Destra di Popolo.net

CHI E’ KELLY ANN DOUALLA, LA NUOVA STELLA DELL’ATLETICA ITALIANA: A 15 ANNI E’ GIA’ TRA LE PIU’ VELOCI DI SEMPRE

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

NATA IN ITALIA DA GENITORI DEL CAMERUN, VIVE A SANT’ANGELO LODIGIANO E SI ALLENA INSIEME AI RAGAZZI PIU’ GRANDI DI LEI (E LI BATTE)

Si chiama Kelly Ann Doualla, ha solo 15 anni e ha tutte le carte in regola per diventare una campionessa dell’atletica. Con le sue ultime prestazioni, la sprinter lombarda, figlia di genitori originari del Camerun, ha catturato le attenzioni di tutto il mondo. Ieri, sabato 18 gennaio, Doualla ha disputato una gara di corsa su 60 metri al PalaCasali di Anconi.
Una competizione – valida come quarta tappa del World Indoor Tour – dominata proprio dalla 15enne italiana, che ha tagliato la linea del traguardo in appena 7″23, un tempo eccezionale per una ragazza della sua età, che gli è valso anche il primato europeo della categoria under 18.
La quarta italiana più veloce di sempre
Prima della gara di Ancona, il record apparteneva all’olandese N’Ketia Seedo: 7″24, registrati in una competizione del 2020. Con la prestazione di ieri, Doualla è diventata anche la quarta italiana più veloce di sempre nei 60 metri. Le uniche a fare meglio di lei, almeno per il momento, sono: Marisa Masullo (con 7″19 nel 1983), Manuela Levorato (con 7″20 nel 1999) e Zaynab Dosso (con 7″02, record nazionale, nel 2024).
Chi è Kelly Ann Doualla
Kelly Ann Doualla, 15 anni, è nata a Pavia da genitori originari del Camerun – entrambi operatori sanitari – ma da tempo cittadini italiani. La sua famiglia vive a Sant’Angelo Lodigiano e in pista la giovane sprinter lombarda difende i colori del Cus Pro Patria Milano, dove si allena con coach Walter Monti. Quest’ultimo la fa correre insieme a maschi di 16 e 17 anni, gli unici che riescono a tenerle testa, o almeno ci provano. «Tuttora, Kelly non sa cosa sia la sconfitta», racconta il suo allenatore. Doualla frequenta il liceo delle scienze applicate con curvatura sportiva e pare che l’unica disciplina che proprio non le piace sia il nuoto.
(da Open)

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INTERVISTA AL PREMIO NOBEL NARGES MOHAMMADI: “LOTTO PER LE DONNE ANCORA IN CARCERE IN IRAN”

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

“CECILIA SALA HA EVIDENZIATO I PERICOLI DEI GIORNALISTI NEL NOSTRO PAESE”

