Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA, NON SEMPRE SI TROVANO RAZZISTI PLAUDENTI
Matteo Salvini è stato aggredito da una donna, mentre era a Pontassieve, una località a pochi
chilometri da Firenze, per la campagna elettorale in vista delle Regionali.
Il leader della Lega è stato avvicinato da una trentenne congolese che, secondo le prime testimonianze, lo avrebbe strattonato.
A Salvini sono state strappate la catenina e la camicia. Immediato l’intervento della polizia che ha fermato la giovane donna che, secondo la Digos, era “in stato di alterazione”. È stata identificata e rischia ora una denuncia.
La donna non aveva preso parte a una contromanifestazione anti Lega che si era tenuta a poca distanza dal luogo del comizio di Salvini, ma ad un certo punto si è avvicinata gridandogli: “Io ti maledico”.
La giovane, che lavora al Comune di Pontassieve con un progetto di servizio civile, stava tornando dall’ufficio. Non ha precedenti di polizia. Resta da esplorare cosa abbia spinto la donna ad agire in questo modo.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI RIESCE A DARE LA COLPA ALLA SINISTRA CHE “VUOLE CHIUDERE LE PALESTRE” PUR DI NON PARLARE DELLA FOGNA RAZZISTA CHE ALIMENTA
Ci è voluta una mattinata prima che Matteo Salvini trovasse il tempo per dire due parole sull’omicidio di Willy Monteiro. Dopo una serie di post di propaganda elettorale, molto dopo che fossero iniziate le polemiche sul suo silenzio.
Per il leader di un partito politico che usa senza permesso i Ringo per convincere i suoi potenziali elettori di credere nella fratellanza universale è abbastanza imbarazzante. Ma se volete vedere quanto Salvini combatta l’intolleranza e l’odio razziale con ogni mezzo allora guardate come risponde a una domanda di Mario Giordano, che a Fuori dal coro ieri gli ha chiesto “È colpa di una certa politica di destra, Meloni, Salvini…lei non sente responsabilità ?”.
Dopo la formula rituale “Certo, è colpa di Salvini” il Capitano ha iniziato la tiritera delle “quattro bestie che uccidono a pugni e a calci” e “della galera a oltranza”.
Due parole sul perchè però i quattro accusati dell’omicidio di Willy siano arrivati a tanto il leader della Lega non è riuscito a tirarle fuori.
Ha iniziato però a parlare di palestre, dando la colpa alla sinistra ovviamente: “Leggevo che qualcuno metteva in discussione l’esistenza delle palestre e delle arti marziali. Ma adesso ma veramente c’è qualcuno che sta perdendo il senno a sinistra”. Dice che non gli interessa se chi picchia è giallo, nero, rosso o verde. Ma dovrebbe invece. Perchè di solito quando una persona che ha un colore della pelle diverso dal bianco è accusata di un crimine finisce sulla sua pagina Facebook e sui siti che fanno riferimento alla destra.
E invece difficilmente se è italiano vengono montate campagne mediatiche altrettanto aggressive. Dovrebbe interessargli perchè tra gli arrestati c’è chi scriveva commenti razzisti:
Dovrebbe perchè Gabriele e Marco Bianchi avevano la sua pagina Facebook tra quelle preferite. Dovrebbe perchè anche se al momento la Procura di Velletri esclude l’aggravante dell’odio razziale un parente degli accusati avrebbe detto «In fin dei conti cos’hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario».
Dovrebbe perchè c’è qualcuno che con un profilo probabilmente falso dice “Come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzè”. E su quel profilo si mostra come un simpatizzante di Fratelli d’Italia. Perchè? Perchè è verosimile.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
INDOVINATE QUALE PAGINA FB AVEVANO TRA LE PREFERITE: QUELLA DI MATTEO SALVINI
Gabriele e Alessandro Bianchi rimangono in carcere insieme un altro arrestato: il gip di Velletri ha
convalidato l’arresto per concorso in omicidio preterintenzionale per i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli mentre a Francesco Belleggia sono stati concessi i domiciliari.
