Destra di Popolo.net

“DIFFIDO DEI POLITICI CHE SI RITENGONO ETERNI”: ’ELLY SCHLEIN DIFENDE IL NO AL TERZO MANDATO E ACCOMPAGNA ALLA PORTA DE LUCA

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

“È IL MOMENTO DI GUARDARE AVANTI E COSTRUIRE UN’ALTERNATIVA”

“Diffido dei politici che si ritengono eterni e che non prendono mai in considerazione che qualcuno dopo il loro lavoro possa proseguire in un altro modo”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein a DiMartedì, su La7.
Poi, parlando di Vincenzo de Luca, “noi siamo contrari al terzo mandato, non è un giudizio di valore, abbiamo sostenuto il lavoro prezioso fatto in questi anni in Campania ma le assicuro adesso è il momento di guardare avanti e costruire un’alternativa. Prima del consenso viene il buonsenso di costruire un’alternativa secondo le regole che ci siamo dati e che valgono per tutti”.
“L’unico spostamento che interessa a Salvini è il suo al ministro degli interni. Meloni sarà ricordata come quella che quando era al governo non c’era un treno che arrivava puntuale”.
“Abbiamo lavorato, mai uniti come prima come Pd, e ci interessa solo costruire l’alternativa alla destra e non avremo fatto mai abbastanza finché non avremo mandato a casa questo governo. Il nostro avversario è questa destra”.
“L’idea di scudo penale è davvero inaccettabile. In una democrazia anche chi ha il controllo della forza è sottoposto al controllo della magistratura. Sosteniamo le forze dell’ordine, ma con lo scudo penale fai passare l’idea che ciascuno può fare tutto ed è un’idea pericolosa”.
(da agenzie)

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COL FIATO SUL COLLE: LE CINQUE CRITICITÀ SEGNALATE DA MATTARELLA SUL DDL SICUREZZA

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

LA PRIMA RIGUARDA IL DIVIETO DI VENDERE AGLI IMMIGRATI IRREGOLARI LE SIM TELEFONICHE. LA SECONDA, LA NORMA CHE CONSENTE DI DETENERE IN CARCERE LE DONNE INCINTE – NEL NUOVO REATO DI RIVOLTA CARCERARIA VIENE INTRODOTTA LA RESISTENZA PASSIVA AGLI ORDINI DELL’AUTORITÀ CON PENE SEVERE… UN SOSPETTO DI INCOSTITUZIONALITÀ RIGUARDA PURE I DIVIETI DI MANIFESTARE CONTRO GRANDI OPERE E INFRASTRUTTURE STRATEGICHE E LO SCUDO PER LE FORZE DELL’ORDINE

Sergio Mattarella segue attentamente il dibattito sul ddl sicurezza ma, va aggiunto, senza correre dietro a tutte le voci che circolano in Parlamento. Ce n’è un motivo: Giorgia Meloni è al corrente già da diverse settimane delle obiezioni formulate dal Quirinale su svariati punti del provvedimento che, se venisse approvato nella versione attuale, presterebbe il fianco a dubbi di costituzionalità. A quanto risulta la premier s’è impegnata a mettervi rimedio.
Le criticità segnalate dal Quirinale riguardano cinque aspetti. Anzitutto il divieto di vendere agli immigrati irregolari le sim telefoniche: quali che ne siano le motivazioni, ciò impedirebbe di comunicare con le famiglie perfino ai minorenni che, purtroppo, arrivano da soli in Italia. Il che sembra eccessivo.
Quindi solleva dubbi la norma (articolo 15) che consente di detenere in carcere le donne incinte o quelle che hanno figli di età inferiore ai dodici mesi: sebbene sia stata concepita per porre freno alla microcriminalità, è in gioco l’umanità dei trattamenti penitenziari.
Ma c’è di più.
Nel nuovo reato di rivolta carceraria viene introdotta la resistenza passiva agli ordini dell’autorità con pene particolarmente severe, forse troppo visto anche in che condizione versano le nostre carceri, tra sovraffollamento e suicidi.
Un sospetto di incostituzionalità riguarda pure i divieti di manifestare contro grandi opere e infrastrutture strategiche: la compressione di questa libertà sarebbe ad altissimo rischio, così come privilegiare le aggravanti rispetto alle attenuanti quando la vittima è un tutore della legge che, com’è noto, dev’essere uguale per tutti. Quanto al discusso scudo ipotizzato per le forze dell’ordine, il Quirinale non esprime giudizi, se non altro perché un testo ancora non c’è.
(da la Stampa)

