Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA GLI SLOGAN POPULISTI, POI I DRONI VOLANTI CON LA SUA VOCE: ERA STATO INDICATO COME IMPRESENTABILE DALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA… HA CAMBIATO SEI VOLTE GRUPPO PARLAMENTARE
È nato un nuovo mostro nello stretto di Messina. Altro che Scilla e Cariddi. Un mostro di sicuro meno affascinante, ma altrettanto tentacolare: è il sindaco di Messina Cateno De Luca.
Uno che pareva aspettare l’occasione giusta per sfoderare il piglio dell’uomo solo al comando, con tanto di imitazione di Benito Mussolini a favore di telecamera in piena emergenza Coronavirus. Uno che sta acquistando consensi attraverso l’utilizzo di slogan populisti, trovate becere e soprattutto, scimmiottando leader che pregano con Barbara D’Urso.
Ma partiamo da lontano. Coinvolto nella bellezza di 16 inchieste, tra assoluzioni e prescrizioni, è ancora aperto il procedimento che lo vede accusato di evasione fiscale (per una presunta maxi evasione da un milione e 750mila euro).
Nel 2017 De Luca era tra gli “impresentabili” della Commissione antimafia. Arrestato due volte, annunciò di aver saputo in anticipo del suo arresto perchè “me l’ha detto un parente di magistrati e di massoni”.
Come se tutto non fosse già abbastanza grave, a difenderlo nell’unico processo rimasto in piedi c’è l’avvocato Carlo Taormina. Ha atteso sentenze pregando col rosario in mano (chi vi ricorda?) e appena eletto sindaco (come non votarlo con questo splendente curriculum) ha portato un mazzo di fiori alla statua della Madonna (chi vi ricorda?).
In pochi però ricordano il suo spogliarello (probabilmente si tratta di rimozione selettiva dei ricordi raccapriccianti). Nel 2007 infatti, come documentato da un video mitologico, protestò contro la decisione dell’allora presidente, Gianfranco Miccichè, di estrometterlo dalla Commissione bilancio. Si spogliò, restando in mutande, cosa che più che protesta apparve a a tutti un’intimidazione visiva.
Per coprire le sue incantevoli nudità usò il drappo della Trinacria, brandendo la statuetta di Pinocchio e la Bibbia. Leggenda vuole che quella Bibbia, qualche minuto dopo, presentò strani fenomeni di autocombustione. La bandiera della Sicilia e l’autonomia sono un’altra delle sue grandi ossessioni (cambiando le coordinate geografiche, chi vi ricorda?).
Parte della sua mirabolante carriera politica è riassunta da un articolo di Giuseppe Pipitone: “All’Ars entra per la prima volta con il Movimento per l’Autonomia. Passa con Grande Sud. Quindi opta per la Democrazia cristiana, fino al 2011, anno in cui cambia per sei volte gruppo parlamentare: in quello del Pdl arriva a “sostare” per tre ore e mezza, giusto il tempo di far saltare gli equilibri in una delicata conferenza dei capigruppo”. Roba da far sembrare Mastella un indomito, coerente, granitico idealista.
Ma è il Coronavirus a rivelare l’autoritarismo pirotecnico e fantozziano dell’arruffapopoli De Luca.
Sempre in cerca di un palcoscenico su cui imbastire una gag, De Luca ha dichiarato fin dal primo momento dell’emergenza “Tengo lo sterzo in mano!”. Peccato che lo sterzo gli sia rimasto in mano. I primi nemici individuati sono stati coloro che tentavano di salire sulle navi per attraversare lo stretto e arrivare in Sicilia (vi ricorda qualcuno?).
In realtà gli untori erano perlopiù pendolari e di automobili pronte a sbarcare ce n’erano ben poche, ma De Luca ne ha approfittato per lanciare strali al ministro della Difesa, Luciana Lamorgese: “Lei signora Ministra mi ha denunciato perchè vi ho mandato a quel paese, ma continua a prendere per i fondelli i messinesi ed i siciliani consentendo lo sbarco indiscriminato in Sicilia come gli artisti di strada francesi!”.
In realtà la foto della macchina di “artisti di strada francesi” postata dal sindaco si è rivelata un fotomontaggio e l’ha cambiata (vi ricorda qualcuno?).
Tra un insulto e un altro alle istituzioni, forse preda di improvvisa nostalgia per i tribunali, viene quindi denunciato dal Viminale per vilipendio.
