Destra di Popolo.net

A BERLINO LE ELEZIONI SI GIOCANO SUL CARO AFFITTI

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

“ESPROPRIAMO LE CASE”

Quando cadde il Muro alcuni artisti occuparono in Sassonia una vecchia fabbrica tessile, la Spinnerei, e crearono uno dei movimenti pittorici più importanti degli ultimi decenni, la Nuova scuola di Lipsia. Jan Bauer veniva da quella fucina straordinaria, ma nel 2000 si trasferì a Berlino.
L’emergenza abitativa è talmente gigantesca da essere diventata il punto principale dei programmi elettorali di tutti i partiti che si presentano oggi alle urne per il rinnovo del parlamento di Berlino (fa land a sé). A Friedrichshain, nella vecchia Berlino Est, abbiamo appuntamento con un candidato della Linke, Damiano Valgolio.
Lo intercettiamo mentre fa volantinaggio davanti a un supermercato Edeka. Il suo è il partito con la proposta più radicale: la Linke vuole espropriare le multinazionali dell’immobiliare di oltre 200mila appartamenti per riaffittarli a prezzi decenti. “Berlino abbordabile” è lo slogan principale del partito di sinistra che con la spitzenkandidatin di origine turca, Elif Eralp, è arrivato in cima ai sondaggi con il 21% – un punto sopra il partito del sindaco uscente della Cdu, Kai Wegner.
«La maggioranza dei berlinesi vuole la statalizzazione dei condomini che sono in mano alle multinazionali», afferma Valgolio. «La gente non riesce più a pagarsi la casa. La statalizzazione è prevista dalla Costituzione – e noi non facciamo altro che applicarla».
Nel 2021 la maggioranza dei berlinesi votò a favore di un referendum che proponeva l’esproprio delle multinazionali del mattone. Ma da allora non è successo niente. Anzi, tanti proprietari sono riusciti ad aggirare anche il “Mietendeckel”, il “tetto agli affitti” che avrebbe dovuto calmierare i prezzi. Secondo dati del governo tedesco, a Berlino gli affitti sono schizzati da 9,02 euro a metro quadro nel 2016 a 15,25 euro nel 2025. Un aumento del 69%.
E anche il mercato delle compravendite è totalmente impazzito, come dimostrano i dati di Guthmann Estate. Nel 2012 il costo medio per comprare un appartamento a Berlino era 1.700 euro a metro quadro. Nel 2020 era già più che raddoppiato a 4.350 euro. E dall’anno del referendum, i prezzi sono ulteriormente schizzati a 5.230 euro. Nel giro di soli quattordici anni, i prezzi per le case a Berlino sono triplicati.
Un giro a Hermannstrasse, nel quartiere di Neukölln, mostra l’aberrazione cui è arrivato ormai il mercato. Sui social, sedicenti “consulenti” suggeriscono di rimpicciolire il più possibile gli appartamenti e di affittarli ammobiliati – per aggirare il “Mietendeckel”. Micha, studente russo, ha fatto entrare una troupe di Rbb nel suo loculo da 5 metri quadri in un appartamento che originariamente contava 4 stanze e ora ne ha 8. Persino lo stucco dei soffitti è stato coperto dai muri di gesso divisori. E le file per accaparrarsi anche un buco del genere, che Misha paga 600 euro al mese, sono infinite.
Il condominio è del colosso Vonovia-Deutsche Wohnen, che da solo possiede 130mila appartamenti nella capitale. Ed è il bersaglio principale della Linke. Il partito di Elif Eralp conta di formare un governo con la Spd e i Verdi, che nei sondaggi si attestano rispettivamente al 12% e al 16%. I socialdemocratici hanno già detto che respingono la proposta dell’esproprio.

(da agenzie)

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IN GERMANIA SI VOTA NELLE REGIONI DI BERLINO E NEL MECLEMBURGO-POMERANIA ANTERIORE: SE CI FOSSE UN’ALTRA VITTORIA AFD E UN ALTRO TRACOLLO DELLA CDU, COME IN SASSONIA-ANHALT, SARÀ LA FINE DI FRIEDRICH MERZ, CHE SAREBBE COSTRETTO A DIMETTERSI

