Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
LA LOMBARDIA E’ PASSATA DA 1.608 TAMPONI DIAGNOSTICI A 1.149, IL PIEMONTE DA 1.675 A 952
Il Fatto Quotidiano scrive oggi in un articolo a firma di Marco Palombi che le Regioni si stanno attrezzando per fare meno tamponi: il numero è calato negli ultimi giorni, anche nelle regioni come la Lombardia dove circola di più.
L’effetto è ovvio: si scoprono meno contagiati dal Coronavirus SARS-COV-2 e da COVID-19:
Invece delle mitiche “tre T” che dovevano consentirci una (quasi) normalità in sicurezza — testare, tracciare, trattare — è rimasta solo l’ultima: il numero dei tamponi negli ultimi giorni è calato e questo, ovviamente, è più grave nelle Regioni in cui il coronavirus circola di più (dalla Lombardia in giù).
Nella fase 2, rileva la Fondazione Gimbe nel suo ultimo report, la percentuale dei tamponi diagnostici (quelli che servono a scovare nuovi casi in questo momento) si è ridotta mediamente del 6%.
Sempre usando i dati Gimbe, la media nazionale di tamponi diagnostici ogni 100 mila abitanti era 1.343 nel report al 27 maggio, risulta a 891 in quello diffuso ieri e aggiornato al 3 giugno.
Un vero e proprio tracollo in cui i risultati peggiori sono appannaggio di Puglia, Sicilia, Campania, Marche, Lazio e Sardegna: anche Emilia-Romagna e Calabria risultano comunque sotto questa pur bassa media, così come la Liguria, caso più grave perchè ai suoi 840 tamponi diagnostici ogni 100 mila abitanti corrisponde un’alta percentuale di positivi (il 4,3%, la più alta d’Italia, seguita dal 3,83 della Lombardia e dal 2,69 del Piemonte contro una media nazionale dell’1,48%).
La Lombardia, che ha processato la miseria di 18.000 tamponi negli ultimi tre giorni, al 27 maggio faceva 1.608 tamponi diagnostici ogni 100 mila abitanti, ora — pur restando sopra la media nazionale -1.149.
Fa peggio il Piemonte: da 1.675 a 952. Un effetto collaterale di questa scelta delle Regioni è paradossale: in questo modo la app “Immuni”, a cui pure si chiede di cedere parecchi dati personali, è del tutto inutile.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
QUESTO POTREBBE ACCELERARE LE PROCEDURE DI SGOMBERO
Non ci sono indigenti nel palazzo occupato da Casapound a via Napoleone III. E quindi
questo potrebbe accelerare le procedure di sgombero dopo il sequestro che è stato deciso dal GIP di Roma su richiesta della procura per un’indagine per occupazione di suolo pubblico e incitamento all’odio razziale che coinvolge 16 esponenti dei Fascisti del Terzo Millennio.
Spiega oggi Il Messaggero:
L’atto istruttorio non comporta l’immediato sgombero del palazzo, dove vivono da anni nuclei familiari composti da militanti — praticamente tutti percepiscono un regolare reddito, non sono disagiati — e che dalla prossima settimana passerà nella disponibilità del tribunale capitolino.
Le procedure verranno gestite dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che dovrà coordinarsi con la Procura. Per il momento, si cerca un’intesa: la speranza è che i militanti si allontanino pacificamente. Ma la questione rischia di andare per le lunghe.
L’uscita di Casapound dal palazzo occupato 16 anni fa e ormai simbolo di una forte presenza nella Capitale difficilmente si concretizzerà in un blitz lampo, a meno che, nel frattempo, si trovi una exit-strategy più o meno indolore.
Il movimento non ha nessuna intenzione di lasciare: politicamente sembrerebbe una resa. Ma anche scatenare la guerriglia in caso di resistenza a oltranza non renderebbe una bella immagine di un partito che, rispetto ad altri movimenti dell’ultradestra, ha sempre dimostrato di tenere un profilo più dialogante.