Sempre più invasato, chiede le forze armate in città , convinto di trovarsi nel mezzo di una rivoluzione civile in Sud America. Naturalmente sviluppa anche la sindrome del perseguitato, tanto per rafforzare l’immagine dell’uomo nuovo ostacolato dai poteri forti, e quando Lamorgese dichiara di voler annullare la sua ordinanza sui traghetti, De Luca parla di “crimini di stato” e “vogliono farmi fuori!”. Come no, ci sono già i cecchini di Stato appostati sulla Madonnina del porto.
Poi si passa alle trovate egotiche: il megafono montato sulla macchina con la voce registrata del sindaco che dice “il sindaco vi ordina di non uscire di casa!”.
Solo lui, Salvini e l’arrotino parlano di sè in terza persona.
Stessa tecnica per augurare la Buona Pasqua ai cittadini, con tanto di frase raffinata sparata dall’altoparlante: “Io rustu (faccio il barbecue-arrostisco) per i ca**i miei!”.
Poi arriva il drone con la sua voce che dice “Dove ca**o stai andando?”, roba da rimpiangere quando per farsi notare restava in mutande.
Ogni volta che è in arrivo un provvedimento del governo o della Regione, organizza una diretta per intestarsene l’oggetto. Si dichiara “il proprietario di strade e piazze” (in contrapposizione alle regole dettate dal governo che, secondo lui, per quel motivo e perchè lui è la “massima autorità ” non valgono sul territorio comunale). Naturalmente, nella sua narrazione del perseguitato, il Capo della Polizia Gabrielli voleva mettergli i bastoni tra le ruote (vengono divulgate sue foto mentre monitora la partenza dei droni, foto in cui sembra il fesso della domenica che fa alzare i droni nel parchetto davanti casa e poi il drone gli resta incastrato su un pino).
Memorabile lo scherzo che gli viene fatto il primo aprile. Qualcuno, con un falso profilo della Lamorgese, scrive sulla sua pagina Facebook e lo bacchetta fingendosi la ministra. Lui abbocca e le risponde: “Le consiglio di non intimidirmi più con le sue attività di intelligence sulla mia vita!”. Quando gli spiegano che ha abboccato a uno scherzo, prova a salvare la sua dignità : “Ho subito replicato al commento facendo credere agli autori che c’ero cascato!”. Certo, certo.
In tutto, ciò, direte voi, almeno avrà dato il buon esempio, almeno avrà dimostrato di avere tutto sotto controllo. E invece manco questo.
Nessuno si deve spostare, nessuno deve uscire di casa, ma lui per ragioni serissime, di reale necessità se ne va nel suo comune d’origine a 30 chilometri da Messina per prendere otto uova fresche e quattro lattughe appena raccolte. Si vede che il drone “Dove ca**o stai andando?” era distratto. O era rimasto incastrato sul famoso pino di cui sopra. Qualche giorno fa decine di persone a Messina prendono parte al corteo funebre per la morte di Rosario Sparacio, fratello del boss pentito Luigi Sparacio. Lui non se ne accorge. Forse stava cambiando le pile al drone di cui sopra.
Infine, la perla di ieri, il giorno di Pasquetta. Siccome di propaganda non ne ha fatta abbastanza, va nel quartiere delle baraccopoli di Messina per distribuire uova di Pasqua ai bambini delle famiglie più povere.
Ovviamente la gente si accalca, è pieno di adulti e bambini senza mascherine (a cui non dice nulla), lui si fa pure qualche selfie. Il drone “Dove ca**o vai?” di cui sopra sarà stato infilato in un uovo di Pasqua e riciclato come sorpresa, evidentemente.
Insomma, ridateci Scilla e Cariddi. Quei mostri, almeno, li ha inventati la mitologia greca. Questo l’ha generato un’epidemia.
(da TPI)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
“DISTACCAMENTO SOCIALE IN SPIAGGIA E’ IRREALIZZABILE”… LA FRENESIA DEL “RIAPRIRE” QUANDO OGNI GIORNO SI CONTANO CENTINAIA DI MORTI
La cosiddetta “fase 2”, quella della convivenza con il virus un volta terminato il lockdown, prenderà il
via il 4 maggio e includerà anche il periodo estivo.
In molti si stanno chiedendo come sarà la loro estate e anche se potranno trascorrere le proprie ferie in un luogo di villeggiatura o meno. Nonostante lo scetticismo degli esperti, il governo sta lavorando a una serie di misure, che ci permetteranno di poter andare al mare.
