Dicembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
E IL MINISTRO QUERELA TUTTI
Il ministro del Made in Italy e delle Imprese Adolfo Urso ha annunciato una
querela nei confronti della trasmissione di Rai3 Report. Urso «ha dato mandato ai suoi legali di denunciare in ogni sede il conduttore di Report Sigfrido Ranucci e gli autori del servizio in onda domenica 10 su Rai3», nonostante il ministro avesse già eccepito «l’assoluta falsità» delle notizie riportate sulla asserita adesione a logge massoniche e l’intento «gravemente diffamatorio», fa sapere un comunicato del Mimit. Report ha ospitato ieri sera una dichiarazione di Gioele Magaldi, ex Maestro Venerabile della loggia “Monte Sion di Roma” (Goi) e Gran Maestro del movimento massonico “Grande Oriente Democratico” (God). «Adolfo Urso è un fratello massone, certamente. Fratello massone schierato su posizioni aristocratiche e neoliberiste», ha detto Magaldi. Il ministro ha dato mandato di denunciare anche Kitty Montemaggi e Gioele Magaldi per quanto affermato nel corso delle interviste riportate da Report. Montemaggi, coordinatrice di FdI a Savignano, aveva parlato dell’appartenenza massonica di Urso. Oltre a Luigi Bisignani «per quanto scritto nel quotidiano Il Tempo nell’articolo uscito in contemporanea con il servizio di Report, domenica 10 dicembre, evidentemente frutto della medesima strategia. È gravissimo – secondo il ministero – che una trasmissione del servizio pubblico avvalori le farneticazioni di personaggi che nel tempo hanno accusato di appartenenza a logge segrete presidenti della Repubblica, presidenti del Consiglio, governatori di Bce e Banca d’Italia e persino sommi pontefici».
(da agenzie)
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Dicembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
“IN CERTI CASI LA POLITICA FAREBBE BENE A FARSI DA PARTE”
Tutto sbagliato: istituire un comitato di garanti per il progetto Educare alle relazioni, e decidere poi di destituirlo. Tutto nell’arco di poche ore, per giunta.
Alessandra Mussolini, nell’intervista a La Stampa, è perentoria nel suo giudizio sul piano del ministro Valditara per introdurre nelle scuole un’educazione civica contro la violenza di genere: «È tutto sbagliato. L’educazione sentimentale è rispetto, amore, umanità. È lontana anni luce dalla politica». Politica che, spiega la parlamentare, genera mostri: «E infatti ha creato un comitato etico con le categorie, Anna Paola Concia, la suora. Definire dei modelli e dire che Concia non va bene perché non rientra nei canoni decisi non si sa bene da chi, è il contrario di quello che si dovrebbe fare, perché si fa capire ai ragazzi che ancora devono decidere la loro identità che ne sono esclusi». Il coordinamento affidato a tre garanti, Concia, suor Anna Monia Alfieri e all’avvocato Paola Zerman, si è scontrato proprio sulle feroci critiche di un pezzo della maggioranza che ha contestato la nomina dell’ex deputata del Partito democratico e attivista Lgbtqia+. «Ma chissenefrega se scoppiano le polemiche, sei un ministro, decidi e metti le persone che vuoi, se se i convinto. Questo è stato il secondo errore». Il primo? Istituire il comitato. «Paola è una persona competente», prosegue Mussolini, «una donna con cui ho avuto rapporti, è sempre stata aperta al dialogo. Il problema non è lei ma l’idea del comitato, è questo l’errore. Peggio di così non si poteva fare. Per fortuna i ragazzi sono molto più avanti rispetto a questi stereotipi di una società che non corrisponde alla realtà».
