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“I RAGAZZI HANNO CONTINUATO A FILMARE ANCHE DOPO LO SCONTRO”: EMERGONO NUOVI DETTAGLI SULL’INCIDENTE A CASAL PALOCCO DOVE È MORTO IL PICCOLO MANUEL PROIETTI, 5 ANNI

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

IL RACCONTO DI ALCUNI TESTIMONI:”I GENITORI DEI RAGAZZI LI RASSICURAVANO E RIPETEVANO CHE ERA UNA BRAVATA E CHE SI SAREBBE RISOLTO TUTTO” … IL SUV STAVA CORRENDO A 110 CHILOMETRI ORARI E SI SAREBBE SCHIANTATO CONTRO LA SMART DOPO UN SORPASSO AZZARDATO

Un secondo, 150 metri dall’asilo, e Manuel non c’era più. La Lamborghini Ursus con a bordo quattro amici Youtuber e TikToker è piombata sulla Smart della sua mamma. Manuel è morto a 5 anni per una challenge da riprendere con telecamere e telefonini, lanciata da TheBorderline, il canale fondato e di cui è leader Matteo Di Pietro.
Vent’anni, universitario e adesso indagato per omicidio stradale. È risultato positivo ai cannabinoidi. C’era lui alla guida della supercar e sempre lui l’ha noleggiata alla concessionaria Skylimit per 1.500 euro al giorno. Salve la madre di Manuel e la sorellina di 4 anni che proprio mercoledì si era seduta sul seggiolino del fratello e non nel suo rosa.
La Lamborghini utilizzata per la challenge “50 ore su una supercar” stava correndo a 110 chilometri orari. Questo dicono i primi rilievi della polizia locale
Le strumentazioni di bordo del Suv forniranno il picco esatto e quante ore sono rimasti a bordo gli occupanti
E proprio in quel punto, raccontano i testimoni, dopo lo scontro sono arrivati i genitori dei ragazzi della Lamborghini. “Abbiamo sentito che rassicuravano i figli – è incredulo Valerio, dirigente dell’asilo nido che frequentava Manuel – e gli ripetevano che era stata solo una bravata, che si sarebbe risolto tutto”
Le indagini potrebbero arrivare presto a una svolta. L’arresto del conducente non è scattato perché la positività ai cannabinoidi non è alta, cioè Matteo Di Pietro avrebbe potuto consumare la droga nei giorni precedenti. Gli accertamenti procedono anche per comprendere se quei ragazzi potevano noleggiare quel bolide e da quanto avevano preso la patente
I testimoni raccontano che una macchina si è fermata per fare svoltare la Smart e la Lamborghini l’ha superata schiantandosi sulla citycar. La versione degli youtuber, invece, è che la donna abbia fatto una manovra azzardata e che loro non stavano correndo. A dare una mano alle indagini saranno anche le immagini riprese dalla telecamera interna all’auto installata dai quattro ragazzi, tutti tra 20 e 22 anni, e i video nei loro cellulari già sotto sequestro.
Omicidio stradale aggravato e lesioni. Sono le accuse che la Procura di Roma contesta a Matteo Di Pietro, Di Pietro è risultato positivo ai cannabinoidi: nel suo sangue sono state trovate tracce di stupefacenti mentre è risultato negativo all’alcol test. Un quadro indiziario pesante per il giovane che era al volante del bolide preso a noleggio per compiere una sfida social assieme ad un gruppo di youtuber, “The Borderline”: restare a bordo della Lamborghini per 50 ore di fila. Una challenge che era stata annunciata anche da un video sul loro canale da 600 mila follower.
Si indaga sulle modalità del noleggio e si sta verificando se nelle fasi precedenti al tragico schianto gli altri quattro (tre ragazzi e una ragazza tutti della crew “The Borderline” specializzati in challenge sul web) a bordo della Lamborghini blu stessero effettuando dei video, con i cellulari, o stessero incitando il loro amico alla guida. Elementi che se confermati potrebbero portare all’iscrizione “in concorso” nel registro degli indagati.
Gli agenti della polizia locale di Roma Capitale stanno, intanto, mettendo in fila i tasselli dell’indagine: sono stati ascoltati testimoni e analizzate le telecamere presenti in zona che potrebbero avere ripreso le fasi precedenti lo schianto e chiarirne la dinamica. L’unica certezza, al momento, è che sull’asfalto non sono stati individuati segni di frenata.
Su quanto avvenuto stanno emergendo anche altri dettagli. Secondo un testimone “i ragazzi hanno continuato a filmare anche dopo lo scontro, tanto che un uomo ha urlato ‘Ma che cazzo state facendo’”.
(da agenzie)