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

NEL MECLEMBURGO LA CDU È AL 6% (AFD AL 36%): SE SCENDE SOTTO AL 5%, RESTA FUORI DAL PARLAMENTO DEL LAND … A BERLINO, LA SFIDA È TRA LINKE E CDU, RISPETTIVAMENTE AL 21 E AL 20% (AFD 18%): IL VOTO SI GIOCA SULL’EMERGENZA ABITATIVA – LA LINKE VUOLE ESPROPRIARE LE MULTINAZIONALI DELL’IMMOBILIARE DI OLTRE 200 MILA APPARTAMENTI PER RIAFFITTARLI A PREZZI DECENTI

La vecchia regola, cara ad Angela Merkel, diceva: la Cdu non cambia i suoi cancellieri. Eppure questa è la posta in gioco stasera, e a questo si guarderà, sebbene si tratti di due elezioni regionali, a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, poco popolato Land sul Baltico. Quanto sarà cattivo il risultato per la Cdu di Friedrich Merz? E se fosse catastrofico — se ci fosse un’altra vittoria AfD e un altro tracollo della Cdu come in Sassonia-Anhalt — sarà anche la fine del cancelliere stesso, il via a un putsch per defenestrarlo?
Dipenderà dalle cifre, dalle soglie, dall’aritmetica, oltre che dal sentimento che si produrrà ai primi exit poll. Se però due settimane fa Merz è stato colto alla sprovvista, stasera ha convocato i vertici del partito per le 17: un’ora prima della chiusura dei seggi. L’obiettivo è avere una linea comune da esibire davanti alle telecamere .
In realtà, stasera, si misureranno molte altre tendenze.
La prima riguarda l’AfD. È da un anno che il Meclemburgo è dato saldamente all’estrema destra, a completare il trittico di regioni ad Est (dopo la Turingia e la Sassonia-Anhalt) dove è il partito più popolare, sulla soglia del 40%. Invece, una sorprendente campagna della leader Spd e governatrice uscente Manu Schwesig, ha fatto recuperare ai socialdemocratici quasi 20 punti, riportandoli in testa nel Land che governano da 28 anni.
Gli ultimi sondaggi dicono: Spd 37%, AfD 36%, Linke 9%, Cdu 6%, Verdi 5%; sotto la soglia i rosso-bruni BSW e i liberali. Rispetto alla Sassonia-Anhalt, dove c’era il trascinatore Ulrich Siegmund, all’AfD è mancato un leader forte, che scatenasse una sorta di febbre di partecipazione. Dall’altro lato, invece, la Spd è riuscita a mobilitare l’elettorato anti-AfD.
Con un effetto ben noto in Germania: in casi di elezione contesa, si scatena il voto tattico per far perdere l’avversario, e quindi l’AfD. L’ipotesi catastrofica Infine, se la Cdu scendesse sotto il 5%, sarebbe esclusa per la prima volta nella sua storia dal Parlamento di un Land. E questa sarebbe l’ipotesi «catastrofica» per Merz.
Nella capitale, invece, la sfida sembra tra Linke e Cdu, rispettivamente al 21 e al 20%. Terza è l’AfD (18%), un dato che la vede raddoppiare i consensi rispetto a 3 anni fa: sospinta da quella grande periferia ex Ddr, quella dei casermoni negli enormi dormitori come Marzahn, che sono la nuova cintura d’estrema destra attorno alla «capitale rossa». I Verdi (15%) e la Spd (12%) non sembrano in partita.
La vittoria della Linke, guidata dalla turco-tedesca Elif Eralp, sarebbe uno shock politico-culturale: c’è un solo precedente nella piccola Turingia. Tanto più che il partito promette gli espropri di migliaia di case per contenere il caro affitti. Sarebbe anche un laboratorio per la sinistra: è possibile, in futuro, una convergenza

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SPAZI RISTRETTI E NOSTALGIA IL MESTO COMIZIO DI SALVINI CHE SA GIÀ DI COMMIATO

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

È UNA PONTIDA CARICA DI MESTIZIA. POCHI GIOVANI. SPAZI RISTRETTI, PALCHI E TORRI A MASCHERARE I VUOTI… LA SENSAZIONE CHE QUESTA LEGA NON ABBIA PIÙ NIENTE DA DIRE”

