Novembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
COME I VENDITORI DI FERRI VECCHI, PARLA DI COME SPARTIRE I MINISTRI CON I COMPAGNI DI MERENDE… E IN SALA C’E’ LA SFILATA DEGLI INQUISITI E DEI CONDANNATI
Come in una macchina del tempo, proprio in Sicilia dove tutto è nato. Silvio Berlusconi solca il palcoscenico del Teatro Politeama e parla di governo, del suo programma, come se fosse di tutti, di un assetto già deciso, da protagonista di uno spettacolo eternamente uguale a se stesso: “Nel Governo 12 ministri su 20 saranno della società civile, delle imprese, della cultura. Solo 8 devono essere politici e di questi 3 di Forza Italia, 3 della Lega e 2 di Fdi. Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono d’accordo”.
Pochi istanti prima, l’inno di sempre … “dai Forza Italia, che siamo tantissimi”, “c’è il grande orgoglio in noi” … e l’applauso che scatta quando sui maxi schermi compare Berlusconi nel suo comizio a Palermo, prima del famoso 61 a zero, poi Berlusconi che scamiciato che parla di Sicilia un paio d’anni dopo, ben quindici anni fa, come se il tempo non fosse mai passato: “Presidente — urla Gianfranco Miccichè con voce roca da troppi comizi — questa è la sua Sicilia, la Sicilia che l’adora e che non la tradirà mai”.
In sala entra Francantonio Genovese, ex segretario del Pd condannato in primo grado a 11 anni per una truffa milionaria sulla formazione professionale, seguito dal pargolo Luigi, candidato con Forza Italia: “A Messina — dice — faremo il pieno”.
Stringe mani, c’è la fila per un saluto.
Si fanno vedere anche il fratello di Cuffaro, Silvio, e Francesco Cascio, ex presidente dell’Ars condannato per corruzione, anche se non sono candidati. “Benvenuto presidente Berlusconi” è lo striscione, di almeno quattro metri lì sul loggione, firmato Marianna Caronia, altra candidata, indagata nell’ambito dell’inchiesta sul “sistema Trapani” che portò all’arresto del sindaco.
Ritorno vintage, come i velluti del Politeama che evocano antichi fasti.
Berlusconi torna dando per acquisito il programma che fu: “via l’Imu”, “pensione minima a mille euro”, “via imposta sulle donazioni”, “sulle successioni”, via pure il bollo auto ed Equitalia.
E poco importa che il “signor Salvini” e la “signora Meloni”, commensali della grande abbuffata ministeriale, si attovaglino solo per un misero piatto di pasta a Catania, e il resto sia tutto da vedere, in questa prolessi sicula di ciò che accadrà in Italia.
Stavolta sì, verrebbe da dire, pirandelliana. Dove ciò che pare, in fondo non è, nel gioco di apparenze di un centrodestra diviso e chissà vincente, che non si fa neanche fotografare assieme.
In oltre un’ora di discorso, il Cavaliere non nomina mai Matteo Renzi, come è innominato il governo.
Non una critica, nell’ambito di un ragionamento in cui la realtà appare figlia di nessuno, tra qualche battuta, gag apprezzate dal pubblico e rimandi a “ciò che hanno fatto i nostri governi”.
Da leader del centrodestra, senza delfini, eredi, altri nomi all’infuori di sè, e a prescindere dai giudizi degli alleati coltiva la prospettiva delle larghe intese.
Il nuovo nemico, anzi il pericolo che nell’immaginario sostituisce i comunisti, sono i Cinque stelle.
È verso di loro che rispolvera qualche slogan, già abusato ai tempi della crociata anticomunista: “sono pauperisti”, “non si può mettere il paese nelle loro mani”, “vogliono una giustizia sommaria”, “gente che non ha mai lavorato nella vita”, fino al classico “chi li vota è una persona che non ragiona”. Ai bei tempi utilizzò un termine più colorito.
La “sua Sicilia” applaude, in un teatro pieno stracolmo di candidati, sottobosco, funzionari regionali che fiutano il vento che cambia.
E tutte le vecchie glorie in prima fila, baciate una a una da Francesca Pascale, al suo ingresso, di bianco vestita: Stefania Prestigiacomo, Renato Schifani, Antonio D’Alì, la Forza Italia dei tempi d’oro.
Il candidato, Nello Musumeci, non scalda il cuore dell’ex premier: “Basta parlare di liste e di questa storia degli impresentabili — gli ha detto con durezza ieri a cena — devi parlare di programmi e basta”.