«Ogni prigioniero è un “essere umano”, e ogni essere umano lotta per la sopravvivenza in modi diversi: cantare, ballare, tagliare o accorciare i capelli, indossare vestiti colorati, ridere e gioire, tutti questi sono modi per mantenere vivo il senso della vita, anche tra i prigionieri». A dirlo a Open è Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023.
L’attivista iraniana, che sta scontando una pena di oltre dieci anni per aver difeso i diritti delle donne in Iran, si trova nella sua casa a Teheran, sottoposta a cure e trattamenti medici.
Il 4 dicembre scorso era stata rilasciata, per tre settimane, per le sue condizioni fisiche precarie a seguito della rimozione di un tumore benigno e di un intervento eseguito in cui le era stato fatto un innesto osseo. Non è ancora tornata tra le «mura buie e fredde» della famigerata prigione di Evin, dove lei e le sue compagne «resistono».
I giorni fuori dal carcere verranno probabilmente recuperati alla fine della sua condanna, aveva fatto sapere il suo legale a inizio dicembre. Nonostante sia stata sottoposta a detenzione arbitraria, tortura e maltrattamenti, Mohammadi non ha mai smesso di lottare. Per lei, le sue compagnie, le donne iraniane, per le generazioni future. E per un’Iran libero e democratico.
Insieme alle sue compagne nella prigione di Evin continua a battersi per l’uguaglianza, i diritti, la democrazia e la libertà in Iran, anche per le generazioni future. Cosa significa portare avanti la lotta all’interno del carcere?
«Io credo che la vita dietro le mura buie e fredde delle prigioni fluisca in modo vibrante, intrecciate con l’elemento della “resistenza”. Quando la resistenza, che scaturisce da una volontà umana indomita, è forte, la vita – in tutte le sue sfaccettature – brilla dentro le mura della prigione. Ho testimoniato la crescita, la vitalità e la resilienza delle donne condannate alle punizioni più dure, dalle condanne a morte a lunghe pene detentive o malattie gravi e croniche – persino donne anziane. Deve essere riconosciuto che un prigioniero è un “essere umano”, e ogni essere umano lotta per la sopravvivenza in modi diversi. Cantare, ballare, tagliare o accorciare i capelli, indossare vestiti colorati, ridere e gioire, tutti questi sono modi per mantenere vivo il senso della vita, anche tra i prigionieri ordinari».
Cosa rappresentano questi atti nelle prigioni dell’Iran?
«Nelle prigioni politiche e ideologiche dell’Iran, questi atti diventano parte della resistenza perché sfidano le politiche delle autorità carcerarie. Più i prigionieri continuano la loro lotta, in particolare attraverso la solidarietà, e fanno sentire la loro voce di protesta alla società, più forte diventa il loro senso della vita e della speranza. Alcuni pagano un prezzo pesante per creare e mantenere questo stato. Il governo non può tollerare una tale resilienza, così cerca di sopprimerla. Nel 2020, ad esempio, sono stata processata e condannata per aver organizzato un raduno nel reparto femminile del carcere di Evin».
Cosa significa per una donna essere detenuta a Evin? E come si sopravvive in isolamento?
«Quando si parla del carcere di Evin, è essenziale menzionare i reparti di sicurezza dove i detenuti sono tenuti in isolamento. Ho trattato questo tema nel mio libro, Tortura Bianca. Mentre altri settori della prigione ospitano i prigionieri, collettivamente, in stanze con accessi a cortili e spazi per attività quotidiane: le condizioni non sono uniformi in tutto Evin. Ma le celle di isolamento nei reparti di sicurezza sono luoghi di torture mentali, emotive e anche fisiche molto gravi, che sono orribili. Le prigioni nelle città più piccole sono, però, molto peggio di Evin. Sono stata incarcerata a Zanjan (due volte) e nella prigione di Qarchak. Le condizioni in queste prigioni sono profondamente disumane e estremamente difficili da sopportare.
Quanto è stato importante e lo è tuttora il movimento “Donne, vita, libertà” per il futuro dell’Iran e perché?
«“Donna, Vita, Libertà” è un movimento completo che ha spinto in modo persistente e risoluto profonde trasformazioni sociali e politiche. Il movimento incarna la volontà del popolo iraniano, in particolare delle donne e dei giovani, di ottenere la libertà e il rispetto della loro dignità e dei diritti umani».
Una settimana fa è stata scarcerata la giornalista Cecilia Sala dopo 20 giorni di detenzione a Evin senza un’accusa. Cosa ha pensato quando ha saputo che era stata incarcerata?
«La notizia dell’arresto, dell’isolamento e della successiva liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala mette nuovamente in evidenza la realtà che giornalisti, reporter e professionisti dei media in Iran sono costantemente a rischio di detenzione, pressioni, prigionia e torture. Questo sottolinea come il regime religioso autoritario metta in pericolo la libertà di espressione».
(da Open)

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LA POLONIA ALZA LO SCUDO CONTRO PUTIN

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

600 CHILOMETRI DI CONFINE SARANNO FORTIFICATI PER RESPINGERE EVENTUALI ATTACCHI RUSSI… E POI NELLA UE ABBIAMO LE QUINTE COLONNE SOVRANISTE DELL’IMPERIALISMO RUSSO

