Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
“L’ODIO DEGLI AVVINAZZATI DI DESTRA PER I QUALI DIO, PATRIA, FAMIGLIA E’ RIDOTTO A UN RUTTO”
Due sono i colpi messi a segno dal terrorismo, anzi tre: scannare, spaventare e sfregiare l’Islam che — religione di Dio, il Clemente, il Misericordioso — nel sentimento di tutti, in Occidente, diventa un buio marchio di morte.
Tre colpi, dunque, e il più inaspettato regalo: il sabba degli sciacalli.
Ogni tragedia ha il suo sottotesto e la politicuzza trova un’affinità maligna.
Come Piscicelli rideva al caldo delle lenzuola all’idea di fare affari dopo il terremoto a L’Aquila, così la destra da Bar Sport, davanti alle stragi islamiste, si sente sciogliere l’acquolina in bocca. Pensa solo al pallottoliere elettorale .
Certa destra, neppure semplicemente xenofoba, ma già nella sua infarinatura liberale, fa del Bar Sport il servo di scena.
La destra che ci tocca in sorte, figlia della stagione di George W. Bush, non è certo la ruggente Onda Blu di Marine Le Pen e non è quella di Vladimir Putin che nel far guerra in Siria, allo stesso tempo, tutela i cittadini musulmani di Russia quando — con l’orgoglio dei piedi scalzi — inaugura la più grande moschea di Europa.
I tagliagole sono bestemmiatori dell’islam. Fino a quando non sarà chiaro ciò non ci sarà speranza di vincere contro di loro.
È doppiamente vero che il terrorismo è il primo nemico dell’islam.
Ed è tre volte vero che la carambola d’odio va a concludersi nel gioco delle parti.
In uno sfolgorio di stelle, strisce e tricolori, in un tweet, ho visto questo collage: il Corano e poi ancora il Corano. Nel primo, questa didascalia: “Questo è il libro dell’Islam”. Nel secondo, un’altra indicazione: “Questo è il libro dell’Isis”.
A sovrastare la spiritosa grafica, questo strillo: “Trovate le differenze!”.
Tutti i colpi vanno a segno. Dio mi perdoni se, adesso, mi faccio tramite di una profanazione.
Ho visto disegnato un maialino con il Corano in mano per fargli dire questa battuta: “È tutta merda quella stampata qui”.
L’ho visto ancora su twitter, con la frase in inglese, opportunamente postato e arrivatomi a strascico tra i retweet di un importante politico liberale, molto radicale e molto bushista che con questa schiuma ci campa. E ci fa ricca la bottega.
All’opposto della Tradizione non c’è più la sinistra ma la destra del Bar Sport e il fanatismo che fa di Dio un’ideologia.
A far strame del Sacro, infatti, concorrono sia chi — sostituendosi al Giorno del Giudizio — semina la morte, sia chi confonde l’odio per la rabbia e l’ignoranza per l’orgoglio.
Il Dio macellaio esiste solo nella mente di Satana se un ebreo, solo per essere ebreo, viene accoltellato nella serena felicità di Milano.
E così è — nella banalità della ferocia — l’automatismo dell’odio.
Se il musulmano è un bastardo, per come si legge nei giornali, un coltello addosso prima o poi se lo ritrova.
L’odio dà voce alla sorgiva di questi e quelli, i terroristi e gli avvinazzati del Bar Sport per i quali il Dio, Patria, Famiglia, il motto sacrissimo di don Camillo, è ridotto a un rutto senza A e senza BA, lo sbotto del folclore liberale (Benedetto Croce inorridisce) il cui fetore oggi ammorba qualunque tentativo della destra di darsi un pensiero, una riflessione e un’analisi che vada oltre la Fenomenologia del Maialino.
Pietrangelo Buttafuoco
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
NON TEMIAMO I JIHADISTI, BASTA CHE NON CORRANO TROPPO VELOCI
La scena tragicomica durante il collegamento di Alessandra Sardoni de La7.
