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TRUMP CHIESE A FAUCI “PERCHE’ NON LASCIAMO INONDARE GLI STATI UNITI DAL CORONAVIRUS?”

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

LE RIVELAZIONI DEL WASHINGTON POST… L’IMMUNOLOGO RISPOSE ALLIBITO: “MA SI RENDE CONTO DI QUANTE PERSONE MORIREBBERO?”

“Perchè non lasciamo che inondi il Paese?”. Sarebbe stata questa la domanda che, secondo fonti informate citate oggi dal Washington Post, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe rivolto all’immunologo Anthony Fauci durante una delle prime riunioni della task force della Casa Bianca contro il coronavirus. La tentazione dell’immunitità  di gregge.
“Signor presidente, morirebbe moltissima gente”, avrebbe risposto il principale esperto di malattie infettive della nazione.
Secondo le fondi del Wp, il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases all’inizio non aveva neanche capito cosa il presidente intendesse dicendo di lasciare che il virus “inondasse” il Paese.
Lui che di presidenti ne ha consigliati già  sei durante la sua carriera. Ma il pensiero di fermare l’economia per Trump poteva essere decisivo per scegliere di non chiudere il Paese.
Il dottore si è allarmato e ha reagito rispondendo con la determinatezza alla quale ci ha abituato e che lo ha reso uno tra i volti più popolari e amati negli Stati Uniti.
Il Post rivela anche che i sei medici e scienziati che partecipano alla task force – oltre a Fauci, Deborah Birx, che guida la risposta della Casa Bianca, il surgeon generale Jerome Adams, il commissario della Fda Stephen Hahn ed il direttore dei Cdc Robert Redfield, hanno iniziato a tenere delle riunioni separate per discutere questioni mediche e di pubblica sanità .
Questo perchè gli scienziati erano sempre più frustrati per i “voodoo”, così il quotidiano statunitense definisce le cure proposte da funzionari politici e dallo stesso Trump (la grande scommessa sulla clorichina), proposti durante le riunioni allargate.
Con mezzo milione di casi e oltre 20mila morti, solo ieri gli Stati Uniti hanno superato l’Italia per decessi dovuti a Covid-19. Ma gli esperti non sono ottimisti e definiscono il conteggio “una sottostima”. Anthony Fauci ha detto di sperare in “un ritorno alla normalità ” entro novembre, e continua a tenere a bada il presidente e il suo ottimismo forzato. “Molte vite avrebbero potuto essere salvate se le restrizioni fossero state adottate prima” ha aggiunto.
La scelta del lockdown, delle distanze sociali, della quarantena e dell’auto isolamento adottata dall’Europa quasi interamente, non è stata subito presa in considerazione neanche dal Regno Unito, dove l’immunità  di gregge era stata la scelta iniziale anche del premier britannico Boris Johnson. “Morirano tanti cari”, aveva detto Johnson che oggi è appena stato dimesso dopo aver rischiato la vita per Covid-19.

(da agenzie)

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CORTINA, FILIPPINI MANDATI A PULIRE, FESTE E TORNEI DI BRIDGE: COSI’ I VIP SE NE FREGANO DEL CORANVIRUS

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

FAMIGLIE DI VIP CON FIGLI AL SEGUITO CHE ARRIVANO NOTTETEMPO CON LE VALIGIE: LE SECONDO CASE DI LUSSO HANNO PORTATO IL CORONAVIRUS A CORTINA

