Ottobre 14th, 2017 Riccardo Fucile
“DIETRO AI CINQUESTELLE C’E’ DAVIGO, SE VINCONO LASCIO L’ITALIA”… IL REPERTORIO SOLITO: BARZELLETTE, COMUNISTI, GIUSTIZIA E PENSIONI MINIME A 1000 EURO
La custodia cautelare solo per chi è accusato di fatti di sangue, tutti gli altri — tipo i ladri e i corrotti — fuori sotto cauzione.
E poi ovviamente l’usato sicuro: la riforma delle intercettazioni, la separazione delle carriere dei magistrati, la non appellabilità delle sentenze di assoluzione.
Quindi un paio d’attacchi al Movimento 5 Stelle e a Piercamillo Davigo, reo di non sorridere mai, e che sarebbe pronto a fare il premier proprio per i pentastellati: ipotesi che decreterebbe la sua fuga verso l’estero.
In coda la novità della casa: la difesa dei diritti degli animali, che però a questo giro viene prima del solito “piano per il Sud“.
Finito? Ah no, c’è ancora il tempo per la classica barzelletta: Berlusconi muore e convince Dio a fare il vicepresidente del Paradiso. Il pubblico sorride anche se è una battuta vecchiotta di un paio di decenni. Ma d’altra parte le novità dell’ultimo, ennesimo, ritorno di Silvio Berlusconi sono altre.
L’ex premier ormai ottuagenario ha scelto il giorno del decimo anniversario del Pd, per inaugurare la campagna elettorale in vista delle politiche del 2018. Un turno elettorale che per Matteo Renzi sarà “un corpo a corpo” con il centrodestra. Più di qualcuno si sarà chiesto:
E il Movimento 5 Stelle? Di quale centrodestra parla Renzi? Ma il solito ovviamente. Quello dell’inno di Forza Italia su sfondo azzurro, dei proclami contro i comunisti, del ghigno di Berlusconi, tirato -letteralmente — a lucido per l’occasione.
Passano pochi minuti dalle parole del segretario dem ed ecco che da Ischia fa capolino il volto dell’ex cavaliere. L’occasione è la presentazione del nuovo simbolo di Forza Italia: si chiama l’Albero delle Libertà , che era anche uno dei simboli della Rivoluzione Francese, usato in Italia nel 1914 durante la settimana rossa in Emilia Romagna. Concetti non esattamente cari all’ex premier, che evidentemente li ignora. Fa nulla, perchè dopo il tour con tanto di elmetto dei vigili del fuoco tra i terremotati di Casamicciola, Berlusconi è pronto a tornare nel suo habitat naturale: la campagna elettorale.
E dunque spazio al suo programma che sarebbe stato discusso con cinquanta — “anzi cento“, “anzi gruppi di cento” — elettori che non sono andati a votare.
Cosa c’è dentro quelle pagine che Silvio consegna ai suoi interlocutori ischitani? Ma ovviamente una grande riforma della giustizia.
Primo: “Il cambiamento assoluto delle intercettazioni, prendendo a modello l’America”. Secondo: “La non appellabilità delle sentenze di assoluzione“. Terzo: “Basta ai processi infiniti perchè il processo è già una pena“. In coda una straordinaria novità : “In galera prima delle sentenze definitive ci andranno solo quelli accusati di reati di sangue, per tutti gli altri introdurremo la cauzione“.
Insomma la libertà è per chi ha il denaro per pagarsela.
Ovviamente il redivivo Berlusconi non dimentica di promettere una sempre attuale riforma costituzionale. “Una volta al Governo faremo la riforma della Costituzione così chi viene eletto ha vicolo di mandato“, annuncia il premier che sarebbe caduto ben prima del 2011 se i Razzi e gli Scilipoti si fossero dovuti sottomettere al vincolo di mandato.
Quindi è il turno degli avversari. Che per Berlusconi, però, sono “i ribellisti“, cioè i 5 Stelle che “hanno nel loro programma proposte che non sono conosciute”.
Lui, però, ovviamente le sa. Quali sono dunque?
“La tassa sulla successione del 45%, come hanno fatto i socialisti in Francia”, dice l’anziano leader, evidentemente sensibile come non mai all’argomento.
“I 5 Stelle sono una forza pauperista. Loro non hanno nè arte nè parte, loro non hanno mai lavorato in maggioranza. L’86% di chi è in Parlamento non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi, sono loro i veri professionisti della politica, quando volevamo andare votare a settembre io e il Pd loro si sono opposti”, ha continuato a tuonare per poi indirizzare i suoi attacchi al candidato premier.
