Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
IN 5 MINUTI SI E’ LIBERI DI ROVISTARE TRA BUSTE E PACCHI E SCUOTERLI PER INTUIRNE IL CONTENUTO E TROVARE L’OGGETTO DEI PROPRI DESIDERI
Che fine fanno i pacchi smarriti di Amazon? Alla domanda si può rispondere dopo che
è stata organizzata la prima vendita alla cieca di prodotti Amazon. Smarriti in tutta Europa e venduti al peso: 1,99 a etto per quelli generici, 2,79 euro per quelli di Amazon. A organizzarla è stata la start-up francese King Colis e l’evento è andato in scena al secondo piano del Centro Commerciale Roma-Est di via Collatina. Si chiama “blind sale” e, fa sapere Il Messaggero, funziona proprio come ci si aspetta. Cinque ore di fila, la porta di cartone che porta in un recinto dove in cinque minuti si è liberi di rovistare tra buste e pacchi e scuoterli per cercare di intuirne il contenuto e trovare l’oggetto dei propri desideri.
Si sceglie a occhio o a peso, si va dal commesso per la pesatura e poi si paga. Oltre 400 le persone in fila per una procedura perfettamente legale. E che può riservare belle sorprese. Il sito di King Colis fa sapere che i pacchi non consegnati «in precedenza una volta rimborsati i destinatari, venivano distrutti dalle piattaforme logistiche responsabili del trasporto». Ora la start-up li acquista e li rivende a peso. Senza sapere cosa ci sia dentro. In media chi si è presentato ha speso un centinaio di euro per tentare la fortuna. Tra questi c’è chi ha una tattica ben precisa: puntare ai pacchi più piccoli «sperando di trovare un gioiello». Come racconta una delle presenti, che ha fatto un salto al Collatino prima di «andare a prendere i bambini a scuola..». Ma ci sono anche i pendolari della Blind Sale. Sono arrivati da altre regioni come Umbria e Campania.
I pacchi smarriti di Amazon
Una coppia di Terni si è fatta cento chilometri in auto. Per raggiungere il negozio temporaneo. E «sperare di pescare il pacco con un tablet….o semplicemente per vivere l’emozione di una sorta di caccia al tesoro». Ma c’è anche chi non ha resistito e ha scartato subito dopo aver speso 115 euro per i pacchetti anonimi: nei primi pacchi ha trovato un paio di occhiali di marca, creme per il corpo, cuffiette wireless, una pinza professionale spelafili e un sensore elettronico scanner da parete.
C’è chi con soli 40 euro si è portato a casa un kit completo per installare un sistema di videocamere. E chi si è tuffato alla ricerca di carte Pokémon. «L’altro giorno – dice con rimpianto – sul web ne hanno venduta una a 19mila euro…», dice uno dei presenti.
I pacchi in vendita a peso
«Ho pagato poco più di 100 euro, ho la passione per “l’unboxing”, per lo scartare: spero di trovare un computer», dice un altro. Anche perché c’è sempre la possibilità di rivendere l’oggetto online, «o riciclarlo come regalo per il prossimo Natale…». In tutto sono dieci le tonnellate di pacchi in vendita al peso fino a esaurimento scorte. Il pop-up store sarà presente fino a domenica al Centro Commerciale Roma Est.
(da Open)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
UN PROGETTO DI BPER E GRUPPO ABELE DEDICATO A GIOVANI TRA I 14 E I 24 ANNI CHE VENGONO COINVOLTI IN INIZIATIVE DI FORMAZIONE PROFESSIONALE, SPORTIVE E DI ORIENTAMENTO
C’è un luogo troppo spesso raccontato solo attraverso stereotipi legati all’assenza di aspettative, alla criminalità e al degrado. Realtà dove si è soliti credere che i destini di chi li abitano siano già scritti. È la periferia delle grandi città italiane: aree al margine ben più complesse e articolate di come vengono ripetutamente rappresentate. I quartieri periferici e i milioni di bambini e ragazzi che li attraversano hanno infatti bisogno di essere osservati e soprattutto ascoltati con l’obiettivo, tra gli altri, di valorizzarne le diversità. Da qui parte «Present4Future», il progetto di BPER Banca e Fondazione Gruppo Abele dedicato ai giovani italiani e stranieri tra i 14 e i 24 anni, che sono i protagonisti assieme ai contesti di appartenenza. Lo scopo è favorire l’inclusione sociale, incentivare la partecipazione e la cittadinanza attiva dei giovani attraverso un dialogo intergenerazionale e iniziative territoriali che possano farli sentire parte integrante della propria città. Chiave, questa, per migliorare la condizione dei ragazzi dal punto di vista sociale e culturale e contribuire a offrire uno sguardo diverso sulle periferie. «Un futuro più equo ed inclusivo può partire solo dalla partecipazione attiva delle nuove generazioni», è l’assunto di partenza.
