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IL BATACLAN TURCO: STRAGE DI CAPODANNO A ISTANBUL

Gennaio 1st, 2017 Riccardo Fucile

KILLER ASSALTA LA DISCOTECA “REINA” E SPARA SULLA FOLLA, ALMENO 39 MORTI

Il terrorismo colpisce la Turchia nella notte di Capodanno: è di almeno 39 morti e una settantina di feriti l’ultimo bilancio ufficiale dell’attacco avvenuto in una famosa e affollatissima discoteca di Istanbul, non ancora rivendicato ma le cui caratteristiche fanno pensare a un attentato a firma Isis.
Tra le vittime straniere (almeno 15) non ci sono italiani, secondo quanto ha riferito il ministro dell’Interno Angelino Alfano.
Secondo un testimone kuwaitiano citato dal Guardian, mentre sparava all’impazzata sulla folla l’attentatore di Istanbul avrebbe gridato “Allahu Akbar”, “Dio è grande” in arabo.
Attorno all’attentato – avvenuto verso l’1:30 ora locale, le 23:30 in Italia – c’è ancora molta confusione: non si sa con certezza se il terrorista abbia agito effettivamente da solo.
Il premier turco Binali Yildirim ha smentito notizie di stampa secondo cui il killer avrebbe indossato un costume da Babbo Natale.
Prima di fuggire – ha riferito il premier – l’assalitore ha abbandonato l’arma.
Le poche certezze sono quelle suggerite dalle immagini catturate dalle telecamere di sicurezza, ma alcuni testimoni sopravvissuti alla strage hanno raccontato di aver sentito sparare più di una persona, forse due o tre terroristi.
Attualmente il terrorista è ancora a piede libero, malgrado la gigantesca caccia all’uomo ordinata dal presidente Erdogan alla quale partecipano oltre 17 mila agenti in tutto il Paese.
Il bilancio della strage, reso noto dal ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, è di 39 morti, fra i quali vi sono 15 stranieri.
Fra questi cittadini sauditi, marocchini, libanesi e libici e di sicuro c’è una ragazza israeliana di 18 anni, che risultava dispersa e della cui morte ha dato conferma il ministero degli Esteri dello Stato ebraico.
Certa è anche la morte di un agente di sicurezza, forse di polizia, che era sopravvissuto il 10 dicembre scorso al duplice attentato dinamitardo al vicino stadio di calcio del Besiktas, nel quale restarono uccise 38 persone.
Il governo del Belgio conferma inoltre la morte di un ventenne belga di origini turche. Ventuno vittime del Reina sono state già  identificate. Vi sono inoltre almeno 69 feriti, fra i quali vi sono stranieri (anche tre francesi, riferiscono da Parigi), dei quali tre versano in gravi condizioni e uno in condizioni critiche.
La dinamica della strage è ancora incerta: i media non sono concordi nemmeno sul numero di persone presenti nel locale all’1.30 (le 23.30 di ieri in Italia), l’ora della strage, che varia dai 500 agli 800 presenti.
Il terrorista avrebbe ucciso l’agente all’ingresso prima di entrare e iniziare a sparare sui clienti. Per sfuggire alla strage, alcuni dei clienti si sono lanciati nelle acque gelide del Bosforo e sono poi stati tratti in salvo, anche se non c’è certezza che tutti siano stati salvati.
I testimoni sopravvissuti sono concordi su una cosa: i terroristi “sparavano a casaccio”, sparavano su tutti, sulla folla. “Sparavano ovunque, come dei pazzi”, ha raccontato alla Cnn turca una donna, ferita a una gamba da un proiettile.
Un altro testimone afferma che le forze speciali sono intervenute portando via i sopravissuti. “Ero di spalle e mio marito ha urlato: ‘Buttati giù!’. Eravamo vicino a una finestra e ho sentito due o tre persone che sparavano. Poi sono svenuta”, ha raccontato una donna
“Stanno cercando di creare caos, demoralizzare il nostro popolo, destabilizzare il nostro Paese con attacchi abominevoli che prendono di mira i civili – ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan -. Ma manterremo il sangue freddo come nazione e resteremo più uniti che mai e non cederemo mai a questi sporchi giochi”.
Durante la notte c’è stata la condanna della Casa Bianca, che per bocca del portavoce Eric Schultz ha parlato di “attacco terroristico orribile” e ha offerto aiuto ad Ankara.
Il Dipartimento di Stato ha quindi aggiunto che gli Usa sono “solidali con il loro alleato Nato, la Turchia, nella lotta contro la costante minaccia del terrorismo”.
“Il nostro dovere comune è combattere il terrorismo”, ha scritto il presidente russo Vladimir Putin al presidente turco
“La tragedia di Istanbul ci ricorda che la lotta contro il terrore non conosce pause nè feste o Paesi o continenti. Serve unità . Ad ogni costo”, ha twittato Alfano.
Il locale preso di mira è il ‘Reina’: un rinomato nightclub sulle rive del Bosforo posto nel quartiere di Ortakoy nel distretto di Besiktas, parte europea di Istanbul.
Al momento dell’attacco, nel night ci sarebbero state tra le 500 e le 600 persone. L’attentatore avrebbe prima ucciso un poliziotto e una guardia giurata all’ingresso, per poi entrare nel locale e iniziare a sparare a caso sulla folla.
Molti si sarebbero perfino gettati nelle acque gelide dello stretto per sfuggire alla morte. Circa 60 le ambulanze accorse sul posto.

