Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
“QUESTO ACCORDO SI DOVEVA FARE OTTO MESI FA”
«Spero che il governo crolli il prima possibile» e «questo accordo si doveva fare otto mesi fa». Lo ha detto l’ex premier israeliano Ehud Olmert – collegato in diretta al programma condotto da Monica Maggioni, In mezzo’ora su Rai Tre – definendo un «pessimo governo» l’esecutivo di Benjamin Netanyahu. «Si è perso tempo. Abbiamo perso la vita di molti ostaggi israeliani, di molti soldati israeliani, di molti palestinesi a Gaza – afferma – Prima il governo israeliano cambierà meglio sarà per noi e per tutta la regione».
E dopo che il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha confermato le sue dimissioni dal governo, insieme agli altri esponenti del partito ultra conservatore Otzma Yehidit, Olmert sintetizza: «Ben Gvir è contrario all’accordo e Israele è contrario a lui».
« E’ arrivato il momento di avere una leadership che abbia coraggio, che abbia determinazione e che abbia una visione che possa guardare oltre le difficoltà immediate – ha incalzato Olmert – Non è impossibile, io sono convinto sia possibile e deve essere fatto».
«Nel nostro Paese vogliamo vivere nella pace. Pensiamo di poter vivere in pace con i palestinesi, con uno stato palestinese al fianco di quello israeliano e la pace è il passo preliminare per un nuovo assetto, per un asse di amici, sostenitori e partner in Medio Oriente che possa includere anche i sauditi, gli Emirati, il Bahrein, l’Egitto, la Giordania, la Palestina, Israele e molti altri Paesi musulmani che non fanno parte del Medio Oriente».
«Un momento davvero unico nella vita di questa Nazione». Per Olmert, primo ministro di Israele dal 2006 al 2009, «è l’inizio di quello che auspicabilmente porterà nello Stato di Israele tutti gli ostaggi che sono ancora detenuti da Hamas e questo metterà fine anche alla guerra a Gaza». «È ora di mettere fine alla guerra a Gaza – afferma – è ora di porre fine alle sofferenze, è ora di riportare a casa tutti gli ostaggi, è ora di liberare tutti gli ostaggi che devono essere liberati».
Per Olmert, «è ora che noi israeliani iniziamo un processo di guarigione nazionale concentrandoci sull’esperienza terribile che viviamo da più di 15 mesi, cercando di ricostruire una solidarietà, una fiducia tra le diverse fazioni della società israeliane e allo stesso tempo avviare un processo di pace tra noi e i palestinesi». «La pace non serve solo ai palestinesi, prima di tutto serve a noi – afferma – Serve a noi perché è arrivato il momento di porre fine a conflitto, allo spargimento di sangue, ai combattimenti che caratterizzano questa regione da molti anni e dopo l’esperienza che abbiamo avuto nell’ultimo anno, sia i palestinesi, sia noi abbiamo capito che la guerra non porta nulla di positivo. Invece, l’alternativa rappresenta un futuro migliore per tutti noi».
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
LA SOLITA FAKE NEWS: E’ PROVATO CHE OTTO MEZZI TRASPORTARONO 73 BARE
Il Comune di Bergamo ha deciso di querelare il poliziotto sindacalista Antonio Porto,
accusato di falsa testimonianza davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Intervenuto il 19 novembre 2024, il capo del sindaco Osa polizia aveva sostenuto che a marzo 2020 i camion militari a Bergamo avrebbero trasportato una sola bara per mezzo. Porto sarebbe convinto che quella scena sarebbe stata creata solo per trasmettere «forte drammaticità».
Una fake news ampiamente smentita già allora e su cui il comune di Bergamo, sostenuto dai familiari delle vittime, ha deciso di reagire.
Quel 18 marzo 2020 partirono dal cimitero di Bergamo otto mezzi dell’Esercito con a bordo 73 bare, divisi in tre carovane, destinate ai forni crematori di altre città: un gruppo di mezzi è andato a Bologna con 34 defunti, un altro a Modena con 31 defunti e uno a Varese con otto defunti.