Invece dei comitati, l’europarlamentare suggerisce di «chiedere direttamente ai ragazzi che cosa vogliono e ascoltare quello che hanno da dire. Se si intende portare l’educazione sentimentale nelle scuole non si deve agire come Torquemada con un comitato etico». La scuola deve essere uno sportello, uno sfogo, per quelle ragazze e quei ragazzi che in famiglia hanno difficoltà a parlare di sentimenti e relazioni, magari perché trovano un muro. L’educazione deve offrire la possibilità di «creare un rapporto, un dialogo»: «Si deve partire dal presupposto che i sentimenti sono tutti uguali e non che alcuni sono bene accetti e altri no». Ma nel weekend in soccorso di Concia è arrivata anche un’altra Mussolini, Rachele, figlia di Romano e sorellastra dell’europarlamentare. «Credo sia stata un’occasione sprecata perché non si sono volute superare certe divisioni quando c’era un progetto in campo importante e che valeva», ha detto la consigliera di FdI in consiglio comunale a Roma, «mi dispiace che su questa situazione ci sia stata una levata di scudi. Ho avuto modo di documentarmi sulla storia di Paola Concia. Non è solo una paladina di diritti Lgbtqia+, è anche molto altro. Sta portando avanti con capacità un bel progetto come quello Didacta Italia, su cui sta facendo un ottimo lavoro. Bisogna trovare una mediazione e far prevalere la laicità, da una parte e dall’altra. Poi, magari, poteva non essere indicata Concia proprio come coordinatrice di tutto se considerata così divisiva. Ma rinunciare a queste figure è stata un’occasione persa».
(da Open)
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Dicembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
ZAN REPLICA: “LAVORO A TITOLO GRATUITO, RINGRAZIO REPORT”
I deputati del Partito Democratico Alessandro Zan e Michela Di Biase nel mirino
di Report. Entrambi hanno fondato delle società su temi di interesse per la propria attività politica: la Be Proud srl organizza a Padova il festival Lgbt per la promozione dei diritti. La Obiettivo 5 è invece una società di consulenza per la certificazione della parità di genere. La Be Proud ha incassato più di un milione e trecentomila euro per il festival. Zan ne è amministratore unico e socio di maggioranza. Il deputato ha risposto così alle domande di Lorenzo Vendemiale sulla società: «No, non è un evento commerciale. È un evento in cui tutto quello che viene guadagnato viene riversato nell’iniziativa. Un conflitto d’interesse? No, io ho prestato il mio nome per dare una mano ma lo faccio per spirito di servizio a titolo gratuito».
I servizi e le repliche
Ieri, dopo la pubblicazione del servizio, Zan ha parlato di nuovo su Twitter: «Mi sono sempre messo a disposizione come volontario e a titolo gratuito, come confermano le mie dichiarazioni obbligatorie annuali alla Camera dei Deputati. La società serve esclusivamente a organizzare la manifestazione, i cui incassi vengono ogni anno utilizzati per consentire la realizzazione e la sostenibilità della manifestazione stessa. Ringrazio ancora Report per avermi dato l’occasione di spiegare in modo esaustivo». Gli incassi derivano per 700 mila euro da corrispettivi ingresso e per 450 mila dal bar. Di Biase, moglie dell’ex ministro Franceschini, è socia al 25% della società.
La certificazione di parità
Le manager dicono alla trasmissione che «Michela ha avuto l’idea perché sapeva che sarebbe nata la certificazione di parità. Siamo stati sicuramente i primi a farla: la società nasce ad aprile, la legge è stata approvata a novembre». Di Biase ha detto che «né personalmente né a nome di Obiettivo 5 ho mai avuto interlocuzioni con politici finalizzate all’approvazione della certificazione di parità nel codice dei contratti. Inoltre non ero in Parlamento quando è stata approvata la legge».
(da Open)
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Dicembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
“SE LO FARA’, IL M5S LE RICONOSCERA’ SERIETA'”
Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte chiede a Giorgia Meloni di “licenziare” Andrea Delmastro, Daniela Santanchè e Vittorio Sgarbi. E di scegliere tra «l’Italia e il suo cerchio magico». In una lettera a la Repubblica indirizzata alla premier Conte va all’attacco prima di Delmastro: «Ha utilizzato il suo ruolo per acquisire informazioni “riservate”, particolarmente sensibili per l’azione dello Stato contro mafia e terrorismo, per poi trasmetterle al suo coinquilino e compagno di partito, Giovanni Donzelli, il quale, a sua volta, le ha utilizzate per attaccare un partito di opposizione. Possono sentirsi tranquilli gli italiani se due esponenti del Suo partito che ricoprono ruoli così delicati, rispettivamente, al Ministero della Giustizia e al Copasir, antepongono gli interessi di FdI alla sicurezza del Paese?».
