Settembre 18th, 2017 Riccardo Fucile
I SONDAGGI PREMIANO UN CENTRODESTRA CHE NON ESISTE … IL COLPO DI SILVIO: CANDIDERA’ BOSSI… TOTI ORMAI CONSIDERATO UN TRADITORE
La doppia “Opa ostile” è nei fatti. 
Matteo Salvini, al termine del consiglio federale, ha spiegato ai suoi: “Tiriamo dritti. Altro che lista unica con Forza Italia. Dopo il referendum in Lombardia e Veneto lanciamo un listone nazionale con chi ci sta”.
Silvio Berlusconi, nel corso di numerose telefonate con i big di Forza Italia, spiega è pronto ad offrire la candidatura a Bossi, nelle liste di Forza Italia o “aiutando” una lista leghista di disturbo: “Se continua così a giocare con Toti e con i miei, candido Umberto”.
Il clima è tale che il capogruppo Renato Brunetta lo accenna alle agenzie di stampa: “Bossi? Braccia aperte a chi vuole trovare in Forza Italia un punto di approdo”
Appunto, una doppia Opa ostile, non una normale e fisiologica competizione tra alleati.
Il paradosso è che il centrodestra è unito solo nei sondaggi.
L’ultimo di Tecnè, a livello nazionale, attribuisce al centrodestra il primo posto al 36. Il problema è che viene sondata una “offerta” che non c’è. Unitaria.
Mentre nel day after delle manifestazioni di Fiuggi e Pontida il quadro è quello di una separazione di fatto: “Se — dice Giancarlo Giorgetti – quando c’è la mala sorte un coniuge si lava le mani, significa che il matrimonio non ha da fare, perchè il matrimonio è nella buona e nella cattiva sorte”.
La mala sorte è il sequestro dei conti correnti disposto da tribunale di Genova, un provvedimento che “azzoppa” il Carroccio : “Berlusconi — dicono a via Bellerio — non ha detto neanche una parola di solidarietà . E se è per questo anche la Meloni ha detto solo parole di circostanza”.
Anzi, al posto della solidarietà sono arrivate anche le ironie: “La Lega — dice Maurizio Gasparri — ha cambiato colore. Siccome è al verde ora ha messo il blu dietro il palco”.
E questo fine settimane, andrà in scena il bis.
Al momento la presenza di Salvini ad Atreju, il tradizionale appuntamento di Fratelli d’Italia, è confermato sia pur senza tanto entusiasmo.
Andrà in scena un nuovo capitolo del duello a destra. Silvio Berlusconi ha già declinato l’invito, che ai bei tempi in cui era leader indiscusso accettava sempre volentieri perchè era un set per uno show perfetto, con tanti giovani appassionati.
Ma adesso Giorgia chiede le primarie e l’elezione democratica del leader.
Ci sarà invece Giovanni Toti, bollato ad Arcore come un “traditore”, dopo che si è fatto immortalare sul pratone di Pontida.
In parecchi lo hanno chiamato indignati: “Questa è una provocazione, ma come ti viene in mente? Ti ha creato Berlusconi e il giorno in cui riappare e si ri-candida vai a battere le mani a quello con la felpa “Salvini premier”.
Parole che recepiscono una rabbia profonda del Cavaliere. Perchè la presenza dell’ennesimo delfino rinnegato accredita l’idea di un centrodestra non diviso tra Forza Italia e Lega, ma tra il passato e il futuro, un leader vintage, uscito sui giornali per il “come eravamo” e gli aggressivi quarantenni del centrodestra.
Una fonte azzurra degna di questo così sintetizza il quadro: “Salvini in verità non vuole andare al governo, o meglio non è questa la priorità , la priorità è che vuole arrivare primo nel centrodestra e ingrossare il suo partito, perchè pensa che la prossima legislatura duri poco. Berlusconi invece vuole tornare al governo, ed è la sua assoluta priorità , perchè è l’ultimo giro, ma la sua best option sono le larghe intese”.
Il discorso di ieri, senza attacchi al governo non è causale.
Gianni Letta, interpellato come un Virgilio nella selva oscura del centrodestra, ha espresso parole di grande apprezzamento verso Gentiloni ammiccando all’idea di un Gentiloni bis. E, a proposito di lista unica con la Lega, è stato particolarmente tranchant: “Silvio non la farà mai”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
ACCLAMATO DALLA PLATEA, NON NOMIMA RENZI E SI DISTANZIA DA SALVINI
Rieccolo. Alle 12,42, Silvio Berlusconi sale sul palco e centinaia di mani si levano con lo smartphone, sulle note dell’inno di Forza Italia.
