Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
EQUIPARATO DI FATTO ALL’ANTISEMITISMO E AL FASCISMO.., LE REAZIONI: “UNA NORMA ILLIBERALE CHE CONTRASTA CON IL VERO LIBERISMO”
Un fantasma si aggira per l’Europa, ma i suoi contorni sono molto più sfumati di quanto
non fossero un secolo fa. Con una mossa che ha lasciato molti perplessi, e altri scioccati, il Regno Unito ha deciso di vietare, nelle scuole inglesi, l’uso di risorse da parte di organizzazioni che hanno espresso il desiderio manifesto di voler mettere fine al capitalismo.
L’anti-capitalismo è di fatto equiparato all’antisemitismo, alla soppressione della libertà di parola, al fanatismo terrorista o al supporto di attività illegali.
Lo ha deciso la giunta conservatrice guidata da Boris Johnson. Secondo il documento redatto dal Governo: “Le scuole non devono usare, in ogni circostanza, materiale proveniente da quelle organizzazioni che supportano istanza politiche estreme”.
E anche se il materiale scolastico non è considerato “estremo”, è sufficiente che una di queste organizzazioni che lo producono venga bollata come anti-capitalista, per far sì che il contenuto venga automaticamente vietato all’interno delle scuole.
Tra le posizioni politiche estreme viene di fatto equiparata “l’abolizione della democrazia, quella del capitalismo e la fine delle ‘libere elezioni’”.
Tradotto: è sufficiente che una ONG che si occupi, ad esempio, di ambiente o di violenze di genere esprima posizioni anti-capitaliste, per vedersi censurata all’interno delle scuole britanniche.
Le reazioni: perchè mettere al bando l’anti-capitalismo è illiberale
E le reazioni non si sono fatte attendere, anche dal fronte laburista. John McDonnell, ex premier del “governo ombra” laburista, intervistato dal Guardian non usa mezze misure e taccia di autoritarismo il governo conservatore: « Su queste basi sarebbe illegale la gran parte della storia e della politica britannica, basti pensare alla storia del socialismo inglese, del partito laburista, del sindacalismo: tutte queste forze hanno dichiarato, seppur in tempi diversi, di voler abolire il capitalismo».
Ancora più duro l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis secondo il quale le linee guida mostrano “quanto facilmente un Paese scivoli surrettiziamente versi il totalitarismo”.
E aggiunge «Immaginate un sistema educativo che bandisce dalle scuole quegli insegnanti con curriculum dedicato allo studio e alla diffusione di grandi scrittori inglesi come William Morris, Iris Murdoch e Thomas Paine. Il Governo inglese sta istruendo le scuole a fare esattamente questo».
Basterebbe forse ricordare che il liberalismo non coincide automaticamente con il capitalismo e con in libero mercato e che, anche in una società apparentemente “libera” e iper-liberista, possono trovare spazio provvedimenti che ne sono l’esplicita negazione.
(da Globalist)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
IL REFERENDUM SULLA LIMITAZIONE DEGLI INGRESSI PER I FRONTALIERI ITALIANI BOCCIATO A LIVELLO NAZIONALE
Tre cantoni hanno detto sì, gli altri 17 hanno detto no. Si è concluso con un nulla di fatto il referendum che si è tenuto in Svizzera tra i cui quesiti ce n’era uno che riguardava la limitazione della libertà di circolazione.
Fosse passata questa mozione, ci sarebbero stati chiari riverberi anche per quel che riguarda i frontalieri (quei cittadini che vivono in Italia, nel caso specifico, ma lavorano nei territori svizzeri).
L’analisi del risultato del referendum Svizzera, però, mostra come il principale cantone dove ci sia questo retaggio sovranista sia il Ticino.
Il risultato finale del Referendum Svizzera è stato: 61,71% di No e 38,29% di Sì.
Il voto è stato omogeneo in quasi tutte le città e i cantoni, tranne che in tre: due più piccoli (Svitto e Glarona) e uno più grande, il Ticino.
Ed è quella la zona elvetica che ha più a che fare con la libera circolazione dei cittadini all’interno dei territori europei, essendo al confine con l’Italia. Lì il Sì ha vinto con il 53,14% dei consensi.
A livello Nazionale, però, questo dato non ha influito più di tanto. Nel resto delle Svizzera, infatti, ha trionfato la linea sostenuta anche dal Consiglio Federale e dal Parlamento che aveva già bocciato la proposta di una limitazione della circolazione nei confronti dei cittadini stranieri (che sono fulcro dell’economia e delle attività produttive anche in Ticino, dove invece ha vinto il Sì).