(da agenzie)

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PRECIPITA AEREO RUSSO, A BORDO IL CORO DELL’ARMATA ROSSA

Dicembre 25th, 2016 Riccardo Fucile

IL VOLO ERA DIRETTO IN SIRIA, 93 VITTIME… NON SI ESCLUDE IL TERRORISMO

E’ precipitato nel mar Nero l’aereo militare russo trimotore Tu-154 con 93 persone a bordo, scomparsoall’alba subito dopo il decollo dalla città  di Sochi e in viaggio verso la base russa di Latakia, in Siria. E
‘ stato lo stesso ministero della Difesa russo a comunicare il ritrovamento, da parte dei soccorritori, di frammenti del velivolo nelle acque del mare.
A bordo anche i 64 membri del Coro dell’Esercito russo, erede del celebre Coro dell’Armata rossa.
Tutti erano in viaggio verso la Siria per tenere un concerto in occasione del nuovo anno per le truppe russe dislocate nel paese mediorientale.
La lista include 8 membri dell’equipaggio, 8 militari, 64 membri del Coro, due responsabili civili, un membro di un’organizzazione umanitaria internazionale e 9 giornalisti. Si tratta degli inviati dei canali Ntv, Channel One e Zvezda.
La commissione inquirente ritiene che sia prematuro parlare di un atto di terrorismo ma ritiene che anche questa teoria debba essere presa in considerazione.
Il ministro dei Trasporti Maxim Sokolov aggiunge che non sono state ancora ritrovate le due scatole nere del trireattore i cui resti giacciono ad una profondità  di 50/70 metri ad una distanza di appena 1,5 km dalla costa di Sochi.
Il ministero ha inoltre reso noto che il pilota, Roman Volkov, era esperto ed aveva più di 3000 ore di volo al suo attivo.
L’aereo, un Tupolev Tu-154, aveva 33 anni. Secondo il vicepresidente della commissione parlamentare sulla politica economica, Serghiei Kalachnikov, questo non vuol dire che il velivolo non funzionasse bene. “Trentatrè anni è un tempo lungo, ma non critico”, ha dichiarato citato dai media russi.

