rischia di risucchiare il paese se non si pone in essere, rapidamente, “ogni sforzo per non lasciare indietro nessuno”. Tutto il possibile.

(da “Huffingtonpost”)

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MATTARELLA BACCHETTA I FALCHI D’EUROPA

Marzo 27th, 2020 Riccardo Fucile

IL VIDEOMESSAGGIO ALLA NAZIONE

“Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni”.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si rivolge agli italiani nel mezzo dell’emergenza coronavirus. E bacchetta chi in Ue non ha contribuito al raggiungimento di un accordo. ″Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà  delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità  della minaccia per l’Europa. La solidarietà  non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”, ha continuato il capo dello Stato.
Agli italiani Mattarella ha detto: “Mi permetto nuovamente, care concittadine e cari concittadini, di rivolgermi a voi, nel corso di questa difficile emergenza, per condividere alcune riflessioni – ha detto il capo dello Stato in un videomessaggio – Ne avverto il dovere. La prima si traduce in un pensiero rivolto alle persone che hanno perso la vita a causa di questa epidemia; e ai loro familiari. Il dolore del distacco è stato ingigantito dalla sofferenza di non poter essere loro vicini e dalla tristezza dell’impossibilità  di celebrare, come dovuto, il commiato dalle comunità  di cui erano parte. Comunità  che sono duramente impoverite dalla loro scomparsa”.
Dopo aver ringraziato medici e infermieri, e tutte le persone che sono in prima linea nella lotta al Covid-19, ha fatto riferimento alle misure di contenimento del contagio: ″Vorrei ringraziare tutti voi. I sacrifici di comportamento che le misure indicate dal governo richiedono a tutti sono accettati con grande senso civico, dimostrato in amplissima misura dalla cittadinanza”.

(da agenzie)

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STIME PROMETEIA E AMBROSETTI: IL CALO DEL PIL POTREBBE ESSERE A DUE CIFRE