Cosa chiedeva il sì
Questa la tesi sostenuta da chi sosteneva il sì: «Secondo il comitato, dall’introduzione della piena libertà di circolazione delle persone con l’UE si assiste a un’immigrazione di massa che incide in maniera eccessiva su ambiente, mercato del lavoro, assicurazioni sociali e infrastrutture. Il comitato chiede pertanto che la Svizzera gestisca autonomamente l’immigrazione e rinunci alla libera circolazione delle persone».
La posizione del Consiglio Federale e del parlamento (a favore del No)
Questo, invece, il punto di vista dei sostenitori del No: «Il Consiglio federale e il Parlamento respingono l’iniziati va poichè compromette la via bilaterale con l’UE. Essa mette a repentaglio la stabilità delle relazioni con il principale partner della Svizzera, minacciando così i posti di lavoro e la prosperità in un periodo già caratterizzato da grande incertezza sul piano economico».
(da agenzie)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
L’INCOLPEVOLE CHIARA FERRAGNI NEL MIRINO DEGLI INTEGRALISTI DELLA DOMENICA
Chi parla di blasfemia deve trovare il coraggio di ammettere: il problema non è tanto la
copertina di Vanity Fair, ma il soggetto in questione.
Ormai, come pessimo onere della notorietà , sembra che la figura di Chiara Ferragni sia destinata a dividere e creare dei veri e propri casi sociali (e social). Sempre.
L’ultimo caso è scoppiato (con tanto di denuncia da parte del Codacons) per un’immagine che vede come protagonista la famosissima imprenditrice-influencer. Il fotomontaggio la raffigura come una ‘Madonna’ con in braccio il bambinello. Ed ecco che si sono scatenate le accuse di blasfemia.
Abbiamo parlato della denuncia presentata dal Codacons (che già in passato non ha lesinato critiche, per usare un eufemismo, nei confronti di Chiara Ferragni e del marito Fedez). Ma quella è solamente l’espressione finale — e mediaticamente più rilevante — di una tendenza scaturita dai social da quando è stata diffusa quella copertina di Vanity Fair che accompagna l’intervista all’imprenditrice di Cremona. Ed ecco che si parla di blasfemia, ma a targhe alterne.
E alcune riflessioni sul caso Chiara Ferragni blasfemia vanno fatte. Partiamo da un dato di fatto: quell’immagine è stata scelta da Vanity Fair, settimanale che ha realizzato l’intervista.
Accusare l’imprenditrice di essere blasfema per esser stata ‘sostituita’ alla ‘Madonna orante’ dipinta dal Sassoferrato (al Secolo Giovanni Battista Salvi), è quantomeno fuori luogo. Quell’immagine, infatti, fa parte di una collezione realizzata dall’artista Francesco Vezzoli che ha curato l’ultima edizione del settimanale
E allora San Pietro della Lavazza?
Il secondo spunto di riflessione arriva dai social, con il tweet della deputata Lia Quartapelle.
L’esempio della Lavazza — che sul Paradiso ha creato una strepitosa campagna pubblicitaria con San Pietro interpretato prima dall’indimenticabile Roberto Garrone e poi da Tullio Solenghi — è esemplificativo: nessuna protesta e nessuna accusa di blasfemia. E quegli spot erano spettacolari per ironia ed efficacia. Ma lì ci fu il giusto silenzio.
Insomma, ancora una volta il famoso proverbio viene intaccato nelle sue radici: ‘Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi’. Ma solo se si tratta di Chiara Ferragni
(da agenzie)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA RABBIA DEI FAMILIARI DEL SOTTOUFFICIALE DELLA GUARDIA COSTIERA: “NON CHIEDE NEMMENO SCUSA”
Aurelio Visalli è annegato nel tentativo di salvarli dal mare in tempesta davanti alle coste di Milazzo. Ma i due adolescenti protagonisti della vicenda, di 15 e 13 anni, non sembrano affatto essersi resi conto della tragedia provocata dal loro gesto sconsiderato: gettarsi in acqua nonostante le condizioni meteo proibitive, con onde alte fino a 6 metri.
Uno di loro, in un video postato sui social. racconta il momento in cui è stato travolto: «L’onda era quattro volte me e mi ha buttato al larghissimo, sono strapieno di morsi di medusa dappertutto, stavo morendo. Mi hanno preso che ero in ipotermia, per fortuna che sono riuscito a staccarmi da una boa e tornare con un’onda alta alla riva».