Di Stefano, vicepresidente di Casapound, ieri in una conferenza stampa improvvisata sul marciapiede di via Napoleone III, davanti ai cronisti e alle telecamere, ha subito messo le cose in chiaro: «Non sapevamo nulla di questo sequestro, perchè proprio noi e non altre occupazioni? È una questione politica. Faremo ricorso». Il leader ha anche sottolineato «l’intenzione di restare, se si vuole trovare una soluzione, questo è un palazzo pubblico e, dunque, si può assegnare alle persone che sono qui dentro». Soluzione che difficilmente il Campidoglio potrebbe accettare, anche perchè, come sostiene la Procura, all’interno del palazzo di proprietà del Demanio non ci sarebbe traccia di indigenti veri e propri.
Iannone è tra gli occupanti abusivi dello stabile, nonostante un reddito di 14.313 dichiarato nel 2017 in quanto dipendente della società Mag che gestisce il suo ristorante Osteria Angelino, a due passi dal Colosseo.
«Non so niente dell’inchiesta, non mi hanno notificato niente», taglia corto.
Accanto a lui Andrea Antonini, vicepresidente di Casapound. Non proferisce verbo. Ancora a gennaio si accaniva contro la telecamera di una giornalista ad Acca Larentia: denunciato per violenza privata.
Più loquace Alberto Palladino, condannato in via definitiva a 2 anni e 2 mesi per aggressione ad alcuni sostenitori del Pd. Durante gli scontri di piazza Navona del 2008 venne accusato di essere un infiltrato della polizia.
Anche lui vive in questo palazzo, che da 17 anni è una spina nera piantata nella carne del quartiere multietnico di Roma: fotoreporter con partita iva, dipendente della Mag e reddito di 12.411 euro, secondo un’indagine della finanza che nel 2017 ha sbugiardato la narrazione di CasaPound.
Tra gli inquilini, infatti, non ci sono solo «anziani, bambini e persone con handicap», ma anche dipendenti pubblici, alcuni di Roma Capitale.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
I DUE OSPEDALI SONO STATI UN FALLIMENTO E UNO SPRECO DI SOLDI
Le “Astronavi” sono precipitate. Non parliamo di un’invasione aliena scongiurata, ma del fallimento dei due ospedali modello concepiti dall’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, quello alla Fiera di Milano e il gemello costruito alla Fiera di Civitanova Marche.
Iniziamo da quest’ultimo: la struttura da 84 posti letto tra terapia intensiva e sub-intensiva, costata la bellezza di 12 milioni, entrata in funzione solo il 23 maggio scorso, stasera abbasserà la claire.
Con un tristissimo primato: ha ospitato non oltre una ventina di pazienti e mai più di tre alla volta. Non certo un record per l’“astronave supertecnologica” (copyright by Bertolaso) che avrebbe dovuto essere il modello da seguire per sconfiggere il Covid-19. Stasera anche l’ultimo paziente sarà trasferito e poi calerà il sipario.
Con buona pace per Bertolaso, che nemmeno 10 giorni fa era apparso alla trasmissione di Rai Tre “Agorà ”, collegandosi proprio dall’Astronave, spacciandola come un esempio di successo, in contrapposizione con l’altra sua creatura — sebbene abiurata, visto che ne era stato esautorato, come lui stesso aveva confessato all’avvocato Giuseppe La Scala — , realizzata alla Fiera di Milano.
Ma non c’è tempo per le recriminazioni, visto che Bertolaso è già in altre faccende affaccendato. Segnatamente in Sicilia a gestire, da commissario straordinario l’emergenza sanità
Nelle Marche, invece, rimangono le polemiche per un ospedale per molti inutile e uno strascico giudiziario, visto l’esposto presentato il 27 maggio scorso da un gruppo di cittadini e associazioni per supposti reati di falso in atto pubblico e irregolarità rispetto alle norme sugli appalti pubblici, sui quali sta indagando la Procura di Macerata.
