Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
I DANNI CAUSATI DAL CICLONE DANA: “L’EMERGENZA NON E’ ANCORA FINITA”
Sono almeno 62 le persone morte nelle inondazioni che hanno colpito ieri sera il sud-est della
Spagna, secondo le informazioni condivise dai servizi di emergenza del Paese. Il bilancio del ciclone Dana è in continuo aggiornamento e rende queste alluvioni le più drammatiche in Spagna dall’agosto 1996.
Al momento, ci sono diversi comuni allagati, strade, autostrade e ponti interrotti e alcune località e villaggi rurali sono ancora inaccessibili per mi soccorsi. Tra le città più colpite ci sono L’Alcudia, nella regione di Valencia, e Letur, nella vicina provincia di Albacete (regione di Castilla-La Mancha), dove sei persone risultano disperse. Le autorità hanno chiesto ai residenti delle zone alluvionate di non viaggiare su strada, mentre il governo centrale ha istituito un’unità di crisi.
Allerta massima a Barcellona per rischio di tornado e grandine
Il servizio meteorologico della Catalogna, Meteocat, ha dichiarato un livello massimo di allerta a Barcellona per previsioni di grandine con chicchi di diametro superiore a 2 centimetri, venti forti e possibilità di tornado. Il quotidiano La Vanguardia scrive che l’allerta prevede la chiusura preventiva delle spiagge a tutela dei cittadini.
Il premier Sánchez: “Non abbassare la guardia, l’emergenza continua”
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez presiede il comitato di crisi per le piogge torrenziali. «Chiedo ai cittadini e alle cittadine di non abbassare guardia» ha detto il premier spagnolo in una dichiarazione dal Palazzo della Moncloa. «Ancora non possiamo dare per concluso questo devastante episodio», ha aggiunto il leader, ricordando che in Andalusia e nella Comunità Valenciana è attiva l’allerta arancione, e in altre regioni l’allerta gialla. «Chiedo ai residenti di questi territori precauzione e il rispetto delle misure di sicurezza». La «priorità assoluta» delle autorità spagnole nella gestione dell’emergenza per le inondazioni a Valencia è quella di «aiutare chi sta ancora cercando i propri cari» ha aggiunto il premier. «La Spagna intera piange con tutti voi», ha aggiunto il leader iberico, «non vi lasceremo soli». Sánchez ha anche detto che lo Stato si impegnerà ad assistere le popolazioni colpite a «ricostruire le proprie vite il prima possibile, così come le loro strade, piazze e ponti».
Vittime e dispersi
Almeno quattro delle 62 vittime finora recuperate sono bambini, secondo quanto ha confermato la Guardia civile. I corpi sono stati recuperati nelle località di Torrent, Chiva, Cheste, Alfafar e Alcudia, le più colpite dalle piogge torrenziali, secondo i servizi di emergenza citati dall’agenzia Efe. Intanto, unità dell’esercito stanno partecipando ai soccorsi. Almeno 38.000 persone sono rimaste senza luce, segnala la compagnia elettrica Ibedrola, che sta cercando di ripristinare i servizi elettrici. Decine di persone hanno trascorso la notte bloccate in auto, in aree di servizio o su ponti, a causa delle strade allagate. Molte si sono rifugiate sui piani alti di abitazioni in attesa dell’arrivo dei soccorsi. «Non siamo potuti arrivare alle vittime nel momento in cui più avevano bisogno», ha detto il capo del consorzio provinciale dei vigili del fuoco di Valencia alla radio Cadena Ser. Il sindaco della città di Utiel, Ricardo Gabaldon, ha raccontato che le persone sono rimaste «intrappolate come topi» a causa delle inondazioni improvvise
Treni e voli cancellati
Le piogge torrenziali hanno provocato la cancellazione di treni e la deviazione di una cinquantina di voli. La linea dell’alta velocità tra Madrid e Valencia è stata interrotta, così come quella tra Valencia e Siviglia. Secondo il gestore del controllo del traffico aereo Enaire, circa 50 voli sono poi stati deviati, 30 dall’aeroporto di Valencia e 19 da quello di Madrid-Barajas.
In un post su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani sottolinea che «si tiene in contatto per gli aggiornamenti». Sempre su X la Farnesina invita per qualsiasi esigenza a contattare l’Unità di crisi (+39 06 36225) e a scaricare l’app Viaggiare Sicuri.
Scene di caos e panico a Valencia
I filmati postati sui social media mostrano le acque alluvionali che causano caos, abbattono ponti e trascinano auto per le strade. Altri video sembrano mostrare persone aggrappate agli alberi per evitare di essere spazzate via. Secondo quanto riferito dai media spagnoli, le stazioni radio e Tv hanno ricevuto centinaia di chiamate di aiuto da persone intrappolate in aree allagate o alla ricerca di persone care, perché i servizi di emergenza hanno difficoltà a raggiungere alcune zone. Gli operatori dei servizi di emergenza stanno utilizzando droni per cercare i dispersi nel comune più pesantemente colpito di Letur, ha detto il funzionario locale Milagros Tolon alla stazione televisiva pubblica spagnola Tve. Scene di caos e panico a Valencia dove, secondo i media locali, decine di persone hanno trascorso la notte bloccate in camion o auto, cosi’ come sui tetti e sui ponti, in attesa di essere salvate.
