Destra di Popolo.net

“IL LIMITE ALLE INTERCETTAZIONI A 45 GIORNI SI TRASFORMA IN UNA SPECIE DI DIVIETO AD INDAGARE”: IL PROCURATORE DI ROMA FRANCESCO LO VOI RINFOCOLA LO SCONTRO TRA TOGHE E GOVERN

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

“LE INTERCETTAZIONI SONO UN MEZZO INVESTIGATIVO TEMUTO DA TUTTI COLORO CHE COMMETTONO REATI. TUTTO CIÒ NON MI FA COMPRENDERE PERCHÉ DOVREMMO FAR LORO QUESTO REGALO””

La limitazione alle intercettazioni a 45 giorni comporta una eliminazione di unpotere che non è del pm ma del giudice per quanto riguarda la richiesta di proroga. Non c’è soltanto la criminalità organizzata, il terrorismo o il cybercrime ma ci sono reati gravissimi per i quali 45 giorni in realtà non basteranno mai e tutto questo si trasforma in una specie di divieto ad indagare”. Lo ha detto il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, nel corso dell’audizione in commissione Giustizia della Camera in tema di intercettazioni.
“Le intercettazioni sono un mezzo investigativo temuto da tutti coloro che commettono reati – ha aggiunto Lo Voi – sia che si tratti di organizzazioni criminali o per i reati contro la pubblica amministrazione o riciclaggio. Tutto ciò non mi fa comprendere perché dovremmo fargli questo regalo”.
Il capo dei pm di Roma si chiede, poi, “quale sia lo scopo di questa riforma: perché potendo indagare sino a 24 mesi in determinati casi devo privarmi di un mezzo essenziale se io ho il potere e il dovere di fare verifiche su una notizia di reato? Mi è difficile comprendere le ragioni di una riduzione così drastica del periodo delle intercettazioni tenendo presente che spesso gli audio carpiti nei primi mesi di indagine vengono realmente compresi sulla base di altre attività investigative o di altre intercettazioni fatte nei mesi successivi”.
“Il gip, a differenza di quello che si crede, in molte occasioni ritiene di non dover prorogare le indagini e, quindi, questa attenzione ad evitare il prolungamento delle intercettazioni sine die, che è una attenzione che il legislatore correttamente prende in considerazione e correttamente si tratta di una esigenza di cui bisogna farsi carico, spesso è già oggetto di valutazione da parte dei giudici”.
Lo ha detto Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, sentito dalla Commissione giustizia della Camera con un’audizione informale, nell’ambito dell’esame della proposta di legge, approvata dal Senato, in materia di “Modifiche alla disciplina in materia di durata delle operazioni di intercettazione”. Per Cantone “la legge nasce dall’idea in qualche modo anche di una sfiducia di quelli che sono i controlli che vengono effettuati dai gip sulle proroghe delle indagini”.
(da agenzie)

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ANTONIO TAJANI HA MOLTE RAGIONI PER ESSERE INCAZZATO CON GIORGIA MELONI: SI È SBATTUTO IN EUROPA PER FAR INGOIARE AL PPE IL ROSPO FITTO E L’INGRESSO DI FDI NELLA MAGGIORANZA URSULA, E IN CAMBIO COSA RICEVE? IL RAFFORZAMENTO (IN CHIAVE ANTI-FORZA ITALIA) DEL PARTITINO CENTRISTA DI LUPI, CON LO ZAMPINO DI GIORGIA MELONI, E IL SUO POSSIBILE COMMISSARIAMENTO CON LA “PROMOZIONE” DI ELISABETTA BELLONI AGLI AFFARI EUROPEI

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA SARÀ ANCORA IN MAGGIORANZA ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE? SONO IN MOLTI A SCOMMETTERE CHE I BERLUSCONI SI SMARCHERANNO DAI FASCI DI GIORGIA E ANDRANNO A COSTITUIRE QUEL “CENTRO” CHE IL PD CERCA (VISTA L’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA DEL MOVIMENTO 5 STELLE)

