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FUGA DAL LAVORO PER TROPPO STRESS E SALARI BASSI: 2 MILIONI DI DISMISSIONI IN UN ANNO

Gennaio 20th, 2025 Riccardo Fucile

DIPENDENTI IN FUGA DAL SOGNO DEL POSTO FISSO ANCHE PER MANCANZA DI SODDISFAZIONE

Colpa dello stress, ma non solo. Anche dei salari troppo bassi e del costo della vita che in tanti faticano a reggere. Sta di fatto che la grande fuga dal lavoro alla ricerca di un impiego migliore, la famigerata «great resignation» nata negli Usa e poi dilagata nel mondo, non si arresta: nei primi 9 mesi dell’anno passato, secondo gli ultimi dati disponibili nella banca dati dell’Inps, si sono infatti registrate ben 1 milione 566 mila dimissioni volontarie. A fine 2024 quindi si arriverà ben sopra quota 2 milioni di dimissioni, un dato in linea coi 2 milioni e 182 del 2022 e di 2 milioni e 152 mila del 2023.
Stress, eccessivi carichi di lavoro, salari troppo bassi, scarsa valorizzazione delle professionalità e la ricerca di una prospettiva migliore alla base di tante scelte. Lasciano il lavoro, insoddisfatti, provati (se non addirittura proprio esauriti), tanti dipendenti pubblici: medici e infermieri, innanzitutto, ma anche agenti della polizia locale, autisti di autobus, insegnanti e poliziotti.
A lasciare nei primi 9 mesi del 2024, in particolare, sono stati oltre 600 mila addetti del macrosettore che aggrega addetti del commercio, attività di trasporto e magazzinaggio, servizi di alloggio e ristorazione, tutti comparti dove spesso si incrociano turni massacranti e stipendi non certo eccezionali.
A seguire 281 mila addetti impegnati in attività manifatturiere, nei settori dell’energia e della gestione dei rifiuti e 278 mila persone che erano occupate nella attività professionali, scientifiche e tecniche, nei servizi amministrativi e di supporto. Anche il lavoro pubblico, in tutte le sue articolazioni, perde pezzi facendo registrare altre 102 mila dimissioni nelle amministrazioni pubbliche, a partire dai comuni (che già tra il 2016 ed il 2022 hanno subito un aumento dell’89% delle dimissioni volontarie) ed in settori come difesa, istruzione, sanità e assistenza sociale. «Un tempo il posto fisso era certezza e rifugio, oggi invece si sta spiegando un grande ripensamento sul posto pubblico» segnalano da tempo i sindacati.
Nel campo della sanità secondo Anaao-Assomed nel 2024 altri 7 mila medici hanno lasciato le corsie degli ospedali. «Ogni anno il Servizio sanitario perde pezzi importanti» commenta il sindacato, segnalando che già tra il 2022 al 2023 i medici che hanno lasciato il pubblico erano più che raddoppiati.
Anche in questo caso a pesare sono i carichi di lavoro, le responsabilità sempre crescenti e di contro le scarse soddisfazioni economiche. E lo stesso si può dire degli infermieri: in 23 mila si sono infatti dimessi negli ultimi 4 anni. «Gli infermieri sono oggi la categoria della sanità che in assoluto abbandona maggiormente, “di sua sponte”, la sanità pubblica – commenta Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up -. Le destinazioni sono i paesi stranieri, il privato, e poi c’è una percentuale di oltre il 20% che abbandona per sempre il settore cambiando del tutto vita».
Il disagio psicologico è alla base di molte di queste scelte. L’analisi dei dati raccolti dall’Inail nei primi 11 mesi del 2024 ha rivelato un aumento significativo delle denunce di malattie professionali legate a problemi del sistema nervoso e disturbi psichici e comportamentali, con quasi 9 mila denunce (+16,1% sul 2023).
L’esposizione prolungata a situazioni lavorative estenuanti, stressanti o emotivamente esaurienti sfocia poi nel burnout (termine che in italiano si traduce con «bruciato» o «scoppiato») una condizione può insorgere quando una persona si sente sopraffatta dalle richieste del lavoro, sia fisicamente che emotivamente e che nel nostro paese, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, arriva ad interessare il 16% degli occupati.
Al rovescio però ci sono tanti lavori «belli», che danno soddisfazione. E non sono poche le realtà grandi e piccole dove il lavoro non fa rima con stress e dove non ci si pensa proprio a dimettersi. Stando alla classifica dei 60 Best Workplaces 2024, stilata dalla società di ricerche e analisi Great Place to Work Italia ascoltando 219 mila collaboratori di 379 imprese, tra le grandi aziende il luogo di lavoro ideale è rappresentato dalla catena di alberghi Hilton, tra le aziende medie la prima risulta invece Cisco Systems (settore information technology e networking), tra le medio piccole al primo posto c’è Biogen Italia (settore biotecnologie) mentre Auditel (rilevazione degli ascolti tv) prevale tra le piccole.
Nel complesso una realtà su tre (30%) appartiene al settore dell’information technology, seguono attività più tradizionali come industria manifatturiera e i servizi professionali col 15%, quindi biotecnologie e farmaceutica, servizi finanziari e assicurazioni (8%), e ancora sanità (5%), media e retail (3%). Chiudono la lista edilizia, elettronica, ingegneria, alberghiero, telecomunicazioni, trasporti che si fermano al 2% e l’agricoltura all’1%.
(da La Stampa)

