Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
NON SIGNIFICA CHE SIA ALLE VISTE UN CAMBIO DI MAGGIORANZA. SIGNIFICA PERÒ CHE GLI INTERESSI DEL PARTITO CENTRISTA CHE FU DI BERLUSCONI E QUELLI DI GIORGIA MELONI SI STANNO VIA VIA DIVARICANDO… LA CONCLUSIONE NON SARÀ LA CRISI DELL’ESECUTIVO, BENSÌ UNA SOSTANZIALE PARALISI DELL’AZIONE DI GOVERNO, RIDOTTA A ORDINARIA AMMINISTRAZIONE
Ieri si è avuta la prova che le lacerazioni all’interno della coalizione sono più gravi di quanto palazzo Chigi voglia far trapelare. Probabilmente il centrodestra non è “allo sbando”, come si affrettano a dire dall’opposizione […]. Tuttavia le fratture interne, ultime quelle sul canone Rai e la sanità calabrese, lasciano intravedere un tessuto sfilacciato.
La questione del canone sembra minore, ma in realtà Forza Italia ha lasciato soli in modo perentorio Fratelli d’Italia e Lega. Soprattutto quest’ultima aveva fatto del taglio un tema prioritario. Il fatto che Tajani abbia votato contro insieme alle sinistre non significa che sia alle viste un cambio di maggioranza, che non sarebbe logico e non avrebbe i numeri.
Significa però che gli interessi del partito centrista che fu di Berlusconi e quelli di Giorgia Meloni si stanno via via divaricando.
Per non parlare di Salvini, avversario politico numero uno di Forza Italia: specie oggi che i consensi elettorali quasi si equivalgono. Del resto, la contesa sul canone Rai lascia intravedere sullo sfondo proprio il profilo di Mediaset contrapposto a quello dell’ente di Stato. Canone più basso significa per viale Mazzini necessità di drenare pubblicità, di conseguenza il danno delle reti private è qualcosa più di una minaccia.
La conclusione di questo gioco di ripicche non sarà la crisi dell’esecutivo, bensì una sostanziale paralisi dell’azione di governo, ridotta a ordinaria amministrazione. Lo vediamo sul fisco, dove l’idea di una riduzione delle aliquote, che dovrebbe essere tipica del centrodestra, si scontra contro il muro dell’impossibile. Idem sul resto, dal premierato alla separazione delle carriere. Questa è la vera spada di Damocle che incombe sulla premier. Una legislatura logorante senza vere riforme.
(da Repubblica)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
L’EX MONARCHICO ROSICA PER LE TROPPE CONCESSIONI ALLA LEGA, ORMAI TERZO PARTITO DELL’ALLEANZA, E VUOLE QUANTOMENO QUALCHE COMPENSAZIONE IN MANOVRA… I SOSPETTI DEI MELONIANI SUI FRATELLI BERLUSCONI E LO SPOSTAMENTO “A SINISTRA” DI FORZA ITALIA. IERI FULVIO MARTUSCIELLO, RAS AZZURRO IN CAMPANIA, HA ELOGIATO IL PD PER IL VOTO SU FITTO
Quando Giorgia Meloni arriva all’hotel di Monte Mario per la conferenza sul
Mediterraneo lo sguardo è terreo. Antonio Tajani si accorge subito che sarà una giornata difficile. Ai colleghi che incontra alla Camera nel pomeriggio, il ministro degli Esteri confesserà: «Giorgia era davvero nera, mai vista così».
Ed effettivamente su questo punto tutte le fonti concordano: la premier ha vissuto molto male il duplice strappo dei suoi alleati in Senato. E quando sceglie di minimizzare, derubricando l’accaduto, – «è un inciampo» – lo fa senza crederci troppo.
Tanto che prima di lasciare Palazzo Chigi chiede ai suoi collaboratori di far filtrare una frase: «L’inciampo non giova al governo». Si tratta di un’ammissione pubblica sulle lacerazioni dei soci di maggioranza. Un modo, nemmeno troppo tacito, per inviare un messaggio: «Adesso risponderò colpo su colpo».