Ombrelloni e lettini distanziati e separati con barriere in plexiglass per prevenire il contagio in spiaggia. Non è solo una suggestione ma il rendering del progetto di un’azienda modenese che rimbalza nelle chat dei titolari degli stabilimenti balneari della Riviera Romagnola e sui social in rete. Ma come andrà veramente?
TPI ha intervistato il virologo dell’Università di Milano e presidente nazionale Anpas Fabrizio Pregliasco, che ha fatto chiarezza sull’estate 2020 per gli italiani.
Si parla moltissimo di queste nuove disposizione sull’estate al mare ma ancora non è chiaro come andrà .
Siamo ancora in una fase 1 della malattia e dobbiamo ancora sperare che ci sia un’ulteriore riduzione dei casi e una maggiore disponibilità di posti letto in terapia intensiva. Per fortuna c’è un calo dei casi ogni giorno da 9 giorni, ma è necessario che continui così per ancora un po’ di tempo. Per poter avere un risultato veramente imponente, il lockdown dovrebbe andare avanti fino a giugno. Ma è impossibile mantenere un controllo sociale per tempi così lunghi. Purtroppo si dovrà entrare in una fase 2 e la politica dovrà prendersi in carico la possibilità di valutare qual è il rischio residuo accettabile.
Possibili soluzioni, si parla di distanziamento sociale sulla spiaggia.
Distanziamento sociale sulla spiaggia lo trovo infattibile, anche in mare è tutto da capire, è uno scenario irreale. Come si fa a stare con i guanti sulla spiaggia? È tutto da vedere. Il governo rassicura sulle vacanze al mare, ma c’è un problema sul tragitto interregionale: se ci spostiamo in massa verso le regioni del sud, come la Puglia, e ci ammaliamo, mettiamo in ginocchio la sanità pugliese. Andiamo ad aggravare la condizione di reparti che possono sostenere solo un certo numero di casi.
La possibilità di prendere aerei è ancora più remota?
È vero che c’è il sistema di areazione degli aerei che è frazionato, ma io la vedo male. Anche l’uso della seconda casa nelle zone turistiche, a cosa serve? Non ha quel ritorno economico per il territorio.
(da TPI)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
A PASQUA ERANO STATE 13.756… IL 6,5% NON HA RISPETTATO LE REGOLE
Record di persone sanzionate amministrativamente nel giorno di Pasquetta: su 252.148 controllate dalle forze di polizia, 16.545 sono risultate non in regola rispetto ai divieti sugli spostamenti, il 20,2% in più rispetto al giorno di Pasqua (13.756).
Secondo i dati diffusi dal Viminale, tra Pasqua e Pasquetta i controlli hanno riguardato complessivamente 465.713 persone, 30.301 delle quali (il 6,5%, contro una media dei giorni feriali che oscilla tra il 3 e il 4%) risultate non in regola.
Sempre ieri le persone denunciate per aver attestato il falso nell’autodichiarazione sono state 88, quelle denunciate per aver violato la quarantena imposta dalla positività al virus 29.
I controlli di esercizi e attività commerciali sono stati 62.391 e hanno portato a sanzionare 146 esercenti e a chiudere 63 attività .
“La media delle sanzioni dall’inizio dell’emergenza per spostamenti non autorizzati è stata del 3,7%: 257 mila su un totale di 7 milioni di controlli – dice il viceministro dell’Interno Matteo Mauri – Nel weekend pasquale la media è salita al 4,6%, con un picco di sanzioni del 6,4 per cento registrato nella domenica di Pasqua. Ma possiamo dire che, nonostante l’eccezione pasquale, complessivamente gli italiani stanno tenendo un comportamento corretto. Rispettare le regole è necessario per poter uscire nei tempi minori possibili dall’emergenza”.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
SEMPRE DALLA PARTE DEI POTERI FORTI, DEI FURBETTI E DEI TANGENTARI… E’ IL SOVRANISMO DEGLI EVASORI FISCALI E DEI COSTRUTTORI ABUSIVI, ALTRO CHE DESTRA DELLA LEGALITA’
Prima “riaprire tutto”. Poi “chiudere tutto”. Oggi “riapra chi può”. 
L’atteggiamento di Matteo Salvini sul tema delle riaperture è stato ondivago nell’ultimo mese e mezzo.
Sulla sua pagina Facebook il 27 febbraio – dopo essersi limitato il 21 dello stesso mese a proporre di “sigillare i confini italiani”- il leader della Lega parlava di riaprire fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, centri commerciali…”.
L’11 marzo invece Salvini voleva “chiudere tutta l’Europa” per coronavirus: tutto il continente – dice – deve diventare “zona rossa, per evitare guerre commerciali”.