Luigi Di Maio? “No lui è un frontman“, assicura Berlusconi, “se i 5 stelle vinceranno vedrete che sarà Davigo il premier”.
Ipotesi infausta per il pregiudicato, perchè Davigo “è un concentrato di odio invidia e rabbia, i suoi collaboratori dicono che non lo hanno mai visto sorridere“.
Quindi se mai davvero i pentastellati dovessero vincere le elezioni, l’ex cavaliere promette: “Se sarà così io dall’Italia me ne vado”.
Il resto del comizio è un mix di cifre assortite (“In Italia ci sono 15 milioni di poveri”) e proposte già sentite, come la pensione minima a mille euro e quella per le mamme “che hanno lavorato anche la sera, di notte, sabato, domenica, avranno una pensione perchè hanno diritto ad avere una vecchiaia serena e dignitosa”.
Senza dimenticare la specialità della casa: l’umorismo più o meno volgare, declinato su più fronti.
Politica estera: “In America hanno un problema, c’è questo signor Trump di cui apprezziamo la moglie e la figlia”. Integrazione: “Sono andato nei centri di accoglienza di Gheddafi e non ho visto il bidet ho detto che erano necessari e ho detto: voglio insegnare a questi scopatori libici che anche i preliminari sono importanti”. L’ultima invece è per se stesso: “Hanno chiesto ad alcune ragazze: fareste ancora l’amore con il presidente Berlusconi? Il 34% ha risposto sì. Il 76% invece: ancora?”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
ACCUSO’ I MAGISTRATI DI ESSERSI RIFIUTATI DI FARE LA ROGATORIA ALLE BAHAMAS E LI DEFINI’ “INDEGNI CHE TRAMANO CONTRO IL PREMIER”
Silvio Berlusconi è stato condannato dal Tribunale civile di Brescia per aver diffamato
i pm del processo Mills nel quale era imputato per corruzione in atti giudiziari, accusa dalla quale fu prosciolto per prescrizione.
Lo scrive il Corriere della Sera, aggiungendo che la condanna a pagare 50mila euro al pm Alfredo Robledo risale a luglio.
Nel 2006, Berlusconi in una conferenza stampa e poi in un’intervista radiofonica, accusò i pm del processo Mills di essersi rifiutati “di fare la giusta rogatoria” alle Bahamas che, a suo dire, li avrebbe sbugiardati e li definì “magistrati indegni che con i soldi degli italiani tramano contro il premier nel pieno della campagna elettorale”.
Il giudice Laura Frata ricorda che è documentale che la rogatoria venne chiesta e “difetta, pertanto, il presupposto per il legittimo esercizio del diritto di critica”, dando quindi ragione al pm Alfredo Robledo che fece causa a Berlusconi senza Fabio De Pasquale, il secondo pm che condusse tutto il processo.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 11th, 2017 Riccardo Fucile
L’ORGANO DEI COSTITUZIONALISTI DEL CONSIGLIO D’EUROPA CONFERMA CHE L’ITER SEGUITO PER DECRETARE LA DECADENZA E’ STATO CORRETTO
L’iter seguito in Italia per decretare la decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare è
in linea con le condizioni minime di tutela dei diritti umani.
È un parere tutt’altro che positivo per l’ex premier quello arrivato oggi alla corte europea dei diritti umani.
A Strasburgo, infatti, procede l’iter in vista del 22 novembre, giorno in cui è fissata l’udienza per discutere del ricorso di Berlusconi contro la legge Severino.
Un caso delicato per il quale i giudici europei avevano chiesto un parere alla Commissione di Venezia, organo d’esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa.
Dalla lettura delle dieci pagine del documento — che si basa sullo studio delle normative esistenti in 62 Paesi ed elenca i criteri da rispettare in questo tipo di procedure — emergerebbe che l’iter seguito in Italia sarebbe sostanzialmente in linea con le condizioni minime indicate dalla Commissione di Venezia.
Va sottolineano che il parere della Commissione di Venezia, definito in gergo amicus curiae, non ha l’obiettivo di schierarsi a favore o contro una delle parti in causa, ma di fornire informazioni utili ai giudici per valutare il caso.
Il diritto del parlamentare a presentare i propri argomenti, a comparire in persona davanti al Parlamento e a essere assistito da un legale.