Un capannello di persone si è fermato a guardare mentre i poveri poliziotti venivano aiutati da un’altra gazzella arrivata in soccorso con i cavetti per far ripartire la batteria…
Una macchina della polizia di stato è infatti rimasta in panne sotto palazzo Chigi davanti a una folla che, incuriosita dalle auto parcheggiate di muso l’una contro l’altra, ha assistito alla scena.
La vettura, preposta al controllo sulla sicurezza, è stata fatta ripartire faticosamente dagli agenti tramite cavetti elettrici, alimentati da un’altra gazzella.
Non c’e’ nulla da temere dai potenziali terroristi dell’Isis, l’importante è che non vadano troppo forte…
Garantisce il governo dei tagli.
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
ANCORA QUALCHE PICCOLO ACCORGIMENTO E CE LA POSSIAMO FARE
Come ha ricordato di recente Tony Blair, l’Occidente ha già fatto tanto per l’Isis. 
Ma può fare ancora molto di più, fino a garantirgli la vittoria finale con una serie di semplici accorgimenti che ci permettiamo di suggerire ai governi europei, in particolare a quello italiano.
1) Nominare Maurizio Belpietro direttore del Tg1, Giuliano Ferrara del Tg2 e Magdi Allam del Tg3. Se i bombardamenti di Russia e Francia in Siria hanno reso particolarmente impopolari quelle due nazioni agli occhi del califfo al Baghdadi, convincendo altre migliaia di estremisti fondamentalisti a diventare kamikaze, titoli come quello di Libero “Islamici bastardi”, opportunamente rilanciati a reti unificate, conquisteranno alla causa dell’Isis tutti i musulmani d’Italia, compresi i pochi moderati e agnostici rimasti.
2) Confermare il Giubileo di Roma nelle date e nei luoghi prefissati, anzichè rinviarlo a tempi migliori in segno di lutto e per motivi di sicurezza: consentire la presenza di milioni di cattolici nello stesso posto contemporaneamente agevolerà di molto il lavoro dei bombaroli, evitando loro di disperdere risorse ed energie inseguendoli per tutto il mondo.
3) Lasciare alla guida del ministero dell’Interno Angelino Alfano, garanzia di competenza, serietà e prontezza di riflessi. In una parola: di intelligence.
4) Continuare a pagare lauti riscatti in dollari o in euro sonanti in cambio della liberazione degli italiani presi in ostaggio dalle formazioni terroristiche in tutto il Medio Oriente, assicurando loro i necessari mezzi di sostentamento.
5) Seguitare a vendere armi a tutti gli Stati e a tutte le milizie esistenti nel mondo attraverso la nostra industria bellica, orgoglio e vanto della Nazione, garantendo al nemico tutto l’occorrente per sterminarci meglio.
6) Intrattenere affettuosi rapporti diplomatici e commerciali con gli emirati del Golfo, noti finanziatori del fondamentalismo islamico in tutto il mondo, anche con missioni ufficiali sul posto ai massimi livelli, con imprenditori anche del settore-armi al seguito, al grido spensierato di pecunia non olet.
7) Fare la guerra all’Isis non direttamente e via terra e coinvolgendo il maggior numero di paesi arabi, ma in ordine sparso e per procura e dall’alto, armando (male) i peshmerga curdi e bombardando lo Stato islamico con i caccia e soprattutto con i droni telecomandati, ‘ndo cojo cojo, così da ottenere il massimo di vittime civili e il minimo di vittime nostre, cioè il massimo di furore e terrorismo antioccidentale e il minimo di risultati militari sul campo.
8 ) Sostenere, in base all’astuta teoria del “male minore”, tiranni sanguinari e golpisti come Al Sisi e Assad (e in passato Gheddafi e Saddam Hussein) e governi-fantoccio ipercorrotti come quelli da noi creati in laboratorio in Iraq e in Afghanistan, per illustrare alle popolazioni locali che cosa intendiamo noi per democrazia da esportazione.