Parte anche un coro, modello stadio: “Un presidente, c’è solo un presidente”. Il Cavaliere è tornato: “Io non so — dice – se la Corte europea arriverà in tempo, ma parteciperò alla campagna elettorale come ho sempre fatto”.
Già , come sempre. Da leader del centrodestra, senza delfini, eredi, altri nomi all’infuori di sè.
E a prescindere delle sentenze dei tribunali e dei giudizi degli alleati: “Alla Lega dico che avremo sempre rispetto per le loro idee, ma sappia che il centrodestra l’abbiamo fatto noi. Siamo noi che abbiamo portato al governo forze escluse e abbiamo sempre avuto il leader per realizzare il programma”. A prescindere, punto.
Con Salvini, qualche ora più tardi, il quale gli ricorderà che la monarchia è finita da tempo e la leadership la “decidono i cittadini”.
Il senso di Fiuggi però non è la costruzione di una trama. Antonio Tajani, nel dare il benvenuto al “presidente”, fa capire subito quale sia la sostanza politica della manifestazione, nell’anno del Signore 2017, ventitrè anni dopo la discesa in campo: “Non abbiamo bisogno di nessuna primaria, il leader noi ce l’abbiamo e questo leader si chiama Silvio Berlusconi. Un grande imprenditore, un grande politico, ma non c’è un grande imprenditore e un grande politico che non sia anche un grande uomo. Sarà ancora primo ministro di questo paese”.
Parole adoranti che però recepiscono, e questa è una notizia, un nuovo clima nel Ppe, di riabilitazione politica, o forse semplicemente di indulgenza, dopo la dannazione del 2011, in cui i conservatori europei di allora, da Merkel a Sarkozy, ebbero un ruolo da protagonisti.
Per necessità più che per virtù, di fronte al famoso spettro populista il Cavaliere diventa una sorte di populista buono, utile come partner moderato di una eventuale grande coalizione all’italiana.
Al Grand Hotel della Fonte a Fiuggi, l’endorsement è nelle parole del segretario generale del Ppe, Antonio Lopez: “Voglio salutare a nome del Ppe il prossimo presidente del Consiglio dei ministri d’Italia: Silvio Berlusconi”.
E chissà se il frutto di questo mutato clima si rifletterà nell’atteggiamento della Corte di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi sulla sua candidabilità : “Attendo dall’Europa — scandisce con voce più alta l’ex premier – di riavere completamente il mio onore per potermi presentare agli italiani presentando a loro il programma di un uomo onesto, integro, un contribuente leale”.
Rieccolo, dunque. Doppiopetto blu, camicia azzurra, spilletta di Forza Italia sul bavero della giacca, come in ogni inizio di campagna elettorale.
Tonico, molto dimagrito, anzi mai così magro con settanta chili e non un grammo di più, secondo l’antica abitudine che la dieta scandisce il timing delle discese e ridiscese in campo.
A Fiuggi va in scena questo: il ritorno, la presenza, la rivendicazione e l’esercizio di un ruolo, col corpo che torna ad occupare lo spazio.
Corpo che è anch’esso politica, con un leader che, per la prima volta, prova a fare delle rughe, più che del lifting, un elemento di appeal, in questa Italia politica dominata dai quarantenni: “Per governare un paese non si può improvvisare, nè inventare. Io non ho mai usato la mia età per avere voti, anzi ho fatto un patto con diavolo per togliermi 20 anni, lui ha iniziato a togliermene un po’, ma guardandomi allo specchio ne ho dubitato. Quarant’anni di esperienza è qualcosa da far valere come esperienza. Ho sempre raggiunto tutti gli obiettivi, nell’impresa, nello sport, nella politica”.
Discorso prudente, europeista, moderato, non indimenticabile, col solito passaggio sui “cinque colpi di Stato” nell’ultimo quarto di secolo, politici e giudiziari, ma senza l’enfasi della crociata.
Vintage, anch’esso, come il colpo d’occhio in questo Grand Hotel tornato a riempirsi di militanti in blazer blu e pantaloni grigi e di donne, tante donne, con scollature generose e tacco 12.