Alla querela del Comune, l’assessore Giacomo Angeloni ha anche allegato documenti e foto che dimostrano il trasporto di un numero ben maggiore di bare per camion, rispetto a quanto sostiene il sindacalista.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
IL PD DI ELLY SCHLEIN E’ RISALITO NEI CONSENSI GRAZIE ALLA DISCONTINUITA’ CON IL PASSATO
A leggere giornali, commenti, interviste, retroscena che riempiono i giornali in questi giorni sembra che i cosiddetti cattolici del Partito Democratico non abbiano mai letto le encicliche Lumen Fidei, Laudato Sì e Fratelli Tutti. Nei convegni paralleli di Milano e Orvieto lo spirito delle parole di Francesco non sembra essere di casa.
Elly Schlein ha preso il Partito Democratico nel suo momento più difficile, dopo una tornata elettorale che ha consegnato il paese al governo più di destra della storia repubblicana, con le opposizioni divise e un partito in crisi di consensi e di identità.
Oggi il PD forse non sta benissimo, ma sta sicuramente molto meglio. La segretaria ha costruito un profilo politico meno ondivago, ha affrontato gli appuntamenti elettorali riportando diverse vittorie, non si è fatta intrappolare nell’eterno dibattito sul campo largo esercitando il ruolo naturale del PD, quello di baricentro di una coalizione progressista.
I cattolici e i moderati del partito lamentano una mancanza di dibattito interno. Si lamentano in sostanza del fatto che la segretaria che ha vinto, e che ha messo fine all’emorragia di consensi dei dem, abbia imboccato la strada promessa, con una revisione politiche che hanno portato al disastro del 2022. Ha insomma virato a sinistra, gradualmente e con grande attenzione a tutelare l’unità del suo partito.
Orvieto e Milano si ascolta invece la litania di sempre. “Si vince al centro”, quando una società sempre più polarizzata indica che si vince a sinistra o a destra. “Anche in Italia serve una maggioranza Ursula”, quindi governare con Forza Italia e Fratelli d’Italia?
“La sicurezza non è un tema di destra”, ma basta, pietà, ancora?
Come si può dire questo mentre il governo si appresta a varare un Ddl Sicurezza che ci porta dritti dritti alla svolta autoritaria, non per dire ma davvero.
Il sostegno ai governi tecnici, le larghe intese, la passione idolatrica per Mario Draghi, sono stati la tomba del Partito Democratico, trasformato nel guardiano di scelte impopolari e di una politica ridotta a tecnocrazia.
Tante cose si possono rimproverare a Elly Schlein. Le scelte comunicative, i silenzi, la difficoltà a rispondere ad alcune domande. Quello che non le si può rimproverare è di aver intrapreso una traiettoria vincente (anche se vincere le elezioni è un altro paio di maniche) e di stare facendo quello che aveva promesso: discontinuità, autocritica, messa in discussione di alcune scelte operate dai governi del centrosinistra.
La segretaria vuole parlare di lavoro e sanità. Vuole parlare solo ed esclusivamente dei temi che “interessano le persone”, delle “difficoltà delle famiglie”. E se la ricetta per trasformare proposte e dichiarazioni in una connessione sentimentale forse ancora non è stata trovata, è sempre meglio procedere per tentativi su questa strada che tornare indietro sulla via che ha segnato la rovina del PD.
È vero, al Partito Democratico servono i cattolici, quelli disposti a mettere in politica la teologia di Papa Francesco.
(da Fanpage)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
È CONSENTITO PRELEVARE I BAMBINI DALLE LORO FAMIGLIE SE SI RITIENE CHE SIANO IN UNA “SITUAZIONE SOCIALMENTE PERICOLOSA”… UTILIZZARE I FIGLI COME STRUMENTO PER ATTACCARE GLI OPPOSITORI NON È UNA NOVITÀ DALLE PARTI DI MINSK
Alexander Lukashenko ha introdotto quello che suona come l’ultimo attacco agli
oppositori del presidente, in carica ininterrottamente dal 1994.