Allerta arancione nella regione di Valencia
L’agenzia meteorologica statale spagnola Aemet ha dichiarato, ora, un’allerta arancione nella regione di Valencia e il secondo livello di allerta più alto in alcune parti dell’Andalusia. Il municipio ha decretato che tutte le scuole, i parchi e gli eventi sportivi sono sospesi per la giornata odierna. La Comunità di Valencia ha attivato un numero telefonico per segnalare familiari di cui non si hanno notizie (900365112).
Mille soldati mobilitati
Vista l’entità dei danni causa dalla tempesta Dana nel sud-est della Spagna, oltre mille soldati dell’Unità Militare di Emergenza (Ume) saranno dispiegati nella regione di Valencia. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Margarita Robles, confermando lo spostamento di 1.034 soldati dell’Unita’ Militare di Emergenza, di cui 250 sono già in azione e gli altri 784 sono mobilitati in attesa di poter accedere alle zone più colpite, ora irraggiungibili. «Tutti sono mobilitati, con tutto ciò che è necessario e per tutto il tempo necessario», ha dichiarato Robles nelle aule del Congresso, sottolineando che si tratta di un «fenomeno senza precedenti». I 250 soldati che hanno iniziato a partecipare alle operazioni di salvataggio sono accompagnati da squadre cinofile in caso di necessità. «La valanga d’acqua è stata tremenda», ha aggiunto il ministro.
L’alluvione peggiore degli ultimi 30 anni
Quella che si è abbattuta sulla Spagna viene chiamata Dana, acronimo di «Depressione Isolata nei Livelli Alti», un sistema di bassa pressione che si isola in quota rispetto alla circolazione generale. Potrebbe durare per giorni e causare situazioni potenzialmente pericolose soprattutto se si verifica in estate o in autunno, quando la temperatura superficiale dell’acqua è ancora molto elevata. Secondo il governo spagnolo, quella di quest’anno è la peggiore degli ultimi 30 anni, paragonabile a due grandi temporali degli anni Ottanta – dell’ottobre 1982 e del novembre 1987 – che causarono decine di vittime e ingenti danni.
Madrid, Congresso e il Senato hanno osservato un minuto di silenzio
A Madrid il Congresso e il Senato hanno osservato un minuto di silenzio per le vittime delle inondazioni improvvisate nella regione sud-orientale di Valencia. La presidente del Congresso, Francina Armengol, si è rivolta «ai familiari, agli amici ea tutti i cittadini che stanno vivendo questi momenti molto delicati» e ha inviato il suo sostegno alle truppe che lavorano sul campo. Anche al Senato è stato osservato un minuto di silenzio alla ripresa della sessione plenaria, come richiesto da tutti i gruppi parlamentari.
Il presidente della Generalitat Valenciana, Carlos Mazon, ha affermato che è «impossibile» stabilire un numero esatto del bilancio finale delle vittime in questa fase poiché le operazioni di soccorso sono tutt’ora in corso.
Metsola: Ue pronta ad aiutare
Su X la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola esprime tutta la sua «solidarietà alla popolazione del sud e dell’est della Spagna che sta affrontando inondazioni molto gravi che stanno avendo conseguenze catastrofiche. Ringrazio gli operatori dell’emergenza che stanno facendo tutto il possibile per aiutare le persone in difficoltà. L’Europa è disposta ad aiutare».
(da La Repubblica)
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
“NOI NON METTIAMO VETI. PRIMA DI ME CI SONO STATE NELLA SINISTRA DIVERGENZE D’OPINIONE E DIVISIONI. ADESSO STIAMO PROVANDO A METTERE IN FILA LE COSE CHE POSSIAMO FARE INSIEME: CHI CI STA CI STA”
Anticipazione del libro di Bruno Vespa “Hitler e Mussolini. L’idillio fatale che sconvolse il mondo”
Di Elly Schlein mi colpisce l’allegria «collaterale». Mi piace l’idea che guardi quel che succede ai margini della politica e quello che potrà accaderle domani o dopodomani, quando avrà giocato le sue carte per portare per la prima volta a palazzo Chigi una donna di sinistra-sinistra.
Mi piace l’idea che ami il ballo al punto da recuperare le puntate perse di «Ballando con le stelle» e che sogni di fare la regista nella sua vita futura. «Il servizio migliore che si possa fare alla politica e al paese è rimanere noi stessi, con i nostri interessi e le nostre passioni. Non bisogna perdere il contatto con la bellezza, l’arte, tutto quello che sta fuori della bolla della politica» mi dice.
E aggiunge: «Vede, io sono molto preoccupata per quanto è accaduto alle elezioni europee: serve a poco l’ottimo risultato del Pd, se più di metà degli elettori non è andata a votare. Per questo bisogna avere un ponte costante con quel che accade fuori». Per guardare con realismo a palazzo Chigi 2027, la Schlein deve costruire un campo che più largo non si può.
Solo mettendo insieme tutto ciò che non è maggioranza, l’opposizione diventa competitiva. Perciò, anche il 2-3 per cento di Italia Viva può essere determinante.
C’è una data simbolica, in questo senso: 17 luglio, L’Aquila, Partita del cuore a fini benefici della Nazionale politici contro la Nazionale cantanti. In campo, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Matteo Renzi
Ma Renzi non è un nome impronunciabile per la base del Pd? Non è quello della scissione eccetera eccetera?, chiedo alla Schlein. «Per noi le alleanze non si costruiscono da nome a nome,» risponde «anche perché, se aspettiamo di starci tutti simpatici, sarà difficile costruire un’alternativa credibile a questa destra.