La tenuta di un’audizione pubblica, e il carattere pubblico della decisione sulla decadenza del mandato.
Questi sono secondo la Commissione di Venezia i requisiti procedurali che devono essere garantiti negli stati in cui la decadenza del mandato parlamentare non è automatica, ma richiede una decisione del Parlamento perchè divenga effettiva.
Secondo la Commissione questi criteri associati a “una composizione pluralistica della commissione parlamentare chiamata a decidere, e al fatto che questa sia un organo permanente del Parlamento, prevengono il rischio che il potere discrezionale del Parlamento si trasformi in abuso politico”, cioè che si decida la fine di un mandato in assenza delle condizioni legali necessarie.
Nel documento si evidenzia anche che il potere discrezionale del Parlamento italiano (e di quello della Lituania) di decidere contro la decadenza di un mandato anche quando tutte le condizioni legali per farlo sono presenti non richiede l’introduzione di “altre salvaguardie“.
L’organo del Consiglio d’Europa fa esplicito riferimento al caso di Augusto Minzolini: la Giunta per le elezioni e l’immunità parlamentare del Senato aveva raccomandato il 28 luglio 2016 di porre fine al suo mandato ma Palazzo Madama ha votato contro questa decisione il 16 marzo 2017.
“Potere discrezionale tuttavia non significa potere arbitrario”, scrivono i giuristi della Commissione di Venezia, specificando che mentre “il Parlamento può decidere di non mettere fine a un mandato anche quando tutte le condizioni per farlo sono presenti, sarebbe inammissibile e contrario allo stato di diritto se decidesse la decadenza di un mandato quando non vi sono le condizioni legali per farlo”.
E dire che secondo gli stessi legali di Berlusconi, il caso Minzolini doveva essere una carta a favore del loro assistito. Il motivo? “Si tratta di fatti identici trattati in maniera diversa. Porteremo questa decisione immediatamente all’attenzione della corte di Strasburgo“, spiegava l’avvocato Niccolò Ghedini.
E invece all’attenzione dei giudici di Strasburgo c’è per il momento il parere della Commissione di Venezia.
“La legalità è il primo elemento dello stato di diritto — scrivono gli esperti — il che implica che le leggi devono essere rispettate da tutti, individui e autorità ”, e che quindi “l’esercizio del potere da parte di persone che hanno infranto in modo grave la legge mette a rischio questo principio, che è a sua volta un prerequisito della democrazia, e può quindi mettere in pericolo la natura democratica dello stato”.
Fondamentale il passaggio in cui i giuristi della Commissione bocciano l’idea che mettere fine a un mandato parlamentare sia un atto contrario alla volontà del popolo. I votanti di una circoscrizione — spiegano — sono solo una parte dell’intero corpo elettorale dalle cui scelte deriva la composizione del Parlamento.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile
INUTILE TENTATIVO DI MARONI, IL CAVALIERE NON SARA’ IN PIAZZA… NEL GIORNO DELLA MANIFESTAZIONE A MILANO SARA’ IN CAMPANIA
Non è chiaro a che titolo Roberto Maroni chiederà a Silvio Berlusconi di partecipare sabato prossimo alla manifestazione organizzata da Forza Italia a sostegno del referendum per l’autonomia.
Ha però annunciato che telefonerà ad Arcore e, paradossalmente, lo «inviterà » ad andare ad un’iniziativa del partito dello stesso Berlusconi.
«Sarebbe un bel segnale. So che è molto occupato, però ora non ha da fare con il Milan e magari un’oretta la trova», dice Maroni con una punta di sarcasmo che tradisce nervosismo sulla riuscita della consultazione.
Non tanto sulla vittoria dei Sì, che sembra scontata, ma sull’affluenza alle urne: percentuali che faranno la differenza sulla forza che avrà il governatore quando dovrà trattare con Roma.
Roberto ha bisogno di Silvio, del suo appello al voto.
Ma l’ex premier non sarà a Milano: ha confermato la sua presenza a Ischia dove questo fine settimana si riunirà tutta la Forza Italia del Sud.
Una sorta di stati generali voluta dal coordinamento campano. È vero che il leader azzurro sarà già da quelle parti. Venerdì andrà a Ravello per fare da testimone di nozze alla sorella della sua compagna Francesca Pascale (anche lei testimone).
Una cinquantina di invitati, per lo più amici e parenti di Carlo Pasquale Gargiulo e Marianna Pascale, nel prestigioso hotel Caruso.
