Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
LA PROVA PREOCCUPA MIGLIAIA DI FAMIGLIE, LA SOLITA DEMAGOGIA GRILLINA METTE A RISCHIO LA SALUTE, ANDAVA RINVIATA
«Se ho paura? Certo. Tutti ne abbiamo». Chiara è una docente della provincia di Napoli.
Al nono anno di precariato, è pronta a fare il concorso straordinario previsto attorno al 22 ottobre. Ma è tutto fuorchè tranquilla: l’idea di essere obbligata a fare un esame in piena pandemia da Coronavirus che smuoverà grandi quantità di persone — e che non si sa bene come si svolgerà — la preoccupa particolarmente.
Chiara è un nome di fantasia. Non vuole avere problemi, spiega, perchè oltre ad essere in gara per il concorso sta aspettando di essere convocata per le supplenze.
Tutte le volte che ha espresso un dissenso poi ne ha pagato le conseguenze. «La verità è che tutti i docenti che faranno il concorso sono in una situazione di caos e stress», dice. «Nessuno sembra considerarci come persone».
«Siamo noi che portiamo avanti la scuola, perchè senza i precari non sarebbero coperti tutti i posti necessari», sottolinea. «E invece dobbiamo andare incontro a questa umiliazione. Sono davvero provata».
Anche sui gruppi Facebook che raggruppano i docenti prossimi al concorso proliferano accuse e lamentele. «Ma cosa credono, che siamo robot?», scrive uno di loro. «Vi pare un comportamento corretto organizzare un concorso in piena pandemia? Facendo spostare e assembrare migliaia di persone nelle aule informatiche delle scuole?».
La riunione tra ministero e sindacati di ieri, 28 settembre, ha lasciato anche le rappresentanze sul piede di guerra.
I concorsi straordinari non piacciono neanche a loro. Parlano di «insensibilità », di «furore ideologico», di «mera propaganda». «Alla ministra sfugge la realtà », dice Anna Maria Santoro della Flc Cgil. «Come si può pensare di mettere le scuole a soqquadro in un momento in cui si fanno ogni giorni sforzi sovrumani per tenere fuori il virus?».
La paura del contagio e il nodo della quarantena
La rabbia degli insegnanti e dei sindacati sembra andare di pari passo. Le questioni fondamentali sono due: da una parte c’è il momento storico, un Italia con un quadro epidemico che non promette «niente di buono». Da settimane i nuovi contagi nel Paese superano quotidianamente (e abbondantemente) la soglia dei mille. Alcuni tra i docenti iniziano a dubitare anche che la prova si svolga realmente, ma dal governo per ora escludono il rinvio.
A breve — e in concomitanza con i concorsi — usciranno anche le nomine dei precari che hanno fatto richiesta per le supplenze. I docenti potranno entrare a scuola per le lezioni e lì «basta davvero poco». «Basta che un bambino sia in quarantena per essere messi in isolamento anche noi», spiega Chiara. «E a quel punto addio concorsi». E viceversa: qualora qualcuno dovesse infettarsi durante la prova, anche tutta la classe del docente dovrebbe rimanere a casa.
Come spiegano Santoro e Antonietta Toraldo di Gilda, non è ancora chiaro quale siano la disposizione per chi è in quarantena. Dal ministero confermano che la decisione non è stata ancora presa, e che nei prossimi giorni verrà approfondita. Lo stesso problema si era presentato per i test d’ingresso di medicina, e allora il ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Gaetano Manfredi, non aveva risolto la questione per tempo e una parte degli studenti era rimasta semplicemente esclusa.
Abolire i concorsi
E poi c’è la questione annosa dei concorsi, che quest’anno è ancora più dirimente. Secondo i sindacati e i docenti non sarebbe necessario sottoporre a concorso i docenti che hanno già sulle spalle almeno 3 anni di esperienza nelle scuole. «Noi chiediamo delle procedure più snelle», dice Toraldo. «Chi ha già un’esperienza comprovata dovrebbe entrare a settembre, fare un anno di prova e poi alla fine essere sottoposto a una valutazione ex post, magari con una prova orale».
