LA PROTESTA DEL PARTITO DELLE BLATTE IN INDIA PER IL TEST D’INGRESSO A MEDICINA TRUCCATO
180 FERITI TRA AGENTI E MANIFESTANTI CHE CHIEDONO LE DIMISSIONI DI MODI E DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE
Migliaia di giovani sono scesi in piazza a New Delhi sfidando il governo di Narendra Modi.
Ilcorteo voleva sfilare fino al Parlamento per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan. Ma la polizia ha allontanato i dimostranti con i manganelli e ha usato anche i gas lacrimogeni. Secondo France Presse alcuni manifestanti avrebbero risposto lanciando sassi.
La protesta in India
La protesta va avanti da un mese e mezzo. È stata accesa da una presunta fuga di informazioni sulle domande del test di ingresso alla facoltà di Medicina tenutosi a maggio e poi, per questa ragione, cancellato e ripetuto. Ma da allora il numero delle persone in piazza è decisamente aumentato. A guidare le manifestazioni è il Partito popolare delle blatte (“Cockroach Janta Party”). Si tratta di un nuovo movimento politico-satirico il cui nome è stato scelto dopo che un giudice è stato accusato di aver paragonato i giovani disoccupati a dei parassiti. Il magistrato ha poi spiegato di essere stato frainteso e che si riferiva alle persone con diplomi falsi e fasulli e non ai giovani indiani.
Il Partito popolare delle blatte
In poche settimane il gruppo ha comunque raccolto 22 milioni di follower su Instagram, finendo sotto i riflettori dei media di tutto il mondo. Il Partito delle blatte dice di volere una protesta pacifica. Si rivolge principalmente ai giovani della Generazione Z, riflettendone i timori e le aspirazioni su molte questioni, compresa quella della disoccupazione giovanile. Tra i manifestanti in piazza tanti gli studenti e i giovani sotto i 35 anni. Alcuni hanno detto all’Ansa di essere venuti a Delhi da altre parti dell’India apposta per il corteo. E c’è chi afferma di volere non solo le dimissioni del ministro dell’Istruzione, ma anche quelle del premier Modi.
I guai di Modi
Il primo ministro, a capo del partito Bjp, su posizioni conservatrici e nazionaliste, è intervenuto in Parlamento per inaugurare la sessione monsonica dell’organo legislativo, ma secondo diversi media non avrebbe neanche accennato alle proteste che si svolgevano a pochi chilometri dall’aula. «Stiamo protestando per difendere i nostri diritti», spiega una giovane sui trent’anni. «Siamo studenti e ne abbiamo abbastanza di come funziona questo sistema, con tutte le fughe di notizie sugli esami e le difficoltà che il Paese sta attraversando».
Lo sciopero della fame
Non lontano, nel corteo ha sfilato anche un ragazzo che stringe in mano un cartello con su scritto “Grazie, Sonam Sir!”. Il ringraziamento è rivolto a Sonam Wangchuk: un noto attivista che la polizia ha fatto forzatamente ricoverare in ospedale dopo 20 giorni di sciopero della fame iniziato per chiedere, anche lui, le dimissioni del ministro Pradhan. Ma Wangchuk non pare avere intenzione di mollare: «Di fronte alla brutalità con cui vengono trattati i giovani che protestano pacificamente, ho deciso di proseguire il mio digiuno», ha dichiarato dall’ospedale secondo l’agenzia Pti. Intanto la Bbc scrive che, secondo un rappresentante del Partito delle blatte, le richieste dei manifestanti sono state consegnate al governo.
Il movimento
Il movimento giovanile ha dichiarato che continuerà la sua protesta, ma non marcerà più, . La polizia di Delhi ha affermato che quasi 180 persone, tra cui 118 agenti delle forze dell’ordine e della sicurezza, e 60 manifestanti, sono rimaste ferite negli scontri nel centro di Delhi. Settanta manifestanti sono stati fermati e saranno avviati procedimenti legali contro di loro, ha dichiarato la polizia in un comunicato stampa diffuso lunedì sera. Martedì mattina circa 150-200 manifestanti si sono radunati presso il luogo della protesta, Jantar Mantar, nel centro di Delhi, scandendo slogan sotto una leggera pioggia. Le misure di sicurezza sono rimaste rigide, con personale paramilitare che pattugliava alcune zone del centro di Delhi e bloccava il traffico con delle barricate.
(da agenzie)
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