Destra di Popolo.net

ZAIA DOPO LA VITTORIA IN VENETO: “PERCHE’ VINCO? IO GOVERNO, NON VADO IN GIRO A FARE COMlZI”

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

LA FRECCIATA A SALVINI

“Perchè vinco? Io governo, non vado in giro a fare comizi”: non usa mezzi termini il confermatissimo presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, nel rispondere a chi gli chiede i motivi del suo larghissimo consenso dopo le elezioni Regionali.
Zaia è stato rieletto governatore per la terza volta, sfiorando il 76 per cento dei voti: un gradimento costruito anche e soprattutto nei mesi dell’emergenza Coronavirus, durante i quali ha scalato la classifica del suo partito, la Lega, attraverso un’ottima gestione della pandemia, nettamente in contrasto con quello che succedeva poco più in là , in Lombardia. Al punto che oggi, dopo il risultato del voto nelle 7 Regioni e del referendum sul taglio di parlamentari, da più parti nel Carroccio indicano proprio in Zaia un’alternativa possibile e credibile al segretario Matteo Salvini.
C’è un dato in particolare, in Veneto, che sottolinea quanto la vittoria di Zaia sia frutto dei voti degli elettori diretti del governatore e non di quelli leghisti.
La lista civica a sostegno del presidente, infatti, ha raccolto il 46 per cento delle preferenze, contro il 16 per cento della lista della Lega, sempre in suo appoggio.
Zaia, dunque, ha quasi triplicato i voti ottenuti dal suo stesso partito in Veneto. Un consenso trasversale che gli ha fatto guadagnare posizioni all’interno del Carroccio, nonostante le smentite di sorta.
“Non ho ambizioni nazionali o partitiche — ha dichiarato infatti ieri il presidente del Veneto dopo la sua rielezione -, ho sempre fatto l’amministratore. I veneti si fidano di me perchè sto dietro alle cose concrete, non vado in giro a far comizi”. Una frase che sembra proprio una frecciatina nei confronti di Salvini, che sui comizi e sui tour elettorali fonda gran parte del suo successo politico.
Anche Lorenzo Fontana, vicesegretario federale della Lega e a capo del partito in Veneto, si è affrettato a smentire qualsiasi possibile avvicendamento alla guida del Carroccio: “Nessun dualismo tra Zaia e Salvini — ha dichiarato — e comunque la lista Zaia è espressione della Lega, gli eletti sono tutti di partito”. Su una cosa, però, Zaia e la Lega targata Salvini sembrano essere molto diversi: i toni.
“Starò qui altri cinque anni — ha detto ieri il neo-governatore — grazie a quei veneti che vivono qui da generazioni e a quelli che sono arrivati da poco e hanno un progetto di vita in questa terra. Grazie alla stampa per il lavoro fatto in questi mesi. Sarò il presidente di tutti, anche di chi non la pensa come noi”. Frasi che, forse, da Salvini non sarebbero arrivate.

(da agenzie)