Uno slalom che oggi – in due diverse interviste televisive – approda nuovamente su una posizione favorevole alla ripresa delle attività il prima possibile.
E non disdegna la possibilità di far ricorso a forme di condono: “Condono è una brutta parola in tempi di pace, ma in tempi di guerra penso che una soluzione di tutte le controversie vada trovata”, dice a La7 “La pace fiscale, pace edilizia, il blocco del codice degli appalti. Questo mi aspetto dal governo: cancellare la burocrazia e lasciare fare: quello che non è vietato è permesso. Altrimenti dopo il virus ci sarà la fame che rischia di essere anche peggio”.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
“NON C’ENTRA LA POLITICA, SONO INETTI”
Marco Travaglio sul Fatto di oggi ci racconta cosa succede nell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 in Lombardia, dove la premiata ditta Gallera & Fontana sta imperversando tra tamponi e zone rosse dimenticate mentre gli assessori come Mattinzoli dicono che i lombardi vogliono menare Conte:
È sempre più difficile convincere un cittadino del Molise o del Veneto che deve restare ai domiciliari chissà fino a quando perchè in Lombardia e in Piemonte i contagi e i morti, anzichè scendere, salgono. O meglio, si potrebbe convincerlo se, dopo i disastri fatti nei primi due mesi, le giunte lombarda e piemontese mostrassero uno straccio di strategia per aggredire il virus. Invece continuano a subirlo, inerti e in balia degli eventi, senza un orizzonte nè una linea d’azione chiara. Passano il tempo a chiacchierare, alodarsi, imbrodarsi e scaricare barile su “Roma”. Esemplare l’assessore forzista lombardo Mattinzoli che, mentre le destre accusano Conte di rompere l’unità nazionale, lo insulta dandogli del “pezzo di merda”, minacciandolo di “riempirlo di botte”: ed è ancora al suo posto.
Indimenticabile l’assessore forzista Gallera, così garrulo fino all’altroieri malgrado il record mondiale di morti nella sua regione, e ora silente dopo la scoperta dello scandalo di Alzano (i suoi fedelissimi che vietano la chiusura dell’ospedale dopo i primi focolai) e dell’ordinanza che riversa nelle Rsa i malati Covid dimessi dagli ospedali, ma ancora infetti.
Leggendario lo sgovernatore leghista Fontana, che accusa il governo di negare la cassa integrazione a 1 milione di lombardi senz’averla mai chiesta.
Poi si dice stupito perchè “ero convinto che la curva rallentasse più velocemente”, ma fa poco o nulla per frenarla: scarsa mappatura dei contagi, nessuna campagna aggressiva di tamponi, niente sorveglianza attiva sui contagiati, nessun piano di test sierologici, ignorata la medicina territoriale, isolamento tutto da dimostrare nelle Rsa fra reparti con sani e con malati Covid. Nulla di ciò che fa il Veneto di Zaia, leghista anche lui, ma con la test sul collo.
E così, mentre tutti parlano d’altro per fare propaganda e/o non doversi smentire, si perdono di vista due Regioni totalmente fuori controllo che, non certo per colpa dei cittadini, rischiano di prolungare il lockdown di tutt’Italia anche dopo il 14 maggio.
È vero, il virus nei primi giorni è stato sottovalutato in tutto il mondo. Ma sono trascorsi quasi due mesi e non si pub più accettare che Fontana si trinceri ancora dietro “il virus particolarmente violento in Lombardia”, perchè la sua violenza è stata direttamente proporzionale a vari fattori, in primis gli errori dei vertici sanitari della sua Regione: all’inizio (sull’ospedale di Alzano e la mancata zona rossa in Bassa Val Seriana), in seguito (con le Rsa e la rincorsa all’ospedalizzazione selvaggia) e oggi (zero strategie per aggredire l’emergenza).
Nè si può lasciare il Piemonte in balla di una giunta di inetti che si ispirano all’unico modello da non seguire: quello lombardo. Non lo diciamo noi: lo dicono i medici, con denunce documentate a cui nessuno ha neppure tentato di replicare (se non col decisivo argomento che gli Ordini dei medici sono “al servizio del Pd”).