L’accusa per i quattro resta quella di omicidio preterintenzionale. I due ieri hanno respinto ogni accusa spiegando di essere intervenuti nella rissa solo per fare da pacieri “Non lo abbiamo toccato. Respingiamo ogni accusa. Siamo intervenuti per dividere, abbiamo visto un parapiglia e siamo arrivati”.
Mentre si fanno avanti dei testimoni dell’omicidio di Willy Monteiro sono stati ritrovati alcuni commenti razzisti di Gabriele e Alessandro Bianchi, il fratello maggiore dei due arrestati che non è implicato nell’omicidio. Non si sa a quando risalgano i commenti, ma sono davvero eloquenti:
Gabriele e Marco Bianchi avevano la pagina Facebook di Salvini tra quelle preferite. Un parente degli accusati avrebbe detto «In fin dei conti cos’hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario».
Qualcuno che con un profilo probabilmente falso dice “Come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzè”. Ma c’è ancora qualcuno che pensa che la cultura del razzismo e dell’intolleranza non c’entri niente con l’omicidio di Willy.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
ALLA SOP DI POLIGNANO C’E’ UN FOCOLAIO CHE INTERESSA 78 PERSONE… LA MELONI ERA LI’ SENZA PROTEZIONI E SENZA DISTANZIAMENTO
Alla Sop di Polignano a Mare un focolaio interessa almeno 78 persone. Dopo che sabato una lavoratrice era risultata positiva erano stati effetuati poco più di 150 test del tampone, e la metà sono risultati positivi.
Il focolaio si è esteso anche a Grottaglie dove sono state individuate 10 persone positive, nove delle quali “sono tutti lavoratori che in questi giorni sono transitati all’interno dell’azienda agricola Sop di Polignano a Mare”, spiega il sindaco del paese, Ciro D’Alò. Il 25 agosto Giorgia Meloni era lì. Senza mascherina. E senza distanziamento sociale.
Giorgia Meloni, Fitto e uno dei manager della Sop si sono fatti fotografare durante la visita della leader di Fratelli D’Italia allo stabilimento di Polignano a Mare. La Meloni non corre pericolo, ormai sono passate pi di due settimane, ma durante il tour alla Sop non teneva la mascherina e non ha rispettato il distanziamento sociale. Racconta Repubblica Bari:
Il caso di Polignano però potrebbe diventare anche politico. Almeno a giudicare dalle foto pubblicate su Facebook da Giuseppe L’Abbate (non si tratta del sottosegretario di Stato all’Agricoltura). Le stesse foto diffuse (senza limiti di privacy) fra il 24 e il 25 agosto scorsi nelle quali c’è pure la presidente nazionale di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Sullo sfondo lo stabilimento della Sop con uno dei top manager, Giuseppe L’Abbate. Il post ricalca il motto caro al presidente degli Stati Uniti, Donald Trup: «Make Puglia and Polignano great again». Tradotto: “Facciamo la Puglia e Polignano di nuovo grandi”. Nelle foto ci sono anche il candidato governatore per il centrodestra, Raffaele Fitto, e il deputato e commissario regionale di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato. Meloni, Fitto, Gemmato. Tutti senza mascherina. Tutti molto vicini l’uno all’altro
La foto ritrae i tre all’esterno dello stabilimento SOP. Ma c’è anche un’altra foto che testimonia che anche all’interno della fabbrica Giorgia Meloni non indossava alcun dispositivo. In un ambiente chiuso e per di più adibito alla preparazione di alimenti.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE LEGHISTA HA FATO PERDERE MILIONI DI EURO AGLI OPERATORI TURISTICI SARDI PER FARE UNA MARCHETTA AI GESTORI DELLE DISCOTECHE: SENZA CONTROLLI IL COVID E’ ESPLOSO E SONO PIOVUTE LE DISDETTE
A fine giugno era arrivata la bella notizia: la Maxi Yacht Rolex Cup e la Rolex Swan Cup, due tra le
più importanti regate veliche del mondo, si svolgeranno regolarmente a settembre, a Porto Cervo.