9) Restare a pie’ fermo in Afghanistan con le nostre truppe di occupazione, dopo 14 anni di inutili mattanze, affinchè sia chiaro a tutto il mondo islamico che decidiamo noi da chi devono essere governati loro.
10) Disprezzare, insultare, criminalizzare tutti i rifugiati equiparandoli ai clandestini, ed equiparare tutti i clandestini ai terroristi, così che presto o tardi tutti i rifugiati e i clandestini sentano una vocazione irrefrenabile a diventare terroristi.
11) Evitare accuratamente discorsi come integrazione, accoglienza, assistenza, ospitalità e misericordia nei confronti di chi fugge da paesi in preda alla guerra o al terrorismo o alla dittatura o alla carestia; e negare loro moschee, abitazioni, lavori e trattamenti umani, per evitare che abbiano mai qualcosa da perdere quando qualcuno gli propone di farsi esplodere in uno stadio, in un teatro, in una piazza, in una metro o in un autobus promettendogli in cambio un convincentissimo stuolo di vergini strafighe nell’aldila’
12) Tagliare ancora i fondi e gli organici alle forze dell’ordine e di intelligence, e al contempo tollerare gli affari con i paradisi fiscali e imporre limiti sempre più stringenti alle intercettazioni e alla tracciabilità del denaro, per rendere sempre più difficile l’identificazione dei terroristi e dei loro finanziatori e sempre più facili le loro attività criminali.
13) Reagire alla strage di Parigi con la legge del taglione, “occhio per occhio dente per dente”, per dimostrare agli occhi già iniettati di propaganda e rabbia di milioni di islamici che la nostra civiltà è come la loro, o anche peggio.
Ancora qualche piccolo sforzo e l’obiettivo finale di perdere definitivamente la guerra sarà raggiunto. Ce la possiamo fare.”
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
LA FONTE E’ DEI SERVIZI SEGRETI FRANCESI: “NON CONTIENE I NUMERI CORRETTI PER UN DOCUMENTO LEGITTIMO E LA FOTO NON COINCIDE CON IL NOME”… ANCHE IL PASSAPORTO EGIZIANO IN REALTA’ E’ DI UNA VITTIMA, NON DI UN TERRORISTA
Come riportato da Repubblica oggi, il passaporto di Ahmad Almohammad, un siriano arrivato in Serbia ad ottobre, è stato trovato sul cadavere di un altro kamikaze.
Ma molto probabilmente si tratta di un documento falso.
“Il documento non contiene i numeri corretti per un passaporto legittimo e la foto non coincide con il nome”, affermano fonti dei servizi segreti alla Cbs.
L’uomo, secondo il settimanale serbo Blic, sarebbe transitato in Europa insieme a gruppi di profughi siriani sbarcati sull’isola greca di Leros il 3 ottobre scorso.
Poi è passato in Serbia e in Croazia prima di arrivare in Francia.
E’ invece intestato a uno dei feriti il passaporto egiziano in un primo momento attribuito a un membro del commando.
Sulla presenza di un “profugo siriano” si era imbastita una polemica politica interessata per far passare l’equazione profughi=terroristi da parte di partiti della destra razzista.
Ora la smenttia dei servizi francesi tronca ogni speculazione.
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Novembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
GLI STUDI DI SOCIOLOGIA, LE INDAGINI SULLE MAMME LAVORATRICI, ANNI DI VOLONTARIATO CON L’ASSOCIAZIONE DI GINO STRADA: “UNA RAGAZZA STUPENDA”
“Valeria è morta”. Sono queste le tre parole che chiudono ogni speranza di ritrovare viva, magari
in qualche ospedale o nascosta chissà dove, la studentessa veneta di 28 anni che abitava a Parigi assieme al suo fidanzato.
Un’esistenza votata all’impegno la sua, sia negli studi sia nel volontariato.