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BOLZANO, NESSUN VERTICE DELLA PROVINCIA AI FUNERALI DI BERLUSCONI, FORZA ITALIA VALUTA SE USCIRE DALLA MAGGIORANZA

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

IL COMMISSARIO DI FORZA ITALIA IN ALTO ADIGE CONTRO LEGA E SVP

Ha criticato l’assenza delle istituzioni della Provincia di Bolzano ai funerali di Stato di Silvio Berlusconi. Poi ha tuonato contro la decisione di Palazzo Widmann e del Palazzo del Consiglio provinciale, a Bolzano, di risollevare le bandiere a mezz’asta prima dello scoccare della mezzanotte.
Infine, alla Lega locale e alla Svp, ha rimproverato di non aver inviato alcun rappresentante alle esequie. Carlo Vettori, commissario di Forza Italia in Alto Adige, è adirato con i colleghi del suo territorio.
Il Consigliere della Provincia autonoma di Bolzano ha ventilato persino l’ipotesi di uscire la maggioranza. «Nei prossimi giorni, il direttivo di Forza Italia Alto Adige Südtirol si riunirà per decidere se e come proseguire nel sostegno di questa maggioranza provinciale. Certamente questa totale mancanza di educazione istituzionale non passerà in cavalleria».
La nota di Vettori ha dei toni durissimi: «Le scuse ricevute privatamente dai colleghi sono ridicole. Se hanno trovato il tempo i capi di Stato esteri, se sono riusciti a liberare l’agenda ministri e grandi leader, non capisco come loro possano pensare di rifugiarsi dietro presunti impegni inderogabili». Sulla velocità con cui sono state tirate su le bandiere, «non mi sono meravigliato”
(da agenzie)

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BARA BIANCA E ROSE ROSSE PER L’ULTIMO SALUTO A FLAVIA

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

L’ADDIO ALLA MOGLIE DELL’EX PREMIER: “MI HA SORRISO PER L’ULTIMA VOLTA TRA GUBBIO E ASSISI”

«Ho sorriso a Flavia per l’ultima volta nel sentiero tra Gubbio e Assisi, dopo due giorni di grande felicità». Così l’ex primo ministro Romano Prodi ha iniziato il suo discorso di commiato alla moglie recentemente scomparsa.
Ha strappato risate, il professore, quando ha detto che «ai 54 anni di matrimonio, vanno aggiunti anche i due di corteggiamento e non mi sono mai pentito di avere tanto insistito», applausi, quando ha ricordato la traiettoria professionale della moglie, commozione, quando ha confessato che ieri, parlando con i figli, gli è scappato detto ad alta voce: «Questo lo chiedo a Flavia».
Le esequie per Flavia Franzoni sono incominciate questa mattina alle 8,00, quando è stata aperta la camera ardente nella chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna. Circa un’ora dopo, suo marito Romano Prodi, è arrivato accompagnato dall’ex segretario del Pd, Enrico Letta e, sorridendo, ha ricevuto una per una la grande quantità di persone che facevano la fila per presentare le condoglianze.
Una parola, un abbraccio, una stretta di mano con ciascuno, pazientemente e come se conoscesse personalmente ciascuno, anche se probabilmente non così. Ciascuno che attendeva pazientemente il proprio turno, indipendentemente dal fatto che fosse una figura di governo, un quadro di partito, un personaggio dello spettacolo o un semplice cittadino. Massimo D’Alema, Piero Fassino, Walter Veltroni, Pierluigi Bersani, Elly Schlein, Stefano Bonaccini, per citare alcuni tra i politici di un’area affine a quella a cui appartiene Romano Prodi. Mario Draghi e Mario Monti, tra coloro che come lui hanno lavorato nell’ufficio principale di Palazzo Chigi. La ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, è il viceministro dei Trasporti, Galeazzo Bignami (entrambi bolognesi), in rappresentanza dell’esecutivo, che ha mandato una corona tricolore. Luca Cordero di Montezemolo per io mondo imprenditoriale.
Tra i personaggi famosi che erano legati a Flavia e si sono sentiti di partecipare, spicca la presenza di Gianni Morandi, poi Gad Lerner, Pif, Stefano Bonaga. Per due volte, Monsignor Zuppi che ha officiato messa vestendo la stola viola del lutto, avendo alla propria destra le autorità, alla sinistra la numerosa famiglia Prodi e di fronte la bara bianca coperta di rose rosse, ha parlato “dell’improvvisa scomparsa di Flavia”, sottolineando il carattere repentino di questa morte, avvenuta due giorni fa sotto un forte temporale, durante un pellegrinaggio verso Assisi a cui partecipava anche il Professore.
«C’era un legame d’oro tra Flavia e Romano – ha detto ancora Zuppi – un legame in cui tutti diventano belli, perché pieno d’amore. Un legame dove però, come dice sempre Romano, è fondamentale la manutenzione e per questo ha funzionato fino alla fine. Ora, la manutenzione deve proseguire».
In una chiesa gremita da una folla eterogenea per età, estrazione e appartenenza, particolarmente toccanti, oltre a quello di Romano Prodi, sono stati gli interventi dal pulpito dei figli e i nipoti. “La mamma ci ha insegnato che un ragionamento da più frutti di una lite”, ha detto per esempio il figlio Giorgio e poi suo fratello Vittorio: “Ci hai sempre spinto ad avere attenzione alle situazioni di ingiustizia”.
(da La Stampa)