Il progetto e le città coinvolt
Sei le aree periferiche delle città coinvolte nel progetto e dove la carenza di opportunità e le profonde disuguaglianze sociali alimentano frustrazione e senso di abbandono. Che in parte hanno a che vedere con l’inefficacia delle politiche di welfare, ma anche l’inettitudine delle istituzioni di assicurare diritti essenziali, servizi e infrastrutture e, non da ultimo, integrazione. E molto spesso sono associazioni e organizzazioni che si prendono carico di colmare i vuoti. Tra i contesti che hanno ospitato le vicende di «Present4Future», l’hinterland di Milano dove a 18 anni si vuole fuggire, ma a 30 si è spesso costretti a tornare perché nelle aree del centro le case hanno prezzi proibitivi; Tor Bella Monaca, uno dei quartieri più poveri di Roma, con una forte incidenza alla criminalità organizzata.
Ma anche San Paolo e Barriera di Milano a Torino, ex quartieri industriali dove hanno trovato casa tante famiglie arrivate da percorsi migratori; Cornigliano, a Genova, storica sede dell’industria pesante che ospita un unico istituto comprensivo e nessuna scuola superiore, fattore che disincentiva la possibilità per molti ragazzi di proseguire gli studi. Nel Sud Italia, il progetto coinvolge invece i quartieri di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio di Napoli, dove tanti minori e adolescenti si trovano in situazioni di povertà economica e culturale dovuta alla dispersione scolastica e alla scarsità di opportunità lavorative e, infine, Palermo, nel quartiere dell’Albergheria, noto come “Ballarò” per il suo mercato, e nel territorio limitrofo, che affronta un’emergenza di spaccio, uso e dipendenza da sostanze stupefacenti, di cui Cosa Nostra gestisce il traffico. Tutti territori con forti similitudini dei bisogni e delle carenze che, più in generale, riguardano la dispersione scolastica, l’avviamento precoce al lavoro, senza tutele, ma anche situazioni “neet” (né studio né lavoro), abuso di droghe o alcol e scarsi stimoli alla partecipazione sociale. Barriere, queste, che contribuiscono a ridurre le possibilità nell’accesso a modelli di riscatto per le nuove generazioni.
Dalla rigenerazione territoriale alle attività culturali: le aree di attuazione del progetto
Sulla base dell’analisi territoriale BPER Banca e Fondazione Gruppo Abele hanno stilato un piano di attività triennale (2022-2024) con l’obiettivo di fornire a tutti i giovani coinvolti iniziative di formazione, aggregazione e orientamento, in grado di favorire la conoscenza delle possibilità offerte da ogni territorio e la consapevolezza di quanto sia importante per loro stessi e la collettività la partecipazione attiva alla vita sociale, civile e culturale. Un’impresa portata avanti anche grazie alla collaborazione con tante e diverse associazioni partner: Gruppo Abele a Torino, Libera Compagnia di Arti e Mestieri a Milano, Arci di Genova, Cubo Libro a Roma, TerradiConfine a Napoli e il coordinamento provinciale di Libera a Palermo.
Nelle sei aree di attuazione del progetto – educazione e formazione, relazioni sociali, democrazia e cittadinanza attiva, rigenerazione urbana, salute e benessere e innovazione politiche e servizi – sono sono state messe in campo specifiche attività che vanno dalla rigenerazione e animazione territoriale alla creazione di spazi destinati a ragazzi e ragazze per lo studio, la lettura, per le attività culturali fino alla gestione di punti di riferimento dove promuovere legami sociali. Ma anche scambi culturali, incontri di formazione, laboratori, percorsi personalizzati con attività educative in accordo con gli istituti scolastici del territorio, centri di ascolto, sportelli psico-pedagogici. Nel progetto sono stati coinvolti 3mila ragazzi, 2mila cittadini e 128 enti.
Il racconto del progetto: la pagina Instagram e il podcast “Sei città”
Nel 2023 è nata anche la pagina Instagram @present4futureitalia, uno spazio in cui i ragazzi e le ragazze raccontano con foto e video le attività del progetto, il quartiere dove vivono, il loro presente e i sogni per il futuro e dicono la loro su tematiche che stanno loro a cuore. A maggio 2024 è stato invece lanciato il podcast “Sei Città”, un racconto itinerante, a più voci e “in presa diretta”, nato con il duplice obiettivo di narrare le periferie attraverso gli occhi e le voci dei loro abitanti ma anche di coinvolgere i giovani che hanno partecipato alle attività del progetto rendendoli essi stessi sia autori sia protagonisti del racconto. Da qui il titolo, che gioca sul doppio significato di “sei” come numero delle città coinvolte e come verbo essere, riflettendo il messaggio chiave del progetto: ognuno è la propria città ed è protagonista del contesto in cui vive. Il podcast promuove una visione più inclusiva e positiva delle periferie urbane, offrendo un racconto itinerante dei territori, dei giovani che li abitano e delle realtà associative che li sostengono, evidenziando le difficoltà, i sogni e le azioni quotidiane per costruire un futuro migliore. Un progetto di inclusione sociale che parte dal presente per (ri)scrivere il futuro.