Dall’inizio dell’anno è in vigore il decreto ministeriale che permette di identificare come soggetti «in pericolo» i bambini esposti a materiale definito «estremista». Tradotto, una norma che guarda dritto negli occhi i figli dei dissidenti politici, dal momento che in Bielorussia è pratica assai frequente evocare lo spettro dell’estremismo contro chi si oppone a Lukashenko, indicato da più parti come l’ultimo dittatore d’Europa.
Secondo i dati forniti direttamente dal ministero dell’Informazione, a partire dallo scorso settembre in Bielorussia è stato vietato l’accesso a circa 14mila siti web: tra questi, cinquemila sono bollati come estremisti e riguardano per lo più argomenti politici che contrastano con la propaganda governativa. Secondo quanto stabilito dal decreto, chiunque riceva una condanna con l’accusa di aver favorito la distribuzione di materiali estremisti o perfino dopo l’assoluzione rischia che i propri figli vengano individuati come soggetti in una “situazione socialmente pericolosa”.
Un’etichetta che sa di condanna ulteriore e che spalanca ai più piccoli le porte al sistema di protezione statale: in virtù di un vecchio decreto risalente al 2006 alle autorità locali è consentito infatti prelevare i bambini dalle loro famiglie e tenerli lontani per un periodo che può arrivare anche a sei mesi, senza che ci sia bisogno di un’ordinanza da parte di un giudice.
«Il regime minaccia di togliere i figli ai genitori etichettati come oppositori del dittatore. Questo è il massimo della crudeltà: far soffrire i bambini perché i loro genitori osano aspirare alla libertà». La voce più critica contro il decreto arriva tramite il social network X da parte di Sviatlana Tsikhanouskaya, la leader dell’opposizione bielorussa che dal 2020 vive in esilio entro i confini dell’Unione europea. Anche lei, come molti oppositori, sono stati costretti a lasciare il proprio Paese per sfuggire alle politiche liberticide di Lukashenko e tutelare i propri figli, come fatto dalla stessa Tsikhanouskaya durante la campagna elettorale di quattro estati fa.
Utilizzare i bambini come strumento per attaccare gli oppositori, del resto, non è una novità dalle parti di Minsk. Era il 2010 quando le autorità tentarono di strappare allo sfidante di Lukashenko, Andrei Sannikau, e alla giornalista Iryna Khalip il loro bambino di appena tre anni.
Una sorte toccata anche alla prigioniera politica Yelena Maushuk, condannata a sei anni di carcere e successivamente punita con la revoca dei suoi diritti parentali, mentre il figlio dell’attivista Alena Lazarchyk è stato prelevato mentre si trovava a scuola
(da “Corriere della Sera”)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
INVECE LA DUCETTA SI PRENDERÀ LA SCENA E IL CAPITONE, COSTRETTO A RIMANERE A ROMA, HA TIRATO FUORI SUBITO UNA SCUSA: “RIMANGO IN ITALIA ALLA LUCE DI QUANTO STA EMERGENDO SUL FRONTE FERROVIE”
Nella sfida a tutto Trump, Matteo Salvini arriva secondo, cioè ultimo. E resta a casa, in Italia, costretto da ragioni di pura opportunità politica. A Washington andrà Giorgia Meloni, che è la presidente del Consiglio, è avrà tutti i riflettori accesi su di sé, perché – salvo ripensamenti dell’ungherese Viktor Orban – sarà l’unico capo di governo del Consiglio europeo presente nella capitale degli Stati Uniti
Come tutti, anche Matteo Salvini ha dovuto attendere che Meloni sciogliesse la sua riserva, mantenuta fino all’ultimo, a meno di 48 ore dall’insediamento. A quel punto, vista la presenza confermata della premier, il leader leghista ha compreso che a Washington sarebbe stato retrocesso a ospite di secondo piano, non più in rappresentanza del governo della destra italiana, ma come semplice capo di un partito infatuato di Trump.
