Maggio 15th, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP HA ABBASSATO LA CRESTA
Per capire meglio che cosa è accaduto nel bilaterale Usa-Cina valgono le analisi degli
esperti di relazioni internazionali, degli economisti, dei conoscitori di cose militari e strategiche. Ma un riassunto può farlo anche l’uomo della strada, con ottime probabilità di avere colto il nocciolo: Trump ha incontrato uno più grosso di lui (in questo momento, l’unico più grosso di lui) e ha abbassato la cresta, come avviene tra gli animali quando ingaggiano tra loro. C’è anche una etologia della politica.
Con la Cina non è nelle condizioni di fare il bullo; non può intimidirla, non può umiliarla, e tanto meno comperarla. Può darsi — addirittura — che Trump ne intuisca, per puro istinto e non certo per cultura (non avendone) di avere di fronte una civiltà millenaria, che non ha alcun bisogno di sbandierare protezioni divine e furori religiosi come pretesto della propria esistenza. Per esistere, alla Cina, bastano i cinesi e l’interminabile catena delle generazioni precedenti.
A noi europei dispersi, vecchi, eppure malgrado noi stessi pur sempre contemporanei, un poco rassicura sapere che c’è qualcuno più grosso e anche più composto dell’America uscita di senno; e un poco preoccupa sapere che questo qualcuno è una potenza totalitaria, almeno secondo l’idea che ci siamo fatti dei diritti e della libertà di espressione. Va da sé che è colpa nostra non essere grossi altrettanto (anche se economicamente e culturalmente potremmo esserlo). Fossimo uniti, fossimo Unione Europea per davvero, saremmo il terzo polo, e sulla carta un punto di equilibrio. Chissà mai. La storia a volte accelera.
(da repubblica.it)
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Maggio 15th, 2026 Riccardo Fucile
NEL QUARTIERE MUSULMANO DI GERUSALEMME SONO SCOPPIATI DISORDINI, CON LANCI DI BOTTIGLIE PIETRE E SEDIE – IN CISGIORDANIA, I COLONI, GRAZIE ALLA CRESCENTE IMPUNITÀ DI CUI GODONO CON NETANYAHU, SONO SEMPRE PIÙ SPREGIUDICATI E VIOLENTI
Lo urlano in faccia ai giornalisti. Non esitano a cantarlo davanti ai soldati e ai poliziotti. «Morte agli arabi», ripetono. «Non vogliamo i palestinesi sulla nostra terra».
Sono quasi tutti giovani, in gran parte minorenni, con le trecce, T-shirt logore addosso, scarponi impolverati, la kippah sulla testa. I tratti distinguibili dei giovani coloni che provengono dalle colline della Cisgiordania, dalle sommità che hanno occupato costruendo avamposti (insediamenti illegali anche secondo la legge israeliana).
Sono appese bandiere bianche e blu con la stella di David, ma quella che si vede vicino a loro è la bandiera blu con un tempio nel centro. Quella usata da alcuni movimenti ebraici nazional-religiosi che sostengono la costruzione di un futuro “Terzo Tempio” ebraico sul Monte del Tempio di Gerusalemme, il luogo dove oggi si trovano la moschea di al-Aqsa e la Cupola della Roccia
Ancora prima che la Marcia delle Bandiere iniziasse, bande di ragazzini provenienti dagli insediamenti importunavano i palestinesi che vivono nella città antica di Gerusalemme, e gli attivisti israeliani dell’Ong Standing Together accorsi in loro difesa. Con le loro casacche viola.
I giovani coloni sputavano, urlavano cori omofobi e razzisti. Hanno ferito un giornalista del quotidiano riformista israeliano Haaretz. Proprio nel quartiere
musulmano sono scoppiati disordini, con lanci di bottiglie di vetro, pietre, perfino sedie.
Il Giorno della Riunificazione di Gerusalemme è un paradigma della direzione che sta prendendo una parte della società israeliana. Di come, e di quanto, la società israeliana sia cambiata dopo la strage commessa dalle milizie di Hamas il 7 ottobre 2023.
La festa della riunificazione di Gerusalemme celebra la riunificazione della città quando, durante la Guerra dei Sei Giorni (giugno 1967) l’esercito israeliano sconfisse le armate giordane prendendo possesso della parte orientale della città, dove si trova anche la Città Vecchia.
Ma la Danza delle Bandiere racconta anche un’altra storia: quella di un Israele sempre più divisa, in cui c’è ancora chi crede alla convivenza, alla soluzione dei due Stati, al rispetto reciproco e chi invece non vuol sentire più parlare dei palestinesi.
Verso il pomeriggio, quando un’enorme bandiera israeliana, bianca e azzurra, ricopriva parte del piazzale davanti al Muro del Pianto, sembrava la festa di un Paese pacifico.
Eppure, in Cisgiordania, i coloni, fiduciosi della crescente impunità di cui godono da due anni a questa parte, sono sempre più spregiudicati e violenti.
Proprio ieri pomeriggio due di loro sono stati filmati mentre aggredivano Lior Amihai, ebreo, direttore esecutivo dello storico gruppo anti-occupazione israeliano Peace Now, durante una visita di gruppo a Ein Samiya, nella Cisgiordania centrale.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2026 Riccardo Fucile
GLI INVESTIGATORI VALUTANO VARIE IPOTESI: PERDITA DI ORIENTAMENTO DENTRO LA GROTTA, PANICO COLLETTIVO, ESAURIMENTO DELL’ARIA OPPURE TOSSICITÀ DELL’OSSIGENO NELLE BOMBOLE – IL GRUPPO, CHE SI TROVAVA NELLE MALDIVE PER UNA CROCIERA SCIENTIFICA DEDICATA ALLO STUDIO DELLE BARRIERE CORALLINE, SI È IMMERSO NONOSTANTE L’ALLERTA METEO
Le grotte di Alimathà, nell’atollo di Vaavu, uno straordinario canyon dalle pareti
incastonate di coralli percorso da magnifici pesci tropicali. Monica Montefalcone, biologa e docente di ecologia marina e scienze subacquee dell’Università di Genova, non aveva esitato a portare giù con lei nei fondali di quelle Maldive che così bene conosceva sua figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, e un suo studente, Federico Gualtieri, 31 anni, che agli atolli aveva dedicato la sua tesi.