Si costruiscono sui temi. Da quando sono segretaria non ho mai cambiato posizione, a prescindere da quello che accade negli altri partiti. Prima di me ci sono state nella sinistra divergenze d’opinione e divisioni. Adesso stiamo provando a mettere in fila le cose che possiamo fare insieme: chi ci sta ci sta.
Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia abbiamo lanciato le nostre 5 priorità per il paese: difesa della sanità pubblica, contro i tagli e la privatizzazione, e della scuola pubblica, vittima di una scarsissima attenzione da parte di questo governo. (Il diritto allo studio è la prima grande leva di emancipazione sociale delle persone.) Poi il lavoro. (Con il Movimento 5 Stelle e con l’Alleanza Verdi e Sinistra facciamo una battaglia comune per il salario minimo e anche per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.) E ancora, le battaglie per i diritti sociali e civili, e politiche industriali comuni per aumentare la produttività. Su questi 5 punti siamo certi si possano costruire convergenze con le altre forze politiche e sociali
Perseguiamo tutti i mezzi per battere le destre, che sono il nostro unico avversario.» Il problema è che, quando sente pronunciare il nome di Renzi, a Conte viene l’orticaria. A «Porta a porta» il 1° ottobre 2024 il professore le ha sparate grosse: «Ci siamo trovati Renzi in mezzo senza essere informati», «Renzi, una bomba a orologeria, mai al governo con lui», «Con Renzi è un pastrocchio, serve un’alternativa seria», «Alle regionali, dove c’è lui non ci siamo noi». Fino alla botta finale: «Il campo largo non esiste più»
La Schlein fa di tutto per ricucire e liquida seccamente la questione. «Rivendico di non aver mai utilizzato l’espressione “campo largo”, ereditata da fasi politiche precedenti. Capisco l’utile semplificazione dei media, ma a noi interessa costruire una coalizione progressista intorno a temi in cui quel che ci unisce sia maggiore di quel che ci divide Noi, di veti, non ne mettiamo, ma quando li mettono altri alleati, a noi che siamo la prima forza di opposizione spetta di fare delle scelte, e le abbiamo sempre fatte.
Del resto, sulle alleanze nei territori abbiamo sempre deciso insieme: a volte eravamo tutti, a volte no.» Ma certe differenze tra di voi sono forti, obietto. «Certo che ci sono le differenze. Altrimenti staremmo tutti nello stesso partito. Avvicinarsi e ascoltarsi è un’arte» risponde.
Con il M5S e con Alleanza Verdi e Sinistra vi siete divisi nella designazione dei componenti del nuovo consiglio d’amministrazione della Rai. Non è stato un errore far occupare a Verdi e Sinistra la vostra casella?, domando alla Schlein. «Da quando sono segretaria mi batto per una riforma che garantisca la qualità del servizio pubblico, oggi piegato a strumento di propaganda. Per questo le opposizioni erano unite nell’evitare di nominare un consiglio d’amministrazione con mandato triennale, visto che entro l’8 agosto 2025 deve essere recepito anche in Italia l’European Media Freedom Act, che richiede indipendenza della Rai dai partiti. Poi è andata come è andata, ma noi restiamo in commissione di vigilanza e accanto ai lavoratori.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
TELEMELONI SI È DOVUTA ARRENDERE DOPO GLI ASCOLTI DA PREFISSO TELEFONICO CHE AVEVANO PORTATO RAI2 AL MINIMO STORICO DELLO 0,99% IN PRIMA SERATA
Giovedì sarà ancora in onda, ma sarà l’ultima volta (per ora) che lo vedremo in prima serata.
Come anticipato in mattinata da Domani, la Rai ha deciso di chiudere L’altra Italia, il talk del giovedì sera condotto da Antonino Monteleone.
Doveva essere la scommessa del nuovo palinsesto degli Approfondimenti […] Nella nota diffusa dall’azienda, si legge che «nelle prossime settimane insieme al conduttore, con la direzione distribuzione e la direzione marketing avvieremo delle riflessioni per realizzare una nuova trasmissione con un nuovo format e una collocazione in palinsesto più efficaci».
Alla sua presentazione, il direttore di genere Paolo Corsini lo aveva definito «uno tra i programmi più attesi di questa stagione», «anche e forse soprattutto un nuovo volto, Antonino Monteleone, sul quale intendiamo puntare. Un conduttore giovane per gli standard Rai».
Verosimile, dunque, che si cambi collocazione, forse a favore di una seconda serata: il giovedì sera da tempo non porta fortuna alla Rai, che da quando Michele Santoro ha lasciato il servizio pubblico non è riuscita a trovare un prodotto che incontrasse il gusto del pubblico. Ma L’altra Italia era partito particolarmente debole (1,7 per cento di share) per arrivare al record negativo dello 0,99 per cento di dieci giorni fa. Giovedì 24 aveva fatto l’1,2 per cento. La prossima puntata, quella del 31, andrà in onda, ma sarà l’ultima.