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RENZI PARTE AL CONTRATTACCO: INTERROGAZIONE SUI REGALI RICEVUTI DA GIORGIA MELONI E SULLA SUA VILLA

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

“VERIFICARE L’ELENCO DEI REGALI RICEVUTI E GLI EVENTUALI SOLDI PUBBLICI SPESI NELLA REALIZZAZIONE DELLA VILLA ACQUISTATA DALLA PREMIER”… COSA SA RENZI CHE NON SAPPIAMO?

Non ha aspettato troppo tempo, Matteo Renzi per servire il suo contrattacco (ovviamente politico) alla norma cosiddetta anti Renzi, che impedisce ai parlamentari di ricevere incarichi all’estero e che la premier Giorgia Meloni ha rivendicato come una buona idea. Francesco Bonifazi di Italia Viva ha infatti depositato oggi due interrogazioni parlamentari rivolte alla presidenza del Consiglio dei Ministri sui «regali ricevuti dalla premier in questi anni e sull’abitazione recentemente acquistata da Giorgia Meloni». Come si legge in una nota stampa diffusa da Italia Viva, «nella prima interrogazione Bonifazi chiede di verificare l’elenco dei regali superiori a 300 euro ricevuti dalla premier negli ultimi due anni e mezzo e di avere accesso agli atti per capire se la premier abbia restituito la differenza dei regali superiori a 300 euro che ha tenuto nella sua disponibilità. Nella seconda il parlamentare fiorentino chiede di conoscere se per l’abitazione della premier siano stati spesi denari pubblici e se la premier non ritenga di dover pubblicare l’elenco di tutti i fornitori per evitare dubbi su conflitti di interesse e su eventuali regali ricevuti, superiori ai 300 euro consentiti». Poi una considerazione politica pesante: «Proprio nelle ore in cui in Corea del Sud un presidente viene arrestato per le conseguenze di uno scandalo nato da comportamenti poco trasparenti della sua famiglia, è giusto fare chiarezza sulla nostra presidente e sui suoi comportamenti. A differenza di altri rispettiamo la privacy e la libertà dei singoli ma crediamo anche che la premier – così rigorosa nel polemizzare contro gli avversari – debba rendere conto pubblicamente e in modo trasparente di eventuali regalie ricevute. Attendiamo con curiosità la risposta di Palazzo Chigi, in attesa di formulare altre due interrogazioni parlamentari la settimana prossima», dichiara Bonifazi.
(da agenzie)

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GOVERNO SUL BINARIO MORTO, ANCORA UNA GIORNATA NERA PER I TRENI TRA MALTEMPO, GUASTI ELETTRICI E RITARDI FINO A SEI ORE

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

SCHLEIN: “SALVINI E MELONI PARALIZZANO L’ITALIA”, RENZI CHIEDE LE DIMISSIONI DEL CAPITONE… IL CODACONS SEGNALA 104 PROBLEMI ALLA RETE FERROVIARIA DA INIZIO ANNO… PER IL CENTRO STUDI UNIMPRESA, I RITARDI DELLA RETE FERROVIARIA INCIDONO PER 3,16 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO