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LE OSSA ROTTE DI SALVINI IN TOSCANA E IN VENETO

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

IL   DECLINO DEL LEADER LEGHISTA

Bacioni, Salvini. Il leader leghista continua il suo filotto di sconfitte che rivende come vittorie e esce con le ossa rotte dalle elezioni regionali.
Torniamo indietro di qualche ora: Matteo Salvini non riesce a non smargiassare e per mesi continua a urlacciare dappertutto che queste elezioni sarebbero state quelle che avrebbero “mandato a casa Conte e il suo governo” e che avrebbero dimostrato che la gente non ne poteva più del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.
Rendere delle elezioni regionali come cartina di tornasole del quadro nazionale è sempre un rischio ma il leader leghista ha questa grande, invidiabile caratteristica: le sbaglia tutte.
Così nonostante i suoi soliti messaggi che solleticano i soliti stomaci (riuscire a parlare solo di migranti in occasione di elezioni locali è una banalità  da fuoriclasse) Salvini riesce a uscirne male in Toscana (dove la candidata Ceccardi era una “sua” creatura) e riesce a farsi sconfiggere perfino dal legista Zaia che in Veneto con la sua lista personale prende il triplo dei voti della lista ufficiale della Lega.
Dalle parti della Lega minimizzano ma proprio in Veneto Salvini pretese che tutti gli assessori uscenti fossero capilista della lista del partito e proprio in Veneto Salvini scrisse ai 400 segretari locali del Carroccio per invitarli a votare la lista ufficiale del partito e non quella di Zaia: missione fallita, evidentemente, lo dicono i numeri.
“La lista del presidente intercetta il consenso che non va al partito”, ha detto ieri Zaia in conferenza stampa: chi ha orecchie per intendere intenda. I numeri, si sa, non mentono e i numeri dicono che i consensi della Lega sono in calo in tutti i territori e solo l’enorme ascesa di Giorgia Meloni è riuscita a tamponare una sconfitta di proporzioni maggiori.
Matteo Salvini politicamente negli ultimi 13 mesi, dal famoso pomeriggio del Papeete, è riuscito a sbagliarle tutte e se serve una fotografia di queste sue elezioni basta andare a Lesina, provincia di Foggia dove l’unico candidato sindaco era proprio un leghista: “Un sindaco pugliese lo abbiamo già  eletto ancor prima del confronto elettorale”, disse Salvini il 23 agosto. Sbagliata anche questa: il candidato sindaco è riuscito nella mirabile impresa di non raggiungere nemmeno il quorum. Niente da fare.
Se, come diceva Salvini, queste elezioni sarebbero state la spallata definitiva del governo Conte e il primo passo per il suo ritorno al governo…Beh, Conte può dormire sonni tranquilli.
Bacioni, Salvini.

(da TPI)

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LA RIVINCITA DI EMILIANO: SOLO CONTRO TUTTI, ZITTISCE ANCHE I NEMICI INTERNI

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

E SALVA IL PD E CONTE

L’uomo del giorno, il “man of the match” è Michele Emiliano, l’uomo che ha vinto la partita più sofferta e più importante di queste regionali, quella giocata nelle urne pugliesi. È vero sono in tanti a cantar vittoria oggi. Zingaretti ne esce alla grande, la sua strategia ha pagato, la sua pazienza lo ha premiato e ha tenuto la barra dell’alleanza dritta nonostante insulti e minacce e ora, alla luce dei risultati, si trova ad essere il segretario del partito più forte dell’alleanza di governo.
Anche Giuseppe Conte può tirare un sospiro di sollievo, il suo governo tiene e la sua maggioranza non ha bisogno di tagliandi, il premier può continuare sereno la progettazione delle riforme necessarie ad incassare i soldi del recovery fund.
Persino Di Maio gongola, il suo partito è ormai ridotto a percentuali minime in tutta Italia ma lui ha portato a casa il suo risultato, ha vinto il referendum e ha impresso il suo nome su una riforma storica, sull’unica vera vittoria della governance populista (il reddito di cittadinanza non sopravviverà  a lungo dopo questa maggioranza).
Luca Zaia ha stravinto, il Veneto lo incorona supergovernatore e la sua lista sorpassa la Lega stessa, a Napoli gli fa specchio De Luca che grazie ai lanciafiamme alle feste di laurea si conferma il decision-maker della Campania. Pure Giorgia Meloni se la ride, ha sfiorato il jackpot ma porta a casa comunque un governatore e strappato una regione alla sinistra, il sorpasso su Matteo Salvini è dietro l’angolo.
Però l’uomo della serata è Michele Emiliano perchè vince dove non era scontato, perchè si getta nel corpo a corpo con il suo avversario e lotta voto per voto, perchè ha contro anche gli alleati di governo del suo partito, perchè il Movimento Cinque Stelle e Italia Viva avevano scommesso sulla sua sconfitta e perchè a sinistra tutto sommato anche un 4-2, salvata la Toscana, era un risultato che andava bene a tutti.
Ma il governatore pugliese ha battuto la sua regione in lungo e largo senza sosta per settimane, ha scolpito dal Gargano al Salento la sua idea di Puglia nelle piazze della sua regione e alla fine ha portato a casa la partita.
Se Nicola Zingaretti ride e Giuseppe Conte può guardare oggi sereno e fiducioso al futuro del suo governo è soprattutto grazie ad un governatore che non si è dato per vinto, che non ha ascoltato chi, anche nel suo partito, gli ha chiesto di farsi da parte e che testardamente ha combattuto fino alla fine e si è riconfermato alla guida della sua regione.