Si rivedono anche vecchie glorie, che si erano allontanate negli anni del renzismo sfavillante. Ecco l’avvocato Sammarco, il cognato di Previti, ultimamente vicino a Ncd. Poco più in là Mario Baccini, già mister preferenze con l’Udc: “L’aria — dicono – è cambiata, vinciamo in Sicilia e poi alle politiche”.
Alcuni invocano “l’unità del centrodestra anche con Salvini”, altri vorrebbero che Berlusconi “andasse avanti da solo, senza mediare con la Lega” perchè “sono degli estremisti” e “hai sentito Salvini a Pontida?”.
Questioni che il Cavaliere non scioglie, in discorso dove, a momenti, il non detto fa più notizia del detto.
In un’ora e 40 minuti, Matteo Renzi è innominato, come è innominato il governo. Non una critica, nell’ambito di un ragionamento in cui la realtà appare figlia di nessuno, tra qualche battuta, gag apprezzate dal pubblico e riproposizione dei soliti cavalli di battaglia “Via l’Imu”, “via la tassa di successione”, “aboliamo davvero Equitalia”.
Nei panni dell’abile panettiere il forno delle larghe intese è sempre aperto, come è aperto quello del centrodestra.
E in fondo, spiegano i più smaliziati, si può andare così perchè “è il proporzionale, bellezza”, conta il marchio per fare voti, ma le alleanze, in base ai voti che si prendono, si vedranno dopo.
O comunque, quando il contesto lo renderà necessario e ci saranno ulteriori elementi di chiarezza dal risultato in Sicilia al timing della sentenza di Strasburgo.
L’obiettivo, raccontano, è il “20 per cento”, “possibile con il marchio Berlusconi in campo”, nei panni del San Giorgio che combatte contro il Drago. Chissà .
Stavolta il Drago non sono i comunisti ma i pentastellati, su cui sta iniziando a prendere le misure e a sperimentare slogan e punti di attacco: “un Movimento ha indicato come leader un signore che io considero una bella meteorina della politica, che ha una bella faccia in tv, ma porta un bagaglio della nullità assoluta di quello che ha fatto”, “gente che non lavora”, che “non ha mai fatto nulla nella vita”.
Riparte l’inno, su una distesa di cellulari, che vogliono immortalare il corpo del capo.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
CORO DALLA PLATEA: “UN PRESIDENTE, C’E’ SOLO UN PRESIDENTE”
Al grido di “Silvio, Silvio” che si è levato dalla platea ha fatto il suo ingresso in sala Silvio Berlusconi, accolto da applausi sulle note dell’inno di Forza Italia.
Sempre dalla platea della sala dell’Hotel di Fiuggi in cui si sta svolgendo la giornata conclusiva della convention azzurra, si è levato il coro “Un presidente, c’è solo un presidente”. E Berlusconi ha aggiunto: “che si chiama Antonio Tajani”, rendendo omaggio al presidente del Parlamento europeo, organizzatore della manifestazione.
“Non abbiamo bisogno di nessuna primaria, il leader noi ce l’abbiamo e questo leader si chiama Silvio Berlusconi – ha detto di rimando Tajani – E noi faremo di tutto, ma siamo convinti che anche questa volta la nostra scommessa è quella giusta, perchè sia ancora primo ministro di questo Paese”, ha affermato dando la parola al leader azzurro.
Il discorso di Berlusconi segna l’apertura ufficiale della campagna elettorale di Fi in vista del voto in Sicilia (“Prevediamo una grande vittoria del centrodestra”, dirà durante il suo intervento) e delle politiche 2018.
Ad ascoltarlo in platea lo stato maggiore forzista che attende la linea sul ruolo del partito nella futura coalizione di centrodestra e sul nodo della leadership.
In sala, la stessa dove nel’94 , ai tempi della discesa in campo, Berlusconi fece una delle prime riunioni a porte chiuse, organizzata da Alessio Gorla, per il lancio di Fi, si respira aria di ‘ritorno al governo’.