Valeria era una sociologa di valore. Da Venezia era arrivata nella capitale francese circa sei anni fa dove si era laureata alla Sorbona con una tesi sulle madri lavoratrici. Mentre ora stava svolgendo un dottorato in demografia all’Idem (l’istituto di Demografia dell’Università della Sorbona Parigi 1). La ragazza era inoltre volontaria di Emergency.
A ricordare sui social network la vittima ci sono anche il fondatore di Emergency, Gino Strada, e la figlia Cecilia
Anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, esprime il suo cordoglio su Twitter: “A nome mio personale e di tutta la Città di Venezia esprimo il cordoglio più profondo per la morte di Valeria Solesin”.
La ragazza era andata al concerto degli Eagles of Death Metal al Bataclan assieme al fidanzato, Andrea Ravagnani, la sorella di lui, Chiara, entrambi trentini, e il fidanzato di lei, il veronese Stefano Peretti.
Al momento del blitz dei terroristi nella sala da ballo, la vittima si trovava all’ingresso del Bataclan col fidanzato e i due amici. Non erano ancora nella sala, spiega un’amica veneziana della famiglia, che per prima ha dato la notizia della scomparsa di Valeria sui social media.
Ma lì si sono staccati; nella calca gli altri tre hanno perso contatto con Valeria. Nessuno l’ha più vista.
“Già nella notte – racconta l’amica – abbiamo tentato di contattarla ma non c’è stato nulla da fare nel caos che è seguito all’assalto”.
“Sappiamo che era con un gruppo di conoscenti – prosegue – e stava entrando nel teatro quando deve esserci stato l’assalto. Proprio in questa fase sarebbe stata separata dal gruppo, perdendo la borsa con cellulare e documenti che è stata raccolta da una sua amica; poi il nulla”.
Sabato era stato lanciato un appello sui social network dagli amici della ragazza. “Valeria Solesin, borsista a Parigi. 28 anni, veneziana. Era al concerto. Non abbiamo notizie. Fate girare”.
In tanti avevano rilanciato l’appello su Twitter e Facebook, pubblicando la foto della ragazza.
Oggi la triste notizia .
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile
E’ RIUSCITO A TRASCINARE LE DUE FERITE NELLA CANTINA DEL RISTORANTE DOVE LAVORA
Il giorno dopo gli attacchi a Parigi, mentre si contano le vittime, c’è chi cerca di sfruttare la paura alimentando l’odio nei confronti dei musulmani.
Ancora una volta il limite tra religione e fondamentalismo viene spazzato via e, nella rappresentazione di parte della politica francese (ma non solo) i nemici diventano tutti i musulmani.
Come se quel «Allah Akbar» urlato dai terroristi alla sala concerti Bataclan, bastasse a rappresentare una comunità intera.
A ricordarci che otto attentatori non sono tutti i musulmani, c’è Safer.
Lui, musulmano a sua volta, è uno dei camerieri del ristorante assaltato da uno dei gruppi armati.
Vicino al bar Carillon, decimo arrondissement, nei pressi di Avenue de la Republique, sono morte circa 15 persone.
Tra le vittime potevano essercene due in più, due donne, quelle che Safer è riuscito a salvare.
Quando i terroristi hanno cominciato a sparare, le due donne sono rimaste ferite. Safer è riuscito a trascinarle nella cantina del locale, mentre al piano superiore gli attentatori continuavano a esplodere colpi.
Proprio come Lassana Bathily, il commesso musulmano originario del Mali, che nei giorni dell’attentato a Charlie Hebdo salvò alcuni dei clienti del negozio Hyper Cacher chiudendoli in un magazzino.
Il giorno dopo il terrore, Safer è di nuovo nei pressi della Republique.
La zona è transennata, le vie del centro semi deserte. Lui, come tutti gli altri parigini, non riesce a spiegarsi quello che è successo.
Rimane a testimoniare che c’è un altro Islam.
Francesco Zaffarano
(da “La Stampa”)
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Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile
DOMANDE E RISPOSTE
Quanti erano gli attentatori?