Meglio chiusi in un monolocale di trenta metri quadri vista tangenziale o in uno chalet con parco circondati dalle Dolomiti? C’è quarantena e quarantena…
Le seconde case (più o meno lussuose, per i fortunati che le hanno) sono state prese d’assalto immediatamente dopo il primo decreto che limitava la libertà  di movimento degli italiani. Tanto da rendere necessario in quelli successivi, compreso l’ultimo, una prescrizione specifica: è espressamente vietato raggiungere le case di villeggiatura al mare o in montagna, a meno che non ci siano gli ormai noti comprovati motivi di urgenza e necessità .
A Cortina d’Ampezzo, famosissimo luogo di villeggiatura di potenti e presunti tali, è in atto per questo da giorni una rivolta che corre sui social, ma non solo. Complice un numero di contagi consistente rispetto al numero di abitanti, circa 80 su 5800 abitanti. Nonostante residenti e frequentatori abituali abbiano patrimoni ben al di sopra della media nazionale, Cortina come tutti i paesi dove ci si conosce tutti, non fa eccezione. Il pettegolezzo quindi si diffonde veloce come il Coronavirus sulle chat di Whatsapp e nelle telefonate, ma anche nei negozi più in vista della “perla delle Dolomiti”.
Un ampezzano doc frequentatore della cerchia più esclusiva non trattiene l’indignazione: “Trovo sconcertante fare festini o continuare come nulla fosse con i tornei di burraco e di bridge, mentre l’Italia vive una situazione come questa… Com’è successo qui ai primi di marzo a epidemia ormai esplosa, ordinando casse di champagne e salmone in quantità . O andare a fare gite al lago di Pianozes come alcune signore molto danarose di Mantova, poi multate”.
La sanzione però non arriverebbe per tutti: “C’è stato un calo dei reati dato che tutti sono in casa? Allora perchè i carabinieri non controllano le case dei non residenti improvvisamente aperte e gli arrivi dei Suv notturni? Perchè qui ci sono i cosiddetti potenti! I vigili urbani facevano multe per divieto di sosta, invece di controllare la distanza nel mercato, almeno finchè poi per fortuna lo hanno chiuso”.
Stesso discorso per quella che è chiamata “la passeggiata” che corre lungo il tracciato della ex ferrovia, alla fine chiusa anch’essa con un’ordinanza del sindaco.
Si oscilla tra la voglia di raccontare e indignarsi pubblicamente e il riserbo più calcolatore che considera i “foresti”, specie se vip, una golosa parte del proprio fatturato. Da tutelare al meglio.
“L’animo ampezzano è sensibile alle sirene del denaro” racconta a TPI una signora ben introdotta nel giro dei cortinesi che contano. “Qui tutto si è sviluppato grazie ai soldi. Io sono nata a Cortina, ma vissuta in un’epoca in cui il dio denaro c’era e non si mostrava. Adesso è un’altra cosa. Mi dispiace soprattutto perchè ci sono andati di mezzo gli ampezzani, i vacanzieri provenienti dalle zone rosse ci hanno impestato. Tra i primissimi casi di Covid a Cortina c’è il titolare di una nota agenzia immobiliare e di un negozio di scarpe, professioni a contatto con pubblico e con i turisti”.
È proprio così? Mentre tutta Italia impasta farina e lievito di birra, a Cortina si ordinano baffe di salmone e casse di champagne?
Ovviamente non al discount, ma alla storica “Cooperativa”, fondata nel 1893 per aiutare contadini e pastori e adesso trasformatasi, a dispetto delle origini frugali, in un lussuoso centro commerciale con 4mila metri quadri di superficie di vendita.
La responsabile, contattata al telefono da TPI, è gentile e disponibile nel cercare di fare luce sull’enigma: “La spesa alimentare ovviamente ha avuto un aumento del volume di vendite. Dopo il lockdown c’è stato un assalto non tanto al negozio, ma per le richieste di spesa a domicilio. La prima settimana è stata difficile da gestire e adattarci a una situazione nuova in emergenza. Una mole di acquisti importante con più carrelli per singolo ordine, una cosa straordinaria. Poi è andata a equilibrarsi. Noi stessi consigliamo di non fare richieste quotidiane”.
Ma lo champagne? “Non conosco nel dettaglio gli acquisti per singolo ordine. Ai miei colleghi sarà  capitato, non a me personalmente. Ma siamo a Cortina comunque, i nostri ospiti sono abituati a un tenore di vita particolare e noi siamo abituati a vendere anche champagne”.
Non si sbilancia neanche sugli arrivi in massa di non residenti: “L’ho sentito dire, ma non ho visto personalmente, dato che sto tutto il giorno al negozio e poi a casa”.
Certo la sobrietà  non è imposta per decreto, ma un po’ di buon senso aiuterebbe tutti. Si legge nei commenti su Facebook nel popolare gruppo amici di Cortina “il problema è che le persone nelle seconde case (anche se con residenza, ma di fatto seconde case in quanto non ci abitano prevalentemente tutto l’anno) mantengono lo spirito vacanziero, tipico in tutti i periodi dell’anno in cui vengono, a cui sembra che tutto sia concesso” si indigna Valentina.
A cui risponde Fabrizio: “Il sistema montagna è un sistema fragile, in primis sotto il profilo sanitario. Con lo spostamento in massa dalle città  alle seconde case, in questo momento di assoluta emergenza si rischia di metterlo in crisi più del necessario. È possibile che qualcuno il virus se lo sia portato appresso e a farne le spese sarà  soprattutto il tessuto locale, quello dei residenti. Quindi non si tratta solo di decreti, ma di consapevolezza e di un po’ di rispetto”.
Messaggi rivolti a padovani, lombardi, bresciani, trevigiani, bergamaschi, bolognesi e milanesi andati a respirare aria buona di montagna. Ma anche a super manager e noti banchieri le cui case sono state in fretta e furia riaperte e pulite da allarmate cameriere del posto.
“Da quando è scoppiato il caso di Codogno, ho iniziato il mio personale countdown di isolamento, visto che in una profumeria ero stata con un truccatore di Milano davanti alla faccia. Mentre i cortinesi sono controllati a vista e non puoi uscire se sei in quarantena per Covid nemmeno a prendere la legna negli spazi condominiali comuni, chi non segnala di avere sintomi o non indica tutti i nomi dei suoi contatti agisce in modo sconsiderato. Chiunque può venire a respirare aria buona, purchè stia chiuso in casa. Invece i medici hanno inviato una lettera per segnalare che i casi reali di Covid sono molto superiori a quelli dichiarati”.
L’omertà  trionfa e il senso civico scarseggia? Nei commenti c’è chi si schermisce dicendo di non essere un infame e chi rintuzza: “È sanità  pubblica, non infamia”.