Le prime ruspe sono entrate in azione alla fine di ottobre. Scavano fossati anti-carrarmato, preparano il terreno per installare nuove barriere fisiche, depositi per le munizioni, bunker militari e rifugi per i cittadini.
Ma non solo: il programma lanciato dal governo polacco, accanto ai più avanzati sistemi anti-drone, prevede di realizzare anche trincee e potenzialmente dei campi minati nei primi duecento metri a ridosso della frontiera con la Bielorussia e con l’exclave russa Kaliningrad. «Dobbiamo essere pronti a respingere attacchi accidentali o intenzionali dei nostri nemici» avverte il generale Stanislaw Czosnek, vicecapo di Stato maggiore dell’esercito polacco, mentre mostra le “slide” del progetto.
Varsavia ha intenzione di fare sul serio e ha stanziato 2,5 miliardi di euro per realizzare l’«East Shield», lo scudo con il quale intende blindare i suoi 600 chilometri di frontiera a Est e a Nord per mettersi al riparo da una potenziale invasione. Sarà terminato nel 2028 e rappresenterà la più grande fortificazione militare mai realizzata dalla seconda Guerra mondiale. Il premier Donald Tusk ha spiegato che quest’anno le spese militari raggiungeranno la soglia record del 4,7% del Pil, la più alta tra i Paesi Nato. E che per questo intende fare pressione sugli alleati che invece sono ancora lontani dal 2%.
Al varco di confine tra l’avamposto polacco di Polowce e quello bielorusso di Peschatka il passaggio è sbarrato. Fino al 1° giugno del 2023 si poteva transitare lungo la strada 66, ma ora c’è una zona-cuscinetto off limits con i militari di Varsavia che guardano a vista il territorio del Paese “nemico”, tre file di tetrapodi di cemento, un’enorme quantità di filo spinato e poi ancora tre file dei frangiflutti che presto diventeranno una costante lungo le frontiere polacche. Ai lati, scorre per 186 chilometri la cancellata di metallo alta cinque metri, eretta nel 2022 per fermare l’arrivo dei migranti «che la Bielorussia usa come armi contro di noi» ripete in continuazione mentre sprofonda gli scarponi nel fango Maciej Duszczyk, viceministro all’Interno e responsabile del dossier migrazione.
Ma il colonnello Mariusz Ochalski, del Genio militare, assicura che il progetto dello scudo orientale va ben oltre la necessità di frenare quella che qui definiscono «la rotta migratoria artificiale». L’obiettivo è decisamente più ambizioso: «Dobbiamo rispondere alle minacce ed essere pronti a fermare i carrarmati. Grazie agli interventi realizzati, da qui non possono passare e ora dovremo fare lo stesso negli altri punti del confine». Lo dice indicando con soddisfazione i tetrapodi e il filo spinato «che non proteggono soltanto la Polonia, ma l’intera Unione europea».
Dalla parte opposta del filo spinato non c’è anima viva, nessuna traccia dei militari bielorussi e il vecchio valico di frontiera sembra un casello autostradale abbandonato. La Polonia non starà forse esagerando con questo allarmismo? Nemmeno il tempo di finire la domanda e la risposta del colonnello è netta: «No».
Le misure previste dal progetto East Shield saranno realizzate in base a diverse fasce di scurezza a seconda della distanza dal confine: rossa (fino a 15 km), gialla (fino a 50 km) e verde (fino a 100 km). La fortificazione, però, non sarà omogenea lungo tutta la frontiera, ma si adatterà alle caratteristiche del territorio. «Gli ostacoli naturali, come fiumi e foreste, saranno utilizzati ed eventualmente rafforzati» si precisa nel progetto, il quale interesserà anche aree che oggi sono private: «Non ci saranno espropri, ma i terreni verranno acquistati come investimenti».
Una cinquantina di chilometri a Nord dal valico di Polowce si estende l’immensa foresta vergine di Bialowieza, che accoglie i visitatori con i suoi dodicimila anni di storia e la medaglia di patrimonio Unesco. Abbraccia il territorio di Polonia e Bielorussia, ma con la costruzione della barriera anti-migranti anche la foresta è stata separata fisicamente in due. Come denunciano le associazioni ambientaliste, a farne le spese non sono stati soltanto gli alberi centenari, ma anche i celebri bisonti che sono il simbolo della foresta e che si sono ritrovati bloccati in un Paese o nell’altro, senza la possibilità di muoversi liberamente come prima.
Al di là della frontiera bielorussa continuano a rimanere intrappolati anche i migranti che arrivano dalla Siria, dall’Afghanistan, ma ultimamente soprattutto da Etiopia, Eritrea e Somalia (le prime tre nazionalità registrate nel 2024). «Sbarcano a Minsk in aereo, spesso con un visto russo in tasca, e poi vengono portati al confine da un sistema organizzato» spiega Arkadiusz Skutnik, comandante dell’esercito e responsabile della task force che assiste le guardie di frontiera.
L’anno scorso le persone che hanno tentato di varcare il confine sono state quasi trentamila, il dato più alto nell’ultimo triennio. Gli ingressi irregolari registrati in Polonia, però, sono meno di undicimila. Secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch, nei primi otto mesi del 2024 ci sono stati circa diecimila respingimenti illegali. «Tutto è fatto secondo la legge – replica il colonnello Andrzej Stasiule Wacz, vicecomandante delle Guardie di frontiera – e non si tratta di respingimenti illegali perché sono stati fermati in prossimità della frontiera».
(da lastampa.it)