Nel comunicato di rivendicazione l’Isis parla di 8 militanti. Per la procura sono invece 7 i terroristi uccisi, almeno 3 nuclei coinvolti nell’operazione criminale. Strana la discrepanza sulla composizione. Chi ha redatto il documento non era informato sui dettagli?
C’è un artificiere in libertà ?
L’attentato ha visto i kamikaze in azione: chi ha preparato le fasce esplosive, tutte identiche? Uno del commando o c’è un artificiere ancora in libertà ? Per la magistratura hanno usato un esplosivo noto come la “madre di Satana”, lo si può realizzare con prodotti reperibili sul mercato civile. Usato anche in altri attentati in Europa. E’ una sorta di firma delle fazioni jihadiste.
Chi ha aiutato i terroristi ?
I terroristi hanno avuto punti d’appoggio nella vicinanza degli obiettivi? E su quale rete logistica hanno potuto contare? Avevano armi da fuoco potenti, molte munizioni, esplosivo. Uno scenario sostiene che possano essersi riforniti sul mercato nero e un arresto in Germania di un trafficante montenegrino diretto in Francia con un carico apre un filone interessante. Pare ci sia una connessione.
Dove si sono addestrati i killer?
Sono veterani dei conflitti mediorientali o hanno fatto tutto in casa? In passato, in casi analoghi, sono apparse le due “categorie”. Di sicuro sapevano come sparare, muoversi, colpire pur contro persone indifese, bersagli facili.
Fonti britanniche parlano di una “cellula autosufficiente” composta da reduci della guerra in Siria. E il passaporto trovato al fianco di uno dei killer risulta essere intestato ad un rifugiato siriano registrato a Lesbo (Grecia) il 3 ottobre. Ma sono dati da verificare: il passaporto è vero? a chi appartiene realmente? si tratta di un doppio passaporto? E’ perlomeno strano che uno vada a compiere una strage con il passaporto in tasca.
Ci sono collegamenti con altri Paesi europei?
Il Belgio ha arrestato un francese residente nel paese fermato insieme ad altre due persone: era appena arrivato da Parigi. Link erano emersi anche dopo la sparatoria di qualche mese fa costata la vita ad alcuni mujaheddin dell’Isis nella battaglia con la polizia belga. La nuova eversione è spesso alimentata dai nomadi della Jihad, in continua spola dal Vicino Oriente all’Europa o all’interno della stessa Unione.
Come possono essere sfuggiti all’intelligence?
Come è stato possibile che un team di queste proporzioni, con un piano elaborato, sia riuscito a passare sotto i radar della sicurezza? Uno dei kamikaze era noto. Dunque le autorità devono ai cittadini molte risposte, c’è stato certamente un gap nei controlli, anche se è vero che il numero di potenziali terroristi in Europa è troppo alto. Impossibile monitorarli tutti. La polizia deve «guardare» a quelli che ha già in casa ed elementi in rientro dai teatri di guerra. Al tempo stesso il massacro non è inatteso: se lo aspettavano in tanti in Francia. Cosa non ha funzionato?
Doveva succedere qualcos’altro?
Lo Stato Islamico, nel documento lanciato sul web, cita tra le zone colpite anche il 18esimo arrondissement. Solo che in questo quartiere non si è verificato nulla. È un errore? Lo hanno scritto prima? Doveva scattare anche qui un’operazione degli estremisti? A meno che non estendano i confini dell’area inglobando anche lo stadio di Saint Denis.
Sarà interessante capire anche se il giorno X sia stato deciso dagli autori oppure si siano mossi in base ad un ordine di un referente.
Le indagini su Charlie Hebdo hanno scoperto un filo diretto tra jihadisti francesi a Raqqa, in Siria, e gli assassini.
Indizi fanno pensare che questa sia una delle strade investigative da tener presenti.
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile
ROMANI (FORZA ITALIA) : “NON SI PUO’ CONDIVIDERE QUEL TITOLO”… PROTESTE SUI SOCIAL
Attentati a Parigi: muoiono oltre 120 persone, 300 i feriti.