Ed è lì il punto. Non si denunciano magari amici di cui si sa che abbiano sintomi influenzali. “Tutti lo sanno e nessuno parla del fatto che c’è chi è uscito con la febbre per non fare la quarantena e non farla fare ai propri amici. La bella gente di Cortina nega l’evidenza. Ho parlato con la segreteria del sindaco senza risultato. Non lo dicono perchè hanno il terrore, poi la gente li guarda male, c’è una forma di ignoranza”. Omertà  in salsa cortinese?
Andrea Colucci è medico di base a Cortina e per rispondere alle tante domande dei pazienti ha inviato loro un’email con spiegazioni sui sintomi, le modalità  per fare il tampone e segnalare soprattutto che i numeri reali di casi Covid19 sono molto superiori a quelli dichiarati. “Un’osservazione sul posto che ha trovato poi conferma con gli studi epidemiologici” racconta a TPI.
“È pieno di gente che sta benissimo con Coronavirus per fortuna e non intasa gli ospedali, ma dall’altro lato non avendo sintomi vanno in giro e la diffondono. Una volta il medico era ambito, adesso nessuno mi invita più da nessuna parte” ironizza Colucci “quando arrivo alla cassa del supermercato si fa il vuoto. Comunque la stragrande maggioranza delle persone è responsabile, il macellaio dice che l’80 per cento delle persone che vede non sono di Cortina, ma è un fenomeno che poteva essere significativo quando sono arrivati. Adesso l’importanza è che stiano in casa a non fare guai”.
Sulla stessa linea un altro dottore di Cortina Luca Piccolomini: “Fino al 7 marzo nei rifugi e sulla funivia sembrava Riccione, un sacco di bambini, alberghi e ristoranti pieni e nessuno rispettava le distanze. In presenza dei sintomi bisogna avere più senso civico, stiamo un po’ attenti”.
Uno dei medici di base è in quarantena per avere avuto Covid19. Alla Aulss 1 Dolomiti di Belluno, che è competente come territorio, invitano a usare il numero aziendale dedicato 0437514343: “Il numero è attivo tutti i giorni per chi ha sintomi o dubbi. I casi vanno segnalati con nome e cognome, altrimenti noi non lo sappiamo. Per i comportamenti non adeguati poi ci sono polizia e carabinieri. Perchè c’è un risvolto anche legale non da poco”.
Le forze dell’ordine però respingono in blocco l’accusa di chiudere un occhio con i ricchi: ci sono sia i controlli che le multe, solo che le persone chiuse in casa giustamente non se ne possono accorgere. “La maggioranza delle segnalazioni sono generiche e molti forestieri sono qui da prima del blocco — affermano dal commissariato di Cortina — erano venuti per Carnevale e si sono fermati anche dopo. È un problema discusso nei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ma le persone hanno una percezione spesso falsata. Noi abbiamo un sistema di telecamere che registrano i passaggi, poste agli accessi del paese e anche all’uscita dell’autostrada. I controlli li facciamo e anche le multe, poi che qualcuno abbia fatto una cena ci può stare, che sia un sistema no. Ma non è che non fermiamo le persone in base al censo, nessuno si tira indietro sui controlli. In presenza di denunce circostanziate procediamo come al solito. Ma anche se sono semplici segnalazioni. Abbiamo trovato gente che festeggiava in giardino il compleanno. Peccato che fossero tutti dello stesso nucleo familiare! Se c’è chi è andato a giocare a carte a casa di un altro non si può escludere. Ci sta che possa esserci qualche episodio, ma dire che sia una situazione generalizzata è insultante, per rispetto dei tanti poliziotti impegnati sulla strada a fare controlli. Tra noi, carabinieri e guarda di finanza per Pasqua la vigilanza sarà  potenziata ulteriormente”.
“Dobbiamo distinguere tra violazione di legge e opinione del cittadino, che non è un conoscitore delle attività  di controllo — sottolineano i carabinieri di Cortina — Non si può entrare in case private. Se in un condominio si ritrovano sul pianerottolo o giocano a carte, va contro il buon senso e le linee guida sanitarie e la cosa può infastidire qualcuno, ma non è un assembramento in un luogo pubblico. Noi prendiamo nella massima considerazione tutte le segnalazioni e siamo anche di supporto psicologico quando capiamo che si tratta di sfoghi perchè la popolazione è provata. La legge è uguale per tutti è un concetto che abbiamo molto chiaro”.
Certo, il sindaco Gianpietro Ghedina si è ritrovato a fare una colossale marcia indietro rispetto ai giorni in cui parlava di Cortina “isola felice” e di piste aperte a tutti, mentre ora invita accoratamente a stare a casa in previsione della Pasqua.
“Adesso si mette a fare lo sceriffo? La tempistica forse non è quella corretta” afferma Giorgio Da Rin, capogruppo di minoranza in consiglio comunale. In prefettura a Belluno la riunione per gestire eventuali fughe dopo un mese di cattività  domestica in vista di Pasqua e Pasquetta c’è stata qualche giorno fa.
Forse anche sollecitata proprio dalla lettera di Da Rin in cui si denuncia il “continuo arrivo di proprietari di seconde case nel nostro Comune. Negli ultimi giorni, ho ricevuto svariate segnalazioni sia da parte di residenti che di autisti corrieri (Sda, Bartolini ecc) di continui arrivi, specialmente nelle ore notturne ma non solo. Vista la proroga del dpcm fino al 13 Aprile, che comprende dunque la data di Pasqua, ho il forte timore che questi arrivi aumentino ancora proprio per la volontà  di passare la festività  qui insieme ai parenti. Per questo sono a chiederVi, se fosse possibile istituire un posto di blocco permanente sull’Alemagna 51 in corrispondenza dell’ingresso a Cortina d’Ampezzo”.
Molti concittadini imputano al sindaco una certa mancanza di iniziativa nel contrastare l’arrivo dei “foresti” come vengono chiamati in senso dispregiativo i non residenti o ancora peggio quelli con la finta residenza (l’Imu a Cortina è parecchio salata e non sono in pochi, dicono in paese, quelli che hanno la residenza solo sulla carta).
“Perchè non ha fatto come il sindaco di Treviso che andava a caccia dei festaioli? Avrebbe potuto farsi un giro di notte nelle zone più belle e guardare le luminarie in alcune case…”, ci si chiede. Perchè a Cortina puoi essere al riparo da occhi indiscreti, ma non da quelli dei vicini di chalet o di condominio, seppure di lusso. Tanto che chi aveva in programma un barbecue ha desistito. No, niente senso di responsabilità , seppure tardivo. Si sarebbe visto il fumo.