Molti militanti ci credono, citano gli ultimi sondaggi, c’ è chi invoca “l’unità del centrodestra per tornare a vincere” e chi chiede all’ex cavaliere di andare avanti anche da solo “senza subire le richieste del fronte sovranista, Lega-Fdi”
IL PP
“Siamo molto fieri di essere i rappresentanti in Italia della grande famiglia della democrazia e libertà che è il Ppe e i valori del Ppe sono diventati i nostri assoluti valori. Personalmente mi ci ritrovo fino alle virgole e solo chi è nel Ppe ha vinto e vincerà le prossime elezioni in Europa, la sinistra in tutta Europa è in crisi. I partiti populisti, che però io preferirei chiamare ribellisti, non hanno vinto da nessuna parte, certe volte hanno avuto un certo peso ma non hanno vinto”, ha detto Berlusconi citando l’esempio francese di Macron che ha vinto “proprio per evitare vittoria del Fronte Nazionale”
L’EUROP
“Questa Europa deve essere assolutamente cambiata – ha poi ammonito – dobbiamo farla marciare in avanti e raggiungere una politica estera unica e comune, una politica della difesa comune, che farebbe risparmiare 50 miliardi all’anno a tutti i singoli paesi, ma solo così potrebbe sedersi ai tavoli internazionali al pari di capacità “. Basta con gli “Usa che decidono e gli stati europei che gli vanno dietro. No, l’Europa deve avere una unica politica della difesa”, così un’unica “politica fiscale” che farebbe sì che “i cittadini si sentono realmente cittadini europei. Io mi sento completamente cittadino europeo, ne condiviso i valori”.
“L’EUROPA MI RESTITUISCA L’ONORE”
“Sono stato condannato per un’accusa assurda, una sentenza che tutti ritenevano impossibile, arrivata con la complicità delle forze della sinistra e dei magistrati. Attendo dall’Europa di riavere completamente il mio onore per potermi presentare agli italiani presentando a loro il programma di un uomo onesto, integro, un contribuente leale”
LA POLITICA ESTERA
Passaggio sulla politica estera, e in particolare sulle minacce nucleari della Corea del Nord. “Speriamo – dice – non ci sia un salto nella follia e che non ci possa essere ancora una volta l’uso di uno strumento atomico. Questo è un rischio che ci preoccupa grandemente. Sarebbe la fine della nostra civiltà “.
“Noi dall’Europa vogliamo molto, molto di più, deve diventare un faro di pace e di democrazia per tutto il mondo. Dobbiamo far marciare l’Europa, per sedersi al tavolo delle altre potenze mondiali, a partità di capacità ”
LA LOCATION
Sullo sfondo del palco un maxi schermo con lo slogan della kermesse e il simbolo del Ppe in evidenza. Dalle casse degli altoparlanti le note dei grandi classici di Lucio Battisti. Molti militanti, soprattutto giovani, hanno rispolverato look stile ’94 con completo blu o ‘spezzato’ (giacca scura, anche doppiopetto ma slim fit e pantalone grigio) e spilletta tricolore d’ordinanza. Si sono sentite squillare anche suonerie di cellulare con il vecchio inno ‘Azzurra libertà ‘.
Ci sono giovani con le t-shirt azzurre del Ppe. Nel pubblico rosa prevalgono i tacchi 12. Oltre al ritorno di Berlusconi dopo le vacanze estive, oggi ci sarà la prima uscita ufficiale di Francesca Pascale al fianco del leader azzurro, che secondo molti segna l’inizio di una maggiore presenza in politica della giovane compagna dell’ex premier. In sala è riapparso anche il sosia di Berlusconi, Giovanni, un passato al ‘bagaglino’.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
“I TEMPI DELLA BUROCRAZIA EUROPEA SONO ESTENUANTI”
“La battaglia è difficilissima ma vale la pena combatterla fino in fondo”. Lo dice al Corriere della Sera Piero Longo, deputato di Forza Italia e avvocato difensore di Silvio Berlusconi, in vista della trasferta a Strasburgo per l’udienza davanti alla Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che stabilirà se il Senato italiano ha commesso oppure no un abuso applicando la legge Severino e deliberando nel 2013 la decadenza dal seggio parlamentare dell’ex premier dopo la sua condanna definitiva per frode fiscale.
“La Grande Chambre è fissata per il 22 novembre, ma per avere la pubblicazione della sentenza bisognerà attendere i tempi estenuanti della burocrazia europea”, dice Longo. “È improbabile che il tutto avvenga entro il mese di febbraio del 2018”.
“Probabile”, dice, che la sentenza arrivi prima delle elezioni politiche del 2018, se si dovesse votare a maggio, “ma c’è una ragione politica, non solo italiana, che regolerà i tempi: perchè si tratta di stabilire se un leader europeo, un ex premier, ha avuto una decisione conforme alla legge oppure no. Non è semplice il quesito da sciogliere”.