Ma la questione politica è tutta interna alla maggioranza. La premier mostra sempre più insofferenza verso Forza Italia. «Giorgia ha spesso fatto da sponda a Tajani contro Salvini e il risultato è che loro si smarcano tutti i giorni, a cominciare dello Ius scholae» racconta una dirigente di Fratelli d’Italia.
Il sospetto dei meloniani è che gli azzurri si stiano spostando sempre più a sinistra. A riprova di ciò viene portata una dichiarazione del parlamentare europeo di Forza Italia, Fulvio Martusciello: «Grazie al Pd per il senso delle istituzioni dimostrato nel voto a Raffaele Fitto». E proprio sulla successione del nuovo commissario Ue che si sfogherebbe la volontà di rivalsa dei forzisti. Meloni lo ha capito e lo ha ribadito a Tajani: «Sulle deleghe di Raffaele decido io».
Ogni volta che si torna sull’argomento tv, però, la presidente del Consiglio ritrova le stesse convinzioni: pensa che dietro tutte queste manovre sulla Rai ci siano gli eredi di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, proprietari di Mediaset: è ai loro occhi «che Tajani deve mostrarsi autonomo».
Anche il segretario di Forza Italia, però, si è abbastanza stufato. Con Salvini i rapporti non sono buoni, e i due vicepremier si confrontano molto di rado. La questione del canone ha assunto una dimensione puramente simbolica. È uno strumento di battaglia politica, di rivendicazione e compensazione.
È vero, ammettono dentro FI, che la contrarietà degli azzurri nasce a favore dei Berlusconi, preoccupati dal possibile effetto sulla pubblicità del taglio delle entrate della tv pubblica. Ma nel corso dei mesi è successo altro: Tajani ha cominciato a vivere come provocatoria l’insistenza sulla norma mostrata da Salvini. La tensione non si è stemperata nemmeno durante il vertice domenicale a casa Meloni.
Il ministro degli Esteri considera ormai un fatto acquisito che FI sia il secondo partito della maggioranza, nonostante Salvini gli abbia ricordato che i parlamentari azzurri siano 68, contro i 94 della Lega.
«Deve esserci un riconoscimento politico», sostiene da giorni Tajani con i suoi fedelissimi. Non si tratta solo di poltrone, non ancora perlomeno. Ma di misure economiche che dovranno entrare nella legge di Bilancio.
Mai, in due anni di governo, si era arrivati a tanto. A questo livello esplicito, smaccato, teatrale, del duello
(La Stampa)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
CONTINUANO LE TENSIONI DENTRO LA MAGGIORANZA, ORA E’ FRATELLI D’ITALIA CHE PROVA A SMORZARE I TONI
La slavina è partita. Non si ferma lo scontro in maggioranza partito ieri sul decreto fiscale, con Forza Italia e Lega una contro l’altra sul taglio del canone Rai. Mentre FdI prova a smorzare i toni.
All’indomani del voto contrario azzurro, torna sulla questione Raffaele Nevi, portavoce nazionale FI, intervistato da Affaritaliani. Per il forzista “non serve una verifica di governo ma si deve tornare a rispettare il programma sottoscritto con gli elettori e fare le cose condivise”.
Un messaggio alla Lega? “Si dia una calmata, abbassi i toni e torniamo a parlarci di più”, conclude Nevi che poi affonda il colpo: “Salvini fa un po’ il paraculetto e dice che nel programma c’è anche la riduzione della pressione fiscale per difendere l’emendamento bocciato sul canone Rai”.
Insomma, i toni sono pesanti.