Tutti lì si aspettano che il Cavaliere canti, accompagnato da Mariano Apicella. Sabato mattina lascerà la Costiera Amalfitana per sbarcare a Ischia, visitare la zona terremotata e poi nel pomeriggio parlare a quel partito del Sud che gli ha sempre dato grandi soddisfazioni.
«Altro che andare a Milano per dare una mano a Maroni», spifferano gli azzurri meridionali. I quali ci tengono a ricordare che i voti Forza Italia ce l’ha soprattutto nelle Regioni del Sud.
In Sicilia, dove sono sicuri di vincere con Nello Musumeci. In Campania, in Puglia e in Calabria, dove Fi viaggerebbe su percentuali tra il 18 e il 20%.
«Quanto ha invece Forza Italia in Liguria e nella stessa Lombardia? Attorno o sotto il 15%. In alcuni casi ben al di sotto del 10% come in Veneto e in Piemonte». Questo dicono e ricordano i “sudisti azzurri”.
Lo ricordano in particolare a Giovanni Toti e a Paolo Romani che nei giorni scorsi avevano sostenuto che al Sud Fi sia in caduta libera.
Il governatore ligure aveva pure fatto riferimento ai sonori schiaffoni che Mara Carfagna e il coordinatore regionale Domenico De Siano avevano preso alle amministrative delle loro città , Salerno e Napoli.
Che venga Berlusconi per loro è grande motivo di orgoglio. Soddisfazione doppia che il Cavaliere non vada a Milano per aiutare Maroni e la Lega che, in caso di forte affermazione del referendum, farebbero la voce grossa quando si tratterà di decidere gli equilibri nel centrodestra alle elezioni regionali e l’assegnazione dei collegi uninominali.
Sempre che il Rosatellum riuscirà a passare le forche caudine del Parlamento. Maroni però preme, lo vuole al suo fianco. Salvini è più tiepido.
Anche il leader leghista vorrebbe più autonomia per Lombardia e Veneto: non vuole però rafforzare troppo Maroni che è il suo vero avversario nel partito.
Tra l’altro, l’incontro tra il Cavaliere e Salvini non dovrebbe tenersi questa settimana: il segretario del Carroccio attende prima l’approvazione del Rosatellum.
Cosa farà Berlusconi? In queste ore dovrà prenderà una decisione.
Sabato manderà un messaggio alla manifestazione di Milano nel giorno in cui è a Ischia?
Quanto si esporrà ? Cercherà di sicuro di allontanare ogni accostamento con la Catalogna.
Il Ppe ha le antenne alzate e a Ischia ci sarà pure il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 5th, 2017 Riccardo Fucile
AD AGOSTO E’ STATO REGISTRATO IL MARCHIO: OBIETTIVO INTERCETTARE PARTE DELLA SOCIETA’ CIVILE E I DELUSI DAI PARTITI
Si chiamerà “Rivoluzione Italia” e sarà la forza civica e movimentista che affiancherà Forza Italia alle
prossime elezioni.
Mentre i partiti cominciano a prepararsi alla campagna elettorale imminente, Silvio Berlusconi non resta sicuramente a guardare.
L’ex Cavaliere ha depositato infatti lo scorso 14 settembre, a quanto apprende l’agenzia Adnkronos, il marchio ‘Rivoluzione Italia”.
Il nuovo soggetto politico affiancherà Forza Italia ed è pensato per controbilanciare l’ala sovranista del centrodestra formata da Lega Nord e Fratelli d’Italia.
Sembrerebbe prendere forma dunque quella che Berlusconi ha definito una “pazza idea” per vincere le prossime elezioni e sparigliare le carte.
L’ex presidente del Consiglio ha infatti depositato lo scorso 14 settembre presso l’Ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo Economico il marchio ‘Rivoluzione Italia’ per tutte le categorie della classificazione di Nizza, così da poterlo utilizzare anche per il merchandising, dai gadget alle spillette.
Spulciando il database del Mise, si scopre che già il 2 agosto scorso era stato registrato, sempre a nome di Berlusconi, la dicitura ‘Rivoluzione per l’Italia’.
Per entrambi i loghi, il rappresentante legale è l’avvocato Cristina Rossello di Milano. Stavolta l’ex premier sembra fare sul serio e la rivoluzione azzurra tante volte annunciata potrebbe concretizzarsi in un movimento, lontano dalla vecchia politica, dando maggiore spazio alla società civile e a volti nuovi.