(da TPI)

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L’INCHIESTA SULLE CASE DI RIPOSO E GLI INFERMIERI MANDATI A LAVORARE CON LA FEBBRE

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

DA UN AUDIO EMERGE ANCHE CHE VERREBBERO FATTE SPARIRE LE CARTELLE CLINICHE

L’inchiesta sulle case di riposo in Lombardia e il Coronavirus si allarga: oltre al Pio Albergo Trivulzio, nel mirino dei pm ci sono anche Sacra Famiglia, Don Gnocchi e Mediglia. E intanto spuntano messaggi audio in cui gli infermieri si lamentano di essere stati mandati a lavorare con la febbre e della sparizione delle TAC dei pazienti.
Il Corriere della Sera fa sapere che e i pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, che fanno parte del sesto dipartimento diretto dall’aggiunto Tiziana Siciliano, hanno indagato per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo il direttore generale del Pio Albergo Trivulzio Giuseppe Calicchio. Ma non solo:
La Procura, infatti, ha aperto una dozzina di fascicoli su iniziativa dei pm o a seguito di denuncie presentata dai lavoratori delle Rsa e dai parenti delle vittime. A quello sul Don Gnocchi-Palazzolo, dove sono morti 40 ospiti su 112, lavorano i pm Letizia Mocciaro e Michela Bordieri.
Vede indagati il presidente della cooperativa sociale Ampast che opera nella struttura, Waly Ndiaye Papa, Dennis Troisi, dg organizzativo, Federica Tartarone, direttore sanitario, e Fabrizio Giunco, direttore dei servizi medici. «Non c’è stata nessuna negligenza», afferma in una nota la Fondazione che ha consegnato ai magistrati una corposa memoria in cui si parla di «infondatezza» delle accuse e si assicura ai magistrati «piena disponibilità ».
Un’altra indagine si occupa dell’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, in cui il pm Mauro Clerici ha indagato il presidente Don Marco Bove e il dg Paolo Pigni. Anche sulla tragicamente nota casa di riposo di Mediglia era stato avviato un fascicolo, ma è stato trasmesso a Lodi per competenza territoriale
Al Trivulzio sono morte in un mese e mezzo, dall’inizio della pandemia, circa 150 persone. Molte testimonianze di famigliari raccontano di ospiti, ma anche di operatori sanitari, non sufficientemente protetti contro il virus. Sessanta i morti alla Rsa di Mediglia, la prima in cui è stato segnalato un aumento impressionante di decessi tra gli anziani
E poi ci sono gli   infermieri che si ritrovano a lavorare con la febbre ma hanno paura di comunicarlo, un’altra di loro che racconta la manomissione di una cartella clinica di un paziente perchè «qui – rivela – nascondono le cose».
Sfoghi tra colleghi in libertà , in una stanza di pertinenza del Pio Albergo Trivulzio, raccontati da Repubblica oggi:
Repubblica è entrata in possesso di un audio che dura 12 minuti, registrato lo scorso 30 marzo dentro la Baggina, nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus che è costata decine di morti e centinaia di ammalati nella residenza. Rappresenta uno spaccato di ciò che avviene nella struttura, ma narrato senza filtri, senza il normale timore di parlare davanti ai superiori e senza la diffidenza verso un cronista. «Qui se fanno i tamponi siamo tutti positivi e devono chiudere, hai capito?», dice un operatore sanitario.
«Di là  in reparto ne stanno morendo quattro, isolati, però questi bastardi mica lo dichiarano, dicono che sono tre…», racconta un’altra che si sta preparando ad entrare in servizio, si capisce perchè il collega la sta aiutando a mettersi bene la mascherina.
Il giorno prima – continua – una infermiera «ha lavorato con la febbre, tossiva di brutto, le mancava il respiro, stava malissimo, non l’hanno mandata a casa perchè dicevano che doveva avere almeno 37,5. Poi ha chiamato la guardia medica, che si è incazzata con lei perchè non doveva lavorare così, oggi è a casa e le hanno detto che forse domani la ricoverano perchè è grave».
Replica una terza persona: «Questa è una roba da denuncia!».
E poi ci sono le frasi sulle cartelle cliniche nascoste: «Sono nascosti i fogli, hanno nascosto i fogli da dentro agli archivi, dentro i cosi della radiografia che c’è di là  dove stiamo noi, e nelle cartelle li hanno nascosti questi fogli, non vedrai nè la tac nè le radiografie che ne ha fatte tre consecutivamente».
Allora si intromette un terzo, si chiede «quando censiranno i decessi di questi mesi come faranno?». Nessuno in realtà  sembra stupito, viene data come una semplice informazione.