La politica non c’entra nulla: c’entra la pelle dei lombardi e dei piemontesi e anche la sorte di un intero Paese ancora bloccato per i numeri spaventosi di quelle due regioni. Il governo, se può, pensi seriamente a commissariare le due Regioni, o almeno le loro Sanità allo sbando. Per il bene di tutti.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
52 MORTI RISPETTO AI 4 DELLA MEDIA ABITUALE
Cinquantadue morti a marzo (rispetto ai 4 decessi dello stesso periodo 2019), 6 fino al 7 aprile. Sono i
numeri della strage silenziosa all’Rsa “Santa Chiara” di Lodi, nella prima zona italiana a essere toccata dalla diffusione del Covid-19. Molto probabilmente anche loro vittime del contagio da coronavirus, ma che non rientrano nel computo ufficiale fornito dalla Regione Lombardia sin qui.
In Procura sono già due gli esposti presentati da parenti di anziani ospiti deceduti. In uno, riporta un articolo di Cristina Vercellone su Il Cittadino di oggi, si legge:
Le prima misure di limitazione degli accessi di esterni a Santa Chiara sono state disposte, a quanto risulta, solo il 3 marzi, con l’introduzione di un modulo di autocertificazione dello stato di salute del visitatore in ingresso. Solo dal 5 marzo è stato limitato l’accesso ai visitatori esterni alla struttura. Ci sono stati ingressi di nuovi ospiti (in sostituzione degli ospiti deceduti) ben dopo il 20 febbraio, con alcuni casi dopo il 5 marz
La campagna di screening col tampone nella Rsa è cominciata solo il 9 aprile (il primo caso di coronavirus a Codogno è stato rilevato il 20 febbraio e reso noto il giorno dopo) e solo per 55 ospiti sintomatici. Non per tutti, quindi, e non per il personale della struttura, che è di proprietà dell’omonima Fondazione, un ente di promozione sociale di diritto privato e di interesse pubblico, soggetto alla vigilanza dell’Azienda di Tutela della Salute (Ats) ma che, in quanto ente strumentale del Comune, vede il sindaco nominare direttamente i componenti del consiglio di amministrazione.
A Lodi, a guidare l’amministrazione di centrodestra, c’è la sindaca leghista Sara Casanova, eletta nel 2017 e già assurta agli onori delle cronache nazionali per il caso mense, quando rischiavano di essere esclusi dalla refezione scolastica i bambini figli di immigrati che non avessero potuto produrre l’autocertificazione nei paesi di provenienza dei genitori su eventuali redditi all’estero.
Sindaca che, in questa situazione di emergenza, ha invece preferito prendersela con molta più calma, molto verosimilmente per questioni di “scuderia” (a guidare la Regione c’è il leghista Attilio Fontana), tanto che il primo incontro con i vertici di Santa Chiara e dell’Ats (che nel frattempo aveva autorizzato dal 2 aprile la formazione di personale della struttura per effettuare i tamponi), l’ha fissato soltanto il 6 aprile.
Il Consiglio di amministrazione di di Santa Chiara aveva chiesto al Presidente, Corrado Sancilio, ex dirigente scolastico, una relazione sulla situazione interna alla RSA, ma il sindaco, accusano le opposizioni, non ha ritenuto opportuno nè utile avere quella relazione, “tantomeno discutere e fare chiarezza su quanto stava avvenendo nell’ultimo Consiglio Comunale che si è tenuto nella notte di venerdì 10 aprile”. Intanto, nella struttura, che all’inizio dell’emergenza aveva 260 ospiti, una cinquantina dei circa duecento addetti risulta attualmente in malattia.
Parola d’ordine: tacere e taceremo!
Erano stati proprio i gruppi consiliari di opposizione a trasmettere il 26 marzo una segnalazione al Prefetto di Lodi, Marcello Cardona, che si era attivato immediatamente con una prima richiesta a presidenza e dirigenza di Santa Chiara il giorno dopo. Una seconda richiesta era partita dalla Prefettura di Lodi il 3 aprile.
Le opposizioni avevano chiesto anche ai consiglieri di maggioranza la sottoscrizione della lettera, ma si erano visti respingere la richiesta al mittente perchè “strumentalizzava la vicenda”. Intanto a Santa Chiara si continuava a morire nel totale silenzio della sindaca Casanova e del suo vice Lorenzo Maggi, arrivato in consiglio come come candidato sindaco di una propria lista, e al ballottaggio in tandem come futuro secondo della leghista.