L’incazzatura di Antonio Tajani verso Giorgia Meloni non è legata soltanto alla riduzione del canone Rai, che ha portato oggi Forza Italia a votare insieme all’opposizione in Commissione bilancio al Senato. Ci sono molte ragioni di malcontento che spingono il Presidente di Forza Italia a puntare i piedi.
La prima riguarda il ruolo di “Noi Moderati” all’interno della coalizione di centro-destra. Il partitino guidato da Maurizio Lupi era nato con l’idea di aggregare i cani sciolti del centro per riportarli gradualmente all’ovile di Forza Italia
Questo progetto è andato via via sfaldandosi, prima con la netta opposizione di Fulvio Martusciello, ras del partito in Campania, al ritorno all’ovile di Mara Carfagna, e poi con quella del tandem Tullio Ferrante-Letizia Moratti, che in Lombardia hanno messo il veto al rientro di Maria Stella Gelmini.§
Le due ex ministre, già folgorate sulla via di Azione di Calenda, hanno trovato accoglienza proprio in “Noi Moderati”. Da “strumento” di aggregazione dei peones, il partitino di Lupi è diventato un’opportunità agli occhi di Giorgia Meloni. La Ducetta e la sua “Fiamma tragica” hanno pensato di valorizzare il contenitore centrista come contraltare a Forza Italia.
In quest’ottica rientra l’operazione di seduzione lanciata nei confronti dell’impalpabile Lupi, a cui è stata fatta annusare l’opportunità di essere il candidato del centrodestra alle prossime elezioni comunali a Milano.
Un’indiscrezione che ha però infastidito, e molto (oltre la moglie di Lupi, Emanuela Dalmiglio, che su facebook ha lanciato stilettate) quel merluzzone di Tajani, che non solo si era adoperato per far fare a “Noi Moderati” domanda di ingresso nel Ppe, ma che ha faticato, e non poco, con il suo amico Manfred Weber, per portare acqua al mulino della sora Giorgia.
È stato lui a fare pressing sui popolari per ingoiare il rospo della vicepresidenza Ue a Raffale Fitto, ed è stato sempre lui a trascinare Fratelli d’Italia nella maggioranza Ursula, nonostante i veti di Macron, Scholz, Tusk e Sanchez.
Dopo tanto lavorìo, in cambio ottiene un bel calcione al sedere, che potrebbe diventare anche più doloroso se le deleghe di Fitto (che lui sognava per sé o per i suoi) in futuro finissero a Elisabetta Belloni.
Il ministro degli Esteri guarda con timore alla capa del Dis, che ha ricoperto a lungo il ruolo di segretario generale della Farnesina. Ha paura, il tapino ex monarchico, di finire commissariato, nei rapporti con le cancellerie europee, da una funzionaria fin troppo esperta
I timori di essere oscurato nel suo ruolo sono stati confermati quando persino Salvini ha messo bocca sulle questioni di politica estera, con le dichiarazioni improvvide sul mandato d’arresto a Netanyahu (“È il benvenuto in Italia”), smentendo la linea ufficiale decisa da Tajani.
Come un bimbo a cui hanno fatto un dispetto, il ministro degli Esteri ha dovuto puntare i piedi e frignare per far presente che a decidere sui rapporti internazionali non è il ministro dei Trasporti, ma la premier in tandem con la Farnesina.
In realtà per il forzista, il “Capitone”, pur rappresentando uno scoglio su varie questioni (Canone Rai, tassa sugli extraprofitti, eccetera), può diventare un alleato per uccellare la promozione di Elisabetta Belloni a ministro. Il segretario della Lega, come già Renzi durante i giorni che portarono alla rielezione di Mattarella, nel gennaio 2022, vede con scetticismo l’upgrade di “Nostra signora Italia” (come la ribattezzò Beppe Grillo
Non è opportuno, per Salvini, che la donna che coordina i servizi segreti, in qualità di capo del Dis, entri in pianta stabile nell’esecutivo, con un ruolo politico, e non più tecnico (a proposito del Dis, quando scadrà il mandato della Belloni a Piazza Dante, nel 2025, al suo posto potrebbero andare il generale Figliuolo o l’attuale capo dell’Aise, nel frattempo nominato prefetto, Giovanni Caravelli).
Ps. Quando si vociferò, per la prima volta, della riduzione del canone Rai (decisione che andrebbe a detrimento di Mediaset, causa dell’innalzamento del tetto pubblicitario per la tv pubblica), Striscia la Notizia diffuse i celebri fuorionda di Giambruno in modalità provolone affumicato, che ciancava di “threesome”, “foursome”, e sentenziava: “Qui si scopa”.
Ora, al nuovo assalto sulla tassa più odiata dagli italiani, Forza Italia ha votato compatta con l’opposizione in Commissione bilancio.
Chissà se, alle prossime elezioni politiche, per ora in programma del 2027, il partito dei Berlusconi sarà ancora nell’alleanza di centrodestra.
Non sono pochi quelli che scommettono che Forza Italia possa, un giorno non lontano, diventare quel famoso “centro” che il Partito Democratico sta cercando per tornare al Governo.
E considerato che il Movimento 5 Stelle, tra risse, cause, e potenziali scissioni, rischia di diventare, come scrive oggi Massimo Franco, una “realtà residuale”, il Pd non disdegnerebbe neppure di abbracciare il partito del nemico di sempre, Silvio Berlusconi