Ennesima giornata complicata ieri per chi doveva spostarsi in treno.
Con immancabili polemiche politiche. Ai problemi nelle prime ore del giorno sulla Salerno-Reggio Calabria, tra le 18 e le 19 alla stazione Termini di Roma un guasto a una cabina elettrica ha determinato la sospensione della circolazione e ritardi fino a 150 minuti
«Cosa fanno la presidente Meloni e il ministro Salvini per arginare il disastro che hanno creato sul trasporto pubblico?», ha dichiarato la segretaria pd Elly Schlein.
«Stanno paralizzando l’Italia, con effetti devastanti sulla vita quotidiana dei cittadini e danni incalcolabili all’economia e al turismo. Dopo una stagione estiva segnata da caos e disorganizzazione e un periodo natalizio caratterizzato da continui disservizi, la situazione rimane critica. Ogni giorno si registrano ritardi, mancanza di informazioni per i viaggiatori e rimborsi bloccati. Questo è un Paese che ogni giorno parte con un’ora di ritardo, non ce lo possiamo permettere».
Italia Viva ha presentato una petizione per chiedere le dimissioni di Salvini. Per Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, «il maltempo crea disagi, ci sono problemi ereditati per mancate manutenzioni».
«Un disagio che può impattare su migliaia di persone non può essere raccontato come un disastro, dato che ne spostiamo due milioni al giorno», aveva commentato i problemi di ieri mattina Stefano Donnarumma, ad di Ferrovie, alla cerimonia di apertura di piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione di Roma Termini, prima dei problemi di qualche ora più tardi. Il Codacons segnala 104 problemi alla rete ferroviaria da inizio anno.
In Liguria «moltiplicati i ritardi e i disagi per il taglio di Intercity e l’aumento dei tempi di percorrenza delle Frecce verso Roma», hanno aggiunto i deputati pd Valentina Ghio e Alberto Pandolfo. Il leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, che ha segnalato i problemi sulla Roma-Firenze, in serata ha parlato di «un altro disastro» (a Termini, ndr ) e di mancanza di soluzioni da parte del governo.
«Salvini, che tante volte viene in Calabria per parlare del Ponte, s’impegni a realizzare l’alta velocità fino a Reggio Calabria, garantendo le risorse e non affidandole al contratto di programma di Rfi», ha affermato il sindaco di Cosenza, spiegando che ora i soldi stanziati «bastano solo fino a Lagonegro e nella legge di Bilancio non si accenna a fondi per proseguire l’opera». Dal ministero dei Trasporti assicurano che non c’è «nessun problema per il finanziamento dall’Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria».
Per il Centro studi Unimpresa i ritardi della rete ferroviaria incidono per 3,16 miliardi di euro all’anno. I ritardi medi di 30 minuti per viaggio dell’Alta Velocità pesano sulla produttività. Se si considera una perdita media di 15 euro per ogni ora di ritardo a persona, il costo del tempo perso è di 1,8 miliardi di euro all’anno.
(da Corriere della Sera”)

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BIS PER DI MAIO COME INVIATO UE NEL GOLFO. KALLAS: “ECCELLENTE, VA RICONFERMATO”. MELONI NON SI OPPONE

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

L’ALTO RAPPRESENTANTE AI 27 STATI MEMBRI: “LA SUA PRESENZA E’ STATA DETERMINANTE, VA PROROGATO”