La voglia di andare era tanta, testimoniata dal suo staff che ancora oggi pomeriggio, sabato 18 gennaio, è stato incerto se smentire o meno i preparativi del viaggio. Alla fine Salvini ha cercato la migliore scusa per giustificare il fatto di aver cambiato idea. «Ha scelto di rimanere in Italia alla luce di quanto sta emergendo sul fronte ferrovie dopo l’esposto del Gruppo Fs».
In realtà Salvini, fosse andato negli Stati Uniti ad infoltire i fan di Trump, sarebbe stato – assieme forse al capo di Vox, Santiago Abascal – anche l’unico leader di un certo rilievo del gruppo dei Patrioti, gli ultranazionalisti che si sono riuniti sotto la guida di Orban e della francese Marine Le Pen.
A nulla è servita la cravatta rossa stile repubblicano, indossata da Salvini per giorni dopo la vittoria di novembre di Trump. A nulla è valso il corteggiamento insistito del leghista, pronto a correre alla corte del tycoon, e con un viaggio preannunciato entro il 2024 che non si è mai svolto: ha prevalso il ruolo di Meloni, che da presidente del Consiglio può partecipare ai summit europei e, se vuole, terremotarli per conto dell’amico americano. Trump è un uomo d’affari, e gli affari si fanno con chi ha qualcosa da offrire.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
UNO SCENARIO CHE SPUTTANEREBBE INEVITABILMENTE IL GOVERNO, COL RISCHIO DI SCATENARE UN ASSALTO DA PARTE DEI SUOI ALLEATI AFFAMATI DI UN ”RIMPASTINO”, INDIGERIBILE PER LA DUCETTA
Santadechè, spaparanzata nella sua villa di Cortina, scambia messaggini inneggianti al
garantismo con Salvini e Tajani, in contatto continuo con il suo mentore storico ‘Gnazio La Russa, impegnatissimo a chiudere le bocche dei fratellini giustizialisti d’Italia che non vedono l’ora di leggere le dimissioni della Pitonessa che, da parte sua, afferma: “Sono tranquilla. Resto finché avrò la fiducia di Giorgia. Ora decide lei”.
Essì, la patata bollente del ministro rinviato a giudizio è sul piatto della Ducetta e dentro di sé vorrebbe pure rispedirla a fare la bagnina al Twiga di Pietrasanta, ben conscia che sulla testa della “Santa” pende anche un eventuale processo per frode ai danni dell’Inps: uno scenario che vede un ministro che truffa lo Stato sputtanerebbe inevitabilmente il governo.
La decisione di sostituire la coriacea Santadeché per la Statista della Garbatella vuol dire intanto mettersi contro il co-fondatatore di Fratelli d’Italia e presidente del Senato La Russa, da un lato; dall’altra gli otoliti di Giorgia sono trapanati dal timore-incubo, con un eventuale pesante secondo rinvio a giudizio, di subire un assalto da parte dei suoi alleati di governo affamati di ‘’rimpastino’’.
I rimpasti di governo si sa come iniziano ma non si sa come finiscono, soprattutto in presenza di una Lega in fibrillazione, con Salvini ridotto a un’anatra zoppa, e le smanie di Tajani per di dimostrare a Marina Berlusconi di essere un leader.
Aggiungere che, dopo il cambio istantaneo Sangiuliano-Giuli al ministero della Cultura, seguito dalla sostituzione al ministero degli Affari Europei di Fitto con Foti, nell’esecutivo c’è ancora da riempire la casella resa vacante dal trasloco del vice ministro delle Infrastrutture, Galeazzo Bignami, a capogruppo di FdI alla Camera al posto di Tommaso Foti.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
PER EVITARE CHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FOSSE SOTTOPOSTO AL SUPPLIZIO DELLE BUCHE, È STATA ASFALTATA UNA STRADA AL VOLO, COMPRESI I TOMBINI. IL RISULTATO? ALCUNI QUARTIERI SONO RIMASTI A SECCO
Nella città dei Templi si accende qualche luce sulle ombre con l’inaugurazione di Capitale della Cultura, fra tanti studenti e 43 sindaci che applaudono sotto la riparata volta del Teatro Pirandello. S’è imbellettata la vecchia Girgenti, provando a non sfigurare con il Presidente Mattarella, anche a costo di attrarre qualche amara ironia. Come succede in via Atenea, fra caffè e brioches del Gambrinus, quando l’elicottero presidenziale non è ancora atterrato sul campo sportivo, sopra un tappeto verde, un finto prato steso a rotoli.