Deve comunque intervenire lo stesso Antonio Tajani che esclude litigi o ripicche. “Nessun litigio” nella maggioranza, “abbiamo votato come preannunciato contro un emendamento che non condividevamo perché quei 430 milioni secondo noi possono essere utilizzati per ridurre le aliquote Irpef e aiutare il ceto medio a pagare meno tasse. Nessuna ripicca, non litigo con nessuno”.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
“SONO VICE DELLA MELONI, MA CREDO SI STARLE SUI COGLIONI”
«La base mi rinnega, nemmeno più i leghisti vanno a votare Lega». Si apre così Perdere
Consensi di Luca e Paolo, parodia di Perdere l’Amore di Massimo Ranieri dedicata al segretario della Lega e vicepremier Matteo Salvini. «
Perdere consensi a ogni votazione – continua la canzone – c’è perfino Zaia che mi ha dato del ca**one, tutti questi anni sono stati vani, perdere consensi e averne meno di Tajani».
Così i comici che curano la copertina di Di Martedì, in onda su La7, ironizzano sul declino della Lega che alle elezioni europee del 2019 toccava il 34%, e cinque anni dopo si trova ad avere tra l’8% e il 9%, superata da Forza Italia, in queste settimane tra il 10% e l’11%.
«Se in tribunale mi faranno il culo a strisce», cantano Luca e Paolo scherzando sul processo Open Arms, «carico di bagagli sul Cayenne, migro in Francia da Marine Le Pen, come un clandestino». Chiusura in rima: «Sono pur sempre vice della Meloni, anche se ho il sospetto di starle sui co***oni».
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
TAJANI IMPUTA ALLA LEADER ANCHE UN ALTRO SGARBO: QUELLO DI AVER SOSTENUTO L’IMPOSSIBILITÀ DI FINANZIARE IL TAGLIO DELL’IRPEF RICHIESTO DA FORZA ITALIA… LA SORA GIORGIA NON HA CAPITO CHE SE LA FAMIGLIA BERLUSCONI SI INCAZZA LEI IN 24 ORE VA A CASA CON TUTTA LA SUA CORTE DEI MIRACOLI
La scena è piuttosto forte. C’è Antonio Tajani che attende per dieci minuti l’arrivo di Giorgia Meloni davanti alle porte girevoli della hall dell’hotel Cavalieri Waldorf Astoria. Quando la premier arriva, si salutano con il bacio. Lei segue il ministro.
Devono chiarirsi, prima di tuffarsi nel Med Dialogues, perché al Senato il governo si sta frantumando. Arrivano di fronte a una saletta. «Facciamo qui?», propone garbato il titolare degli Esteri. «Non lo so, sei te che stai a organizza’ ’sta cosa». Attoniti, osservano alcune decine di presenti.
Quello che succede dietro quella porta, al piano -1, è se possibile anche peggio. Si può ricostruire seguendo il filo dei racconti che Meloni, Tajani e Matteo Salvini – a sua volta in contatto con la premier – riferiranno nel corso della giornata ai propri dirigenti, senza troppe cautele.
La presidente del Consiglio è furiosa per lo spettacolo di palazzo Madama e per l’errore tattico della sottosegretaria Albano. E ora se la prende con l’alleato che ha di fronte: «Ti avevo chiesto di abbassare i toni. Te lo avevo chiesto – è il senso dei suoi ragionamenti – perché ho già il Quirinale che ci frena su tutto, che crea problemi su ogni emendamento che presentiamo in Parlamento. Ti avevo detto: non è il momento. E tu hai comunque votato contro il governo».
Meloni rinfaccia all’alleato anche un altro dettaglio della trattativa di martedì notte: aver lasciato intendere a Giovanbattista Fazzolari – emissario incaricato dell’estremo tentativo di mediazione – di essere pronto a chiedere a FI di non partecipare al voto contro l’esecutivo. E di aver poi fatto il contrario, in commissione.
Per Tajani, la ricostruzione è distorta, il film completamente diverso. Nessun impegno, nessuna promessa. Anzi, il ministro ricorda a Meloni di averle annunciato già a settembre, riservatamente, l’intenzione di non rinnovare il taglio del canone.