Anche per Santoro l’ideale, sopratutto in questo momento di crisi, sarebbe immettere i precari in ruolo e dargli una prospettiva di stabilità . «Dal ministero ci dicono che la valutazione postuma sarebbe una farsa perchè mancano gli ispettori», dice. «Ma allora assumetene». Secondo Chiara e molti dei suoi colleghi, a essere una farsa è questa tipologia di concorso, chè nelle modalità è unica nel suo genere: «Non esistono simulazioni — spiega — nè precedenti a cui fare riferimento».
La sede delle prove non è ancora stata stabilita, ma essendo un esame computer based, molto probabilmente verranno organizzate nelle aule delle scuole e delle Università . Visto che il Comitato tecnico scientifico (Cts)ha ribadito più volte che nelle scuole deve entrare minor gente possibile, è molto probabile che in quei giorni le lezioni verranno sospese.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
I GOVERNI ITALIANI, DI QUALSIASI COLORE, SONO SOLO CAPACI DI REGALARE MILIARDI AI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA
Hanno trascorso la notte tra lunedì 28 e martedì 29 settembre incatenati nella piazza di Montecitorio, a Roma, i familiari dei pescatori italiani sequestrati in Libia da oltre 27 giorni.
I parenti dei 18 marittimi di Mazara del Vallo, tenuti in ostaggio dalle milizie del generale Kalifa Haftar, con questo gesto hanno voluto denunciare la mancanza di informazioni da parte delle autorità italiane sull’evoluzione della vicenda.
Nella giornata di lunedì 28 settembre, infatti, era circolata la notizia che i pescatori italiani sarebbero stati processati da un tribunale militare di Bengasi nel mese di ottobre.
Notizia, però, non confermata dalla Farnesina e che ha contribuito ad alimentare l’angoscia e la preoccupazione dei familiari dei marittimi, i quali hanno detto che andranno via da Roma fino a quando non verrà fatta chiarezza sulla vicenda.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
UNA PERSONA IN RIANIMAZIONE… I RADUNI UFFICIALI ERANO STATI CANCELLATI
Una persona in rianimazione e 16 contagiati fino a questo momento: è il bilancio del
focolaio di Coronavirus che ha colpito Asti. Tutto per una gita per festeggiare i 100 anni di un ex alpino. Anche se i raduni ufficiali degli alpini a causa della pandemia erano stati cancellati
Quando il contagio era ancora circoscritto a 9 positivi il sindaco Maurizio Rasero, in un video su Facebook spiegava: “Nove casi positivi in un giorno non li vedevamo da mesi il trend torna a salire, diversamente dalle scorse settimane, ma ad oggi non c’è da preoccuparsi”. Tutto è iniziato con due gite: la prima l’8 settembre a Oulx per festeggiare i 100 anni di un alpino, un’altra nel fine settimana del 19 e 20 settembre a Caorle. Spiega Repubblica Torino:
Nonostante siano stati cancellati i raduni ufficiali degli alpini a causa della pandemia, il gruppo delle “penne nere” di Asti non è stato fermo e ha organizzato un’uscita dietro l’altra nelle ultime settimane. Senza immaginare, tuttavia, che c’era una persona positiva in mezzo alla comitiva. Ha avuto origine così il nuovo focolaio che ha colpito l’Astigiano, che al momento conta 16 persone positive al Covid-19, tra cui una in rianimazione. Era già capitato qualcosa di simile a febbraio, quando un gran numero di anziani era andato in Liguria, principalmente ad Alassio, per una vacanza organizzata ed erano tornati infetti, dopo essere stati a contatto con turisti lombardi. Ora invece sono state le gite degli alpini a provocare il picco di contagi «fino a nove in un giorno – dice il sindaco di Asti, Maurizio Rasero – Non si vedeva da tempo un numero così alto».