Ultima trovata dopo l’agitata riunione di venerdì con il governatore Renato Schifani irritato da critiche, ritardi e intoppi. Arrivato in prefettura con un assegno da 500 mila euro per asfaltare di volata le strade, dallo stadio Esseneto al Pirandello. Giusto per evitare sussulti alla berlina del Capo dello Stato, coprendo buche e crepe ben note agli agrigentini, sorpresi dal vorticoso attivismo attorno a camion e rulli compressori. Senza il tempo di scarificare, buttando giù di corsa bitume sul vecchio, coprendo tutto, compresi i tombini.
Ed è su questo dettaglio che gli avventori del Gambrinus restano inchiodati a una telefonata ricevuta sul cellulare da un fontaniere dell’acquedotto (Aica) in pausa caffè. Un operaio pronto a scusarsi con il condomino di uno dei palazzi di via Manzoni, zona Esseneto, suo conoscente: «Lo so che non vi abbiamo potuto dare acqua anche se era il vostro turno settimanale. Ma ci hanno asfaltato saracinesche, rubinetti, tombini, tutto».
Significa che, chiusa la festa d’apertura, nella Capitale a corto d’acqua anche quando diluvia bisognerà scavare per trovare i rubinetti perché così funziona ancora la distribuzione.
(da “Corriere della Sera”)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
PER SALIRE IN CIMA C’ERA GIÀ UNA STRADA, MOLTI HANNO RITENUTO INUTILE L’OPERA COSTATA 15 MILIONI, MA, GUARDA CASO, LA FUNIVIA CABRIOLET PORTA DRITTO ALL’HOTEL DI MARTIN DAMIAN, PRESIDENTE DELLE FUNIVIE TIRES SPA ED EX ASSESSORE COMUNALE AL TURISMO
Cuore delle polemiche, la nuova funivia che da San Cipriano (frazione d’una trentina di
edifici e 101 anime di Tires, 1.025 abitanti, non lontana da Bolzano) si è fatta largo tra stragi di larici («Stavolta non è colpa del Vaia», titolò amara Elisa Brunelli sul giornale on-line italo-tedesco salto.bz) e sale oggi su giganteschi piloni d’acciaio fino a Malga Frommer e al comprensorio sciistico di Carezza.
Una funivia che passando in 7 minuti (su un tracciato di 3,8 chilometri) da 1.124 a 1.752 metri di altitudine ai piedi del Catinaccio, si vanta d’essere «cabrio» e offrire dunque a una decina di persone di salire anche sul tetto delle cabine da 60 posti per ammirare il panorama. Dei pullman appesi a cavi costati 15 milioni di euro di cui 11.321.250 (il 75% appunto) a carico dei cittadini.
Tema: valeva la pena di spendere questi soldi, sfregiando il paesaggio, quando c’era già una strada che portava su al parcheggio di malga Frommer, verso il passo Nigra, in dodici minuti d’auto?
Sicuro, risponde in un video Rai del ’22 Martin Damian, «presidente delle Funivie Tires Spa e assessore comunale al turismo»: «Il turismo in questa valle d’inverno esisteva pochissimo. Per dire: 20 o 25 mila pernottamenti su una capacità di 90 mila. Con questa infrastruttura nel futuro cominceranno a lavorare in tutta la valle e il turismo avrà una crescita in inverno». Tesi ribadita a Davide Pasquali dell’Alto Adige: «Qui a Tires, in inverno abbiamo i letti vuoti, a Carezza mancano gli sciatori».