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FORZA ITALIA, IPOTESI PAOLO BERLUSCONI AL SENATO NEL SEGGIO DEL FRATELLO SILVIO

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

IL COLLEGIO DI MONZA SARA’ TRASMESSO PER VIA EREDITARIA? … TAJANI TELEFONA A TUTTI PER EVITARE LE FUGHE

Li ha chiamati uno per uno, i big del partito: vicecoordinatori, capigruppo, governatori. A tutti, Antonio Tajani, ha chiesto di stare uniti. Ancora troppo forte lo shock della morte di Silvio Berlusconi, palpabile l’ansia per il futuro, reale il rischio di un esodo: serve un segnale. E il coordinatore ha deciso di darlo cercando di compattare la Forza Italia orfana del fondatore attorno a una road map. Che sarà illustrata stamattina, in una conferenza stampa nella quale Tajani si siederà al fianco dei presidenti delle rappresentanze parlamentari in Italia e in Europa, Paolo Barelli, Licia Ronzulli e Fulvio Martusciello, espressioni delle diverse anime del partito. Si parlerà di nuove iniziative in programma e del rilancio della campagna di tesseramento. Soprattutto, verrà annunciato l’avvio delle procedure di un congresso, termine quasi sconosciuto a chi in 29 anni ha aderito al primo dei partiti personali.
Ma altro punto importante sarà la transizione: come da statuto, di qui a pochi giorni scatterà l’iter per la sostituzione – temporanea, al momento – di Berlusconi. Altra inevitabile novità: Forza Italia per la prima volta dal 1994 a oggi avrà come presidente una figura diversa da quella del fondatore, defunto lunedì. E sarà Antonio Tajani. Si è stabilito di attuare al più presto l’articolo 19 dello statuto, che così recita: “In caso di dimissioni o impedimento permanente del Presidente, il Comitato di Presidenza convoca immediatamente il Consiglio Nazionale che provvede alla sua sostituzione temporanea per il periodo strettamente necessario per la convocazione del Congresso Nazionale”. Al di là del burocratese e dell’ampio uso di maiuscole, la strada è segnata: il presidente (o reggente, a seconda delle angolazioni) sarà Tajani che di Berlusconi negli ultimi anni è stato il vice.
Soluzione che non è automatica ma che nessuno, almeno al momento, mette in discussione. In vista di un congresso i cui tempi sono da definire: e non è una variabile di poco conto. Perché senza un’intesa fra le varie componenti del partito (la minoranza reclama il ruolo di coordinatore) e una prospettiva almeno di medio periodo, è forte il rischio del “fuggi fuggi” evocato mercoledì da un vecchio navigante forzista come Claudio Scajola.
Tajani prova a tessere la sua tela, con la sponda di Giorgia Meloni alla quale una Forza Italia in disarmo rappresenta il pericolo di un’instabilità parlamentare. FdI, d’altronde, è l’approdo probabile per i transfughi forzisti, anche se il presidente del Senato Ignazio La Russa esclude lo scenario di un partito unico: “In Italia, dai tempi dei socialisti a quelli del Pdl, operazioni di questo genere non hanno mai funzionato”.
In una giornata senza sosta, fra l’incontro con Elon Musk e un Consiglio dei ministri in cui ha ricordato Berlusconi, Tajani ha rassicurato al telefono i colleghi di partito e ha garantito che il sostegno della famiglia non è in discussione. Potrebbe plasticamente concretizzarsi – secondo alcune indiscrezioni – con la candidatura di Paolo Berlusconi nel collegio senatoriale di Monza, rimasto vacante dopo la morte del fratello. Vanno dati i contorni all’influenza di Marta Fascina, che prima della scomparsa dell’ex premier era molto forte. La deputata campana rimane legatissima a Marina Berlusconi, la primogenita del Cavaliere. E in ambienti forzisti non si esclude che nel nuovo organigramma per Fascina ci sia un ruolo. Sono le incognite che accompagnano il compito di Tajani, che intanto si prepara ad assumere il ruolo di presidente di Forza Italia. Temporaneo, dice lo statuto. Ma la storia di FI prosegue. Si è chiusa un’era, se ne apre subito un’altra. E quanto sia lunga nessuno oggi può dirlo.
(da agenzie)