(da TPI)

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NELLA LEGA ADESSO CRESCE IL DISSENSO VERSO SALVINI

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

LUI: “MELONI O ZAIA LEADER? NON HO COMPETITOR INTERNI”… E ACCUSA LA MELONI DI AVER CANDIDATO FITTO

Che per Matteo Salvini non fosse un periodo semplice lo si era capito da tempo, ma i risultati delle elezioni regionali e del referendum sul taglio dei parlamentari dicono che il leader della Lega è il grande sconfitto di questa tornata elettorale.
Non soltanto perchè, nelle Regioni, è arrivato un inaspettato 3-3 con il Pd (per settimane Salvini ha annunciato che avrebbe vinto 7-0), ma anche e soprattutto perchè adesso la leadership del segretario leghista all’interno del centrodestra inizia a vacillare. A vantaggio di Giorgia Meloni, che continua a rosicchiare voti alla Lega grazie al successo di Francesco Acquaroli nelle Marche (dopo 50 anni di amministrazione di centrosinistra) e nonostante la sconfitta di Raffaele Fitto in Puglia.
Ma anche a vantaggio di Luca Zaia, il confermatissimo governatore del Veneto che che con la propria lista civica ha triplicato i voti della Lega e che in tanti vorrebbero come futuro leader della coalizione, proprio al posto di Salvini.
Sono proprio le redini del centrodestra quelle che il segretario della Lega rischia di perdere.
Il dissenso contro Salvini, all’interno della coalizione, inizia a essere più palese. Meloni, ieri ad Ancora per festeggiare Acquaroli, non ha fatto mistero delle proprie ambizioni personali: “Se i dati venissero confermati, potremmo dire con grande orgoglio che FdI è l’unico partito che cresce su tutto il territorio nazionale”, ha detto. Secca, a questo proposito, la replica di Salvini: “Io non ho competitor interni alla coalizione. Le leadership le decidono i cittadini, non altri a tavolino, e la Lega è il primo partito del centrodestra in tutte le regioni in cui si è votato. Mi aspettavo invece un distacco minore in Puglia”.
Ai suoi, secondo Repubblica, il leader leghista avrebbe poi aggiunto: “Ci avevano assicurato con tanto di sondaggi, nonostante le nostre perplessità  su Fitto, che avremmo stravinto. È finita con una decina di punti ma per Emiliano, chi si prende la responsabilità  politica di una sconfitta così?”.
Tuttavia una situazione analoga si è verificata anche in Toscana, dove la Lega aveva promesso la “spallata” al centrosinistra, trovandosi però alla fine a leccarsi le ferite per la vittoria di Eugenio Giani su Susanna Ceccardi.
La sconfitta in Toscana è quella che fa più rumore per Salvini, visto che un successo leghista avrebbe reso più accessibile il suo grande sogno: la “spallata” al Governo Conte, il ritorno alle urne e la corsa al ruolo di premier. Dopo la crisi di Governo dell’estate scorsa e le elezioni in Emilia-Romagna, per la terza volta Salvini ha fallito l’affondo definitivo.
Da oggi, l’obiettivo della Lega e di Salvini sarà  quello di ricostruire il consenso perso rispetto alle ultime elezioni europee. Un compito non facilissimo, visto che il partito deve affrontare una fase difficile non solo dal punto di vista elettorale, ma anche giudiziario.
Vanno ancora chiarite, infatti, le responsabilità  oggettive della Lega rispetto al comportamento dei tre commercialisti vicini al Carroccio, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla Lombardia Film Commission.