In secondo luogo, prosegue, “per la riammissione in Senato sarà lo stessa Aula a decidere se riconsiderare la sua decisione del 2013. E il Senato, in forza dell’autodichia, può decidere quello che crede. Fino a non applicare la sentenza di Strasburgo eventualmente favorevole a Berlusconi pur rischiando un conflitto tra istituzioni sull’immediata esecuzione della stessa”.
L’ex premier punta anche sulla riabilitazione che, se arrivasse prima delle elezioni, neutralizzerebbe gli effetti della legge Severino consentendogli di candidarsi alle politiche 2018: “L’8 marzo del 2018 scattano i tre anni dal momento in cui è stata espiata la pena. Decide il tribunale di Sorveglianza di Roma, luogo di residenza di Berlusconi, ma anche qui non c’ è certezza sui tempi”.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 9th, 2017 Riccardo Fucile
M5S 26,6%, PD 26,5%, FORZA ITALIA 15,6%, LEGA 15%, FDI 5%, MDP 3,6%, AP 2,2%… COME LEADER PREVALE BERLUSCONI 39%, SALVINI 32%, MELONI 14%
Il centrodestra unito stacca Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle e soprattutto, a differenza di
altre rilevazioni, nel sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato oggi dal Corriere della Sera l’unione dei tre partiti non sembra poter portare a un’emorragia di voti.
Per il resto, si conferma il testa a testa tra M5S (26,6%,in lieve flessione) e Pd (26,5%), si consolida il consenso per il centrodestra nel suo insieme (Forza Italia 15,6%, Lega 15% e FdI 5%), Articolo 1-Mdp (3,6%) si mantiene sopra la soglia di sbarramento e AP continua a faticare(2,2%).
Oltre un elettore su tre (34,8%) intende astenersi o è indeciso.
Anche in questa rilevazione il M5S rimane il primo partito ma il centrodestra diviso si attesta al 35,6%, mentre unito in una sola lista raggiungerebbe il 35%.
Risultato tutt’altro che scontato, perchè tradizionalmente la fusione di più partiti in un unico soggetto determina un consenso inferiore rispetto alla somma dei voti dei singoli partiti.
Forza Italia qui supera dello 0,6% la Lega .
I tre elettorati parteggiano in larga misura per il proprio leader e nell’insieme Berlusconi (39%) prevale su Salvini (32%), portando a + 7% il vantaggio registrato a luglio (+3%).
A seguire Meloni (14%), Toti (7%) e Zaia (5%).
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2017 Riccardo Fucile
ACCETTARE IL ROSATELLUM IN CAMBIO DEL VOTO AD APRILE, IN QUELLA DATA POTREBE ESSERE RICANDIDABILE
C’è uno strano fermento ad Arcore attorno al dossier legge elettorale, apparentemente inspiegabile in relazione a quel che, al momento, sta producendo il Parlamento sulla materia. Cioè nulla.
Da quando però il dossier è arrivato sulla scrivania dell’avvocato Ghedini, pare che anche Silvio Berlusconi abbia smesso di sbadigliare su soglie, collegi e tecnicismi, perchè ha capito che il piatto può diventare davvero ricco.
Avanza l’idea di un “baratto” da proporre al Pd (anzi qualche abboccamento c’è già stato): la richiesta è il voto nell’ultimo slot utile, ad aprile-maggio del 2018. In cambio, il prezzo che si può arrivare a pagare è la rinuncia al famoso modello tedesco e il sostegno al Mattarellum, nella versione aggiornata, detta “Rosatellum”, dal nome del capogruppo Pd che l’ha proposto.
Salvini sarebbe entusiasta di una legge del genere, gli azzurri del Nord anche e, ultimamente, anche un bel pezzo il partito del Sud che ha visto i sondaggi in Sicilia e vede come fumo negli occhi l’idea di una lista unica con la Lega.
Finora il vecchio Silvio è apparso recalcitrante a riesumare una legge con la quale in altri tempi vinse due volte (1994 e 2001) e che risolverebbe il problema della lista unica con la Lega (e relativo tormentone), perchè non è prevista.