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IL PATTO DI INTERESSI TRA MARINA BERLUSCONI E GIORGIA MELONI E IL RUOLO DI MARTA FASCINA

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

PARTITO, AZIENDA E GOVERNO PER MANTENERE IL POTERE

Non solo la candidatura di Paolo Berlusconi nel collegio di Silvio a Monza. C’è anche un “patto di reciproca convenienze” tra Marina Berlusconi e Giorgia Meloni nella successione dopo la morte dell’ex premier. Un accordo siglato in queste ore. E che punta a mantenere lo status quo.
Ovvero tenere in piedi Forza Italia evitando il fuggi-fuggi dei parlamentari verso Fdi e Lega. E che serva anche a puntellare il governo da eventuali scossoni annessi. Ma anche nessuna guerra sull’assetto azionario di Mediaset. Dove i possibili acquirenti rimarranno a bocca asciutta. E nel quale avrà un ruolo anche Marta Fascina. Che potrebbe diventare l’”ambasciatrice” della famiglia presso l’esecutivo e le istituzioni in genere. Un accordo che avrà valore almeno fino alle elezioni europee. Poi i risultati di Forza Italia faranno il resto.
L’accordo tra Giorgia, Marina e Marta
Repubblica racconta che il primo passo l’ha fatto proprio Meloni. Ha ricevuto da Vincent Bolloré, patron di Vivendi, un invito a un incontro attraverso i canali diplomatici. E l’ha rifiutata. O meglio, non ha accolto la richiesta. E non è un caso. Perché le mire su Mediaset (e quelle su Tim) sono note da tempo. E con il rinvio Meloni ha voluto anche mandare un segnale: gli assetti proprietari delle imprese italiane non si toccano senza l’assenso del governo. L’estensione del raggio d’azione della Golden Power è un segnale in questo senso. Ci sarà poco spazio per offerte pubbliche di acquisto ostili. E nessuno spazio per quelle nei confronti di società che hanno concessioni pubbliche. Un patto per Mediaset è necessario anche per Marina Berlusconi. Che non conosce le intenzioni dei figli di Veronica Lario dopo l’apertura del testamento.
La divisione dei ruoli
In questa ottica Meloni invece avrà da Marina la rassicurazione sul destino del governo. Perché la “terza gamba” che lo sostiene deve essere salda. Perdere sette o otto senatori adesso potrebbe mettere in difficoltà l’esecutivo. La figlia primogenita di Silvio quindi svolgerà dietro le quinte il ruolo che sotto i riflettori avrà Antonio Tajani. Nel partito tra l’altro ci sono debiti da ripianare. E l’assistenza della famiglia, se non ci ha pensato l’ex premier nelle ultime volontà, sarà assolutamente necessaria. La terza “zarina”, spiega il quotidiano, sarà invece Fascina. Che ha perso il suo potere, visto che era lei a decidere chi poteva parlare con Silvio e chi no. Ora potrà contare sulla delega di Marina.
(da agenzie)