Il messaggio si chiude con un «ringrazio Dio», ma non una parola per il sacrificio di Visalli.
Come se non bastasse, il 27 settembre è stato rimosso da Facebook il post dell’altro dei due giovanissimi che hanno rischiato di annegare. Un post inaccettabile per tono e contenuti: «Sono sano e salvo. Mentre facevo le capriole in spiaggia, a me e al mio amico ci prende in pieno un’onda e mi trascina al largo. Nessuno si è buttato, quindi prima di dire che qualcuno è morto per salvare me…».
Perchè negare l’evidenza in maniera così plateale, davanti a un uomo delle forze dell’ordine che ha perso la vita?
Un atto che ha provocato rabbia e sdegno in quanti piangono la scomparsa di Visalli, a partire dalla moglie Tindara e dai due figli: «Non hanno nemmeno chiesto scusa».
(da Open)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
LE ACCUSE DEI FAMILIARI: “NON E’ STATA FATALITA’ MA INCOMPETENZA DI CHI L’HA COSTRETTO A INTERVENIRE SENZA MEZZI”… “I SOCCORSI ARRIVATI IN RITARDO”
“Aurelio Visalli e i suoi colleghi sono stati mandati allo sbaraglio, non avevano nemmeno i
salvagente, Ci sono responsabilità molto gravi per quello che è accaduto”, è il durissimo atto di accusa di Antonio Crea, comandante dei vigili urbani di Venetico, in Sicilia, e cognato di Visalli, il sottufficiale della Guardia Costiera morto annegato in mare per salvare due ragazzi dalla furia del mare a Milazzo.
“Ora ci hanno promesso i funerali di Stato ma noi vogliamo solo la verità ” ha aggiunto Crea ricostruendo quanto accaduto in quei terribili momenti in cui il sottufficiale si è gettato in acqua per salvare i ragazzi in difficoltà senza più riuscire a riemergere.
“Lo hanno costretto ad intervenire senza mezzi, i soccorsi sono stati assolutamente in ritardo e inefficaci” ha ribadito Crea, spiegando: “Inizialmente a mio cognato e a due sue colleghi era stato vietato di intervenire con la motovedetta perchè il mare non lo consentiva. Poi gli è stato chiesto di intervenire da terra: ma come potevano farlo senza attrezzatura, non avendo nè giubbotti di salvataggio, nè salvagenti, mute, corde o altro? È stata una follia”.
“Non è morto per una fatalità , ma per l’incompetenza di chi l’ha mandato a salvare due ragazzi senza un giubbotto, senza funi, senza mezzi” ha sottolineato Crea.
“Avevano solo un piccolo salvagente con una cordicella per tirarla ai due giovani. Uno dei ragazzi è riuscito a tornare a riva mente l’altro attendeva aggrappato ad una boa. A questo punto mio cognato e gli altri due nonostante non avessero l’equipaggiamento adatto si sono gettati in mare in mutande togliendosi la divisa per salvarlo. Ad un certo punto mio cognato è stato investito dalle onde e nessuno lo ha più visto” ha raccontato ancora Antonio Crea, lamentando poi anche la mancanza di ricerche tempestive per salvarlo.
“Nessuno ha tentato di salvarlo, nemmeno i suoi i due colleghi, perchè il mare era troppo forte. E dalle 13 alle 19 prima che arrivasse l’elicottero nessuno lo ha cercato veramente. Lo hanno cercato con pochi mezzi, questo anche perchè la Capitaneria di Milazzo non era dotata di una nave che potesse affrontare le onde e questo ritengo sia gravissimo, così come non concepisco che ai soccorritori è stato detto di cercarlo dalla spiaggia e a noi familiari non era stato detto nulla e lo abbiamo dovuto apprendere dalla stampa” ha spiegato il cognato di Aurelio Visalli.
Il corpo senza vita di Aurelio Visalli è stato recuperato solo diverse ore dopo dai suoi colleghi vicino alla spiaggia di Milazzo.