Se avesse potuto parlare lui, avrebbe rispolverato il classico più sincero, quella “persecuzione giudiziaria” che lo rende incandidabile, e che risuscita ombre dal suo passato siciliano, con l’accusa di essere assieme a Marcello Dell’Utri il mandante delle stragi.
Ma evita: “Mi hanno pregato — dice l’ex premier — di non parlare di giustizia in campagna elettorale”. E il discorso, prudente, europeista, poco conflittuale, è passato al vaglio degli avvocati preoccupati per Strasburgo e più in generale per attenti a non far saltare l’operazione faticosamente messa in piedi, e che ha portato alla riabilitazione agli occhi della Merkel: moderazione, affidabilità , senso dello Stato. Come in una macchina del tempo, quando attorno alle sette riparte l’inno di Forza Italia, ti accorgi che è quasi il 2018 e sono passati 24 anni.
E davanti ai maxi schemi montati fuori c’è davvero poca gente.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
CHI SALIRA’ SU QUELLO DI CHI?
Un invito che rischia di non essere gradito. 
A Matteo Salvini non basta andare a salutare Silvio Berlusconi domani nella sua manifestazione catanese (e non è detto che lo facciano salire sul palco).
Vuole di più per accreditarsi agli occhi dei siciliani come l’altro leader esattamente al pari di Berlusconi.
Quindi, mentre si trova in giro per il mercato ortofrutticolo di Vittoria, il segretario della Lega lancia la nuova proposta un po’ avvelenata: “In Sicilia prima c’eravamo solo noi, ora sono arrivati anche gli altri. Domani alle 19 c’è un appuntamento della Lega a Catania in piazza Bellini concordato da tempo col candidato Nello Musumeci: sarebbe bello ritrovarsi tutti in piazza sul nostro palco”.
Ed ecco la stilettata: “Il mio invito – dice – è aperto agli alleati. Non ho avuto modo di sentire in questi giorni Berlusconi e la Meloni, ma sapendo che sono a Catania li invito a fare una manifestazione comune per Musumeci in piazza”.
Riparte così il giallo dei palchi. Chi salirà su quello di chi?
Due giorni fa ognuno doveva parlare per conto suo, a un chilometro e duecento metri di distanza, praticamente in contemporanea.
Ieri, dopo la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Berlusconi di nuovo indagato per le stragi di mafia, Salvini lo ha simbolicamente abbracciato dicendo che sarebbe andato a salutarlo alla Ciminiere di Catania dove domani parlerà il leader di Forza Italia.
Ma avendo intuito che l’ex Cav, con ogni probabilità , non lo farà salire sul palco per non farsi rubare la scena, ecco che il leghista rilancia, attraverso un nuovo espediente, il suo solito messaggio: il centrodestra è fatto da due leader e, dopo le elezioni, chi dei due avrà più voti sarà l’unico capo.
Resta da vedere se gli riesce.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 31st, 2017 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI FIRENZE RIAPRE IL FASCICOLO SULLE STRAGI DI MAFIA DEL 1992 DOPO AVER RICEVUTO DA PALERMO LE INTERCETTAZIONI DEI COLLOQUI IN CARCERE DEL BOSS DI COSA NOSTRA
Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono di nuovo indagati come possibili mandanti delle stragi di mafia del 1993.
Lo scrive oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, raccontando che la Procura di Firenze ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari la riapertura del fascicolo dopo avere ricevuto da Palermo le intercettazioni dei colloqui in cella del boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.
Intercettato, il capomafia di Brancaccio diceva: «Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia…».
Questi sono i colloqui in cui il capomafia di Brancaccio alludeva a Berlusconi con il suo compagno di detenzione: «Novantadue già voleva scendere… e voleva tutto»; e ancora: «Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia… (…) Ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni … in Sicilia … In mezzo la strada era Berlusca… lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi… lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa…».
Graviano, affiliato alla famiglia di Brancaccio, è attualmente detenuto nel carcere di Opera a Milano ed è stato accusato di aver azionato il telecomando dell’autobomba che uccise Paolo Borsellino.
Le intercettazioni, ricorda Antimafia2000, sono state fatte nel carcere di Ascoli mentre Graviano parla con il boss Umberto Adinolfi.