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SEPARAZIONE CARRIERE, ANM: “MAI IN 50 ANNI STRAVOLTA COSI’ LA COSTITUZIONE”

Gennaio 20th, 2025 Riccardo Fucile

L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI: “LANCIAMO UN GRIDO DI ALLARME, ALTERATI I RAPPORTI TRA I POTERI DELLO STATO”

“Lanciamo un grido di allarme. Non c’è mai stata negli ultimi 50 anni, forse, una riforma che stravolge radicalmente la fisionomia della nostra Costituzione alterando quelli che sono i rapporti tra i poteri dello Stato e gettando le basi per un possibile condizionamento del potere giudiziario”. Lo ha detto Salvatore Casciaro, segretario generale dell’Anm, parlando ad Agorà in onda su Rai Tre , della separazione delle carriere.
Intanto è scontro anche sulla decisione dei giudici di protestare in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, in programma venerdì e sabato, e di incrociare le braccia il prossimo 27 febbraio. A contestare la scelta, oltre al governo, anche l’Unione delle camere penali.
Lo sciopero, sostengono gli avvocati, “rischia di compromettere l’immagine stessa della magistratura»”. Su questa scia anche Mario Scialla, il presidente dell’Organismo congressuale forense, “sorpreso” dalle iniziative adottate dall’Associazione nazionale magistrati soprattutto da quelle che “contrastano con lo spirito della cerimonia e la sacralità” dell’apertura dell’anno giudiziario.
(da agenzie)

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“MI ADDORMENTO A SCUOLA PERCHE’ DI NOTTE SENTO PAPA’ CHE VUOLE UCCIDRE MIA MADRE, SENTO IL RUMORE DEI COLTELLI”

Gennaio 20th, 2025 Riccardo Fucile

IL RACCONTO DELLA TREDICENNE SVENUTA IN CLASSE A TORINO HA CONTRIBUITO ALL’ARRESTO DEL PADRE

Una bambina di 13 anni è svenuta in classe, a Torino, non per la prima volta. Dopo essersi risvegliata, non riusciva più a muovere le gambe. Una volta portata dall’insegnate all’ambulatorio psicologico della scuola, la ragazzina ha iniziato a raccontare che da tempo di notte non riusciva a dormire perché aveva paura che il padre uccidesse la madre: lo sentiva aggirarsi per casa con dei coltelli e lanciare insulti e minacce, aveva già assistito a numerose aggressioni.
Questo è successo lo scorso anno, a maggio. Il racconto della 13enne ha portato alla denuncia del padre 52enne, arrestato e portato in carcere dopo pochi giorni, e ora condannato a due anni di carcere. Per evitare la prigione dovrà frequentare per un anno un centro per uomini violenti.
Il verbale della denuncia, con le parole della bambina, risale al 15 maggio 2024. Dopo la sua testimonianza si sono attivate le procedure per i reati da codice rosso. L’indagine è stata gestita dalla pm Antonella Barbera, ed è stata la giudice per le indagini preliminari Giovanna Di Maria ad accordare l’arresto in carcere dopo otto giorni dalla richiesta dell’inquirente. Per la condanna sono serviti solo sei mesi, tempi rapidi, soprattutto per la giustizia italiana.
A raccontare l’episodio è stata la Stampa, che ha riportato alcuni passaggi delle parole della 13enne: “Sono svenuta perché ho tante cose nella testa. Tante preoccupazioni. Di notte non riesco a dormire”. E ancora: “Mio padre racconta come ucciderà mia mamma. In quale modo potrebbe tagliarle la gola. Lo sento. Verso mezzanotte gira per casa con dei coltelli in mano. Sento i rumori dei suoi passi. Va in cucina, poi in soggiorno, in camera mia e nella sua”.
C’è anche il racconto di un’aggressione: “L’ho visto prendere per il collo mamma e tirarle un calcio. Mi sono messa in mezzo se no l’avrebbe uccisa. Quella mattina a scuola stavo davvero tanto male”. E infine: “Lui dice che la ammazzerà mentre è nel sonno. E ho questa pressione. Mi risveglio molte volte la notte, con l’ansia forte. Sono sempre stata zitta, finora. A scuola andavo e facevo come se niente fosse”.
Oggi, la 13enne e la sua sorella di nove anni vivono insieme alla madre, che ha l’affidamento esclusivo. La donna lavora in ospedale dopo aver seguito un corso per operatrici socio sanitarie. Lei stessa aveva raccontato agli inquirenti la storia del padre delle bambine, che diversi anni fa era andato in Polonia per aprire un ristorante, ma dopo il fallimento aveva deciso di rientrare in Italia. Qui sarebbe “diventato violento” e “geloso in maniera ossessiva”.
Non solo: “Mi ha messo le mani addosso davanti alle bambine. Ha cercato di strozzarmi. Ha messo nel mio cellulare un’applicazione per controllare i miei spostamenti. Leggeva chi mi chiamava, chi mi scriveva”. Poi lei ha deciso di separarsi: “Mi ha detto che mi avrebbe uccisa: lo diceva anche prima. Ma questa volta era più convinto. Ho chiesto aiuto. Ci hanno messe in un luogo protetto. Lui mi ha seguita per giorni, anche dove facevo il corso di formazione. Sono tornata a denunciarlo”.
(da Fanpage)