(da Dagoreport)

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CON APPENA 370 SÌ, 282 NO E 36 ASTENSIONI, LA PLENARIA DEL PARLAMENTO EUROPEO HA APPROVATO LA SQUADRA DELLA NUOVA COMMISSIONE EUROPEA PRESIEDUTA DA VON DER LEYEN

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

URSULA HA OTTENUTO IL VOTO FAVOREVOLE SOLO DEL 51% DEGLI AVENTI DIRITTO, IL PEGGIOR RISULTATO DI SEMPRE NELLA STORIA EUROPEA

Con 370 sì, 282 no e 36 astensioni, la plenaria del Parlamento europeo ha approvato con voto palese la squadra della nuova Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen. La leader popolare tedesca ottenne a luglio, con un voto segreto, il mandato a formare la Commissione con 401 sì.
La seconda Commissione presieduta da Ursula von der Leyen è stata approvata dal plenum del Parlamento europeo con appena 10 voti in più rispetto alla maggioranza assoluta degli aventi diritto, che è di 360 eurodeputati su 720. Un dato pari al 51,39% degli aventi diritto, il peggior risultato di sempre nella storia europea.
(da agenzie)

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IL ST. PAULI, CLUB TEDESCO CHE MILITA IN BUNDESLIGA, LASCIA “X” ACCUSANDO IL SOCIAL DI ESSERSI TRASFORMATO, DOPO L’ACQUISTO DA PARTE DI ELON MUSK, IN UNA “MACCHINA D’ODIO DOVE IL RAZZISMO E LE TEORIE DEL COMPLOTTO SI DIFFONDONO SENZA OSTACOLI”

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

LA SQUADRA, CREATA NEL QUARTIERE A LUCI ROSSE DI AMBURGO È IL CLUB DELLA CONTROCULTURA PER ECCELLENZA: ANARCHICO, PRO-LGBT (ANCHE QUANDO NON ERA DI MODA) E ANTIFASCISTA – SI TRATTA DELLA PRIMA SQUADRA DI CALCIO AD ABBANDONARE L’EX TWITTER

Circa dieci giorni fa, il St. Pauli è uscito da Twitter (o a essere precisi da X). L’ha fatto perché dopo l’arrivo di Elon Musk, scrivono quelli del St. Pauli, il social si è trasformato in una «macchina d’odio», dove «il razzismo e le teorie del complotto si diffondono senza ostacoli». E questo è inaccettabile in Germania, dove in campagna elettorale il social «potrebbe spingere contenuti autoritari, d’estrema destra» cari all’Afd. Sennonché il St. Pauli è una squadra di calcio: la prima a farlo. Per chi non lo conosce, il club è nato nel 1910, radicato nel quartiere a luci rosse di Amburgo, popolare e fortemente operaio è il club della controcultura per eccellenza (anarchico, pro-Lgbt quando non era di moda, antifascista), e dove la politica arriva prima del risultato.
L’anno scorso il St. Pauli è tornato nella Bundesliga. Ha un budget che vale il 4% del Bayern. […] Ha fan in tutto il mondo, parla il linguaggio d’oggi, è così locale da essere globale. Impossibile, se si è conservato un briciolo di ribellione, non amarli almeno un po’.
(da agenzie)