Quel che sembra invece possibile è che il programma, che gode anche della simpatia di Fratelli d’Italia, possa tornare in un’altra veste. Per esempio, con una squadra ridotta e un’impostazione diversa, magari più servizi e meno studio. Certo, non potrà mantenere il costo attuale di 180mila euro a puntata. Mentre continuerà il contratto biennale dal 700mila euro di Monteleone, in attesa di un rientro più avanti in stagione.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
LO CERTIFICA UN REFERTO DEL PROFESSORE PAOLO GIRARDI, TRA I MASSIMI ESPERTI DI PSICHIATRIA IN ITALIA, CHE HA IN CURA L’EX MINISTRO… BOCCIA NEGA DI ESSERE L’AUTRICE DELLA FERITA SULLA TESTA DI GENNY E SI PREPARA A TORNARE IN TV
Da un certificato medico arriva la nuova verità sul caso Boccia-Sangiuliano. Lo sottoscrive il professor Paolo Girardi, luminare romano, uno tra i massimi esperti di psichiatria in Italia, che da un paio di settimane ha in cura Gennaro Sangiuliano. Un referto destinato a finire agli atti della guerra giudiziaria tra l’ex ministro della Cultura e Maria Rosaria Boccia.
Il documento certifica le gravi conseguenze sulla salute del giornalista della nota vicenda che l’ha coinvolto insieme alla ex collaboratrice del Mic. E in particolare delle pressioni e vessazioni subite dal giornalista e anche delle lesioni fisiche che ha denunciato e per cui Boccia risulta indagata. Lo specialista parla di un disturbo da stress, che causa al paziente ansia, panico e insonnia.
Lo psichiatra che ha visitato l’ex direttore del Tg2 premette che non ha veri e propri disturbi psichiatrici. Tuttavia ha riscontrato un malessere psicofisico. Poi spiega anche le cause di questa condizione di disagio. Certifica che è la conseguenza del trattamento subito, che ha portato danni a Sangiuliano, sia nella sfera pubblica sia in nella sfera privata, e alla sua famiglia.
Le nuove foto della testa sfregiata di Sangiuliano, diffuse da Report, sono diventate virali. E due giorni fa Maria Rosaria Boccia ha provato a negare di essere lei l’autrice della ferita. Su Instagram ha postato un articolo del Centro dal titolo «Boccia e Boccioni da record in tv».
Si parla della puntata del programma di Rai 3 e poi si afferma: «Secondo l’avvocato di Sangiuliano quel taglio in fronte apparso a Sanremo, e poi dissimulato da trucco e cerotto, sarebbe il frutto di un’aggressione» della consulente. Secondo «persone vicine alla Boccia, invece, sarebbe il frutto di una caduta accidentale in albergo».
Il quotidiano aggiunge che la 41enne «sta preparando una nuova uscita pubblica», forse da Formigli. Il fatto è che, tornando alla lesione alla testa, nelle ormai note chat dell’estate scorsa i due parlano della lite che hanno avuto e pure del «graffio».
Entrambi sembrano sottintendere che l’autrice sia lei. «Non voglio un altro taglio sulla fronte» scrive Sangiuliano e aggiunge: «Sfregiato… se non fossi stata tu avrei picchiato durissimo». Risponde Boccia: «Mi hai letteralmente mandato fuori di testa… mi hai portato a un punto imbarazzante… mi hai fatto diventare una iena».
Intanto ieri la Giunta per le immunità del Senato ha detto «no» alla richiesta da parte del Tribunale dei ministri di utilizzare la corrispondenza sequestrata all’ex ministro della Cultura nell’ambito del caso Boccia.
I componenti dell’organismo presieduto da Dario Franceschini hanno approvato a maggioranza la relazione di Adriano Paroli (Fi) nella quale si ravvisa il fumus persecutionis da parte dei magistrati nei confronti di Gennaro Sangiuliano. Poco dopo l’Aula del Senato ha approvato con 95 «sì» e 58 «no» la decisione della Giunta per le immunità.
(da Il Giornale)
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
OCCHIONI DA MANGA, CIUFFO AZZURRO, K-WAY GIALLO, LA MASCOTTE SI CHIAMA “LUCE” ED È UNA VIA DI MEZZO TRA UN FUMETTO NIPPONICO E UN FUNKO POP … A DISEGNARLA È STATO L’ILLUSTRATORE SIMONE LEGNO
Occhioni da manga, ciuffo azzurro, k-way giallo. Si chiama Luce e sarà la mascotte del
Giubileo, un po’ fumetto nipponico e un po’ Funko Pop. A presentare personaggio disegnata dall’illustratore Simone Legno, creatore del brand Tokidoki e già al lavoro con la As Roma, è stato monsignor Rino Fisichella.
I dettagli rimandano alla vita dei pellegrini: l’impermeabile, stivali sporchi di terra a testimoniare il cammino già percorso, una croce missionaria al collo e il bastone del fedele.
“Particolarmente evocativa è la rappresentazione degli occhi di Luce, che brillano di una luce intensa: simboleggiano la speranza che nasce nel cuore di ogni pellegrino, incarnano il desiderio di spiritualità e di connessione con il divino e fungono da richiamo a un messaggio universale di pace e fraternità”, spiegano dal Vaticano.