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AIUTO! VOGLIO SCENDERE

Gennaio 19th, 2025 Riccardo Fucile

L’ICONA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Immaginate, un bel giorno, di aprire il vostro frigorifero e trovare cibi che non avete mai comprato. Si sono materializzati da soli, per volontà del frigorifero stesso. Magari vi piacciono, magari no, ma non è questo il punto. Passato lo stupore iniziale, subentra una domanda sgomentevole: da quando i frigoriferi si riempiono da soli? Perché il mio frigorifero non mi ha chiesto il permesso? Indipendentemente da chi paga il conto di quei cibi non richiesti (io, sicuramente) chi comanda, tra me e il mio frigorifero?
Allo stesso modo: aprendo la mia pagina di scrittura come faccio ogni giorno, più volte al giorno, ho scoperto che non è più vuota. In alto a sinistra appare una nuova icona, quella di copilot, un programma di intelligenza artificiale incaricato di assistermi mente scrivo. A partire da questa Amaca. Naturalmente, il programma si attiva solo cliccando sull’icona: ma l’icona, nonché la riga di testo che la presenta, campeggia, indesiderata, in ogni mia nuova singola pagina.
Ho cercato di rimuoverla ma non è per niente facile, proverò a farlo, dopo il weekend, con l’ausilio del tecnico che mi assiste quando sto per soccombere alla tecnologia.
Resta una sensazione, greve, di intrusione. Di non libertà. Perché nel mio programma di scrittura deve apparire l’icona di copilot senza che io l’abbia richiesta, anzi senza neppure sapere che esiste?
Il commercio di tecnologia ci prevede come clienti, che scelgono e adoperano solo ciò che gli serve, o come terminali passivi, come cavie di un’accelerazione ininterrotta? E su quale icona si deve cliccare, per attivare la funzione “aiuto, voglio scendere!”?
(da La Repubblica)

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LA PITONESSA RIUSCIRÀ A CAMBIARE DI NUOVO PELLE PER SALVARSI? LA PARABOLA SPERICOLATA DI DANIELA SANTANCHÉ, CADUTA IN DISGRAZIA PER I SUOI GUAI GIUDIZIARI

Gennaio 18th, 2025 Riccardo Fucile

DONNA DI POTERE CON IL VIZIO DEGLI AFFARI, DONNA ALFA CHE CAMBIA GLI UOMINI – DAL CHIRURGO PAOLO SANTANCHÈ A CANIO MAZZARO, DA SALLUSTI AL FALSO PRINCIPE DIMITRI KUNZ D’ASBURGO-LORENA – MA POI SPESSO SE LI TIENE INTORNO COME SOCI NEI SUOI CONSIGLI D’AMMINISTRAZIONE… PAOLO CIRINO POMICINO SULLA SUA EX ALLIEVA: “LA FRASE CHE MEGLIO LA DESCRIVE? NON CONOSCE LA VERGOGNA”