L’evento
Per celebrare questo percorso e raccontarlo, dando voce e spazio ai suoi protagonisti, BPER Banca e Fondazione Gruppo Abele, hanno organizzato l’evento «Present4Future: Voci e storie di giovani che guardano al futuro», in programma giovedì 16 gennaio 2025, ore 18.00 al BPER FORUM di Modena, Via Aristotele, 33. Nel corso dell’incontro – patrocinato dal comune di Modena – interverranno Fabio Cerchiai, presidente di BPER Banca, Don Luigi Ciotti, presidente di Fondazione Gruppo Abele, Giovanna Zacchi, responsabile Servizio ESG Strategy di BPER Banca, educatori e ragazzi dei territori coinvolti, Valerio Millefoglie, autore e voce del podcast “Sei Città” prodotto da Storielibere.fm, e Open Impact, analista per la valutazione dell’impatto sociale del progetto.
(da Open)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
ANCHE LA PRODUZIONE AGRICOLA È CROLLATA DEL 14% IN UN ANNO. SOLO PER IL GRANO LA RECESSIONE PRODUTTIVA È STATA DEL 16%, DA 98,2 A 82,4 MILIONI DI TONNELLATE
Da quando è diventato chiaro che le sanzioni occidentali lasciavano molte falle si è
affermata l’idea che l’avanzata della Russia in Ucraina sia inarrestabile. In molti, anche in Europa, si sono convinti che niente possa inceppare la macchina da guerra di Vladimir Putin. Eppure il motore di quella macchina continua a liberare segnali di fumo che rivelano profondi e crescenti guasti.
Non solo Gazprom sembra essere sul punto di licenziare 1.600 dipendenti, il 40% dello staff della sede centrale di San Pietroburgo, dopo che le vendite di gas sono più che dimezzate dal 2022. Non solo l’ultima ondata di sanzioni sul petrolio dell’amministrazione di Joe Biden — colpite due delle prime cinque aziende produttrici, 240 petroliere e due grandi assicuratori — minaccia di togliere dal mercato mondiale un terzo del greggio russo.
Di recente, la governatrice della banca centrale Elvira Nabiullina è stata anche costretta dall’apparato militare-industriale a non alzare ancora i tassi d’interesse, benché l’inflazione minacci di accelerare fuori controllo.
Ora arrivano poi i dati sconcertanti dell’agricoltura: la Russia, terzo maggiore produttore di grano dopo Cina e India, l’anno scorso ha visto la sua produzione di derrate vegetali crollare del 14%; la caduta è di poco più del 20% negli ultimi due anni. Solo per il grano la recessione produttiva in un anno è stata del 16%, giù da 98,2 a 82,4 milioni di tonnellate. È come se fosse stata spazzata via quasi tutta la produzione granaria di una potenza agricola come l’Argentina.
Sottolineano gli analisti Alexander Kolyandr e Alexandra Prokopenko, per The Bell , che l’anno scorso i raccolti in Russia sono scesi a 125 milioni di tonnellate da 144,9 milioni del 2023. Pochi giorni prima Putin aveva annunciato che il risultato sarebbe stato molto superiore. Invece in un biennio la perdita è di oltre 30 milioni di tonnellate
I fattori più importanti hanno a che fare con la guerra e con la dittatura e ricordano i problemi dell’Unione Sovietica: i contadini non capiscono perché dovrebbero impegnarsi a produrre di più, dunque non lo fanno. Pesano i vincoli e i dazi crescenti all’export che Mosca sta imponendo agli agricoltori, per costringerli a vendere il prodotto entro i confini.
L’obiettivo sarebbe frenare l’inflazione galoppante, a sua volta frutto dell’economia di guerra. L’ultimo giro di vite è arrivato nell’ottobre del 2023: il governo ha introdotto un divieto «temporaneo» all’export di grano duro e sempre nuove quote e dazi all’export.
Risultato: gli agricoltori vedono ridursi le entrate, quindi investono e producono di meno. Intanto le dinamiche di guerra rendono la manodopera più scarsa e cara, mentre a causa delle sanzioni le macchine agricole sono difficili e costose da reperire. Così l’intero meccanismo di uno dei grandi granai del mondo si inceppa.