La mossa è chiara: “La scelta di una mascotte come Luce si inserisce in un contesto più ampio, volto a coinvolgere le nuove generazioni e a promuovere un dialogo intergenerazionale. La mascotte non solo rappresenta il Giubileo, ma diventa anche un simbolo di comunità, di accoglienza e condivisione
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
DAVANTI A 50 MILA PERSONE, ATTACCA CON VIOLENZA IL TYCOON: “È UN MESCHINO TIRANNO”… È TESTA A TESTA NEI SETTE STATI IN BILICO
“Donald Trump è instabile e vuole il potere assoluto”: A una settimana dal voto negli Stati Uniti Kamala Harris lancia la sua requisitoria all’Ellipse, nel luogo simbolico di fronte al lato sud della Casa Bianca in cui l’avversario repubblicano quasi quattro anni fa, il 6 gennaio del 2021, radunò i suoi sostenitori e li invitò a “lottare come dannati”, “fight like hell”.
Un’esortazione che finì con l’assalto a Capitol Hill e la giornata più buia della democrazia americana. “E’ il momento di una nuova generazione di leader in America. E io sono pronta”, ha detto la vice presidente alla sua gente riunita nella capitale. Gli Stati Uniti non sono un luogo per “aspiranti dittatori”: i manifestanti di Seneca Falls e dello Stonewall “non hanno lottato e dato al loro vita solo per vederci cedere le nostre libertà fondamentali. Non lo hanno fatto per vederci sottomettere alla volontà di un altro meschino tiranno”, ha aggiunto.
Il “popolo di Kamala”, raccolto nello stesso luogo dei trumpiani tre anni fa, non potrebbe essere più diverso dalla folla dalla quale sono usciti gli insurrezionisti violenti che hanno attaccato il Congresso. Composto, anche troppo secondo alcuni osservatori, quasi rassegnato ad una vittoria che sembra sempre più difficile, ma che comunque ha deciso di scendere in massa a dare il suo sostegno alla candidata democratica.
Oltre 52mila persone secondo la polizia della capitale, migliaia delle quali hanno atteso circa due ore e mezza in fila, pazientemente, e altre migliaia che nonostante la lunga coda non sono riuscite ad entrare nel perimetro dell’Ellipse e si sono assiepate sul grande prato di fronte, dove sorge l’obelisco dedicato a George Washington, un altro luogo iconico della capitale Usa.
Una folla che si vede così numerosa su quel prato forse solo in un’occasione: il 4 luglio, la festa dell’indipendenza americana. Una massa allegra ma non folkloristica come i sostenitori di The Donald, che lo venerano senza se e senza ma. Forse più consapevole, più critica anche nei confronti di una candidata che non appoggiano in tutto e per tutto, vedi ad esempio la guerra a Gaza, e tuttavia conscia dell’importanza di queste elezioni e spaventata dagli scenari prospettati dai democratici in caso di vittoria del repubblicano.
“Questo voto è una scelta fra il caos e la divisione o la liberta”, ha avvertito la vice presidente. “Trump parlando da questo posto quattro anni fa, ha inviato una folla armata a ribaltare un’elezione libera e giusta. Un’elezione che aveva perso”, ha attaccato Harris per poi passare ad una nota dolente della sua campagna, la crisi al confine sud degli Stati Uniti.
“Perseguiremo i cartelli del narco traffico e gli immigrati illegali, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che siamo una nazione di migranti”, ha affermato. Quindi la democratica ha affrontato un altro tema caldo, la continuità con Joe Biden.
“La mia presidenza sarà diversa”, ha assicurato promettendo di continuare a lottare per l’aborto e i diritti riproduttivi delle donne. Harris ha anche promesso che non abbandonerà gli alleati degli Stati Uniti in tutto il mondo, altro argomento controverso con le minacce del tycoon di uscire dalla Nato e la sua vicinanza a figure autoritarie come Vladimir Putin e Kim Jon un. Harris ha anche promesso che “sarà la presidente di tutti gli americani, anche di chi non è d’accordo con lei”.
“We are not going back!”, hanno risposte donne nere e bianche, uomini, famiglie e centinaia di giovani, soprattutto studenti delle tante università di Washington. Qualcuno reggeva un cartello con la foto del tycoon con i baffi alla Hitler, qualcun altro protestava per il diritto all’aborto, alcuni per la difesa della comunità Lgtbq+.
“Io entrerò nello Studio Ovale con una lista di priorità per gli americani, Trump con una lista di nemici da punire”, ha attaccato la vice presidente accolta dall’ovazione del pubblico. Se l’America fosse Washington, Harris avrebbe la vittoria in tasca. Ma la capitale per molti gli analisti, e forse non a torto, è una bolla lontana da quella pancia del Paese che sembra preferire Trump.
Kamala Harris s Donald Trump testa a testa in Pennsylvania, stato in bilico che ha 19 grandi elettori. Secondo un sondaggio di Cbs News-YouGov, Harris e Trump hanno ognuno il 49% dei consensi.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
I VOTI DEL FEUDO DI IMPERIA DELL’EX MINISTRO FORZISTA SI SONO RIVELATI DECISIVI E SCAJOLA E’ PRONTO A FARLI PESARE: “AL NEO-PRESIDENTE NON DISDEGNERÒ DI DARE CONSIGLI, QUANDO SARANNO RICHIESTI” … IL NIPOTE MARCO SCAJOLA È STATO IL PIÙ VOTATO IN REGIONE. SARÀ DI NUOVO ASSESSORE? “DI QUESTO NON VOGLIO PARLARE. MA…”
«Macché feudo, i voti “miei” sono tre: mia moglie e i miei due figli!». Claudio Scajola, non
faccia il modesto… «Allora, sicuramente si può dire che nella provincia di Genova è andato meglio lo schieramento di Orlando e che i 16mila voti di scarto della provincia di Imperia sono stati decisivi, per compensare».