L’obiettivo è intercettare il voto di protesta fino ad ora incarnato dai grillini e recuperare l’elettorato moderato rimasto deluso dal centrodestra negli ultimi anni, dando maggiore spazio alla società civile.
Da qui la necessità di puntare su forze di stampo movimentista vicine alla gente come le liste civiche.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
SVOLTA ANTI-GRILLO, BENEDETTA DALLA MERKEL CHE CHIEDE ALL’ITALIA STABILITA’… ACCORDO CON LA LEGA PER VINCERE, MA CON IL CAVALIERE CHE DA’ LE CARTE
Se Berlusconi aveva ancora dei dubbi, un messaggio da Berlino glieli ha tolti definitivamente: «Tranquilli, non esistono alternative al mio governo», ha fatto sapere la Merkel tramite comuni amici.
È sicura che, nonostante le formule traballanti, la politica europea continuerà a far perno su di lei. E tra i suoi desideri ce n’è uno in particolare riguardante l’Italia: la Cancelliera pretende stabilità . Non vorrebbe avventure, gente inesperta al volante. Dopo le prossime elezioni Angela spera che da noi governi qualcuno con la testa sulle spalle, e Silvio ovviamente risponde «eccomi, ci sono qua io».
Guarda combinazione, l’altro ieri ha festeggiato gli 81 anni rivendicando su Facebook il peso dell’«esperienza», contrapposta all’«improvvisazione» dei giovanotti.
Si sente già l’”unto” della Merkel. Piccolo problema: per ritornare nella grande politica, il Cav deve perlomeno vincere. E può sognare di farcela soltanto se trova un accordo con Salvini.
Ma come vivrebbero in Europa un patto coi «sovranisti»? E questi ci starebbero? La settimana ha registrato due novità .
Popolari e pragmatici
La prima è il via libera del Ppe. Al Cav lo ha comunicato Joseph Daul, presidente dei Popolari Ue, giovedì ad Arcore (con loro il braccio destro di Berlusconi per gli affari internazionali, Valentino Valentini). Non che Daul faccia salti di gioia alla prospettiva di allearsi in Italia con gli amici della Le Pen, sempre di populisti si tratta.
Però più importante è sbarrare la via ai grillini e, tramite Berlusconi, rimettere piede al governo. Anche in una «larga coalizione» con Renzi, se la vittoria dovesse sfuggire. Saranno moderati, al Ppe, ma con parecchio pelo sullo stomaco. Per loro conta il risultato. Ad esempio, non sono così in ansia per la sorte di Alfano. Qualora Angelino fosse di ostacolo a un fronte comune con la Lega, peggio per lui nonostante sia membro Ppe.
Guardano con più interesse all’Udc di Lorenzo Cesa, con cui Daul si è intrattenuto a tavola, testimone il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani.
Insomma, Berlusconi avrà carta bianca purchè non finisca a traino della Lega ma viceversa.
Si vedranno (prima o poi)
L’altra novità è la telefonata di Salvini per gli auguri del compleanno, una mossa preparata da giorni. Berlusconi ha annunciato un incontro la prossima settimana, sebbene nulla risulti in agenda. Giorgia Meloni, per esempio, non è stata informata. Alla Lega minimizzano, «forse i due si vedranno a metà ottobre, prima sarà difficile». Rispetto a giorni fa l’aria è più respirabile ma i motivi di tensione sono sempre i soliti. C’è da stendere il programma comune, con un viavai di bozze tra Arcore e il plenipotenziario di Salvini, che è Giancarlo Giorgetti. Renato Brunetta assicura: «Siamo molto meno lontani di quanto si pensi».
Il vero ostacolo saranno le poltrone, cioè la spartizione dei candidati in Parlamento tanto che si voti col “Rosatellum” quanto che rimanga il “Consultello”.
Berlusconi ha fretta di agguantare l’anguilla Salvini fissando da subito le porzioni della torta.
Il Cav, com’è suo costume, vorrà basarsi sui sondaggi mentre l’altro cercherà di far leva sui voti delle più recenti elezioni
Sullo sfondo l’incerta partita del «chi comanda», ancora in attesa del fischio di inizio.
(da “La Stampa”)
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Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
NONOSTANTE I PONTIERI SIANO AL LAVORO, LE DISTANZE RESTANO… LA LEGA PREOCCUPATA: SE BERLUSCONI LI MOLLA SALTANO MOLTI COLLEGI
Il tentativo c’è stato. Ma è mancata la volontà . Non ufficialmente, certo. “Non si sono incrociati”,
viene spiegato.