(da TPI)

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“200 EURO SE RINGRAZI LA RUSSIA PER GLI AIUTI”: QUELLO STRANO ARRUOLAMENTO SU WHATSAPP

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

CITTADINI RUSSI RESIDENTI IN ITALIA INVITANO A PUBBLICARE MESSSAGGI PRO PUTIN IN CAMBIO DI DENARO

Parla bene della Russia e ti do duecento euro. Già  che ci sei, dissociati pubblicamente “dalle brutte cose che si dicono sul Paese di Putin”.
Girano inviti del genere su WhatsApp, in queste ore. E siamo probabilmente di fronte a uno dei mille espedienti della propaganda, che fanno uso dei social network e della finta spontaneità  di video imboccati e postati in rete per difendere l’immagine macchiata di uno Stato estero.
Dunque, la storia è questa. Alcuni cittadini di nazionalità  russa, presenti in Italia perchè qui studiano e lavorano, hanno trasmesso ad amici e conoscenti italiani una singolare richiesta che proviene da un presunto “mass media russo” che starebbe conducendo un progetto, si immagina di natura giornalistica, legato al Covid-19.
In sostanza si chiede agli italiani di “dire qualcosa di buono” sugli aiuti umanitari russi offerti all’Italia.
Si tratta, guarda caso, del tema diplomatico più caldo tra Mosca e Roma, originato dagli articoli pubblicati dalla Stampa in cui si sostiene che la missione di solidarietà  voluta dal Cremlino in realtà  nasconda interessi di spionaggio.
Articoli che hanno suscitato una decisa reazione dell’ambasciata russa, aggravata però dalla dichiarazione minatoria di un generale dell’esercito di Putin.
Questo il testo di uno dei messaggi di aggancio, arrivato a un cittadino italiano e che Repubblica ha letto: “Hanno bisogno di 15 italiani che dicano qualcosa di buono sugli aiuti umanitari russi”.
I video devono poi essere postati su Twitter, Facebook o Instagram. “Meglio video o testi con foto, ma per i video pagano 200 euro, per il testo danno meno”.
Una richiesta, come detto, davvero curiosa. E non solo per quella promessa di una ricompensa in denaro. Se davvero dietro ci fosse un mezzo di informazione, che senso avrebbe pagare qualcuno per recitare un attestato di stima fasullo e poi chiedergli di metterlo sulle proprie pagine social? Quale giornale, o testata televisiva, lo farebbe? Repubblica ha contattato una ragazza il cui video appare, a mo’ di esempio, allegato al messaggio che circola su WhatsApp.
È un filmato di pochi secondi pubblicato su TikTok, il social cinese che spopola tra gli adolescenti. Si vede lei che ringrazia la Russia per gli aiuti e si dissocia   “dalle brutte cose che si dicono” su quel Paese. Lo ripete due volte. “È stato un mio amico a propormi di farlo”, conferma la ragazza a Repubblica. “Mi ha detto che lo pagano, e che a me girerà  20 euro a clip”. Non sa dire, però, se ci siano altri committenti, nè sa abbiano un ruolo le agenzie stampa filogovernative legate al Cremlino.
Il punto è che da quando, domenica 22 marzo, hanno toccato terra a Pratica di Mare i cargo russi, carichi di mascherine anti-Covid, tute, reagenti per tamponi, anche la nostra intelligence ha notato una certa agitazione su Twitter, dove sono apparsi messaggi che invitano a ringraziare Putin, specificando che sono i russi ad averci aiutato, “a differenza dell’Unione Europea”.
È prematuro sostenere che la campagna dei 200 euro a video faccia parte di una strategia studiata a tavolino dalla macchina del consenso, però il sospetto rimane.