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VISTOSO CALO DEL TURISMO IN ITALIA (-2,5% NEL 2024)

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

IL CARO PREZZI FA DESISTERE GLI ASPIRANTI VACANZIERI

Doccia fredda per il turismo, specialmente per quanto riguarda i turisti italiani e soprattutto a causa del caro-prezzi. Secondo i calcoli di Demoskopika che l’ANSA pubblica in anteprima, per il 2024 si prevedono 130,3 milioni di arrivi e 445,3 milioni di presenze, con un decremento rispettivamente del 2,5% e allo 0,4% rispetto al 2023, segnato da 133,6 milioni di arrivi e 447,2 milioni di pernottamenti. A pesare maggiormente la quota degli italiani rispetto al mercato estero: in particolare, a optare per una destinazione entro i confini nazionali sarebbero quasi 63 milioni di italiani (-4,5% rispetto al 2023) con poco meno di 208 milioni di pernottamenti (-2,5% rispetto al 2023).
Sul versante dell’incoming, che rappresenta una quota del 51,8% del totale, si registrerebbe, con circa 67,5 milioni di arrivi, un calo più contenuto (-0,6%) ma con una crescita, al contrario, delle presenze stimate in 237,6 milioni per il 2024, pari all’1,4%. E, infine, i flussi in Italia potrebbero generare una spesa turistica pari a 127 miliardi di euro con una variazione in crescita del 3,8% rispetto al 2023, sulla quale la dinamica al rialzo dell’inflazione turistica acquisita, stimata al 4,9% da Demoskopika nel mese di agosto, potrebbe pesare per ben 5,9 miliardi in più sui consumi dei vacanzieri. Si precisa, che il valore predittivo è contenuto in un intervallo di confidenza compreso tra un valore minimo e massimo della previsione.
“È necessario adottare una programmazione più consapevole e strategica – dichiara Raffaele Rio, presidente di Demoskopika – per adeguare l’offerta turistica del Belpaese alle trasformazioni in atto nei modelli di consumo turistico e, contestualmente, per contrastare in modo efficace la crescita sostenuta dei prezzi. Il turismo sta vivendo una fase di rapidi cambiamenti, influenzata da nuovi trend, come il turismo sostenibile, le esperienze personalizzate e l’aumento della domanda per mete alternative a quelle più famose, le cosiddette ‘dupe destinations’, sicuramente più economiche e meno inflazionate rispetto alle mete più blasonate”.
Vacanze di fine anno troppo costose. I tour operator lamentano un calo delle vendite di pacchetti per le festività a causa degli alti prezzi. Secondo una ricerca di Fiavet Confcommercio la situazione è stagnante. I dati parlano chiaro. Il 56% delle agenzie di viaggio in Italia registra un andamento delle vendite in linea con quello dell’autunno 2023.
Un 28% segna una flessione mentre solo il 16% vedono un aumento dei ricavi. Stessa situazione per quanto riguarda le prenotazioni: il 61% dei tour operator non registra un aumento della domanda; il 15% dei titolari di un’agenzia di viaggio segnala una domanda stabile; il 7% accusa una pesante perdita delle prenotazioni, in media del 27%.
Un eccessivo incremento dei prezzi dei pacchetti vacanza e la crisi dei consumi che fa ridurre il segmento dei vacanzieri in una fascia di reddito medio-bassa. Si spera in un ritorno delle prenotazioni sotto data, a dicembre, perché Fiavet considera che il ritardo riguarda il 70% delle richieste di viaggio rispetto al 2023.
Vanno per la maggiore i viaggi di gruppo con accompagnatore in località come: Giappone, Zanzibar, Etiopia e Vietnam. Le città d’arte si confermano mete tradizionali , come il mar Rosso, Maldive, Caraibi, Thailandia. Tra le vacanze più costose spiccano quelle a Roma, Firenze, Venezia, oltre alle vacanze sulla neve, le crociere, Seychelles e i Caraibi.
(da agenzie)