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UNA GENERAZIONE CHE HA TUTTO, MENO CHE LA VOGLIA DI CRESCERE: I TRENTENNI DI OGGI SEMBRANO BLOCCATI IN UNA FASE ADOLESCENZIALE: NON SI SPOSANO, NON FANNO FIGLI, NON COMPRANO UNA CASA E SNOBBANO TUTTE LE TAPPE DELL’ETÀ ADULTA

Gennaio 20th, 2025 Riccardo Fucile

SE PER ALCUNI IL PROBLEMA È NON AVERE POSSIBILITÀ ECONOMICHE, PER ALTRI RITARDARE ALCUNE SCELTE SI STA TRASFORMANDO IN UN FRENO ALLO SVILUPPO

Gli americani trentenni non sono mai sembrati meno adulti di ora. Tra forti cali nell’acquisto di case, nei matrimoni e nei tassi di natalità, gli economisti hanno da tempo avvertito che i giovani stanno lottando per raggiungere le tappe dell’età adulta. Sebbene alcuni trentenni stiano consapevolmente scegliendo un percorso meno tradizionale, molti affermano che questi obiettivi sono semplicemente fuori portata.
«Sembra che le istruzioni su come vivere una bella vita non siano più valide – afferma Cody Harding, 38 anni, single e con tre coinquilini a Brooklyn – E nessuno le ha aggiornate».
Ora, poiché un insieme di fattori sociali ed economici frena un’intera generazione, ciò che un tempo i ricercatori chiamavano ritardo sta iniziando ad assomigliare sempre più a uno stato permanente di arresto dello sviluppo.
Stiamo passando dal più tardi al mai» afferma Richard Reeves, presidente dell’American Institute for Boys and Men. Egli nota che più tempo le persone impiegano per lanciarsi in un’età adulta più convenzionale, meno probabilità hanno di farlo.
Un terzo dei giovani adulti di oggi non si sposerà mai, prevede il think tank conservatore Institute for Family Studies, rispetto a meno di un quinto di quelli nati nei decenni precedenti. La quota di adulti senza figli sotto i 50 anni che affermano di avere poche probabilità di averne, nel frattempo, è aumentata di 10 punti percentuali tra il 2018 e il 2023, dal 37% al 47%, secondo il Pew Research Center.
«Si può rinviare la questione, ma solo fino a un certo punto» afferma Reeves. La spiegazione convenzionale di ciò che blocca i giovani adulti è che non possono permettersi di crescere, data l’inflazione crescente e i costi delle case in aumento . Eppure questo non spiega esattamente cosa sta succedendo.
È vero che i trentenni hanno avuto una serie di sfortune economiche. Molti di loro sono entrati nel mercato del lavoro durante la Grande recessione, hanno superato la pandemia tornando a vivere con i genitori e ora stanno affrontando il peggior mercato immobiliare degli ultimi 40 anni. Ma i numeri dipingono un quadro più complicato.
Gli stipendi medi per i lavoratori a tempo pieno di età compresa tra 35 e 44 anni sono aumentati del 16% tra il 2000 e il 2024, da $ 58.522 a $ 67.652 aggiustati per l’inflazione, secondo il Dipartimento del Lavoro. Anche la ricchezza complessiva dei trentenni è aumentata del 66% tra il 1989 e il 2022, secondo la Federal Reserve di St. Louis, da $ 62.000 a $ 103.000.
Per molti versi, questa fascia d’età è in una posizione finanziaria migliore, in media, rispetto ai genitori a questa età. Il problema è che non sembrano saperlo. Solo il 21% degli adulti trentenni ha valutato l’economia complessiva come buona o eccellente l’anno scorso, secondo la Federal Reserve, e gli economisti affermano che i giovani adulti sono significativamente più pessimisti sul futuro rispetto alle generazioni precedenti.
«Vedono il mondo in cui vivranno tra 20 anni come fottuto» afferma Carol Graham, economista del Brookings Institute, che studia il benessere. Sottolinea come il cambiamento climatico, la polarizzazione politica, l’intelligenza artificiale e un crescente risentimento verso il potere aziendale abbiano reso il futuro più incerto.
Secondo un sondaggio condotto dal Wall Street Journal/NORC a luglio, i giovani adulti sono molto meno propensi degli americani over 50 a dire che realizzare il sogno americano del successo con il duro lavoro è ancora una possibilità. Ma anche qui la realtà è più complicata. Almeno parte di ciò che sta ostacolando la crescita di una generazione di giovani sono sogni smisurati di come dovrebbe essere una bella vita.
«Le nostre aspettative sono molto più alte oggi – afferma Melissa Kearney, economista presso l’Università del Maryland la cui ricerca si concentra su bambini e famiglia – Le generazioni prima di noi non si aspettavano di avere grandi case in cui ogni bambino aveva una camera da letto e c’erano più vacanze».
Ma comunque si tratta di media. Una quota considerevole di questa generazione sta peggio dei propri genitori. I giovani uomini in particolare stanno lottando nel mercato del lavoro. E alcuni degli obiettivi tradizionali dell’età adulta sono diventati davvero più difficili da raggiungere. Il debito studentesco è più che raddoppiato negli ultimi due decenni, eppure una laurea non è garanzia di un lavoro ben pagato. L’aumento dei tassi di interesse e la diminuzione dell’offerta hanno anche reso la proprietà della casa fuori dalla portata di una quota crescente di americani. L’età media dei primi acquirenti di case ha raggiunto un record di 38 anni quest’anno, secondo la National Association of Realtors, rispetto ai 35 anni del 2023 e ai 29 anni del 1981.
Tuttavia, crescere con meno pressione nel seguire lo stesso stretto percorso verso l’età adulta imposto ai genitori e ai nonni (carriera, coniuge, casa e figli, tutto entro i 35 anni) ha alzato l’asticella di come si presentano queste tappe fondamentali, se si sceglie di raggiungerle. Bloccati da questo mix di grandi aspettative e difficili circostanze economiche, molti trentenni sembrano disorientati e incerti su cosa significhi essere un adulto di successo oggi
Dopo aver visto i genitori crescere tre figli e comprare una casa con gli stipendi nel commercio al dettaglio e nella produzione, Cody Harding ha pensato che essere il primo della sua famiglia a conseguire una laurea triennale gli avrebbe garantito una qualità di vita ancora migliore. Sebbene ora guadagni circa il doppio di quanto guadagnavano i suoi genitori all’apice della loro carriera messi insieme, è deluso da ciò che gli offre a New York City.