(da agenzie)

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FLOP DI ITALIA VIVA, SUI SOCIAL SCHERZI E BATTUTE SU RENZI E COMPAGNI

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

DA DETERMINANTE A IRRILEVANTE IL PASSO E’ BREVE

Uno dei temi di queste elezioni Regionali è il flop di Italia Viva. Un risultato disastroso più o meno dappertutto per il movimento di Matteo Renzi con le umiliazioni dell’1,7% di Ivan Scalfarotto in Puglia e dello 0,6% di Daniela Sbrollini in Veneto, ma soprattutto del 4,5% in Toscana.
Numeri e risultati che hanno scatenato i social, pronti a prendere in giro il partito dell’ex premier.
A rendere ancora più clamoroso il flop di Italia Viva sono state le previsioni della vigilia che, soprattut
to in Toscana e Puglia, dipingevano una situazione di enorme difficoltà  per il Pd. Una situazione che doveva rendere ancora più importante il peso di IV per consentire la vittoria di Giani ed essere decisiva nella sconfitta di Emiliano in Puglia.
I risultati invece hanno dato un quadro completamente diverso, con l’ex presidente del Consiglio regionale toscano che ha vinto con oltre otto punti di vantaggio su Susanna Ceccardi, rendendo superfluo il 4,5% del partito di Renzi, e il governatore pugliese riconfermato al timone della regione sempre con otto punti di scarto su Raffaele Fitto e Scalfarotto che ha difeso con poca convinzione la sua candidatura, ammettendo il “risultato deludente”.
Reazione simile a quella del suo leader, Matteo Renzi, che ha ringraziato due volte Giani per il successo in Toscana, intestandosi nuovamente lo stop a Salvini, per postare una sua foto con Vincenzo De Luca, il dominatore delle Regionali in Campania, senza menzionare minimamente le fallimentari candidature di Scalafarotto in Puglia e della Sbrollini in Veneto, dove la candidata di Italia Viva ha preso meno voti di Paolo Benvegnù di Rifondazione Comunista.
Il flop di Italia Viva è stato molto commentato sui social, con tante battute sotto al commento di Luciano Nobili, per il quale i voti di Italia Viva erano “decisivi in Toscana” e “anche stavolta Salvini lo abbiamo fermato noi”, oppure al video in cui Ettore Rosato ringraziava le “migliaia” di persone che hanno votato il partito di Renzi promettendo la strutturazione della startup del movimento.
E così tra giochi di parole sul nome del partito e battute sull’ormai famosa promessa di Renzi di lasciare la politica il flop di Italia Viva è stato di tendenza su Twitter per diverse ore.
Le critiche degli elettori nei confronti di Matteo Renzi sono state piuttosto sferzanti, anche alla luce delle premesse della vigilia. La candidatura di Ivan Scalfarotto in Puglia aveva avuto proprio come obiettivo quello di frenare l’avanzata di Michele Emiliano. Al contrario, Italia Viva è entrata nella coalizione che ha supportato Eugenio Giani in Toscana e, nonostante il risultato al di sotto delle aspettative, ha comunque rivendicato di essere parte del successo del neo governatore contro Susanna Ceccardi. Anche questo eccessivo protagonismo, unito — come si diceva — al fatto di essersi intestato il secondo stop a Salvini, è stato oggetto di critiche sui social network.