È possibile che Vladimir Putin sia ancora invincibile, solo che con l’attuale governo dell’economia pian piano si sta sconfiggendo da solo. Resta da vedere se un’Ucraina libera e democratica sarà ancora in piedi nel momento in cui la Russia di Putin avrà sempre maggiori difficoltà a restarci: dipenderà soprattutto dai suoi sostenitori in Occidente
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
IL TRIO INCARNA IL PIU’ ALTO ESEMPIO DI OPPORTUNISMO CINICO E AMORALE: ERANO VICINI AI DEMOCRATICI, ORA SONO AI PIEDI DI TRUMP PER I LORO INTERESSI
Elon Musk, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg parteciperanno all’insediamento del Presidente eletto Donald Trump lunedì prossimo, secondo un funzionario coinvolto nella pianificazione dell’evento. Avranno un posto di rilievo alla cerimonia, seduti con altri ospiti di rilievo, tra cui i candidati al gabinetto di Trump e i funzionari eletti.
I tre titani della tecnologia hanno tutti tentato di guadagnarsi il favore di Trump nell’ultimo anno, con Musk che ha donato più di un quarto di miliardo di dollari in fondi per la campagna elettorale per contribuire all’elezione di Trump. Amministratore delegato di Tesla e SpaceX – e co-leader di un nuovo organo consultivo dell’amministrazione Trump chiamato DOGE – Musk è stato spesso al fianco di Trump da quando lo ha appoggiato per la presidenza a luglio
Zuckerberg, CEO di Meta, questo mese ha riorganizzato il suo staff di lobbisti e le sue politiche di moderazione dei contenuti per allinearsi all’amministrazione repubblicana entrante. Meta ha anche donato un milione di dollari al fondo per l’inaugurazione di Trump.
Bezos, fondatore di Amazon e presidente esecutivo dell’azienda, lo scorso autunno ha deciso che il Washington Post, di sua proprietà, non avrebbe appoggiato la corsa alle presidenziali, scavalcando lo staff di opinione che voleva appoggiare la vicepresidente Kamala Harris. Amazon ha anche contribuito con un milione di dollari al fondo per l’inaugurazione di Trump.
I tre uomini sono tra le persone più ricche del mondo, con fortune basate sul boom tecnologico degli ultimi due decenni. Musk è al primo posto, Bezos al secondo e Zuckerberg al terzo, secondo il Bloomberg Billionaires Index.
Tutti e tre gli uomini hanno sostenuto democratici e repubblicani nel corso degli anni, secondo i registri federali.
Musk, Zuckerberg e Bezos sono spesso rivali nell’industria tecnologica e si contendono l’influenza su temi quali l’intelligenza artificiale, l’esplorazione spaziale e i media. Bezos sta cercando di competere con il dominio di Musk nei lanci di razzi con la sua compagnia spaziale Blue Origin, anche se lunedì Blue Origin ha annullato il suo primo tentativo di lancio.
Zuckerberg e Musk sono da tempo rivali nella ricerca sull’intelligenza artificiale e stanno investendo miliardi di dollari ciascuno in nuovi modelli di intelligenza artificiale. Nel 2022, Musk ha anche iniziato a competere con Zuckerberg sui social media quando ha acquistato X, che allora era Twitter. Bezos e Zuckerberg si sfidano attraverso le attività pubblicitarie e di shopping di Amazon e Meta.
L’ex first lady Michelle Obama salterà l’insediamento del Presidente eletto Donald Trump, è la seconda volta in due settimane che non parteciperà al raduno degli ex leader statunitensi e delle loro consorti, ma gli ex Presidenti Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton saranno presenti.
Laura Bush e l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton si uniranno ai loro mariti per la cerimonia di giuramento del 20 gennaio al Campidoglio.
L’ex first lady Michelle Obama non parteciperà all’imminente inaugurazione”, si legge in una dichiarazione dell’Ufficio di Barack e Michelle Obama condivisa con l’Associated Press.
Lo scorso autunno Michelle Obama ha fatto campagna per la candidata democratica alle presidenziali Kamala Harris, pronunciando un discorso emozionante in Michigan in cui ha sfidato gli uomini a votare per il vicepresidente e ha sostenuto che la vita delle donne sarebbe a rischio se Trump tornasse alla Casa Bianca.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
LE FORZE DELL’ORDINE VERREBBERO A TROVARSI IN UNA CNDIZIONE DI PRIVILEGIO RISPETTO AD ALTRE CATEGORIE PROFESSIONALI, COME AD ES. I MEDICI
Il nodo del possibile ‘scudo penale’ per i poliziotti o i carabinieri che usano l’arma di
ordinanza, o comunque la violenza, nell’esercizio delle loro funzioni, non è stato ancora sciolto. L’unico elemento che per il momento il governo ha chiarito è che non dovrebbe essere incluso nel ddl Sicurezza, che sembra sempre più vicino a una terza lettura alla Camera, dopo le perplessità emerse dal Colle. Il governo ha detto che la definizione di ‘scudo penale‘ è fuorviante, perché in realtà starebbe studiando una norma che preveda una tutela penale per gli agenti in servizio, in modo che si eviti per loro l’iscrizione automatica nel registro degli indagati con il cosiddetto “atto dovuto”.