La nuova vita di Luigi Di Maio continua con una conferma abbastanza clamorosa: fino al 28 febbraio 2027 continuerà a essere inviato della Ue nel Golfo. Il via libera al secondo mandato dell’ex capo del M5s – già vicepremier, pluriministro e titolare della Farnesina con Mario Draghi – è arrivato ieri a Bruxelles dai rappresentanti dei 27 paesi membri del Psc (Political and Security Committee). Domani la riunione del Gruppo Medio oriente golfo per gli aspetti tecnici. Lo chiamavano Giggino, ha fatto un capolavoro.
Al punto che la conferma è passata sopra la testa del governo Meloni che non si è opposto – “ma non nel nostro nome” – alla ricandidatura dell’italiano dalle vite di gatto. E’ stata direttamente l’Alto rappresentante Kaja Kallas lo scorso 20 dicembre a informare l’Italia della decisione di voler rinnovare Di Maio. Nella lettera – che il Foglio ha potuto consultare – Kallas scrive: “L’eccellente prestazione dell’Eusr per il Golfo, Luigi Di Maio, ha rappresentato un grande contributo nel far avanzare la cooperazione Eu-Gcc. Ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo di entrambe le cooperazioni regionale e bilaterale con i paesi del Golfo nel campo delle consultazioni politiche, dei dialoghi sulla sicurezza, sul commercio e investimenti, energia verde e relazioni people-to-people”. Ecco perché, spiega l’Alto rappresentante, “la sua presenza è stata determinante per il successo del Summit Eu-Gcc. Propongo pertanto di prorogare il mandato di Luigi Di Maio per altri due anni, dal 1° marzo 2025 al 28 febbraio 2027”. Anche di questo ha parlato Kallas con Meloni la scorsa settimana quando è andata a trovarla a Palazzo Chigi. E la premier, appunto, non ha potuto che spalancare le braccia: l’esecutivo in maniera ufficiale non si è opposto a questa nomina, destinata a far parlare in Italia e già data per acquisita a Bruxelles. La lettera dell’Alta rappresentante – che questo giornale ha visionato – apre le candidature degli stati membri per un’altra posizione: quella di inviato in medio oriente “a sostegno di un orizzonte politico verso la soluzione dei due stati”. Intanto l’eroe dei due mondi resta Di Maio: partito da Pomigliano per sfasciare tutto dopo dieci anni è riuscito a diventare l’emiro della politica italiana. Dal Golfo di Napoli a quello Persico fino al 2027. Con tanti saluti a Conte e a Grillo.
(da ilfoglio.it)

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BINARIO MORTO, SALVINI HA LA SOLUZIONE GENIALE PER IL CAOS FERROVIARIO: MENO TRENI PER TUTTI

