A BERLINO LE ELEZIONI SI GIOCANO SUL CARO AFFITTI
“ESPROPRIAMO LE CASE”
Quando cadde il Muro alcuni artisti occuparono in Sassonia una vecchia fabbrica tessile, la Spinnerei, e crearono uno dei movimenti pittorici più importanti degli ultimi decenni, la Nuova scuola di Lipsia. Jan Bauer veniva da quella fucina straordinaria, ma nel 2000 si trasferì a Berlino.
L’emergenza abitativa è talmente gigantesca da essere diventata il punto principale dei programmi elettorali di tutti i partiti che si presentano oggi alle urne per il rinnovo del parlamento di Berlino (fa land a sé). A Friedrichshain, nella vecchia Berlino Est, abbiamo appuntamento con un candidato della Linke, Damiano Valgolio.
Lo intercettiamo mentre fa volantinaggio davanti a un supermercato Edeka. Il suo è il partito con la proposta più radicale: la Linke vuole espropriare le multinazionali dell’immobiliare di oltre 200mila appartamenti per riaffittarli a prezzi decenti. “Berlino abbordabile” è lo slogan principale del partito di sinistra che con la spitzenkandidatin di origine turca, Elif Eralp, è arrivato in cima ai sondaggi con il 21% – un punto sopra il partito del sindaco uscente della Cdu, Kai Wegner.
«La maggioranza dei berlinesi vuole la statalizzazione dei condomini che sono in mano alle multinazionali», afferma Valgolio. «La gente non riesce più a pagarsi la casa. La statalizzazione è prevista dalla Costituzione – e noi non facciamo altro che applicarla».
Nel 2021 la maggioranza dei berlinesi votò a favore di un referendum che proponeva l’esproprio delle multinazionali del mattone. Ma da allora non è successo niente. Anzi, tanti proprietari sono riusciti ad aggirare anche il “Mietendeckel”, il “tetto agli affitti” che avrebbe dovuto calmierare i prezzi. Secondo dati del governo tedesco, a Berlino gli affitti sono schizzati da 9,02 euro a metro quadro nel 2016 a 15,25 euro nel 2025. Un aumento del 69%.
E anche il mercato delle compravendite è totalmente impazzito, come dimostrano i dati di Guthmann Estate. Nel 2012 il costo medio per comprare un appartamento a Berlino era 1.700 euro a metro quadro. Nel 2020 era già più che raddoppiato a 4.350 euro. E dall’anno del referendum, i prezzi sono ulteriormente schizzati a 5.230 euro. Nel giro di soli quattordici anni, i prezzi per le case a Berlino sono triplicati.
Un giro a Hermannstrasse, nel quartiere di Neukölln, mostra l’aberrazione cui è arrivato ormai il mercato. Sui social, sedicenti “consulenti” suggeriscono di rimpicciolire il più possibile gli appartamenti e di affittarli ammobiliati – per aggirare il “Mietendeckel”. Micha, studente russo, ha fatto entrare una troupe di Rbb nel suo loculo da 5 metri quadri in un appartamento che originariamente contava 4 stanze e ora ne ha 8. Persino lo stucco dei soffitti è stato coperto dai muri di gesso divisori. E le file per accaparrarsi anche un buco del genere, che Misha paga 600 euro al mese, sono infinite.
Il condominio è del colosso Vonovia-Deutsche Wohnen, che da solo possiede 130mila appartamenti nella capitale. Ed è il bersaglio principale della Linke. Il partito di Elif Eralp conta di formare un governo con la Spd e i Verdi, che nei sondaggi si attestano rispettivamente al 12% e al 16%. I socialdemocratici hanno già detto che respingono la proposta dell’esproprio.
(da agenzie)
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