Con sollievo reciproco, di Berlusconi e Salvini, pari all’insofferenza quotidiana. Adesso però qualcosa è cambiato e l’ex premier è molto più interessato, non perchè ha maturato un progetto sul paese, ma perchè ha capito che l’operazione gli potrebbe convenire.
Allungando i tempi della legislatura, Silvio Berlusconi può tornare candidabile e, dunque, può tornare a ricoprire incarichi di governo.
Spieghiamo perchè.
L’ex premier, in conseguenza di una condanna per frode fiscale, non è solo un ex senatore decaduto dalla carica ma, in base alle legge Severino, è anche incandidabile fino al 2019, fino cioè a sei anni dopo che la pena si è estinta. A meno che, come previsto dalla Severino, non ottenga prima la “riabilitazione”.
Ed è attorno a questo istituto giuridico che ruota tutto il ragionamento berlusconiano. Secondo l’articolo 179 del codice penale, trascorsi tre anni (dall’estinzione della pena) il condannato può chiedere la riabilitazione. E può ottenerla qualora “abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta”.
Nel caso di Berlusconi la condotta è sempre un capitolo movimentato, a giudicare da inchieste e procedimenti ancora in piedi, come la corruzione in atti giudiziari nel Ruby ter e la compravendita dei senatori a Napoli.
L’oggetto della valutazione però per ottenere la riabilitazione sarebbe la condotta, non in generale intesa come stile di vita o ipotesi di reati in altri processi, ma in merito a come è scontata la pena nel procedimento in questione, in questo caso la frode fiscale.
La tempistica è cruciale. Tre anni significa che a partire dall’8 marzo 2018, Berlusconi potrà presentare domanda al tribunale di sorveglianza per chiedere di essere riabilitato.
È un passaggio cruciale questo, che già scandisce il timing della politica berlusconiana, a prescindere da Strasburgo, dove si terrà un’udienza il 22 novembre, ma è possibile che la sentenza arriverà anche dopo sei mesi.
E potrebbe non essere un male, perchè non è affatto detto — l’umore è questo – che debba essere una sentenza favorevole. E scandisce quel recupero di vitalità , energia, voglia di essere in campo trapelato in questa estate della remise en forme e della dieta.
Già , la dieta, da sempre indicatore dell’avvicinarsi di ridiscese in campo.
Ai tempi del governo Monti otto chili persi prima della campagna elettorale; stavolta la bilancia segna 73 chili, ma pare voglia arrivare a quota settanta, una decina in meno rispetto ai mesi scorsi.
Perchè è chiaro che la data dell’8 marzo consente comunque di sentirsi pienamente in campo, con grande gioia dei suoi e dolore dei suoi (potenziali) alleati.
Cambia l’umore e qualifica la sua presenza sulla scena, visto che i tempi del pronunciamento sulla riabilitazione sono relativamente brevi, bastano un paio di settimane.
Il che significa, alla peggio, partecipare alla trattativa post voto nel pieno della ritrovata agibilità , ovviamente in caso di verdetto favorevole; alla meglio, rientrare dalla porta principale nei Palazzi dai quali era stato cacciato in un clima da “game over” storico — definitivo — nel lontano autunno del 2013.
Ecco dunque l’idea di un “baratto”, da proporre dopo questo ennesimo giro andato a vuoto sulla legge elettorale: il Rosatellum che nacque, qualche mese fa, proprio come un abito sartoriale cucito sul Pd in cambio del voto ad aprile-maggio secondo i desideri del Cavaliere e il suo calendario giudiziario.
È ardito, ma sulla carta è possibile. Il Parlamento, è scritto sulla carta, dura in carica cinque anni e la prima riunione si tenne il 15 marzo del 2013.
Significa che questa legislatura finisce il 15 marzo del 2018. Da quel momento le elezioni possono celebrarsi entro 70 giorni, dunque entro domenica 24 maggio.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
SIAMO COSI’ DISPERATI CHE MOLTI, QUASI, QUASI, SI REGALEREBBERO UN NUOVO GIRO DI GIOSTRA CON L’INDOMITO IMBONITORE
Con il barboncino tra le braccia. Uhhh, che genio. A passeggio con la figlia Marina nella campagna provenzale. Madonna santa!, è davvero un genio.
Davanti agli scaffali dell’autogrill, incuriosito da un prosciutto al pepe nero. Uomo del popolo, geniale.