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LAPPONIA, NIENTE NEVE E 10 GRADI, CI SIAMO GIOCATI ANCHE BABBO NATALE

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

IL TRISTE NATALE DI SANTA KLAUS E DELLE SUE RENNE E ROVANIEMI A CAUSA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO CHE QUALCHE COGLIONE CONTINUA A NEGARE

Nella Lapponia finlandese, Babbo Natale e i suoi elfi sono impegnati a scattare foto con i turisti e a rispondere alle lettere ricevute da tutto il mondo, ma sono impotenti di fronte a un nuovo fenomeno: c’è poca neve, nel periodo natalizio.
Rovaniemi, il villaggio oltre il Circolo polare artico che il marketing finlandese ha venduto fin dagli anni ’80 come la “vera casa” di Babbo Natale, dovrebbe essere tutto bianco alla fine di novembre. Invece il termometro segna +2°C e la pioggia cade forte nel cielo grigio.
“Mi aspettavo che ci fosse molta più neve. Voglio dire, si respira l’atmosfera natalizia… ma pensavo che somigliasse un po’ di più a Babbo Natale”, confida Wenguel, un turista americano che non vuole dare il suo nome.
“Le mie renne possono volare, quindi non c’è problema!” ride uno dei Babbi Natale della città, vestito tutto di rosso e bianco. Ma poi si fa serio: “Vediamo che il cambiamento climatico è reale. Colpisce la vita qui nell’Artico, in particolare le renne”. A causa degli inverni più miti e imprevedibili, la neve si scioglie, poi si ricongela, così che si accumulano strati di ghiaccio e le renne faticano a scavare i licheni, il loro cibo principale. Secondo uno studio pubblicato su Nature nel 2022, l’Artico si è riscaldato quasi quattro volte più velocemente di altre regioni del mondo.
Gli ultimi mesi sono stati storicamente caldi nella Lapponia finlandese. Nel mese di novembre è stato stabilito un nuovo record con 11,1°C nella città di Utsjok. Il precedente, 11 gradi, risaliva al 1975.
Ci sono turisti da tutto il mondo, molti dei quali sperano di vedere l’aurora boreale illuminare il cielo. Rovaniemi ha registrato più di un milione di pernottamenti lo scorso anno, un record. I visitatori che desiderano incontrare Babbo Natale possono recarsi nell’omonimo villaggio o nel vicino parco divertimenti sotterraneo Santa Park. “È davvero bello. È come nei film di Natale, davvero magico”, dice Maria Batista Torres, originaria di Tenerife, Spagna, che è venuta con i suoi due bambini piccoli e che non sembra infastidita dall’assenza di neve.
L’ingresso al Villaggio di Babbo Natale è gratuito, ma una foto con lui costa almeno 40 euro. Rovaniemi è meta anche di gite in motoslitta o in slitta trainata da renne. Nonostante il cielo cupo, che però sinora ha scaricato solo pioggia, l’ufficio postale di Babbo Natale è pieno di attività, con elfi dai capelli rossi impegnati a timbrare cartoline e smistare pile di lettere. “A dicembre si possono ricevere circa 30.000 lettere al giorno”, spiega l’elfa delle poste Heidi Mustonen, che lavora qui da 20 anni. Secondo Heidi, ogni anno più di mezzo milione di lettere raggiungono Babbo Natale, che si assicura che ciascuna venga letta attentamente.
La maggior parte sono liste di desideri di regali, ma anche adulti e bambini scrivono per condividere le loro preoccupazioni. “Quest’anno molte persone volevano la pace”, dice Heidi. La maggior parte delle lettere dall’Asia sono scritte da giovani adulti, molti dei quali chiedono forza per completare gli studi. Quelli dei paesi europei sono stati scritti da bambini. Se gioisce dell’atmosfera calda e gioiosa che si respira nel villaggio di Babbo Natale, Heidi vorrebbe che la neve rallegrasse il paesaggio. “Se potessimo metteremmo la neve ovunque, ma siamo solo elfi delle poste”, dice
(da agenzie)

