GIORGIA MELONI, CHE VORREBBE INTRODURRE LE INTERCETTAZIONI PER ALCUNI REATI DI MAFIA, DEVE FARE I CONTI CON IL MURO DEI FORZISTI E SI LASCIA ANDARE A UNO SFOGO CONTRO MARINA BERLUSCONI. DAI RISARCIMENTI FINO ALLA LEGITTIMA DIFESA, NELLA MAGGIORANZA SI LITIGA SU TUTTO
LA LEGA SI SPACCA SUL TESTO PRESENTATO DA BORGHI, SU INPUT DI SALVINI, SULLA ESTENSIONE DELLA LEGITTIMA DIFESA. UNA PARTE DEI PARLAMENTARI (DA ANDREA OSTELLARI A SIMONETTA MATONE) SI È GIÀ MESSA DI TRAVERSO. E PARE CHE ANCHE L’AVVOCATO GIULIA BONGIORNO NON ABBIA DATO IL SUO BENESTARE
Incurante dello scetticismo dei suoi parlamentari e questa volta anche di via Arenula, Matteo Salvini va avanti e al suo fedelissimo Claudio Borghi fa depositare a palazzo Madama la proposta di legge, ventilata subito dopo l’arresto di Mario Roggero, che allarga le maglie della legittima difesa.
Il testo prevede che «in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio» o luogo di lavoro «qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati».
Nei fatti viene cancellato del tutto il concetto di legittima difesa «proporzionata all’offesa» previsto attualmente. La proposta è stata scritta da Borghi e dal deputato Andrea Barabotti, su impulso del vicepremier. Ma una parte dei parlamentari si è già messa di traverso. Primo fra tutti il sottosegretario leghista Andrea Ostellari, che ha fatto sapere ai vertici del partito di non essere d’accordo. Insomma, un no di peso. Così come quello della deputata Simonetta Matone con un passato in magistratura.
Si dice che anche l’avvocato Giulia Bongiorno non abbia dato il suo benestare.
Sul primo punto frena anche il viceministro azzurro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto: «Dispiace che una proposta di tale rilevanza sia stata avanzata senza un preventivo confronto con gli altri alleati di governo» anche perché rischia «di creare più incertezze che soluzioni».
Non si espongono i meloniani ma anche loro covano dubbi temendo soprattutto rilievi di costituzionalità, specie sulla presunta retroattività del ddl che «salverebbe» Roggero. E allo stesso modo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avverte che «sulla grazia il Capo dello Stato non va tirato per la giacca». Lega e Futuro nazionale continuano a rincorrersi. Roberto Vannacci è contrario non nel merito ma sui tempi: «Bastava approvare il nostro emendamento» e bolla l’iniziativa leghista come «strumentalizzazione elettorale».
Sullo stop ai risarcimenti alle famiglie delle vittime, invece, la maggioranza ha trovato un’intesa. In serata i relatori al decreto sicurezza e immigrazione, Erika Stefani della Lega e Marco Lisei di FdI, annunciano che inseriranno la norma. Ma il partito di Meloni si vuole distinguere con un suo ddl che presenterà oggi.
Non solo perché la proposta di modifica al decreto sicurezza può risultare incostituzionale, ma anche perché i Fratelli vogliono fare proprio il tema dei risarcimenti e non farsi scavalcare da Salvini. In questo clima si litiga anche sulle intercettazioni.
La premier vorrebbe introdurle per alcuni reati di mafia. Gli azzurri fanno muro. E Meloni si lascia andare a uno sfogo: «Non mi faccio dettare la linea da Marina Berlusconi».
(da Repubblica)
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