(da agenzie)

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LA FIGLIA DI SALVINI E QUELL’UOMO CATTIVO CHE CE L’HA CON PAPA’

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

MA NON ERA SALVINI CHE AVEVA DETTO CHE NON SI DEVONO USARE I FIGLI PER FARE PROPAGANDA?… AH GIA’, QUANDO SONO I FIGLI DEGLI ALTRI SI SBATTONO IN PRIMA PAGINA CON IL VISO SCOPERTO

«Guardi, non perdo tempo a far polemiche, mia figlia ieri sera mi ha chiesto “Papà  ma perchè quel signore in televisione ce l’ha con te, ti attacca e ti insulta?” e io le ho detto “Lascia stare, è Pasqua, si perdona»:
Matteo Salvini in versione ecumenica ieri è riuscito nell’impresa di infilare la figlia Mirta nella polemica con Giuseppe Conte sulle bufale sul MES dette da lui e Giorgia Meloni riguardo le presunte (e mai accadute) attivazioni del Meccanismo Europeo di Stabilità  di cui i due attraverso le loro pagine facebook lo hanno accusato.
Non è la prima volta che Salvini usa i figli per fare propaganda elettorale e già  in un’altra occasione la bambina, secondo i suoi racconti, gli aveva chiesto perchè quel cattivone di Conte ce l’aveva con lui.
Segno che la ragazzina è sveglia e intelligente, ma soprattutto che ha un’attenzione nei confronti dei fatti politici che spesso nel papà  latita, visto che a lui non riesce di dire la verità  sul MES, su chi l’ha attivato (nel 2012) e su chi lo ha voluto. il 25 maggio, il giorno prima delle europee, Salvini ha pubblicato una foto del saggio di danza della sua principessa. Il giorno successivo una foto di Salvini con la figlia Mirta (questa volta fotografata di fronte) e la loro amica mucca.
Da quel momento i figli di Salvini hanno cominciato ad entrare sempre di più nel mondo social del ministro.
Un mondo fatto di insulti a ladri, immigrati, gogna nei confronti di ragazzine (magari coetanee del figlio più grande del Capitano).
A queste ultime Salvini non ha riservato nemmeno la cortesia di una foto di spalle o censurata, anzi proprio come fa un suo parlamentare, le sbatte sulla sua pagina Facebook senza troppi complimenti.

(da “NextQuotidiano”)

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IL TG2 CHE PERMETTE A SALVINI DI RACCONTARE BALLE SU INESISTENTI PRELIEVI DA CONTI CORRENTI PER IL CORONAVIRUS

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

CHE NE PENSA MENTANA? QUALCUNO CORREGGERA’ LA FALSITA’ DI SALVINI?

Bisogna sperare soltanto che Enrico Mentana non veda il servizio del Tg2 di ieri che intervistava Matteo Salvini.
Perchè il leader della Lega, senza nemmeno arrossire, ha letteralmente inventato che qualcuno abbia proposto o abbia intenzione di effettuare “prelievi dai conti correnti” per l’emergenza Coronavirus.
Parlando della COVID-Tax proposta dal Partito Democratico, Salvini dice: “Chiediamo al governo di smetterla di aspettare quello che non arriva dall’Europa e di chiedere agli italiani di dare una mano. Senza follie, come stiam leggendo che arriva da sinistra, patrimoniale, tassa sulla casa, prelievo dai conti correnti… ecco: dimentichiamoci di nuove tasse”.
A parlare di prelievo forzoso dai conti correnti, come fece Giuliano Amato nel 1992, è stato invece in un’intervista al Fatto Quotidiano Oscar Farinetti, che non risulta essere al governo nè rappresentare nessuno se non sè stesso:
“Noi abbiamo in banca, parlo di noi italiani, 4.117 miliardi di euro. Siamo risparmiatori fortissimi, tra i migliori al mondo. Abbiamo nelle nostre mani il 5,4% della ricchezza mondiale. Se contribuissimo alla ricostruzione versando il 2% di questa bella montagna di quattrini, manderemmo nelle casse dello Stato — una tantum — 82 miliardi di euro. Una cifra rispettabile con la quale possiamo sfangarla e ripartire. Chi ha 500 mila euro in banca mette 10 mila euro. Chi ne ha 5 mila mette cento euro. È troppo?”.
Ovviamente nessuno al Tg2 ha corretto l’affermazione di Salvini. Ora ci penserà  SuperChicco?