Questo non significa, ha fatto sapere l’esecutivo, bypassare il controllo giudiziario, ma piuttosto serve a garantire una verifica più attenta da parte di un organo superiore, un magistrato, per esempio il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, così da bloccare l’apertura di procedimenti non necessari. Martedì, ai microfoni Fanpage.it, è stato il sottosegretario Delmastro a sottolineare che sarà sempre un magistrato a decidere se iscrivere o meno nel registro degli indagati un agente, assicurando che non ci saranno “aree grigie di impunità”. Ma le cose stanno davvero così?
Ne abbiamo parlato con Salvatore Curreri, professore di Diritto costituzionale e pubblico comparato presso Università di Enna ‘Kore’.
Non è ancora chiaro come verrà effettivamente declinata la norma, ma secondo il professor Curreri un rischio di “sbilanciamento” a favore degli agenti, dal punto di vista delle tutele, è concreto. Perché le forze dell’ordine verrebbero a trovarsi in una condizioni di “privilegio” rispetto ad altre categorie professionali, come ad esempio i medici, che per il loro operato possono essere indagati. “Nel nostro ordinamento, nel rispetto del principio di uguaglianza, non significa che le regole devono essere necessariamente uguali per tutti. Di fronte a situazione diverse si possono e si devono adottare regole diverse. Faccio un esempio: nel caso ci fosse un terremoto e il governo decidesse di sospendere il pagamento delle tasse per coloro che vivono nelle zone colpite dal sisma, nessuno potrebbe dire che ci sarebbe una violazione del principio di uguaglianza, perché le circostanze giustificherebbero per quei cittadini un trattamento diverso. E lo stesso ragionamento vale per le norme sulle quote rosa. In astratto è pacifico che il legislatore possa prevedere regole diverse per situazione diverse, non è una violazione del principio di uguaglianza”, ha detto Curreri.
“Il punto qui è un altro. Un conto è la differenziazione ragionevole, un conto è discriminazione. Fino a quando ci muoviamo nell’ambito della ragionevolezza, parliamo di garanzie. Quando ci spostiamo nell’ambito della discriminazione, parliamo di privilegi. Questo trattamento per gli agenti è un trattamento di privilegio o no? Basandoci su quello che fino ad ora è stato detto su questa norma, che non è ancora stata varata, dovremmo chiederci se una misura di questo genere trova una sua giustificazione. Esistono ragioni che possono indurre a ritenere ragionevole e opportuna una norma simile? Io ritengo di no, perché ho la vaga sensazione – e dico vaga per il rispetto che si deve alle istituzioni – che questo governo abbia la tendenza a proteggere eccessivamente le forze dell’ordine, le quali ovviamente meritano rispetto per il lavoro che fanno. Ma sembra che il governo Meloni le voglia tutelare, anche quando forse non ce ne sarebbero le ragioni, visto che questa norma si inserirebbe in un contesto normativo che già prevede delle forme di tutela. Invece con il ddl Sicurezza si vuole permettere agli agenti di usare le armi anche quando non sono in servizio, e senza chiedere una licenza, e si sta parlando anche della possibilità di dare a poliziotti e carabinieri il gratuito patrocinio, nel caso in cui vengano citati in giudizio. Ma secondo i nostri principi costituzionali i cittadini sono uguali dinanzi alla legge, quindi quando ci sono delle ipotesi di reato devono essere tutti ugualmente perseguiti, se si ipotizza un reato, è giusto che ci sia un’indagine”.
“Una norma di questo tipo sembrerebbe un trattamento di favore, perché parte dal presupposto che le forze dell’ordine, soltanto perché esercitano la loro funzione e indossano una divisa, siano di per sé presuntivamente legittimate nelle loro azioni. Praticamente sarebbe una sorta di presunzione di liceità del loro comportamento, e in forza di questo verrebbe evitata per loro l’iscrizione nel registro degli indagati e verrebbe concesso loro il gratuito patrocinio. Queste forme di tutela certamente mettono in discussione il principio di uguaglianza, in mancanza di motivazioni, anche sulla base di dati statistici che possano giustificarle. Ci sono profili di incostituzionalità, tant’è vero che i proponenti stanno cercando di cesellare la norma in modo tale da renderla inattaccabile, soprattutto dinanzi ai rilievi del Quirinale. È chiaro che una norma di questo tipo non sfuggirà al controllo del Presidente della Repubblica”, ha sottolineato il costituzionalista a Fanpage.it.