Dal giorno in cui le opposizioni hanno scritto al Prefetto e hanno chiesto al Sindaco di fare luce sulla vicenda di Santa Chiara e quindi di dichiarare concretamente quanti decessi fossero in corso, quali procedure stessero applicando per isolare i casi dei sopravvissuti, quale fosse la situazione dei tamponi degli ospiti di Santa Chiara e del personale, sono passati almeno 7 giorni prima di ricevere una risposta da parte della Casanova. Prima che il prefetto intervenisse a seguito della lettera dei consiglieri di opposizione, la vicenda era stata liquidata dalla sindaca, dicendo che erano in corso delle interlocuzioni per avere tamponi con la Regione Lombardia ma senza successo. In un articolo al Cittadino, il quotidiano locale, del 2 aprile la sindaca dichiara:
Nei giorni scorsi (a seguito della lettera al Prefetto) le opposizioni in Consiglio hanno chiesto che venissero sottoposti personale e ospiti di Santa Chiara. Successivamente ATS ha chiesto a noi l’elenco degli ospiti sintomatici a cui intendevamo fare il tampone.
Implicitamente dichiarando di non avere fatto pervenire agli organi competenti la lista delle persone che necessitavano di tampone prima che le opposizioni scrivessero al Prefetto.
Intanto, continua a girare sui social l’immagine scattata da un consigliere di maggioranza, Lanfranco Tani, salviniano di ferro e frequentatore dell’università della strada, come lui stesso si definisce, che ha poi provveduto a rimuoverla dalla propria bacheca Facebook, dello scambio di auguri pasquali in Comune al termine di un consiglio fiume durato quattordici ore dove sindaca e vicesindaco sono seduti al tavolo con alle loro spalle un gruppo composto di alcuni assessori e altri consiglieri di maggioranza, senza rispetto alcuno per le distanze. Tanto che la segretaria cittadina del Pd, Laura Tagliaferri, così commenta, sempre su Facebook:
Ci sono immagini che non hanno bisogno di commenti, perchè parlano da sole. E’ apparsa sabato sui social, pubblicata dal consigliere Tani, la foto della festicciola pasquale tenutasi in Broletto ( a Lodi ) con la presenza del Sindaco Casanova, del vicesindaco Maggi e di alcuni assessori e consiglieri. Tutti assembrati in una stanza, senza rispettare minimamente le distanze prescritte.
E ciò avveniva il medesimo giorno in cui la stessa Casanova scriveva una lettera a tutti i cittadini chiedendo di stare in casa e di evitare assembramenti: “è un sacrificio necessario per assicurare la protezione degli altri e di noi stessi — scriveva — i contagi stanno rallentando, ma se riprendiamo ad avere contatti con le altre persone, il rischio concreto è che tornino a crescere”.
Detto, fatto. Tra l’altro in quello stesso Consiglio, nè il Sindaco nè il Presidente Cerri si sono ricordati in apertura di dedicare almeno un pensiero, un momento di silenzio, una riflessione ai morti di queste settimane nella nostra città .
Non è retorica pretendere che i governanti siano migliori dei governati, che chi gestisce la cosa pubblica debba essere il primo a dare l’esempio di ciò che chiede. Non è retorica, è semplice senso delle istituzioni: cosa che alla Giunta dei selfie sembra mancare del tutto.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
IL PARERE DI MEDICI ED ESPERTI LO BOCCIA: SOLO PROPAGANDA
Marco Palombi sul Fatto Quotidiano oggi torna sull’ospedale Fiera di Milano raccontando che sono 12 ad usarlo attualmente ma mancano medici e infermieri, tanto che c’è chi viene mandato a lavorare dal Policlinico di Milano:
Ad oggi, come detto, sono una dozzina i pazienti assistiti in Fiera da una cinquantina di persone che turnano su 24 ore: impossibile far crescere i ricoverati senza aumentare decisamente il personale, che però scarseggia in tutta Italia e in particolare al Nord.
Le mille figure professionali necessarie (tra cui 200 medici e 500 infermieri) secondo la Regione sono ad oggi solo un desiderio: per coprire i turni, dicono fonti interne, ad oggi qualche infermiere viene addirittura spostato dal Policlinico in una sorta di gioco a somma zero. Se l’andazzo fosse questo, Fiera aggiungerebbe pochissimi letti alle terapie intensive lombarde e il resto sarebbe solo una partita di giro tra posti già esistenti.
I letti? Dovevano essere 600, ora l’obiettivo è 205, anche se ormai è chiaro a tutti — anche in Fiera — che a quella cifra non ci si arriverà : al momento sono stati completati 53 posti letto; un secondo lotto da 104 posti è in via di costruzione è sarà pronto se va bene tra una o due settimane; gli ultimi 48 posti letto nel Padiglione 2 — dicono fonti qualificate — semplicemente non verranno mai costruiti. Insomma, 157 posti a fine aprile perla maggior parte dei quali manca personale.