I pm sono chiamati a indagare sul perchè i milioni delle donazioni di cittadini e aziende siano transitati sul conto corrente del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (Cisom).
E se a Civitanova cala il sipario, a Milano resta apertissima la partita per l’altra Astronave. Qui il cerino acceso è rimasto in mano al presidente della regione, Attilio Fontana, imprigionato nel dilemma se tenere aperta la struttura, investendo un’altra montagna di soldi per trasformarlo in un vero ospedale, oppure smantellarlo e perdere politicamente la faccia.
Una scelta che Fontana sarà chiamato a fare a brevissimo. Nonostante le ostentazioni di tranquillità e le dichiarazioni dei suoi uomini più fidati (vedi l’intervista rilasciata dall’assessore al bilancio Davide Caparini a Repubblica.it, nella quale l’uomo che controlla il portafoglio del Pirellone si è detto “felice” che l’ospedale non sia servito e che 21 milioni di euro sono una spesa irrisoria), l’agitazione nei corridoi di Piazza Lombardia è tanta.
Da più parti, infatti, si moltiplicano le pretese di maggiore chiarezza sul futuro della struttura che a oggi ha ospitato non più di una trentina di pazienti.
L’ultima richiesta di trasparenza, in ordine di tempo, è arrivata dalla stessa Fondazione di Comunità Milano — l’organizzazione legata a Fondazione Cariplo che aveva gestito la raccolta delle donazioni sul conto aperto da Fondazione Fiera -, che il 18 maggio scorso ha preso carta e penna e ha scritto al Pirellone. “Considerata la manifestazione di generosità dei donatori, la nostra Fondazione di Comunità segue l’evolversi delle scelte sull’infrastruttura sanitaria, già con lettera datata 18 maggio 2020, ha chiesto aggiornamenti sull’utilizzo attuale e in prospettiva delle strutture realizzate, sia alla Fondazione Fiera sia alla Fondazione IRCCS CaÌ€ Granda Ospedale Maggiore Policlinico; anche tenendo conto delle norme del Decreto Legge “Rilancio” (Art.2 — Titolo 1 Salute e Sicurezza) che contiene disposizioni relative al riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19 nelle singole Regioni”, fa sapere Fondazione di Comunità .
Dal Pirellone però non è giunta ancora alcuna risposta. Sebbene la questione sia dirimente: attualmente quella struttura in Fiera — che oggi accoglie tre pazienti — non rientra nelle normative previste per gli ospedali Covid.
Per renderla funzionale, Regione Lombardia dovrebbe costruire un vero ospedale attorno a quanto già esiste al Portello: a partire da un pronto soccorso, passando per vere sale operatorie (che dovrebbero sostituire i due ambulatori presenti attualmente); dotando le stanze di bagni (che ora non sono presenti); per finire con la creazione di tutti i reparti presenti in un ospedale. Insomma: un investimento ingente che andrebbe ben oltre i 22,8 milioni raccolti grazie a oltre 5 mila donatori privati.
Soprattutto se si considera che già a oggi quell’ospedale non è stato certo regalato: oltre ai 17,2 milioni dichiarati nella prima rendicontazione parziale per le sole opere murarie, si devono aggiungere i soldi andati in apparecchiature mediche.
Sebbene regalate o prese in comodato d’uso, queste sono state pagate da qualcuno. Quanto siano costate non si sa, tuttavia l’ospedale di Civitanova Marche, ha richiesto 6 milioni di opere civili e altrettanti macchinari, per 84 posti letto.
A Milano i posti letto sono 220, quindi, fatte le debite proporzioni, potremmo essere sui 20 milioni. Il che significa che la Fiera potrebbe essere già costata quasi 40 milioni di euro.
Avrebbe senso quindi buttarci ancora denaro? Secondo Bertolaso, certamente sì, tanto che l’uomo chiamato da Fontana a costruire l’Astronave ha diffidato il Pirellone dal chiudere in Covid Center. Secondo molti, vertici del Policlinico di Milano compresi, invece no.