Harding afferma che laurearsi nel 2008, proprio mentre le aziende di tutto il paese stavano licenziando lavoratori, è stato il primo segnale che sembrava destinato a un’età adulta economicamente precaria. Quando non è riuscito a mettere a frutto la sua doppia specializzazione in inglese e storia, ha fatto il cameriere e ha lavorato nell’edilizia.
«Non sono mai riuscito a recuperare» dice. Harding è entrato alla facoltà di giurisprudenza per aspettare la fine del rallentamento del mercato del lavoro ma ne è uscito con un debito di 180.000 dollari per prestiti studenteschi. Ora deve più di 200.000 dollari, dopo aver effettuato solo i pagamenti minimi.
Invece di riuscire a mantenere una famiglia o almeno a vivere da solo come avvocato a tempo pieno, paga 1.700 dollari di affitto mensile per vivere con dei coinquilini a Brooklyn. Quando è diventato chiaro che i suoi sogni di possedere una casa non erano realizzabili a New York, ha recentemente ricevuto aiuto dai suoi genitori per chiudere un contratto di ristrutturazione nella sua città natale di Easton, Pennsylvania. Come molti dei suoi coetanei, guadagna un reddito extra da un’attività secondaria: nel suo caso, gestendo un negozio di mobili vintage.
Harding spera ancora di sposarsi e avere figli, ma è diventato disilluso da una cultura degli appuntamenti che, secondo lui, premia le avventure a breve termine rispetto all’impegno a lungo termine. Preferirebbe anche restare single piuttosto che scendere a compromessi con la persona sbagliata. La maggior parte dei suoi amici si trova nello stesso stato di adolescenza sospesa, dice, il che a volte fa sembrare che il tempo si sia fermato.
«Va bene provare a reinventare l’aspetto di una vita moderna, ma sono un po’ deluso da tutto ciò che manca – dice Harding – Sono stufo di fare festa. L’ho già fatto. Voglio crescere.
Renata Leo, 31 anni, vive nella casa della sua infanzia con i suoi genitori a Glassboro, nel New Jersey, da quando si è laureata nel 2015. Poco più della metà degli americani tra i 30 e i 40 anni erano sposati l’anno scorso, secondo un’analisi dei dati dell’American Community Survey condotta dall’economista Luke Pardue dell’Aspen Economic Strategy Group . Questo dato è in calo rispetto a oltre due terzi del 1990, quando nacquero coloro che si trovavano nella fascia media della coorte. La quota di donne in questa fascia di età che avevano partorito è scesa di 7 punti percentuali solo tra il 2012 e il 2022, come mostrano i dati del Current Population Survey, dal 78% al 71%.
Anche lasciare il nido, a lungo considerato un prerequisito per raggiungere l’età adulta negli Stati Uniti, si sta rivelando sempre più difficile.
Quando i genitori di Renata Leo avevano 31 anni, la sua età attuale, si erano sposati, avevano acquistato una casa e l’avevano avuta. Eppure lei dorme ancora nella sua cameretta da bambina, guardando la stessa carta da parati con gli unicorni che avevano messo prima che lei nascesse.
«Ristrutturare significherebbe accettare il fatto che non me ne andrò» afferma Leo, che è tornato a casa a Glassboro, nel New Jersey, dopo essersi laureato nel 2015 con un debito di 20.000 dollari per prestiti studenteschi. Era sul punto di andarsene nel 2020, ma l’impennata dei prezzi delle case dovuta alla pandemia ha fatto saltare i piani di acquistare una prima casa con il suo allora fidanzato. (Lui si è trasferito nella sua camera da letto d’infanzia con lei prima che si lasciassero l’estate scorsa.) Da quando ha perso il suo lavoro a tempo pieno in una startup nel 2021, lavora part-time e si sente bloccata, incerta su cosa fare dopo. «Mi sento una fallita» dice.
Secondo l’analisi dei dati del censimento condotta da Pardue, circa il 9% delle persone di età compresa tra 30 e 40 anni vive ancora con i genitori, contro il 6% circa del 1990.
I genitori di Renata, Ed e Paula Leo, affermano di volere che la figlia abbia la libertà di perseguire la vita che desidera, anziché sentirsi, come loro, costretta a sottomettersi a qualsiasi lavoro purché fornisca qualcosa in cambio.
«Non esiste più un percorso giusto e certo» afferma Paula, un’insegnante di matematica in pensione di 61 anni, che ammette di non aver mai pensato se voleva sposarsi o diventare madre, ma di aver semplicemente dato per scontato che lo avrebbe fatto. Tuttavia, Paula riconosce che operare in un’atmosfera con meno pressione a conformarsi o ad accontentarsi ha i suoi costi. Avere più opzioni, dice, “rende più difficile sapere cosa fare”.
Renata riconosce che è un privilegio poter aspettare per un lavoro che ama piuttosto che accettare qualsiasi cosa le venga offerta. Ma ammette che più a lungo resta in disparte, apparentemente spettatrice della sua vita, più si sente disperata all’idea di lanciarsi. «Mi sento ancora una bambina» dice.
Quando la madre di Semira Fuller aveva la sua età, 39 anni, era proprietaria di casa e madre single di due figli. Ma anche se lo stipendio di circa 100.000 dollari di Fuller come responsabile delle paghe è più di quanto sua madre abbia mai guadagnato quando Fuller era piccola, è rimasta delusa da quanto poco si possa comprare a Los Angeles, dove vive con una coinquilina. «Tutto sembra una lotta» dice.
Sa che il suo stipendio sarebbe più redditizio nella sua città natale, Philadelphia, ma preferisce restare a Los Angeles. L’inflazione ha fatto aumentare il prezzo dei piccoli lussi, come l’abbonamento a Spotify, ma non vuole rinunciarvi. «Non c’è un aspetto della mia vita che non mi sembri più costoso di due anni fa» afferma
Fuller dice che le piace incontrare gli amici e svegliarsi quando vuole, il che rende poco attraente lo sconvolgimento dei figli. La maternità, dice, è un “non-starter”. «I bambini diventano una priorità – dice Fuller – Sto ancora cercando di capire come essere una priorità».
(da Washingtonpost)