(da agenzie)

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ITALIA VIVA IN VENETO E’ STATA SUPERATA ANCHE DA CHI VUOLE “VERITA’ SUI VACCINI” E DA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

DANIELA SBROLLINI HA OTTENUTO LO 0,62%

Scegliere di andare da soli alle elezioni può essere una scelta coraggiosa, soprattutto se ti espone a dei risultati davvero deludenti, al di là  di ogni previsione.
Com’è andata Italia Viva in questa tornata elettorale? Generalmente non bene e gli occhi erano puntati sul partito di Matteo Renzi alla sua prima vera prova delle urne (voti veri, non sondaggi). Ma c’è una regione italiana dov’è andata peggio di altre, il Veneto. Qui Daniela Sbrollini non era entrata nella coalizione di centrosinistra e aveva scelto la corsa solitaria.
Risultato? Lo 0,62% dei voti in una regione dove Luca Zaia, il nuovo governatore, ha fatto man bassa.
«È un risultato deludente — ha commentato Daniela Sbrollini, senza giri di parole — ma questo è solo l’inizio di un progetto futuro. Sarebbe un grave errore fermarlo proprio adesso. Oggi che Zaia ha fatto il più grande risultato di un presidente di regione in Italia e il centrosinistra ha confermato la debolezza del suo progetto».
Ma il risultato assolto non basta a dare la dimensione complessiva di questa sconfitta. Occorre fare un confronto con le altre liste. E Daniela Sbrollini è finita dietro addirittura al Movimento 3V (Vaccini Vogliamo Verità ) e dietro a Paolo Benvegnù di Rifondazione Comunista.
Quanto di più lontano dalla dimensione di Italia Viva, che da sempre si è battuta a favore della scienza (memorabili le prese di posizione di Matteo Renzi a favore di Roberto Burioni) e che si è sempre scagliata con l’estrema frammentazione della sinistra, che aveva creato una galassia di partiti al di fuori della coalizione progressista di cui Renzi stesso aveva fatto parte in più tornate elettorali.
Insomma, Italia Viva ha combattuto spesso con quelli che possono essere definiti i suoi demoni. Ma, almeno in Veneto, il risultato è stato beffardo: il nuovo partito di Renzi è stato superato anche da quegli stessi principi che dava per scontato aver superato.

(da agenzie)

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A LESINA LA LEGA RIESCE A PERDERE DA SOLA

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

C’ERA SOLO UN CANDIDATO SINDACO, QUELLO DEL CARROCCIO, MA NON E’ RIUSCITO NEMMENO A FARSI ELEGGERE, PIUTTOSTO LA GENTE NON E’ ANDATA A VOTARE

Un solo candidato sindaco che però non è riuscito a farsi eleggere dai suoi concittadini. È quanto accaduto a Lesina, in provincia di Foggia, dove Primiano Leonardo Di Mauro della civica “Lesina Azzurra” per 58 schede non indosserà  la fascia tricolore. Alle Comunali non e’ stato raggiunto il quorum: ai seggi si è recato il 49 per cento degli aventi diritto.
Alle urne si tornerà  nella primavera prossima. Lo scorso 23 agosto, a Foggia, all’indomani della presentazione delle liste Matteo Salvini aveva già  festeggiato quello che da Lesina sarebbe stato il primo sindaco leghista. “Un sindaco pugliese lo abbiamo già  eletto ancor prima del confronto elettorale”.
Racconta il Fatto che il “mentore” di Primiano Leonardo Di Mauro è Massimo Casanova, il proprietario del Papeete:
Clamoroso in Puglia: il comune di Lesina (Foggia) non ha eletto il suo sindaco. Alla urne si è presentata una sola lista civica di centrodestra e un solo candidato: Primiano Leonardo Di Mauro. Per convalidare la votazione sarebbe servito il quorum del 50% più uno degli elettori, l’affluenza invece è stata del 49,01%. Le elezioni si dovranno ripetere, resta a bocca asciutta il candidato sostenuto da Mr. Papeete, Massimo Casanova, l’amico di Salvini che a Lesina è proprietario di una grande tenuta.

(da “NextQuotidiano”)

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LA PAGLIACCIATA: RICORDATE I FURBETTI DEL BONUS 600 EURO DELLA LEGA CHE ERANO STATI “SOSPESI”?