(da agenzie)

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GABRIELLI PONE FINE A INUTILE POLEMICHE: “DIVULGARE I NOMI E’ STATO UN GIUSTO RICONOSCIMENTO”

Dicembre 24th, 2016 Riccardo Fucile

IL CAPO DELLA POLIZIA SULLE SQUALLIDE ACCUSE DI AVER RESO NOTA LA IDENTITA’ DEI DUE AGENTI: “AVVILENTE, SI GUARDA IL DITO E NON LA LUNA”

“Non c’è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro. Una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita”.
Il capo della Polizia Franco Gabrielli interviene sulla polemica esplosa dopo che il Governo ha reso pubblici i nomi dei due agenti che hanno bloccato e ucciso Anis Amri a Sesto San Giovanni.
“Fare i nomi con questo tipo di terrorismo – spiega il capo della Polizia – non è nè un errore nè un’esposizione, perchè non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo, dunque Franco piuttosto che Mario o Cristian. Qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso”.
La preoccupazione, infatti, “non è per le individualità , ma per l’appartenenza: sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa”.
Per questo ieri mattina, a poche ore dalla sparatoria di Sesto, Gabrielli ha firmato la circolare in cui chiede “massima attenzione” perchè non è possibile escludere “azioni ritorsive” nei confronti delle forze di polizia.
La scelta di chiudere i profili social dei due poliziotti, inoltre, è una forma di “ulteriore cautela” nei loro confronti, “per evitare una eccessiva sovraesposizione in quanto, in un mondo in cui tutto passa attraverso i social, si sarebbero potuti far prendere la mano coinvolgendo anche altri colleghi”.
“Sono sette mesi – prosegue Gabrielli – che dico ‘attenzione, ognuno di noi può essere un obiettivo’. Ma sono anche mesi che lavoro sull’orgoglio e sul senso di appartenenza dei poliziotti e degli uomini e delle donne delle forze di polizia e, nel momento in cui è fondamentale tenere alto l’orgoglio di chi vive con la divisa, il ministro non ha fatto altro che galvanizzare chi ogni giorno opera indossando proprio una divisa”.
Dunque nessuna esposizione e polemiche inutili.
“È abbastanza avvilente – conclude il capo della Polizia – che mentre tutto il mondo parla di noi e si complimenta con la Polizia per il lavoro svolto, noi continuiamo a farci del male guardando il dito e non la luna”.

(da agenzie)

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FABRIZIA TORNA A CASA: LA SALMA A CIAMPINO, AD ATTENDERLA MATTARELLA

Dicembre 24th, 2016 Riccardo Fucile

I MEDIA TEDESCHI RINGRAZIANO L’ITALIA, MA E’ POLEMICA SULLA SICUREZZA IN GERMANIA

Fabrizia torna a casa.
L’aereo con la salma di Fabrizia Di Lorenzo, uccisa nella strage di Berlino, è arrivato all’aeroporto militare di Ciampino, a Roma.
L’Airbus 319 della Flotta di Stato è atterrato alle 11.25 dove ad attendere la salma c’era il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per omaggiare la 31enne di Sulmona rimasta vittima dell’attentato terroristico .
Presenti anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e il sindaco di Sulmona Annamaria Casini.
Intanto la notizia dell’uccisione del tunisino Anis Amri ieri mattina a Milano compare oggi su tutti i maggiori giornali internazionali, accanto ad analisi e anche polemiche su come l’autore della strage di Berlino sia riuscito a lasciare la Germania.
Soprattutto in Germania, e già  da ieri, si elogia il ruolo dell’Italia nella conclusione della vicenda e anche il coraggio dei due agenti di polizia impegnati nel conflitto a fuoco con il terrorista, conclusosi con la sua morte.
Bild, in particolare, apriva con un ‘Grazie’ a caratteri cubitali, dopo aver lanciato sul suo sito un ‘Es ist vorbei!’ (è finita) alla notizia della morte di Amri

(da agenzie)