Ha scritto su Facebook il 6 aprile, giorno dell’inaugurazione, il cardiologo Giuseppe Bruschi, dirigente medico di I livello del Niguarda: “L’idea di realizzare una terapia intensiva in Fiera non sta nè in cielo nè in terra… Una terapia intensiva non può vivere separata da tutto il resto dell’ospedale. Una terapia intensiva funziona solo se integrata con tutte le altre Strutture Complesse che costituiscono la fitta ragnatela di un ospedale”. In sostanza, quel tipo di pazienti tendono ad avere anche altri problemi e c’è bisogno “non solo di infermieri e rianimatori, ma degli infettivologi, dei neurologici, dei cardiologi, dei nefrologi e perfino dei chirurghi….”: in ospedale ci sono, in Fiera no.
Ancora Bruschi: “Perchè costruire un corpo a se stante, quando si sarebbe potuto potenziare l’esistente? Sarebbe stato più logico spendere le energie e le donazioni raccolte per ristrutturare o riportare in vita alcuni dei tanti padiglioni `abbandonati’ degli ospedali lombardi (Niguarda, Sacco, Varese…). Si sarebbe investito nel sistema in essere e quanto creato sarebbe rimasto in dotazione alla Sanità Lombarda”.
Un sindacalista dei Cobas a metà marzo aveva sostenuto che l’ex Ospedale Civile di Legnano “ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti”. L’assessore al Welfare, Giulio Gallera, rispose il 18 marzo con un parere chiesto agli uffici tecnici ilgiorno prima: “Ci vorrebbero sei mesi”. In realtà il parere si riferisce al rifacimento dell’intero monoblocco, cosa ovviamente non necessaria.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
DECESSI RADDOPPIATI IN CITTA’
Su Repubblica di oggi Gad Lerner analizza la situazione tragica dell’emergenza Coronavirus SARS-
COV-2 e COVID-19 a Milano, grande malata d’Italia nella regione che non vede fermarsi la corsa dei suoi contagi nonostante l’ospedale Fiera di Milano e il dinamico duo Fontana & Gallera:
Milano come Londra: metropoli ricche ma appestate. La locomotiva d’Italia non sta riuscendo ancora a venirne fuori, sebbene calino i ricoveri in terapia intensiva, perchè il numero dei contagiati è molto, molto superiore a quel che dicono le cifre ufficiali. Districarsi nelle statistiche aiuta poco.
L’Istat certifica una cifra di decessi in città raddoppiati rispetto all’anno scorso, ma ad aprile ci sono stati giorni in cui se ne sono contati il triplo e il quadruplo. E siccome parliamo di una provincia di 3 milioni e 260 mila abitanti, di cui 1 milione e 350 mila residenti nel comune capoluogo, il rompicapo è che non si possono circondare “zone rosse”.
Un istituto di ricerca, In Twig, ha ipotizzato che i portatori di Covid-19 nella provincia milanese siano 135 mila. Non tutti gravi, per fortuna, spesso asintomatici, ma certamente molto più numerosi di quanto non dicano i bollettini redatti sulla base dei tamponi effettuati in quantità del tutto insufficiente: meno di seimila al giorno. «Il picco è arrivato a Pasqua e non vediamo ancora la discesa», ammette il sindaco Beppe Sala, attaccato al telefono con gli epidemiologi. Da loro si viene a sapere che difficilmente prima di giugno inoltrato si arriverà ad avvicinare allo zero il numero delle morti che portano il Covid-19 come concausa
E allora, per capirci di più, bisogna ascoltare la voce dei medici di base lasciati per settimane senza strumenti di protezione e senza protocolli farmacologici adeguati. Quando li ho incontrati che facevano la fila in un hub di periferia per ritirare finalmente tre mascherine e tre flaconi a testa distribuiti dal Comune, i loro racconti spiegavano molto: malati rimasti a casa che contagiano i familiari.
E in assenza di consegna di pacchi alimentari a domicilio, tante madri di famiglia che vanno a fare la spesa portandosi dietro il virus invisibile.
Basta conoscere i cortili interni dei casermoni di periferia, dove si affolla una popolazione di ragazzi rimasti senza scuola e di adulti disoccupati, per intuire quali siano i veicoli inconsapevoli del contagio.
Se ci aggiungete gli spostamenti di centinaia di migliaia di persone che continuano a spostarsi per lavorare, diventa più facile comprendere su quali gambe incede l’epidemia. Troppo comodo scaricare la responsabilità sui milanesi indisciplinati che vanno ancora in giro, o addirittura sulla presunta indulgenza delle forze dell’ordine, come fa l’assessore regionale Gallera’.