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

IN PIEMONTE LA SOSPENSIONE E’ GIA’ STATA REVOCATA E SONO GIA’ RIENTRATI NEL PARTITO… IN VENETO BARBISAN ASSUNTO COME PORTABORSE DA UN EUROPARLAMENTARE LEGHISTA

Matteo Gagliasso e Claudio Leone, consiglieri regionali in Piemonte eletti con la Lega erano stati sospesi per aver percepito il bonus 600 euro. Ma la punizione è durata appena poco più di un mese. Racconta Repubblica Torino:
L’ha comunicato il capogruppo Alberto Preioni, durante la riunione settimanale di organizzazione dei lavori dell’Aula. Finisce così, dopo poco più di un mese, la sospensione dei due consiglieri, finiti nella bufera per aver chiesto, ottenuto e poi restituito, i 600 euro stanziati dal governo per i liberi professionisti durante l’emergenza Covid: Leone aveva fatto domanda per la sua società  di negozi di abbigliamento e telefonia e Gagliasso per la sua attività  da libero professionista come consulente immobiliare. Soldi restituiti alle casse pubbliche non appena è esploso lo scandalo innescato dai parlamentari e poi allargatosi agli enti locali, Regione inclusa, dove anche Diego Sarno del Pd è stato pizzicato tra i furbetti e ha restituito il bonus impegnandosi a devolvere sei mesi di stipendi per un fondo di sostegno ai lavoratori danneggiati dall’emergenza. Negli ultimi trenta giorni i due esponenti della Lega non hanno partecipato ai lavori dell’Aula e delle commissioni e nemmeno alla campagna elettorale per le amministrative. Avevano anche il divieto di utilizzare i simboli di partito. Fino a ieri, quando è scattato il perdono, in concomitanza con la fine del rush elettorale
Non è la prima volta che un furbetto del bonus nella Lega viene graziato. Anche in Veneto il consigliere Barbisan se l’è cavata facendosi assumere come portaborse dell’europarlamentare leghista Da Re.

(da “NextQuotidiano”)

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SUSANNA CECCARDI PERDE ANCHE A CASCINA DOVE E’ STATA SINDACO

Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile

SARA’ STATO IL “BUON GOVERNO” DELLA LEGA O UN MODO PER TOGLIERSELA DI TORNO?

Sarà  stato il buon governo della Lega, sarà  stato l’annuncio che in caso di sconfitta sarebbe tornata a occupare la poltrona di europarlamentare: Susanna Ceccardi non ha perso solo le elezioni regionali in Toscana che hanno visto la vittoria di Eugenio Giani. à‰ stata sconfitta anche nella sua Cascina, dove è stata sindaco, anzi il primo sindaco della Lega in Toscana.
Ma   Giani ‘vola’ con il 46% anche nel territorio di Pisa, ‘feudo’ della rivale Susanna Ceccardi che è stata sindaca di Cascina dove il candidato del centrodestra in questo momento è al 51%, mentre nella città  della torre pendente arriva addirittura al 55%. Repubblica Firenze racconta cosa ne pensano in paese:
Anzi, ieri sera prendeva meno voti rispetto al resto della regione. Con metà  delle sezioni scrutinate la figlia di questa cittadina di 45mila abitanti, ha il 38,5% delle preferenze, cioè un punto e mezzo in meno rispetto a quanto prende in Regione, contro il 49,5% di Giani.
L’odiato Pd raggiunge il 37,5%, contro il 35% toscano e lei è davanti all’avversario giusto in una o due sezioni. Ce n’è per far tremare Cosentini e i suoi, che così diventano piuttosto critici. Viene fuori che il ricordo di Ceccardi sindaco non è felice nemmeno tra chi l’ha sostenuta appassionatamente nel 2016. «Se mi fossi dovuto basare su quello che ha fatto qui non la votavo. Ha avuto un’occasione e l’ha buttata via», dice amareggiato uno dei candidati della lista civica.

(da “NextQuotidiano”)

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