Non soltanto perché avrebbe creato una tensione impossibile con la famiglia Berlusconi, ma soprattutto per difendere la propria leadership: «Avrei perso il partito, avrei perso la faccia». Imputa alla leader anche un altro sgarbo: quello di aver sostenuto nel vertice domenicale l’impossibilità di finanziare il taglio dell’Irpef richiesto da Forza Italia, giustificandolo con l’assenza di risorse, ma di aver poi autorizzato una spesa di 410 milioni necessari per decurtare l’imposta sulla tv.
È un dialogo aspro, senza fair play. Meloni chiude ad ogni scenario, frena ogni pretesa. Anche quella di un rimpasto, che gli azzurri vorrebbero entro febbraio. «Quando FdI era il partito più piccolo della coalizione nessuno badava alla nostra crescita – sostiene, secondo quanto riferiscono dal cerchio magico – Passavamo dal 3 al 5%, poi all’8%, ma ero sempre la “piccola fiammiferaia”. Quando chiedevo agli alleati, mi rispondevano: conta solo il peso dei gruppi parlamentari».
È la stessa tesi che la Lega diffonde a sera, quando Tajani indica gli azzurri come la seconda forza della coalizione e reclama un riconoscimento.
A questo punto, il problema non è la crisi di governo, a cui nessuno dei tre leader crede. Semmai, l’escalation. E il rischio che, continuando così, i due alleati decidano prima o poi altre azioni che penalizzino Mediaset. Difficile immaginare che succeda davvero, ma già l’ipotesi basta a mettere pressione sugli eredi del Cavaliere.
Sospettati comunque in queste ore dalle sorelle Meloni di essere pronti a smarcarsi sempre più decisamente – anche se con progressione studiata – dalla maggioranza di governo. In questo senso, non aiuta a rasserenare il clima la dichiarazione del capogruppo di FI all’Europarlamento Fulvio Martusciello, alleato fedele di Tajani: «Ringrazio il Pd per il grande senso delle istituzioni dimostrato», votando Ursula von der Leyen. Anche perché chi si è opposto, aggiunge, lo ha fatto per colpire l’Italia e il governo Meloni. «E dispiace che la Lega non abbia colto».
(da La Repubblica)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
E SUL TAGLIO DEL CANONE RAI (A CUI FORZA ITALIA HA DETTO NO, VOTANDO INSIEME ALL’OPPOSIZIONE IN COMMISSIONE AL SENATO), IL VICEPREMIER RICORDA CHE BERLUSCONI POCO PRIMA DI MORIRE DISSE AL LEADER LEGHISTA: “NON INSISTERE SULL’ABOLIZIONE O SUL TAGLIO DEL CANONE”
Forza Italia andrà avanti sullo ius Italiae per concedere la cittadinanza ai figli di non
italiani che frequentano per 10 anni la scuola in Italia. Lo ha assicurato il vicepremier Antonio Tajani a ‘Il cavallo e la torre’ su Rai3. “E’ una proposta di buon senso, anche la Lega si convincerà”, ha aggiunto.
Quella sul canone Rai “è un’iniziativa della Lega legittima”. Ma “Berlusconi poco prima di morire ricevette Salvini al San Raffaele dove era ricoverato, c’era anche Gianni Letta, e gli disse espressamente di non insistere sull’abolizione o sul taglio del canone Rai”.
Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani a ‘Il cavallo e la torre’ su Rai3. “Questo è il racconto di un fatto che so di Berlusconi”, ha spiegato.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
IN MANETTE ANCHE UNA CONSIGLIERA COMUNALE E TRE DIRIGENTI ASM
Il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, eletto nelle fila della Lega, è stato arrestato per corruzione, al termine di una indagine condotta dai carabinieri di Pavia, coordinata dalla locale procura, guidata da Fabio Napoleone. Oltre a Ceffa sono stati posti ai domiciliari anche una consigliera comunale, Alessandro Gobbi (presidente di Asm Vigevano e Lomellina, il principale fornitore di gas e luce del territorio), Veronica Passarella, di Asm Vigevano, e altre due persone.