Il focolaio degli ex alpini ormai si è esteso anche a una scuola media. Il sindaco spiegava: “Fra i contagiati c’è anche una insegnante di sostegno: sono stati contattati e analizzati i contatti avuti dalla donna con le persone dell’istituto astigiano e siamo in attesa dei referti”. Si tratta della figlia di uno degli alpini in gita. E un altro insegnante è risultato positivo.
Non è stato semplice per i medici stessi capire che erano state le due gite con gli alpini il filo che lega i soggetti del nuovo cluster dell’Astigiano. Diverse persone, infatti, si sono presentate a fare il tampone ma non hanno individuato il pullman di gitanti come possibile luogo di contagio.
Secondo quanto ricostruito dall’Asl probabilmente c’era già un asintomatico nella prima gita a Oulx, l’8 settembre, quando una trentina di “penne nere” sono andate a festeggiare un vecchio alpino, padre di un loro iscritto, che compiva 100 anni. Hanno fatto pranzo tutti assieme in un ristorante del paese valsusino e si sono sparpagliati in giro per le strade della città prima di fare ritorno. Poi, neanche due settimane dopo, più o meno le stesse persone hanno preso a noleggio un pullman per andare in Veneto, a Caorle, dove hanno trascorso l’intero fine settimana. Aumentando ancora di più le occasioni di contagio.
Ieri in Piemonte i nuovi casi di Covid-19 erano 94. Giovanni Messori Ioli, commissario dell’Asl di Asti, commenta l’imprudenza degli ex alpini con Repubblica Torino: “Le persone devono sapere che chi non rispetta queste regole viene scoperto ed evidenziato dai mass media. Spiace che ci siamo ritrovati in questa situazione proprio con una delle associazioni con cui nel periodo di picco della pandemia si è lavorato tanto per gestire l’emergenza. Mi aspetto che almeno da questi soggetti ci sia più coerenza nei comportamenti».
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
CAMPIONATO FALSATO, MA IL DENARO CONTA PIU’ DELLA VITA UMANA
La Figc le aveva richieste, il Comitato Tecnico Scientifico le ha approvate e il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, le ha anticipato.
Le modifiche al protocollo sulla profilassi da seguire per le squadre di calcio adesso sono ufficiali, una nota della Federazione ha in buona sostanza confermato la nuova linea di tendenza auspicata dalle società , considerati i costi elevati di gestione: riduzione del numero dei tamponi, test da effettuare solo entro 48 ore dalle partite e non più ogni 3/4 giorni.
Ciò che sorprende è il tempismo di una comunicazione del genere, considerato il caso Genoa scoppiato nelle ultime ore (14 tesserati, di cui ben 10 calciatori, trovati positivi al coronavirus dopo la gara giocata a Napoli domenica pomeriggio).
Le novità , invece, erano note da tempo. Ecco quali sono, come elencato dalla stessa Figc alla voce “Aspetti medico sanitari e requisiti igienici”.
Test Medici per il Gruppo Squadra. Con riferimento alla periodicità dei test a cui sottoporre il Gruppo Squadra nelle competizioni professionistiche, a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico di cui alla riunione del 18 settembre 2020, la negatività del test molecolare per la ricerca del virus SARS-CoV-2, attraverso tampone rino-faringeo, può essere acquisita “soltanto” a ridosso della competizione sportiva. Il test molecolare deve, comunque, essere effettuato entro e non oltre le 48 ore antecedenti la disputa della gara. Allo stato attuale non sono previste modifiche alla periodicità dell’effettuazione dei test sierologici, rispetto a quanto previsto nei precedenti Protocolli.
Le presenti previsioni si applicano anche agli Arbitri. Procedura in caso di accertamento di calciatore Covid positivo. Con riferimento alla procedura da osservare in caso sia accertata la positività al COVID-19 di un calciatore, si rimanda alla Circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020 (0021463-18/06/2020-DGPREDGPRE-P), avente ad oggetto “Modalità attuative della quarantena per i contatti stretti dei casi COVID-19, in particolari contesti di riferimento, quali l’attività agonistica di squadra professionista”. Resta altresì inteso che l’approvvigionamento dei test molecolari per il Gruppo Squadra e gli altri soggetti eventualmente interessati non dovrà “minimamente impattare sulla disponibilità del reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni sanitari del Paese”.