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

SIAMO CERTI CHE SE IN ITALIA PARTISSE UN SOLO TRENO AL GIORNO PROBABILMENTE ARRIVEREBBE IN ORARIO

Il peggior ministro dei Trasporti dall’invenzione della ruota, Matteo Salvini, parla di tutto meno che di trasporti, c’è da capirlo: nessun cacciatore parla volentieri di quella volta che mancò la lepre e si sparò in un piede.
Esiste ormai una vastissima e deprimente letteratura sulla mobilità ferroviaria italiana, che andrebbe rilegata in più volumi (Autori Vari) e consegnata alle biblioteche. È composta in gran parte dalle lettere ai quotidiani di viaggiatori che, si suppone finalmente giunti a destinazione, raccontano le loro ore (a volte giorni) di odissea per andare da qui a là con regolare biglietto, prenotazione, scelta del posto e che si ritrovano a elencare ritardi, disguidi, partenze rinviate, tabelloni luminosi che servono ormai solo a comunicare tempi di attesa, disagi, ore sotto il sole nelle carrozze ferme, ore al gelo nelle carrozze ferme, ore in stazione a guardare le carrozze ferme. Un’altra letteratura, a diffusione orale, questa, più popolare, elenca le cose che i viaggiatori farebbero al ministro dei Trasporti, se potessero. Anche qui l’elenco sarebbe lungo, ma rinunciamo perché bisogna rifuggere da sentimenti come vendetta e crudeltà, ci limiteremo a dire che nessuno auspica che il ministro venga legato ai binari, solo perché la probabilità che poi il treno non passi è diventata piuttosto alta.
Una volta fu colpa di un chiodo, che fermò mezza Italia, poi dei cantieri, poi del destino, poi del grande traffico, poi dell’incidente tecnico. Probabilmente Salvini si tiene la scusa delle cavallette o dei meteoriti come ultima chance, per le prossime volte che andrete in stazione e troverete solo la stazione. Ma insomma, chi si prenda la briga di avventurarsi nel labirinto lisergico dei suoi social, le bacheche su cui Salvini scrive i suoi pensierini, ci troverà di tutto tranne che i treni fermi, o in ritardo, o soppressi. Moltissimi post contro gli immigrati, qualcuno sul Milan, un po’ di storie strappalacrime come il cane infreddolito che trova rifugio in caserma, gli auguri di Natale, Capodanno, Epifania, Trump, Musk, Le Pen, Orbán, la pallavolo, la bambina di otto anni che rompe il salvadanaio per fare il regalo alla mamma.
Ma treni niente, zero, nemmeno l’ombra. Nell’immaginario del ministro delle Infrastrutture i treni non esistono, e se ogni tanto si parla di trasporti collettivi (bisogna risalire al 4 settembre 2023, centinaia di post orsono) è per dire che ha precettato i lavoratori in occasione di uno sciopero. Si dirà, come fanno i sette-otto leghisti che ancora lo sostengono, che non è tutta colpa sua, poverino, anche se, di fronte a un’emergenza, è il ministro che dovrebbe intervenire, non la Provvidenza, specie perché i vertici delle ferrovie sono di nomina politica, e quindi si torna sempre lì. Qualche idea però ce l’ha anche lui – siamo onesti – e la più luminosa è quella di ridurre le corse del 15 per cento, che non fa una piega, e siamo del resto sicuri che se partisse un treno solo, probabilmente arriverebbe in orario.
Quindi potremmo chiedere al ministro Salvini di non essere timido, di spingere su questa sua intuizione, inaugurando in pompa magna il Monotreno, un solo convoglio al giorno con biglietto da 80.000 euro e tutti i comfort, compresa la carrozza “silenzio” dove nessuno può dire ad alta voce cosa farebbe, se potesse, al ministro dei Trasporti. Una soluzione che metterebbe un po’ in crisi gli italiani che devono spostarsi, è vero, ma che preserverebbe le decine di miliardi stanziati per il ponte sullo Stretto.
(da ilfattoquotidiano.it)

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CON IL FOULARD CHE LE HA REGALATO EDI RAMA GIORGIA MELONI PARE BABA VANGA, LA VEGGENTE DEI BALCANI

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

IL PREMIER ALBANESE HA REGALATO IL FAZZOLETTONE PER IL COMPLEANNO DELLA DUCETTA, CHIAMATA PIU’ VOLTE “SORELLA”… CON I LAGER PER I MIGRANTI VUOTI, I BUONI RAPPORTI CON RAMA HANNO PARTORITO FINORA TRE TAPPE DEL GIRO D’ITALIA IN ALBANIA E UN’INTESA SULL’ENERGIA RINNOVABILE

Un foulard come regalo di compleanno. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni compie oggi 48 anni (è nata il 15 gennaio 1977 a Roma). E il premier albanese Edi Rama ha voluto omaggiarla all’ingresso del World summit sull’energia ad Abu Dhabi.
Rama si è inginocchiato all’arrivo della premier porgendole il regalo. «La devi smettere con questa storia…», la risposta divertita della premier. Rama ha regalato a Meloni un foulard realizzato da un imprenditore italiano che si è trasferito in Albania diventando cittadino albanese. Rama ha provato anche a intonare il motivetto «tanti auguri» e ha chiamato più volte la premier «sorella».
Oggi Italia e Albania firmeranno un’intesa sull’energia rinnovabile e sulla costruzione di un’infrastruttura per la produzione e il trasporto. «Il valore dell’infrastruttura va verso un miliardo di euro e sarà operativa al massimo in tre anni», ha spiegato Rama.
L’infrastruttura, ha detto il premier albanese, «porterà più energia rinnovabile verso l’Italia. Anche perché nel 2026 ci sarà la nuova legge europea sull’energia rinnovabile e sarà di grande aiuto».
(da agenzie)

