Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
“UNA RICADUTA ORA SAREBBE FATALE”
“Non sono pentito. Io ho una grande responsabilità nei confronti del Paese. Non posso permettermi di seguire il sentiment dell’opinione pubblica che pure comprendo nelle proprie emozioni. La bussola che guida l’azione e le scelte del governo sono le valutazioni che hanno e devono continuare ad avere una base scientifica. E’ mio dovere attenermi a questa”.
“C’è una certa rigidità del comitato tecnico-scientifico, ma se c’è è sulla base della letteratura scientifica sui contagi che loro hanno a disposizione”, riconosce Conte, che continua: “Capisco il sentimento di frustrazione e di contrarietà . Ma per capire la situazione che stiamo vivendo mi attengo a un esempio e a un semplice calcolo che riguarda la vita di tutti noi. Se un paziente solo, il famoso paziente uno, è riuscito a far esplodere un focolaio e a scatenare un contagio tale da obbligarci a chiudere l’intera Italia, riuscite a immaginare cosa potrebbe succedere con 100 mila casi positivi, quali sono quelli attualmente accertati? Senza contare che in questo momento sicuramente ci sono anche positivi non accertati”.
Conte sottolinea: “L’indice del contagio R0 adesso è sotto l’uno. Se tornasse a 2 vorrebbe dire in pochissimo tempo 200 mila contagiati, poi 400 mila, poi 800 mila, poi 1 milione e seicentomila e così via. La curva diventerebbe esponenziale. Con il tasso di letalità che c’è, sarebbe imperdonabile. Abbiamo l’obbligo di tenerla sotto controllo in tutti i modi. Adesso tutto ci sembra più semplice perchè siamo chiusi in casa. Ma basterebbe pochissimo per perdere il controllo della situazione. Soltanto che questa volta precipiteremmo in una condizione ben peggiore e forse irreversibile. Ecco perchè sono convinto, convintissimo, che sia meglio procedere sulla base di un piano ben programmato, per minimizzare al massimo il rischio di una ricaduta che sarebbe fatale”.
Il premier dice ancora: “Ai cittadini abbiamo voluto allentare un po’, per andare incontro ai desideri comuni, evitando però una sensazione di liberi tutti e di trasformare la ritrovata libertà in un diffusore del contagio anche tra i familiari e gli amici. Anche per questo abbiamo mantenuto l’autocertificazione, con specifiche motivazioni. Proseguiremo per step, pronti a correzioni se vedremo la curva rialzarsi.
Ricorreremo a nuove zone rosse se necessario il rischio di una ricaduta che sarebbe fatale”, ripete il presidente del Consiglio, che promette di risolvere presto anche il nodo delle funzioni religiose: “Con la Cei lavoreremo per concordare uno specifico protocollo di sicurezza, in modo da garantire a tutti i cittadini che parteciperanno a celebrazioni liturgiche condizioni di massima protezione, questo anche per tutelare i parroci e i celebranti contro il rischio che si diffonda il contagio tra i fedeli”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
SMORZA LA POLEMICA DEI VESCOVI
“In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena,
preghiamo il Signore perchè dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perchè la pandemia non torni”.
Così Papa Francesco introducendo la messa a Casa Santa Marta, frasi che suonano come una distensione con il governo dopo le polemiche sulle messe ancora bloccate.
Il Papa, a Santa Marta, invita alla “prudenza” e alla “obbedienza” alle disposizioni perchè non torni la pandemia.
“In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizione per uscire dalla quarantena – ammonisce il Papa nell’intenzione di preghiera – preghiamo il Signore perchè dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e obbedienza alle disposizioni perchè la pandemia non torni”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
DOVE POSSIBILE ALL’APERTO PER DIMINUIRE I RISCHI DI CONTAGIO
Repubblica oggi racconta in prima pagina il dietrofront di Conte sulle messe, cominciato domenica sera e pronto a concludersi con l’annuncio: dal 10 maggio potrebbero celebrarsi di nuovo le messe in Italia. All’aperto, dove possibile. Più difficilmente al chiuso, anche se questo dettaglio sarà definito nelle prossime ore. Sicuramente con la mascherina.
Spiega Tommaso Ciriaco:
È il compromesso più avanzato a cui lavorano le diplomazie del governo e della Cei, con il sostegno di Giuseppe Conte. Silenziosamente. Per chiudere lo scontro inedito che ha lasciato il premier più isolato che mai. Il 10 maggio, allora. O meglio: Palazzo Chigi preferirebbe l’11 maggio, un lunedì, in modo da garantire una ripresa soft. I vescovi, però, chiedono almeno di ripartire in un giorno festivo, evocativo, di rinascita. E lo chiedono mentre mobilitano il mondo cattolico e giocano di sponda con mezzo governo.
La più attiva è Luciana Lamorgese. È lei, al telefono con il presidente della Cei Gualtierio Bassetti — a sua volta snodo che porta la comunicazione fino a Papa Francesco — a promettere il massimo impegno per chiudere presto l’incidente. Anche il Quirinale, d’altra parte, è rimasto sorpreso da come è stata gestita l’intera vicenda delle messe.
La ministra dell’Interno si batte allora per arrivare il 10 maggio — prima sembra impossibile, domenica 3 maggio saremo ancora in fase 1 — alla ripresa delle celebrazioni, almeno all’aperto.
Prima, insomma, che il comitato tecnico scientifico e Palazzo Chigi diano il via libera definitivo al protocollo della Cei. Si tratta di una via d’uscita che piace al Viminale. Necessaria, dopo che il primo testo della Cei era stato bocciato senza appello dagli scienziati: troppo alta l’età media dei fedeli, troppo rischiose le aggregazioni al chiuso e la consegna dell’ostia, pure se in mano
Anche Luigi Di Maio sente Bassetti. Prende atto che per i vescovi esiste anche un problema di violazione del concordato. L’obiettivo, adesso, è di chiudere l’incidente. «Serve una risposta in tempi brevi — il senso dello sfogo dei vescovi — Anche un no, ma che dia almeno un orizzonte ai fedeli». Come a dire: pure i parrucchieri e i bar sanno quando ripartiranno. Mentre la Chiesa, la Comunità ebraica, quella islamica e le altre confessioni restano nell’incertezza.
(da agenzie)
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