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DUE CELLULARI PER SCOPRIRE PIANI E COMPLICI DI AMRI

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

UN’UTENZA TEDESCA E UNA TUNISINA SONO NELLE MANI DEGLI INQUIRENTI… IL KILLER ERA DIRETTO IN SLOVENIA

Due cellulari, con un’utenza tedesca e una tunisina. Li aveva addosso Anis Amri al momento del conflitto a fuoco e dall’alba sono nelle mani degli investigatori che stanno estraendo numeri di telefono, messaggi e filmati.
Potrebbero aprire uno squarcio fondamentale sulla rete di complicità , collegamenti e protezioni su cui il jihadista ucciso a Sesto San Giovanni poteva contare.
Perchè è ormai abbastanza chiaro che sia l’attentato che la fuga in treno attraverso mezza Europa non siano stati frutto dell’iniziativa estemporanea di un “lupo solitario”.
E a confermarlo c’è anche il video di rivendicazione, registrato dallo stesso Amri a Berlino ma rilanciato nel pomeriggio dal sito attraverso cui passa quasi tutta la propaganda di Isis.
Secondo le informazioni trasmesse dalla Bundeskriminalamt alla Polizia di Stato, e da notizie di intelligence scambiate tra i servizi tedeschi e italiani, sembra quasi certo che al momento del sequestro del Tir utilizzato per la strage Amri sia stato aiutato da un altro terrorista che potrebbe non essere stato ancora indentificato.
Ma su questo elemento dello scenario che ha preceduto l’attacco al mercatino c’è assoluto riserbo. In queste ore, tutte le registrazioni delle telecamere delle stazioni in cui Amri è transitato tra Germania, Francia e Italia vengono visionate proprio per capire se nella fuga il jihadista sia stato accompagnato da qualcuno.
Mentre viene smentita la voce secondo cui il presunto complice si trovava sullo stesso treno per Milano.
L’uomo con cui Amri sarebbe stato visto parlare durante il viaggio, sembra fosse soltanto un passeggero incontrato casualmente che dovrebbe avergli fornito solo un’indicazione per pernottare a Sesto San Giovanni.
Dove era diretto Amri?
L’ipotesi su cui si sta lavorando non porta a Milano o nell’hinterland ma verso Est, forse in Slovenia, dove ci sarebbe una rete di protezione allestita da Isis nei Balcani per recuperare sia terroristi in fuga che foreign fighters diretti nel teatro di guerra siriano e iracheno.
Possibili tappe dopo Milano: Venezia e poi Trieste. A Venezia nell’estate 2015 ha dormito una notte Khalis El Bakrauoi, uno degli attentatori della metro di Bruxelles. Ma, adesso si può rivelare, nel settembre dello stesso anno ha pernottato anche Salah Abdeslam, attualmente in carcere in Francia dopo essere stato estradato dal Belgio. Mentre El Bakraoui fece solo un passaggio per raggiungere Atene, dove incontrò Abaahoud (l’altro terrorista coinvolto nelle stragi di Parigi del 13 novembre 2015) e lo stesso Salah, sul motivo della presenza di quest’ultimo a Venezia gli investigatori non sono riusciti a capire molto tranne che fu un viaggio lampo da e per fare ritorno in Austria.
Tuttavia la pista di un appoggio italiano per Amri non viene ancora scartata.
E nel puzzle degli attacchi terroristici degli ultimi dieci giorni, da Ankara a Berlino, gli analisti dell’intelligence stanno cercando di dare un senso alla novità  assoluta rappresentata dal video diffuso da Isis il 18 dicembre, per la prima volta con sottotitoli in italiano.
In questo filmato di propaganda e di chiamata alle armi di tutti i jihadisti presenti in Europa (ma soprattutto in Francia), non si facevano riferimenti all’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia nè all’attacco imminente in Germania, però si mostrava come sgozzare un crociato o preparare un ordigno fai-da-te con sostanze chimiche reperibili sul mercato.
I sottotitoli in italiano (traduzione perfetta delle istruzioni in arabo) erano un messaggio per una cellula nel nostro Paese?