Il giallo della frase di Graviano
Il 19 ottobre scorso è stata ascoltata in aula, davanti alla corte d’assise di Palermo che celebra il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, la conversazione del 10 aprile 2016 tra il boss Giuseppe Graviano e il codetenuto Umberto Adinolfi, intercettati durante l’ora d’aria in carcere.
L’ascolto si era reso necessario perchè i consulenti di pm e della difesa di Marcello Dell’Utri erano in disaccordo sulla interpretazione di una parola pronunciata dal capomafia.
Per gli esperti della Procura Graviano avrebbe detto “Berlusca ci fece una cortesia” alludendo a Berlusconi. Per il consulente della difesa, invece, la parola pronunciata sarebbe stata “benissimo”’o “bravissimo”.
Una differenza sostanziale visto che, per l’accusa, nel dialogo, ci sarebbe stata la dimostrazione di presunti favori fatti da Berlusconi alla mafia.
Il contrasto tra le interpretazioni restava, l’audio era molto confuso. La corte ascolterà di nuovo il nastro in camera di consiglio. Al termine dell’udienza, durante la quale erano stati ascoltati i consulenti audio di pm e difesa, i giudici hanno respinto la richiesta dei pm di risentire il mafioso messinese Rosario Cattafi.
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile
FOTO D’ARCHIVIO, ANTICAGLIE E NEMMENO TREMILA FOLLOWER
Silvio Berlusconi da dieci giorni è sbarcato su Twitter.
Forse per giocare a fare Donald Trump, forse consigliato dai suoi spin doctor, forse per apparire più giovane e moderno.
Resta il fatto che dal 17 ottobre anche l’ex premier sta provando a prendere confidenza con tweet e hashtag. Ma il suo esordio non sembra dei migliori: dopo dieci giorni sono appena 2.700 le persone che seguono il suo account.
I suoi tweet non sono altro che una serie di slogan e frasi preconfezionate dal suo staff che non si è fatto nessun problema nel prelevare a piene mani tra le foto d’archivio.
Infatti lo si vede in alcune foto di almeno dieci o quindici anni fa: potete facilmente notare simboli di partito ormai scomparsi come il Partito repubblicano, Udc e Alleanza nazionale (guarda caso tra i partiti che appoggiavano Totò Cuffaro nel 2001).
Inoltre, tra la folla c’è qualcuno che ha in mano delle vere anticaglie tecnologiche e nessuno smartphone in vista.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile
ATTACCA IL M5S: “INCAPACI”
“Domenica 5 novembre vi toccherà una grande responsabilità : dovrete scegliere il vostro
futuro, quello dei vostri figli, quello della vostra terra. Una terra straordinaria devastata da anni di cattivo governo della sinistra”.
Lo afferma Silvio Berlusconi, nel suo video messaggio su Facebook.
“Molti di voi sono arrabbiati, scoraggiati, delusi, e -aggiunge- si sono rassegnati, hanno deciso di non andare neppure a votare. Vi capisco: sono indignato anch’io per come la Sicilia è stata trattata dallo Stato centrale e dai governi regionali”.
“Ma voglio rivolgermi anche -prosegue — a chi intende esprimere un voto di protesta. A chi vuole dare il voto ai grillini, dico: non fatevi ingannare da chi non ha nessuna esperienza, nessuna capacità , come è provato dalle città , ad esempio Roma e Torino, in cui hanno responsabilità di governo”.
La soluzione? “Votate Forza Italia”.
Ma di Musumeci, candidato governatore, nessuna traccia nell’appello.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2017 Riccardo Fucile
E BERLUSCONI IMPROVVISAMENTE DA’ FORFAIT E ANNULLA DUE COMIZI IN SICILIA, SIA A PALERMO CHE A CATANIA
Quando gli avevano rinfacciato la liste di candidati in suo sostegno aveva allargato le
braccia: lui con quella sfilza di candidati, indagati e condannati che correvano per un posto all’Assemblea regionale siciliana non voleva avere nulla a che fare.
E pazienza se la sua eventuale elezione a governatore della Sicilia è legata anche ai voti che gli porteranno i cosiddetti impresentabili.
“Le liste le fanno i partiti, non il capo della coalizione. Se non sono stati capaci di fare una selezione sono certo che la faranno i cittadini. Io ho già invitato pubblicamente a non votare gli impresentabili”, era il modo con cui Nello Musumeci aveva provato a lavarsi le mani sulla questione.