Decisivo Scajola lo è stato, sicuro, per salvare la destra da una disfatta che due mesi fa pareva certa. E invece l’ha spuntata Marco Bucci (e dunque Giorgia Meloni) grazie a questo ex diccì, ex berlusconiano, sopravvissuto alla prima e alla seconda repubblica, un paio di arresti alle spalle, un mucchio di indagini (ma da quasi tutte è uscito prosciolto, assolto o prescritto), e che è ancora su piazza: sindaco di Imperia a 76 anni, dal 2018, un ritorno, perché la prima volta con la fascia tricolore, ricorda adesso, «era il 1982».
Meloni l’ha ringraziato, al telefono, la sera dello spoglio, rivela.
«Appena è uscita la mia dichiarazione in cui dicevo: “Ha vinto Bucci”, squilla il cellulare, è Antonio Tajani. Mi mette in vivavoce e c’è anche Giorgia Meloni». Che le ha detto la premier? «Ci siamo rallegrati di avere scelto la persona giusta ». Ma l’ha scelto lei o Meloni, Bucci? «Io mi sono impegnato in tutti i modi, prima per convincere Bucci a candidarsi e poi perché tutti ne fossero convinti: serviva un tecnico, un esterno, non uno di FdI o altri. Ma certamente è stata fondamentale l’opera di Meloni. Diciamo che io ho fatto la mia parte ».
Con Toti i rapporti si erano guastati, a un certo punto. «Burrascosi », li definisce ora lui, ma le cose, prima dell’arresto dell’ex governatore, erano migliorate: «Avevamo fatto pace? No, ma avevamo trovato il modo di capirci meglio». Con questo credito politico nel taschino del gessato, Scajola giura che non vuole giocare da presidente ombra, in regione, anche se si fa fatica a credergli
Dissimula così: «Bucci ha vinto perché i liguri hanno capito che è un uomo del fare. In questo mi assomiglia». Però, la sua Imperia, fa capire, conterà di più rispetto all’era Toti: «Bucci è ben consapevole che sì, Genova ha metà degli abitanti della Liguria, ma anche che a Ponente qualche malumore c’è e si chiede più attenzione dalla Regione». Al neo presidente, aggiunge sibillino, «non disdegnerò di dare consigli, quando saranno richiesti». Insomma, chiamerà, al momento giusto.
(da La Repubblica)
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
“IN QUALE PAESE UN LEADER POLITICO, PER CAVARE I VOTI DALL’INTESTINO DI UN PEZZO DI ELETTORATO, ARRIVA A COMPIACERSI PER LA MORTE DI UN ESSERE UMANO? VINCE LA CRUDELTÀ. MA SE CERTE COSE SI DICONO NEI COMIZI E IN PARLAMENTO, PERCHÉ I PEGGIORI BAR DEL PAESE DOVREBBERO ESPRIMERSI MEGLIO?
Matteo Salvini ha oltrepassato un altro confine, paradossale per chi i confini li sogna tutti blindati e impenetrabili, ed è giunto ancora più in là, dove si esulta per la morte di un uomo.
A Verona un immigrato aggredisce con un coltello una pattuglia della polizia e viene ucciso. «Non ci mancherà», erutta Salvini, ma il prefisso del verbo è facoltativo. Peccato non ci fosse il video dell’evento da postare sui social della ex Bestia: sarebbe stato il migliore degli snuff movie, quei filmati che riprendono la morte di qualcuno per il piacere voyeuristico di altri.
Un tempo si favoleggiava sull’esistenza di questi video, oggi ce n’è uno nuovo al giorno su Internet e sono tra i preferiti della propaganda dell’ultradestra in tutto il mondo. Ah, per la precisione la frase completa di Salvini sui fatti di Verona è: «Con tutto il rispetto, non ci mancherà». Con tutto il rispetto. Perché non bastava il disprezzo, serviva pure uno sberleffo.
L’ingrediente principale di certa politica contemporanea è la cattiveria. Dice: ma era un delinquente. Ma in quale Paese un leader politico, per cavare i voti dall’intestino di un pezzo di elettorato, arriva a compiacersi per la morte di un essere umano? Oppure no, piano con le parole: chi ha detto che parliamo di esseri umani? Salvini ha appena detto in piazza che i migranti sono «cani e porci», presumibilmente più porci che cani (…)
Non che sia una svolta repentina, quella leghista. Umberto Bossi parlava dei migranti e li chiamava «Bingo Bongo», Roberto Calderoli guardava l’ex ministra Cecile Kyenge e diceva di vederci «un orango». Pochi giorni fa il ri-candidato alla Casa Bianca Donald Trump, idolo di Salvini, ha accusato gli immigrati haitiani in Ohio di mangiare i cani e i gatti degli americani. La leggenda degli haitiani mangiacani è partita da fake news diffuse nella città di Springfield, nell’Illinois, che si chiama come la cittadina dei Simpson, e forse le uniche scimmie vere di questa storia sono quelle che suonano i piatti non solo nel cervello di Homer.