(da “Huffingtonpost”)

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“DANKE ITALIEN”: I CITTADINI TEDESCHI SUI SOCIAL NETWORK

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DEGLI INTERNI TEDESCO: “INCREDIBILE SUCCESSO: GRANDE PROFESSIONALITA’ DELLA POLIZIA ITALIANA”

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha ricevuto questa mattina la telefonata del collega tedesco, Thomas de Maizière, che si è congratulato per l’operazione di Polizia che ha portato all’uccisione di Anis Amri, il tunisino sospettato della strage di Berlino. Nel corso della telefonata de Maizière ha ringraziato Minniti e la Polizia italiana «per la professionalità  e l’impegno dimostrato per garantire la sicurezza dei cittadini, anche a rischio della vita, e ha espresso vicinanza all’agente rimasto ferito formulando gli auguri di pronta guarigione».
Minniti e de Maizière, fa sapere il Viminale, «hanno poi sottolineato l’ottima collaborazione tra le Forze di Polizia italiane e la Polizia federale tedesca Bka nella lotta contro il terrorismo internazionale, anche attraverso lo scambio di informazioni tra i due Paesi».
Il ministro dell’Interno tedesco ha parlato di «Incredibile successo».
Intanto la polizia di Berlino ha ringraziato i colleghi italiani con un post su Twitter, scritto in lingua italiana: «Grazie e pronta guarigione ai colleghi feriti».
E su Twitter, decine di account tedeschi stanno scrivendo sui social network, nelle due lingue, parole di ringraziamento nei confronti delle autorità  italiane e, in particolare, nei confronti della polizia: «Grazie Italia», «Danke Italien», «Grazie fratelli d’Italia». «Grazie ai poliziotti italiani che hanno reso innocuo l’attentatore di Berlino», scrive un utente di Twitter, mentre un altro commenta: «follia quanto si arrivi lontano nonostante una caccia serrata in tutta Europa, grazie Italia per aver agito nel modo giusto».
C’è anche chi ricorre a una ironia amara, come un utente dal nome italiano che vive in Germania e scrive in perfetto tedesco: «Quel che per noi in Germania è davvero irritante è che in Italia la polizia evidentemente controlla la carta d’identità ».
E a chi critica le autorità  tedesche: «Danke Italien, avete fatto quello che la Germania non era in grado di fare», ha commentato un altro utente tedesco.

(da agenzie)

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COSI’ E’ STATO UCCISO ANIS: IL CONTROLLO DEI DOCUMENTI, I DUBBI SULL’ACCENTO E POI GLI SPARI

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

ANIS HA DETTO AGLI AGENTI DI ESSERE DI REGGIO CALABRIA… HA TIRATO FUORI LA PISTOLA SOLO QUANDO GLI HANNO CHIESTO DI SVUOTARE LO ZAINETTO

Due colpi, di cui uno mortale all’altezza del costato, che lo hanno fatto spirare in dieci minuti.
Così è morto Anis Amri, il terrorista di Berlino, secondo il dettagliato racconto di Roberto Guida, vice questore aggiunto e a capo del commissariato di Sesto San Giovanni, il paese alle porte di Milano dove questa notte è avvenuto il fermo e l’uccisione dell’attentatore.
Sono le 3.08 del mattino della notte scorsa quando la voltante del commissariato, proprio davanti alla stazione ferroviaria di Sesto, vede «questa persona sospetta di origine maghrebina», spiega Guida in conferenza stampa.
I due agenti, che sono Luca Scatà  e Cristian Movio, fermano Amri, che è senza documenti ma «parla un buon italiano con accento straniero».
Una volta chiesto di svuotare lo zainetto, il terrorista, tranquillo, estrae la calibro 22 «con mossa repentina e inattesa» colpisce Movio alla spalla.
Nonostante sia ferito, l’agente prova a tirare fuori la pistola, sparando un colpo, ma Amri è già  dietro la volante per nascondersi e forse «riuscire a freddare gli agenti».
A quel punto, il 29enne Scatà , agente in prova, fa il giro della macchina e risponde al fuoco, sparando due colpi uccidendolo.
Prima di essere ucciso Amri ha urlato «poliziotti bastardi».
Quando è stato fermato dai due agenti ha detto di essere di Reggio Calabria.
Lo ha riferito Christian Movio, l’agente rimasto ferito nel conflitto a fuoco. Movio, che in ospedale ha parlato col vice presidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala che lo ha incontrato, ha detto che Amri «non aveva accento italiano e ci ha insospettito».