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BOLOGNA, UN INFERMIERE SU DUE RINUNCIA AL POSTO DI LAVORO PERCHE’ NON TROVA UN ALLOGGIO IN CITTA’

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

LA CRISI ABITATIVA E L’ALTO COSTO DEGLI AFFITTI IMPATTANO ANCHE SULLE SCELTE DI VITA

Un infermiere su due tra quelli in graduatoria rinuncia all’incarico a Bologna perché non riesce a trovare un alloggio in città. È questo il risultato del sondaggio condotto a livello metropolitano dalla Cisl. In 1.800 hanno risposto, come riporta Repubblica, tra i lavoratori dell’Ausl del capoluogo, dell’ospedale Sant’Orsola, del Rizzoli e tra i privati. Carichi di lavoro opprimenti, insoddisfazione e crisi abitativa le principali problematiche emerse che però hanno un impatto concreto sulla realtà locale: le aziende sanitarie non riescono a coprire il turnover.
La denuncia del segretario della Cisl Fp
«La sofferenza principale è legata ai carichi di lavoro», spiega il segretario della Cisl Fp Stefano Franceschelli. «Noi siamo dentro a un paradosso: le aziende sanitarie locali cercano di coprire il turnover, ma dalle graduatorie a disposizione non hanno personale sufficiente per coprire il saldo», continua Franceschelli. Le graduatorie di luglio sono già andate esaurite a novembre «perché ormai una media del 50% rifiuta le chiamate». Con 200 cessazioni programmate per il 2024, solo in 112 su 300 sono stati assunti. Il problema è sempre quello: «Costruirsi un futuro di vita a Bologna è ormai impossibile», è la conclusione a cui arriva il segretario. Che per questo aggiunge: «Pensiamo che le assunzioni passino anche, perché siano efficaci, da politiche di attrattività del territorio, partendo dal tema della casa che è centrale».
La metà dei posti
All’istituto ortopedico Rizzoli e all’ospedale Sant’Orsola l’organico reclutato raggiunge solo la metà dei posti disponibili. Per il sindacato è necessario un progetto comune tra istituzioni e università: «È tempo che le aziende sanitarie smettano di ragionare ognuna per sé e si mettano insieme a istituzioni e università per costruire un grande patto per dare una risposta al tema della casa». Un esempio che cita Franceschelli è la creazione di foresterie.
(da agenzie)

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MAGGIORANZA ALLO SFASCIO, FORZA ITALIA VOTA INSIEME ALL’OPPOSIZIONE PER BOCCIARE L’EMENDAMENTO DELLA LEGA SUL TAGLIO DEL CANONE RAI E IL GOVERNO VA SOTTO

Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile

IN COMMISSIONE AL SENATO (12 VOTI CONTRARI E 10 A FAVORE), I FORZISTI SI SONO MESSI DI TRAVERSO PER DIFENDERE GLI INTERESSI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI, PERCHÉ LA MISURA PORTEREBBE A UN AUMENTO DEL TETTO PUBBLICITARIO DELLA TELEVISIONE PUBBLICA NEL 2025, A DANNO DI MEDIASET… SCHLEIN: “LITIGANO TRA LORO INVECE DI PENSARE A SALUTE E SALARI, I PROBLEMI CONCRETI DEGLI ITALIANI”