Come ci si sente a guidare un partito in discesa costante, superato a destra da un movimento creato dall’uomo che avevi scelto come numero due, che solo un anno fa saliva con te sul palco di Pontida e accendeva il pratone? È una Pontida carica di mestizia questa di Matteo Salvini.
Pochi giovani, a occhio la metà dello scorso anno, spazi opportunamente ristretti da gazebo, palchi e torri di tubi innocenti a mascherare i vuoti. Sarebbe quasi augurabile se il problema fossero solo gli Zaia e i Romeo, e non la sensazione che questa Lega non abbia più niente da dire.
Matteo Salvini, in attesa del comizio di questa mattina, davanti ai giovani gioca la mozione degli affetti: «Ci sono ragazzi da Roma, dalla Sicilia e dalla Sardegna, dalla Calabria, il Trentino, ciò mi porta a essere sempre più convinto che la Lega vince se è forte, unita e libera da Nord a Sud e lo dico da milanese».[…]
In fondo questi ragazzi nemmeno erano nati quando Bossi gridava «con i fascisti mai», non c’erano nemmeno quando Salvini mandò a casa il Senatùr sconfiggendolo alle primarie del 2013. E si spellano le mani sentendo Salvini ricordarlo così, come se ne fosse l’erede: «Se io sono qua stasera è perché tanti anni fa un visionario seppe ridare orgoglio e speranza a un popolo». Forse è un po’ tardi per evocare lo spirito degli inizi, quando su questo pratone i militanti si contavano a decine di migliaia, mentre oggi per tappare i buchi ci si affida al laziale Claudio Durigon, che farà salire dall’odiata Roma ladrona seicento dei suoi, la sottile linea nera (dal colore delle maglietta, con dietro la scritta «Matteo siamo con te»).
C’è aria di smobilitazione e fanno quasi tenerezza questi ragazzi che sfilano con i fumogeni, come se stessero allo stadio, urlano «remigrazione» e «Veneto nazione», a beneficio delle telecamere, con le loro t-shirt piene di slogan machi scritti in fascio-font: «La Storia ci giudica, il futuro ci appartiene».
Ma poi, quando parlano dal palco, scopri che molti hanno fatto carriera, sono consiglieri comunali, provinciali, sindaci e consiglieri regionali. In cosa credono? Quando Roberto Calderoli annuncia che il federalismo è cosa fatta, la battaglia storica è vinta, che l’autonomia finalmente è arrivata, «anche se abbiamo dovuto aspettare 40 anni», non se lo fila quasi nessuno, stanno al bancone del bar a spillare birre. Salvini ripiega sul piano Casa, ma anche quello non scalda.
Allora resta l’amarcord, il vogliamoci bene, anzi “volèmose bene” tanti sono i laziali sotto il tendone. «Io ho atto delle Pontide dormendo in tenda o in macchina – rimembra il segretario – anzi una volta degli amici mi portarono via pure l’Y10 con dentro la valigia e mi lasciarono sul prato senza vestiti. A 53 anni mi accontento di una stanza d’albergo, ma che tempi! Il bello della Lega è l’amicizia e la fratellanza». Ecco, soprattutto la fratellanza. Come quella che si è vista in queste settimane di fratelli-coltelli.
Chi sarà più credibile come leader remigratore? Non resta allora che rievocare il processo, la scampata condanna per sequestro di persona. Ecco Salvini-Mandela, con la mano destra sul cuore: «Mai avere paura. Quando volevano mandarmi 6 anni in galera, non era la paura del carcere a pesarmi, perché per la Lega, per il mio popolo, bisogna essere disposti anche a fare questo. Non avevo paura per me, ma pensavo al dispiacere per i miei figli». I giovani gli battono le mani, tutti in piedi gridano «Matteo, Matteo». Per una sera la magia ha funzionato.

(da Repubblica)

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LA PONTIDA DELLA DISCORDIA. IL CAPOGRUPPO DELLA LEGA AL SENATO, MASSIMILIANO ROMEO (CHE HA ATTACCATO PIÙ VOLTE SALVINI) È STATO CONTESTATO DA ALCUNI MILITANTI DEL CARROCCIO DURANTE IL SUO INTERVENTO DAL PALCO DI PONTIDA (GRIDAVANO “MATTEO, MATTEO”. ALTRI HANNO ACCESO FUMOGENI VERDI)

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

L’INTERVENTO DI ROMEO: “VOGLIAMO UNA LEGA PIÙ COLLEGIALE” – CONTESTATO ANCHE ATTILIO FONTANA, GOVERNATORE ANTI-SALVINIANO, CHE HA DETTO: “VOGLIAMO IL FEDERALISMO E RIDARE VOCI AI TERRITORI” – ZAIA, IL SOLITO CACADUBBI, FA DA POMPIERE DANDO UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE: “NELLA LEGA UN SEGRETARIO C’È GIÀ. LE ISTANZE DEL NORD DEVONO ESSERE ACCOLTE”