Marzo 27th, 2020 Riccardo Fucile

L’ITALIA ORMAI DIPENDE DA BCE ED EUROPA

Escono le prime stime sull’andamento del Pil italiano e com’era prevedibile sono terribili. L’epidemia e il conseguente lock down del Paese stanno colpendo duro l’attività  produttiva, conseguentemente crollano l’occupazione e i redditi, si azzerano gli investimenti, chiudono molte aziende.
Nei giorni scorsi era stata Goldman Sachs a squillare l’allarme con una previsione di decrescita dell’11 per cento nel complesso di quest’anno.
Oggi è Prometeia a proiettare un ombra di cupo pessimismo sugli andamenti dell’economia nazionale. Il centro studi bolognese, anche nell’ipotesi che potrebbe rivelarsi ottimistica di una “lenta e selettiva riduzione dei blocchi produttivi a partire da inizio maggio”, prevede una caduta del Pil del 6,5 per cento quest’anno e una graduale ripresa a partire dall’autunno che porterebbe a un rimbalzo del 3,6 per cento nel 2021. I mesi più difficili saranno quelli del primo semestre 2020 quando la decrescita potrebbe arrivare al 10 per cento.
La recessione si abbatterà  sui vari settori con intensità  variabile, colpirà  soprattutto il turismo e i trasporti meno la manifattura e all’interno di quest’ultima i suoi segmenti produttivi in maniera diversificata. Anche The European house-Ambrosetti infine prevede una contrazione in una forbice tra il -3,5% e il -11,5%. Questo lo scenario.
Prometeia e Ambrosetti fotografano tuttavia una situazione in movimento. Le previsioni hanno un grado di affidabilità  relativo in questa fase e le cose potrebbero rivelarsi migliori ma anche peggiori.
Forse è anche inutile ripeterlo, l’Italia è giunta al tragico appuntamento con il Coronavirus come un corridore già  in affanno, avendo alle spalle due trimestri di crescita negativa e la prospettiva di un più 0,2 per cento nel 2020, un deficit pubblico abbastanza sotto controllo ma un rapporto debito Pil del 135 per cento in aumento. L’uragano Covid-19 ci pone ora nella condizione meno desiderabile tra tutti i paesi europei.
L’Italia non ha lo spazio fiscale sufficiente per sostenere l’aumento della spesa sanitaria e reflazionare l’economia. Altri, come la Germania e la Francia soprattutto, ma perfino la Spagna, con un debito inferiore al 100 per cento de Pil, ce l’hanno. Il Paese, questa è la verità , non ha profittato delle fasi in cui le vacche erano grasse per mettere fieno in cascina e ora ne paga le conseguenze.
L’Italia per reggere l’onda d’urto provocata dal virus ha bisogno che si realizzino due condizioni: un livello dei tassi d’interesse sui Btp abbastanza basso da indurre i mercati a considerare sostenibile il debito pubblico italiano e una iniezione di capitali a basso costo forniti da una qualche istituzione europea.
Per questo la madornale gaffe commessa da Christine Lagarde due settimane fa ha determinato la discesa in campo addirittura del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E sempre per questo il premier Conte e il ministro Gualtieri, con l’aiuto di Madrid e Parigi, stanno disperatamente cercando di convincere, finora con scarso successo, i partner europei ad accettare che il Mes (Meccanismo europeo di stabilità ) lanci una emissione di Corona Bond, in sostanza eurobond garantiti da tutti i paesi ma destinati a sostenere finanziariamente quelli più i difficoltà . In pratica una forma di mutualizzazione del debito.
Finora è stata soddisfatta la prima condizione. La Bce ha cambiato rotta rispetto alle prime mosse e Madame Lagarde si è rivelata per quello che è, una colomba. I massicci acquisti di titoli di Stato italiani da parte dell’Eurotower hanno già  portato a una significativa marcia indietro dello spread che pare destinata a proseguire.
Ma la realizzazione della seconda condizione è andata a sbattere contro il muro di ghiaccio dei falchi, quei paesi del nord europei guidati dalla Germania che non vogliono pagare per il debito altrui.
Conte e il premier spagnolo Sanchez hanno puntato i piedi al summit dei capi di Stato di mercoledì e ogni decisione è stata rinviata. Ma è difficile che il muro dell’opposizione nord europea cada. Più probabile che si apra un varco, la via vero un compromesso che potrebbe anche essere onorevole per l’Italia: il Mes allarga i cordoni della borsa ma chi riceve un prestito si deve sottoporre a una condizionalità  attenuata rispetto a quella originariamente prevista.

(da “Huffingtonpost”)

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“NESSUNO SI SALVA DA SOLO”