Perchè si è optato per questo cambio di direzione rispetto alla rigidità delle norme adottate fino ad agosto scorso?
La prima motivazione è stata di tipo economico: 8 milioni di euro è la spesa sostenuta nei 3 mesi duranti i quali i club hanno portato a termine la scorsa stagione.
La seconda è vincolata alla frequenza temporale del calendario: la tesi posta è stata che, non essendoci più la necessità di andare in campo ogni 3 giorni e con impegni così ravvicinati come accaduto in estate (tra campionato e coppe), contestualmente non è più necessaria una forma di controllo così serrata.
Cosa accadrà adesso con la diminuzione della frequenza dei controlli? Il focolaio scoppiato al Genoa aveva alimentato perplessità anche in relazione al ‘vecchio’ protocollo e, per adesso, al netto del buon senso, l’unico indirizzo a da seguire è la posizione della Uefa: una squadra va in campo fino a quando ha a disposizione un numero di 13 calciatori (compresa la Primavera)
In pratica il campionato è falsato in maniera vergognosa.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
NEI BIGLIETTINI PIANIFICATE LE TORTURE… IL MOVENTE UNA INFATUAZIONE NON CORRISPOSTA
Voleva legarli, torturarli e poi ucciderli. Era questo, secondo la ricostruzione degli
inquirenti, il piano di Antonio De Marco, il 21enne, di Casarano studente di Scienze infermieristiche che nella notte ha confessato di aver ucciso Daniele De Santis ed Eleonora Manta. Dalle indagini che hanno portato alla svolta sull’omicidio emergono nuovi particolari.
Il presunto killer che sino ad agosto aveva vissuto nell’abitazione di via Montello che Daniele affittava agli studenti aveva con se’ cinque biglietti. In uno aveva annotato le torture che avrebbe voluto infliggere ai due fidanzati. Qualcosa nel suo piano, però, non ha funzionato. E dopo aver infierito sui due ragazzi con più di 60 coltellate è scappato, perdendo una parte delle annotazioni che aveva con sè.
De Marco dopo aver torturato i ragazzi voleva lasciare una scritta sul muro e nello zaino aveva portato anche solventi con cui avrebbe dovuto cancellare ogni traccia del suo passaggio e del delitto. Quando ieri lo studente è stato arrestato nel reparto dell’ospedale Vito Fazzi dove era impegnato in uno stage si è messo a ridere, raccontano i suoi compagni di studio che lo descrivono come un ragazzo perbene, che non aveva mai destato sospetti.
Sul movente ancora è buio, anche se non si esclude che alla base del duplice omicidio ci possa essere un’infatuazione non corrisposta.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
“KILLER INSENSIBILE A OGNI RICHIAMO DI UMANITA’, VOLEVA SEVIZIARLI E POI UCCIDERLI”
È Antonio De Marco, studente di Scienze infermieristiche di 21 anni di Casarano, l’assassino dell’arbitro Daniele De Santis e della fidanzata Eleonora Manta, morti lo scorso 21 settembre nel loro appartamento di via Montello a Lecce.
Il killer conosceva bene le sue vittime, era stato un loro inquilino per quasi un anno, fino allo scorso agosto. In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook aveva scritto: “Desiderio di vendetta”, che potrebbe fare chiarezza sul movente del delitto. Nel decreto di fermo si legge: “Il killer è insensibile a ogni richiamo di umanità ”.
Ha solo 21 anni il killer che ha confessato il duplice omicidio di Daniele De Santis e della fidanzata Eleonora Manta a Lecce. Antonio De Marco, studente di Scienze infermieristiche originario di Casarano, voleva non solo uccidere la coppia, ma anche seviziarla e torturarla, mettendo a punto un piano che si potrebbe definire diabolico. Aveva premeditato tutto prima di quella sera del 21 settembre scorso, quando ha colpito a coltellate i due ragazzi all’interno dell’appartamento di via Montello dove Daniele ed Eleonora vivano e dove fino a qualche mese fa lo stesso killer aveva occupato una delle stanze come inquilino.