Daniela Santanchè, rinviata a giudizio per falso in bilancio, potrebbe essere arrivata alla fine della sua lunga corsa politica. Fratelli d’Italia, il partito che l’ha fatta eleggere e l’ha portata al governo, si prepara a scaricarla. E del resto non si comprende come Giorgia Meloni possa ancora mantenerla in un ministero in pendenza di accuse così gravi.
Ma se il futuro immediato pare segnato, non è detto che la “Pitonessa” non riesca a sfangarla anche questa volta, cambiando un’altra pelle come i veri serpenti.
Imprenditrice anzitutto di se stessa, Daniela Garnero in Santanché, ragazza di Cuneo, ha preso la rincorsa dalla provincia italiana per finire protagonista — nel bene e anche nel male — della politica italiana del ventennio berlusconiano
Da una che rispose con il dito medio ai contestatori davanti a Montecitorio, forse ci si poteva aspettare di più che un imbarazzato silenzio. Donna di potere con il vizio degli affari, donna alfa che cambia gli uomini — dal chirurgo Paolo Santanchè a Canio Mazzaro, da Sallusti al falso principe Dimitri Kunz d’Asburgo-Lorena — ma poi spesso se li tiene intorno come soci nei suoi consigli d’amministrazione.
Donna che, oltre agli uomini, cambia anche molti partiti. Con il rischio di dimenticarne qualcuno, nell’ordine sono: Alleanza nazionale, la Destra di Storace (che la candida addirittura a premier nel 2008) e poi il Pdl con Berlusconi, ma prima aveva fondato un partitino-taxi chiamato Movimento per l’Italia, tenuto a battesimo da Denis Verdini, e quindi Forza Italia, per poi fondare un altro partitino-taxi chiamato Noi Repubblicani/Popolo Sovrano, per confluire nel 2017 in Fratelli d’Italia.
E ogni volta è una palingenesi, ogni volta è una tiritera contro il «traditore» per eccellenza, Gianfranco Fini. «Sono qui — sottolinea passando alla Destra — perché non potevo più subire le posizioni di chi per legittimarsi agli occhi della comunità finanziaria-mediatica arriva a giudicare il fascismo come il male assoluto». Trascorrono dieci anni e, accolta in FdI, riattacca la stessa canzone: «Sono tornata a casa, nella mia famiglia, dove Fini non mi ha permesso di stare, lui che ha distrutto un sogno»
Generatrice di molta invidia, molti pettegolezzi. E come evitarli se si passano le estati sullo yacht di Briatore, del quale la “Santa” diventa socia nel Billionaire, o a villa Certosa con Berlusconi. E poi la Versilia e il tendone arabo fisso al Twiga, di cui pure è socia. Con il look che fa impazzire i paparazzi: ray-ban a specchio da vera fascia, cappellone da cow-girl, copricostume animalier.
Se non sono le spiagge della Versilia, sono le strade del lusso a Milano, dove gira per boutique con outfit da sfilata. Minigonne e tacchi altissimi. Ne ha una collezione che farebbe invidia a Imelda Marcos. «Tacco 12: filosofia di vita», è uno dei suo tweet più famosi.
Scala i giri che contano con una determinazione d’acciaio. Da quando, nel lontano 1983, l’anno dopo aver sposato appena 21enne il chirurgo Santanchè, finì in tv in un programma Fininvest e dichiarò spavalda: «Mi piacerebbe fare il ministro».
Come Tarzan passa da una liana all’altra, sempre verso l’alto. Conosce Cirino Pomicino e si aggrappa. Sarà lui a presentarla ad Andreotti e poi a Berlusconi. Nei salotti della Milano di destra inizia a frequentare quello che diventerà il suo vero sponsor politico: Ignazio La Russa.
In attesa delle memorie di La Russa, bisogna raccogliere quelle di Pomicino. Che proprio a Repubblica fece della Pitonessa un ritratto agro. «L’episodio che meglio la racconta non c’entra con la politica. Negli anni Novanta organizzò un concorso di cucina e mi invitò a far parte della giuria, di cui lei era presidente. Mi trovai ad assaggiare un piatto e dissi: che schifezza. Santanchè mi diede un cazzotto dietro la schiena: stai zitto che è il mio piatto. Chi vinse la gara? Lei. Fece consegnare il premio al compagno Mazzaro, il quale dopo la cerimonia mi disse: la tua amica non conosce la vergogna. Mi pare la frase che meglio la descrive».
I camerati, La Russa a parte, mal la sopportano. Per dirne una, quando nel 2010 si presenta per la prima volta in aula fresca di nomina a sottosegretaria da parte del Cavaliere, i deputati del centrodestra l’accolgono con una salva di fischi. Per Alessandra Mussolini era «una “super patata ogm”’ geneticamente modificata».
Ma forse a questo punto vale la pena riferire come nacque quel soprannome di cui lei in fondo è sempre andata fiera: la Pitonessa. Fu il primo marito a svelare che tutto partì da una vecchia barzelletta sporca che lei amava raccontare («l’unica che sapeva»). Quella del coniglietto che va in un bordello per perdere la verginità e viene indirizzato nella stanza della pitonessa. La prostituta lo ingoia intero, ma poi viene costretta a risputarlo fuori. Il malcapitato, tutto bagnato e inebetito, esclama soddisfatto: «Bestia che p…!».
(da la Repubblica”)