Lollobrigida e il Frecciarossa
Poi tocca a Santanchè: «La ministra ha preso in giro il Parlamento e i cittadini su molte circostanze che le sono state contestate e che riguardano anche questioni fondamentali come il trattamento dei lavoratori, che si incrocia in questo caso anche con l’uso di fondi statali per l’emergenza Covid». Un solo accenno a Sgarbi per le sue consulenze, mentre il treno fatto fermare dal ministro Lollobrigida «non ha giovato all’immagine del governo: «Chiedere e ottenere di poter scendere da un treno Frecciarossa a una fermata non prevista è un privilegio che rimanda a una classe politica arroccata arrogantemente nei propri privilegi. È devastante, poi, sentir dire dal Ministro che qualunque cittadino può richiedere una fermata del treno, come ha fatto lui».
L’appello
Poi arriva il momento dell’appello: «Prenda finalmente decisioni chiare su queste condotte. Spetta a lei il compito di salvaguardare l’onore e il prestigio delle istituzioni. Non sono forse valori che allignano anche nella sua tradizione politica?». E Conte chiede alla premier di prendere posizione anche su Gasparri. La conclusione: «Se compirà la scelta giusta, anche la mia forza di opposizione riconoscerà la serietà di questo suo gesto di responsabilità politica. Non abbracci la logica corporativa di difesa, assoluta e intransigente, dei membri di governo, dei suoi compagni di partito o dei suoi sodali di coalizione. La sua inerzia contribuirebbe a far perdere a tanti cittadini la speranza che qualcosa possa cambiare».
La speranza
Una speranza che secondo Conte «è ridotta al lumicino: sempre più italiani si allontanano dalla politica, si astengono, non partecipano più alla vita democratica perché non ritengono più credibile la classe politica. Non possiamo permettere che quella luce si spenga del tutto con una sorta di “restaurazione” fatta di privilegi e di una classe politica occupata a proteggere se stessa, ma sempre più distratta rispetto alle attese dei cittadini, ai loro diritti, ai loro sogni».
(da Open)
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Dicembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
I FAMILIARI DELLE VITTIME: UN CORTO CIRCUITO HA BLOCCATO LE APPARECCHIATURE
I pazienti dell’ospedale di Tivoli sono morti a causa del black-out. Non solo il
fumo, ma il corto circuito provocato dall’incendio avrebbe mandato in tilt alcune apparecchiature necessarie per la sopravvivenza. L’accusa viene dai familiari, ma è diventata anche una delle ipotesi al vaglio della procura per l’indagine per omicidio e incendio colposi. Che per ora esclude l’ipotesi del dolo. L’incendio divampato nella notte di venerdì 8 dicembre ha ucciso 3 pazienti. Le fiamme sono partite da un cumulo di rifiuti raccolti in un cortile del vecchio ospedale. Una delle telecamere di sorveglianza ha documentato che il rogo è iniziato alle 22,43. Ma a quell’ora non è partito nessun allarme. Solo dopo l’invasione dei piani è partito il sistema antincendio. Il primo intervento della questura risale alle 23.
L’impianto antincendio
L’impianto antincendio del San Giovanni Evangelista, spiega oggi La Stampa, risale al 2016. Non risulta l’adeguamento alle nuove norme. E non sono mai state eseguite le prove di evacuazione per le emergenze. Bisognerà anche chiarire perché non si sono attivati i sistemi alternativi che avrebbero dovuto impedire al blackout di fare danni. Già nelle prossime ore potrebbero arrivare le prime iscrizioni nel registro degli indagati. Rischiano i vertici della struttura e della Asl Roma 5. Le autopsie serviranno a chiarire se a provocare i decessi siano state le esalazioni dell’incendio oppure il blackout. Una delle persone decedute era in effetti intubata. Intanto proprio il direttore generale della Asl Giorgio Santonocito dice al quotidiano che la squadra antincendio di una ditta privata era in servizio la notte del rogo.
L’antincendio privato
«Le squadre c’erano. Ora ovviamente la procura sta valutando se l’operato dell’azienda, delle squadre antincendio, e delle ditte che orbitano all’interno dell’azienda sanitaria per tutti i profili connessi, siano stati corretti o meno. Ma ovviamente non può esserci una mia valutazione sul punto», spiega Santonocito a Francesco Grignetti. Ma poi non risponde alla domanda su cosa possa essere successo: «Non è il caso che io risponda sui quesiti che sono al centro di una indagine penale. Non sarebbe rispettoso né corretto verso il magistrato. È successo qualcosa che non doveva succedere. Ma è successo. Ora chi di dovere approfondirà le responsabilità».
(da Open)
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