Dopo una settimana di indagini, è arrivata la svolta: il giovane è stato fermato, individuato attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza, intercettazioni e una perizia grafica sui bigliettini sporchi di sangue che erano stati persi durante la fuga subito dopo il delitto, e poi ha confessato: “Sono stato io ad ammazzarli”. Nel decreto di fermo si legge: “Ha un’indole violenta, non ha avuto nessuna pietà . Il delitto è stato realizzato con spietatezza e in assenza di compassione per mero compiacimento sadico, il killer è insensibile a ogni richiamo di umanità “.
Chi è Antonio De Marco
Antonio De Marco, 21 anni, di Casarano, è uno studente di Scienze infermieristiche all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Nei mesi scorsi è stato un coinquilino dell’arbitro Daniele De Santis e di Eleonora Manta nell’appartamento di via Montello, dove si è consumato il delitto. Hanno vissuto insieme fino ad agosto scorso per circa un anno. “Il ragazzo che è stato fermato ha abitato qui per un po’. Lo conoscevo solo di vista, non sapevo nemmeno come si chiamasse, non ci ho mai parlato, solo buongiorno e buonasera quando ci incrociavamo. Non so per quanto tempo abbia vissuto qui, sicuramente questa estate si è visto più volte”, ha raccontato all’Adnkronos uno dei residenti della palazzina. Quando è stato fermato dalle forze dell’ordine come sospettato per la morte violenta della giovane coppia, Antonio era impegnato in uno stage sempre all’ospedale di Lecce e si è messo a ridere, raccontano i suoi compagni di studio che lo hanno descritto all’edizione di Bari del quotidiano La Repubblica come un ragazzo perbene, che non aveva mai destato sospetti.
Il movente del delitto, che al momento ancora non è noto, potrebbe trovarsi proprio nei mesi della convivenza, non proprio facile, soprattutto con Eleonora. Alla scadenza del contratto di affitto, inoltre, De Marco avrebbe chiesto di rimanere nella casa ma Daniele De Santis ha detto di no proprio per il disagio mostrato dalla fidanzata. Il 3 luglio sempre De Marco ha pubblicato sul suo profilo Facebook un post dal titolo “desiderio di vendetta”. Che fosse riferito alle liti con la coppia?
L’assassino di Eleonora e Daniele aveva premeditato tutto
Antonio De Marco aveva premeditato tutto. Quando la sera del 21 settembre si è recato nell’appartamento di via Montello, nei pressi della stazione ferroviaria di Lecce, aveva con sè striscette stringitubo e un cappuccio ricavato da un paio di calze di nylon da donna, che forse dovevano servirgli a torturare le vittime prima di finirle, come ha sottolineato la Procura.
La premeditazione è stata confermata anche dal procuratore di Lecce Leonardo Leone De Castris: “La fortissima premeditazione è confermata sia dalle attività di ispezione che il soggetto ha fatto nei giorni precedenti — ha specificato — e anche durante la giornata dell’episodio, sia dall’esame e dalla interpretazione del bigliettino perso dal soggetto, laddove non soltanto vi è uno studio dell’itinerario da seguire per evitare le telecamere e, quindi, per agire in sicurezza, ma purtroppo anche la programmazione dell’azione omicida che doveva essere preceduta da una attività preliminare prodromica all’omicidio”.
Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, il ragazzo voleva immobilizzare, torturare e uccidere, per poi ripulire tutto con “acqua bollente, candeggina, soda” e lasciare una scritta sul muro con un messaggio per la città . Tutto era stato pianificato su cinque foglietti poi rinvenuti al centro del piazzale condominiale. Dopo aver ucciso la coppia, è fuggito via e da quel momento le forze dell’ordine si sono messe sulle sue tracce. La svolta è arrivata nella serata di ieri, quando il ragazzo è stato fermato e ha confessato l’omicidio. “Da oggi la città di Lecce esce da un incubo — ha concluso De Castris — l’accaduto è una rarità nella criminologia penale”
(da agenzie)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
LEGGERO AUMENTO PER PD E M5S
Nel centrodestra ballano vistosamente le percentuali relative alle intenzioni di voto. Più
stabili i dati relativi ai due alleati di governo: lieve crescita (+0,1%) per il Pd che arriva al 20,1% e per il M5s (+0,2%) che si ferma al 16% Un meno 2,5%. Tanto la Lega lascia sul terreno nel giro di un mese.
Nell’ultima rilevazione di Swg per La7 sulle intenzioni di voto degli italiani, il Carroccio risulta aver perso quota fino al 23,8%, mentre poco meno di un mese fa — il 31 agosto — era dato al 26,3%.
Calo consistente registrato anche da Forza Italia che perde, in un mese, mezzo punto percentuale, scendendo findo al 5,8%.
Parallelamente a queste perdite, Fratelli d’Italia continua a crescere gradualmente: il partito di Giorgia Meloni nel giro di un mese si porta a casa un +1,4% nei sondaggi di Swg, attestandosi così al 15,8%, quasi al livello del M5s.
In questa ultima rilevazione è dunque il centrodestra a veder ballare in modo vistoso le percentuali relative alle intenzioni di voto.
Più stabili i dati relativi ai due alleati di governo: lievissima crescita (+0,1%) per il Partito Democratico che arriva al 20,1% e piccolo aumento (+0,2%) anche per il M5s che si ferma al 16%. Lieve calo per Sinistra italiana/Mdp Articolo 1 che passa dal 3,7% di agosto al 3,5% di oggi.
Azione di Carlo Calenda recupera un +0,2% e arriva al 3,4%, mentre Italia Viva di Matteo Renzi perde uno 0,2 e scende al 3%.
Lieve calo per i Verdi che scendono sotto la soglia del 2%.
(da Open)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
TRA GLI ELETTORI DEL M5S PREVALE CONTE SU DI MAIO
Si è riaperta la partita per la scelta del prossimo leader del Movimento Cinque Stelle. Secondo un sondaggio Demos & Pi, realizzato ad agosto 2020, come riportato da Repubblica, Giuseppe Conte è il più amato dei grillini con il 77% contro il 71% di Luigi Di Maio. A seguire Beppe Grillo con il 59%. Vanno peggio Alessandro Di Battista al 52% e Vito Crimi al 41%.
Tra tutti gli elettori, il primo in assoluto resta ancora una volta Giuseppe Conte al 60%, seguito da Luigi Di Maio al 32%, Alessandro Di Battista al 21%, Beppe Grillo al 17% e Vito Crimi al 18%.
Gli elettori del M5s sono politicamente più vicini al Pd (24%), seguito da Italia Viva e Fratelli d’Italia, entrambi al 14%, Liberi e Uguali al 12%, Forza Italia al 6% e Lega al 5%.
A marzo 2018 il 23% degli elettori grillini si sentivano più vicini al Carroccio.
Dunque, continua a esserci incertezza nel Movimento Cinque Stelle. Da una parte i risultati poco soddisfacenti delle elezioni regionali, dall’altra il successo al referendum sul taglio del numero dei parlamentari. Poi, però, ci sono anche i conflitti interni, orientamenti e sentimenti diversi che iniziano a farsi sentire, a pesare sempre di più. E intanto si cerca una nuova guida al Movimento.
(da Open)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
IL DECRETO FERMO PERCHE’ I GRILLINI NON SI METTONO D’ACCORDO SUI NOMI DEI DUE CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE E CONTE DEVE RINVIARE L’ANNUNCIO
Sono giorni che Giuseppe Conte è pronto per dare un annuncio. Importante per lui e per
tutto il Governo perchè sblocca una partita industriale e politica di peso: la rinascita di Alitalia. Ma il premier è costretto sempre a rinviare. In attesa che i 5 stelle si mettano d’accordo tra di loro.