(da “La Stampa”)

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IL GIOVANE AGENTE SCRIVEVA POCHI GIORNI FA: “NELLA VITA VANNO FATTE DELLE SCELTE, E QUESTE O SI PAGHERANNO O SI AMERANNO”

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

LUCA SCATA’, 29 ANNI, LA POLIZIA E’ SEMPRE STATA IL SUO SOGNO

Il ministro dell’Interno ha appena pronunciato in diretta dal Viminale il suo nome e quello del collega ferito.
Luca Scatà , 29 anni e origini siciliane, è il poliziotto che ha ucciso Anis Amri, il terrorista autore della strage al mercatino di Natale di Berlino.
Passando, in una notte, da agente in prova al Comissariato di Sesto San Giovanni a orgoglio per l’Italia tutta, come scandisce il ministro Minniti.
Il collega, l’agente scelto Cristian Movio, 36 anni, è ricoverato all’ospedale di Monza ma non in pericolo di vita. Quando nella notte la pattuglia ha incrociato Anis Amri e lo ha fermato, è stato Movio ad avvicinare il tunisino per chiedergli i documenti. Ricevendo, per tutta risposta, un proiettile rimasto conficcato nella sua spalla
Subito dopo la conferenza stampa di Minniti, sulla pagina Facebook di Scatà  compaiono i messaggi di congratulazione di amici e parenti.
“Bravo Luca, hai fatto benissimo il tuo”. “Orgogliosa di aver lavorato con te”. “Torna presto, non vedo l’ora di riabbracciarti”.
Poi, parla la madre: “Ho sentito Luca questa mattina presto. Mi ha chiamato per tranquillizzarmi temendo che avessi sentito alla tv della sparatoria e che fossi preoccupata. Mi ha detto che stava bene. La polizia è sempre stata il suo sogno. Noi eravamo preoccupati, ma l’abbiamo assecondato. Luca è forte e determinato e noi ne siamo orgogliosi”.
Luca Scatà  ha coronato il suo sogno dopo aver frequentato il liceo del suo paese, Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa, aver studiato per due anni Ingegneria Informatica a Catania e aver trascorso, nel 2011, un anno da volontario nell’esercito. Superato il concorso in polizia, attendeva l’assegnazione definitiva.
Il collega ferito, Cristian Movio, originario di Latisana, in provincia di Udine, è in polizia dal 2008 e, come Scatà , in precedenza ha prestato servizio nell’esercito, reggimento alpini di Venzone.
Dopo i complimenti, scorrendo a ritroso la pagina Facebook di Luca Scatà , è impossibile resistere alla tentazione di leggere nei suoi post come la premonizione di quanto stesse per accadere.
Di come la storia di Luca Scatà  stesse per cambiare. Di un destino.
Tredici ore fa, prima di affrontare la sua notte di servizio, l’agente in prova Luca Scatà  pubblicava una frase sullo sfondo dei colori del tramonto, le sfumature del giallo e del rosso di un giorno che muore: “Solo sulla strada diretta c’è il sole e non ci sono ombre”.
Le ombre, un’ombra, si materializza con le tenebre. E’ Anis Amri. Mentre lo si cerca in tutta la Germania, lui è riuscito a passare la frontiera ed è arrivato in Italia passando dalla Francia.
Da Torino un treno per Milano, fino a sbucare in piena notte a Sesto San Giovanni. Sono le 3 quando l’ombra viene notata dalla pattuglia della polizia nei pressi della stazione.
“Nella vita non si può rimanere nel limbo, nell’indecisione. Vanno fatte delle scelte, e queste o si pagheranno o si ameranno” scriveva il 12 dicembre Luca Scatà . Qualcosa, in quell’ombra, fa scattare nei due agenti il dubbio.
E da quel limbo, Movio e Scatà  decidono di uscire.
“Dicono che l’ora più buia arrivi subito prima dell’alba. Beh, hanno ragione” scriveva Luca Scatà  il primo dicembre. Nell’ora più buia, Anis Amri si vede puntare contro i fari. Un uomo in divisa gli chiede di identificarsi. Lui infila la mano nello zaino, ma non estrae documenti. Nella sua mano la sagoma di una pistola calibro 22, una piccola ma micidiale e precisissima arma. Anis Amri spara, l’agente scelto Cristian Movio è ferito.
“La paura è una reazione, il coraggio è una decisione” scriveva Luca Scatà  il primo dicembre del 2015. Motto che il suo profilo Facebook richiama un anno dopo, come a indicare che il momento è arrivato. Una frase fatta, nel retorico lessico da codice d’onore del corpo d’appartenenza. Che in una notte si riempie di senso.
L’agente in prova Luca Scatà  reagisce. Spara. Solo lui può sapere rispondendo a quale miscela di paura, coraggio o decisione.
Due colpi, uno mortale al costato, l’ombra è schiacciata al suolo, sotto un corpo senza vita.
Prima di stramazzare al suolo e dissolversi, aveva urlato il nome del suo dio. A 48 ore dalla nascita di Gesù, l’agente in prova Luca Scatà  da Canicattini Bagni non sapeva di aver ucciso Anis Amri, l’uomo più ricercato d’Europa per aver trasformato in un oscuro simbolo di morte un gioioso mercatino di Natale berlinese.
“Fa impressione pensare come due ragazzi abbiano percorso strade così diverse, mi spiace che sia morto un giovane, ma sapeva i rischi a cui andava incontro” dice la mamma di Luca, rivolgendo un pensiero ad Anis Amri.
Papà  Giuseppe conferma: “Quando l’abbiamo sentito al telefono, stamattina presto, Luca non sapeva ancora che il ragazzo morto fosse l’attentatore”. Anche lui chiama in causa Dio, ma per ringraziarlo.
Suo figlio, “un ragazzo coraggioso, che ha fatto il suo dovere”, è vivo.