Senza contare poi che ancora non è stato rendicontato quasi nulla: Fondazione di Comunità fa sapere infatti che: “Della cifra raccolta (i famosi 22 milioni, ndr), ad oggi sono stati erogati in via d’urgenza e su puntuale rendicontazione, soltanto 1.980.876 euro per sostenere i costi di installazione di moduli di degenza di terapia intensiva. L’erogazione delle restanti risorse — attualmente giacenti sul conto corrente presso la Fondazione di ComunitaÌ€ — sarà disposta dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione di ComunitaÌ€ Milano.
A tal fine, il Consiglio di Amministrazione riceverà le proposte del Comitato di Gestione del Fondo ed acquisirà il necessario parere dell’istituito Comitato dei Garanti, composto da cinque soggetti di comprovato standing e indipendenza, anche espressione dei donatori. Le erogazioni potranno avvenire solamente a fronte di una rendicontazione dettagliata e puntuale dei costi sostenuti da Fondazione Fiera.
Tale rendicontazione sarà certificata da una Società di Revisione scelta dal Collegio dei revisori della Fondazione di Comunità . In attesa di poter esperire tali attività , ad oggi Fondazione Fiera ha indicato un investimento previsto di 17,257 mln di euro, iva esclusa”.
Quindi i giochi sono ancora molto aperti, visto anche l’irrequietezza di molti donatori ai quali non è andata già la gestione dell’intera operazione. Primo fra tutti, l’avvocato La Scala, come raccontato da Business Insider Italia.
E certamente tra i fan dell’ospedale in Fiera non è possibile annoverare il professor Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Il medico di Silvio Berlusconi lo ha scritto nero su bianco nell’articolo “Learning from mistakes during the pandemic: The Lombardy lesson”, firmato col collega Luciano Gattinoni, del Dipertimento di Anestesia dell’università di Gà¶ttingen, sul Journal Intensive Care Medicine (ICM).
“Per far fronte a un afflusso enorme di pazienti, l’adattare alcune aree degli edifici ospedalieri o il posizionamento di ospedali da campo vicini e collegati agli ospedali centrali, sono soluzioni che hanno dimostrato di funzionare, mentre le strutture o gli ospedali di terapia intensiva autonomi si sono rivelati costosi e inutili”, scrive chiaramente Zangrillo.
Una sonora bocciatura della Fiera. Ma il medico va oltre, ricordando il fallimento di strutture analoghe — tutte inutilizzate — nate in tutta Europa e pronte ora per essere smontate. Tra queste “i 500 letti (costruiti, ndr) nel centro convegni ExCel di Londra (dal costo non dichiarato) in cui sono stati ammessi 41 pazienti”; “i due ospedali costruiti temporaneamente a Long Island, New York City, (250 milioni di dollari) senza pazienti ammessi” e le strutture simili edificate “a Barcellona e Madrid” che “sono ora pronte per essere smantellate”.
Insomma, per Fontana il dilemma è pesante e, qualsiasi decisione prenda, sarà una sconfitta. Di sicuro, entrambe le strutture sono una disfatta per l’immagine e il curriculum del super tecnico Guido Bertolaso.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
“VIA POLTRONE E BONUS INUTILI” ? DAI L’ESEMPIO E COMINCIA DALLE TUE
“Vogliono dialogare? Bene, ecco le due condizioni. Sparisce tutto quello che non c’entra con
il rilancio: poltrone, consulenze, amenità , bonus inutili. E le riunioni tra governo e opposizione le facciamo in streaming, così gli italiani potranno giudicare. Ci stanno? I signori del M5s, che tanto amavano la trasparenza, guarda caso adesso dicono di no”.
A dirlo è la leader di FdI, Giorgia Meloni, in un’intervista al Corriere della Sera.
Ma nulla vietava alla Meloni di usare la diretta streaming nel corso delle tante riunioni in cui i suoi rappresentanti nelle Regioni governate dal Centrodestra si spartivano le poltrone con Lega e Forza Italia.