Questo tributo scomposto ed esagerato per ogni fotogramma, anche il più idiota, che il settimanale Chi affida alle stampe, nasconde solo la nostra disperazione per essere costretti, dopo il ventennio di fatti e misfatti, a prendere di nuovo in considerazione Silvio Berlusconi, e farne di lui, politicamente defunto, l’eterno salvatore.
La manovra di resurrezione — per avere un senso — deve trovare in lui doti miracolose. E così ci affidiamo a ogni fanfaluca fotografica per poter digerire la crudele realtà che ci circonda.
Siamo così disperati che, quasi quasi, ci regaleremmo un altro giro di giostra guidati dall’indomito imbonitore, colui che pochi mesi fa abbiamo cacciato dal Parlamento per indegnità .
E lui — purtroppo — lo sa.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
IL RITORNO DI SILVIO: NON VENDE LA RESIDENZA SARDA, ANZI LA AMPLIA CON DUE VILLE CONFINANTI… E SI CURA NELL’HOTEL DI LUSSO DI MERANO (CHE VUOLE COMPRARE)
Non è durata a lungo l’idea di vendere Villa Certosa, la residenza in Sardegna in cui Berlusconi è
solito trascorrere le vacanze estive. E anzi, quasi a voler farsi perdonare, l’ex premier ha da poco acquistato due ville confinanti, dando avvio ad importanti lavori di ristrutturazione.
La spesa totale dell’operazione? Circa 6 milioni di euro.
Eppure è difficile immaginare che il leader di Forza Italia si sentisse stretto fra le mura de La Certosa. Come riporta il quotidiano Libero, infatti,
La magione occupa già cento ettari di terreno ed è composta da cinque palazzine, tra cui il corpo centrale, una dependance con teatro, zona fitness, bagni turchi, saune e una discoteca sotterranea, oltre a piscine, agrumeti, colline con vista mare e piante mediterranee e tropicali.
L’acquisto dei due complessi confinanti è avvenuto già alla fine del 2016, ma solo in queste settimane sarebbe arrivato il nulla osta della soprintendenza di Olbia che ha permesso di avviare i lavori di ristrutturazione ed ampliamento della residenza sarda. Che quest’estate, dunque, è rimasta off limits.
E forse anche per questo Berlusconi ha scelto di trascorrere le vacanze in Trentino Alto Adige, nel centro benessere Hotel Palace Henri Chenot di Merano.
Cinque giorni detox, di dieta ferrea, spa, massaggi, tisane, in cui riprendere il possesso del proprio corpo e della propria mente.
Come riferisce Il Giornale, il premier si starebbe infatti preparando alla prossima battaglia elettorale dedicandosi ad un trattamento di cura impegnativo e totalizzante negli ambienti lussuosi dell’Hotel Palace. “Voglio sentirmi giovane, bello e scattante”, ha dichiarato sorridendo.
La dieta alimentare a cui si sta sottoponendo, rigorosamente “bio”, include tofu, quinoa, seitan, kamut, verdure varie, cibi integrali… e fa parte del “metodo Chenot”.
Il “metodo Chenot” combina trattamenti e diete con protocolli basati sui principi della medicina tradizionale cinese che vengono associati alle più avanzate scienze mediche e tecniche diagnostiche
Un trattamento e una struttura che hanno lasciato così entusiasta il leader politico da fargli avanzare una proposta d’acquisto della splendida dimora novecentesca: una proposta che, tuttavia, difficilmente verrà accettata dai proprietari attuali.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 26th, 2017 Riccardo Fucile
IN SICILIA CENTRODESTRA IN SUBBUGLIO PER LA SCELTA DEL CANDIDATO
Barricato nel castello di Arcore, smagrito dalle diete, smanioso di prendersi l’ultima grande
rivincita, Silvio Berlusconi è sicuro che l’Italia stia reclamando volti “nuovi”, figure extra-politiche capaci di riportare al voto la massa degli scontenti.
Per cui, mentre gli altri leader indugiano in vacanza, l’ex premier è lì che passa frenetico in rassegna personaggi capaci di destare curiosità .
Uno è convinto di averlo tra le mani, politicamente se ne è invaghito e pretende adesso di imporlo come candidato dell’intero centrodestra per la Regione Sicilia, dove si vota il 5 novembre.
L’“unto” da Silvio è Gaetano Armao, avvocato palermitano, fondatore di un movimento dalle tinte autonomiste che fa appello a tutti gli “indignati” dell’isola. Berlusconi ne ignorava l’esistenza fino al 21 luglio, quando il proconsole forzista Gianfranco Micchichè glielo portò a colloquio.