Il giorno dopo, sabato 14 novembre, questa è l’apertura di Libero, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro: “Bastardi islamici”.
Un titolo che ha suscitato indignazione sui social network e prese di posizione anche all’interno di Forza Italia. Ma non solo.
Perchè c’è anche chi è andato dritto in questura.
E’ il caso di Maso Notarianni, giornalista e blogger de ilfattoquotidiano.it, che a Milano ha sporto denuncia contro quella prima pagina.
“Dopo aver cominciato a organizzare il presidio a Milano — ha scritto su Facebook ricordando la manifestazione di solidarietà organizzata alle 16 in Piazza Fontana — , questa mattina ho denunciato Libero. Quest’odio è pericoloso, oltre che criminale”. “Trovo criminale e pericoloso un titolo come quello — spiega Notarianni al fatto.it — Ci sono leggi che regolano la libertà di stampa e determinano il limite dell’istigazione all’odio. Ecco, per me in questo caso il giornale ha commesso un reato, ma chiaramente valuterà un giudice”.
Notarianni aveva visto la prima pagina già la sera del 13 novembre, “ma non credevo — prosegue — che la pubblicassero, anche perchè fin da quel momento avevo visto molte proteste sui social“.
La sua denuncia, però, non è stata l’unica.
Su Facebook è comparsa anche quella di Giampiero Monaca, che ha postato copia della querela: “Ho acquistato in data odierna una copia del giornale Libero ritenendomi profondamente offeso dal titolo che riporta la seguente dicitura, ‘Bastardi islamici’”, scrive online.
Monaca aggiunge di avere “molti amici fedeli di quella rispettabilissima religione” e ritiene “che in questo preciso contesto storico questo linguaggio possa rivelarsi incitazione all’odio razziale e religioso“.
Utenti su Twitter: “Libero sciacallo, fuori dalla società civile”
Intanto su Twitter #Libero è trend topic e sono decine i commenti contro il giornale. “#libero sciacallo: persona che per rubare approfitta delle disgrazie altrui”, attacca un utente, accusando Belpietro.
“Come aggiungere odio all’odio #Libero #vergogna“, aggiunge Carlotta. “Oggi #Libero è definitivamente uscito dalla società civile. Solidarietà a tutti quei colleghi che ci lavorano e si vergognano”, dice un giornalista.
Tanti chiedono poi di intervenire contro Belpietro: “Prima pagina di #libero su #ParisAttacks. Ma come vi salta in mente? Radiare Belpietro dall’ordine dei giornalisti. Subito”, scrive Stefano Sanguineti.
Altri scelgono l’ironia, come Noodles che scrive: “Ma la prima pagina di #libero l’ha fatta Renato er macellaro de Pietralata?”. Stesso tono anche per i commenti su Facebook.
Romani (Forza Italia): “Non si può condividere quel titolo”
I malumori creati dal titolo, però, non sono soltanto in rete, ma anche tra molti dirigenti di Forza Italia. Un aspetto che è emerso nel corso della manifestazione del gruppo Ppe a Milano, dove erano presenti il vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e il capogruppo al Senato Paolo Romani.
Quest’ultimo si è limitato a dire con chiarezza ai sostenitori di Forza Italia che “se siamo persone responsabili non possiamo condividere quel titolo”.
Più articolato il discorso di Tajani, che è stato il più appassionato nel difendere le ragioni di chi non vuole una deriva estremista verso il mondo islamico, tanto da raccogliere anche qualche isolato brusio in sala.
Tajani ha riconosciuto che “l’Europa è stata debole in politica estera” e deve recuperare un ruolo dentro un consesso internazionale che coinvolga in una missione Onu contro l’Isis “oltre a Usa e Russia anche Cina e paesi arabi”.