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GIORGIA VA DA BIN SALMAN E GLI PORTA I TRE MILIARDI DI SACE

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

DIPLOMAZIA DEI SOLDI: L’ACCORDO TRA IL GRUPPO PUBBLICO E I SAUDITI CHIUSO A NOVEMBRE, MA TENUTO NASCOSTO IN ATTESA DEL VIAGGIO DELLA PREMIER A RIAD A FINE MESE

A dicembre non ha trovato il tempo, ma a gennaio dovrebbe: Giorgia Meloni oggi presenzierà negli Emirati Arabi alla Abu Dhabi Sustainability Week e qualche giorno dopo, il 26 e 27 gennaio, farà la sua annunciata visita a Riad. Potrà così finire la consegna del silenzio imposta al gruppo assicurativo pubblico Sace sull’accordo coi sauditi per garantire 3 miliardi di prestiti ricevuti dal Paese arabo per il mega-progetto Neom caro al principe Moahmmed bin Salman.
Palazzo Chigi ha prima sponsorizzato l’accordo, nonostante alcune perplessità della società del Tesoro, e poi imposto a Sace e alla controparte di non divulgarlo prima della visita di Meloni a Riad. E così per un paio di mesi è rimasto sepolto un comunicato ufficiale che i sauditi non vedevano l’ora di rendere pubblico: è la prima volta che un’Eca statale (Export credit agencies) assicura Neom.
Il viaggio era stato fissato per gennaio già a novembre, ma solo una riunione a Palazzo Chigi venerdì scorso ha definito i particolari operativi: nella delegazione sarà presente la chief international officer di Sace, Michal Ron, ed è previsto che Meloni firmi memorandum con diversi fondi sauditi, ovviamente a partire dal Public Investment Fund (Pif) che finanzia Neom ed è presieduto proprio da Bin Salman.
Il tempo passa e non sono neanche tre anni dacché, criticando il “Rinascimento saudita” cantato da Matteo Renzi, Meloni definì l’Arabia Saudita “uno Stato fondamentalista islamico che applica alla lettera la sharia” e “diffonde in modo sistematico teorie fondamentaliste (…) creando l’humus nel quale prospera il terrorismo”: ora la premier va a stringere accordi coi fondamentalisti, forte anche delle garanzie finanziarie al progetto simbolo del “rinascimento saudita” fornite da Sace su consiglio del governo.
Neom è infatti uno dei cinque giga-progetti della “Vision 2030” per diversificare l’economia saudita del principe Bin Salman, amico e occasionale datore di lavoro di Renzi: in sostanza si tratta di costruire, in una regione desertica grande come il Belgio, alcune smart city, un distretto turistico di superlusso con relativo porto, un distretto industriale, in parte galleggiante, con relativo porto, un parco giochi per gli sport invernali e una città capoluogo detta The Line, la linea, per 3 milioni di abitanti in tutto. Il costo totale sarebbe di circa 500 miliardi, 320 dei quali da spendere entro il 2030: si usa il condizionale perché l’anno scorso il fondo Pif ha bocciato il bilancio di Neom e i progetti si stanno ridimensionando.
Sono queste difficoltà che rendono così appetibile, per i sauditi, l’accordo con un grande gruppo pubblico come Sace, che peraltro ha aperto un ufficio a Riad proprio nel 2024: un segnale al mercato internazionale dei capitali che gli investimenti sauditi sono seri e sicuri. La società italiana – la cui proprietà è del Tesoro, che ne riassicura il 90% delle operazioni – s’è impegnata a garantire all’80% prestiti per 3 miliardi concessi a Neom da 9 grandi banche internazionali (JpMorgan, BofA, Crédit Agricole, Hsbc, Bank of China, etc.), nessuna delle quali italiana.
In realtà, le imprese italiane hanno già appalti nel futuribile progettone del principe Bin Salman per 6,3 miliardi di dollari (4,7 la sola Webuild), ma i sauditi promettono che ne avranno di più, specie le piccole e medie imprese dei settori infrastrutture, sviluppo urbano, costruzioni e trasporti. E se per questo serve ingoiare un po’ di fondamentalismo e di humus del terrorismo pazienza.
(da La Repubblica)