Ma non è stato certo un problema di agende se Silvio Berlusconi e Matteo Salvini non si sono visti. Giancarlo Giorgetti, che in queste ore ha assunto il ruolo di gran paciere, ci ha provato.
Entrambi dovevano essere a Roma ma alla fine l’ex premier ha rinviato il suo arrivo nella Capitale per ragioni di salute e il leader padano, a chi gli chiedeva se ci fossero novità , prima di ripartire per Milano ha spiegato: “Ho altro da fare”.
Il clima tra i due è a livello di guardia.
Berlusconi fa circolare l’ipotesi di mollare la Lega e correre con i centristi. Ma a destra continuano soprattutto a subodorare aria di inciucio, pre e post elettorale, con il Pd. D’altra parte oggi Forza Italia, evitando che mancasse il numero legale, ha consentito al governo di non essere battuto in commissione Difesa sulla proroga delle missioni militari all’estero, tema peraltro caro al centrodestra.
Ma il problema adesso tra i tre “alleati” è soprattutto: vedersi per dirsi cosa?
Come sarebbe possibile eludere il tema della leadership che per Berlusconi è invece intoccabile?
Nel suo intervento di Fiuggi, il presidente azzurro ha messo i puntini sulle i. “Il centrodestra lo abbiamo creato noi e a guidarlo è sempre stata Forza Italia”.
Il segretario della Lega a Pontida andava in giro con la maglia “Salvini premier” e anche Giorgia Meloni in una recente intervista ha rivendicato il suo diritto ad ambire a quel ruolo.
E poi, c’è il nodo della legge elettorale.
La Lega e Forza Italia, al contrario di Fdi, hanno sottoscritto il patto a favore del Rosatellum bis. In caso di approvazione, bisognerebbe sedersi a uno stesso tavolo per discutere di come “spartirsi” i collegi.
Ma su quel testo c’è la grande incognita dei voti segreti e uno scetticismo generale sulle reali chance di approvazione.
E dunque — chiedono i più pragmatici — che senso avrebbe discuterne adesso?
D’altra parte i malumori verso quella proposta sono fortissimi anche in Forza Italia, per non dire dei dubbi espressi da Gianni Letta. “C’è un rischio di salvinizzazione della coalizione”, è l’allarme lanciato soprattutto dai deputati del Sud.
Berlusconi qualche dubbio ce l’ha, ma ad Arcore hanno commissionato dei sondaggi e il responso è: Rosatellum male minore.
L’ex premier continua a ribadire che Forza Italia manterrà il patto e al Senato circola anche voce di una recente telefonata tra il Cavaliere e Matteo Renzi, che però, viene smentita dai rispettivi entourage.
Ignazio La Russa tuttavia è convinto che l’incontro tra i tre del centrodestra comunque ci sarà , solo che difficilmente sarà in agenda prima del 5 novembre.
“Ora — spiega — siamo tutti impegnati per il voto siciliano, non ci sono nè il tempo nè le condizioni”. Il sottinteso è che quell’esito potrebbe riequilibrare i rapporti di forza e cambiare l’approccio.
Giancarlo Giorgetti non la pensa così. Proprio lui che per convincere anche Fdi ad appoggiare il Rosatellum bis gli ha spiegato che, alle condizioni date, è il miglior sistema per garantire che si vada in coalizione.
“Io — dichiara ad Huffington — auspico che Berlusconi e Salvini si vedano e che lo facciano al più presto. Non serve aspettare nè il voto siciliano nè la legge elettorale”. Raccontano che dalle parti della Lega si siano fatti due conti e, se effettivamente il Cav dovesse decidere di mollarli e allearsi con la “quarta gamba” centrista, i padani ne risentirebbero in termini di collegi.
Al momento, tuttavia, Berlusconi sembra più interessato a guardare alla famiglia dei Popolari europei che agli alleati alla sua destra.
Nonostante la lieve indisposizione ha confermato il pranzo con il capogruppo del Ppe, Joseph Daul anche se l’incontro si terrà ad Arcore invece che a Roma.