“Lo Yacht Club Costa Smeralda riaprirà i battenti a luglio, si annunciava”. Insomma, una grande sollievo per organizzatori, sponsor, partecipanti, addetti al settore, lavoratori coinvolti.
L’annuncio specificava anche che il tutto si sarebbe svolto tenendo conto dell’emergenza, dunque iscrizioni digitali, premiazioni all’aperto con poca gente in platea, vietati i party nello Yacht Club ma concesse le cene degli armatori, naturalmente rispettando il distanziamento. Addirittura, si prometteva di evitare la sovrapposizione dei due eventi velici per non ritrovarsi tutti gli equipaggi presenti sul posto nello stesso momento.
Insomma, promesse virtuose. Promesse non proprio mantenute, visto che a Ferragosto, la musica proveniente dallo Yacht club a momenti si sentiva fino ad Olbia: i clienti, tutti adulti, ballavano come se niente fosse, tanto da creare malumore in qualche iscritto (un paio di imprenditori hanno dato le dimissioni nei giorni seguenti).
Il 25 agosto, allo Yacht Club, c’erano tre membri dello staff positivi, degli iscritti non si è saputo nulla.
Come siano poi andate le cose nel resto della Costa Smeralda lo sappiamo. Discoteche all’aperto e al chiuso affollate, nessuna mascherina, dichiarazioni strafottenti di alcuni gestori di locali e il presidente di regione che non ha messo uno stop a tutto questo.
Perchè diciamolo: quel Solinas che ora vuole denunciare non si sa bene chi per aver danneggiato mediaticamente la Sardegna e aver provocato danni irreversibili al turismo, dovrebbe, al limite, auto-denunciarsi.
Gli rinfreschiamo la memoria: il 10 agosto arriva il dpcm che chiude i locali fino al 7 settembre, ma lascia alle Regioni la possibilità di decidere in autonomia.
In Sardegna ci sono già segnali preoccupanti, tra questi i venti contagiati in una discoteca a Carloforte. Solinas decide che le discoteche resteranno aperte, dice in assemblea: “Faremo una sintesi su tutte queste esigenze, tecnico scientifiche, sanitarie e di controllo per tentare di non sacrificare gli investimenti nel settore e la ripresa”.
Quindi nella sua ordinanza firmata in tutta fretta, specifica, andando ben oltre il ridicolo, che nelle piste da ballo si dovrà rispettare la distanza di due metri. Ovviamente la vigilanza è delegata ai gestori dei locali. Che se ne fregano.
E non è che lo facciano nel segreto di un monastero umbro. Lo fanno alla luce del sole, anzi, delle strobo. Nessun controllo, molti video e foto delle resse nei locali che circolano, i primi articoli di denuncia. Poi il disastro dei contagi, i locali chiusi, Briatore, Berlusconi, la Costa Smeralda nuovo focolaio. Qual è stato, dunque, il prezzo di “non sacrificare gli investimenti nel settore e la ripresa”, come ha detto Solinas l’11 agosto in assemblea?
Il prezzo è che ha pagato l’intero settore turistico sardo travolto dalle disdette, anche quello lontano dalle discoteche, quello lontano dalla Costa Smeralda, quello degli hotel, dei campeggi, dei ristoranti, dei locali senza assembramenti, dei villaggi turistici, dei commercianti.
Delle tante attività a conduzione familiare, della Sardegna che non balla accalcata stappando bottiglie di Cristal in discoteche cafone. La Sardegna che dovrebbe chiedere spiegazioni a Solinas: perchè quell’11 agosto, quando si è trovato davanti al bivio, non ha fatto marcia indietro? Non è vero che ha tutelato gli investimenti nel settore turismo, ha tutelato un settore ben specifico, quello della notte, quello che ha dietro imprenditori potenti che gliel’avrebbero giurata.
Non ha tutelato tutti gli altri. Non ha tutelato il turismo, ma un certo tipo di turismo. Quello che non aveva voce. E ha sacrificato anche una buona fetta di Costa Smeralda, che non è solo discoteche.