Perchè non ha fatto la diretta dalla Regione Lombardia quando Fdi, Lega e Forza Italia si sono divise, in base al manuale Cencelli, le poltrone delle direzioni della Sanità lombarda (a Fdi ne sono andate 2)?
Perchè non manda in diretta le liti con la Lega per le poltrone degli assessorati in Umbria e Abruzzo?
O le dirette servono solo a fare sceneggiate e quando di tratta di poltrone nessuno deve sapere ?
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
VOTI DAL BACINO DEGLI INDECISI E DEGLI ASTENUTI… NELLA CLASSIFICA SULLA FIDUCIA DEI LEADER PRIMO DRAGHI, POI CONTE E DISTANZIATI ZAIA E DE LUCA
La rilevazione Youtrend per Sky conferma la Lega come primo partito, anche se ben lontano dai record dei mesi scorsi. Fdi ha quasi raggiunto i 5S.
Ma intanto il premier ha un gradimento trasversale. Viene percepito come il leader che ha gestito meglio la pandemia. E un suo partito partirebbe con un buon bottino di voi
Ci sono i partiti esistenti, nel nuovo sondaggio Youtrend per Sky. Ma c’è soprattutto un partito per ora solo ipotetico. Quello del premier, Giuseppe Conte. Se il presidente del Consiglio decidesse di correre con una sua lista, partirebbe da un 14,3 per cento.
Quasi quanto Giorgia Meloni, oggi sugli scudi per l’alto gradimento nei sondaggi.
Ma a chi sottrarrebbe voti il presidente del Consiglio? Il risultato è molto interessante. Pescherebbe consenso soprattutto dal bacino degli indecisi e degli astenuti: addirittura il 51 per cento.
E poi dai 5Stelle – dato abbastanza prevedibile, visto che è stato il Movimento a portarlo al governo – e poi dal Pd.
Ma non solo. Perchè il 16 per cento arriverebbe da elettori di centrosinistra e perfino un 8 per cento da quelli di centrodestra.
Conte viene percepito addirittura come il leader che al mondo ha gestito meglio la pandemia, superando perfino Angela Merkel.
Nel sondaggio sulla fiducia nei leader, Conte trova però un temibile competitor. È l’ex numero uno della Bce Mario Draghi, l’uomo più invocato da tutti i fautori delle larghe intese e dei governissimi. Draghi ha un gradimento del 59 per cento contro il 57 dell’attuale premier. Subito dopo due governatori: Zaia e De Luca. A dimostrazione che l’onda lunga del coronavirus ha modificato gli umori degli italiani.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO CINQUE ORE IL SOCIAL MANAGER DEL LEGHISTA “RIMUOVE UN CONTENUTO MULTIMEDIALE E NE AGGIUNGE UN ALTRO”, PROVVEDENDO ALLA MODIFICA
Ieri pomeriggio in molti sui social network hanno cominciato a sfottere il povero Matteo
Salvini, colpevole di aver scambiato l’Etna con il Vesuvio in un manifesto che annunciava la sua visita in Campania:
Nei commenti ai post però qualcuno faceva notare che l’immagine con il Vesuvio non c’era, adombrando la possibilità di un complotto contro il povero Capitano. E in effetti è vero che nel post pubblicato diciassette ore fa quella foto non c’era. Ma se andiamo a dare un’occhiata alla cronologia delle modifiche, scopriamo che circa dodici ore fa il social manager di Salvini “ha rimosso un contenuto multimediale da questo post” (la foto con l’Etna?) e “ha aggiunto 1 contenuto multimediale a questo post”.
Secondo voi quale misterioso fatto è accaduto?