“Aggiungo che le garanzie dal punto di vista processuale le hanno tutti i cittadini, compresi gli agenti che possono sempre invocare le circostanze che li hanno portati a utilizzare eventualmente l’arma. Mi ricordo ad esempio l’episodio avvenuto alla stazione Verona, a ottobre, quando un giovane che aveva aggredito un poliziotto con un coltello, è stato ucciso da un agente. I magistrati valutano sempre tutte le condizioni e la legittima difesa. Non mi pare che ci sia un alto numero di condanne ingiuste tra i poliziotti, perché questi hanno sempre potuto dimostrare le ragioni del loro operato in servizio. Partire invece dal presupposto che il comportamento degli agenti in servizio sia sempre giusto e legittimo, è un’alterazione della dialettica processuale”.
“Pensiamo per esempio alla punibilità della resistenza passiva in carcere, norma contenuta nel ddl Sicurezza. In pratica i poliziotti penitenziari, anche se si trovano di fronte a persone che manifestano semplicemente in maniera passiva all’interno del carcere, possono reagire, perché il solo comportamento passivo diventa reato. Questa è una tendenza che non fa un buon servizio alle forze dell’ordine, perché conferisce loro un vantaggio che li fa passare per ‘privilegiati’, quando invece devono avere le stesse garanzie di tutti gli altri cittadini. Altrimenti il rischio è che la bilancia della Giustizia si sbilanci”.
Il ddl Sicurezza ha profili di incostituzionalità?
Ma quindi il ddl Sicurezza ha profili di incostituzionalità? Per Curreri nel testo ci sono alcune misure palesemente incostituzionali, e cioè il divieto di vendita di carte Sim ai migranti che non hanno il permesso di soggiorno, le nuove restrizioni per le detenute madri, che hanno figli minori di un anno, che ad oggi non possono essere recluse. “È inutile nasconderlo, queste misure sono state evidenziate da colleghi costituzionalisti nel corso delle audizioni alla Camera in sede di prima lettura di questo ddl – ha detto l’esperto a Fanpage.it – Sono norme che contrastano con alcuni principi costituzionali, il diritto di riunione, il diritto di manifestare, anche solo passivamente in carcere o nei luoghi in cui si costruiscono opere pubbliche, la tutela della maternità, la libertà di comunicazione, a proposito delle restrizioni per gli stranieri irregolari. Anche la possibilità per gli agenti di acquistare armi senza l’obbligo di comunicarlo ad autorità o familiari e senza chiedere una licenza, contenuta nel testo, è una norma irragionevole e discriminatoria, certamente problematica, perché consentirebbe alle forze dell’ordine quello che agli altri cittadini è vietato. È davvero necessario che detengano armi senza l’obbligo di denunciarle?”.
(da Fanpage)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
CHIUSO NEL BUNKER DEL MINISTERO, IL LEGHISTA CHIEDE PRESE DI POSIZIONI PUBBLICHE IN SUO SOSTEGNO DA MELONI E TAJANI CONTRO GLI ATTACCHI DELL’OPPOSIZIONE CHE NE CHIEDE LE DIMISSIONI E NON SI PRESENTA AL QUESTION TIME ALLA CAMERA… E SUI “SABOTAGGI” ALLA RETE FERROVIARIA SI SCONTRA CON SCHLEIN CHE LO INFILZA: “SPERO NON ACCUSINO NOI DI AVER MESSO I CHIODI”
All’indomani dell’ennesima debacle del sistema ferroviario, e nelle prime ore di una nuova giornata di caos per chi utilizza i treni, Matteo Salvini alle 9 è già nel suo ufficio al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. L’umore è nero, dice chi lo vede varcare di buon ora l’ingresso del palazzo in piazzale di Porta Pia.
Al suo staff dice di preparare una nota per annunciare la convocazione (per oggi) di un Consiglio federale della Lega: «Ora basta, bisogna reagire e voglio il massimo appoggio di tutti i miei», sussurra. Poi scrive alla premier Giorgia Meloni e al vicepremier Antonio Tajani, chiedendo prese di posizioni pubbliche in suo sostegno perché non può essere solo il suo partito a difenderlo contro gli attacchi dell’opposizione che ne chiede le dimissioni.
Passano pochi minuti e alle 10.10 arriva il primo comunicato di solidarietà al ministro da parte del capogruppo al Senato di FdI Lucio Malan: seguiranno le note del capogruppo del meloniani alla Camera, Galeazzo Bignami, e poi per Forza Italia di Alessandro Cattaneo e Maurizio Gasparri.
Inizia così la giornata di un Salvini nerissimo che resterà chiuso al ministero, a parte una breve parentesi per un incontro in Confcommercio. Asserragliato nel suo ufficio, con pochi contatti e visite, se non i fedelissimi Andrea Crippa e Riccardo Molinari. Ma se qualcuno pensa che il ministro si sia occupato solo di treni si sbaglia.