Anche perchè tra nella lista dei candidati impresentabili, sui quali si sono concentrate anche le attenzioni della commissione Antimafia, non figurava nessun esponente di Diventerà Bellissima, il movimento personale di Musumeci.
E invece no.
Perchè nel movimento dell’aspirante governatore di centrodestra corre anche Ernesto Calogero, ex consigliere provinciale arrestato nel 2009 alla fine di un’indagine sulla compravendita di diplomi, che come ha ricostruito livesicilia.it condannato in primo grado a quattro anni nel febbraio 2017.
Il bello è che della sua situazione non si era accorto nessuno: nemmeno il partito che lo ha candidato.
“Calogero ha presentato un certificato del casellario giudiziale ed un certificato dei carichi pendenti, dai quali non risultava nulla. Non avremmo potuto esigere nulla di più di quello che abbiamo chiesto, ma non abbiamo difficoltà a dire che ci saremmo attesi maggiore lealtà ”, fanno sapere da Diventerà Bellissima.
Insomma non solo l’elenco degli impresentabili di Musumeci si allunga ma adesso coinvolge anche la sua lista personale. “Adesso che il candidato condannato è nella sua lista, cosa dirà Musumeci: non votatelo o non votatemi?”, attacca Claudio Fava, candidato governatore dei bersaniani e di Sinistra Italiana.
“Adesso l’alibi di Musumeci è finito. Agli impresentabili nelle liste a lui collegate, si aggiunge l’impresentabile candidato proprio nella sua di lista, Diventerà Bellissima. È ormai chiaro, la coalizione di Musumeci è basata su interessi ed è piena di impresentabili”, rincara la dose Giancarlo Cancelleri, aspirante presidente del Movimento 5 Stelle.
Per Musumeci, però, i problemi non finiscono qui.
Perchè nel week end in cui in Sicilia arriverà Beppe Grillo, il candidato governatore del centrodestra deve rinunicare al comizio di Silvio Berlusconi.
Il leader di Forza Italia avrebbe dovuto dedicare il fine settimane a due visite, a Catania e Palermo.
Poi ha annunciato l’annullamento dell’appuntamento catanese, prima di comunicare il forfait anche per la tappa nel capoluogo.
L’ex premier, a questo punto, dovrebbe arrivare in Sicilia l’1 novembre — a 2 giorni dalla chiusura della campagna elettorale — per una convention a Palermo ma tutto potrebbe ancora saltare all’ultimo momento.
Insomma l’unica certezza è che non ci sarà uno scontro a distanza nella stessa città dai leader nazionali di centrodestra e M5s, cioè le due forze che si contendono palazzo d’Orleans voto su voto.
Ma il segnale per Musumeci non è dei migliori: Berlusconi si muove spesso in base ai sondaggi e se non mette la faccia in Sicilia un motivo potrebbe esserci.
Senza dimenticare che Musumeci non era la sua prima scelta.
(da agenzie)
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Ottobre 24th, 2017 Riccardo Fucile
OBIETTIVO RILANCIARSI NELLA PROSSIMA COMPETIZIONE ELETTORALE: DOPO AVERNE SFRUTTATO I TRIONFI, ORA SCOMMETTE SUL DISSESTO DELLA SQUADRA
Tra gli argomenti che Silvio Berlusconi cavalcherà in campagna elettorale non mancherà
nemmeno stavolta il Milan. Ma diversamente dal passato, l’ex premier non potrà far leva sui successi sportivi della squadra di cui è stato per trent’anni il patron. Al contrario, vestirà i panni del padre deluso e un po’ tradito dalla “sua” creatura, che quasi non la riconosce più.
E ad ogni sconfitta sul campo farà seguire un nostalgico «ah, quando c’ero io non sarebbe mai successo».
Le miserie del presente rossonero verranno messe a confronto con un radioso passato di cui Silvio si ergerà a custode, per acchiappare i voti dei (tanti) tifosi scontenti. A costo di “gufare” apertamente contro. Anzi, ha già incominciato.
Prima certe confidenze riferite da Francesco Verderami, giorni fa sul «Corriere della Sera», dove Berlusconi ribadiva la sua insuperabile avversione nei confronti di Vincenzo Montella, “reo” di non averne seguito i dettami tecnici sul trequartista schierato dietro le punte e il resto.