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LA VITA DA DETENUTO DI GIANNI ALEMANNO: È IN CARCERE A REBIBBIA, POTREBBE RIMANERCI UN ANNO

Gennaio 18th, 2025 Riccardo Fucile

“MI HA ROVINATO LA POLITICA, MA IO SONO UNO TOSTO”… LA DESTRA SI È DIMENTICATA DI LUI. HA RICEVUTO LE VISITE SOLO DEL DEPUTATO DI FDI MARCO CERRETO E DEL GOVERNATORE DEL LAZIO FRANCESCO ROCCA, OLTRE CHE DEL RENZIANO ROBERTO GIACHETTI

“Sai, la politica, mi ha rovinato la politica”. Nel reparto G8 del carcere di Rebibbia, Gianni Alemanno è abbattuto, ma non rassegnato. Lo aiuta la conoscenza delle arti marziali, dice, in particolare del kendo.
Tuttavia sa che potrebbe passare in carcere almeno un anno. Scontando per intero o quasi la pena – 1 anno e 10 mesi per finanziamento illecito e traffico di influenze – che gli era stata alleggerita con un percorso in affidamento ai servizi sociali nella struttura di “Solidarietà e Speranza” di suor Paola
Invece dalla notte di Capodanno l’ex sindaco di Roma – già ministro dell’Agricoltura dei governi Berlusconi, storia della destra romana finito a capo di un movimento mezzo vannacciano chiamato Indipendenza – si trova in una cella con cinque detenuti (in tutto sono in sei, sarebbe per tre: a Rebibbia c’è un sovraffollamento del 140 per cento, e non è nemmeno una delle case circondariali messe peggio, citofonare a Regina Coeli).
La politica finora sembra ricordarsi molto poco di lui. Chi lo ha incontrato lo descrive comunque “su di morale, nonostante tutto”.
In giorni diversi e per occasioni diverse Alemanno ha ricevuto la visita del deputato di Fratelli d’Italia Marco Cerreto (di cui è stato anche testimone di nozze), del governatore del Lazio Francesco Rocca (a Rebibbia i primi dell’anno per un progetto legato alle case della salute) e del deputato di Italia viva Roberto Giachetti, sensibilissimo da sempre a questo buco nero della nostra società.
Alemanno si trova in un braccio dove i detenuti possono trascorrere molte ore fuori dalla cella partecipando ai laboratori: teatro, pizzeria, falegnameria, palestra, sala lettura. Laureato in ingegneria ambientale, ha chiesto di iscriversi alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’università di Tor Vergata. “Mi stanno trattando bene”, ha confessato a Cerreto con un orgoglio e un ghigno molto alemanniano.
Possibile che la sedicente “comunità di destino” della destra italiana si sia dimenticata di Alemanno, tormentato leader di corrente ai tempi di An, finito ormai da dieci anni nel magma dell’inchiesta Mondo di mezzo e da quel momento, tra mille inchieste, condanne e assoluzioni, mai più rientrato nel giro che conta?
L’ex moglie è Isabella Rauti, figlia di Pino e sottosegretario alla Difesa. La sorella è Gabriella Alemanno, che è andata a fargli visita in questi giorni, attuale commissario della Consob.
L’ex sindaco che voleva chiamare l’esercito davanti a una nevicata che paralizzò Roma è finito a Rebibbia perché avrebbe prodotto documenti falsi per partecipare agli impegni politici del suo nuovo partito, inventandosi, secondo il tribunale di Sorveglianza, riunioni di condominio e quindi di lavoro per via delle consulenze in giro per l’Italia.
Non poteva lasciare la propria abitazione prima delle 7 del mattino e doveva rincasare alle 21. In più è stato intercettato mentre parlava al cellulare con un pregiudicato coinvolto in un’inchiesta per riciclaggio.
Il 24 gennaio il tribunale di Sorveglianza deciderà se confermare il carcere o ripristinare l’affidamento ai servizi sociali. Nessuno si fa molte illusioni. “Ma io sono uno tosto”, dice ai pochi che gli fanno visita, prima di ritornare in cella.
(da agenzie)