Quando Roberto Vannacci si gode la pallavolo in tv e Paola Egonu non gli pare italiana, «non ha i nostri tratti somatici», non scopre nulla di nuovo e il numero tre della rivista La Difesa della Razza, uscito nel 1938, dà ragione al generalissimo reclutato da Salvini per dare lustro alle liste della Lega per le Europee: vi si legge un ampio servizio fotografico per confrontare le immagini di signorine italiane con quelle di donne «negroidi» al fine di apprezzare la superiorità estetica e intellettiva delle prime. Curiosità: il segretario di redazione della rivista era Giorgio Almirante, storico leader del Movimento sociale italiano che Giorgia Meloni considera un padre della patria.
C’è da sospettare che Matteo Piantedosi, il dirigente di Stato nel quale Salvini ha visto le stimmate di un degno successore al Viminale, abbia voluto distinguersi dall’abitudine della compagnia alle similitudini animali grazie a quella neutralità che si addice alla lingua dei prefetti.
Salvini contro i magistrati
Ce l’ha da sempre con i buonisti, Salvini, e infatti sta diventando sempre più cattivo. Parlando l’altra sera a ruota libera al Tg1 per oltre quattro minuti, più che un’intervista è stato un confessionale, nel senso del reality non del sacramento, il leader della Lega ha detto la sua sui migranti che rischiano di fare avanti e indietro tra Italia e Albania: «Se tornano in Italia e stuprano qualcuno, ne rispondono i magistrati?». Non conta la legge, non conta il diritto, conta il colore della pelle: sono neri — ma in testa agli elettori più affezionati di Salvini risuona senz’altro una “g” in mezzo alla parola — dunque presunti colpevoli.
Gli alleati neonazi di Salvini
Prima dell’Europee un esponente di Afd, sempre quei cari alleati tedeschi del Carroccio, ha pubblicato un post per sostenere che dal 2015 in Germania si assiste a «una esplosione di violenza sessuale» e l’ha attribuita agli immigrati turchi, iracheni e siriani. Cercare di parlare di dati non è possibile in questi casi, non prima che chi ci prova subisca l’augurio che un immigrato gli violenti moglie, mamma, sorelle e altre congiunte. I cittadini allevati dal cattivismo politico hanno la bava alla bocca sebbene talvolta fatichino a mascherare l’eccitazione. C’è da giurare che alcuni bramino il video degli stupri. Vince la crudeltà. Ma se certe cose si dicono nei comizi e in Parlamento, perché i peggiori bar del Paese dovrebbero esprimersi meglio?
Stefano Cappellini
per repubblica.it
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Ottobre 30th, 2024 Riccardo Fucile
SANNA (PD) IL PIU’ VOTATO, PI SCAJOLA (FORZA ITALIA)… FUORI NICOLINI, GIAMPEDRONE E SANSA, MA QUALCUNO VERRA’ RIPESCATO COME ASSESSORE
Liguria. Ci sono i mister (e le miss) preferenze, e quelli che entreranno per una manciata di
voti, ci sono i rookie e quelli già al secondo, o addirittura al terzo giro, e poi ci sono, come in ogni tornata elettorale, i trombati più o meno illustri: all’indomani della vittoria di Marco Bucci ecco gli eletti al consiglio regionale della Liguria, tenendo conto che alcuni giochi sono ancora aperti tra rinunce e promozioni in giunta.
Come si compone il consiglio regionale della Liguria
I consiglieri in Liguria sono 30, oltre al presidente della giunta. Di questi, 24 sono eletti con sistema proporzionale sulla base di liste provinciali: Genova (13), La Spezia (4), Savona (4), Imperia (3). I restanti 6 seggi, come stabilito dalla legge elettorale 18/2020 ancora in vigore, sono assegnati con un sistema maggioritario dopo le elezioni ai gruppi di liste a supporto del presidente eletto, o alle liste non associate in caso di raggiungimento della maggioranza assoluta. Alla fine in Liguria saranno 17 consiglieri di maggioranza, più il presidente, e 13 di minoranza, tra i quali è incluso il candidato presidente sconfitto.
La sezione mancante a Genova: esiti ancora incerti
Da una delle 964 sezioni in provincia di Genova non sono ancora stati trasferiti i dati relativi alle preferenze. Questo rende impossibile, in linea teorica, ufficializzare la composizione del consiglio regionale. Un esempio è il testa a testa sul quarto posto del Pd nella circoscrizione, con il segretario provinciale Simone D’Angelo avanti per un soffio rispetto al capogruppo uscente in via Fieschi Luca Garibaldi.
Il consiglio regionale della Liguria, composizione “temporanea”
Marco Bucci – presidente
Andrea Orlando
PARTITO DEMOCRATICO
Armando Sanna (Ge)
Katia Piccardo (Ge)
Federico Romeo (Ge)
Simone D’Angelo (Ge)
Roberto Arboscello (Sv)
Davide Natale (Sp)
Carola Baruzzo (Sp)
Enrico Ioculano (Im)
FRATELLI D’ITALIA
Stefano Balleari (Ge)
Simona Ferro (Ge)
Rocco Invernizzi (Sv)
Luca Lombardi (Im)
Gianmarco Medusei (Sp)
VINCE LIGURIA BUCCI PRESIDENTE
Federico Bogliolo (Ge)
Matteo Campora (Ge)
Alessandro Bozzano (Sv)
LEGA
Alessio Piana (Ge)
Sara Foscolo (Sv)
Alessandro Piana (Im)
FORZA ITALIA
Carlo Bagnasco (Ge)
Angelo Vaccarezza (Sv)
Marco Scajola (Im)
ALLEANZA VERDI SINISTRA
Selena Candia (Ge)
Jan Casella (Sv)
ORGOGLIO LIGURIA
Giovanni Boitano (Ge)
Marco Frascatore (Sp)
Walter Sorriento (Im)
ANDREA ORLANDO PRESIDENTE
Gianni Pastorino (Ge)
MOVIMENTO 5 STELLE
Stefano Giordano (Ge)
I trombati eccellenti (ma con possibile ripescaggio)
L’esito delle urne lascia, al momento, fuori dal consiglio regionale due fedelissimi dell’ex governatore Giovanni Toti, l’assessore alla Protezione civile Giacomo Giampedrone, candidato nella lista Vince Liguria alla Spezia – e che però potrebbe comunque essere chiamato in giunta dal Bucci – e la ex portavoce di Toti, Jessica Nicolini, la quale potrebbe rientrare come prima dei non eletti della “nuova” lista arancione in caso di promozione ad assessore di Matteo Campora. Niente da fare anche per Angelo Gratarola, ex assessore alla Sanità, scelto sempre da Toti.