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IL LEGHISTA BORGHI FA UN TWEET SUL LEADER DEL M5S, MA SBAGLIA CONTE E POSTA LA FOTO DELL’ALLENATORE DEL NAPOLI

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

HA CONDIVISO UN ARTICOLO CON LA FOTO DEL CONTE ALLENATORE INVECE CHE DELL’EX PREMIER

Gaffe su X del senatore della Lega Claudio Borghi, che ha usato un articolo di giornaleper lanciare una frecciatina a Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, sbagliando però persona.
L’articolo condiviso dal leghista, infatti, non faceva riferimento all’ex premier ma a un’altra persona, che con il leader dei 5 Stelle condivide solo il cognome. Ovvero Antonio Conte, ex calciatore e attualmente allenatore del Napoli.
“Io quando penso che la volta che c’era l’occasione d’oro di fare un governo rivoluzionario i 5 Stelle come Premier ci portarono costui”, ha scritto il senatore allegando al suo tweet, appunto, un articolo in cui però la persona ritratta è Antonio Conte, che con un megafono parlava ai tifosi azzurri accorsi in massa ieri sera all’aeroporto di Capodichino per festeggiare il successo in campionato contro l’Atalanta.
Migliaia di tifosi napoletani infatti hanno accolto con entusiasmo i calciatori del Napoli, con il loro mister, all’aeroporto per festeggiare la vittoria per 3-2 contro l’Atalanta a Bergamo che ha confermato il Napoli al vertice della Serie A. Mister Antonio Conte è stato protagonista della festa tanto che con un megafono si è rivolto ai tifosi: “Sempre uniti, forza Napoli”, ha detto tra l’entusiasmo generale.
Ma Borghi evidentemente deve aver seguito poco il campionato di calcio o comunque ha creduto che quell’uomo col megafono sui giornali fosse l’ex presidente del Consiglio, tanto da usare la vicenda per lanciargli una frecciatina.
Poco dopo, evidentemente comprendendo l’errore, si è corretto: “Aggiunta, magari ci avessero portato questo Conte qui, purtroppo ci portarono Giuseppi. Scusate, dalla foto pensavo fosse Giuseppi”, ha scritto riconoscendo di aver sbagliato persona.
(da Fanpage)