Il Cavaliere sente che l’aria in Europa è cambiata e che la sua presenza in campo alle prossime elezioni è vista come argine all’avanzata delle forze populiste e del M5s. D’altra parte a Fiuggi aveva incassato l’omaggio del segretario del Ppe, Antonio Lopez-Isturiz che lo aveva salutato come “prossimo presidente del Consiglio italiano”.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 26th, 2017 Riccardo Fucile
“IN GERMANIA HANNO VINTO I MODERATI, NON GLI AMICI DI SALVINI”… “MEGLIO ANDARE AL VOTO DA SOLI CHE SUBIRE CONTINUE IMPOSIZIONI, MANDO TUTTI AL DIAVOLO”
Berlusconi si attende, decisamente «seccato», anzi parecchio «infastidito», che Salvini attacchi a suonare la fanfara, con lui la Meloni, e tutto il gruppo dei forzisti pro-Lega ne profitti per gridare che le ragioni dell’unità a destra sono più forti dopo il voto tedesco, dunque vai col “listone” alle prossime elezioni, vai con i candidati comuni, vai con il partito unico e con il grande cambio generazionale destinato a pensionare il Cav, giunto all’età di anni 81 (li compirà tra 3 giorni).
Tutto ciò mette l’ex premier di pessimo umore.
Ma il paradosso è che adesso gli tocca addirittura difendere la Merkel, proprio lei, e per difendersi da Salvini sostenere che Angela non ha perso, no, semmai «è riuscita nell’impresa ammirevole di farsi riconfermare Bundeskanzlerin dopo 12 anni di governo, un record assoluto nonostante abbia spalancato le braccia a 1 milione 200mila migranti».
Lo va ripetendo al telefono con Antonio Tajani, o negli scambi di valutazioni con i rari collaboratori ammessi nelle riunioni strategiche del lunedì.
Sestino Giacomoni, la sua «ombra», argomenta il contrario esatto dei «sovranisti», cioè che in Germania hanno vinto i moderati e pure in Italia bisognerà seguire l’esempio. Quanto più Salvini canta vittoria, tanto più ad Arcore si minimizza. Un clima che promette nulla di buono.
ARIA PESSIMA
Basta poco, a volte, per determinare i cambi di umore. Fino a poco fa Berlusconi non vedeva l’ora di abbracciare i suoi alleati, voleva incontrarli e quelli sfuggivano, Silvio proponeva di unire le forze ma Giorgia e Matteo si telefonavano tra loro, «io non ci penso nemmeno, e tu?», «ma figuriamoci».
Poi è arrivata la nuova proposta di legge elettorale, il «Rosatellum», con la Lega super-favorevole e Forza Italia tiepidamente. Gianni Letta ha messo una pulce nell’orecchio del Cav, «attento è una trappola, con i candidati comuni finirà che Salvini ti sfila il partito, diventerà padrone in casa tua».
Nemmeno il tempo di dirlo, che il consigliere politico berlusconiano, Giovanni Toti, è andato ad applaudire Salvini a Pontida. E loro due, insieme col capogruppo Paolo Romani, si sono fatti un selfie alla festa della Meloni: il ritratto di famiglia della destra post-berlusconiana.
Uno show di balzanza, forse un peccato di presunzione perchè dopo il selfie si sono precipitati in tanti dal Capo a denunciare i «golpisti», a dirgli che «c’è un’Opa ostile su Forza Italia, dobbiamo vender cara la pelle».
ATTACCO DI NERVI
Così il pendolo berlusconiano è ritornato indietro. La convenienza politica spingeva all’unità del centrodestra, ora è tornata l’insofferenza dell’uomo per gli urlatori, gli odiatori, gli estremisti in genere.
Le ultime, di fonte più che autorevole, raccontano come il «piano B» di Berlusconi stia diventando «A», dunque la voglia di marciare da solo contro tutti, con qualunque sistema elettorale, prevalga ora sui calcoli di convenienza. A costo di perdere seggi pur di farne perdere a Salvini e sbarrargli la via verso Palazzo Chigi.
Domanda un dignitario berlusconiano tra i massimi: «Si rende conto Matteo che, se gli prende un attacco di nervi come spesso capita, il nostro presidente è prontissimo a mandare al diavolo gli alleati? Rinuncerebbe a qualche seggio, ma resterebbe padrone di Forza Italia. Gli eletti sarebbero tutti suoi, nessuno in condominio con la Lega. L’Europa non chiede di meglio. E potrebbe dargli una mano il 22 novembre a Strasburgo, quando la Corte deciderà sulla decadenza da senatore. Le sensazioni? Erano buone, sono diventate ottime».