La stessa accusa arriva anche dalla sorella della moglie di Visalli che chiede ai vertici della Guardia costiera di chiarire cosa è accaduto. “Ogni lavoratore va messo in condizioni di sicurezza. Figurarsi quando dei militari vengono chiamati per ruoli diversi dal proprio. Aurelio era motorista di una motovedetta. Coinvolto invece in un’operazione di terra, senza gli attrezzi che anche un bagnino ha” ha dichiarato Tindara Grosso in un’intervista al Corriere. “Mio cognato, uomo razionale, conosceva il pericolo. Sulle motovedette, da Lampedusa alla Maddalena, ha partecipato a centinaia di salvataggi. Ha recuperato corpi in alto mare. Non è possibile che sia stato inghiottito da un’onda a riva. Ecco perchè vorremmo parlare con i due colleghi ma non ci fanno incontrare”, ha aggiunto la donna, concludendo: “Li hanno mandati tutti e tre a salvare gli scampati in mutande, lasciando le divise sulla sabbia, senza attrezzi, senza funi o giubbotti. Cosa sia veramente accaduto non vogliono dirlo”.
(da Fanpage)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
I FATTI DELLA GREGORETTI SONO CHIARI, SALVINI RISERVI LE SUE BALLE AI RAZZISTI CHE LO VOTANO
Il 25 luglio 2019 alle 18.30 il comandante della nave Gregoretti ha ricevuto l’ordine di dirigersi a nord di Lampedusa per trasbordare un centinaio di persone soccorse da un pattugliatore della guardia di finanza e da una motovedetta della guardia costiera in due diverse operazioni.
Il giorno successivo, a trasbordi effettuati, la capitaneria di porto ha ordinato alla nave di dirigersi verso il porto di Catania, dove gli è stato fornito un punto di fonda.
Il 27 luglio è stato ufficialmente richiesto un porto di sbarco, ma è stato comunicato alla nave militare italiana di dirigersi verso il porto militare di Augusta, dove è stata ormeggiata all’alba del 28 luglio.
Il ministero dell’interno, secondo quanto documentato dalle capitanerie, era stato informato dei soccorsi avvenuti nella zona di ricerca e soccorso maltese sotto il coordinamento delle autorità italiane e della richiesta di un porto di sbarco a partire dal 27 luglio, ma ha negato l’autorizzazione all’approdo fino al 31 luglio, tenendo bloccate le persone, tra cui una ventina di minorenni, a bordo della nave, che tra le altre cose, non era attrezzata per trasportare così tante persone e disponeva di un solo bagno. Secondo quanto ricostruito dal tribunale dei ministri, a bordo alcuni dei migranti avevano delle malattie infettive come la scabbia documentate dal medico di bordo del Cisom, confermate poi da un’ispezione sanitaria.
Per il tribunale dei ministri, quindi, Salvini avrebbe abusato del suo potere di ministro per privare della libertà personale le persone a bordo della Gregoretti per una quantità di tempo “apprezzabile” e al di fuori dei casi consentiti dalla legge.
Per i giudici, inoltre, è altrettanto chiaro che i soccorsi sono avvenuti con il coordinamento italiano e che quindi fosse una responsabilità delle autorità italiane indicare un porto di sbarco.
La giustificazione a posteriori di Salvini che “sono stati trattenuti” in attesa della risposta europea sulla ridistribuzione non regge: potevano essere sbarcati tranquillamente e poi ridistribuiti.
(da agenzie)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
HA SCOPERTO L’ACQUA CALDA: “OCCORRE UNA REVISIONE, NON PORTA OCCUPAZIONE”
Nunzia Catalfo, Paola Pisano, Domenico Parisi. Sono i tre interlocutori (i ministri del
Lavoro e dell’Innovazione e il presidente di Anpal) con cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato a lungo in questi giorni.
Dopo la bocciatura — inevitabile utilizzare questa parola — di quota 100, arrivano anche i retroscena di un Conte contro reddito cittadinanza. Tuttavia, il presidente del Consiglio non sarebbe per una sua cancellazione tout court, ma per una sua revisione, che possa prendere maggiormente in considerazione il fatto di inserire le persone nel mondo del lavoro, senza trasformarle in passivi percettori di un reddito calato dall’alto.
Secondo Giuseppe Conte, questa attuale formulazione del reddito di cittadinanza sarebbe sin troppo assistenzialista e non quella soluzione che, invece, il Movimento 5 Stelle in primis e le diverse forze politiche che nei giorni e mesi successivi hanno imparato ad accettarla avevano pensato per creare nuove opportunità di lavoro.
Giuseppe Conte, al momento, critica il fatto che non esista ancora un sistema informatico che possa mettere in collegamento chi cerca lavoro e chi offre lavoro, nonostante uno stanziamento importante di denaro da parte dell’esecutivo.