Smettiamola di dare la colpa ai runner o ai proprietari di cani. Non ci crede più nessuno. Il contagio avanza nelle case, si trasmette nelle famiglie numerose e nei luoghi di lavoro.
La metropoli più europea d’Italia rivela una drammatica vulnerabilità proprio nelle sue fasce deboli: gli anziani, le periferie, i senza fissa dimora, i centri di accoglienza. In aggiunta alla gran massa della manodopera. Il sindaco Sala rifiuta la tentazione di fondare sulla paura le prossime settimane di lotta contro il nemico invisibile: «Basta, non è vero che la popolazione si contagia perchè è indisciplinata. In Cina le persone non uscivano di casa perchè venivano assistite a domicilio. E poi, diciamocelo, troppa gente è ancora sprovvista di mascherine. Sto pensando a come far da soli, comprare i macchinari necessari, riconvertire aziende che finalmente le producano qui a Milano». Le sirene delle ambulanze seminano inquietudine, le file davanti ai supermercati si allungano.
La grande malata – finchè zoppica la sua medicina di territorio – non può accontentarsi del calo dei ricoveri in pronto soccorso, se intanto deve convivere col virus annidato nelle case. È lì dentro, nella Milano che non si vede, che devono arrivare il cibo e la cura senza cui non c’è futuro.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
SEQUESTRATI PC E INGENTE MOLE DI DOCUMENTI: SI INDAGA PER OMICIDIO ED EPIDEMIA COLPOSA
Sono scattate da questa mattina una serie di perquisizioni della Guardia di Finanza in diverse strutture Rsa della Lombardia, a partire dal Pio Albergo Trivulzio a Milano, al centro dell’indagine della procura di Milano per omicidio colposo ed epidemia colposa, nella quale è coinvolto il direttore generale della struttura, Giuseppe Calicchio (nominato in quota Lega)
Altre perquisizioni sono in corso da parte della polizia giudiziaria anche negli ufficio della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e in una residenza per anziani a Settimo Milanese. Gli inquirenti stanno verificando eventuali carenze nei protocolli interni e dei dispositivi di sicurezza per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.
Sono circa 12 le strutture coinvolte nell’inchiesta, tra le quali ci sono quelle in provincia di Bergamo, dove risultano altre perquisizioni secondo quanto riferito dal responsabile della Fp-Cgil provinciale, Roberto Rossi: «Già da qualche tempo, alcune strutture hanno ricevuto la visita dei carabinieri del Nas dopo alcune segnalazioni». Stando ai dati raccolti dal sindacato, nelle 65 Rsa bergamasche ci sono stati almeno 1.500 morti dall’inizio dell’emergenza «pari al 25% degli ospiti»
Oltre ad acquisire le cartelle cliniche degli ospiti morti nelle case di riposo, i finanzieri analizzeranno anche i documenti relativi alle direttive interne disposte dai vertici delle varie strutture, oltre che quelli su eventuali scambi di informazioni tra le Rsa e la Regione Lombardia, che sulle strutture ha il compito di vigilanza.
In breve tempo i finanzieri hanno acquisito una «ingene mole di documenti», oltre ad aver sequestrato computer e altri dispositivi dove possono essere state memorizzate email e fascicoli relativi alle cartelle cliniche degli ospiti. Il dg Caliccio ha intanto ricevuto ora l’avviso di garanzia relativo all’indagine a suo carico.
Negli ultimi giorni alcuni operatori sanitari avevano infatti denunciato la mancata messa a disposizione di dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, che sarebbero stati addirittura invitati a non indossare «per non creare allarmismi». In una lettera, una novantina di medici della struttura ha asserito che le mascherine sarebbero state invece messe a disposizione «a partire già dal 23 febbraio».
Ritardi diffusi su numerose strutture per anziani lombarde, come denunciato anche dalla Federazione dei medici regionale che nei giorni scorsi hanno lanciato un duro attacco contro l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.
Accuse ribadite anche dai dati emersi da una indagine dell’Istituto superiore della Sanità , secondo la quale almeno un terzo dei decessi nell’ultimo mese all’interno delle Rsa sia stato legato ai contagi di Coronavirus.
La squadra di polizia giudiziaria, guidata da Maurizio Ghezzi, è entrata anche negli uffici della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e in una residenza a Settimo Milanese, mentre la finanza sta lavorando nelle sedi del Pat. Le attività andranno avanti per tutto il giorno.
(da agenzie)
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