Il decreto interministeriale per la newco è pronto da settimane, ma i quattro ministri coinvolti – quello dell’Economia Roberto Gualtieri, il titolare dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, la ministra dei Trasporti Paola De Micheli e quella del Lavoro Nunzia Catalfo – non possono apporre la loro firma perchè i grillini litigano tra di loro sui nomi da indicare per due posti nel nuovo consiglio d’amministrazione. E così slitta l’annuncio. E slitta anche la messa a punto del piano industriale.
Per la nuova Alitalia è tutto deciso. Ci sono i soldi, con una dotazione iniziale di dieci milioni e un plafond fino a tre miliardi, una società nuova di zecca e senza debiti, le figure apicali (Francesco Caio nel ruolo di presidente e Fabio Lazzerini amministratore delegato), persino il nuovo Statuto.
Insomma le basi per mettere in moto il lavoro dei manager di Stato chiamati a scrivere il piano industriale. Di tempo ce n’è perchè a disposizione ci sono trenta giorni, ma questi trenta giorni scattano dalla costituzione della newco. E però la newco non parte se il decreto non viene firmato.
Un cortocircuito, quello interno ai 5 stelle, che fonti di Governo di primo livello collegano alla crisi che i pentastellati stanno attraversando al loro interno. Sul tavolo di Patuanelli è arrivata una lunga lista, ma da quella lista vanno tirati fuori due nomi.
La grande frenata sul dossier Autostrade dice due cose.
La prima è il ritorno della grande partita delle nomine. Oggi tocca ad Alitalia, nelle prossime settimane toccherà ad altre 364 poltrone, dalle società collegate a Fs fino alla Zecca dello Stato.
E questa partita ripropone un tratto atavico: litigi, pre-accordi e accordi, incastri. Sia dentro i singoli partiti della maggioranza, sia nelle relazioni tra i partiti che esprimono il Governo.
La seconda è la misurazione della crisi di uno dei partiti di maggioranza, il Movimento 5 stelle appunto, dove oramai le diverse anime battagliano su ogni tema all’ordine del giorno. Il combinato disposto di questi due elementi blocca la partita più generale della nuova Alitalia. E al suo interno questa partita registra un rinvio delle questioni più calde, a iniziare da quella degli esuberi.
Il piano industriale ancora deve essere scritto, ma la convinzione che circola tra i manager chiamati a farlo è che bisognerà mettere in piedi un piano sostenibile con un fattore imprescindibile: Covid. Il mercato aereo non ha prospettive di rimbalzo nei prossimi mesi e la nuova Alitalia si trova a partire in un contesto ancora più complesso rispetto a quello che spetta solitamente a una compagnia che prova a tarare il peso del suo restyling.
Il rischio è quello di non riuscire a intercettare, in termini di rotte e numeri di aerei, il mood di un mercato vulnerabile, dove i grandi player possono contare su una solidità maggiore rispetto a una compagnia che punta su un nuovo piano industriale.
Non è un caso se la newco sarà in mano allo Stato per almeno quattro anni. Un tentativo di sostenere il più possibile il nuovo corso, ma anche la consapevolezza che servirà tempo per trovare un partner industriale. E poi c’è la grande questione degli esuberi. Per essere appetibile e per tenere il ritmo del mercato non tutti gli 11mila lavoratori potranno fare parte della nuova avventura di Alitalia. L’ipotesi è di tirare dentro seimila di loro e lasciare gli altri cinquemila nella bad company. Per quest’ultimi sarebbero pronti sostegni sotto forma di cassa integrazione e e scivoli per la pensione. Ma i numeri dipendono dal piano. E il piano dipende dal decreto. E il decreto dipende dai posti in consiglio di amministrazione. La situazione è troppo ingarbugliata. E dagli annunci delle ultime settimane su un decreto “di fatto pronto” si è passati alla consegna del silenzio. Fino a quando tutti saranno d’accordo sui nomi.
(da “Huffingtonpost”)
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