(da “NextQuotidiano”)

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TRAVAGLIO CRITICA MENTANA E ACCUSA IL DIRETTORE DI SKYTG24 CHE RACCONTA BALLE

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

“LE NOTIZIE SI DANNO TUTTE, SE NON PIACCIONO DOPO SI CRITICANO”

Marco Travaglio dedica oggi il suo editoriale alle balle di Salvini e Meloni sul MES ricordando chi ha firmato il Meccanismo Europeo di Stabilità  e dov’era Giorgia quando Berlusconi si vantava di averlo fatto approvare (al governo).
Poi commenta l’uscita di Mentana:
Persino una persona seria come Enrico Mentana si pente di non aver censurato le parole di Conte su Salvini e Meloni. Fermo restando che ciascun giornalista è libero di trasmettere ciò che vuole, sarebbe curioso se il direttore di un tg — tra l’altro abituato a trasmettere nelle sue “maratone” i flatus vocis di qualunque politico — oscurasse la notizia del giorno perchè non gli garba. Le notizie si danno tutte, a prescindere dall’opportunità , e Mentana ce lo insegna (un mese fa anticipò la bozza del decreto che chiudeva la Lombardia, innescando la fuga da Nord a Sud, e fece bene). Poi, se qualcosa non piace, lo si critica e si dà  la replica agli interessati.
Trattandosi poi di una conferenza stampa e non di un videomessaggio (tipo quelli di B. e di Bin Laden), se Mentana o altri avevano qualcosa da dire, potevano collegarsi e obiettare. Sarebbe comico un direttore di tg che chiedesse al premier: “Ci dica se nominerà  Salvini e Meloni invano e, se sì, batta prima tre volte le palpebre, così io la taglio all’istante”.
Poi c’è il caso umano del direttore di SkyTg24, Giuseppe De Bellis, altro ex dipendente Mediaset, che costringe i suoi giornalisti a declamare un suo editoriale in cui, mentre accusa Conte di fake news sul Mes, ne racconta una lui, negando che il Mes sia opera del governo B. Dopodichè, si capisce, il Fatto sparisce dalla rassegna stampa perchè il titolo non gli piace (W la democrazia).
Ancora una volta, come sempre da quando il premier vola nei sondaggi, si sente un gran stridio di unghie sugli specchi: prima Conte doveva parlare di più, anzi di meno; poi non doveva parlare dopo le 23; poi non doveva parlare su Facebook; poi non doveva parlare in ritardo; poi non doveva parlare con videomessaggi; ora non deve parlare in conferenza stampa. Fate la cortesia: dite una volta per tutte che non deve parlare mai. Anzi, non deve proprio esistere, perchè ha il grave torto di non essere Draghi. Così la facciamo finita con tutte queste pippe.

(da agenzie)

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FALLISCE IL BLITZ DI FORZA NUOVA: “STRANAMENTE” C’ERA LA POLIZIA AD ASPETTARLI DAVANTI ALLA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE A ROMA

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

SEI MILITANTI BLOCCATI, IDENTIFICATI E DENUNCIATI… VOLEVANO MANIFESTARE CONTRO LA QUARANTENA

La polizia ha neutralizzato il tentato blitz di Pasqua organizzato dai neofascisti di Forza Nuova.
I militanti volevano introdursi nella Basilica di Santa Maria Maggiore e da lì manifestare contro la quarantena imposta dal governo per arginare la pandemia di coronavirus. Non ci sono riusciti.
La Digos, che presidiava la Basilica dalle prime ore di questa mattina, alle 12 ha identificato è bloccato sei neofascisti, tra i quali il leader dei forzanovisti romani, Giuliano Castellino.
Sono stati portati in questura e verranno sia denunciati, perchè avevano il divieto di organizzare manifestazioni, che sanzionati per la violazione del decreto sul covid. Negli zaini avevano le bandiere nere e uno striscione.
Avevano provato a raggiungere la chiesa alla spicciolata. Castellino, che nei giorni scorsi aveva ricevuto anche il divieto assoluto di organizzare qualsiasi tipo di iniziativa pubblica, è arrivato da via Merulana, gli altri da via Carlo Alberto.
La Digos li aspettava: sono stati immediatamente bloccati. E il blitz di Pasqua è fallito miseramente.

(da agenzie)

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UN’ISOLA NEL MITO, 50 ANNI FA IL CAGLIARI VINCEVA LO SCUDETTO

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

NON SOLO SCOPIGNO “IL FILOSOFO”, E GIGI RIVA “ROMBO DI TUONO”