Perché la macchina della propaganda, chiamata a distogliere l’attenzione dalle polemiche sul caos trasporti e sui governatori leghisti del Nord in subbuglio, ha bisogno di materiale diverso. Alle 10 arriva in soccorso il primo incontro in agenda al ministero
Un dirigente delle Ferrovie? No, il ministro degli Affari esteri dello Stato d’Israele, Gideon Sa’ar. «È stata l’occasione per ribadire la nostra reciproca amicizia», dice Salvini. Bene: foto di rito, video, ed ecco quindi la prima e unica uscita dal ministero della giornata. Il Capitano va alla Confcommercio per incontrare i vertici della federazione dei ristoratori. Li deve rassicurare sul nuovo codice della strada che non «cambia le regole sull’assunzione di alcol» prima di mettersi alla guida: «Il resto sono solo fake news», dice. L’incontro finisce intorno le 12,30. Un pranzo veloce, e poi il ritorno al ministero.
Appena rientrato sente l’amministratore delegato di Ferrovie Stefano Donnarumma, che gli anticipa la nota di Fs sull’esposto in procura per chiedere che si indaghi su quello che è avvenuto da due mesi a questa parte sulla linea ferroviaria. La frase chiave, per il ministro, è «sospetto sabotaggio», che viene quindi rilanciata da una nota della Lega a firma dei capigruppo di Camera e Senato, Molinari e Massimiliano Romeo.
Alle 16 però si cambia di nuovo argomento: Salvini riceve il ministro dei Trasporti della Repubblica Ceca Martin Kupka. «È stata l’occasione per sostenere una politica rinnovata in Europa sul settore auto», dirà il vicepremier, che nel frattempo era atteso alla Camera per rispondere al question time sui ritardi dei treni in Italia. Al suo posto c’è uno sconfortato ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani che ai cronisti in Transatlantico allargando le braccia assicura che «il ministro Salvini verrà presto in aula». Ma non se ne parla prima di febbraio.
Il vicepremier del Carroccio però non vuole stare in silenzio di fronte al centrosinistra che in aula lo attacca, e così ribatte postando sui social dal suo ufficio: attacca Renzi, polemizza con Schlein. Ma non pensa certo di mettere piede per i prossimi giorni in Parlamento.
Anche se oggi sarà a due passi da Montecitorio, negli uffici del partito per tenere il congresso federale della Lega nel quale chiederà di mettere fine alle polemiche interne che indeboliscono non solo lui ma tutto il Carroccio. Ogni giorno la sua pena, per il ministro assediato.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
IERI SULLE PENSIONI NUOVE CONCESSIONI AI SOCIALISTI DA QUEL VECCHIO VOLPONE CENTRISTA DI BAYROU
Il governo di François Bayrou affronta oggi alle 17:30 la prova della mozione di sfiducia.
Che non sarà adottata dalla maggioranza dei deputati ma che chiarirà il ruolo chiave dei socialisti nel sostenere o meno l’esecutivo.
Sono stati i radicali di sinistra de La France Insoumise – che continuano ad insistere per le dimissioni di Emmanuel Macron – a presentare la 150/a mozione di sfiducia verso un governo nella Quinta repubblica, insieme con alcuni deputati ecologisti e qualche comunista.
Nessuno dei 66 deputati socialisti ha messo il proprio nome sulla richiesta mentre nel partito si discuterà fino all’ultimo sul valore attribuito alle concessioni del governo, in particolare sulle pensioni.
Bayrou ha annunciato di voler riportare “in cantiere” la contestata riforma che porta da 62 a 64 anni l’età pensionabile, un “conclave” di 3 mesi con la partecipazione delle parti sociali, convocate fin da domani. Nel PS si discuterà fino alle 15, orario di inizio della discussione in aula della mozione, sulla quale si comincerà a votare alle 17:30, con i risultati che saranno annunciati mezz’ora più tardi.
Ieri, nuove concessioni ai socialista da Bayrou, che differentemente da quanto annunciato nel discorso programmatico in Parlamento di due giorni fa, ha precisato che anche senza un accordo fra le parti sociali al termine dei 3 mesi, non si tornerà automaticamente alla riforma in vigore ma ci sarà un passaggio in Parlamento. In extremis, il premier ha annunciato anche la rinuncia al taglio di 4.000 posti nel settore Educazione nazionale, annunciati dal predecessore Michel Barnier.
“I conti non tornavano ieri e non tornano ancora oggi”, ha avvertito il capo dei senatori socialisti, Patrick Kanner. Il voto si annuncia quindi decisivo per capire il posizionamento dei socialisti, che se non voteranno la sfiducia sanciranno di fatto la loro uscita dal Nuovo Fronte Popolare con ecologisti e France Insoumise.