Indagati anche l’ex europarlamentare della Lega Angelo Ciocca – che è stato perquisito -, e Alberto Righini, presidente dell’Ance di Vigevano.
Sono ancora in coso di esecuzione anche perquisizioni, acquisizioni documentali – sia presso persone giuridiche (enti pubblici, studi professionali e società) sia persone fisiche (pubblici ufficiali, legali rappresentanti di società, professionisti) – e audizioni di persone informate, al fine di ricercare ulteriori riscontri.
Le indagini sono partite nel novembre 2022, dalla cosiddetta «congiura di Sant’Andrea» quando una parte significativa dei consiglieri comunali di Vigevano rassegnò le proprie dimissioni al fine di rovesciare la giunta comunale. In tale fibrillante contesto politico, almeno uno dei consiglieri comunali venne avvicinato con la promessa di ricevere la somma di euro 15.000 se avesse partecipato alle “dimissioni di massa”.
Gli autori della proposta corruttiva sarebbero stati Ciocca e Righini. Anche se le dimissioni di massa vennero – come noto – sventate, il Sindaco, per assicurarsi il sostegno politico di un’altra Consigliera Comunale, le avrebbe procurato, tramite un prestanome, una consulenza presso Asm Vigevano, di cui la municipalizzata non aveva alcuna effettiva necessità, al solo fine di assicurare un illecito vantaggio economico alla donna.
I tre dirigenti di Asm Vigevano, dal canto loro, pur nella piena consapevolezza della assoluta inutilità della prestazione, avrebbero a vario titolo collaborato per conferire alla consigliera comunale, per il tramite di un prestanome, il prezzo della corruzione (una consulenza legale).
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
“POLTRONE D’ITALIA” SI MUOVE SEMPRE PER ACCHIAPPARE UN POSTO, LA COERENZA E’ STATA MESSA IN ARCHIVIO DA ANNI
Oggi nasce formalmente la nuova Commissione europea di Ursula von der Leyen, che ha
ottenuto solo 370 voti favorevoli, solo 10 più della maggioranza assoluta, 282 no e 36 astenuti. Il consenso di oggi è stato molto più basso rispetto a quello ottenuto per la sua nomina luglio. In quel caso infatti la leader tedesca aveva incassato 401 sì. Quello ottenuto per il bis è il peggior risultato per una Commissione nella storia europea.
Per la nuova squadra di von der Leyen hanno votato 52 eurodeputati italiani su 75. Hanno votato no 23 europarlamentari: i due indipendenti del Pd, Cecilia Strada e Marco Tarquinio, e anche i 10 italiani di Left di Sinistra italiana e M5s, i 3 Verdi, Leoluca Orlando, Benedetta Scuderi e Ignazio Marino e gli 8 eurodeputati della Lega nel gruppo dei Patrioti, Borchia, Ceccardi, Cisint, Sardone, Patriciello, Stancanelli, Tovaglieri, Vannacci.
Tra i sì c’è la delegazione di Fratelli d’Italia del gruppo Ecr, che è rimasta compatta (anche se nel gruppo dei Conservatori i polacchi del Pis hanno votato contro, così come altri quattro eurodeputati, l’olandese Ruissen ha votato contro, così come il danese Storm, il bulgaro Valchev e il ceco Vondra).
In pratica Fdi ha votato come la maggior parte del gruppo dei socialisti (90 sì, 25 no e 18 astenuti), e ha scelto di appoggiare la nuova Commissione, dopo il segnale positivo arrivato da Ursula von der Leyen sulla nomina di Raffaele Fitto, eletto commissario europeo e vicepresidente della Commissione Ue.
È vero che la delegazione del Pd ha assicurato che sostanzialmente il suo è un sì con riserva, perché vigilerà sull’orientamento e sulle mosse della nuova Commissione. Ma il risultato di oggi parla chiaro: Fdi si è trovato dalla stessa parte del centrosinistra, una svolta che sembrava impensabile fino a qualche mese fa, stando alle dichiarazioni di Giorgia Meloni.