Lo scudetto del Cagliari (12 aprile 1970) è, secondo me, la più grande impresa calcistica del ‘900. Quando accadde avevo dodici anni e anch’io, come molti ragazzi di provincia, sognavo di rompere il filo dell’orizzonte che mi imbozzolava in un Veneto ancora bianco e bigotto. La Sardegna non era soltanto un’isola lontana, stava proprio dall’altra parte della luna. Non dico che non se ne sapesse nulla, ma i fatti di cronaca raccontavano solo di qualche omicidio e parecchi rapimenti.
Lo stesso Gigi Riva, nella incipiente primavera del 1963, quando si trattò di trasferirsi al Cagliari l’aveva bollata come “Africa”, ricevendo per tutta risposta un calcio nel sedere da Lupi, suo allenatore nel Legnano che lo aveva venduto ai sardi.
Ha raccontato Gigi: “All’Amsicora, lo stadio dove si giocava allora, non c’era un filo d’erba e io mi chiesi, un po’ sgomento, dove fossi capitato”. Invece non solo Riva divenne il simbolo di quel Cagliari vincente e scapestrato, ma fu il primo tra i calciatori ad indignarsi “quando dalle gradinate di mezza Italia ci gridavano pecorari”.
Scrivere di Riva è facile, ma si rischia di indicare la parte per il tutto, mentre intorno a lui c’era una squadra vera e in panchina un allenatore anomalo, ironico, anticonformista e dissacratore come Manlio Scopigno. Alto, ieratico, fumatore accanito come Zeman non era nè un tattico, nè uno stratega.
Chi lo paragona ai trainer olandesi non sa di calcio (gli improvvisatori sono in crescita esponenziale) o non ha mai visto quel Cagliari (molto probabile). Scopigno, invece, era un formidabile motivatore dai lunghi silenzi, un Herrera che parlava con lo sguardo lunare, un complice autorevole e perciò rispettato.
Una notte, durante un ritiro pre-partita, fece un giro delle stanze scoprendo che mezza squadra si era data appuntamento in quella di Riva: c’era chi giocava a carte e chi aveva bevuto lasciando più di una bottiglia sul pavimento. Tutti fumavano. Scopigno bussò, si fece largo nella fitta nebbia provocata dalle sigarette e, anzichè sbottare in urla e rimproveri, disse laconico: “Disturbo se partecipo?”. I calciatori prima abbozzarono, poi in fretta fecero sparire tutto e se ne tornarono a dormire. Il giorno dopo vinsero la partita.
Lo chiamavano filosofo perchè aveva l’aria da intellettuale e, forse, lo era pure, ma anche per certe sue esternazioni disarmanti in una società  ancora borghese e per molti versi reazionaria.
Nell’anno dello scudetto, Scopigno fu espulso alla dodicesima giornata in occasione di Palermo-Cagliari 1-0, gol di Troia, prima delle due sconfitte di quella stagione memorabile (l’altra fu contro l’Inter, a marzo, gol di Boninsegna). L’arbitro Toselli annullò un gol di Riva per fuorigioco di Martiradonna che si stava dissetando sulla linea di fondo, il più passivo dei fuorigioco passivi. Scopignò aspettò che il guardalinee gli passasse accanto per dargli dello “stronzo”, ribadendo il concetto negli spogliatoi.
Secondo una versione più hard, invece, non si fermò alla parola stronzo. Più compiutamente disse: “Stronzo, smettila di sventolare quella bandierina e mettitela nel culo”. Versione più aderente alla squalifica: sedici giornate, più di metà  campionato (allora si giocavano trenta partite), un’enormità . Scopigno apparentemente non se la prese: “In panchina d’inverno fa freddo, meglio stare in tribuna”. Al suo posto andò Ugo Conti, il fedele vice, ai tempi in cui i vice   non pensavano di fare le scarpe al capo.
La squadra base non era solo un undici (Albertosi, Martiradonna, Zignoli; Cera, Niccolai, Tomasini; Domenghini, Nenè, Gori, Greatti, Riva), ma un tredici (Brugnera che in attacco suppliva all’assenza di chiunque, e Cesare Poli in mediana). In totale, però, furono sedici (Mancin, Nastasio e Reginato) i calciatori utilizzati.
Cera, un libero di prima grandezza, fu inventato in quel ruolo solo nelle ultime otto partite, ossia dopo Roma-Cagliari, per l’infortunio di Tomasini. Al suo posto, con il compito di incontrista, venne inserito Poli. La fortuna di Cera fu proprio l’infortunio di Tomasini e, in chiave nazionale, i due autogol di Salvadore contro la Spagna a Madrid. Il c.t. Ferruccio Valcareggi, ai Mondiali di Messico 70, optò per la coppia centrale del Cagliari (Cera, Niccolai) che partì titolare nella gara d’esordio con la Svezia. Durante la partita Niccolai si infortunò (“tutto pensavo nella vita tranne di vedere Niccolai in mondovisione” commentò sarcastico Scopigno) e gli subentrò Rosato.
Quel Cagliari era il prototipo di molte cose: una solidità  finanziaria da grande club (anche se non si diceva il vero proprietario era la Sir di Nino Rovelli, lombardo al pari di Angelo Moratti, proprietario della Saras che deteneva il 30 per cento).
Un manager di specchiate capacità  come Andrea Arrica, formalmente vicepresidente, ma di fatto general manager in grado di dialogare con la proprietà  (fu lui a nominare presidente Efisio Corrias, democristiano ed ex presidente della Regione) e di stringere rapporti con le grandi società  del continente. Infine un senso di appartenenza e un’identità  territoriale che non ha precedenti. I giocatori si sentivano sardi a tal punto, dopo il ritiro dell’attività , di continuare a vivere a Cagliari. Tutti, tranne due: Albertosi, legato alla Toscana e Domenghini che, però, in Sardegna è tornato ad abitare da qualche anno.
Il Cagliari 1970, dunque, è anche una storia di emigrazione all’incontrario. Unico e indimenticabile.

(da “Huffington Post”)

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