Il governo andrà però comunque avanti, dal momento che per sfiduciare Bayrou non ci saranno – per ora – i voti determinanti del Rassemblement National di Marine Le Pen: i suoi dirigenti hanno infatti già annunciato che i deputati non appoggeranno la mozione della gauche e non contribuiranno dunque al raggiungimento della necessaria quota 288.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
IN UN ANNO PIU’ CHE DIMEZZATI GLI UTILI E RIDOTTA DI 63 MILIONI DI EURO ANCHE LA LIQUIDITA’
Nel primo anno di gestione totalmente loro i cinque figli di Silvio Berlusconi hanno fatto perdere di 35,7 milioni di valore le quattro holding di controllo del gruppo Fininvest ereditate dal papà. Si tratta delle Holding italiana prima, seconda, terza e ottava che al momento della scomparsa del loro fondatore nel 2023 avevano complessivamente un patrimonio netto di 437.995.014 euro. Secondo i bilanci al 30 settembre 2024 ora depositate alla Camera di commercio di Milano le quattro holding gestite da un rappresentante comune di Marina, Piersilvio, Eleonora, Barbara e Luigi Berlusconi, hanno un patrimonio netto (valore di riferimento per valutare le società per azioni) sceso a 402.247.961 euro, quindi decisamente impoverito.
Più che dimezzati gli utili, tolta alle banche quasi tutta la liquidità gestita
Secondo i nuovi bilanci delle quattro holding di controllo del gruppo Fininvest anche gli utili si sono più che dimezzati (-53%), scendendo di 31,3 milioni di euro. Nel 2023 erano infatti di 59,137 milioni di euro, ma nel bilancio successivo sono stati di 27,793 milioni di euro che per altro non è chiaro se siano stati distribuiti ai cinque fratelli Berlusconi, visto che il passaggio nel verbale delle quattro assemblee è sempre coperto da omissis. Certo gli utili dipendono quasi interamente dai dividendi che la stessa Fininvest decide di distribuire agli azionisti, e in questo primo anno di gestione comune degli eredi Berlusconi sono stati meno generosi che in passato. Sempre leggendo la nota integrativa dei bilanci è chiara la decisione di togliere ai “primari istituti bancari” che la facevano fruttare la liquidità delle quattro holding. In un anno, infatti, le disponibilità liquide delle società sono scese da 64,846 milioni di euro ad appena 1,737 milioni di euro, con un taglio di 63,109 milioni di euro.
Tagliati i compensi per i membri dei cda, preoccupano i conti delle immobiliari
Tutte e quattro le holding di partecipazioni hanno tagliato i compensi ai consiglieri di amministrazione (fra cui ci sono Marina e Piersilvio), risparmiando complessivamente 106 mila euro rispetto all’ultimo anno di papà Silvio. La holding ottava ha tagliato anche 276.393 euro di «prestazioni assimilate al lavoro dipendente», anche se non è specificato chi ne beneficiasse. Preoccupano i conti delle immobiliari controllate dalle quattro holding (Immobiliare dueville, Dolcedrago e Immobiliare Milano Due), tanto è che due holding- la prima e la ottava- hanno appostato entrambe 1,5 milioni di euro a fondo rischi per coprire i guai che possano venire dai bilanci 2024 delle partecipate.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2025 Riccardo Fucile
SAPERE CHI SEI E’ UN BENE SE TI AIUTA A INCONTRARE GLI ALTRI CON MENO PAURA, NON SE DIVENTA UN PRETESTO PER ISOLARTI
sapere chi sei è un bene, se ti aiuta a incontrare gli altri con meno paura. Non se diventa
un’arma per contrapporti o un pretesto per isolarti.
Dimentichiamo per un attimo l’inutilità pratica di questo dibattito, dal momento che in Italia qualunque riforma scolastica, umanistica o scientifica, conservatrice o progressista, è destinata a scontrarsi con le disfunzioni di un sistema soffocato dalla burocrazia e affidato alla buona volontà di insegnanti sottopagati.
Ma di per sé non c’è nulla di male nel far studiare la Bibbia e la storia dell’Occidente fin dalle elementari, o nel reinserire un’ora facoltativa di latino alle medie, come annunciato dal ministro dell’Istruzione.
Un albero non cresce senza le radici — le nostre sono Omero e la Bibbia — ed è importante saper distinguere Alessandro Magno da Carlomagno, altrimenti si sarà indotti a pensare che sia tutto un magna-magna. Quanto al latino, è come la cyclette, che sembra una fatica inutile perché pedali e resti fermo, mentre in realtà ti stai facendo i muscoli con cui potrai scalare qualsiasi montagna
Certo, il pacchetto Bibbia-Occidente-latino rivela un progetto ideologico. Il tentativo di opporsi a una scuola globalizzata che, in nome dell’inclusione, finisca per allevare degli apolidi privi di un’identità definita e di una memoria condivisa.
Però bisogna intendersi: sapere chi sei è un bene, se ti aiuta a incontrare gli altri con meno paura. Non se diventa un’arma per contrapporti o un pretesto per isolarti.
Da che mondo è mondo, chiudersi peggiora le cose; è aprirsi che le migliora. Lo testimonia la storia dell’Occidente e lo scrivevano già Seneca e Marco Aurelio. In latino.
(da corriere.it)
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