Fuori dal consiglio regionale anche Stefano Anzalone, nella lista civica Orgoglio Liguria a Genova e indagato per voto di scambio nel quadro dell’inchiesta della Procura di Genova. Fuori anche una campionessa di preferenze come Lilli Lauro, che esule della lista Toti era migrata in Fratelli d’Italia. Delusione anche per i due leghisti Sonia Viale, candidata a Imperia e terza in lista, e Stefano Mai, terzo nella circoscrizione Savona.
Nella minoranza, niente da fare (al momento) per Luca Garibaldi, referente Pd del Tigullio ed ex capogruppo in via Fieschi, scalzato per un pugno di voti da Simone D’Angelo. Fuori anche Ferruccio Sansa che, ieri durante lo spoglio, già metteva in preventivo la possibilità di tornare a fare il giornalista a tempo pieno.
Non tornerà in consiglio regionale il “decano” Pippo Rossetti, passato dal Pd ad Azione e comunque doppiato nelle preferenze da Cristina Lodi (anche lei fuori).
Niente consiglio regionale per i due consiglieri regionali uscenti del M5s, Stefano Tosi (candidato nella lista civica di Orlando) e Paolo Ugolini.
Le New Entry in consiglio regionale
Un consiglio regionale rinnovato per la metà, se si considera che su 30 consiglieri 12 sono new entry. Tra loro Federico Bogliolo, arancione già presidente del municipio Levante, Luca Lombardi detto HYPE, sanremese che ha sbancato con una campagna fatta soprattutto su TikTok, poi la leghista savonese Sara Foscolo, che dopo un’esperienza breve in parlamento torna alla grande politica, Rocco Invernizzi (Fdi), figura vicina a Marco Melgrati, e la sua nemesi, Jan Casella (Avs), ambientalista alassino.
Ben tre rookie, ma amministratori di una certa esperienza, sono del Pd: Katia Piccardo, la combattiva sindaca di Rossiglione, Federico Romeo, che è riuscito a sbancare nella sua Valpolcevera nonostante l’exploit dell’avversario interno ai dem, Armando Sanna (mister preferenze del Pd), e poi Simone D’Angelo, segretario metropolitano, che però avrebbe pronta la lettera di dimissioni da quell’incarico dopo la sconfitta di Orlando. Nuova del Pd anche Carola Baruzzo, in ticket con Davide Natale alla Spezia.
Ce l’hanno fatta Stefano Giordano, pompiere e sindacalistaì, coordinatore metropolitano del M5s, e poi i “civici” Walter Sorriento e Marco Frascatore.
I campioni di preferenze del consiglio regionale della Liguria
Bastava dare un’occhiata ai risultati nella zona di Sant’Olcese e dintorni per capire che lo scettro delle preferenze lo avrebbe tenuto in mano Armando Sanna, già vicepresidente del consiglio regionale (ed ex sindaco di Sant’Olcese), eletto dai cittadini con 8 mila voti. Numeri molto alti anche Katia Piccardo (oltre 7600) sindaca di Rossiglione, e Federico Romeo, dati che confermano il radicamento del Pd in alcune vallate del genovesato. Roberto Arboscello supera i 6000 voti nel savonese.
Nel centrosinistra molto bene la rossoverde Selena Candia che supera in termini di preferenze – oltre 4000- sia il compagno di lista in Avs Ferruccio Sansa sia Gianni Pastorino, eletto nella civica di Orlando.
Marco Scajola a Imperia, nella lista di Forza Italia, ex assessore regionale dal cognome inevitabilmente “importante”, è il più votato del centrodestra con 6308 preferenze. A distanza Carlo Bagnasco, sindaco di Rapallo, e coordinatore regionale di Forza Italia, con 4742 voti (circoscrizione Genova). Ma la maggioranza a Genova vede come primo partito Fratelli d’Italia, al 13,6%, e Stefano Balleari in pole con oltre 3600 voti, si rifa della batosta alle Europee. Sono 3100 i voti della seconda in lista, Simona Ferro. In Vince Liguria oltre 2000 voti per Federico Bogliolo e 1900 per Matteo Campora. Nella Lega Alessio Piana prende più voti del viceministro Edoardo Rixi che comunque non sarebbe rimasto in Liguria. Oltre 2300 per Angelo Vaccarezza nella lista di Forza Italia a Savona e per la terza volta eletto in consiglio regionale.
(da Genova24)
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