La resa dei conti tra Forza Italia e Lega sul taglio del canone Rai va in scena al Senato alle dieci del mattino. La maggioranza si spacca. In commissione Bilancio i due parlamentari di Forza Italia, Dario Damiani e Claudio Lotito, votano insieme alle opposizioni contro l’emendamento della Lega che chiedeva di prorogare, anche nel 2025, la riduzione del contributo per la tv pubblica, da 90 a 70 euro. Il governo va sotto: il parere dell’esecutivo alla proposta del Carroccio, infatti, era positivo.
La conta in commissione finisce 12 a 10. Ai dieci senatori delle opposizioni si aggiungono i due di FI. La maggioranza si ferma a dieci sì, insufficienti per far passare l’emendamento.
Attacca Elly Schlein, segretaria del Pd: “La maggioranza è in frantumi e le divisioni sono evidenti. Sono allo sbando, troppo impegnati a litigare tra loro, a competere anziché governare il Paese. E intanto non si occupano della salute e dei salari, dei problemi concreti degli italiani”.
La frenata di Salvini prima del voto
“Il governo è fortemente impegnato nel sostegno a famiglie e imprese, operando sempre in un quadro di credibilità e serietà. L’inciampo della maggioranza sul tema del taglio del canone Rai non giova a nessuno”, fanno sapere fonti di palazzo Chigi.
Poco prima del voto in commissione era arrivata la frenata di Matteo Salvini, proprio negli stessi minuti in cui il presidente della quinta commissione di Palazzo Madama, Nicola Calandrini, suonava la campanella per avviare i lavori sul provvedimento che fa da veicolo alla proposta della Lega. “Stiamo lavorando per abbassare le tasse, il canone Rai è una di queste, ma non è la nostra attività centrale”
Le reazioni
Non è bastata la giornata di ieri, con i tentativi di mediazione portati avanti da Palazzo Chigi, per trovare l’intesa dentro la maggioranza.
Le opposizioni vanno all’attacco. “Mi pare evidente che il governo non c’è più, sono tutti contro tutti, il governo aveva dato parere favorevole ed è andato sotto perché c’è un partito dei tre che compongono la maggioranza che ha votato convintamente con l’opposizione e dietro c’è una visione completamente diversa dell’impianto su cui fondava quell’emendamento della Lega – commenta il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia – È evidente che questo decreto prima lo fermano, meglio è, perché ci sono divisioni anche su altre parti. Chiediamo veramente che si fermino le attività qui perché vogliamo un chiarimento parlamentare rispetto alla tenuta di questo governo che per quanto ci riguarda prima c’era ma funzionava male perché facevano compromessi dietro patti di potere oggi è evidente che quel patto di potere non tiene più”.
Incalza la senatrice di Italia Viva, Raffaella Paita: “In commissione Bilancio la maggioranza non c’è più, quando le opposizioni si uniscono, senza veti, non solo vincono le elezioni ma ottengono risultati anche in Parlamento”.
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi si rivolge alla premier: “Meloni ha il dovere di venire immediatamente alle Camere per chiarire se una maggioranza c’è ancora”. “E alla fine i nodi vengono al pettine. Il governo passa più tempo a litigare che a occuparsi dei problemi reali dei cittadini. Non sono riusciti a realizzare niente di serio per la classe media, per la riduzione della pressione fiscale, per la sanità. Sono troppo occupati a farsi la guerra fra di loro, evidentemente – sottolinea la deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi, vicepresidente in Commissione di Vigilanza Rai – Con l’episodio di oggi si dimostra però anche che le opposizioni unite possono infilarsi nelle crepe di questo governo imbarazzante per dare una reale alternativa al Paese”.
Parla di una “maggioranza è in frantumi e che non ha alcuna visione né alcun progetto sul Servizio Pubblico”, Barbara Floridia, senatrice M5S e presidente della commissione di Vigilanza Rai. “Con questo atteggiamento da un lato si mette in difficoltà la Rai e si espone l’Italia al rischio di sanzioni europee; dall’altro Meloni e Salvini prendono in giro i cittadini fingendo di volere la riduzione di una tassa quando in realtà si trattava del solito gioco delle tre carte perché la copertura era la fiscalità generale, cioè soldi presi sempre dalle tasche degli italiani – prosegue Floridia – In tutto questo Giorgia Meloni dà un contentino alla Lega votando con loro ma sapendo benissimo che il taglio non sarebbe passato: oltre agli italiani prende in giro pure i suoi stessi alleati”.
E Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e parlamentare Avs, aggiunge: “Le bugie di Salvini hanno le gambe corte: dice che vuole abbassare le tasse a partire dal canone Rai, ma questo è falso perché la parte mancante viene finanziata con fondi pubblici, come accade in tutta Europa. Il punto è fare della Rai il vero servizio pubblico, che non sia al servizio dei partiti – conclude il leader ambientalista – Salvini dica piuttosto agli italiani perché hanno alzato le tasse al ceto medio portando l’aliquota marginale per i redditi da 32 mila a 40 mila dal 45% al 56%. Quello di oggi è un duro colpo per la maggioranza, sono ormai alla frutta”.
Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, commenta: “Mi spiace perché non è mai bello quando la maggioranza si divide. Non voglio commentare l’emendamento sul canone perché ho una visione personale. Mi dispiace perché non abbiamo dato grande prova di unità ma dobbiamo lavorare su altro”.
(da La Repubblica)