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“NON ABBIAMO PAURA, DENUNCEREMO”: CENTINAIA DI PERSONA AL PRESIDIO IN SOLIDARIETA’ ALLE RAGAZZE COSTRETTE A SPOGLIARSI IN QUESTURA A BRESCIA

Gennaio 18th, 2025 Riccardo Fucile

LE ATTIVISTE DI EXTINCTION REBELLION

“Procederemo con la denuncia. Mi sono sentita in trappola, ma non smetterò di lottare per le cause in cui credo. Lo dobbiamo a tutte quelle persone che vivono in luoghi di guerra o in condizioni di povertà estrema”.
A parlare, a Fanpage.it, è Laura, una delle attiviste di Extinction Rebellion che lunedì 13 gennaio è stata portata in questura dopo in sit in alla sede della Leonardo a Brescia. Insieme ad altre ragazze è stata costretta a spogliarsi di fronte a un’agente di polizia e a effettuare dei piegamenti. Dalla Questura hanno spiegato che si tratta di una prassi, ma le attiviste si chiedono: se è davvero una prassi, come mai i militanti di sesso maschile non sono stati sottoposti alla stessa pratica?
Oggi, sabato 18 gennaio, è stato organizzato un presidio in solidarietà con le attiviste sotto la questura di Brescia: tutte vogliono andare in fondo all’accaduto e hanno presentato una denuncia per quanto accaduto loro in seguito al fermo.
Quel giorno, in ventitré sono stati portati in commissariato in seguito a un’azione pacifica alla sede della Leonardo, azienda produttrice di armi che vengono poi inviate nei paesi in guerra. Solo ad alcune di loro però, è stato chiesto di spogliarsi. Un atto che è risuonato più come un’intimidazione che una prassi.
La manifestazione, lanciata da Diritti per tutti, Collettivo Onda Studentesca e Magazzino 47, ha visto la partecipazione di centinaia di persone. Tra queste, anche Umberto Gobbi, presidente dell’associazione ‘Diritti per tutti’, che ha dichiarato: “Siamo qui, davanti alla questura di Brescia, perché in questo luogo qualche giorno fa sono avvenute intimidazioni nei confronti di alcune attiviste, costrette a spogliarsi in maniera del tutto non necessaria e discriminatoria. Le parole di Piantedosi, che ha definito tale trattamento prassi, confermano quanto ci aspettavamo già dal nuovo disegno di legge sulla sicurezza: il governo va verso la legittimazione delle intimidazioni da parte delle forze dell’ordine e verso la soppressione di qualsiasi forma, anche pacifica, di dissenso”.
(da Fanpage)

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A PALAZZO MADAMA GLI ‘IMBUCATI” AL SEGUITO DEI SENATORI HANNO TRASFORMATO BUVETTE E RISTORANTE IN UN SUQ: CODE AL BUFFET, LUNGHE ATTESE PER AGGUANTARE UN PANINO O BERE UN CAFFÈ AL BANCONE

Gennaio 18th, 2025 Riccardo Fucile

COSÌ I COLLEGIO DEI QUESTORI HA INVIATO UN LETTERA AGLI ELETTI: “SI RAMMENTA CHE L’ACCESSO AL SELF SERVICE E ALLA CAFFETTERIA È CONSENTITO ESCLUSIVAMENTE AI PARLAMENTARI E AGLI EX PARLAMENTARI, AI MEMBRI DEL GOVERNO IN CARICA E AI PIÙ STRETTI COLLABORATORI CHE ACCOMPAGNANO I MINISTRI”