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SONDAGGI POLITICI, LA MORTE DI BERLUSCONI SPINGE FORZA ITALIA SOPRA LA LEGA, FDI IN FLESSIONE, CRESCE IL PD

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

SONDAGGIO GHISLERI: FDI 28,8%, PD 21,3%, M5S 15%, FORZA ITALIA 9,5%, LEGA 8,7%, AZIONE 4,1%, ITALIA VIVA 3,6%, VERDI-SINISTRA 2,4%

Un balzo in avanti di quasi due punti e mezzo: l’onda emotiva prodotta dalla morte di Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia, spinge il partito fondato dal Cavaliere.
A rivelarlo è l’ultimo sondaggio di Euromedia Research, presentato da Alessandra Ghisleri durante la trasmissione tv Porta a Porta. FI, nel dato del 14 giugno, è al 9,5%, con una crescita di 2,4 punti rispetto alla precedente rilevazione del 26 aprile. Un incremento che sarebbe in gran parte effetto della scomparsa del fondatore del partito, avvenuta lunedì. Al primo posto fra le forze politiche rimane FdI con il 28,8%, in lieve flessione (-0,2 per cento) rispetto a fine aprile.
È poi la volta del Pd, secondo partito in crescita al 21,3% (+1,2), seguito dal M5S in calo al 15% (-0,7). In quinta posizione si colloca la Lega con l’8,7% (-0,8), subito dopo Azione di Calenda al 4,1% (-0,4) e Italia Viva di Matteo Renzi al 3,6% (-0,3). Alleanza Verdi e Sinistra sale al 2,4% (+0,5), mentre Per l’Italia con Paragone scende al 2% (-0,3). +Europa con Emma Bonino è all’1,9% (-0,2). Chiude Noi Moderati allo 0,5% (-0,1).
(da agenzie)

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“PER BERLUSCONI FOLLA IMMENSA, 15.000 PERSONE”: LA STAMPA ITALIANA NON VEDE LA PIAZZA MEZZA VUOTA

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

E LA CAPIENZA ERA DI 10.000 PERSONE

“Un’immensa folla commossa e spontanea” (La Verità). “Una marea di gente zittisce i lamenti di chi non voleva il lutto nazionale” (Libero). “In migliaia ai funerali” (Corriere della Sera).
La stampa italiana è unanime commentando la partecipazione alle esequie di Silvio Berlusconi in piazza Duomo a Milano. Tanto unanime da essere quasi tutti concordi anche sul numero complessivo. “Quindicimila le persone presenti” per l’ultimo saluto al leader di Forza Italia. A corredo una serie di foto quasi sempre scattate dal sagrato. Le poche immagini dall’alto dell’intera piazza, apparse per pochi secondi nelle dirette televisive, presentano però uno scenario molto diverso.
Un numero discreto di persone segue i funerali dai maxischermi e attende l’uscita del feretro. Dietro il monumento di Vittorio Emanuele II a cavallo c’è il vuoto. Lo stesso viene fuori dalle riprese girate in fondo alla piazza milanese. Niente tutto esaurito. Probabilmente se ne accorgono tutti ma nessuno ne parla.
Quello di quindicimila è un numero rilanciato nel pomeriggio dalle agenzie stampa che citano “fonti della questura” che parlano di “capienza massima stabilita dalla autorità di pubblica sicurezza raggiunta per l’ultimo saluto al quattro volte presidente del Consiglio”.
Ma erano state altre fonti istituzionali, in mattinata, a confermare sempre alle agenzie stampa che la capienza massima era stata fissata – per motivi di sicurezza – a diecimila persone. Considerando che i varchi di accesso non sono mai stati chiusi e che le immagini confermano che la piazza aperta al pubblico era tutto tranne che strapiena, è evidente che i conti non tornano.
Ma per la stampa italiana la realtà pare invisibile, almeno nei titoli delle prime pagine.
Sfogliando i giornali, in alcuni casi, il contesto viene ridimensionato. “Fuori c’è la folla, discreta, non oceanica, forse quindicimila persone intimidite almeno all’inizio dal cerimoniale di Stato, solenne, liturgico, talvolta inevitabilmente formale”, scrive Il Giornale.
Il numero scende a “10mila” per Libero. “Fuori, in piazza, colma ma non stracolma, 15 mila persone” scrive la Stampa, che in un altro pezzo parla però di “piazza piena per metà”.
Tra le poche eccezioni Il Sole 24 ore: “Per la questura sono in 15mila, ma a giudicare dalla tranquillità non si direbbe“. Così come il Manifesto che titola: “La piazza degli orfani si riempie solo a metà”.
E se La Repubblica si limita a non citare numeri e evita alcun riferimento alla piazza semivuota, il Corriere riesce addirittura a moltiplicare le persone.
Sul Corriere.it, alla fine del funerale, si leggeva di “8-9 mila” persone che “seguono le esequie da due maxischermi all’esterno del Duomo”. Ma, poche ore dopo, sulla carta i numeri quasi raddoppiano.
“In principio qualcuno dice che sono pochi, ma è solo perché non conosce Milano. Alla fine saranno quasi quindicimila persone, arrivate come sempre all’ultimo momento, dagli uffici e dagli altri luoghi di lavoro”, sta scritto sul Corriere della sera. Dopo l’apoteosi televisiva a reti unificate arriva così per Berlusconi anche la benedizioni della carta stampata italiana.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“FORTE RISCHIO CHE GLI INDAGATI FUGGANO SE BISOGNA AVVISARLI DELL’ARRESTO. VIA L’ABUSO D’UFFICIO? SARA’ IL FAR WEST”