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SCONTRO NELLA MAGGIORANZA SULLA RIDUZIONE DEL CANONE RAI DA 90 A 70 EURO, VOLANO GLI STRACCI TRA LEGA E FORZA ITALIA

Novembre 26th, 2024 Riccardo Fucile

LA DEMAGOGIA LEGHISTA (IL SOLITO GIOCO DELLE TRE CARTE) DA UNA PARTE E LA TUTELA DELLA PUBBLICITA’ MEDIASET DALL’ALTRA

Al momento tutti i tentativi di trovare una mediazione in maggioranza sono falliti: sulla conferma del taglio del canone Rai da 90 a 70 euro, battaglia portata avanti dalla Lega sulla quale si registra l’opposizione di Forza Italia, non c’è intesa.
Le proposte di trovare un compromesso sono state rigettate da azzurri e leghisti che ormai sul tema hanno intrapreso un vero e proprio braccio di ferro.
Fratelli d’Italia voterà sì alla conferma del taglio, riferiscono fonti parlamentari. La posizione non cambia per FI. «Io so che già c’è stata un’interlocuzione tra i leader ma al momento – spiega una fonte azzurra – le posizioni restano invariate». Anche il presidente della Commissione Bilancio Dario Damiani ribadisce: «Noi siamo irremovibili. La nostra è una posizione storica, sul resto siamo tutti d’accordo ma la responsabilità», se si spacca la maggioranza, «non è nostra ma di chi porta avanti temi divisivi».
La Lega avrebbe respinto l’idea di stralciare il dossier per poi trovare una soluzione nella legge di bilancio alla Camera, i forzisti avrebbero detto no all’ipotesi di riformulare l’emendamento.
Da qui l’impasse, con i leader della coalizione Giorgia Meloni, Matteo Salvini ed Antonio Tajani deputati alla ricerca della fumata bianca. In commissione Bilancio al Senato si è cominciato a votare, ma l’articolo 1 – quello più spinoso – è stato accantonato, se ne parlerà questa sera dopo le ore 20.
Al momento il rischio per la maggioranza di andare alla conta c’è: qualora i due esponenti in Commissione non partecipassero al voto, finirebbe 10 a 10 e l’emendamento non passerebbe. Anzi, un esponente dell’opposizione riferisce che dagli azzurri sarebbe arrivato l’invito alle forze politiche che non sostengono l’esecutivo di uniformarsi alla posizione di FI. Ma il tentativo in atto è quello di scongiurare il muro contro muro, anche se gli appelli arrivati da FdI e dalla premier di abbassare i toni di litigiosità al momento non hanno portato i frutti sperati.
Il nodo sul canone Rai «è stato accantonato per ulteriori verifiche, lo trattiamo per ultimo, vediamo in serata» ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a margine dei lavori della Commissione Bilancio. Intanto è impasse anche sulla questione della presidenza della Rai: domani la maggioranza diserterà ancora la riunione della Commissione di Vigilanza.
(da agenzie)
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