E quindi torniamo alla premessa: la Maxi Yacht Rolex Cup e la Rolex Swan Cup di Porto Cervo sono state annullate. La negligenza della politica e dei gestori dei locali ha portato lo Yacht Club Costa Smeralda (che ha la sua fetta di responsabilità ) a cancellare a pochi giorni dal via due eventi velici tra i più importanti a livello mondiale e senza dubbio i più importanti a livello nazionale.
Equipaggi, team, gli sponsor, maxi yacht di armatori come per esempio Rybolovlev erano in buona parte già in Sardegna o stavano arrivando.
Da un minuto all’altro si sono spostati tutti in Toscana, a Marina di Scarlino. L’evento si chiamerà “Sfida Swan Tuscany” e si svolgerà dal 9 al 12 settembre. Inutile specificare — o forse è bene farlo — che si parla di un danno da milioni di euro per tutto l’ecosistema del turismo sardo. Ne beneficia, in compenso, la Toscana. Mentre attendiamo di sapere chi denuncerà Solinas, noi ci permettiamo di invitarlo, intanto, a costituirsi.
(da TPI)
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Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO LA CONSULENZA AL MINISTERO PER 40.000 EURO UN ALTRO INCARICO PER ARROTONDARE LO STIPENDIO
“Oggi sono povero. Nessuno mi fa lavorare, sono un ingegnere che ha chiuso il suo studio per fare politica. Mia moglie si è licenziata quando fui eletto sindaco perchè tre bambine in casa dovevano essere accudite”. Così l’ex sindaco di Livorno, il grillino Filippo Nogarin, si sfogò qualche mese fa con il Fatto Quotidiano, non senza riservare una stilettata a Luigi Di Maio, che gli avrebbe fatto il vuoto intorno.
Vuoto colmato però con un provvidenziale incarico da 40 mila euro lordi nello staff del ministro dei Rapporti con il parlamento Federico D’Incà . Ora ulteriormente colmato da una nuova consulenza, stavolta gentilmente concessa dal Comune di Roma della grillina Virginia Raggi.
Dove farà da supporto all’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti, commercialista, ex cassiere della discoteca Seven Apples di Focette che un giorno accolse l’emissario dell’Unione europea con la maglietta dei Metallica. Il compenso è di 27.730 euro lordi annui, che forse serviranno a lenire le residue pene economiche familiari.
ll caso merita di essere segnalato, non fosse altro per una circostanza. Perchè Lemmetti, del quale ora Nogarin sarà consulente, prima di approdare a Roma era assessore al Bilancio del Comune di Livorno, nominato appunto da Nogarin. Al quale ora evidentemente restituisce il favore, sia pure in sedicesimi, sotto forma di una semplice consulenza.
E passi che sono cose già viste nel deprecabile sistema dei partiti, dove nessuno del giro che conta deve restare mai a spasso, anche se dopo aver comandato deve rassegnarsi a prendere ordini. Passi pure che la narrazione grillina degli incarichi pubblici assegnati per merito e con trasparenza vada a farsi friggere: non sarebbe nemmeno la prima volta. Ma diversamente, a che cosa servirebbero gli amici?
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
AFFARI CON ARIA E PIO ALBERGO TRIVULZIO CHE NON SI SONO CONCRETIZZATI
Andrea Dini, il cognato di Attilio Fontana titolare della Dama Spa indagato per la vicenda della
donazione dei camici alla Regione Lombardia, secondo quanto racconta oggi il Fatto Quotidiano, avrebbe puntato a una torta più grande: forniture per un importo complessivo di quasi 3 milioni di euro. Affari con Aria e Pio Albergo Trivulzio che però non si sono mai concretizzati:
Stando a quanto risulta in Procura, infatti, il guadagno a cui puntava Dini era di 2,7 milioni di euro, un tesoretto che equivale a circa 450 mila camici che Dama avrebbe voluto fornire ad Aria e al Pio Albergo Trivulzio (Pat).