Ieri Il Fatto Quotidiano ha scritto che nell’ultimo anno, sul podio dei più “spendaccioni” su Facebook si posizionano: Matteo Salvini tramite la pagina “Lega Salvini Premier” (255.112 euro), Matteo Renzi (173.490 euro) e Silvio Berlusconi (93.858 euro). A seguire, Carlo Calenda (55.773 euro), Giorgia Meloni (42.085) e Teresa Bellanova, che arriva addirittura a spendere 15.799 euro per finanziare i propri post. Duecentocinquantamila euro spesi bene.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA FOTO CON UN GRUPPO SENZA PROTEZIONE: MA LE REGOLE VALGONO SOLO PER I CITTADINI O QUALCUNO PROVVEDE A SANZIONARE CHI METTE A RISCHIO LA SALUTE DEGLI ITALIANI?
Ieri Giorgia Meloni si è lamentata perchè Pierluigi Bersani a Cartabianca ha fatto notare che il centrodestra sta dando il messaggio della “libertà dalla mascherina”, sottolineando che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri.
Stanotte Matteo Salvini ha postato su Facebook questa immagine che lo ritrae insieme alla Comunità molisana “Figlia di Sion”. Nessuno, e tantomeno lui, ha la mascherina.
Le mascherine vanno ancora indossate in tutti i luoghi pubblici.
Il distanziamento sociale va rispettato sempre.
In caso di comportamenti scorretti, potranno ancora essere elevate multe tra i 400 e i 3.000 euro, o chiusura da 5 a 30 giorni per la violazione delle disposizioni riguardanti i pubblici esercizi o attività produttive o commerciali, salva la recidiva che comporta il raddoppio della sanzione.
Multa per chi viola la quarantena, multa per chi frequenta luoghi chiusi senza mascherina, o luoghi aperti magari mentre è in fila senza il dispositivo di protezione, multa se ti metti alla guida con la febbre e multa al barista che non rispetta le regole.
Giusto ieri abbiamo visto che la mascherina nei luoghi pubblici come i trasporti (e in particolare i treni) è ancora obbligatoria, come testimoniato dal video “Ti devi mettere la mascherina!”.
Salvini dovrebbe dare l’esempio. Ma non ha nessuna intenzione di farlo, come durante la manifestazione del centrodestra.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
CONTRO LA MARCHETTA ELETTORALE DEL CENTRODESTRA CHE VUOLE FARE LA DECIMA PASSERELLA RACCOLTE IN 4 GIORNI GIA’ 2.000 FIRME
“Se l’inaugurazione del nuovo viadotto sarà uno spettacolo, noi non parteciperemo:
abbiamo chiesto al sindaco di non nominare i nostri cari alla cerimonia di inaugurazione. Non possiamo farli diventare un ninnolo alla festa”, lo dice con dura semplicità Egle Possetti, presidente del comitato dei parenti delle vittime del ponte Morandi, in una lunga lettera, dopo un incontro, telematico, ieri sera, con il sindaco di Genova Marco Bucci.
Sul tavolo c’era la decisione di Comune e Regione di celebrare il varo dell’infrastruttura, probabilmente il 27 luglio, con un grande concerto che stanno organizzando WeBuild (Salini Impregilo) e Rai.
“Permettetici di dire che per noi la festa sarà quando avremo davanti agli occhi di tutti gli italiani i colpevoli di questo massacro e quindi sarà fatta reale giustizia per questi omicidi”.
Il sindaco Bucci ha deciso di soprassedere per una settimana, per trovare una soluzione, ma Possetti non ha lasciato l’incontro serenamente.
L’ennesima impostazione spettacolare dell’inaugurazione del ponte, il cui crollo ha provocato 43 morti, turba i parenti delle vittime che chiedono un profilo più istituzionale della cerimonia, rinunciando, almeno, a momenti spettacolari.