Ma detto questo “non è che tutti i musulmani sono terroristi, così come è un errore politico chiedere di chiudere tutte le moschee, perchè poi vanno altrove e diventato tutti terroristi, ed è quello che vuole l’Isis“.
Chi propone di chiudere le moschee e respingere i migranti, secondo il vicepresidente del Parlamento Ue, fa solo “chiacchiere e propaganda che non servono a nulla”, anche perchè “non si vince il terrorismo con quel titolo di giornale ma con la testa e il ragionamento”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile
CADUTA NEL VUOTO UN’ALLERTA DEL 26 OTTOBRE… UNA DEBACLE PER IL “BRETONE TACITURNO”
La notte da incubo di Parigi è solo l’inizio di un nuovo incubo per l’intelligence francese, che da oggi dovrà rendere conto al governo e al presidente Hollande del pauroso buco di informazioni che, nonostante la lezione della strage a Charlie Hebdo, ha prodotto l’attacco più articolato e sanguinoso della Jihad nel cuore dell’Europa.
Da cinque a sette le cellule messe in campo, non meno di quindici i terroristi mobilitati tra prima linea e logistica, addestrati, armati, perfettamente coordinati. Niente lupi solitari impossibili da stanare, stavolta.
Il primo individuato, un francese cresciuto nelle banlieue parigine, era anche noto agli 007 francesi.
Dunque, nessuna scusa per i due superpoliziotti a cui è affidata la sicurezza del paese: Patrick Calvar, responsabile della Dgsi (Direction gènèrale de la sècuritè intèrieure) e Michel Guerin, responsabile del dipartimento antiterrorismo.
ppena diciotto giorni fa, il 26 ottobre, France Info aveva rilanciato un allarme dell’intelligence sul rischio imminente e concreto di attentati in cui sarebbero stati utilizzati jihadisti nati e residenti in Francia o in arrivo dalla Spagna.
Ma l’informazione era evidentemente tarata su coordinate troppo generiche per permettere di individuare in tempo le cellule attivate, e sempre ammesso che si riferisse all’attacco compiuto venerdì sera.
Salvo magari scoprire, ma sarebbe davvero la beffa peggiore, che qualcuno dei terroristi era inserito nella testa di lista dei cento sospetti più pericolosi sui cinquemila schedati dall’antiterrorismo, ma era riuscito a eludere controlli e intercettazioni degli agenti della Dgsi.
In questo senso, le stragi dello scorso gennaio nella redazione di Charlie Hebdo e nell’Hypercacher di Porte de Vincennes (17 morti e 11 feriti), erano già state un pessimo segnale d’allarme quando venne fuori che i servizi segreti e la giustizia sapevano tutto dei tre terroristi attivati dalla filiale yemenita di Al Qaida: Said e Cherif Kuoachi e Amedy Coulibaly.
Sapevano dei loro soggiorni in Medio Oriente dove si erano addestrati, e della loro persistente adesione alla Jihad ma si fecero sfuggire la moglie di Coulibaly, poi fotografata dalla polizia turca all’aeroporto di Istanbul mentre cercava di riparare in Siria dopo l’attentato.
E senza contare che nella lista della Dgsi c’era pure il maldestro terrorista Ayoub al-Qahzzani della cellula jihadista belga smantellata a Verviers, fortunatamente steso a pugni da tre passeggeri americani nel fallito attentato d’agosto sul Tgv Parigi-Amsterdam.
E adesso la nuova, pesantissima disfatta che potrebbe costare la poltrona al severo Patrick Calvar, che al momento della nomina avvenuta nel 2012 veniva descritto da Paris Match come un “bretone taciturno” che “si sveglia all’alba, conosce a menadito tutti i dossier e ha una capacità ineguagliabile di entrare nella testa dei terroristi”. Peccato che stavolta le sue qualità non siano state sufficienti ad evitare l’11 Settembre della Francia.
E di questo fallimento terribile, lui e i suoi 3.300 agenti saranno chiamati a rispondere da oggi.
(da “Huffingtonpost“)
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