“Dove vogliamo andare? Verso il federalismo e verso un partito che sia organizzato, con istanze che vengano dal basso. Vogliamo ridare voce ai nostri territori”.
Lo ha detto il governatore lombardo Attilio Fontana dal palco di PONTIDA, parlando tra cori che si sono alternati da parte dei militanti, con chi scandiva “Matteo, Matteo” e chi gridava “Attilio, Attilio”. “E vogliamo che ci siano luoghi dove ogni territorio possa discutere il suo futuro – ha concluso -. La stella polare siete voi m il popolo della Lega”.
La differenza della Lega è la capacità di dare risposte alle specificità con l’obiettivo di camminare tutti insieme ma con risposte specifiche che servono a un territorio, questa è la nostra forza. Non dobbiamo avere paura”. L’ha detto il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga dal palco di PONTIDA e ha incoraggiato il pubblico dicendo “Ricordatevi che noi quando portiamo avanti le nostre idee, contiamo perché siamo quelli che le cose le cambiamo. Continuiamo insieme le nostre battaglie”.
“Viva la Lega, sempre. Facciamo risaltare sempre di più la squadra, un concetto vincente. Questa è la parola d’ordine”. Lo dice dal palco di PONTIDA il capogruppo della Lega in Senato e segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, che sta portando avanti con alcuni governatori le rivendicazioni per il Nord.
“Tutti facciamo parte della squadra e tutti insieme vogliamo che ci sia condivisione di responsabilità – conclude -. Da noi arrivano solo proposte costruttive per il bene del movimento. Noi vogliamo portare avanti il messaggio federalista. Non è un’operazione nostalgia, è la volontà di portare avanti temi attuali. Noi vogliamo una Lega più collegiale”.
A chi gli dice che sarà il nuovo segretario della Lega Luca Zaia risponde, a margine del raduno di PONTIDA, che “c’è già un segretario, mi sembra ovvio”. “Io resto dell’idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale.
Le istanze del Nord devono essere accolte. Come c’è una questione meridionale è pur vero che c’è una quesitone settentrionale – spiega -. La quesitone sud va risolta ma ce ne è anche una del nord che è la locomotiva dell’Italia e ha bisogno di risposte, altrimenti questo paese va a finire male”.
“Questa è la festa del popolo, della Lega, non è una festa personale di Zaia, di Salvini, di Fontana o di qualcun altro – aggiunge il presidente del Consiglio regionale del Veneto -. È la festa del popolo, quindi oggi noi veniamo a PONTIDA, ormai io ci vengo praticamente da sempre, e dobbiamo avere il massimo rispetto per questi militanti, questi sostenitori e anche simpatizzanti che comunque dedicano il loro tempo libero al partito”.
A una domanda sulle divergenze con Matteo Salvini, Zaia risponde che “ognuno esprime le proprie idee. Si è fatto un congresso, ne prendiamo atto, dopodiché voglio ricordare che l’estrazione politica, sociale e culturale del popolo della Lega è variegatissima ed eterogenea ed è inevitabile che a volte ci siano posizioni che a volte non collimano al 100 per cento”.
“Io – ribadisce – resto dell’idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale. Le istanze del nord devono essere accolte, come c’è una questione meridionale è pur vero che c’è una quesitone settentrionale. La quesitone sud va risolta ma ce ne è anche una del nord che è la locomotiva dell’Italia e ha bisogno di risposte, altrimenti questo paese va a finire male”.
“Queste sono le scelte che dovevano fare i senatori. Per quel che mi riguarda, non andrebbe cambiato, tra l’altro siamo a fine legislatura. E direi che squadra che vince non si cambia”. Così Luca Zaia, presidente del Consiglio del Veneto e storico leghista ai cronisti a PONTIDA che gli chiedevano se Massimiliano Romeo andrebbe sostituito nel ruolo di capogruppo della Lega al Senato, viste le sue critiche alla leadership di Salvini.
Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, e’ stato contestato da alcuni militanti della Lega durante il suo intervento dal palco di Pontida al grido “Matteo, Matteo”, mentre altri hanno acceso fumogeni verdi.
“Noi siamo per l’autonomia, noi esistiamo per l’autonomia e il federalismo, c’è scritto nell’oggetto sociale, io lo chiamo così, nello Statuto: il movimento nasce per il federalismo e quindi queste prime quattro materie sono arrivate. Adesso si firmerà e si deve andare avanti. Io capisco che a Roma viene l’orticaria quando parliamo di autonomia, ma l’autonomia, come diceva il presidente Napolitano, è una vera assunzione di responsabilità”. L’ha detto Luca Zaia, storico esponente leghista ed ex governatore veneto, parlando con i cronisti a PONTIDA. E ha ribadito: “Se vogliamo un Paese responsabile e che abbandoni l’assistenzialismo, dobbiamo fare l’autonomia. E comunque l’autonomia, se non la facciamo per scelta, la faremo per necessità in questo Paese”.