(da “La Stampa”)
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Settembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
LUNGO VERTICE AD ARCORE SUL ROSATELLUM BIS… E GIANNI LETTA DISSE: “SONO CONTRARIO”
Silvio Berlusconi, si sa, è uomo pragmatico e molto più politico di come tende a raccontarsi. E si capisce perchè, dal suo punto di vista, dopo un incontro da mal di testa su numeri e soglie di questa nuova legge elettorale, ha deciso, come si dice in gergo, di andare a vedere le carte, ossia il testo che sarà presentato domani, sia pur senza tanta convinzione.
Anzi, praticamente “costretto” dai capigruppo che sognano di fare il pieno al Nord con questo nuovo marchingegno.
Avrebbe preferito il famoso tedesco, ma comunque si può stare al gioco sul cosiddetto Rosatellum, sia pur con un bagaglio di perplessità e senza esporsi.
Ed è forse questo il vero dato politico. Il “senza tanta convinzione”, in un tentativo che pare un atto dovuto ma che nessuno, al momento, si intesta fino in fondo.
“Ma siete sicuri che quello là faccia sul serio?” ha chiesto il Cavaliere che, dopo aver visto la performance del segretario del Pd a Carta Bianca ha maturato il sospetto che siamo di fronte al più classico dei giochi del cerino.
Ovvero: Renzi si mostra disincantato, ma si augura che la legge si faccia (secondo gli auspici del capo dello Stato); dopodichè, se passa è pronto ad assumersi il merito, se non passa a scaricare la colpa sugli altri, i “signor no”, i “professionisti della palude” e tutto il repertorio di una campagna elettorale già in atto.
La verità è che su questa storia, appena iniziata, e ancora senza un testo scritto, la confusione sotto il cielo pare già essere poco foriera di cose eccellenti: “Neanche si sa se passa — dice un big di Forza Italia — e già rischiamo che la metà dei nostri, il Sud, ce la impallina”.
La tensione è seria, non roba di peones o di seconde file se addirittura si sono trovati su posizioni opposte Gianni Letta e Niccolò Ghedini, il primo assolutamente contrario a una legge che “salvinizza” Forza Italia e il secondo favorevole perchè “la coalizione è competitiva”.
Per tutto il pomeriggio ad Arcore si fa di conto, per provare a capire — unica bussola nel mondo berlusconiano — se conviene o meno.
Più o meno i ragionamenti sono questi: con la legge attuale Forza Italia prende tra gli 80 e i cento parlamentari, tutti “nominati”, con i capilista bloccati.
Col Rosatellum ne prende, di nominati, una sessantina, a cui aggiungere quelli dei collegi. Circola già una stima secondo la quale dal maggioritario ne arriverebbero altri 100 da dividere tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia ma è chiaro che al nord, dove la Lega è più forte, Salvini pretenderà di averne di più.
“Guarda che è meglio così che la lista unica”, hanno insistito i capigruppo di fronte alle perplessità del capo.
Numeri del momento, che in politica spiegano molto, ma non tutto. Perchè la politica i numeri li determina, non è una macchina fotografica che li immortala.
Ecco le perplessità di Gianni Letta, la “colomba”, che vede in questa legge un pericolo, perchè mette in campagna elettorale Forza Italia nelle mani della Lega ed è poi difficile agguantare le mani del Pd per un governo di larghe intese.
Perchè ci sarà tutto un blocco di parlamentari che tenderà a fare blocco con Salvini. “Sono contrario”.
Per tutto il giorno la riunione di Arcore è stata aspettata come si attende un oracolo, perchè è chiaro che senza Forza Italia si possono mandare i titoli di coda.
Il testo ancora non c’è, e il rullo dei tamburi sul Rosatellum è già rumoroso: “Orgasmo trasformistico”, l’ha ribattezzato Bersani, “uno schifo” la schietta Meloni, “una legge contro di noi”, per Di Maio.
E alla Camera ci sarà una raffica di voti segreti.
L’altra volta, assieme alla legge, fu affossata la prospettiva di elezioni anticipate il 24 settembre, prospettiva che non c’è più ora che si è arrivati, mese più mese meno, alla fine della legislatura.
Ci sono però le liste elettorali delle politiche e parlamentari inquieti che vogliono garanzie, a maggior ragione se si vota una legge che, ancora una volta, consente di “nominare” il Parlamento.
E guarda caso quelle vecchie volpi di Renzi e Berlusconi, giocano sì, ma senza crederci tanto.
(da “Huffingonpost”)
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