Solo quest’estate, in un post che è stato rilanciato oggi dal leader del M5s Giuseppe Conte, Fratelli d’Italia diffondeva una card con la foto di Giorgia Meloni, e la scritta: “In Italia come in Europa, mai con la sinistra”. Nel post del partito di Meloni, datato 18 luglio 2024, si aggiungeva: “Fratelli d’Italia non potrà mai far parte di una maggioranza con socialisti e verdi: ‘Mai con la sinistra. Lo abbiamo sempre detto e così è stato’, si prometteva nel post sui social.
Le reazioni alla giravolta di Meloni
“Post invecchiato malissimo – ha scritto il leader del M5s Giuseppe Conte – Meloni aveva detto ‘mai con la sinistra a Roma e a Bruxelles’ e invece oggi ha votato con il centrosinistra a favore della Commissione Von der Leyen. Ha tradito gli elettori. Il M5s mantiene l’impegno solenne preso alle elezioni: abbiamo votato NO a questa Commissione europea, che punta sugli investimenti in armi anziché sulle emergenze di persone e imprese con l’acqua alla gola. Per chi non vuole capire: questo vuol dire essere progressisti, essere indipendenti”.
“Quello che è successo oggi ha dell’incredibile”, ha scritto su Instagram il presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, rilanciando un video in cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, diceva: “Con la sinistra non ci posso stare, né in Italia, né in Europa, né da nessuna parte, quando noi diciamo mai con la sinistra vale a Roma e vale a Bruxelles”.
“E invece Meloni si smentisce e oggi ha votato con il centrosinistra per la Commissione von der Leyen – fa notare Conte – Il risultato? Più armi, più tagli alla sanità, ai cittadini, alle imprese. Il Movimento Cinque Stelle ha votato contro, noi abbiamo una sola parola: rispettiamo gli impegni dei cittadini, rispettiamo le indicazioni che ci vengono dalla nostra costituente, con noi votando noi oggi avete la garanzia che quel che abbiamo detto ieri in campagna elettorale viene rispettato oggi, domani, sempre, a Bruxelles e in tutti i consessi internazionali. Questo significa essere progressisti indipendenti, essere sempre coerenti con gli impegni presi, fare sempre il bene dei cittadini, senza nessuno sconto”.
“Oggi si è votata la Commissione europea e Giorgia Meloni, detta anche ‘Inversione a U’, non ci ha deluso neanche questa volta”, ha detto Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva alla Camera in un video pubblicato su Facebook. “Solo a maggio scorso diceva: ‘Con la sinistra non ci posso stare, né in Italia né in Europa né da nessuna parte. Sono due modelli alternativi l’uno all’altro…Se io e la sinistra proviamo a lavorare insieme, siccome diciamo il contrario su molte cose, alla fine dobbiamo sempre lavorare per compromessi. E i compromessi si fanno al ribasso…Gli altri faranno la loro maggioranza e io non ne farò parte al Parlamento europeo’. Giorgia Meloni si è smentita anche questa volta: 370 voti per Von der Leyen. Ovvero, Ppe, liberali, il partito di Giorgia Meloni e, udite udite, i socialisti. Una nuova maggioranza è stata messa in campo e dentro c’è la sinistra e c’è Giorgia Meloni. Grazie Meloni per aver confermato chi sei”.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2024 Riccardo Fucile
ECCO COME HANNO VOTATO GLI EURODEPUTATI ITALIANI: 52 FAVOREVOLI, 23 CONTRARI
La nuova Commissione europea di Ursula von der Leyen è passata sul filo del rasoio: 370 voti favorevoli su 720 totali, poco sopra il 50% degli aventi diritto. Un risultato che certifica le tensioni interne ai tre gruppi politici della maggioranza – Popolari, Socialisti e Liberali – e che si può osservare, di riflesso, anche nelle preferenze espresse dagli eurodeputati italiani. Complessivamente sono 52 gli italiani che hanno votato a favore del bis di von der Leyen e 23 quelli contrari.