Il sistema dei navigator, infatti, non è propriamente soddisfacente da questo punto di vista e i risultati attesi sull’inserimento nel mondo del lavoro da parte dei percettori del reddito di cittadinanza sono al di sotto delle aspettative.
Tanto più che, nei prossimi mesi, si avvicina una prima scadenza per i percettori della prima ora del reddito di cittadinanza: la misura assistenziale, infatti, è valida per 18 mesi. Sarebbe stato il tempo necessario per trovare loro un lavoro. Invece, si sta trasformando in un parcheggio senza orizzonte. Per questo motivo, Giuseppe Conte chiede un cambio di passo: «In questo modo — riporta il retroscena del Corriere della Sera — non può continuare a funzionare».
(da agenzie)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
“ALTRO CHE IMPRENDITORE DI SUCCESSO, COLLEZIONE UN FALLIMENTO DIETRO L’ALTRO”… “I VERI INTROITI DEL PRESIDENTE RESTANO UN MISTERO”
Nel 2016, anno in cui vinse le elezioni, Donald Trump pagò appena 750 dollari di tasse federali. Stessa cifra l’anno successivo. Non basta: per dieci dei quindici anni precedenti, non ha pagato un dollaro.
Lo dice il New York Times, in uno scoop attualmente pubblicato sul sito che certamente domani sarà l’apertura del giornale.
Una notizia esplosiva, un siluro sulla campagna di President Trump – già indietro nei sondaggi – che arriva a meno di 48 ore dal primo dibattito presidenziale e a cinque settimane dalle elezioni.
“Non ha pagato alcuna imposta per i dieci anni precedenti, soprattutto perchè ha riportato più perdite di denaro che guadagni”, rivela ancora il quotidiano di New York, di fatto dando sostanza a voci che si sentivano da tempo. Altro che imprenditore di successo, insomma. Proprio fallimenti e mal gestione sarebbero il motivo per cui da anni il presidente rifiuta di consegnare le sue dichiarazioni dei redditi, e per evitarlo ha pure ingaggiato un braccio di ferro legale con i democratici.
Le carte ottenute dal New York Times si fermano al 2017 (mancano, cioè, le dichiarazioni del 2018 e del 2019) mostrano che Trump ha debiti per centinaia di milioni.
E ha pure diversi problemi legati alle proprietà della sua Trump Organization per colpa di una serie di operazioni di storno fatte proprio per aggirare il fisco.
Mentre incombe su di lui pure una battaglia con l’Internal Revenue Service, l’agenzia governativa che appunto si occupa di riscuotere le tasse, sulla legittimità di un rimborso fiscale di 72,9 milioni di dollari.
Soldi rivendicati – e ricevuti – sostenendo di aver subito perdite enormi. Ebbene: una sentenza negativa, lo costringerebbe a sborsare almeno 100 milioni di dollari. Per questo, sostiene ancora il quotidiano della Grande Mela nell’articolo firmato a tre mani da Russ Buettner, Susan Craig e Mike McIntire, il presidente dipende sempre più da guadagni fatti con aziende che lo mettono in costante conflitto d’interesse con il suo ruolo.
A spiegare la decisione di pubblicare le carte in un momento così cruciale, è il direttore del NYT, Dean Baquet: “I cittadini devono sapere il più possibile dei loro leader. Conoscere le loro priorità , le loro esperienze e sì: pure le loro finanze”. Ricordando come fin dagli anni Settanta “tutti i presidenti hanno pubblicato le loro dichiarazioni dei redditi. Secondo tradizione, chi fa politica non deve cercare con le sue azioni benefici finanziari. Trump ha rotto questa consuetudine”.
I veri introiti del presidente, lo scrive ancora il NYT, restano comunque un mistero: “Le informazioni di cui siamo a conoscenza sono quelle date dallo stesso Trump al fisco, non il frutto di un’indagine indipendente. A quanto davvero ammonti il suo patrimonio nessuno lo sa”.
(da agenzie)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
“E’ INDISPENSABILE VACCINARE CONTRO L’INFLUENZA”
Per due persone su tre manca il vaccino antinfluenzale nelle farmacie. È quanto emerge
dall’analisi della Fondazione Gimbe, presieduta da Nino Cartabellotta.
Partendo dal presupposto che, “per evitare di sovraccaricare pronto soccorso e ospedali, in questa fase di convivenza con il coronavirus “è indispensabile vaccinare contro l’influenza anche la popolazione generale, in particolare i milioni di lavoratori a cui è affidata la ripresa economica del Parse”, si dimostra che “la maggior parte delle Regioni non dispone di scorte adeguate a soddisfare tale domanda”.