Poi ieri nuove battute, sempre più virulente, riferite da TeleLombardia e indirizzate stavolta non solo contro l’allenatore ma indirizzate a un signore che ha sborsato oltre 700 milioni di euro per acquistargli la società di calcio, l’imprenditore cinese Yonghong Li: «Mi preoccupa il suo silenzio. Ho saputo che c’è già qualche problema finanziario. Se la squadra dovesse continuare ad andare così male, è possibile che subentri il fondo Elliot… Non è una bella prospettiva».
Di bello c’è semmai che proprio il Cav, all’atto di incassare i denari da Mr.Li, si rese garante presso la tifoseria dubbiosa della solidità finanziaria dell’operazione su cui oggi lui stesso proietta ombre sinistre.
Altro indizio sull’uso elettorale che Berlusconi intende fare della “delusione Milan”: nonostante la nuova proprietà l’abbia sempre coccolato in tutti i modi (salvo permettergli di interferire, si capisce, nelle decisioni tecniche e di mercato), il leader di Forza Italia ha declinato tutti gli inviti a recarsi allo stadio, di tornare a Milanello o di partecipare a uno dei tanti eventi che punteggiano il calendario calcistico.
La sua freddezza nei confronti della nuova gestione è stata manifestata dall’intero mondo che a Berlusconi fa capo (e ne è stato lungamente foraggiato), quasi fosse un ordine di scuderia.
Cosicchè siamo al paradosso: dopo avere sfruttato politicamente i trionfi rossoneri, l’uomo scommette adesso sul dissesto sportivo e societario della ex “squadra più titolata al mondo” per rilanciarsi nella prossima competizione elettorale.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 18th, 2017 Riccardo Fucile
“SPERIAMO CHE IL SUO FILM NON SIA UN’AGGRESSIONE POLITICA”…. LUI HA BISOGNO DI ESSERE RACCONTATO COME IL PADRE DELLA PATRIA
Ancora a luglio scorso Veronica Lario, ex signora Berlusconi, confidava a Maria Latella -a
proposito del film che Paolo Sorrentino sta girando su Silvio Berlusconi – che «quando ci siamo conosciuti mi ha detto: “Non so ancora come si svilupperà la sceneggiatura che comincerò a scrivere. Mi piacerebbe raccontare una storia d’amore”. Ecco, io sono ferma a quelle parole».
Sempre a luglio lui, l’eroe eponimo Silvio, raccontava a Repubblica di aver messo a disposizione del regista napoletano le sue residenze e che insomma, il film che stava girando (“Loro”) si presentava nelle forme della massima collaborazione e in spirito non ostile, se non certo agiografico.
Una specie di Grande bellezza berlusconiana.
«Mi incuriosisce molto», aveva spiegato il Cavaliere. «Ho incontrato Sorrentino e, da produttore di cinema, pur non conoscendo la trama gli ho messo a disposizione, se gli dovessero servire, le mie residenze per le riprese… In passato sono stati girati altri film su di me, modeste opere di propaganda. Spero che Sorrentino realizzi un’opera libera, creativa e di successo, ma rispettosa della realtà e delle vite dei protagonisti».
Ora però qualcosa dev’essersi rotto, se Berlusconi, in questa fase di saggia riproposizione sulla scena pubblica nelle vesti di assennato padre della patria, e di leader popolare ansioso di tornare nella famiglia del Ppe con Angela Merkel (sia pure alleato con Salvini), ha appena detto: «Il film di Sorrentino? Mi sono giunte strane voci, ma spero che non sia una aggressione politica e nei miei confronti».
Se si aspettava un Sunset boulevard del berlusconismo, ecco, forse si appresta a esser deluso e ne sta prendendo piena cognizione.
Ogni tanto qualcuno riferisce a Berlusconi delle voci, che lui – tra l’incantato e il malizioso – riferisce vestendo i panni dell’agnellino o dell’Alice nel paese delle meraviglie (entrambi poco si addicono al volto enigmatico di Toni Servillo, che lo impersonerà al cinema).
Di recente il Cavaliere ci aveva fatto sapere che sue buone fonti lo avevano informato di tre incontri tra Piercamillo Davigo e Beppe Grillo (Davigo ha smentito).
O che gli erano stati riferiti da un uccellino le reali intenzioni economiche del M5S, qualora mai arrivasse al governo: a partire da una furiosa imposta patrimoniale. Il che gli fa dire che oggi è meglio andare a votare, contro questi «pauperisti e giustizialisti».