Conferma il sito del più esclusivo (oggi 449 euro a notte) hotel locale: «Il Cyprianerhof rappresenta la destinazione ideale per gli amanti del lusso e della natura che desiderano scoprire le meraviglie di questa regione in un contesto di assoluto prestigio. (…) La nuova funivia di Tires vi porterà direttamente dall’hotel all’area sciistica Carezza-Karersee. Il comprensorio sciistico più soleggiato e più rispettoso del clima delle Alpi…».
E chi è il padrone di quest’hotel baciato dalla nuova funivia che gli consente di offrire ora anche una funivia domestica a due passi dalla hall? Martin Damian, il presidente delle Funivie e allora assessore comunale al turismo nella giunta della Südtiroler Volkspartei (Svp). Partito unico, praticamente, in un paese al 97% tedesco. Nonché dominus assoluto nella distribuzione dei soldi pubblici della Provincia Autonoma.
I «funivisti» erano talmente sicuri delle coperture politiche, generose al punto di finanziare l’impianto come «trasporto pubblico locale» (una littorina?), che esagerarono col cemento costruendo un migliaio di metri cubi in più di quanto potevano. Una forzatura che altrove avrebbe fatto arrivare le ruspe. Qui no: passò l’ipotesi di imbonire i locali in più di terra.
Che un domani, chissà, potrebbe essere rimossa… Il tutto potendo contare su sbalorditive «autorizzazioni paesaggistiche postume emesse dall’Ufficio valutazioni ambientali provinciali». Incredibilmente sopravvissute ai ricorsi ambientalisti grazie a una recente sentenza del Tar bolzanino secondo cui quegli abusi edilizi (pari a un palazzo di dieci metri per lato alto tre piani) non sarebbero «apprezzabili a colpo d’occhio». Testuale…
(da Il Corriere della Sera)
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Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile
ARRIVANO LE GUARDIE BIANCHE DEL SISTEMA… LA SICUREZZA E’ COMPITO DELLE FORZE DELL’ORDINE, RASSEGNATEVI O FATE DOMANDA A PIANTEDOSI
Patrioti in un centro commerciale di Bologna. Una trentina di esponenti della “Rete dei Patrioti”, il movimento di estrema destra che raccoglie diverse sigle, ha marciato nel tardo pomeriggio di oggi – sabato 18 gennaio – al Centro commerciale Gran Reno di Casalecchio.
«Una passeggiata», la definiscono gli organizzatori, ma ritmata e coordinata «per chiedere più sicurezza». Il supermercato, uno dei più grandi della zona, si trova alle porte della città e adiacente all’Unipol Arena. Nell’ultimo periodo è salito alla ribalta della cronaca per numerosi fatti di microcriminalità. La manifestazione del gruppo di estrema destra era stata annunciata domenica scorsa, dopo la notte di proteste e scontri in centro, seguita al presidio organizzato per Ramy Elgaml, ma non era stato rivelato né il luogo né il percorso, se non poche ore prima.
Il gruppo di persone, perlopiù vestite di nero, ha marciato silenziosamente fra i corridoi del centro commerciale e fino all’ingresso dell’Unipol Arena, dove è in programma un concerto di Lazza, in mezzo a una sostanziale indifferenza generale, ma ripresi dalle telecamere. I patrioti avevano fatto una contestata manifestazione a Bologna a novembre, a una settimana dalle elezioni regionali. Venne in particolare contestata, anche dal Comune, la scelta di fare una manifestazione a pochi metri dalla stazione di Bologna, luogo della strage per la quale è appena stata confermata dalla Cassazione la pena dell’ergastolo per Gilberto Cavallini, ex terrorista dei Nar. I patrioti, in quell’occasione, subirono la contestazione dei collettivi studenteschi (che si scontrarono con la polizia) ma anche quella di numerosi passanti.
(da agenzie)
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