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LA DIPENDENTE DI VISIBILIA CHE HA DENUNCIATO SANTANCHE’: “SENZA LAVORO E ISOLATA DALLE ISTITUZIONI: LASCERO’ L’ITALIA”

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

“HO SCRITTO ANCHE A MATTARELLA: VOLEVO RAPPRESENTARGLI L’AMAREZZA DI UNA CITTADINA CHE HA CERCATO DI RISPETTARE LE REGOLE”

Dalla denuncia di Federica Bottiglione è partita l’inchiesta per truffa che ha portato a processo la ministra Daniela Santanchè con l’accusa di false comunicazioni sociali nella gestione di Visibilia, una delle società del gruppo da lei fondato e dal quale ha poi dismesso le cariche. A processo con la ministra altre 16 persone – tra loro anche il compagno Dimitri Kunz, la sorella Fiorella Garnero e la nipote Silvia Garnero, l’ex compagno della senatrice Canio Giovanni Mazzaro che hanno avuto ruoli all’interno della spa – oltre alla società Visibilia srl, ora in liquidazione. Bottiglione ha raccontato di aver scoperto di essere stata impiegata in cassa integrazione a zero ore senza saperlo, mentre continuava a lavorare per Visibilia e anche come consulente dell’attuale presidente del Senato Ignazio La Russa, fatturando a Palazzo Madama. Oggi, in un’intervista rilasciata a La Stampa, spiega di trovarsi da due anni senza un impiego, sospesa in una causa civile che sembra non avere fine. Tanto da considerare di lasciare l’Italia.
“Ho inviato decine di curricula, ma ogni colloquio si interrompe quando viene fuori il motivo per cui sono disoccupata”, racconta. Anche trovare un avvocato disposto a difenderla è stato un incubo: “Per mesi ho cercato uno studio legale, ma tutti hanno rifiutato”, spiega, precisando che qualcuno le ha addirittura chiesto di “fare finta di non essersi mai sentiti”. Le difficoltà, sostiene lei nell’intervista, sono aggravate dal ruolo pubblico di Santanchè. “Pesa il suo ruolo pubblico e il fatto che mi sono esposta in prima persona”, dichiara. Nonostante questo, non si pente: “Rifarei tutto in nome della mia onestà”, afferma.
L’isolamento sociale e professionale è il prezzo più alto e dolorosi. “Sono rimasta completamente isolata anche dalle istituzioni”, sottolinea, aggiungendo di aver scritto anche una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma senza ricevere risposta. “Volevo solo rappresentargli l’amarezza di una cittadina che ha cercato di rispettare le regole”, spiega. Con il futuro incerto in Italia, Bottiglione ha annunciato di valutare seriamente l’idea di trasferirsi in Francia, un Paese che considera “democraticamente maturo”, a differenza dell’Italia. Per cercare nuove opportunità, lontano da un sistema che, accusa, non tutela chi ha il coraggio di denunciare.
(da ilfattoquotidiano.it)

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ERNST ROHM, VECCHIO AMICO DI ADOLF HITLER E COMANDANTE DELLE SA, UOMO CORPULENTO E CRUDELE, NON FACEVA MISTERO DELLA PROPRIA OMOSESSUALITÀ

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

NON FU UN PROBLEMA FINCHÉ IL FUHRER NON INIZIÒ A PENSARE CHE GLI UOMINI DI ROHM FOSSERO UNA MINACCIA ALLA SUA DITTATURA… ALLORA ORDINÒ DI LIQUIDARE LE SA NELLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI. CON LA SCUSA DELL’OMOSESSUALITÀ DECADENTE DEI CAPI DELLE MILIZIE

Estratto da “Berlino. Storia della città che ha segnato un secolo”,
Adolf Hitler, che negli anni Venti si mostrava aperto e rilassato nei confronti dell’orientamento sessuale del comandante delle SA, Ernst Röhm, suo amico fin dai primordi del movimento. Röhm – uomo corpulento, crudele, sopravvissuto alla guerra e alla spagnola – non faceva mistero della propria omosessualità.
Nel nazismo riconosceva una forma di iper-mascolinità, mentre vedeva nel bolscevismo l’anarchia e l’ «indisciplina» tipicamente femminili. Ai suoi occhi, anche la Repubblica di Weimar era un’incarnazione di femminea decadenza.
L’uomo moderno, diceva, doveva essere libero dalla pruderie: «La lotta contro la finzione, l’inganno e ‘ipocrisia di questa società deve prendere il via da ciò che c’è di più basilare nella vita, le pulsioni sessuali; soltanto allora la si potrà condurre con successo in ogni aspetto della vita umana. Se la lotta in quest’ambito riesce, allora si potrà strappare la maschera delle illusioni in ogni sfera dell’ordine umano sociale e giuridico».
Preoccupato che il gran numero di ausiliari agli ordini di Röhm rappresentasse una minaccia per la sua dittatura, il Führer approvò la liquidazione dei vertici delle SA. Quando quello che si rivelò un massacro – la Notte dei lunghi coltelli – divenne di dominio pubblico, i nazisti spiegarono la purga come una reazione all’omosessualità decadente dei capi delle milizie.
Non era che una scusa, ma Hitler la sfruttò con veemenza, proclamando di fronte al Reichstag: «La vita che il capo di stato maggiore e una certa cerchia intorno a lui avevano iniziato a condurre era intollerabile da ogni punto di vista nazionalsocialista». Da quel momento la persecuzione nazista degli omosessuali accelerò; divennero indesiderabili da identificare, epurare e mandare nei campi di concentramento.
Allo stesso Röhm fu offerta la possibilità di suicidarsi, lasciandolo solo in una cella con una pistola. Lui rifiutò, dichiarando che, se doveva essere ucciso, lo stesso Hitler avrebbe dovuto premere il grilletto. Quel grilletto fu premuto, ma da qualcun altro