Insieme alla giovane collega Muriel Oddenino, 31 anni anche lei, e all’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti, aveva sfidato l’allerta meteo gialla, il mare mosso e il vento con raffiche fino a 50 chilometri orari pur di esplorare quel paradiso, lei che — tra i mille altri incarichi — era anche responsabile di un’attività di ricerca sulle scogliere coralline delle Maldive.
Ma a bordo della Duke of York, la safari boat su cui si erano imbarcati domenica scorsa, non sono più risaliti. Alle 13.45 di ieri, diverse ore dopo l’immersione, il resto dell’equipaggio ha dato l’allarme alla polizia maldiviana che ha fatto scattare una complicatissima operazione di soccorso. A sera, solo uno dei corpi era stato recuperato. Gli altri quattro — hanno fatto sapere le forze armate maldiviane — probabilmente si trovano all’interno della stessa grotta, un tunnel lungo una sessantina di metri.
«Un’operazione molto pericolosa e ad alto rischio», quella di recupero, hanno sottolineato i maldiviani che hanno inviato sul posto unità subacquee specializzate della Guardia costiera. Facendo subito notare che alle Maldive le immersioni a scopo turistico oltre i 30 metri sono proibite e quelle grotte in cui i cinque italiani hanno perso la vita sono a 60 metri di profondit
Ma quello di Monica Montefalcone, dotata di brevetto internazionale Cave diver di primo livello, non era un semplice gruppo di turisti e, a quanto sembra, la loro
immersione a quella profondità era stata autorizzata dal ministero maldiviano competente. La loro era una crociera scientifico-biologica organizzata da un tour operator specializzato, la Albatros Top Boat. Sulla Duke of York si erano imbarcati domenica 10 maggio da Malè con un programma che prevedeva immersioni e lezioni specifiche per documetare la biodiversità dell’atollo, oggetto di studio specifico delle due ricercatrici italiane.
Non è ancora chiaro se a bordo della Duke of York ci fossero altri compagni di viaggio che avevano preferito non scendere giù viste le condizioni meteo e l’immersione assai impegnativa. Potrebbero essere importanti testimoni per l’inchiesta della polizia maldiviana che dovrà stabilire le cause di quella che è la più grande tragedia del mare per le Maldive
Cosa può avere ucciso tutti e cinque insieme i sub, da regola dotati di un brevetto speciale per quelle profondità, scesi in immersione sotto la guida di un istruttore esperto come il capobarca della Duke of York? Le ipotesi su cui ruota l’indagine della polizia maldiviana sono diverse: si va dalla più semplice, la perdita di orientamento all’interno della grotta, complice anche la scarsa visibilità per la sabbia dei fondali smossa dal moto ondoso, alla più complessa tossicità dell’ossigeno contenuto nelle bombole
Senza escludere la possibilità che uno dei cinque possa essere rimasto incastrato e gli altri abbiano finito l’aria o siano stati colti dal panico e siano andati in narcosi nel tentativo di aiutarlo a divincolarsi.Il ritrovamento di tutti i corpi, la loro posizione all’interno della grotta, darà sicuramente elementi decisivi per capire cosa è successo.
A disposizione dell’equipaggio dello yacht [ci sarebbe anche il nitrox, una miscela respiratoria per immersioni subacquee composta da azoto e ossigeno. Per i media maldiviani, una delle ipotesi più accreditate dalla Guardia costiera locale è quella della tossicità dell’ossigeno, un fenomeno non raro a profondità importanti. Se la miscela della bombola non è adeguata, l’ossigeno a certe profondità diventa tossico.
Bisognerebbe diminuirne le percentuali e aumentare l’elio. Se questo non avviene, il troppo ossigeno può mandare in sofferenza tutti i muscoli compreso il cuore
Il fatto però che nessuno dei cinque, e tra loro almeno tre sub esperti, sia riuscito ad emergere fa pensare che il gruppo possa essersi perso all’interno di questo vero e proprio canyon. Con pochissima luce, alle spalle, la visibilità probabilmente assai scarsa per la sabbia alzata dal moto ondoso, i cinque italiani potrebbero aver perso l’orientamento, essere andati in panico e magari aver banalmente finito tutti l’aria nel tentativo di ritrovare la via d’uscita.
«A 60 metri di profondità nel mare ci sono diversi rischi, è una vera tragedia», dice Alfonso Bolognini, presidente della Società italiana di Medicina subacquea ed iperbarica. «Le ipotesi che possiamo fare in questo momento sono diverse: una miscela respiratoria inadeguata che può creare una crisi iperossica quando c’è un aumento della pressione parziale di ossigeno nei tessuti e nel plasma sanguigno che può causare problemi neurologici». Ma c’è anche l’aspetto psicologico.
«Dentro una grotta a 60 metri di profondità basta un problema ad un operatore o un attacco di panico ad un sub», spiega ancora Bolognini, «e l’agitazione genera la torbidità dell’acqua e può peggiorare la visibilità. In questi casi la componente di panico potrebbe far commettere degli errori anche fatali»
(da Open)
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