Code al buffet che serve lo sfollagente. Interminabili attese per agguantare un panino o un caffè al bancone dove si è costretti a sgomitare: dura è la vita a Palazzo Madama dove gli ‘imbucati” al seguito dei senatori hanno trasformato buvette e ristorante in un suq.
Una situazione che “lede l’immagine e in qualche modo anche la funzionalità dell’Istituzione parlamentare” si legge nella lettera del collegio dei questori che ha raccolto le lamentele di altri senatori costretti a perdere minuti preziosi
“Cara Collega/Caro Collega, numerosi Senatori lamentano il sovraffollamento del Self service e della Caffetteria del primo piano di Palazzo Madama a causa della presenza di persone non autorizzate. A tal riguardo si rammenta che l’accesso è consentito esclusivamente ai Parlamentari (anche europei) e agli ex Parlamentari, ai Membri del Governo in carica (e ai più stretti collaboratori che accompagnano i Ministri)…” si legge nella missiva che fa riferimento anche agli altri aventi diritto come prescritto dalle regole che sono lettera morta anche per quel che riguarda la mensa.
“I Senatori – viene ricordato – potranno essere accompagnati da non più di due ospiti il martedì e il giovedì. Non è consentito l’accesso di ospiti nella giornata del mercoledì”. Ora starà ai commessi vigilare con scrupolo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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GIORGIA SI GETTA TRA LE BRACCIA DI TRUMP: ANDRA’ ALL’INSEDIAMENTO DI “THE DONALD”, ALTRO VIAGGIO A SPESE DEGLI ITALIANI

Gennaio 18th, 2025 Riccardo Fucile

LA DUCETTA SARÀ L’UNICA LEADER EUROPEA PRESENTE ALLA CERIMONIA. E LA SUA SCELTA SEGNA UNA DISTANZA DAGLI ALLEATI DEL CONTINENTE… IL “WALL STREET JOURNAL” SVELA CHE IL GIORNO DOPO L’INSEDIAMENTO TRUMP DARÀ IL VIA AL PIANO DI ESPULSIONI DI MASSA DI IMMIGRATI CON UN RAID A CHICAGO

Dopo le carezze di Joe Biden e la cena con Donald Trump a Mar-a-Lago, il pingpong istituzionale della premier Giorgia Meloni è arrivato a un punto di svolta: li vedrà insieme lunedì alla Rotonda del Campidoglio, la sala monumentale che si trova nel cuore del Congresso, sotto la cupola. E subito il giorno dopo, martedì, svela il Wall Street Journal, il presidente darà il via il piano di espulsioni di massa di immigrati con un raid a Chicago.
La presenza della presidente del Consiglio italiana all’Inauguration Day in programma a Washington è stata confermata nella tarda serata di venerdì. La notizia è rimbalzata subito negli Stati Uniti. I media americani vedono questo gesto come un segnale chiaro sulla strategia del governo italiano di diventare un alleato speciale per Trump, ma anche di distanza dagli alleati europei.
Meloni troverà il suo amico Elon Musk e il presidente argentino Javier Milei, oltre a una serie di miliardari e populisti. Tutti a distanza ravvicinata e in uno spazio più ridotto dopo la decisione di celebrare l’inaugurazione al chiuso vista l’ondata artica che si abbatterà su Washington.
Meloni avrà la possibilità di approfondire con Musk il discorso su Starlink, che ha creato tensioni nell’Unione europea. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen non è stata invitata. Trump aveva definito la premier italiana una “donna fantastica” ed è certo che troverà un momento per stare con lei e Musk.
Tra gli invitati alla cerimonia ci saranno i tre uomini più ricchi al mondo: il proprietario di X, SpaceX e Tesla Elon Musk, il fondatore di Amazon Jeff Bezos e quello di Meta, a cui fanno capo Facebook, Whatsapp e Instagram, Mark Zuckerberg. E poi il ceo della piattaforma social TikTok, Shou Zi Chew, che ha ringraziato Trump per aver promesso un intervento contro l’oscuramento del social in Usa, dopo la messa al bando decisa dal Congresso; Sundar Pichai, ceo di Google; Sam Altman, ceo e co-fondatore di OpenAI, la app che ha creato il ChatGpt.
Atteso Tino Chrupalla, leader del partito tedesco di estrema destra AfD sostenuto da Musk. Il premier ungherese Viktor Orban, invitato, non andrà. Ci saranno i principi di Galles William e Kate, in rappresentanza di Re Carlo, il populista britannico Nigel Farage, ma non il premier laburista Keir Starmer, non invitato.
Subito dopo l’insediamento, Donald Trump inizierà il suo piano di espulsioni di massa di migranti martedì con un raid a Chicago che durerà una settimana. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali il presidente-eletto invierà 200 agenti per condurre l’operazione.
Il raid di Chicago servirà per inviare un messaggio alle ‘città santuario’, quelle città democratiche che proteggono i migranti non aiutando le autorità federali a far rispettare le leggi sull’immigrazione.
(da Dagoreport)

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