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L’ITALIANA CHE REGALA GELATI A VIGILI DEL FUOCO E SFOLLATI A LOS ANGELES: “UN PO’ DI DOLCEZZA NEL DOLORE”

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

“RESTITUISCO ALLA COMUNITA’ CIO’ CHE MI HA DATO QUANDO SONO ARRIVATA”… 4 NEGOZI. 35 DIPENDENTI, IL 95% SONO DONNE

Nella devastazione causata dagli incendi a Los Angeles, che hanno quasi raso al suolo interi quartieri, si moltiplicano le iniziative di solidarietà per portare un aiuto concreto, ma anche un sorriso alle persone colpite. Come quella di Patrizia Pasqualetti, maestra gelatiera orvietana, che da anni si è trasferita negli Stati Uniti dove ha aperto quattro locali, di cui uno proprio nella metropoli della California.
Da giorni regala gelati ai vigili del fuoco che hanno combattuto ininterrottamente contro le fiamme, e ai bambini, per dare loro un po’ di normalità. “È il minimo che possiamo fare di fronte a questa catastrofe umana, c’è gente che ha perso anni, decenni di vita e a noi addolora molto. Ci siamo sentiti non in dovere, ma di più, di portare un piccolo ristoro”, racconta a Il Gusto, spiegando che “da subito abbiamo iniziato a offrire il gelato e un sorriso alle famiglie che arrivavano con i loro bambini nel punto vendita Gelato by Patrizia Pasqualetti presso Eataly a Century City. Sono venuti numerosi, abbiamo cercato argomenti divertenti per i piccoli, per cercare di dargli un attimo di distrazione”.
Quindi il team di Los Angeles ha iniziato a distribuire confezioni di gelato nelle varie stazioni dei pompieri dell’Lafd.
“Credo profondamente che sia giusto restituire alla comunità alla quale appartengo parte di ciò che l’America mi ha dato, ed è per questo che ho deciso di portare il nostro gelato nelle caserme dei vigili del fuoco delle zone più colpite – prosegue l’artigiana – È stato un gesto semplice, ma fatto col cuore, ho pensato che potesse offrire un piccolo momento di sollievo, magari rinfrescando anche le gole provate dai fumi dei fuochi”. Dice di aver imparato dal padre Giuseppe il valore della solidarietà: “Quando ho visto la distruzione causata dagli incendi ho sentito il bisogno di fare qualcosa. Noi cerchiamo di mettere a disposizione il nostro prodotto, che porta gioia a tutte le persone”. E presto ha intenzione di arrivare nei luoghi che ospitano gli sfollati:
“La mia squadra ha proposto di creare dei banchi ristoro di gelato presso i centri dove si trovano le famiglie che hanno perso la casa, così da offrire loro un piccolo gesto di conforto in un momento di grande dolore. Ci stiamo organizzando, ma non vogliamo essere invadenti e aspettiamo che ci diano indicazioni precise”.
Pasqualetti racconta che la sua famiglia è nel mondo del gelato da 45 anni e tre generazioni: suo padre nel 1980 aprì il suo primo punto vendita a Orvieto, in Umbria, e da metà degli anni 2010 Patrizia si è trasferita nella California settentrionale e ha iniziato a esportare quello che oggi è un marchio riconosciuto a livello internazionale.
“Continuiamo a fare il gelato in maniera artigianale e con prodotti di qualità – dice Patrizia – Abbiamo scelto di lavorare con i prodotti locali, della terra che ci ospita. Gli Stati Uniti hanno ingredienti fantastici… il latte, la frutta, ed è un linguaggio piaciuto molto gli americani perché in qualche modo c’è un senso di appartenenza”.
Arrivata a San Francisco per una consulenza, si è innamorata della città, e poi ha conosciuto quello che oggi è suo marito, con cui ha fondato la società Gelato By Patrizia Pasqualetti.
“Abbiamo iniziato questa avventura all’interno degli Eataly, aprendo nella Silicon Valley, poi a Los Angeles, a New York e a Boston – spiega – Siamo degli esterni quindi io gestisco il mio negozio, ho il mio laboratorio, i miei dipendenti. E adesso siamo pronti a trasmettere la cultura del gelato in altre location”.
Patrizia si dice molto orgogliosa che la sua azienda sia anche ‘al femminile’, e del fatto che degli attuali 35 dipendenti, il 95% sono donne. “Portiamo il know how e l’accoglienza italiana con un prodotto estremamente popolare che io definisco socialmente sostenibile, un’espressione in cui c’è tutta la mia filosofia – conclude – Parliamo di crescere ed espanderci, ma per noi la cosa più importante è non perdere l’autenticità del progetto, che è donare un sorriso, il piacere, e la cultura del gelato”.
(da agenzie)