Nulla, dunque, che abbia a che fare con le presunte donazioni di cui Dini e Fontana hanno parlato solo successivamente. L’affare dei 2,7 milioni, come emerge dall’indagine, sarà discusso in più occasioni, ma non andrà mai in porto e al momento non è oggetto di contestazioni da parte dei pm.
La prima fornitura da mezzo milione sarebbe perciò stata solo il primo step di un business più grande: una fornitura ad Aria per 1,2 milioni di euro di camici. Ma il progetto non si realizzerà mai. Dama SPA voleva rifornire di camici anche il Pio Albergo Trivulzio: 6600 pezzi per 48mila euro. Ma l’appalto venne revocato.
Il Fatto Quotidiano raccontava che il documento dell’affidamento in regime di urgenza a Dama è firmato dal dottor Ugo Ammannati Responsabile dell’Area Alberghiero-Economale e Provveditorato e porta la data del 30 aprile, esattamente due settimane dopo che Andrea Dini titolare della Dama spa firmasse il contratto con la centrale acquisti della Regione (Aria) per la fornitura mancata di 75mila camici e per la quale risultano indagati a vario titolo per turbata libertà del contraente e per frode in pubbliche forniture lo stesso Dini, il presidente Fontana e l’ex dg di Aria, Filippo Bongiovanni. Anche qui un antipasto di un affare più sostanzioso:
Il 27 aprile Ugo Ammannati, responsabile dell ‘area Alberghiero-Economale e Provveditorato del Pat avvia una procedura negoziata in regime di urgenza per la fornitura di 224 mila camici per circa 1,5 milioni. La determina sarà vistata anche dal direttore del Dipartimento tecnico-amministrativo Rossana Coladonato e passerà sul tavolo del dg Giuseppe Calicchio, indagato per le Rsa e la cui nomina al Pat fu proposta da Fontana
Non ci sono indagati per la storia del PAT. E non se ne farà più niente perchè la procedura negoziata sarà revocata con una determina del 3 giugno in cui si spiegava “la Protezione civile Regione Lombardia ha garantito il fabbisogno urgente di camici”. Guarda caso dopo che Report aveva iniziato a fare domande.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 8th, 2020 Riccardo Fucile
MA SI TEMEVA ANCHE UN FLOP E LA DEFEZIONE DEI VENETI
Strizzano l’occhio ai negazionisti, Salvini non usa la mascherina e parla delle regole come se fossero imposizioni e non ìnecessità .
Ma alla fine rinunciano a Pontida: niente kermesse per la Lega quest’anno. Causa emergenza sanitaria, la più importante manifestazione leghista, di solito organizzata a giugno o a settembre sul pratone della località bergamasca, non si terrà
L’appuntamento dei militanti del Carroccio, nato nel 1990, per celebrare il giuramento di Pontida, che secondo la tradizione si sarebbe tenuto il 7 aprile 1167, portando alla nascita della Lega Lombarda contro Federico I Barbarossa, viene annullato, innanzi tutto, per i problemi legati al coronavirus, con la necessità di evitare assembramenti
“Non è la prima volta che salta Pontida – spiega Daniele Belotti, deputato bergamasco e speaker storico dal palco del pratone – . Nel 2004, fu la malattia di Bossi a fermare l’evento, poi nel 2006 il referendum sulla devolution, e nel 2012 non si organizzò per i problemi interni alla Lega, con ‘la notte delle scope'”.
Secondo un’altra interpretazione a far decidere per l’annullamento anche il timore di un flop di presenze e il pericolo di una defezione dei Veneti
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2020 Riccardo Fucile
A OTTOBRE L’AVIAZIONE CIVILE AVEVA CERTIFICATO LA LEGALITA’ DELLE OPERAZIONI… LA DENUNCIA: “VOGLIONO IMPEDIRE CHE EVITIAMO MORTI E RESPINGIMENTI”
Dopo il mare, il cielo. Dopo le navi, gli aerei. L’Enac, ente nazionale per l’Aviazione civile, ha
notificato il fermo a Moonbird per attività di Search and Rescue (Ricerca e Soccorso) prolungata, dicono.