(da agenzie)

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“CHI APPLAUDE BOSSI DOVEVA VENIRE A RICORDARLO”. L’INCAZZATURA DI ROBERTO CALDEROLI A PONTIDA: “MI INCAVOLO COME UNA BESTIA PERCHÉ È INUTILE APPLAUDIRE E GRIDARE ‘BOSSI, BOSSI’, QUANDO POI IERI POMERIGGIO ERAVAMO LÀ IN QUATTRO”

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

IERI, LUI E GIUSEPPE LEONI, HANNO PIANTATO UN ULIVO PER CELEBRARE IL COMPLEANNO DI BOSSI, MORTO LO SCORSO MARZO – DAL PALCO DI PONTIDA, ZAIA DICE: “LA LEGA NON È DI DESTRA NÉ DI SINISTRA” E SI BECCA GLI APPLAUSI DAL PRATONE

“Ringrazio per la commovente cerimonia che c’è stata” in omaggio a Umberto Bossi e “ringrazio per quello che abbiamo fatto ieri con la pianta dell’ulivo, ma mi incavolo come una bestia perché è inutile applaudire e gridare ‘Bossi, Bossi’, quando poi ieri pomeriggio eravamo là in quattro”.
Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, dal palco di Pontida. “Vi dico che il ‘Va pensiero’ cantato da quattro persone così stonate non si era mai sentito, ma era un ‘Va pensiero’ veramente sentito.
Quando dite ‘Bossi, Bossi’, venite anche a ricordarlo”, ha esortato Calderoli, sottolineando che Bossi “rispetto ai politici di oggi non ragionava sull’oggi, sui sondaggi e sul like, ma ragionava a dieci anni. E questo vuol dire volare alto”.
Zaia, la Lega non è di destra né di sinistra, applausi dal prato di Pontida
“Io sono qua e noi siamo qui per ricordare l’opera di Umberto Bossi. Sono ancora convinto che la Lega sia il partito nato per dare voce a chi non ce l’ha, resto convinto che non siamo né di destra né di sinistra, che le nostre battaglie sono le battaglie epocali iniziate con Umberto Bossi”.
L’ha detto l’ex governatore legista del Veneto, Luca Zaia dal palco di Pontida e coperto da applausi nel passaggio sul fatto di non essere di destra né di sinistra. E ha concluso: “La Lega è nata come partito liberale, non liberticida, per la grande battaglia dell’autonomia e del federalismo”.
“Grazie Umberto, per quello che hai fatto e per l’idea che hai avuto” ha aggiunto Zaia. “Io sono ancora convinto che non siamo né di destra né di sinistra, resto ancora convinto che le battaglie epocali che abbiamo iniziato con Bossi continuiamo a portarle avanti”, ha concluso.

(da agenzie)

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L’EURODEPUTATO DEL PARTITO NEO-NAZI AFD, MARC JONGEN, APRE L’ULTIMA GIORNATA DEL “FORUM DELL’INDIPENDENZA ITALIANA” A ORVIETO, ORGANIZZATO DA VANNACCI E ALEMANNO: “HO IL PRIVILEGIO DI PORTARVI I SALUTI DELLA NOSTRA PRESIDENTE ALICE WEIDEL. CI UNISCONO VALORI E OBIETTIVI COMUNI PER UN FUTURO MIGLIORE”

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

“IN FUTURO CI INCONTREREMO NELLE RESPONSABILITÀ DI GOVERNO. ITALIA E GERMANIA SONO PROTETTORATI BRUXELLES. DEVONO IMPARARE A CAMMINARE INSIEME SENZA SCIOGLIERSI IN UNA ENTITÀ ANONIMA QUALE È L’UE”