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DI CHI È LA COLPA DELLA DISASTROSA ORGANIZZAZIONE DI AGRIGENTO, CAPITALE DELLA CULTURA? SI TENGONO TUTTI LONTANI DA UNA CATASTROFE ANNUNCIATA

Gennaio 15th, 2025 Riccardo Fucile

L’EVENTO AVREBBE DOVUTO RILANCIARE L’IMMAGINE DELLA CITTÀ DEI TEMPLI… ALESSANDRO GIULI HA DECISO DI CANCELLARE UN EVENTO DI PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA

È sempre più sola Agrigento Capitale italiana della Cultura. Ieri, nelle stesse ore, il ministro Alessandro Giuli ha deciso di cancellare un evento di presentazione del programma previsto per oggi e il presidente della Regione siciliana Renato Schifani “pur trovandosi a Roma” ha scelto di non prendere parte a un appuntamento parallelo.
Dopo la figuraccia dei cartelloni stradali sgrammaticati e l’allarme sulla pioggia caduta nel teatro che accoglierà sabato 18 gennaio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è calato il gelo sull’organizzazione di una kermesse che è già costata quattro milioni di euro. Governo nazionale e regionale, adesso, prendono le distanze da un progetto che avrebbe dovuto rilanciare anche l’immagine della Città dei Templi, ma che rischia di trasformarsi in un autogol. Nonostante le speranze di Federalberghi, che registra un “boom di prenotazioni”, ma ammette anche ritardi e preoccupazioni.
Dubbi che stanno mettendo radici anche in Regione, dove si inizia a parlare di commissariamento. Una soluzione indicata, dopo le notizie virali sui cartelloni apparsi lungo la Strada degli scrittori, già da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia e uomo assai ascoltato all’interno di Fratelli d’Italia, il partito del ministro Giuli.
Ministro che aveva già fatto trapelare freddezza non presentandosi nemmeno a Pesaro, all’evento che ha simboleggiato il passaggio di testimone tra la città delle Marche e quella siciliana
A dire il vero, la strada del commissariamento, dal punto di vista formale, è in salita o praticamente impossibile. I soci della fondazione “Agrigento 2025” sono infatti il comune di Agrigento (che indica 5 componenti nel cda), il comune di Lampedusa, il Consorzio universitario di Agrigento e la presidenza della Regione siciliana (un componente a testa).
Ma di certo, il clima è gelido: il presidente Schifani ha delegato l’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato a partecipare alla conferenza stampa, in programma oggi pomeriggio nella sede della stampa estera a Palazzo Grazioli, per presentare il programma di Agrigento Capitale della Cultura 2025.
E se non si può parlare di un commissariamento formale il governatore aveva accennato alla possibilità di inviare «un’apposita squadra di tecnici qualificati».
Insomma, la Regione siciliana si dice pronta a vigilare in qualche modo sugli eventi e l’organizzazione.
Polemiche e allarmi non sembrano però sfiorare il sindaco di Agrigento Francesco Miccichè (eletto nel centrodestra), che parla di “clamore immotivato”. A proposito della pioggia caduta nel teatro che ospiterà il Capo dello Stato, ad esempio, ha detto di avere sentito il presidente Schifani e di averlo rassicurato.
Ma adesso i problemi sembrano andare oltre un cartello o l’impermeabilizzazione del teatro. Agrigento Capitale della Cultura 2025 è sempre più sola. Scaricata dal ministro e dal governatore. Sommersa dalla pioggia, dai dubbi e dalle gaffe.
(da agenzie)

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