L’aereo, un Cirrus Sr22 che vola per la no profit svizzera Humanitarian Pilote Initiative, in collaborazione con la Ong tedesca Sea Wach, fin qui impegnato in missioni di monitoraggio dell’area del Mediterraneo centrale, tra le rotte migratorie più pericolose al mondo, non può quindi alzarsi in volo da Lampedusa.
Con tutto quello che ne consegue: le navi umanitarie, da sole, poco possono in termini di avvistamento di eventuali imbarcazioni in difficoltà .
«Il governo italiano ha chiuso i nostri occhi sul Mediterraneo centrale», attacca Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch per l’Italia.
Le motivazioni? «Per troppi giorni consecutivi e per troppe ore abbiamo operato attività di monitoraggio nel Mediterraneo che l’Italia equipara a quella di soccorso in mare, contestandoci quindi di avere riportato la presenza di persone in oggettivo bisogno immediato di aiuto. Vogliono chiuderci gli occhi affinchè non si sappia nulla di quello che accade tra Lampedusa e la Libia, perchè il Mediterraneo centrale diventi un buco nero».
Gli aerei civili che in questo momento fanno capo a Sea Watch e che sono impegnati in missioni di monitoraggio nelle acque — e nei cieli — internazionali sono Moonbird e Seabird, da qualche tempo fermo a terra per lavori di manutenzione.
Le operazioni di Moonbird si fermano dunque in un momento in cui nel Mediterraneo centrale si trova la Sea Watch 4, supportata dalla Louise Michel finanziata (e dipinta) da Banksy, ma sono tornate in azione anche Open Arms e la Mare Jonio di Mediterranea.
Da fine giugno la Sea Watch 3 è in fermo amministrativo a Porto Empedocle, in seguito a un’ispezione della Guardia costiera italiana che afferma di aver rinvenuto a bordo irregolarità di natura tecnica e operativa «riguardanti la sicurezza e la tutela ambientale».
Sempre a proposito di navi umanitarie e sempre a Porto Empedocle, questa volta a fine luglio, un’altra ispezione della Guardia costiera aveva portato al fermo amministrativo della Ocean Viking della Ong francese Sos Mediterranèe.
In tutto questo tempo Moonbird ha avvistato persone un difficoltà . Ma anche cadaveri. Come quel corpo avvistato a fine giugno per la prima volta da Seabird, e poi avvistato nuovamente altre tre volte: lasciato lì, a vagare in mare. La ong, insieme alle altre realtà impegnate nel soccorso in mare, ha più volte denunciato quelli che ha definiti «respingimenti di fatto» in Libia.
Non è la prima volta
Non è la prima volta che Moonbird resta a terra: l’anno scorso l’Italia l’aveva fermato insieme a un altro aereo, Colibri, gestito dalla francese Pilotes Volontaires (entrambi operativi dal 2017). Perchè, ricostruiva allora il Guardian, per l’Enac i mezzi in questione potevano «essere utilizzati solo per attività ricreative e non professionali». L’anno prima è Malta a fermare Moonbird e a impedirgli di operare sull’isola, fermando allora l’aereo per alcuni mesi e lasciandolo senza base
Già dal 20 luglio scorso, Giorgia Linardi denuncia da Lampedusa quello che definisce per l’ennesima volta «accanimento nei confronti delle nostre attività sia in mare che in cielo».
Negli ultimi tempi, racconta, «si sono intensificati i controlli anche nei confronti dei nostri equipaggi aerei e dei nostri velivoli», nonostante la ong tedesca abbia ricevuto nell’ottobre del 2019 una lettera dall’Enac «che certifica la legalità delle nostre operazioni».
«Il nostro modus operandi non è cambiato e quindi ci chiediamo i motivi di questi continui controlli», dice Linardi. Ma le attività di monitoraggio di ciò che accade al largo della Libia «danno evidentemente fastidio a un governo che ha deciso di rifinanziare la missione in Libia volta al respingimento illegale delle persone in mare. Se le nostre operazioni verranno fermate», conclude profeticamente la rappresentante di Sea Watch, «oggi sapete già il motivo».
(da agenzie)
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