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DA MILEI A MELONI, DA VOX A AFD, DA FARAGE A ZEMMOUR, ALL’INAUGURAZIONE DI TRUMP CI SARA’ UNA SFILATA DEGNA DEL FESTEGGIATO

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

MA SONO NUMEROSE LE ASSENZE, COMPRESI ORBAN E MARINE LE PEN

La cerimonia inaugurale della seconda presidenza di Donald Trump, che si terrà a Washington lunedì 20 gennaio, sarà anche l’occasione per il leader eletto di chiamare a raccolta i suoi interlocutori amici e alleati. Dagli archivi del Dipartimento di Stato non si ricordano altre cerimonie inaugurali a cui erano presenti leader stranieri, ma per il presidente eletto questa potrebbe essere la prima occasione di far capire al mondo chi saranno i suoi ‘interlocutori eletti’.
Tra i leader invitati spiccano il presidente argentino Javier Milei, la premier italiana Giorgia Meloni. Non dovrebbe esserci il premier ungherese Viktor Orban.
Ha confermato la sua presenza il populista Milei, che ha ricevuto numerose lodi da Trump dall’inizio della sua presidenza nel 2023, e in uno dei bigliettini di invito all’inaugurazione è stato presentato come ”titano della riforma economica”.
”Confermo che mi fa piacere esserci, lo sto valutando sulla compatibilità di agenda con le moltissime cose che dobbiamo fare ma se riesco volentieri partecipo”, aveva detto invece la leader di Fratelli d’Italia, definita ”donna fantastica” dal tycoon.
Orban – con cui il presidente eletto condivide posizioni simili sul conflitto ucraino – ha invece già fatto sapere che non potrà essere presente all’evento. Karoline Leavitt, futura portavoce della Carta Bianca, aveva rivelato a Fox News che sarebbe stato invitato anche il presidente cinese Xi Jinping, per la ”volontà di Trump di avere un dialogo aperto” con lui. Da Pechino non sono tuttavia mai arrivate conferme di aver ricevuto l’invito o una risposta di Xi.
Il breve preavviso avrebbe comunque reso – di fatto – impraticabile il viaggio del leader cinese anche se avesse voluto partecipare; Pechino impone infatti una pianificazione quasi militaresca ai viaggi all’estero dei suoi alti dirigenti, con dietro mesi di complessa organizzazione. Tuttavia, secondo il Financial Times, Xi starebbe pensando di fare un passo verso Trump inviando a Washington un alto funzionario a lui vicino: tra i candidati figurano il vicepresidente Han Zheng e il ministro degli Esteri Wang Yi.
E poi tanta destra europea. Ci sarà il leader del Reform Party e ‘arci-brexiteer’ Nigel Farage, che ha confermato la sua presenza nonostante i recenti dissapori con il fidato consigliere di Trump, Elon Musk.
Gli unici francesi presenti saranno il politico anti-immigrazione e autore del bestseller apocalittico ”Il suicidio francese”, Zemmour, e la sua compagna, la legislatrice europea Sarah Knafo, esponente del partito di estrema destra Reconquête.
Ci sarà poi una delegazione dell’estrema destra tedesca Alternativa per la Germania (AfD), guidata dal co-leader del partito Tino Chrupalla. Presenti infine l’ex premier polacco Morawiecki – da poco eletto leader dei conservatori europei – Santiago Abascal del partito ultranazionalista spagnolo Vox, e il portoghese André Ventura, leader della destra populista Chega.
Qualche spunto anche dalla lista dei ‘non invitati’. Secondo quanto riferito dal suo portavoce, la presidente della Commissione europea Von der Leyen non sarebbe stata invitata. Stesso trattamento per Marine Le Pen – volto dell’estrema destra francese del Rassemblement National – e per il presidente del partito, Jordan Bardella. I rapporti tra Trump e le Pen si sono raffreddati negli ultimi anni, e secondo Politico, il tycoon potrebbe non aver apprezzato i freddi ”auguri di successo” che la leader di Rn gli ha dedicato dopo la sua vittoria elettorale.
Ci saranno infine il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, e l’omologo giapponese, Takeshi Iwaya. Il team di Trump ha esteso gli inviti anche al presidente salvadoregno Nayib Bukele (presenza ancora da confermare) e al presidente ecuadoriano Daniel Noboa, che parteciperà alla cerimonia. Anche l’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha ricevuto un invito, ma per partecipare dovrà prima ottenere la restituzione del passaporto che gli è stato ritirato lo scorso febbraio dai magistrati che lo stanno indagando per il tentato golpe di due anni fa.
(da agenzie)

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