Marzo 27th, 2020 Riccardo Fucile

LA STRUGGENTE PREGHIERA SOLITARIA DEL PAPA SUI LASTRONI BAGNATI DI PIAZZA SAN PIETRO

Sui lastroni bagnati sotto il cielo plumbeo, e freddo, il Papa, il Pescatore, appare solo. Il vestito bianco contrasta come non mai con quei lastroni grigi, bagnati e scivolosi.
Mai nella storia la benedizione Urbi te Orbi (alla città  di Roma e al mondo) con il santissimo Sacramento è stata accompagnata da un’indulgenza così plenaria e così straordinaria. Un’indulgenza per credenti e non credenti che, perchè sia efficace, basta averla desiderata.
Per il resto, ad avere fede è stato lui, Francesco. È stato lui ad averci accompagnato tutti nella preghiera davanti all’altare “con la fede rocciosa di Pietro”.
Sul sagrato di Piazza San Pietro è come se già  fosse stato celebrato il tributo Pasquale. Il Giovedì Santo con il canto millenario composto da San Tommaso D’Acquino, il Tantum Ergo; il Venerdì Santo con l’esposizione del Crocifisso miracoloso che salvò Roma dalla peste nel 1522, fatto trasportare dal Papa quasi in una nascosta via Crucis, dalla Chiesa di San Marcello al Corso fino in Vaticano.
E infine le campane della basilica sciolte a distesa, a festa. C’è un contrasto totale tra il bianco dei paramenti del Pescatore (si chiama appunto anello del Pescatore, quello che il Papa indossa appena eletto e che verrà  distrutto alla sua morte) e il grigio delle pietre bagnate del sagrato e delle colonne della basilica.
Non ci sono fedeli, non ci sono pellegrini. Non ci sono colori, non ci sono fiori. Ma è comunque una Pasqua. Un “passaggio” è stato consumato: dalla morte (fisica e spirituale) a una speranza di vita, racchiusa nella gloria dell’oro dell’ostensorio e dell’oro del panno che copre il corpo di Cristo sulla croce, bagnato dal sangue delle ferite e dai rigagnoli di pioggia che cadono fino a terra. Lì accanto l’immagine antichissima della Madonna Salus populi romani.
Il brano scelto per la lettura del Vangelo è quello famoso della barca degli apostoli che sta per essere travolta dalla tempesta, mentre Gesù a poppa (che – ricorda il Papa – è “la parte della barca che affonda per prima”) dorme e i discepoli disperati lo svegliano chiedendogli di salvarli, sono perduti. E lo rimproverano: “Non ti importa di noi?”. Gesù sedata la tempesta rimprovera i suoi perchè non hanno ancora fede.
Anche in queste settimane “una tempesta inaspettata e furiosa”, la tempesta del coronavirus, si è abbattuta sulla barca dell’umanità . Il tempo della prova, dice il Papa, “non è il tempo del Tuo giudizio, ma del nostro giudizio”, di ciò che conta veramente per noi, del nostro giudizio di valore, il tempo della conversione, di “reimpostare la rotta della vita verso di Te”, il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. Noi che ci sentivamo “forti e capaci di tutto”, che “non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami”, “ abbiamo proseguito imperterriti”. Ingannati dai nostri stessi “trucchi”. Presi “dall’affanno di onnipotenza e di possesso”, abbiamo tagliato le nostre radici, abbiamo scartato quegli ultimi da cui adesso dipende la nostra vita, le persone più semplici e generose che si prodigano per aiutare, assistere, curare, dai medici alle badanti, ai trasportatori .
“La tempesta – dice – smaschera la nostra vulnerabilità  e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità . Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà  forza alla nostra vita e alla nostra comunità . La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità  necessaria per far fronte all’avversità ”. Oggi noi abbiamo scoperto, sostiene Francesco, che nessuno si salva da solo, che dobbiamo remare insieme.
Ancora: “Siamo andati avanti a tutta velocità , sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.
Dopo le litanie recitate, per invocare la fine di tutti i mali che ci opprimono, davanti al sagrato vuoto, al mondo vuoto e stranamente silenzioso, davanti alla notte, il Papa innalza l’Ostensorio, come se si fosse prossimi alla fine del mondo. Le campane suonano distesa, ma il loro suono si intreccia con le sirene, con le sirene delle ambulanze.

(da “Huffingtonpost”)

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CORONAVIRUS, IL PROCURATORE PATRONAGGIO: “DEPENALIZZARE LE SANZIONI E’ STATO UN ERRORE, CI VOLEVA PIU’ CORAGGIO”

Marzo 27th, 2020 Riccardo Fucile

“OCCORREVA PREVEDERE L’ARRESTO IN FLAGRANZA DI REATO PER CHI METTE A RISCHIO LA SALUTE PUBBLICA E IL SEQUESTRO DEL MEZZO”