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

LA MAGISTRATURA CONTRO LA RIFORMA NORDIO

Avvisare gli indagati della volontà di arrestarli comporta un “forte rischio” che decidano di fuggire. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia, commentando a Radio Anch’io, su Radio 1, la bozza del disegno di legge di riforma della giustizia penale presentata dal Guardasigilli Carlo Nordio, calendarizzata all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di giovedì. Tra le nuove norme c’è quella che obbliga il gip, prima di decidere sulla richiesta di misura cautelare del pm, a procedere all’interrogatorio dell’indagato, notificandogli l’invito “almeno cinque giorni prima di quello fissato per la comparizione”. Inoltre si prevede che sulle richieste di custodia in carcere decida un collegio di tre giudici, e non più uno solo. In questo modo, sottolinea Santalucia, “è forte il rischio che si assume l’ordinamento. Se domani dovessero chiamarmi e dirmi che mi devono interrogare perchè il pm ha chiesto la cattura, e resto a piede libero sino a quando i tre giudici non decidono, il pericolo che mi dia alla fuga è più reale“. E infatti, negli ordinamenti dove esistono meccanismi analoghi, “si prevede anche l’arresto provvisorio” in attesa della decisione, nota il magistrato. Non prevederlo, invece, “significa aprire le porte alla probabilità che un soggetto che sa che pende sul suo capo una richiesta di cattura possa fuggire”.
Il presidente dell’Anm si scaglia anche contro la norma che vieta al pubblico ministero di appellare le sentenze di proscioglimento (assoluzione e non luogo a procedere) per i reati per cui è prevista la citazione diretta a giudizio (saltando l’udienza preliminare): si parla, a titolo di esempio, anche di fattispecie come falsa testimonianza, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, ricettazione o truffa. “Credo si vada incontro a una nuova pronuncia di incostituzionalità“, profetizza. La stessa norma, infatti (estesa però a tutti i reati), “era stata introdotta dalla cosiddetta legge Pecorella già nel 2006 e appena un anno dopo bocciata dalla Corte Costituzionale, che disse che non si può alterare la parità delle condizioni tra pm e imputato. Qui si comprime il potere del pm, che non potrà più impugnare in appello una sentenza di assoluzione, e non si interviene sull’altro versante. Così è uno sbilanciamento in danno dell’accusa pubblica”, spiega.
Giudici e pm sono critici, inoltre, sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio: “Il ministro Nordio sembra dimenticare che la riforma del 2020 punisce la violazione dolosa della legge, non di altre norme, quando la legge non consente alcuna valutazione discrezionale: cioè dice al pubblico ufficiale “devi fare questo”, o “devi omettere di fare quest’altro”. Come si può pensare che un comportamento di questo tipo, in palese violazione di legge, fatta per avvantaggiare se stesso o i propri amici o danneggiare altri, possa sfuggire alla norma penale, io sinceramente non capisco“, incalza Santalucia. Anche altri magistrati avvertono sui rischi del colpo di spugna. Nello Rossi, già esponente di punta di Magistratura democratica (la corrente di sinistra delle toghe) e direttore della rivista Questione giustizia, alla Stampa parla di soluzione “sconcertante”. E profetizza: “Un amministratore pubblico spregiudicato potrà fare ciò che vuole, immune da conseguenze penali, in una logica da Far West. Appalti dati direttamente a parenti stretti, amici o clienti politici. Anche con spudorati favoritismi“. Sull’interrogatorio dell’indagato prima dell’arresto, invece, ricorda: “Per mafia, terrorismo, reati di sangue, armi e violenza, nonché nei casi di pericolo di fuga e inquinamento probatorio, resta in piedi la vecchia misura cautelare a sorpresa. Le nuove regole varranno principalmente per i colletti bianchi. Guanti bianchi solo per loro”. Per Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania ed ex membro del Csm, l’abuso d’ufficio “rappresenta un deterrente per mantenere l’esercizio dei pubblici poteri sul binario della correttezza”. E l’abolizione “creerà un vuoto nell’ordinamento penale di cui presto sarà possibile accorgersi”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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ATTENTI VOLTAGABBANA, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE VI SGAMA: ALCUNI RICERCATORI ITALIANI SONO RIUSCITI A PREVEDERE IL CAMBIO DI GRUPPO PARLAMENTARE DEI DEPUTATI UTILIZZANDO L’IA