“Ho il privilegio di portarvi i saluti della nostra presidente Alice Weidel. Ci uniscono valori e obiettivi comuni per un futuro migliore”.
Lo ha detto l’eurodeputato dell’AfD, Marc Jongen, aprendo l’ultima giornata del Forum dell’Indipendenza italiana a Orvieto, insieme a Roberto Vannacci e Gianni Alemanno, sottolineando che Weidel augura al generale “personalmente un grande avvenire in Italia e oltre”.
“In futuro, non lontano ci incontreremo nelle responsabilità di governo. Italia e Germania sono protettorati Bruxelles. Devono imparare a camminare insieme senza sciogliersi in una entità anonima quale è l’Ue”, ha aggiunto.

(da agenzie)

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PONTIDA DIVISA A META’: LE MAGLIETTE PRO E CONTRO SALVINI

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

“SEMPRE CON LUI”… “DIMISSIONI SUBITO”

Le magliette blu con la scritta bianca “Io sto con Matteo” e quelle bianche con la scritta verde “Lega Nord fino alla morte”. A Pontida tra i gazebo che si affacciano sul pratone, fra cui ne spicca uno per la raccolta fondi in sostegno di Mario Roggero, si confrontano le due anime della Lega, quella che sostiene sempre e fino in fondo il segretario Matteo Salvini e quelli che chiedono le sue dimissioni.
Pro e contro Salvini
L’agenzia di stampa Ansa scrive che al gazebo che vende le magliette in sostegno di Salvini, che molti indossano, alle 9 del mattino ne hanno «già prenotate trecento – spiega Cristina di Limbiate – e altri trecento le abbiamo qua pronte da vendere. Oggi questa è la maglietta da avere e dovremmo indossarla tutti perché dobbiamo dare al nostro segretario il senso di fiducia. Per noi la Lega è Matteo».
Non la pensa così Livio Ghidelli, militante di lungo corso che chiede le dimissioni del segretario. E infatti indossa la maglietta Lega Nord fino alla morte. «Questa maglietta manda un messaggio che Salvini se ne deve andare, perché ha snaturato la Lega, altrimenti la gente non capisce che differenza che c’è nel votare Vannacci e la Meloni. Se arriva Zaia in una notte recuperiamo migliaia di voti».
«Io sto con il Capitano»
L’AdnKronos invece racconta che sul prato le camice verdi si mescolano a nuovi colori, vecchi e nuovi simboli raccontano una Pontida diversa da quella anche solo di un anno fa – quando protagonista era stato Vannacci – che guarda alle urne tra paura e fiducia. Duecento i giornalisti accreditati, decine i pullman che si attendono sul pratone dove gli stand delle diverse regioni raccontano di una Lega che vuol continuare a essere protagonista da Nord a Sud. «Io sto con Matteo» è una delle magliette blu che si mescola, tra le bandiere del partito e i primi cartelli che incitano al Capitano.
Lo slogan
«Non passa lo straniero» è lo slogan che compare sul palco di Pontida quest’anno. Diversi i manifesti che ricordano Umberto Bossi, «Grazie Umberto» e gli slogan contro l’Europa, «Più motori meno Green Deal», con il cartonato della von der Leyen. Non mancano i cartelli a sostegno del segretario come «Non esiste altro leader all’infuori di te» e «Pontida non chiede un nome grida Salvini».

(da agenzie)

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PROF ACCOLTELLATA, SI INDAGA SULLA RETE DEL TREDICENNE: “ARRUOLATO DAI GRUPPO SUPREMATISTI”