Nei giorni scorsi è anche partita una petizione, con raccolta firme, da inviare al presidente della Regione, Giovanni Toti e al sindaco Marco Bucci. “Vorrei che ci si ricordasse che quel ponte non doveva cadere. Ricordo inoltre, a rischio retorica, i morti e le ripercussioni varie su tutta la città . I liguri sono persone riservate, persone a cui il silenzio in questa circostanza meglio si addice. Tenete fuori da ciò la vostra voglia irrefrenabile di apparire e di fare propaganda elettorale. Che sia un’inaugurazione sobria, senza passerelle, con discrezione e con un enorme rispetto per le vittime e per chi è rimasto”, chiede Possetti, a nome di tutte le famiglie distrutte dal crollo del 14 agosto 2018. E sono già state raccolte oltre 2200 firme in quattro giorni.
Il comitato dei parenti delle vittime non sarebbe contrario, invece, a un concerto-ricordo, come quello che l’orchestra del Teatro Carlo Felice dovrebbe tenere in piazza De Ferrari la sera prima del varo nel nuovo viadotto.
Eppure ieri mattina il presidente della Regione, Giovanni Toti, aveva aperto: “Personalmente non trovo nulla di male a celebrare la capacità di risorgere di questa città con un concerto in cui ricordare anche chi non c’è più. Ma se la sensibilità di qualcuno sarà turbata, non costringeremo certo la città ad ascoltare un concerto”. L’incontro, successivo, con il sindaco, però, è stato più complicato per il comitato dei parenti delle vittime.
E sulla vicenda si schiera con il Comitato anche il gruppo di residenti di Certosa e della Val Polcevera “Oltre il Ponte c’è”: “Anche noi quel giorno non ci saremo: andremo altrove”.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
IN UN GIORNO SOLO APPROVATO IL PROGETTO PRIVATO FINANZIATO DALLA REGIONE CON 800.000 EURO
Tablet e sim per i pazienti, ma anche pulsossimetri e una piattaforma cloud computing. E poi almeno 50 assunzioni a 39mila euro l’una. In una parola: Tele Covid-19.
Si tratta dell’avveniristico progetto da quasi 3 milioni e mezzo di euro presentato in Sicilia da un centro sanitario diretto da un politico della Lega, Dino Bramanti, e approvato dalla giunta di Nello Musumeci.
Un progetto per il quale la Regione Siciliana ha impegnato 801mila euro: il resto, invece, al Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina era stato riconosciuto dal ministero della Salute, nel periodo in cui a guidarlo era Beatrice Lorenzin.
Un progetto venuto alla luce nelle ore in cui la Sicilia presentava la sua app modello Immuni e che ha mandato in tilt la comunicazione del governo dell’isola, costretto nella tarda sera di ieri al dietrofront: “Quel progetto non ha nulla a che vedere con l’app Sicilia Si Cura. Il Tele Covid è un servizio di telemedicina che abbiamo previsto a prescindere dall’avvento dei turisti”, ha dovuto sottolineare l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.
Smentita che arriva dopo titoli e dichiarazioni in cui ad associare l’app al progetto di Tele Covid 19 era stato lo stesso Bramanti: “Era rimasto aggiornato ad una riunione precedente in cui si era ipotizzato questo, poi però i nostri tecnici ci hanno detto che non era possibile”, è costretto a sottolineare Razza.
E quindi Bramanti, direttore scientifico di un importante centro di ricerca, non era semplicemente stato aggiornato dal governo regionale. Ma nel frattempo ha rilasciato dichiarazioni urbi et orbi. Un mancato upgrade, niente di più, che ha creato un vero e proprio cortocircuito nel giorno in cui il governo ha presentato la versione sicula di Immuni, definizione con la quale non è d’accordo l’assessore alla Sanità : “Non c’entra nulla con l’altra applicazione, perchè quella nostra servirà a mettere il turista in contatto col sistema sanitario regionale”. Il Tele Covid- 19, invece, servirà a chi contrarrà il virus “da qui a tutta la durata dell’emergenza sanitaria, nulla a che fare con l’app”.
Insomma, tra app e telemedicina l’assessore di Musumeci non ha lesinato risorse per combattere il coronavirus. Di sicuro il via libera al progetto di telemedicina è arrivato alla velocità della luce: la presentazione del progetto da parte del Bonino Pulejo, che la delibera regionale riporta in allegato, porta la data del 6 maggio.