Ma siccome, si sa, l’uomo è a suo agio col mondo dello spettacolo come e più che con la politica, ecco adesso le voci dei suoi multiformi informatori spostarsi sul terreno del cinema.
Non che il Cavaliere sia davvero preoccupato da un film – sarebbe l’ennesimo non amichevole, quand’anche non avverso come Il Caimano di Nanni Moretti, per capirci.
È che, tornato in scena in una situazione di estrema frammentazione e sconquasso del quadro politico, in fondo Berlusconi ha ripreso ad accarezzare il sogno di sempre – quello di essere amato – con in più le malinconiche sfumature emotive della terza età . Una volta voleva, essenzialmente, sedurre e piacere, il Cavaliere.
Oggi ha bisogno forse che il ritratto consegnato ai posteri da Sorrentino sia quello di un uomo che ha saputo farsi amare, non solo votare dagli italiani, vera o falsa che sia l’ultima, leopardiana, illusione.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 17th, 2017 Riccardo Fucile
NEL SIMBOLO DEL PARTITO “BERLUSCONI PRESIDENTE”
Nel corpo a corpo con la Lega di Salvini ogni arma torna utile.
E ora che Forza Italia si ritrova a inseguire pur di un soffio l’alleato-competitor (vedi il sondaggio Demos ieri su Repubblica), allora nel partito hanno deciso di ricorrere all’arma finale.
Il brand Berlusconi campeggerà comunque nella scheda elettorale.
Come se il capo ci fosse davvero, come se corresse al pari degli altri candidati, perfino come se potesse tornare a Palazzo Chigi.
Anche se così non è, non è più possibile dopo la condanna definitiva del 2013 e gli effetti della Severino.
Legge che tuttavia non contempla alcun divieto per il nome del condannato non candidabile. E allora eccolo “Berlusconi presidente”, farà da cornice al nome e al simbolo Forza Italia che comparirà su ognuna delle liste del proporzionale nelle 28 circoscrizioni della Camera e nelle 20 del Senato, accanto al nome del candidato di centrodestra nei 231 collegi uninominali per Montecitorio.
“Berlusconi presidente lo è a tutti gli effetti, nel nostro partito, non c’è alcuna anomalia”, taglia corto con soddisfazione chi lavora al marketing elettorale.
“Se Forza Italia viaggia attorno al 15%, il brand Berlusconi vale da solo almeno la metà ” spiega il professor Nicola Piepoli. “Se vogliamo essere più precisi circa 2,5 milioni di voti vengono ancora spostati da quel cognome”, è la sua stima.
La trovata – alla quale da Arcore hanno sempre fatto ricorso anche alle ultime politiche – stavolta acquista dunque un significato particolare.
Va a colmare almeno in parte la voragine: niente posto da capolista al proporzionale per il leader in tutte le circoscrizioni come ai tempi d’oro, addio alla corsa “uno contro uno” in un collegio milanese.
Bisogna far ricorso all’escamotage salva-partito. Del resto, lo stesso ex premier ormai tiene acceso solo un barlume di speranza rispetto al pronunciamento della Corte di Strasburgo sui diritti dell’uomo sul suo caso.
“Il 22 novembre si riuniranno per due ore ma la sentenza mi dicono che arriverà dopo sei mesi, al momento resto incandidabile: non posso essere eletto, per ora, ma sono a disposizione “, allargava le braccia Berlusconi lo scorso fine settimana alla manifestazione dei suoi a Ischia.
Andrà in Sicilia nei prossimi giorni per un paio di tappe per sostenere Nello Musumeci. Poi farà campagna battente per le politiche. Da leader ma, appunto, “incandidabile”.
Questo non gli impedirà di completare la riabilitazione politica già ampiamente avviata in seno alla famiglia del Ppe.
Dopo la “benedizione” impartitagli due settimane fa a Roma dal presidente Joseph Daul – che lo ha indicato come baluardo del centrodestra contro i populisti in Italia giovedì il Cavaliere dovrebbe far ritorno a Bruxelles dopo 5 anni.
Per partecipare proprio al pre vertice del Ppe. Pranzo con gli altri capi di Stato e di governo del partito, al quale parteciperà Angela Merkel, fresca del successo in Germania.
“La vittoria in Austria del Partito popolare conferma la forza trascinante della linea moderata”, ha commentato ieri Berlusconi dopo il successo del giovane Kurz.
I moderati, non i “ribellisti” amici della Lega, è il sottinteso.
(da “La Repubblica“)
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