Le sanzioni per chi viola le limitazioni agli spostamenti stabilite dal governo non sono sufficienti. Ci voleva più coraggio e consentire, come il nostro ordinamento giudiziario già  prevede per reati ben meno gravi, la possibilità  dell’arresto in flagranza di reato per chi viola gli obblighi della quarantena ed è dunque accusato di delitto colposo contro la salute pubblica.
E’ l’analisi del procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio che apre un dibattito sull’adeguatezza delle sanzioni decise nel decreto legge del 25 marzo.
“A fronte del susseguirsi di decreti e circolari in tema di contenimento dell’epidemia da Convid-19, una vera e propria sovrapposizione di “grida manzoniane” – dice Patronaggio -, il cittadino, ma anche l’operatore professionalmente più qualificato, si trovano sempre più spesso disorientati.
“In ultimo, il DPCM del 25 marzo, che ha depenalizzato, di fatto, l’inosservanza al divieto di uscire da casa, induce grandi perplessità . Se è vero, come è vero, che in un sistema giuridico la sanzione penale è quelle più grave e maggiormente afflittiva (si pensi, senza alcuna condivisione, che in Cina i contravventori al divieto di uscire di casa venivano arrestati e deportati in luoghi lontani dai centri abitati), non si comprende come a fronte di un fenomeno così grave e diffuso, si sia scelta la strada della sanzione amministrativa, non prevedendo, fra le altre cose, il sequestro   dell’automezzo del contravventore”.
“Il legislatore – è l’analisi del procuratore di Agrigento – avrà  pensato, nella sua discrezionalità , che qui non si vuole mettere in discussione alcuna ma che non può andare esente da ragionate e misurate critiche, che la sanzione amministrativa pecuniaria di importo elevato fosse un deterrente maggiore della sanzione penale prevista dall’art. 650 c.p., o a maggior veduta, dall’art. 260 del T.U. delle Leggi Sanitarie. Invero, in tale ragionamento vi è una errore di prospettiva, non essendosi riflettuto sulla circostanza che “quello che è uscito dalla porta ritornerà  dalla finestra”: Si pensi infatti che non solo le Prefetture, organo deputato alla inflizione della sanzione amministrativa, saranno ingolfate ma lo sarà  inevitabilmente (e probabilmente inutilmente) anche il sistema giustizia perchè numerosissimi saranno i ricorsi al giudice di pace avverso la sanzione amministrativa erogata”.
Sequestro di auto e moto e arresto in flagranza, secondo il magistrato, sarebbero stati invece opportuni.
“Non avere previsto il sequestro del mezzo da affidare in custodia allo stesso contravventore – sostiene il magistrato – è stato un errore di valutazione, se solo si pensi   che la violazione del sequestro amministrativo sfocerebbe inevitabilmente nel reato di cui all’art. 334 c.p. . La strada da percorrere era forse quella coraggiosa, e forse impopolare, della introduzione di una nuova fattispecie penale, punita con la pena della reclusione (si sarebbe così alzato il livello della prescrizione incombente fin dal loro nascere sui previsti   reati   contravvenzionali ) con la possibilità  di arresto facoltativo da parte della polizia giudiziaria, da scontare agli arresti domiciliari (art. 381 c.p.p.). Le garanzie per il cittadino-indagato sarebbero state affidate alla stessa polizia giudiziaria, in prima battuta, e al P.M. in fase immediatamente successiva, che avrebbero valutato la gravità  della infrazione in relazione alla pericolosità  dell’indagato desunta dalla sua personalità  e dalle circostanze del fatto, ordinandone l’immediata liberazione in tutti i casi di errata o infedele applicazione della norma” .
“Il ricorso all’arresto facoltativo in flagranza di reato, da scontare agli arresti domiciliari (del resto oggi tutti i cittadini ligi alla legge lo sono di fatto), non deve scandalizzare se solo si rifletta sul fatto che appare ben più grave mettere in pericolo la salute dei propri concittadini che rubare al supermercato, truffare qualcuno attraverso una falsa inserzione pubblicitaria   o appropriarsi dei beni di un socio – osserva il procuratore di Agrigento – E’ possibile che dietro le scelte del legislatore vi sia una latente sfiducia nella magistratura inquirente e una complessiva inaffidabilità  del sistema repressivo penale, dove sempre più spesso le pene inflitte non vengono espiate dando luogo a quella elusione della effettività  della sanzione penale di cui si è molto discusso nel corso di questa legislatura.
La magistratura e la società  tutta, devono prendere spunto da questa grave vicenda emergenziale per affrontare un nodo irrisolto della odierna vita politico-sociale: il sistema giustizia è in grado di affrontare gravi problemi di sicurezza nazionale?
Ieri l’altro il terrorismo e la mafia, e ancora   ieri la corruzione ed oggi il contenimento dell’epidemia, ovvero si deve continuare a procedere senza progettualità  e senza convergenze di energie e di saperi, lasciando il contrasto a gravi fenomeni criminali a politiche talvolta   incerte e contraddittorie? Arrestare l’epidemia è un obbligo che oggi non può essere eluso: ognuno con i suoi strumenti e i suoi mezzi, con estrema fermezza ma sempre nel rispetto delle garanzie e delle libertà  democratiche”.

(da “La Repubblica”)

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