(da “La Repubblica”)

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BERLINO RINGRAZIA L’ITALIA

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

GENTILONI: “LO STATO C’E'”

Il portavoce del ministro degli Esteri tedesco nella conferenza stampa di governo a Berlino ha ringraziato l’Italia “Siamo molto grati alle autorità  italiane per la stretta collaborazione”.
“L’Italia è è fiera delle proprie forze di sicurezza. Dell’operazione ho informato stamattina la Cancelliera Angela Merkel”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a proposito dell’uccisione del terrorista Anis Amri da parte della polizia nel milanese.
“La nostra attenzione è massima – ha aggiunto Gentiloni -, le minacce non vanno sottovalutate ma quanto avvenuto stanotte credo che consenta a tutti i nostri concittadini di sapere che lo stato c’è e che l’italia c’è”.
Sulla questione è intervenuto anche l’ex premier Matteo Renzi “I nostri uomini e le nostre donne in divisa hanno una qualità  e una professionalità  straordinarie – ha scritto su facebook -. Sono tra i migliori al mondo anche se non sempre viene riconosciuto. Quando oggi è arrivata la notizia dell’operazione di Sesto San Giovanni che ha portato al fermo e poi all’uccisione del killer di Berlino per me è stata semplicemente una conferma: i nostri uomini sono tra i migliori al mondo. E del resto il fatto che in questi anni difficili Expo e Giubileo si siano svolti senza incidenti ne è una conferma lampante”.
“La morte di un uomo non è mai un evento da festeggiare, ma aver bloccato il killer, che pure era armato, era fondamentale – ha aggiunto il segretario del Pd -. Grazie al ministro Minniti, al capo della polizia Gabrielli e a tutti quelli che hanno collaborato. Ma grazie soprattutto agli agenti che sono intervenuti stanotte rischiando la vita e più in generale a tutte le forze dell’ordine: siamo orgogliosi di voi. Viva l’Italia!”.

(da “Huffingtonpost”)

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