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

LA VIDEOCHIAMATA SU TELEGRAM

Sarebbe stato arruolato, istigato e poi supportato durante l’agguato. Ci sarebbe una rete suprematista dietro l’aggressione della scuola media di Centocelle, dove un ragazzo di 13 anni ha accoltellato la professoressa Isabella Marsilio, riprendendo la scena con la telecamera. Il giovane, al momento dell’irruzione armata, stava facendo una videochiamata su Telegram insieme ad altre persone. Per questo l’ipotesi è che qualcuno possa aver registrato il video dell’accoltellamento.
Le indagini sono solo all’inizio. Ma i carabinieri vogliono capire chi fossero gli interlocutori del giovane. Le modalità dell’agguato fanno pensare a persone vicine alla rete suprematista e “accelerazionista” attiva su Telegram. Utenti, probabilmente esteri, con cui il ragazzo era entrato in contatto. E da cui, questa è una delle ipotesi, sarebbe stato convinto a passare all’azione contro l’insegnante che lo aveva rimandato. Secondo alcuni testimoni, il giovane indossava una maglietta, molto in voga negli ambienti suprematisti, con la scritta Tmd (Total muslim death).
Già ieri è stata fatta una perquisizione informatica sul cellulare del ragazzo di 13 anni.
L’attività dei carabinieri ha riguardato anche il telefono della madre sul quale si trovano salvate le carte di credito utilizzate dal ragazzino per acquistare i due coltelli da sub e gli occhiali da softair con i quali ha messo a segno il suo piano.
Gli investigatori hanno proceduto anche alla copia forense. L’analisi dei dati aiuterà a verificare se il giovane sia stato in qualche modo istigato a colpire la docente, col proposito poi di diffondere il video dell’aggressione su un gruppo Telegram. Si indaga anche sull’individuazione delle persone collegate in video chiamata mentre avveniva l’attacco contro la docente. Intanto, i carabinieri hanno ascoltato, come persone informate sui fatti, altri docenti della scuola e compagni di classe.
Istruttoria aperta dal Tribunale per i minorenni di Roma che valuta l’avvio di una procedura civile per l’adozione di misure rieducative, ma non di natura penale a causa della non punibilità del minore in quanto under 14. Gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri e ai servizi sociali del Municipio, chiamati a ricostruire il contesto familiare e personale del ragazzo. Le misure rientrano negli interventi amministrativi previsti per prevenire situazioni di devianza e sostenere il recupero di minori con gravi irregolarità nella condotta. Tra le ipotesi figurano l’affidamento ai servizi sociali, con prescrizioni e un percorso di accompagnamento, e programmi educativi attraverso attività sportive, artistiche o laboratoriali, oltre a eventuali percorsi psicologici. La soluzione più probabile è il collocamento temporaneo in una comunità educativa, qualora il contesto familiare o ambientale fosse ritenuto non adeguato.

(da agenzie)

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SONO FORZE DELL’ORDINE O TRUPPE DI VANNACCI? AL CONVEGNO DEL SINDACATO DEGLI AGENTI FSP, I POLIZIOTTI HANNO URLATO “REMIGRAZIONE” QUANDO UNA DONNA HA INTERROTTO L’INTERVENTO DELL’EX GENERALE

Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile

NEL PUBBLICO, CIRCA 200 PERSONE, IL 60-70% FA PARTE DELLA POLIZIA, GLI ALTRI SONO STATI PORTATI DA FUTURO NAZIONALE… E’ NORMALE CHE UN AGENTE, DOPO AVER GIURATO SULLA COSTITUZIONE, INVOCHI LA DEPORTAZIONE DI ESSERI UMANI?

«Non vogliamo governare a ogni costo». Cori. «Ma vogliamo governare bene». Applausi. «I nostri propositi non sono negoziabili. Quello che vi ho appena detto fa parte del programma. Saremo sempre vicini alle forze dell’ordine». A parlare è Roberto Vannacci. Quando una contestatrice si alza in piedi e urla «siamo uno Stato laico», dalla platea intonano «generale» e poi fanno partire il coro «remigrazione».
Nel pubblico, circa 200 persone, «il 60-70% sono agenti» (assicurano dal sindacato di polizia), gli altri sono stati portati da Futuro Nazionale. In prima fila ci sono Mario Borghezio, il coordinatore piemontese Emanuele Pozzolo, il leader torinese Enrico Forzese. Alla fine arriva anche Vittorio Feltri, che pronuncia parole di miele: «Si è magnato la Lega e il pranzo non è finito. Lo seguirò».
Si tratta del convegno organizzato dal sindacato Fsp Polizia di Stato a Torino e dal suo presidente locale Luca Pantanella, finito nelle polemiche perché, inizialmente, era stato autorizzato come corso di formazione per il personale, con tanto di saluto del questore Massimo Gambino. La denuncia della Silp Cgil ha fatto saltare il banco, niente crediti. Ma il convegno è rimasto, al centro il tema «sicurezza».
Gli «accertamenti preliminari» della procura militare di Roma in relazione alla «posizione di appartenenti alle Forze armate all’interno della struttura organizzativa Futuro Nazionale» sono ancora in corso.

(da La Stampa)

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