“In questo memento di grande difficolta legata all’emergenza Covid attualmente ancora in corso a che sta colnvoigendo anche I cittadini siciliaani, questo Irccs desidera mettere a disposizione della Regione Siciliana il progetto di ricerca dal titolo TeIeCovid Sicilia”, scrive il centro all’assessore alla Salute.
Che il 7 maggio firma la sua delibera per l’attivazione del sistema di telemedicina. Solo un giorno, dunque, per approvare un servizio del valore di 3.404.642 milioni di euro. Da dove vengono i soldi?
“Sono a carico dell’Irccs e rientrano nella linea di ricerca corrente finanziata dal Ministero della Salute”, recita la delibera all’articolo 7.
A quello successivo, invece, la Regione riconosce all’istituto una somma “pari a € 801.296 per acquisto attrezzature in sede di negoziazione delle risorse finanziarie destinate per tale finalità e comunque, qualora inferiore, commisurata all’effettiva spesa sostenuta”.
Quindi un progetto finanziato dalla Salute e cofinanziato dalla Regione? Razza nega. “Sono soldi non erogati e che saranno erogati solo nel caso in cui i soldi del ministero non dovessero essere sufficienti per l’acquisto dell’attrezzatura”, sostiene l’assessore siciliano.
Bramanti, da parte sua, rivendica:“Siamo di fatto un’eccellenza sulla Tele Medicina, è un servizio che già svolgiamo da tre anni per il ministero della Salute”. Già candidato sindaco di Messina del centrodestra nel 2018, fu sponsorizzato dal presidente Musumeci e sostenuto in città da Francantonio Genovese. Sconfitto da Cateno De Luca, Bramanti non la prese bene. E secondo i più maligni attribuisce la sua sconfitta a un sostegno blando dalla coalizione che pure aveva schierato ben 10 liste a suo sostegno con tanto di simbolo di Forza Italia.
Per questo poco dopo, entrato in consiglio comunale, abbandona i forzisti. Il suo passaggio alla Lega viene sancito il 14 agosto del 2018, poche ore dopo il crollo del ponte Morandi, quando Bramanti manda un comunicato e una foto che lo ritrae accanto a Matteo Salvini. Il gruppo di leghisti siculi si trova a Furci, lì dove la stessa sera si consumerà la nota cena del leader del Carroccio nel giorno del crollo del ponte genovese. Due anni dopo Bramanti si definisce il “siciliano moderato della Lega”, partito da poco entrato nella giunta di governo con la nomina di Alberto Samonà ai Beni culturali.
Lo stesso governo che ha accolto con favore il progetto per il Tele Covid-19. Saranno acquistati 1070 tablet per una spesa di più di 300mila euro e un costo complessivo in servizi, device e apparecchiature mediche di 1.454.462 euro. E, manco a dirlo, ci sarà bisogno necessariamente di 50 nuovi assunti, per un costo totale di 1.950.000 di euro (ovvero per 39.000 euro annui a testa).
Mentre Alessia Bramanti, figlia di Dino, ha lavorato gratis, sostiene il padre: “Mia figlia ha dato solo un giudizio tecnico e a titolo gratuito in quanto dipendente della multinazionale che ha sviluppato la tecnologia per il servizio di Telemedicina”, spiega il leghista.
La società alla quale fa riferimento Bramanti è la Dedalus spa, che dal 2013 tramite gare fornisce dei servizi al Centro Neurolesi, e dal 2016 vince l’appalto per la telemedicina, sostituendo la Gpi. E la figlia del leghista siciliano, non ancora 40enne, ingegnere elettronico prima per il Cnr di Messina e adesso per Dedalus ha svolto anche ricerche per Bonino Pulejo: “Sempre a titolo gratuito”, sottolinea ancora l’orgoglioso padre. Che non chiude a una nuova candidatura: “Se mi ricandido? Dovesse esserci convergenza nel partito, perchè no?”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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