E “alcune non possono garantire il 75% di copertura alle categorie a rischio”. Questo, ricorda in una nota la Fondazione di Bologna, “nonostante la circolare del Ministero della Salute del 4 giugno raccomanda il vaccino “per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino”, con offerta attiva e gratuita per alcune categorie di popolazione a rischio”.
A fronte delle preoccupazioni sull’indisponibilità di vaccino antinfluenzale nelle farmacie, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha rassicurato che oltre 17 milioni di dosi acquistate dalle Regioni rispondono ampiamente al fabbisogno, visto che nella stagione precedente ne sono state distribuite 12,5 milioni con una copertura del 54,6% negli over 65.
“Se questo aumento delle scorte — spiega Cartabellotta —permetterà di estendere le coperture vaccinali nelle categorie a rischio, è molto difficile stimare l’incremento di domanda della popolazione generale, maggiormente sensibilizzata alla vaccinazione anche dei datori di lavoro, preoccupati che lo sviluppo di sintomi influenzali da parte dei loro dipendenti possa paralizzare le attività produttive”. Al momento le Regioni hanno ceduto alle farmacie l’1,5% delle dosi acquistate (circa 250.000), prevedendo di ampliare tale dotazione se nel corso della campagna dovessero rendersi disponibili altre dosi. Federfarma ha annunciato che nelle farmacie arriveranno dall’estero oltre un milione di dosi.
Dal monitoraggio indipendente della Fondazione, portato avanti con “l’obiettivo di mappare le scorte regionali di vaccino antinfluenzale – spiega la coordinatrice, Renata Gilli – valutare la potenziale copertura per le categorie a rischio e stimare la disponibilità di dosi per la popolazione generale” emerge che 7 Regioni e 2 Province autonome, con le scorte disponibili, possono raggiungere coperture inferiori al 75% della popolazione target per età : Provincia autonoma di Trento (70,2%), Piemonte (67,9%), Lombardia (66,3%), Umbria (61,9%), Molise (57,1%), Valle d’Aosta (51,5%), Abruzzo (49%), Provincia autonoma di Bolzano (38,3%), Basilicata (29%) mentre 12 Regioni si sono aggiudicate un quantitativo adeguato di dosi per raggiungere la copertura del 75% della popolazione target per età . Ma la disponibilità di dosi residue per la popolazione non a rischio è molto variabile: Puglia (1.084.634), Lazio (926.291), Sicilia (256.796), Toscana (225.661), Campania (217.252), Calabria (100.273), Sardegna (96.113), Veneto (49.712), Liguria (38.501), Emilia-Romagna (9.980), Friuli-Venezia Giulia (5.218) e Marche (5.022).
Tuttavia, dal momento che l’analisi della Fondazione Gimbe si basa sulle dosi acquistate tramite bandi di gara e su informazioni fornite direttamente dalle amministrazioni regionali al 24 settembre e considerato che diverse Regioni si sono attivate per recuperare dosi ulteriori di vaccino, non si può escludere che le “scorte” a disposizione possano aumentare. Quanto alla scarsa disponibilità del vaccino antinfluenzale nelle farmacie, essa “è riconducibile – fa notare Cartabellotta – ad almeno tre determinanti. Innanzitutto, Ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto con largo anticipo la necessità di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio. In secondo luogo, l’aumentata domanda sui mercati internazionali, insieme al ritardo con cui sono stati indetti i bandi di gara, ha impedito ad alcune Regioni di aggiudicarsi il 100% delle dosi richieste. Infine, le farmacie non sono riuscite ad approvvigionarsi per mancata disponibilità del vaccino sul mercato”. Di qui l’auspicio che “i dilemmi etici posti da una programmazione inadeguata del fabbisogno vengano, almeno in parte, risolti da meccanismi di solidarietà tra Regioni, da approvvigionamenti diretti del Ministero tramite circuiti internazionali e, soprattutto, da un’adeguata organizzazione regionale con tempestiva chiamata attiva delle fasce a rischio, così da rilasciare in tempo utile alle farmacie le dosi non utilizzate. In molte Regioni, infatti, solo la decisione di escludere una o più categorie a rischio, ad esempio i bambini, dall’offerta attiva e gratuita o quella di accontentarsi di un target inferiore al 75%, permetterà di aumentare la disponibilità di dosi nelle farmacie”.
(da agenzie)
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