Giugno 16th, 2023 Riccardo Fucile

I DUE ELEMENTI CHE PREDICONO CON MOLTE SETTIMANE DI ANTICIPO L’USCITA DAL GRUPPO SONO MAGGIOR INCLINAZIONE A PARTECIPARE A VOTAZIONI SEGRETE RISPETTO AI COLLEGHI

Intelligenza Artificiale (IA) e politica si incontrano in un algoritmo: analizzando le votazioni passate, l’IA è in grado di prevedere il cambio di gruppo parlamentare dei deputati, permettendo quindi di indagare i comportamenti della classe politica. Lo studio italiano, pubblicato sulla rivista iScience, nasce dalla collaborazione tra due Istituti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Istituto di BioRobotica e l’Istituto Dirpolis.
La ricerca si fonda sulla combinazione di due ingredienti: gli algoritmi di apprendimento automatico e la possibilità di allenarli e testarli sui dati delle votazioni, che sono oggi di pubblico dominio. “L’uso combinato di ‘open data’ e intelligenza artificiale ha e avrà sempre di più un grosso impatto anche nelle scienze sociali”, commenta Silvestro Micera, uno degli autori dello studio. “Sebbene la politica abbia criteri e modalità di azione specifici e quasi del tutto propri”, aggiunge Emanuele Rossi, co-autore, “in alcune circostanze si può constatare che l’utilizzo di metodologie scientifiche apparentemente assai distanti da essa possono contribuire ad analizzare e a prevedere i comportamenti della classe politica, con possibili applicazioni che sono evidenti a tutti”.
I ricercatori guidati da Nicolò Meneghetti hanno indagato la relazione esistente tra le votazioni espresse all’interno della Camera dei Deputati e le dinamiche di cambiamento di gruppo parlamentare nelle ultime due legislature (quelle del 2013-2018 e del 2018-2022). L’algoritmo è stato in grado di distinguere con buona accuratezza tra i deputati in procinto di cambiare gruppo e gli altri.
In particolare, ha evidenziato due elementi che predicono con molte settimane di anticipo l’uscita dal gruppo: la maggior inclinazione a partecipare a votazioni segrete rispetto ai colleghi, e il livello di concordanza tra le votazioni del deputato e quelle della maggioranza del gruppo di appartenenza, poiché il deputato tende a votare progressivamente meno in linea con la posizione del gruppo che sta per abbandonare.
(da agenzie)

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