Forza Italia favorevole, Lega contraria
Come da previsioni, le forze che compongono la maggioranza di governo in Italia si sono spaccate sul via libera alla nuova Commissione europea. Favorevoli tutti gli otto eurodeputati di Forza Italia (Letizia Moratti, Massimiliano Salini, Flavio Tosi, Salvatore De Meo, Fulvio Martusciello, Giuseppina Princi, Marco Falcone, Caterina Chinnici), contrari gli otto della Lega (Roberto Vannacci, Silvia Sardone, Isabella Tovaglieri, Anna Maria Cisint, Paolo Borchia, Susanna Ceccardi, Aldo Patriciello, Raffaele Stancanelli).
Decisivi i voti favorevoli di Fratelli d’Italia
Ma il dato più interessante è quello che riguarda Fratelli d’Italia. L’intera delegazione del partito di Giorgia Meloni, composta da 24 eurodeputati, ha votato la fiducia alla nuova squadra di von der Leyen. Un segnale di riconoscenza, forse, per l’incarico affidato a Raffaele Fitto, neo-commissario alle Riforme e alla Coesione.
Conti alla mano, è anche grazie a quei 24 voti se Ursula von der Leyen è riuscita a garantirsi altri cinque anni alla guida della Commissione europea. L’apertura a destra, insomma, avrà pure scontentato le componenti più progressiste della maggioranza europea, ma non abbastanza da far sfumare l’approvazione del nuovo esecutivo Ue.
Gli eurodeputati di Fratelli d’Italia, tutti a favore del bis di von der Leyen, sono: Carlo Fidanza, Mario Mantovani, Giovanni Crosetto, Lara Magoni, Pietro Fiocchi, Mariateresa Vivaldini, Paolo Inselvini, Elena Donazzan, Stefano Cavedagna, Sergio Berlato, Alessandro Ciriani, Daniele Polato, Nicola Procaccini, Marco Squarta, Carlo Ciccioli, Antonella Sberna, Francesco Torselli, Alberico Gambino, Francesco Ventola, Denis Nesci, Michele Picaro, Chiara Gemma, Giuseppe Milazzo, Ruggero Razza.
Il Pd vota (quasi) compatto
Ad appoggiare il bis di von der Leyen è anche il Pd di Elly Schlein, che pure ha criticato la decisione di affidare a Raffaele Fitto la vicepresidenza esecutiva della nuova Commissione europea. Oggi in plenaria hanno votato «sì» 19 eurodeputati del Partito democratico. Si tratta di: Giorgio Gori, Alessandro Zan, Irene Tinagli, Brando Benifei, Pierfrancesco Maran, Stefano Bonaccini, Alessandra Moretti, Elisabetta Gualmini, Annalisa Corrado, Nicola Zingaretti, Dario Nardella, Matteo Ricci, Camilla Laureti, Antonio Decaro, Lucia Annunziata, Raffaele Topo, Pina Picierno, Sandro Ruotolo, Giuseppe Lupo.
Soltanto due le defezioni in casa Pd: Marco Tarquinio e Cecilia Strada sono infatti gli unici due eurodeputati dem ad aver votato contro il bis di von der Leyen.
Avs e M5s votano contro
Compatto sul fronte del «no» il Movimento 5 stelle, con i suoi otto eurodeputati (Gaetano Pedullà, Carolina Morace, Dario Tamburrano, Pasquale Tridico, Valentina Palmisano, Mario Furore, Danilo Della Valle, Giuseppe Antoci) che hanno votato tutti contro la nuova Commissione europea.
Contrari anche i cinque europarlamentari di Alleanza Verdi-Sinistra: hanno votato «no» sia quelli aderenti ai Verdi (Leoluca Orlando, Benedetta Scuderi, Ignazio Marino) sia quelli aderenti a The Left (Mimmo Lucano, Ilaria Salis).
(da agenzie)
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