L’attrazione fu così fatale che lo stesso Miccichè, ripassando due settimane dopo da Arcore, vi ritrovò non soltanto Armao ma pure la di lui compagna, Lara Bartolozzi, magistrato. Solo a quel punto gli venne il sospetto di aver scatenato un cortocircuito. Già , perchè sul nome di Armao divampa ora un incendio che rischia di mandare all’aria i piani del centrodestra, in Sicilia e nel resto d’Italia.
Regalo ai grillini
Mezzo partito del Cav è in rivolta. Giorgia Meloni e Matteo Salvini (l’ha ribadito ieri bacchettando i suoi) non ne vogliono sapere. E mentre Silvio resta convinto di avere estratto dal cilindro «la soluzione ideale», tutti gli altri ci vedono un clamoroso abbaglio.
La ragione? Armao non è così “tecnico”, tantomeno così “nuovo”. Bazzica da vent’anni le stanze del potere siciliano. È stato assessore nelle giunte di Totò Cuffaro e di Raffaele Lombardo. Di lui le cronache si sono spesso occupate, non sempre per esaltarne le gesta. Gli contestarono da sinistra un conflitto d’interessi per via di vecchi rapporti professionali con il gruppo Falck.
L’inchiesta che ne seguì non ebbe seguito, idem quella scoppiata dopo lo scandalo dell’autoblu regionale prestata alla compagna: la Procura archiviò in quanto, nel prestito alla collega, non ebbe a ravvisare «lesione all’interesse patrimoniale o all’attività funzionale dell’ente».
Però della vicenda sparlò l’Italia, e se mai la candidatura Armao verrà formalizzata, i grillini la rispolvereranno certamente.
Pure ricorderanno le consulenze all’immobiliarista Stefano Ricucci, del quale il nuovo astro berlusconiano è stato “trustee”, cioè fiduciario per certe posizioni all’estero, specie nei paesi dove le tasse pesano meno; compreso (pare) il paradiso fiscale del Belize di cui Armao è stato console onorario per la Sicilia.
Ultima buccia di banana: l’avvocato non è stato giudicato idoneo nel concorso nazionale per professore di seconda fascia. Nonostante la competenza acclarata nel diritto amministrativo, sul piano accademico Armao non può fregiarsi del titolo di prof e resta ricercatore.
L’ostacolo Musumeci
Quando si presentò con la sua lista, nel 2012, il capo degli “Indignati” raccolse un trascurabile 3,4 per cento. Stavolta avrebbe in più l’appoggio di Cuffaro e di Lombardo, ma rispetto alla Sicilia dei giovani, cui punta Berlusconi, quei due sarebbero il bacio della morte.
Per questi motivi e anche, certo, per le solite gelosie, il coro di forzisti e alleati è: «Silvio lascialo perdere, scegli piuttosto Nello Musumeci», onesto “fascistone” di Catania, mai sfiorato da una chiacchiera, che alle ultime Regionali prese il 25,7 per cento nonostante un centrodestra diviso.
Musumeci ha un difetto: non sta simpatico a Silvio, nel 2006 commise il sacrilegio di parlare più a lungo di lui durante un comizio. Poi si fa consigliare da due finiani che il Cav, ricambiato, detesta: Fabio Granata e Carmelo Briguglio.
Infine, spalleggiato da Salvini e dalla Meloni, Musumeci non ha la minima intenzione di tirarsi indietro. Con o senza Berlusconi, lui si candiderà lo stesso.
Come finirà ? C’è il precedente sciagurato di Roma, quando Berlusconi si impuntò per Guido Bertolaso, strada facendo virò su Alfio Marchini, fece perdere Giorgia Meloni per un pugno di voti e al Campidoglio arrivò Virginia Raggi.
Possibile che Silvio conceda il bis in Sicilia; ovvero, per amore dell’unità , alla fine converga malvolentieri su Musumeci. Per ora insiste. E contrattacca: proprio a Palermo, fanno notare i suoi, Meloni e Salvini scelsero mesi fa come candidato un ex delle Iene, Ismaele La Vardera, che mise entrambi alla berlina.
Ecco, «se c’è qualcuno che non può darci lezioni sono proprio loro».
(da “La Stampa”)
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